Hamza Dahdouh aveva 27 anni e faceva il reporter da Gaza per Al Jazeera, come suo padre. È stato ucciso insieme al collega Mustafa Thuraya durante un raid dell'aviazione israeliana mentre viaggiava su un'auto con la scritta "Press". Prima di lui era già stata sterminata quasi tutta la sua famiglia tranne, appunto, il padre Wael.
Sono 109 i giornalisti, quasi tutti palestinesi, uccisi dall'esercito di Tel Aviv dall'inizio dell'offensiva di Israele a Gaza, seguita al terribile attacco di Hamas del 7 ottobre. Professionisti, morti mentre facevano il loro lavoro, unici testimoni diretti di quello che accade nella Striscia poiché Israele arbitrariamente impedisce ai giornalisti internazionali di entrare. L'ennesima, deprecabile, carneficina contro cui poche sono le voci che si alzano. Una strage nella strage delle oltre 22mila vittime palestinesi, il 70% delle quali sono donne e bambini.
L'Onu denuncia che Gaza è ormai "inabitabile" e l'Unicef ha lanciato un allarme sanitario per un'epidemia di diarrea che mette a rischio la vita di migliaia di bambini.
Il cessate il fuoco non è più rimandabile, ma da troppo tempo non è all'ordine del giorno. Una indifferenza che lascia a Netanyahu e al suo governo di estrema destra la possibilità di continuare a commettere crimini di guerra di cui, prima o poi, dovranno rispondere". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Dopo il terribile attacco di Hamas del 7 ottobre e la reazione indiscriminata del governo di Israele che da quasi 3 mesi continua a bombardare la Striscia di Gaza, con oltre 22 mila morti di cui il 70 per cento donne e bambini, in tante e tanti abbiamo denunciato il rischio di un'escalation.
Oggi quel rischio sta diventando una tragica realtà: dagli scontri tra le navi degli Houti, quelle israeliane e quelle Usa in Mar Rosso, i raid a Damasco e poi l'attacco a Beirut da parte di Israele per uccidere il numero due di Hamas, i bombardamenti della Turchia nella regione del Rojava, nel nord della Siria, e ora l'attentato al cimitero di Kerman in Iran, non ancora rivendicato, con almeno 103 morti tra la folla radunata per commemorare Qassem Soleimani, la guerra potrebbe davvero dilagare in tutta la regione.
Una situazione molto più che tesa, che dovrebbe mettere il mondo intero in allarme e che va disinnescata immediatamente. Sono d'accordo l'Alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea Josep Borrell quando dice che "la soluzione deve essere imposta dall'esterno perché le due parti non riusciranno mai a raggiungere un accordo", prima che l'intero Medio Oriente finisca in fiamme". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo
"Mi fa piacere che il pd Toscana sostenga la raccolta di AOI, l'associazione delle ONG italiane, per inviare un container di aiuti a Gaza. È una iniziativa a cui tengo molto e ho subito fatto una donazione.
A Gaza manca tutto: medicine, cibo, beni di prima necessità. E da Gaza non si può scappare. I morti hanno superato le 20mila persone e la maggior parte sono donne e bambini. Gli sfollati sono più di 1 milione e 800mila su una popolazione di 2 milioni e 200mila abitanti. Sfollati che non sanno dove andare perché nella Striscia non c'è più un luogo sicuro in cui rifugiarsi.
Ognuna e ognuno di noi può dare una mano alla popolazione ridotta allo stremo contribuendo alla campagna lanciata da AOI: invito chiunque possa a farlo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“Secondo Oxfam il 90% della popolazione di Gaza rischia di morire di fame, per il blocco all’ingresso degli aiuti umanitari imposto dal governo Netanyahu: è un vero e proprio crimine di guerra. Ad oggi sono 20mila i civili uccisi in poco più di due mesi di bombardamenti, di cui 8mila sono bambini.
Non è difesa, non è una reazione, non è nemmeno più vendetta: è uno sterminio sistematico. Il governo italiano smetta di sostenere questo massacro e chieda con tutta la sua forza un cessate il fuoco immediato, perché Israele non è questo governo criminale di Netanyahu, come Gaza non è il terrorismo efferato e disumano di Hamas. Non possiamo essere complici”.
Lo scrive sui social il deputato democratico, Alessandro Zan, responsabile Diritti del Pd.
“La condanna dei Paesi occidentali e delle forze democratiche dell’attacco di Hamas del 7 ottobre è stata unanime, così come il riconoscere allo Stato di Israele il diritto di difendersi da una così feroce aggressione. Lo abbiamo sottolineato anche come Intergruppo parlamentare per la pace tra Palestina e Israele. Si trattava e si tratta di bloccare la mano assassina di Hamas salvaguardando al tempo stesso le popolazioni civili, a cominciare da quelle residenti nella striscia di Gaza, nel rispetto del principio di proporzionalità. Così non è stato. Per mano dell’esercito israeliano sono già morti oltre 19mila civili palestinesi e tra loro moltissime donne e bambini. Le forze israeliane stanno bloccando anche aiuti umanitari e assistenza sanitaria. Nessuno può rimanere in silenzio di fronte allo scempio del diritto internazionale. La comunità internazionale, l’Europa debbono fermare questo massacro di rivalsa e ricostruire una prospettiva di pace finalizzata al reciproco riconoscimento di due popoli e dei due Sati, Israele e Palestina”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, intervenendo nell’Aula di Montecitorio.
“Al ministro Tajani - ha aggiunto - chiediamo di andare oltre aa generici appelli e di attivarsi con l’Europa per richiamare Israele alle sue responsabilità, anche con la possibilità di adottare sanzioni verso il governo Netanyahu. Il cessate il fuoco umanitario e il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi sono le condizioni preliminari necessarie; richiesta adottata peraltro a larghissima maggioranza dall’Assemblea dell’Onu e da gran parte dei Paesi Europei e che ha visto il nostro Paese attestarsi su un incredibile voto di astensione. Come non essere d’accordo - ha concluso - con il presidente della Cei, Matteo Zuppi, che ci segnala il fatto che nella Striscia di Gaza è in corso una strage degli innocenti. E’ il Natale di Erode, sottolinea, troppi bambini hanno perso la vita”
Speranza e Scotto in visita in Israele e Palestina"
I deputati del Pd Roberto Speranza e Arturo Scotto in questi giorni sono in Israele e Palestina per una serie di colloqui politici. Nella giornata di oggi hanno incontrato il Cardinale Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, in solidarietà per quanto avvenuto alla Chiesa della Sacra Famiglia di Gaza city. E’ stata ribadita la necessità di un cessate il fuoco immediato e di una ripresa di un’iniziativa di pace da parte della comunità internazionale.
"Insieme a un gruppo di colleghe e colleghi abbiamo deciso che alla fine di ogni seduta, faremo un intervento perché non cali il silenzio sulla catastrofe umanitaria in corso a Gaza dove il numero dei civili uccisi sale ogni giorno in modo scandaloso. I morti sono ormai quasi 19mila di cui il 70% donne, bambini e ragazzi, quasi 2 milioni di sfollati interni su una popolazione di 2 milioni e 200mila abitanti.
Fino a quando non si porrà fine a questa carneficina non smetteremo di parlare.
La premier Meloni, invece di nascondersi dietro insostenibili alibi prenda una posizione netta contro tutto questo perché il limite del legittimo diritto di difendersi è stato da troppo tempo brutalmente superato". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato Permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"La scorsa notte l'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato la risoluzione che chiede il cessate il fuoco umanitario a Gaza parlando di "grave preoccupazione per la catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza”. Nonostante sia arrivato a 153 su 193 il numero di paesi che hanno votato a favore del cessate il fuoco, l'Italia continua ad astenersi: una scelta, ancora una volta, vergognosa, mentre nella Striscia il numero di morti ha superato le 18 mila persone e gli sfollati sono quasi 2 milioni su una popolazione di 2 milioni e 200mila persone. E dire che la risoluzione parla esplicitamente di protezione dei civili palestinesi e israeliani e chiede l'immediato e incondizionato rilascio degli ostaggi.
Cos'altro deve succedere per dire basta alla carneficina? Cosa aspetta l'Italia a prendere posizione contro le atrocità dell'esercito israeliano? E' inutile che la premier venga in aula a parlare del diritto di Israele di difendersi nel rispetto del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale quando questi sono stati ampiamente e sistematicamente violati dal governo israeliano e quando poi non chiede al suo amico Netanyahu, ormai isolato da gran parte del mondo, di fermarsi. L'odio genera odio: tutta questa violenza e tutti questi morti non fanno che rafforzare gli estremisti da entrambe le parti e creare i presupposti per ulteriori sciagure". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Le parole del ministro degli Esteri Eli Cohen contro l'ONU e, nello specifico, contro il segretario generale Antonio Guterres sono gravissime e andrebbero stigmatizzate da tutta la comunità internazionale. Bollare come "marchio di Caino" la richiesta di cessate il fuoco per tentare di porre fine alla carneficina in atto nella striscia di Gaza significa tentare di delegittimare non solo il segretario generale ma l'intera organizzazione delle Nazioni Unite: un gesto che nessuno può permettersi.
Conosco Antonio Guterres da quando ero portavoce dell'UNHCR e lui ne era l'Alto commissario e ho avuto modo di apprezzarne la rettitudine e la profonda convinzione dell'importanza di tutelare i diritti dei rifugiati e i diritti umani ovunque nel Mondo, soprattutto nei territori teatro di guerra. A Guterres esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza per il deprecabile attacco che sta subendo in questi ultimi difficili mesi". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Il voto contrario degli Usa ha impedito che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per un immediato cessate il fuoco a Gaza venisse approvata. A niente è servito l'allarme del segretario generale Antonio Guterres che ha parlato di una situazione umanitaria giunta ad un punto di non ritorno. Il Consiglio ha fallito. Gli Usa si sono assunti una immensa responsabilità di fronte alla catastrofe che si sta consumando ai danni di civili palestinesi". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Apocalittica". Così l'Onu definisce la situazione a Gaza nel comunicato diffuso oggi. Le Nazioni Unite spiegano che è quasi del tutto impossibile fornire gli aiuti necessari alla popolazione civile. E' un assedio totale, senza tregua, che sta sterminando il popolo palestinese ormai senza via di scampo: le persone ridotte a topi in trappola non possono neanche scappare dalla Striscia di Gaza perché tutti i valichi sono sbarrati. Circa 1 milione e 800mila sfollati senza che ci sia un luogo sicuro dove rifugiarsi, le strutture dell'Unrwa bombardate nonostante all'esercito israeliano siano note le coordinate geografiche. Scuole, ospedali, strutture civili: Gaza è quasi del tutto rasa al suolo. In due mesi sono morte oltre 16mila persone il 70% delle quali sono donne e bambini. Questa situazione non ha precedenti. Siamo di fronte a crimini di guerra che la comunità internazionale non può tollerare.
La premier Meloni che ha ottimi rapporti con Netanyahu, agisca, faccia qualcosa, intervenga per convincerlo a un cessate il fuoco e a porre fine a questa carneficina. Il terrorismo non si combatte uccidendo migliaia di donne e bambini innocenti. Vi sono altri metodi ben più efficaci. Giorgia Meloni, come ha già fatto il presidente Biden, chieda all'Ue di negare i visti ai coloni estremisti che uccidono i palestinesi in Cisgiordania.
Davanti a una situazione apocalittica come si può rimanere a guardare?" Lo ha dichiarato Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo, oggi nell'intervento di fine seduta nell'aula di Montecitorio.
“Stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere per fermare questo trionfo della morte? Aiuti, nave militare, incontri diplomatici… tutto bene. Ma non sono la risposta a questa domanda. Sono appena rientrato da una missione in Israele e Palestina. Abbiamo incontrato il Presidente israeliano e il Primo Ministro palestinese, le forze politiche e sociali che credono nel processo di pace, le famiglie degli ostaggi e i palestinesi che in Cisgiordania subiscono l’occupazione e l’oltraggio dei coloni. A Gaza non c’è solo è una catastrofe umanitaria, non solo una gravissima violazione del diritto internazionale, ma si sta appannando la differenza tra legittima difesa e punizione collettiva che non distingue tra Hamas e popolo palestinese. La risposta alla domanda iniziale è solo: la tregua. Non solo per ragioni umanitarie, ma anche politiche”.
Lo ha detto il deputato democratico, Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, intervenendo in Aula dopo l’informativa del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sugli aiuti umanitari in Medio Oriente.
“Per sradicare il terrore - ha spiegato - serve tornare alla politica. Mettiamo in campo tutte le nostre relazioni per avanzare una proposta credibile di Pace. Lei ha espresso un giudizio liquidatorio della missione Unifil, dicendo che ‘non ha funzionato’. Ma Unifil è una missione di pace, non deve amministrare la guerra. L’Italia, forte della credibilità guadagnata ad esempio in Libano, deve spingere l’Europa, gli Usa che non vogliono l’occupazione di Gaza, a proporre una forza multinazionale di interposizione, con il protagonismo di quei Paesi arabi che possono avere un ruolo cruciale, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Se vogliamo davvero essere onesti, quando diciamo ‘due Popoli, due Stati’, dovremmo ricordarci sempre che uno Stato ancora non c’è. Questo Parlamento - ha concluso - già nel 2015, aveva votato una risoluzione per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il tempo è arrivato. Non solo per noi, per tutta l’Europa. Anche come spinta per rilanciare un processo di Pace. Serve uno sforzo diplomatico che purtroppo oggi non vediamo. E domani potrebbe essere troppo tardi”.
"In 25 anni di lavoro nelle agenzie dell’Onu, spesso in missione nei teatri di guerra, non ho mai visto tanti morti civili in così poco tempo, in risposta ad un attacco terroristico.
Gaza, quasi, non c’è più.
A Gaza in sette settimane di bombardamenti indiscriminati sono morte più di 15 mila persone di cui oltre 6000 bambini. A Gaza vengono colpite scuole, abitazioni, ospedali, ambulanze. A Gaza sono stati uccisi 61 giornalisti, 281 operatori sanitari, 112 dipendenti dell’Onu. A Gaza manca il cibo, l’acqua, la corrente elettrica, i farmaci, il carburante. A Gaza gli aiuti umanitari che riescono a entrare sono del tutto insufficienti. A Gaza le persone restano sanguinanti per strada senza che possano essere medicate. A Gaza, 1 milione e 800mila persone, su 2 milioni e 200mila abitanti, sono state costrette a lasciare le proprie case. A Gaza non c’è più un posto dove le persone possano sentirsi sicure. A Gaza ci sono ancora più di 100 ostaggi israeliani e alcuni sono morti sotto le bombe del loro stesso governo. A Gaza è in corso una catastrofe senza precedenti che è anche una sconfitta dell’umanità.
E non ha precedenti il divieto di Israele ai vertici dell'Onu di entrare a Gaza, com'è successo oggi a al coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Lynn Hastings e qualche settimana fa all'Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk. O che si impedisca ai giornalisti internazionali di documentare quanto accade nella Striscia, nonostante l'appello lanciato da reporter di tutto il mondo, negando così il diritto di informare e di essere informati che è un pilastro fondamentale di ogni stato di diritto.
Qualcuno fermi Netanyahu: questa guerra è devastante non solo per i palestinesi, ma anche per la sicurezza di Israele. Da questo non può che nascere ulteriore odio che andrà a discapito di tutti noi". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Il Consiglio d’Europa è la principale organizzazione di difesa dei diritti umani in Europa. Tra i suoi atti che estendono e rafforzano i diritti delle persone, ce n'è uno che mi sta particolarmente a cuore: la Convenzione di Istambul, il più importante trattato internazionale per la prevenzione e la lotta contro la violenza degli uomini sulle donne.
Oggi, però, la Convenzione è sotto attacco: la Turchia, il Paese in cui è stata firmata, si è ritirata. In Ungheria, il Parlamento ne ha bocciato la ratifica e nel 2020 la Polonia, con l’allora ministro della Giustizia, ha annunciato di volersi ritirare. E al Parlamento europeo di Bruxelles non tutte le forze politiche hanno votato a favore della ratifica della Convenzione. Questo dimostra un clima non propizio per l’affermazione dei diritti delle donne.
Dopo la seconda metà del '900, che ha visto una fase di grandi conquiste in tema di diritti umani, oggi questi viviamo un enorme rischio di regressione e erosione. I diritti sanciti dalla nostra Costituzione, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dai trattati internazionali non sono più assodati e chi li difende è spesso percepito con fastidio ed è, a sua volta, obiettivo di attacchi. Penso ai movimenti delle donne, delle persone LGBTQIA+ come alle ONG che salvano le vite in mare.
Una deriva che non risparmia nessun paese, Italia compresa.
Anche il diritto umanitario internazionale è disatteso: quello che sta accadendo a Gaza, con oltre 15mila morti di cui il 70 percento sono bambini e donne e la distruzione sistematica di case, ospedali e scuole ne è l'esempio. Una guerra nella quale, a mio avviso, si stanno violando principi stabiliti dal diritto umanitario internazionale.
Battersi per il rispetto dei diritti umani, oggi, significa soprattutto battersi per la pace, per far tacere le armi, per il disarmo nucleare. Il rispetto dei diritti umani è un principio universale che vale ovunque e sempre, non ad intermittenza. I diritti umani non sono un optional e non sono negoziabili.
Come diceva Stefano Rodotà: “I diritti parlano, sono lo specchio e la misura dell’ingiustizia, e sono uno strumento per combatterla”.
E' questo che, oggi, ho voluto sottolineare nel mio intervento alla seduta straordinaria del Monitoring Committee dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Le notizie dell'attentato a Gerusalemme da parte di Hamas, nel quale sono morti civili israeliani, l'uccisione dei bambini a Jenin e la volontà di Netanyahu di continuare ad armare i civili nei territori occupati della Cisgiordania, destano molta preoccupazione per la tenuta della tregua che auspicabilmente dovrebbe rappresentare la base per un cessate il fuoco più duraturo.
Ed è altrettanto preoccupante l'annuncio di Netanyahu di voler costruire insediamenti a Gaza dove non esistono più dal 2006.
E' proprio la politica degli insediamenti illegali già presenti su vasta scala in Cisgiordania, una delle ragioni principali dell'insicurezza per gli israeliani e per i palestinesi, come denunciano da tempo sia le associazioni umanitarie palestinesi ma anche quelle israeliane che lavorano nei territori occupati. In una tale difficile situazione è estremamente grave perseverare con pervicacia negli errori. L’unico orizzonte per uscire da questo tunnel di violenza è la prospettiva di istituire lo Stato di Palestina: due popoli due Stati.
Ha ragione il premier spagnolo Pedro Sanchez quando dice che riconoscere lo stato di Palestina, come passaggio fondamentale del processo di pace, va nell'interesse anche dell'Unione europea perché significa creare stabilità in Medio Oriente. Bene l'impegno a lavorare verso questa prospettiva durante la presidenza della Spagna del Consiglio Europeo. Anche l'Italia si attivi in questo senso". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.