"Le notizie dell'attentato a Gerusalemme da parte di Hamas, nel quale sono morti civili israeliani, l'uccisione dei bambini a Jenin e la volontà di Netanyahu di continuare ad armare i civili nei territori occupati della Cisgiordania, destano molta preoccupazione per la tenuta della tregua che auspicabilmente dovrebbe rappresentare la base per un cessate il fuoco più duraturo.
Ed è altrettanto preoccupante l'annuncio di Netanyahu di voler costruire insediamenti a Gaza dove non esistono più dal 2006.
E' proprio la politica degli insediamenti illegali già presenti su vasta scala in Cisgiordania, una delle ragioni principali dell'insicurezza per gli israeliani e per i palestinesi, come denunciano da tempo sia le associazioni umanitarie palestinesi ma anche quelle israeliane che lavorano nei territori occupati. In una tale difficile situazione è estremamente grave perseverare con pervicacia negli errori. L’unico orizzonte per uscire da questo tunnel di violenza è la prospettiva di istituire lo Stato di Palestina: due popoli due Stati.
Ha ragione il premier spagnolo Pedro Sanchez quando dice che riconoscere lo stato di Palestina, come passaggio fondamentale del processo di pace, va nell'interesse anche dell'Unione europea perché significa creare stabilità in Medio Oriente. Bene l'impegno a lavorare verso questa prospettiva durante la presidenza della Spagna del Consiglio Europeo. Anche l'Italia si attivi in questo senso". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"L'ho già detto, siamo seduti su una polveriera. L'ho ripetuto nel mio intervento, qui al Palazzo di Vetro di New York, alla Conferenza del Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari, sottolineando quanto la minaccia nucleare si faccia sempre più grave e come, nonostante questo, molti governi continuino a ignorarla. Tra loro, il governo italiano che ha scelto di non partecipare come osservatore alla Conferenza.
Come se non ci fossero, alle porte dell'Europa, due guerre che coinvolgono altrettanti paesi che detengono armi nucleari, la Russia e Israele. Come se la Russia non avesse sospeso la sua firma dal Trattato New Start, non avesse annunciato di voler trasferire armi nucleari in Bielorussia e non avesse revocato la messa al bando dei test. E come se il Pentagono non avesse annunciato di avere in corso una ricerca che punta alla realizzazione di una bomba 24 volte più potente di quelle sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Come se non ci fossero in atto, in Europa, le esercitazioni Nato proprio in caso di guerra nucleare. Come se il ministro della Cultura israeliano non avesse proposto di sganciare la bomba nucleare su Gaza e come se, infine, non avessimo sul suolo italiano due basi militari, ad Aviano e Ghedi, dove sono conservate decine di potentissime bombe nucleari B61-12.
Sembra quasi di assistere ai preparativi per una guerra nucleare globale.
E davanti alla minaccia più grande dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi, il mondo non è in allerta.
E' grave che, davanti a un quadro del genere, il nostro governo abbia scelto di non dare seguito alla risoluzione approvata in Commissione Esteri, a luglio scorso, con il voto unanime di maggioranza e opposizione e di non mandare un osservatore. Ho dovuto sollecitare una risposta con un question time e, quando è arrivata, è stata un "no" con motivazioni inconsistenti e contraddittorie. Da una parte si sostiene che l'Italia è impegnata per il disarmo nucleare e dall'altra che, dato che ci sono paesi come l'Iran, la Corea del Nord e la Cina che stanno implementando i loro arsenali, "a seguito di approfondite valutazioni e consultazioni con gli alleati, il governo ha deciso di non partecipare".
Dovrebbe essere esattamente il contrario! Proprio per questo bisognava essere nell'unico luogo in cui si parla concretamente di disarmo nucleare, insieme ad altri paesi Nato come la Norvegia, il Belgio e la Germania che, invece, sono presenti.
Noi andremo avanti con il nostro impegno perché non è certo il momento di fare passi indietro o di rallentare su un tema così urgente. Lo faremo come parlamentari, per spingere il governo a fare di più. E lo faremo anche con grandi eventi per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Il TPNW, il trattato Onu per il disarmo nucleare, nasce grazie a una grande mobilitazione della società civile che ha dato vita alla campagna ICAN, vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2017. Ed è anche dalla società civile che può arrivare la spinta per costingere i governi a intraprendere la strada giusta.
Se mai si dovesse arrivare a una guerra nucleare, sarebbe la distruzione totale per il genere umano intero e per l’ambiente. Non ci sarebbe una seconda possibilità". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Dopo il brutale attacco di Hamas che ha causato la morte di circa 1400 civili israeliani tra cui molti giovani e bambini, è iniziata a Gaza un'operazione militare israeliana che ha provocato finora oltre 13mila morti di cui il 75% donne e bambini.
Non sono stati risparmiati neanche il personale medico, gli operatori umanitari e i giornalisti.
Il Comitato Internazionale per la protezione dei giornalisti (CPJ) conta almeno 60 reporter uccisi, la quasi totalità palestinesi.
Com'è noto il governo israeliano non consente ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza, divieto che considero molto grave che colpisce il diritto fondamentale di informare ed essere informati, segno distintivo di ogni democrazia.
Sostengo quindi la petizione dei giornalisti italiani e internazionali e l'appello delle associazioni che chiedono al governo di Israele di permettere l'accesso Gaza ai professionisti e alle professioniste dell'informazione per documentare la guerra in corso con occhi indipendenti.
Mi auguro che il premier Benjamin Netanyahu non rimanga sordo anche a questa richiesta". E' il messaggio di Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo, all'evento di presentazione della petizione di giornalisti italiani e internazionali che chiedono l’accesso a Gaza.
"La pausa umanitaria concordata tra il governo di Israele e Hamas, insieme al rilascio di cinquanta ostaggi, è finalmente una buona notizia, dopo settimane di distruzione, sofferenze e vittime civili.
E' importante, ora, che la pausa venga rispettata da entrambe le parti, che consenta l'ingresso di aiuti consistenti per la popolazione di Gaza e che rappresenti un primo passo verso la fine delle ostilità, il cessate il fuoco e l'inizio di un processo di pace, secondo quanto deliberato dall'Onu già da tempo: fine dell'occupazione israeliana dei territori della Cisgiordania, nascita di uno Stato di Palestina che possa convivere in pace e sicurezza con lo Stato d'Israele.
Non c'è altra via che questa per porre fine a decenni di ingiustizie e di violenze". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"In poco più di un mese di conflitto a Gaza sono state uccise dall'esercito israeliano 11.500 persone di cui 4609 bambini, secondo l'Unicef. Sono stati uccisi 41 giornalisti e, sono dati dell'OMS, 103 operatrici e operatori sanitari. Sono stati colpiti 25 ospedali, 52 centri medici e 55 ambulanze. Nei miei 25 anni di lavoro nelle agenzie dell'Onu non ho mai visto cifre simili in così poco tempo in risposta a un atto terroristico. Sono cifre senza precedenti.
Bisogna fermare le azioni militari e trovare una soluzione politica per il rilascio degli ostaggi e per il futuro di Gaza e della Palestina tutta.
La risoluzione approvata, senza veti, questa notte dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che chiede pause umanitarie estese e corridoi per i beni di prima necessità in tutta Gaza, è un segnale positivo. Speriamo che sia anche l'inizio della fine dell'assedio a Gaza e di questo spargimento di sangue". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Il governo di Israele, ignorando gli appelli di molti leader mondiali, ha assaltato l'ospedale di Al-Shifa. Un'azione che colpisce, ancora una volta, civili inermi, malati e bisognosi di cure, oltre a medici e infermieri.
Dalle notizie che arrivano, l'esercito sta interrogando pazienti e medici come fossero criminali.
Stando a quanto riferito da fonti stampa, armi sarebbero state trovate nell'area dell'ospedale, ma non nella struttura.
Il personale sanitario è stato costretto a seppellire oltre 200 morti in una fossa comune per evitare una ulteriore emergenza sanitaria, come riferito dal direttore dell'ospedale.
Gli ospedali non sono un campo di battaglia: l'esercito israeliano deve uscire da Al-Shifa.
Siamo di fronte all'ennesima violazione del diritto umanitario internazionale. Bisogna porre fine a questa catastrofe che si sta consumando sotto i nostri occhi. Serve mettere a tacere le armi, un cessate il fuoco immediato, la liberazione degli ostaggi e l'avvio di una conferenza per il futuro di Gaza e della Palestina tutta". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Mentre Macron a Parigi organizza una conferenza umanitaria per trovare una via d’uscita dalla catastrofe in corso a Gaza, il premier spagnolo Sanchez chiede il cessate il fuoco e propone una conferenza di pace e la vicepremier belga Petra De Sutter si spinge a chiedere sanzioni economiche sui prodotti che arrivano dai territori occupati in Cisgiordania, Giorgia Meloni tace. Siamo costretti ad apprendere le poche notizie da indiscrezioni di stampa, come quelle sulle navi presenti davanti a Gaza e Cipro. Da settimane, ormai, le opposizioni chiedono che la premier venga a riferire in aula sulla posizione del governo in merito alla catastrofe umanitaria a Gaza e alla prospettiva politica della Striscia e della Cisgiordania, ma Meloni si nasconde. L'Italia rimane all'angolo, quando va bene con ruoli subalterni, e intanto Spagna, Francia e altri paesi si mobilitano con iniziative politiche, agiscono sul piano diplomatico e prospettano possibili scenari". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“Oggi è trascorso un mese esatto dal 7 ottobre, da quel tragico giorno in cui abbiamo assistito all'attacco terroristico di Hamas nei confronti di Israele, nei confronti di cittadini inermi, pacifici, spesso pacifisti, massacrati senza alcuna ragione, se non l'odio. Una furia antisemita che ha prodotto quelle atrocità. Quest'Aula ha condannato quel massacro, ma da allora si è avviato una spirale di morte e di violenze. Israele nella Striscia di Gaza ha commesso gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. La sua leadership ha rivendicato vendetta e non giustizia. Nella Striscia si è aperta una catastrofe umanitaria. Da allora, da quel giorno, ogni giorno, il rischio di un'escalation regionale si è fatto più alto e il conflitto sta diventando una linea di frattura che divide il mondo intero. Da allora assistiamo a una crescente ondata di antisemitismo anche nel nostro Paese e di islamofobia con un invito allo scontro di civiltà che a volte è arrivato anche dai banchi di questo governo”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Partito Democratico.
“Da allora – ha concluso Provenzano - abbiamo assistito, sul piano diplomatico, a una serie poco coordinata di iniziative. L'Europa è apparsa divisa, debole. Alle Nazioni Unite su una risoluzione che chiedeva la tregua umanitaria, il governo italiano ha assunto una decisione senza nemmeno volerla discutere in quest'Aula. Quali iniziative, concretamente, si stanno mettendo in campo per fermare il massacro? Il rischio non è solo quello di assuefarci ogni giorno di più alla violenza, all'orrore, alla guerra, ma anche far perdere di senso a questa parola, pace, che per fortuna abbiamo ripreso a pronunciare e pace significa ristabilire giustizia legalità internazionale. Per questo richiamiamo il governo al suo dovere di tornare in quest'Aula a riferire sulla grave situazione che infiamma il mondo intero”.
"Da giorni le opposizioni chiedono al Governo di riferire in Parlamento sulla propria posizione in merito alla catastrofe umanitaria a Gaza, allo sciagurato voto di astensione sulla Risoluzione sul cessate il fuoco all’assembla generale delle Nazioni Unite e sul futuro di Gaza ma l'esecutivo tergiversa, prende tempo e non risponde. Nel frattempo, ieri sera, apprendiamo dalle agenzie che ci sono una fregata della Marina italiana davanti al Libano e un’altra davanti a Gaza. E solo stamattina, a cose fatte, il ministro Crosetto si è presentato alle commissioni Difesa di Camera e Senato per riferire. E cosa intende Crosetto quando, parlando delle navi, dice che "siamo attrezzati per essere pronti a tutto"?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Il 4 novembre del 1995, alla fine di una manifestazione a sostegno degli accordi di Oslo, il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin viene ucciso da Yigal Amir, un colono ebreo estremista di destra contrario a ogni negoziato con i palestinesi. La firma degli accordi di Oslo, nel '93, sembrava l’inizio di una nuova era di pace e come tale venne riconosciuto dalla comunità internazionale. Il mondo visse quel momento come un passo fondamentale: una svolta decisiva per il Medioriente. Proprio in virtù di quegli accordi, nel 1994 Yitzhak Rabin, insieme al presidente israeliano Shimon Peres e al leader dell'ANP Yasser Arafat, ricevette il premio Nobel per la Pace. Le ultime parole di Rabin, alla fine di quella manifestazione del '95, furono: ‘La via della pace è preferibile alla via della guerra. Ve lo dice uno che è stato un militare per 27 anni’. La sua morte fu uno shock e uno stop al processo di pace. Da allora le cose sono molto cambiate. La comunità internazionale, non ha fatto il necessario investimento nel processo di costituzione dello Stato di Palestina e coloro che non lo volevano hanno avuto gioco facile. Basti pensare che nel governo di Netanyahu c’è un ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, che viene dall’estrema destra e non ha mai nascosto le proprie simpatie per l’assassino di Rabin. Un uomo incriminato più di 50 volte, condannato nel 2007 per istigazione al razzismo e che oggi distribuisce armi ai coloni civili che vivono nei territori illegalmente occupati in Cisgiordania. Basterebbe questo per farci riflettere. Bisogna ripartire dal processo di pace, dall'Anp e da ‘due popoli e due stati’. Si fermino le armi, si soccorra la popolazione di Gaza in piena emergenza umanitaria, si apra subito, come ha suggerito il premier spagnolo Sanchez, una conferenza di pace. Anche in memoria di chi quella strada l’aveva tracciata trenta anni fa".
Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Non c'è fine all'orrore. La striscia di Gaza è diventata un "cimitero per migliaia di bambini. Per tutti gli altri è un inferno". Lo denuncia l'Unicef che riferisce di più di 3.450 bambini uccisi dall'inizio del confitto ad oggi. Dall'altra parte, i crimini di Hamas continuano, come testimonia il ritrovamento del corpo deturpato della giovane tedesco-israeliana Shani Louk. E non si fermano i bombardamenti sulla striscia di Gaza: oggi sarebbero state lanciate bombe su due campi profughi con la conseguenza di oltre 400 vittime. Ma la tensione cresce di giorno in giorno anche in Cisgiordania con il ministro della Sicurezza Nazionale di Israele, Ben Gvir, che distribuisce armi ai coloni alimentando lo spirito di vendetta e la violenza.
E ieri, nella sua conferenza stampa, Netanyahu ha continuato a parlare di guerra e solo di guerra. Nessuna trattativa per liberare gli ostaggi, nessun cessate il fuoco umanitario per soccorrere la popolazione di Gaza ridotta allo stremo, nessun piano per fermare l'orrore, nessuna visione del futuro, nessuna prospettiva di pace.
E' una spirale di violenza dalla quale bisogna uscire immediatamente. E' necessaria un'azione più incisiva di tutta la comunità internazionale, in primo luogo dell'Europa, per indicare con forza la via da percorrere per porre fine all'orrore e affermare la pace". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato Permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“Dobbiamo compiere tutti insieme uno sforzo fondamentale. Poiché condividiamo il giudizio su Hamas, anzi noi siamo forti come Unione europea di essere stati coloro che hanno dichiarato per primi Hamas organizzazione terroristica, rivelata la natura di Hamas, a questo punto la lotta contro Hamas non possiamo delegarla soltanto ad Israele. Ma è una lotta che deve condurre la comunità internazionale con due linee politiche, che peraltro avevamo condiviso con il governo, che noi richiamiamo alla coerenza: isolamento politico e internazionale di Hamas e separazione netta di Hamas dalla causa palestinese. Perché noi abbiamo chiesto all’Anp, per quanto debole e delegittimata, di prendere le distanze da Hamas. La tregua umanitaria serve a isolare sul piano internazionale Hamas e ad evitare di infiammare le piazze arabe sulla catastrofe umanitaria che si sta realizzando a Gaza. La comunità internazionale, allo stesso tempo, deve farsi carico della causa palestinese e della soluzione ‘due popoli, due Stati’, perché questo svuota e separa definitivamente Hamas dalla causa palestinese. Da lì deriva anche la sicurezza stessa di Israele, che Netanyahu in questi anni e non solo il 7 ottobre non è stato in grado di garantire, nonostante fosse la sua promessa”.
Così il deputato e responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano, a Omnibus su La7.
"Nella sua conferenza stampa, il premier israeliano Benjamin Netanyahu non ha fatto cenno a trattative per liberare gli ostaggi, ma solo ad azioni militari, al punto che i familiari hanno chiesto l'intercessione dei leader degli altri Paesi. Ha rigettato gli appelli ad un cessate il fuoco umanitario senza fare alcun riferimento ai soccorsi necessari alla popolazione civile di Gaza, ridotta allo stremo e in preda alla fame tanto da assaltare i magazzini dell'Onu in cerca di cibo.
Guerra e solo guerra: non c'è spazio per altro nei discorsi di Netanyahu.
Così non si fa che alimentare sentimenti di odio che tolgono qualsiasi spazio e qualsiasi speranza ad una necessaria fine del conflitto e a una prospettiva di pace". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Mi auguro che la manifestazione per tutelare tutta la popolazione civile nel conflitto in Medio Oriente, prevista per oggi in piazza dell'Esquilino alle 18.30 sia molto partecipata.
C'è un grande bisogno di riportare al centro del dibattito i temi della pace in un periodo in cui, invece, viviamo grandi tensioni e conflitti, a Gaza come in Ucraina e in tanti altri posti nel Mondo.
L'iniziativa di oggi è convocata da Amnesty International e AOI (Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale) e hanno aderito decine di altre associazioni: una società civile che non si stanca mai di chiedere la fine di ogni conflitto e il rispetto dei diritti umani in ogni angolo del Pianeta. Purtroppo non potrò esserci per impegni già presi da tempo e mi auguro che sia un'occasione di riflessione senza tentativi di strumentalizzazione né di esasperazione dei toni. Spero pure che partecipino numerosi altri esponenti politici e, nel rispetto della natura civica dell'appuntamento, si dia in questo modo un segnale chiaro e inequivocabile sulla volontà, anche della politica, di adoperarsi per affermare la pace". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"L'Ue si faccia promotrice di un percorso che porti, prima di tutto, a un cessate il fuoco umanitario, come chiesto anche dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, e che dia il via a un nuovo processo di pace.
La proposta del ministro degli Affari esteri spagnolo, José Manuel Albares, di una conferenza internazionale per la pace e di una tregua per fermare il conflitto nella striscia di Gaza è la via giusta da seguire.
A Gaza la situazione è gravissima: ad oggi si contano 5.300 morti, di cui il 70 per cento donne e bambini, e più di 18mila feriti. I dispersi sotto le macerie sono oltre 1500 di cui 830 bambini. Inoltre, sarebbero 12 gli ospedali e 32 i centri sanitari fuori servizio a causa degli attacchi mirati e della mancanza di carburante.
Difendersi dal terrorismo di Hamas è sacrosanto, ma non può voler dire colpire i civili, gli ospedali e i luoghi di culto, ridurre allo stremo la popolazione, distruggere quasi la metà delle abitazioni della Striscia e sfollare oltre 1 milione di persone su una popolazione di 2 milioni e 200mila abitanti.
Liberare gli ostaggi, fermare l’uccisione di civili e rifornire Gaza dei beni di prima necessità sono le priorità assolute". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.