“Oggi Gaza è un enorme cimitero, una prigione di morte. Il segretario dell'Onu Guterres ha parlato, ieri, di una "imminente, disastrosa, carestia". Mancano gli aiuti? No: è questo l'intollerabile paradosso. La nostra delegazione, che è arrivata fini a Rafah, ha potuto vedere che ci sono 1500, 2000 camion di aiuti bloccati dalle autorità israeliane. Il governo israeliano usa la fame come arma di guerra, ha dichiarato Josep Borrell. E ha perfettamente ragione. Dovrebbe dirlo anche il governo Meloni, invece di prenderne le distanze. Non mancano gli aiuti, manca il cessate il fuoco e mancano i finanziamenti per riprendere la vita a Gaza.
L’Unione Europea ha sbloccato i finanziamenti all'Unrwa, il Canada e la Svezia hanno fatto altrettanto. Perché invece l’Italia li tiene ancora bloccati? E perché, nel momento più buio per il popolo palestinese, sono stati congelati numerosi progetti a Gaza e in Cisgiordania della Agenzia della Cooperazione italiana allo sviluppo e delle Ong italiane? Su questo attendevamo la risposta del ministro Tajani che invece non c'è stata. Il ministro ha parlato dell’iniziativa Food for Gaza, da realizzare insieme alla FAO, al Programma alimentare mondiale, alla Croce Rossa e alla Mezzaluna rossa. Ma questa è meno di una goccia nel mare dei bisogni della Striscia. Il vero problema è a Rafah, dove il governo israeliano impedisce agli aiuti di passare mentre a Gaza si muore di fame, e dove Netanyahu sta preparando una nuova, sanguinosa offensiva. Tutto questo non è tollerabile, dal punto di vista del diritto internazionale: questi sono crimini e va denunciato con forza anche dal governo che invece continua a tergiversare e a non prendere le distanze da questa carneficina. Ma anche di questo silenzio e di questa inazione, Tajani e Meloni saranno chiamati a rispondere”.
Così Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo, replicando al ministro Tajani durante il question time. Nel presentare l’interrogazione la vicepresidente dei deputati del Pd Valentina Ghio aveva chiesto al governo di illustrare le iniziative messe in atto per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e per la consegna degli aiuti umanitari, e di chiarire in merito alla sospensione dei fondi destinati alla cooperazione italiana e all’Unrwa.
Clamoroso ritardo del Mit su attuazione Pnrr, dati Corte dei Conti inequivocabili
"Il prossimo Consiglio europeo è chiamato ad assumere decisioni fondamentali. La preoccupazione è che l’Italia, con la presidente Meloni al Governo, non sia in grado di giocare un ruolo da protagonista.
Come può l’Italia sostenere davvero l’Ucraina ed assumere un ruolo decisivo per la pace se ogni giorno il Vice Presidente del Consiglio Salvini rilascia dichiarazioni imbarazzanti? Come possiamo credervi se c’è una parte del Governo che si complimenta con Putin per la vittoria in elezioni che sono chiaramente condizionate e non libere davvero? Il Governo ha il dovere di chiarire quale sia la sua posizione politica e quella del vicepremier Salvini. Altrimenti queste tensioni e decisioni ci indeboliscono a livello internazionale ed europeo". Lo ha detto in Aula Piero De Luca, della presidenza del gruppo Pd alla Camera e capogruppo Pd in commissione Politiche Ue, a proposito delle comunicazioni della presidente del Consiglio Meloni alla Camera in vista del Consiglio europeo.
E sulla questione di Israele Piero De Luca ha aggiunto: "Bisogna fare ogni sforzo per proteggere la popolazione palestinese innocente e inerme. Sarebbe un errore grave aggiungere vittime innocenti palestinesi alle vittime innocenti israeliane. Invitiamo Il Governo a sostenere ogni iniziativa per un cessate il fuoco umanitario immediato a Gaza. Basta violenza. Tacciano le armi. Si aprano i valichi per gli aiuti umanitari e si avvii un’iniziativa di de-escalation per aprire una conferenza di pace che ponga fine al conflitto attraverso una soluzione politica, quella dei “due popoli e due Stati”. Non vi sono altre strade percorribili".
"Sulle riforme in materia economica bisogna essere credibili e attuare il Pnrr - ha proseguito Piero De Luca -; i dati che la corte dei conti ha emanato nelle scorse ore irritano la presidente del consiglio ma sono dati reali. Siamo indietro in modo clamoroso con l'attuazione del piano, questa è la verità. Il Mit di Salvini è al 15 per cento della spesa rispetto alle risorse ottenute e avete fatto tagli drammatici certificati su settori decisivi quali sanità e asili nido, state sbagliando strada. Il pnrr è arrivato grazie al Pd e grazie al lavoro che David Sassoli ha fatto in Europa dando vita ad un piano, il next generation, che non era mai esistito finora e grazie a lui abbiamo portato 200 miliardi in Italia. Non possiamo dimenticare che il governo Meloni ha votato contro quel piano! Vi chiediamo serietà e responsabilità in Europa perché solo da lì possiamo riportare democrazia, diritti ed economia".
“Il ministro Tajani spieghi quali azioni stia perseguendo il governo per favorire il cessate il fuoco a Gaza e motivi il blocco dei progetti della cooperazione italiana, così come dei fondi all’Unrwa stante la decisione dell’Ue di ripristinare i contributi, anche alla luce della due diligence che l’Onu ha prontamente effettuato”. È questo il tema del question time di domani presentato dal Gruppo Pd della Camera promosso dai deputati che hanno partecipato alla missione a Rafah per il cessate il fuoco: Laura Boldrini, Arturo Scotto, Ouidad Bakkali, Sara Ferrari, Valentina Ghio, Andrea Orlando, Rachele Scarpa, Alessandro Zan. “A Gaza – si legge nel testo presentato dai dem - la situazione umanitaria è al collasso: 31000 morti, di cui tantissimi donne e bambini. E l’OMS dichiara che senza il cessate il fuoco saranno tra i 60.000 e gli 85.000 i morti in più nei prossimi sei mesi solo per le malattie. È urgente assicurare la consegna degli aiuti umanitari all’interno della striscia alla popolazione civile, anche attraverso una specifica iniziativa dell’Ue volta a chiedere allo Stato d’Israele, nell’immediato, lo sblocco dei valichi. E sbloccare il contributo italiano annuale all’Unrwa”.
"L’Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell ha detto le cose come stanno: Israele usa la fame e aggiungo io, le malattie, come arma di guerra. E' quanto la nostra delegazione in visita nei giorni scorsi al valico di Rafah, al confine con Gaza, ha potuto constatare. Non c'è un problema di scarsità di aiuti per la popolazione di Gaza. Il problema è esclusivamente politico: è il governo di Israele che impedisce a migliaia di camion carichi di cibo, medicine, presidii medici, generatori, dissalatori per l'acqua, incubatrici per neonati, tende e molto altro di entrare nella Striscia. Gli aiuti via mare o lanciati dagli aerei sono un palliativo costoso e insufficiente. A volte anche pericoloso, come abbiamo visto dai numerosi incidenti.
Servono azioni più ferme e decise da parte delle potenze internazionali per costringere Netanyahu a porre fine a questa catastrofe umanitaria senza precedenti. Nessuno può ancora rimanere a guardare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Oggi abbiamo depositato un'interpellanza urgente firmata dai parlamentari del Pd, Avs, M5s sugli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. Dopo il viaggio a Rafah abbiamo visto con i nostri occhi quanto sia grave che migliaia di camion siano ancora bloccati al valico, molti dei quali finanziati dall’Ue. Chiediamo al Governo italiano di muoversi per aprire il valico agli aiuti e rivedere la scelta di sospendere i fondi all’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite Unrwa che si occupa dell’assistenza umanitaria dei rifugiati palestinesi. L’Italia non può restare ferma e il nostro governo afono di fronte a questa tragedia”. Così Arturo Scotto che ha partecipato alla missione parlamentare insieme ai deputati democratici Alessandro Zan, Ouidad Bakkali, Laura Boldrini, Sara Ferrari, Valentina Ghio, Andrea Orlando.
"L'Unione Europea, soddisfatta della risposte fornite da Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, rispetto alle accuse di Israele verso 12 dipendenti che avrebbero collaborato con Hamas nel terribile attentato del 7 ottobre e che sono stati licenziati, ha sbloccato i fondi all'agenzia dell'Onu. Anche il Canada e la Svezia hanno ripristinato i fondi a Unrwa. L'Italia, invece, no. Dopo la missione a Rafah, dove abbiamo preso atto della catastrofe in corso a Gaza e visto con i nostri occhi 1500 camion di aiuti bloccati dalle autorità israeliane mentre dall'altra parte i palestinesi muoiono di fame e di malattie, oltre che sotto le bombe, chiediamo che il ministro Tajani venga a spiegarci perché non ripristina i fondi all’Unrwa. Nessun programma, e nessun'altra agenzia o entità dell’Onu può sostituire Unrwa che non è solo distribuzione di aiuti: è scuola, è sanità, è logistica, è amministrazione pubblica. E lo è per quasi 6 milioni di profughi palestinesi, non solo quindi a Gaza, in Cisgiordania ma anche in Giordania, Siria e Libano. E chiediamo, come abbiamo scritto nella lettera alla Presidente Meloni inviata dal valico di Rafah che ad oggi non ha ricevuto risposta, che la premier faccia di più per convincere Netanyahu a porre fine a questa carneficina e che dia seguito alla mozione approvata da questo Parlamento che chiede il cessate il fuoco immediato". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Domani, 9 marzo, l'on. Laura Boldrini parteciperà alla manifestazione nazionale indetta dalla Coalizione Assisi pace giusta che si terrà a Roma per chiedere, tra le altre cose, il cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi, la fine dell'occupazione dei territori della Cisgiordania e il riconoscimento dello Stato di Palestina.
"Quello che abbiamo visto, con i nostri occhi, al valico di Rafah rafforza la convinzione che non c'è più un attimo da perdere - spiega Boldrini -. Il cessate il fuoco deve essere immediato, così come l'ingresso massiccio di aiuti alla popolazione di Gaza, la liberazione degli ostaggi e l'avvio di una conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente. Ogni iniziativa che promuova tutto questo va sostenuta. Per questa ragione domani parteciperò alla manifestazione di Roma".
"Senza parità non ci può essere una essere democrazia compiuta. Fino a quando esisteranno donne che devono abbandonare il lavoro dopo essere diventate madri, donne che guadagnano meno dei loro parigrado uomini, escluse dai vertici nei luoghi di lavoro, costrette a vagare da un ospedale all'altro per interrompere una gravidanza, molestate nelle università, sui mezzi pubblici, uccise perché volevano interrompere una relazione , non ci sarà una democrazia compiuta.
E finché non sarà chiaro che il patriarcato è un problema culturale e strutturale e come tale va affrontato seriamente, non ci sarà uguaglianza.
Per tutte queste ragioni, l'8 marzo è per le donne ancora una giornata di lotta e rivendicazione, ovunque. Sia per quelle chi vivono in Italia, Germania o negli Usa, sia e soprattutto per quelle che resistono nei luoghi di guerra, a Gaza come in Ucraina o nella Repubblica democratica del Congo, così come nei regimi totalitari, in Russia come in Iran o in Afghanistan.
Fino a quando una sola donna, ovunque nel modo, sarà discriminata e oppressa, non ci sarà vera parità per nessuna e noi continueremo a batterci". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
Vaglio sicurezza Israele sta impedendo corretto arrivo aiuti umanitari
“Lasciamo Rafah e torniamo ad Al Arish a visitare il centro logistico della Mezzaluna rossa. Qui si stoccano le merci che non hanno passato il vaglio di sicurezza di Israele. Visitiamo un paio di capannoni e vediamo la quantità di aiuti che sono arrivati da tutto il mondo. Arabia Saudita, Kuwait, Germania, Francia, Australia, Indonesia oltre a ong come Oxfam. Sconcerta che tra i beni bloccati siano quelli salvavita. Respinti anestetici, incubatrici per bambini, bombole di ossigeno, generatori, toilette chimiche, refrigeratori, depuratori d’acqua. E poi le ambulanze: ne autorizzano sette a settimana, mentre lì ne sono parcheggiate sedici, si lamenta Ahmed che ci accompagna nei depositi per conto della Mezzaluna”. È la denuncia del deputato democratico, Arturo Scotto, che sta tenendo un diario del viaggio in Egitto e a Rafah della delegazione di parlamentari, giornalisti e rappresentanti delle principali Ong italiane che operano a Gaza.
A questo link il testo integrale del diario di viaggio: https://compagnoilmondo.it/diario-dal-confine-di-guerra-armi-di-sopravvi...
"Nell'ultimo giorno del nostra visita che ci ha portato fino al valico di Rafah, al confine con Gaza, dopo avere incontrato la Lega Araba e aver visitato l'ospedale Umberto I al Cairo, abbiamo scritto una lettera alla presidente Meloni per chiederle di venire qui a rendersi conto personalmente di come stanno le cose e adoperarsi per il cessate il fuoco. La situazione è di una gravità inimmaginabile: le persone, a Gaza, muoiono di fame mentre dall'altra parte del valico di Rafah 1500 camion pieni di aiuti vengono bloccati dalle autorità israeliane. Migliaia di articoli essenziali, come incubatrici, dissalatori, tende, ambulanze e bombole di ossigeno, vengono rifiutati dai controlli israeliani e rimangono inutilizzati. Fino a che punto si vuole arrivare? Chiediamo alla presidente Meloni di dar seguito alla mozione approvata in Parlamento che chiede di far tacere le armi, ma anche l'invio incondizionato degli aiuti bloccati. I rappresentanti della Lega Araba con cui abbiamo parlato oggi, tra cui Saeed Abu-Ali, ci hanno spiegato che da quando la Corte internazionale di giustizia ha chiesto a Israele di evitare atti genocidari, le autorità di Tel-Aviv hanno ridotto, ancora di più, l'ingresso di aiuti umanitari a Gaza, in chiara sfida alla legalità internazionale. Ci hanno detto che circolano piani per il “day after”, la fine della guerra, che non prevedono il coinvolgimento dei palestinesi e questo è inaccettabile: non si può decidere del futuro della Palestina senza i palestinesi.
All'ospedale Umberto I del Cairo, dove le suore comboniane fanno uno straordinario lavoro, ci sono circa 30 persone ferite o malate evacuate da Gaza: poche, rispetto a quante ne avrebbero bisogno, ma è un impegno enorme quello di suor Pina e delle altre sorelle.
Chiedo alla Presidente Meloni di convincere il suo amico Netanyahu di fermarsi: qui si rischia di sterminare il popolo palestinese. Presidente Meloni, venga qui e faccia la sua parte. Non c'è più tempo!". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a poche ore dalla fine del viaggio al Cairo e Rafah.
"Oggi siamo arrivati al valico di Rafah. Da una parte l’Egitto e dall’altra Gaza. Nessuno esce da qui e in pochi possono entrare. Le lunghe code di camion sono poco lontano dal valico, in una sorta di enorme parcheggio in cui stazionano circa 1500 tir carichi di aiuti umanitari e di merci indispensabili in attesa di entrare nella Striscia di Gaza. Ci sono autisti che aspettano da 40 giorni e non sanno per quanto tempo ancora. Sono arrabbiati, perché nel deserto del Sinai hanno difficoltà a trovare da mangiare, a lavarsi e a ripararsi dal caldo. Vicino ad Al-Arish invece si trova il deposito della Mezzaluna Rossa egiziana, dove viene lasciato il materiale che non ha passato il vaglio dei controlli dall'esercito israeliano: "rejected items. Si tratta di incubatrici per i neonati prematuri, tende, ambulanze, bombole di ossigeno, sedie a rotelle, stampelle, generatori di elettricità, pannelli solari. Basta un solo articolo rigettato per bloccare tutto il camion. Una procedura lunga e assolutamente arbitraria. Perfino i giochi per i bambini vengono rifiutati perché sono nelle scatole di legno.
Una vergogna assoluta, mentre dentro la Striscia di Gaza le persone sono disperate, muoiono di fame, non hanno alloggi, non hanno medicine, dall'altra parte del valico di Rafah centinaia e centinaia di tir sono obbligati ad attendere con carichi che servirebbero a salvare le persone o, almeno, ad alleviarne le sofferenze. Anche per questo, oggi, siamo andati lì, dove tutto questo succede ogni giorno, a chiedere a gran voce il cessate il fuoco immediato. Quello che sta accadendo non è più sopportabile: il governo Meloni faccia di più, molto di più, per dare seguito a quanto deciso dal parlamento con l'approvazione della nostra mozione, a cominciare dal cessate il fuoco immediato. A Gaza bisogna far tacere le armi e permettere agli aiuti di entrare senza limitazioni. Il popolo palestinese sta perdendo ogni speranza". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo, dalla delegazione che è giunta oggi al valico di Rafah.
“La comunità internazionale intervenga per un cessate il fuoco immediato e per far entrare a Gaza tutti gli aiuti necessari. A rischio altri 85mila morti nei prossimi mesi”
“Siamo arrivati al valico di Rafah per dire con le nostre voci e i nostri corpi che la comunità internazionale si deve attivare per un cessate il fuoco immediato e duraturo. Non c’è più tempo da perdere la popolazione civile di Gaza sta morendo e se non si fermano le bombe il rischio sono altri 85mila morti nei prossimi sei mesi. La catastrofe umanitaria è arrivata a proporzioni inaudite: 6000 bambini orfani e persone che muoiono per denutrizione e disidratazione, oltre che per mancanza di medicinali ed epidemie”, così la deputata e vicepresidente PD alla Camera Valentina Ghio dal Valico di Rafah dove si trova con una delegazione di altri 13 parlamentari dell’opposizione e diverse associazioni per una missione umanitaria.
“La comunità internazionale – prosegue Ghio - deve intervenire per fermare l'arbitraria decisione delle autorità di rigettare molti degli aiuti che arrivano. Durante il viaggio verso Rafah abbiamo visto 1500 camion carichi fermi da un mese o anche due. Una scena inaudita. Nel centro di stoccaggio della Mezzaluna Rossa egiziana abbiamo visto le merci rigettate dai controlli israeliani per generiche ragioni di sicurezza. C’erano incubatrici per bambini; sussidi per disabili e anziani; cassette mediche; generatori, tutto rigettato, anche il cioccolato per i bambini, perché considerato bene non di prima necessità. Il blocco di questo materiale, in molti casi salvavita è inaccettabile e la comunità internazionale non può non intervenire”.
“Siamo qui – conclude la vicecapogruppo PD alla Camera - per chiedere con forza che i governi, a partire dal nostro, intervengano per far entrate a Gaza tutte le merci necessarie per ragioni umanitarie, e si attivino per un cessate il fuoco che fermi questa immane catastrofe”.
Ieri nel nostro viaggio a Gaza abbiamo incontrato l’Urnwa, l’organizzazione dei rifugiati palestinesi che opera qui da oltre settant’anni. Con l’Agenzia delle Nazioni Unite lavorano 23mila addetti, 13mila a tempo indeterminato: sono nell’occhio del ciclone perché 12 di loro avrebbero partecipato ai criminali attacchi di Hamas. L’Italia ha sospeso il contributo, l’Ue solo l’altro ieri lo ha sbloccato per 50 milioni dopo mesi di indecisione. Nethanyahu vuole chiuderla subito e sostituirla non si sa con che cosa: sicuramente non con un’operazione a guida Nazioni Unite. L’Urnwa assiste ancora un milione di persone, si occupa di ogni esigenza dal cibo alle cure, dall’assistenza psico-sociale all’attività ricreativa dei bambini. Ma le loro strutture sono ormai allo stremo. Le loro scuole ospitavano 300000 bambini, nei programmi scolastici mettevano al centro la democrazia e i diritti umani. Loro dicono: siamo la spina dorsale dell’assistenza umanitaria a Gaza, senza di noi si aprono le porte a una crescita dell’estremismo con il rischio di una presa popolare anche dell’Isis. Un messaggio inquietante. Per questo chiediamo di nuovo al governo di ripristinare i contributi nell'anno in corso all'Unrwa per consentire agli operatori di pace di aiutare una popolazione martoriata.
Lo scrive il deputato del Pd Arturo Scotto sul suo Diario del viaggio in Egitto e a Rafah con una delegazione di parlamentari, giornalisti e rappresentanti delle principali Ong italiane che operano a Gaza.
Il Partito democratico ha votato a favore della missione difensiva Aspides nel Mar Rosso, a garanzia della libertà e della sicurezza della navigazione, e di quelle che prevedono interventi aggiuntivi in Ucraina e in Medio Oriente. Ma non possiamo rimanere indifferenti al grido di disperazione che viene dalla striscia di Gaza e dal confine con l’Egitto. Proprio in queste ore una delegazione di parlamentari tra cui molti esponenti del Pd, ci racconta di una strage silenziosa dovuta alla mancanza di medicinali e di generi alimentari. Per questo nella nostra risoluzione avevamo chiesto che nella missione Levante ci fosse il ripristino dei fondi per le Ong italiane che operano in Palestina e in Israele, così come i contributi all'Unrwa per consentire agli operatori di pace di aiutare concretamente la popolazione sui territori, garantendo l'accesso illimitato alle cure. Colpisce la reazione di chiusura del governo soprattutto alla luce delle parole del ministro Tajani che a proposito della situazione a Gaza aveva parlato di “catastrofe umanitaria” e si è invece presentato in Aula con pochi fondi e molti tagli alla presenza attiva dell’Italia in quell’area.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Pd chiede più fondi per aiuti umanitari, iniziative diplomatiche e difesa merci
"Vorrei mandare un saluto affettuoso ai colleghi della delegazione Pd che si trovano in questo momento a Rafah per testimoniare gli aiuti umanitari, la liberazione degli ostaggi e soprattutto il cessate il fuoco, tema fondamentale. E vorrei anche esprimere gratitudine alle donne e agli uomini delle forze armate, che danno prestigio e forza nelle missioni internazionali di pace". Così Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, intervenendo in Aula in merito alla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali.
"Il Partito democratico voterà si alle tre missioni - ha spiegato con chiarezza Stefano Graziano - quella sull'Ucraina, Aspides e Levante, ma con delle raccomandazioni al governo. Noi del Pd avevamo presentato in commissione 4 emendamenti, di cui due approvati, ma due bocciati. Eppure erano importanti tutti e 4, avevano un valore. I due bocciati riguardavano sostanzialmente l'aumento degli aiuti umanitari a Gaza (a 3 milioni avevamo aggiunto altri 5 milioni) e in più avevamo chiesto che questi soldi venissero liberati per l'agenzia Unrwa. Quindi sostanzialmente dei 10 milioni dichiarati dal ministro degli Esteri ieri in una intervista al momento ne risultano solo 3. E non possiamo dire che i restanti 7 arriveranno in seguito, è una bugia, perché l'emergenza c'è oggi a Gaza, non fra un mese o 3 mesi o 6 mesi".
In particolare sulle missioni Aspides e Levante Graziano ha detto: "Il crinale è molto delicato nella striscia di Gaza, e se non si gestiscono con intelligenza le missioni che stiamo portando avanti, rischiamo di produrre una escalation. Il ministro ha detto che c'è una catastrofe umanitaria, allora perché no Unrwa? Perché non aumentare i soldi per gli aiuti umanitari? La missione Aspides vuole proteggere la libera navigazione e le merci, è una missione difensiva; Levante è una missione umanitaria, le due si tengono se l'una rafforza l'altra. Quindi è importante dare segnali forti e chiari, aumentando la nostra azione diplomatica non con la timidezza che abbiamo visto in commissione al Governo. Dobbiamo essere forti e chiari in particolare su difesa della libertà delle merci, aiuti umanitari e iniziativa diplomatica. Queste sono le motivazioni per cui noi continuiamo a dire si, ma auspichiamo che il Governo accolga le nostre raccomandazioni per fare di più e meglio", ha concluso il dem.