"Il piano di Benjamin Netanyahu per attaccare Rafah, l'ultima città ancora non distrutta nella striscia di Gaza, va fermato immediatamente.
A Rafah si sono rifugiate 1 milione e 700mila persone sfollate dal resto della Striscia e ora dovrebbero evacuare, ma dove? Parliamo di un territorio lungo appena 40 chilometri in cui la zona nord e quella centrale, con Gaza city, sono distrutte, gravemente danneggiate e completamente inagibili. L'Egitto ha blindato i suoi confini inviando a Rafah decine di mezzi di polizia e rafforzando la barriera. Da Gaza non si può scappare, non c'è alcuna via di fuga. Le persone sono in trappola, trattate come topi. Dopo 28mila morti, il 70 per cento donne e bambini, uccisi dai bombardamenti indiscriminati dell’esercito israeliano, attaccare Rafah significherebbe fare una carneficina. La comunità internazionale deve agire con più determinazione e impedire un'ecatombe. L'Italia, che vanta rapporti di amicizia con Netanyahu, cosa intende fare? Qual è la posizione di Meloni?". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“Oggi insieme a colleghe e colleghi del Pd ho partecipato ad un incontro con una delegazione di Msf di ritorno da Gaza. Ne sono uscita sconvolta per il racconto della strage di civili di proporzioni enormi che si sta consumando nella Striscia. I sanitari italiani ci hanno detto che gli ospedali rimasti aperti o parzialmente funzionanti sono 13 su 56, che i tank israeliani bloccano l’accesso a molte strutture sanitarie e quando i militari entrano arrestano il personale e i medici palestinesi che sono presenti. Nessuna possibilità di portare dentro la striscia di Gaza materiale per costruire ospedali da campo. Dall’ottobre scorso manca l’elettricità. Le persone non uccise dalle bombe sono uccise, e lo saranno sempre di più, dalle malattie non curate e dalle epidemie, anche a causa della mancanza di acqua pulita e cibo, dalle fogne a cielo aperto e dalla promiscuità. Secondo le Convenzioni di Ginevra, i civili in tempo di guerra godono di protezione, così come i malati e i feriti, nonché il personale medico, gli ospedali e le strutture sanitarie mobili. In nessun caso possono essere oggetto di attacchi e prenderli di mira è considerato un crimine di guerra. Medici senza frontiere dice che la novità unica di questo conflitto è l’impossibilità per la popolazione di scappare e mettersi in salvo. Gaza è un luogo sigillato: non si può uscire ne entrare. Al momento nella Striscia non ci sono nemmeno le condizioni minime per parlare di operazione umanitaria, essendo i bisogni enormi e gli aiuti ormai quasi inesistenti. Mentre la produzione interna di prodotti alimentari è distrutta. Serve un cessate il fuoco immediato, il governo italiano non può delegare ad altri, faccia la sua parte”. Così la deputata democratica, Sara Ferrari.
Dichiarazione di Rachele Scarpa, deputata Pd
Questa mattina, insieme ad alcune colleghe e colleghi del Pd, abbiamo incontrato una delegazione di Medici Senza Frontiere di ritorno da Gaza che ci ha illustrato una situazione sanitaria tragica in corso nella Striscia. Da 56 ospedali in funzione prima dell'offensiva israeliana siamo passati a 13 funzionanti solo parzialmente: lo spazio è del tutto insufficiente per le necessità di cura, e vengono uccisi anche gli operatori di MSF palestinesi. I medici sono costretti ad operare i feriti a terra, non ci sono medicinali perché i convogli con gli aiuti non riescono a entrare, bloccati ai valichi dall'esercito israeliano. Tutto il nord della Striscia e il centro sono rasi al suolo, non c'è cibo e le persone sono costrette a bere acqua piovana perché i dissalatori sono solo al sud e sono insufficienti anche per quell'area. Sono aumentati i casi di epatite A e dilaga la dissenteria, specialmente tra i bambini, e sono frequenti scabbia e altre malattie da contatto. La situazione sanitaria attuale avrà strascichi anche in futuro, dal momento che, ad esempio, non si eseguono vaccinazioni sui bambini da mesi.
ll 60% delle missioni umanitarie ONU non vengono autorizzate da Israele, che non consente l'ingresso del materiale per organizzare ospedali da campo. In più la straordinarietà rispetto ad altre situazioni di guerra è l’impossibilità di scappare, mancando del tutto vie di evacuazione. Serve l'impegno internazionale, come del nostro governo, per di fare di più nell'esigere un cessare il fuoco immediato e perché gli aiuti entrino in maniera sufficiente.
"Questa mattina, insieme ad alcune colleghe e colleghi del Pd abbiamo incontrato una delegazione di Medici Senza Frontiere di ritorno da Gaza. Ci hanno illustrato una situazione medico-sanitaria più che drammatica. Gli ospedali ancora funzionanti sono pochissimi e non c'è spazio dove mettere malati e feriti poiché non ci sono posti sicuri. I medici sono costretti ad operare i feriti a terra, non ci sono medicinali perché i convogli con gli aiuti non riescono a entrare, bloccati ai valichi dall'esercito israeliano. Tutto il nord della Striscia e il centro sono rasi al suolo, non c'è cibo e le persone sono costrette a bere acqua piovana perché i dissalatori sono solo al sud e sono insufficienti anche per quell'area.
Sono aumentati i casi di epatite A e dilaga la dissenteria, specialmente tra i bambini. MSF ci ha riferito che se continua così, si svilupperanno nuove epidemie più devastanti ancora.
Noi dobbiamo far sentire la nostra voce e chiedere al governo di fare di più per un cessare il fuoco immediato e perché gli aiuti entrino in maniera sufficiente. Interverrò oggi in aula per dire che va bene portare in Italia 18 bambini palestinesi per curarli, ma è evidente che è solo una piccolissima goccia in un mare di bisogni e di disperazione. Non ci si può fermare a questo: non basta". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"La lettera di 800 funzionari e diplomatici dell'Ue e statunitensi è una denuncia drammatica. L'accusa è molto chiara: “esiste il rischio plausibile che le politiche dei nostri governi stiano contribuendo a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, a crimini di guerra e persino alla pulizia etnica o al genocidio”. A questo si aggiunge l'allarme, giustificatissimo, per le conseguenze devastanti della sospensione dei finanziamenti all'Unrwa da parte dei maggiori donatori tra cui Usa, Canada e alcuni paesi europei, inclusa l'Italia. Conseguenze che ricadono sulla popolazione civile di tutti i luoghi in cui l’agenzia lavora a sostegno di sfollati e rifugiati palestinesi: dalla Cisgiordania, ai campi profughi in Libano, dalla Giordania, alla Siria, ma soprattutto a Gaza. Nella Striscia 2 milioni e 200mila persone sono chiuse in trappola: non possono neanche scappare, se lo volessero, ogni valico è stato sigillato. E nessuno può entrare se non con il placet dell’esercito israeliano.
Nessun'altra organizzazione è in grado di sostituire il lavoro dell'Unrwa, l'unico ente che può sostenere la popolazione civile, seppure con tutte le difficoltà che ci sono e che si sono moltiplicate in questi mesi di attacchi indiscriminati su Gaza. Chi si occuperà dei 19mila orfani e dei 20mila bambini feriti di Gaza? Chi si occuperà degli aiuti umanitari, pochissimi, che entrano nella Striscia? Chi darà rifugio a 1milione e700mila sfollati?
All'Unrwa lavorano 13mila persone: 12 sono state accusate di aver partecipato all'orribile azione terroristica di Hamas del 7 ottobre, sono state licenziate e ora sono in corso tutte le procedure previste. Ma in questi mesi di guerra sono morti più di 150 dipendenti dell'Unrwa, le sue scuole, diventate rifugio, sono state distrutte, gli ospedali attaccati. Hanno ragione osservatori e giornalisti tra cui Ugo Tramballi che oggi sul Sole 24Ore scrive che sospendere le donazioni a Unrwa rischia di essere un'altra punizione collettiva contro la popolazione palestinese". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“Gli eventi storici di questi mesi ci pongono nelle condizioni, senza indugi, di condannare Hamas per i terribili attacchi del 7 ottobre, da cui è scaturita la legittima difesa di Israele. Tuttavia, è essenziale sottolineare che la difesa, benché necessaria, deve avvenire nel pieno rispetto del diritto internazionale”.
Così il capogruppo democratico in commissione difesa alla Camera, Stefano Graziano nel suo intervento in aula sulle mozioni sul Medioriente.
“Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a una tragedia umanitaria che si sta consumando a pochi passi dal continente europeo, come evidenziano i dati e i numeri: attualmente, si contano 25.000 morti a Gaza, e il 70% delle vittime sono donne e bambine. Questa emergenza umanitaria richiede un intervento immediato e urgente.
L'instabilità nella regione del Medio Oriente ci tocca profondamente, e se non affrontiamo questo problema come continente, come Europa, rischiamo un'escalation ancora più drammatica in quei territori. Dopo 70 anni di pace, l'Europa si trova al centro di conflitti come quelli tra Russia e Ucraina, Palestina e Israele, Serbia e Kosovo. Il tema umanitario deve essere affrontato con unità. Non possiamo permetterci divisioni di fronte a una catastrofe umanitaria di questa portata.
La mozione deve sostenere con forza e determinazione, a tutti i livelli e in tutte le sedi, il cessate il fuoco a Gaza (in conformità con le Nazioni Unite), sostenere l'Europa per una de-escalation delle tensioni in Medio Oriente e il riconoscimento del popolo palestinese”.
"Le parole della giudice Joan E. Donoghue, alla Corte di Giustizia internazionale dell'Aja, sono chiare. Secondo Donoghue, alcune delle denunce di violazione dei diritti umani presentate dal Sudafrica nei confronti di Israele a seguito delle azioni militari indiscriminate su Gaza, sono giustificate e, quindi, la richiesta di archiviazione di Tel Aviv è stata respinta.
La Corte ha imposto a Israele di punire chi incita al genocidio, e di adottare misure immediate ed efficaci per consentire la fornitura dei servizi di base e dell'assistenza umanitaria urgenti e necessari ai palestinesi nella Striscia di Gaza. La Corte ha anche chiesto la liberazione immediata degli ostaggi da parte di Hamas.
Ora le parti rispettino le richieste della Corte, incluso evitare ogni atto che violi la convenzione sul genocidio. Come ha ribadito l'alto rappresentante dell'Ue per la politica estera Josep Borrell, quanto stabilito è vincolante e la Corte va sostenuta. La comunità internazionale vigili sull'applicazione di quanto stabilito dall'Aja, in attesa del giudizio di merito e si faccia promotrice di un percorso di pace a partire dal cessate il fuoco". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“La destra dovrà confrontarsi con la proposta avanzata dal Pd per la pace in Medio Oriente. Innanzitutto il cessate il fuoco: serve per liberare gli ostaggi e fermare la carneficina a Gaza. L’unica pace possibile passa per il riconoscimento europeo dello stato di Palestina che conviva in sicurezza con Israele. Si può e si deve far tacere le armi e restituire la parola alla diplomazia. Il governo italiano non faccia la bella statuina”. Così il deputato del gruppo parlamentare del Pd, Capogruppo in commissione lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"La terribile notizia dei 20 morti e circa 150 feriti palestinesi colpiti da un attacco dei carri armati israeliani mentre erano in fila per gli aiuti umanitari è arrivata nelle ore in cui, con le colleghe e i colleghi parlamentari del Pd stavamo condividendo il testo della mozione che presenteremo nei prossimi giorni.
Un documento che prevede, tra le altre cose, un immediato cessate il fuoco, l'invio di aiuti umanitari continui e sicuri alla popolazione civile di Gaza ridotta allo stremo delle forze, oltre alla liberazione incondizionata degli ostaggi.
Ormai il numero delle vittime nella Striscia ha superato le 25mila persone, la maggior parte delle quali sono donne e bambini. Un disastro davanti al quale l'UE si deve fare promotrice di una de-escalation per avviare una conferenza internazionale di pace.
Nonostante il contesto sia così profondamente lacerato e le parti in causa non siano disposte a fare concessioni, la comunità internazionale ha il dovere di rinnovare il proprio impegno e accompagnarle verso una prospettiva di pace realistica che passi per il riconoscimento reciproco e l'istituzione dello Stato di Palestina. Una posizione, per altro sostenuta da tutti i principali attori internazionali, a partire da Stati Uniti e paesi arabi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Netanyahu è ormai completamente isolato. La sua netta contrarietà alla nascita di uno Stato di Palestina definito "pericolo esistenziale per Israele" riafferma ancora una volta la sua intenzione: controllare i Territori palestinesi e annetterli. Una posizione giustamente definita inaccettabile dal segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, ma a cui sono contrari anche gli Stati Uniti e gli alleati storici di Israele, oltre all’Ue e ai paesi arabi. Israele ha diritto di vivere in sicurezza e autonomia tanto quanto i palestinesi ad avere un proprio Stato in cui autodeterminarsi : costringere il popolo palestinese a vivere sotto il controllo di Israele non farà che aumentare l'insicurezza degli stessi israeliani, oltre a essere un evidente sopruso.
Netanyahu ha superato ogni limite: oggi la Knesset voterà una mozione di sfiducia nei suoi confronti e i familiari degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas hanno fatto irruzione nel parlamento per chiederne la liberazione, obbiettivo che sembra essere passato in secondo piano nella visione del premier.
Lo stesso ministro degli esteri Antonio Tajani, poco fa, ha ribadito che la prospettiva rimane quella di due popoli e due stati. Ma non è sufficiente, come non è sufficiente chiedere a Israele di "porre attenzione ai civili" nella Striscia di Gaza. Con oltre 25 mila morti, la maggior parte delle quali sono donne e bambini, una popolazione allo stremo, rischi altissimi di epidemie, gli aiuti che arrivano insufficienti e a singhiozzo, non c'è "attenzione" che tenga: serve un cessate il fuoco immediato, la liberazione degli ostaggi da parte di Hamas e l'apertura di un negoziato di pace". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Ho sottoscritto l'appello, rivolto a parlamentari di tutto il mondo, lanciato da Sevim Dagdelen e Ilhan Omar parlamentari rispettivamente della Germania e degli Usa. L'appello chiede il cessate il fuoco multilaterale immediato a Gaza, il rilascio di tutti gli ostaggi nelle mani di Hamas e l'ingresso di aiuti umanitari sufficienti per sostenere la popolazione civile di Gaza. E chiede anche di fare pressione sui rispettivi governi e la comunità internazionale perché venga rispettato il diritto internazionale e appurare le responsabilità per gravi violazioni dei diritti umani, da entrambe le parti.
Finora, sono 451 le parlamentari e i parlamentari di molti paesi che hanno firmato e mi auguro che il numero cresca nelle prossime ore. Dopo più di 23mila morti a Gaza, di cui il 70 per cento donne e bambini, una situazione umanitaria disastrosa, gli allarmi lanciati dalle agenzie dell'Onu e dalle organizzazioni umanitarie internazionali, non si può più stare a guardare: il cessate il fuoco e l'apertura di una conferenza di pace internazionale che porti alla convivenza pacifica di due popoli e due stati non sono più rimandabili". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“La situazione internazionale è molto preoccupante poiché da una parte il conflitto Russia Ucraina, dall’altro Israele Gaza a cui si aggiunge l’attacco di questa notte nel Mar Rosso, stanno mettendo a rischio i confini dell’Europa. Un’Europa che non c’è; quello che manca non è il sostegno all’Ucraina, ma manca una iniziativa diplomatica per la pace da parte del Governo italiano. E manca una difesa comune europea”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, ospite di Coffee Break su La7.
"Inizia oggi, alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja il procedimento che valuterà l'accusa di genocidio dei palestinesi a Gaza mossa dal Sudafrica contro Israele.
Dopo oltre 23 mila morti, di cui la stragrande maggioranza donne e bambini, il Sudafrica si è rivolto, con un nutrito dossier, alla Corte dell'Aja.
Un procedimento storico e se l'Aja accoglierà la richiesta di misure cautelari avanzata dal Sudafrica, Israele potrebbe dover sospendere immediatamente le operazioni militari a Gaza.
Dalle notizie di stampa, il governo Netanyahu starebbe tentando di fare pressioni politiche, tramite le ambasciate, sugli stati alleati perché rigettino le accuse. Abbiamo già letto una dichiarazione dell’ambasciatore israeliano in Italia pubblicata da un noto quotidiano nazionale.
Sarà la Corte a stabilire come stanno le cose, non ambasciatori o ministri, ad iniziare da Antonio Tajani. Ma i giudici devono poter lavorare senza ingerenze.
Per questo, come ho annunciato oggi nel mio intervento in aula, presenterò un'interrogazione per chiedere che il governo rigetti qualsiasi tentativo di minare l'indipendenza della Corte e che si impegni, fin da subito, ad attuare qualunque misura decisa dai giudici. Questo è il minimo che un paese democratico deve fare per garantire la legalità internazionale". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
Governo alleato di Orban cosa intende fare in Europa?
"Partiamo dal 4 febbraio 2022: c'è un aggressore, la Russia e c'è purtroppo un aggredito, l'Ucraina. Poi con le elezioni americane e quel che sta accadendo in Israele e Gaza lo scenario è cambiato. Ma noi del Pd dal primo istante senza se e senza abbiamo condannato l'invasione russa. Il Governo Draghi è intervenuto dando immediatamente sostegno all'Ucraina. E c'è bisogno di noi, dell'Italia e dell'Europa, perché la Russia invadendo l'Ucraina ha rotto un elemento fondamentale, quello dell'articolo 51 della carta delle Nazioni Unite. Ma dov'è l'Europa in questa vicenda? L'Europa manca e manca un protagonismo dell'Italia; un ruolo che si poteva costruire in modo diverso a partire già da un anno fa, con una forte azione diplomatica verso il processo di pace. Ma questo manca. Manca anche la prospettiva del governo italiano su come intervenire e come fare per ripristinare una pace giusta e duratura. Dobbiamo lavorare verso una difesa comune europea, questo è fondamentale per arrivare ad avere un processo di ricostruzione uniti.
Dobbiamo lavorare per costruire una condizione affinché ci sia una pace giusta e sicura. Non possiamo omettere che la grande difficoltà di questo governo nasce anche dal fatto che l'alleato principale di questo governo è Orban, che ostacola l'Europa e per questo abbiamo presentato la nostra mozione, che voteremo sostenendo il popolo ucraino senza se e senza ma e con cui chiediamo un'azione diplomatica forte ma soprattutto cosa intenda fare il Governo. E' necessario sostenere il popolo ucraino anche umanitariamente. Oggi siamo a 18 milioni di ucraini che hanno bisogno di assistenza sanitaria e umanitaria, in pratica siamo arrivati alla metà della popolazione ucraina". Lo ha detto in Aula Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, intervenendo in discussione generale sulle comunicazioni del Ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Hamza Dahdouh aveva 27 anni e faceva il reporter da Gaza per Al Jazeera, come suo padre. È stato ucciso insieme al collega Mustafa Thuraya durante un raid dell'aviazione israeliana mentre viaggiava su un'auto con la scritta "Press". Prima di lui era già stata sterminata quasi tutta la sua famiglia tranne, appunto, il padre Wael.
Sono 109 i giornalisti, quasi tutti palestinesi, uccisi dall'esercito di Tel Aviv dall'inizio dell'offensiva di Israele a Gaza, seguita al terribile attacco di Hamas del 7 ottobre. Professionisti, morti mentre facevano il loro lavoro, unici testimoni diretti di quello che accade nella Striscia poiché Israele arbitrariamente impedisce ai giornalisti internazionali di entrare. L'ennesima, deprecabile, carneficina contro cui poche sono le voci che si alzano. Una strage nella strage delle oltre 22mila vittime palestinesi, il 70% delle quali sono donne e bambini.
L'Onu denuncia che Gaza è ormai "inabitabile" e l'Unicef ha lanciato un allarme sanitario per un'epidemia di diarrea che mette a rischio la vita di migliaia di bambini.
Il cessate il fuoco non è più rimandabile, ma da troppo tempo non è all'ordine del giorno. Una indifferenza che lascia a Netanyahu e al suo governo di estrema destra la possibilità di continuare a commettere crimini di guerra di cui, prima o poi, dovranno rispondere". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.