"Il voto contrario degli Usa ha impedito che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per un immediato cessate il fuoco a Gaza venisse approvata. A niente è servito l'allarme del segretario generale Antonio Guterres che ha parlato di una situazione umanitaria giunta ad un punto di non ritorno. Il Consiglio ha fallito. Gli Usa si sono assunti una immensa responsabilità di fronte alla catastrofe che si sta consumando ai danni di civili palestinesi". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Apocalittica". Così l'Onu definisce la situazione a Gaza nel comunicato diffuso oggi. Le Nazioni Unite spiegano che è quasi del tutto impossibile fornire gli aiuti necessari alla popolazione civile. E' un assedio totale, senza tregua, che sta sterminando il popolo palestinese ormai senza via di scampo: le persone ridotte a topi in trappola non possono neanche scappare dalla Striscia di Gaza perché tutti i valichi sono sbarrati. Circa 1 milione e 800mila sfollati senza che ci sia un luogo sicuro dove rifugiarsi, le strutture dell'Unrwa bombardate nonostante all'esercito israeliano siano note le coordinate geografiche. Scuole, ospedali, strutture civili: Gaza è quasi del tutto rasa al suolo. In due mesi sono morte oltre 16mila persone il 70% delle quali sono donne e bambini. Questa situazione non ha precedenti. Siamo di fronte a crimini di guerra che la comunità internazionale non può tollerare.
La premier Meloni che ha ottimi rapporti con Netanyahu, agisca, faccia qualcosa, intervenga per convincerlo a un cessate il fuoco e a porre fine a questa carneficina. Il terrorismo non si combatte uccidendo migliaia di donne e bambini innocenti. Vi sono altri metodi ben più efficaci. Giorgia Meloni, come ha già fatto il presidente Biden, chieda all'Ue di negare i visti ai coloni estremisti che uccidono i palestinesi in Cisgiordania.
Davanti a una situazione apocalittica come si può rimanere a guardare?" Lo ha dichiarato Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo, oggi nell'intervento di fine seduta nell'aula di Montecitorio.
“Stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere per fermare questo trionfo della morte? Aiuti, nave militare, incontri diplomatici… tutto bene. Ma non sono la risposta a questa domanda. Sono appena rientrato da una missione in Israele e Palestina. Abbiamo incontrato il Presidente israeliano e il Primo Ministro palestinese, le forze politiche e sociali che credono nel processo di pace, le famiglie degli ostaggi e i palestinesi che in Cisgiordania subiscono l’occupazione e l’oltraggio dei coloni. A Gaza non c’è solo è una catastrofe umanitaria, non solo una gravissima violazione del diritto internazionale, ma si sta appannando la differenza tra legittima difesa e punizione collettiva che non distingue tra Hamas e popolo palestinese. La risposta alla domanda iniziale è solo: la tregua. Non solo per ragioni umanitarie, ma anche politiche”.
Lo ha detto il deputato democratico, Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, intervenendo in Aula dopo l’informativa del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sugli aiuti umanitari in Medio Oriente.
“Per sradicare il terrore - ha spiegato - serve tornare alla politica. Mettiamo in campo tutte le nostre relazioni per avanzare una proposta credibile di Pace. Lei ha espresso un giudizio liquidatorio della missione Unifil, dicendo che ‘non ha funzionato’. Ma Unifil è una missione di pace, non deve amministrare la guerra. L’Italia, forte della credibilità guadagnata ad esempio in Libano, deve spingere l’Europa, gli Usa che non vogliono l’occupazione di Gaza, a proporre una forza multinazionale di interposizione, con il protagonismo di quei Paesi arabi che possono avere un ruolo cruciale, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Se vogliamo davvero essere onesti, quando diciamo ‘due Popoli, due Stati’, dovremmo ricordarci sempre che uno Stato ancora non c’è. Questo Parlamento - ha concluso - già nel 2015, aveva votato una risoluzione per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il tempo è arrivato. Non solo per noi, per tutta l’Europa. Anche come spinta per rilanciare un processo di Pace. Serve uno sforzo diplomatico che purtroppo oggi non vediamo. E domani potrebbe essere troppo tardi”.
"In 25 anni di lavoro nelle agenzie dell’Onu, spesso in missione nei teatri di guerra, non ho mai visto tanti morti civili in così poco tempo, in risposta ad un attacco terroristico.
Gaza, quasi, non c’è più.
A Gaza in sette settimane di bombardamenti indiscriminati sono morte più di 15 mila persone di cui oltre 6000 bambini. A Gaza vengono colpite scuole, abitazioni, ospedali, ambulanze. A Gaza sono stati uccisi 61 giornalisti, 281 operatori sanitari, 112 dipendenti dell’Onu. A Gaza manca il cibo, l’acqua, la corrente elettrica, i farmaci, il carburante. A Gaza gli aiuti umanitari che riescono a entrare sono del tutto insufficienti. A Gaza le persone restano sanguinanti per strada senza che possano essere medicate. A Gaza, 1 milione e 800mila persone, su 2 milioni e 200mila abitanti, sono state costrette a lasciare le proprie case. A Gaza non c’è più un posto dove le persone possano sentirsi sicure. A Gaza ci sono ancora più di 100 ostaggi israeliani e alcuni sono morti sotto le bombe del loro stesso governo. A Gaza è in corso una catastrofe senza precedenti che è anche una sconfitta dell’umanità.
E non ha precedenti il divieto di Israele ai vertici dell'Onu di entrare a Gaza, com'è successo oggi a al coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Lynn Hastings e qualche settimana fa all'Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk. O che si impedisca ai giornalisti internazionali di documentare quanto accade nella Striscia, nonostante l'appello lanciato da reporter di tutto il mondo, negando così il diritto di informare e di essere informati che è un pilastro fondamentale di ogni stato di diritto.
Qualcuno fermi Netanyahu: questa guerra è devastante non solo per i palestinesi, ma anche per la sicurezza di Israele. Da questo non può che nascere ulteriore odio che andrà a discapito di tutti noi". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Il Consiglio d’Europa è la principale organizzazione di difesa dei diritti umani in Europa. Tra i suoi atti che estendono e rafforzano i diritti delle persone, ce n'è uno che mi sta particolarmente a cuore: la Convenzione di Istambul, il più importante trattato internazionale per la prevenzione e la lotta contro la violenza degli uomini sulle donne.
Oggi, però, la Convenzione è sotto attacco: la Turchia, il Paese in cui è stata firmata, si è ritirata. In Ungheria, il Parlamento ne ha bocciato la ratifica e nel 2020 la Polonia, con l’allora ministro della Giustizia, ha annunciato di volersi ritirare. E al Parlamento europeo di Bruxelles non tutte le forze politiche hanno votato a favore della ratifica della Convenzione. Questo dimostra un clima non propizio per l’affermazione dei diritti delle donne.
Dopo la seconda metà del '900, che ha visto una fase di grandi conquiste in tema di diritti umani, oggi questi viviamo un enorme rischio di regressione e erosione. I diritti sanciti dalla nostra Costituzione, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dai trattati internazionali non sono più assodati e chi li difende è spesso percepito con fastidio ed è, a sua volta, obiettivo di attacchi. Penso ai movimenti delle donne, delle persone LGBTQIA+ come alle ONG che salvano le vite in mare.
Una deriva che non risparmia nessun paese, Italia compresa.
Anche il diritto umanitario internazionale è disatteso: quello che sta accadendo a Gaza, con oltre 15mila morti di cui il 70 percento sono bambini e donne e la distruzione sistematica di case, ospedali e scuole ne è l'esempio. Una guerra nella quale, a mio avviso, si stanno violando principi stabiliti dal diritto umanitario internazionale.
Battersi per il rispetto dei diritti umani, oggi, significa soprattutto battersi per la pace, per far tacere le armi, per il disarmo nucleare. Il rispetto dei diritti umani è un principio universale che vale ovunque e sempre, non ad intermittenza. I diritti umani non sono un optional e non sono negoziabili.
Come diceva Stefano Rodotà: “I diritti parlano, sono lo specchio e la misura dell’ingiustizia, e sono uno strumento per combatterla”.
E' questo che, oggi, ho voluto sottolineare nel mio intervento alla seduta straordinaria del Monitoring Committee dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Le notizie dell'attentato a Gerusalemme da parte di Hamas, nel quale sono morti civili israeliani, l'uccisione dei bambini a Jenin e la volontà di Netanyahu di continuare ad armare i civili nei territori occupati della Cisgiordania, destano molta preoccupazione per la tenuta della tregua che auspicabilmente dovrebbe rappresentare la base per un cessate il fuoco più duraturo.
Ed è altrettanto preoccupante l'annuncio di Netanyahu di voler costruire insediamenti a Gaza dove non esistono più dal 2006.
E' proprio la politica degli insediamenti illegali già presenti su vasta scala in Cisgiordania, una delle ragioni principali dell'insicurezza per gli israeliani e per i palestinesi, come denunciano da tempo sia le associazioni umanitarie palestinesi ma anche quelle israeliane che lavorano nei territori occupati. In una tale difficile situazione è estremamente grave perseverare con pervicacia negli errori. L’unico orizzonte per uscire da questo tunnel di violenza è la prospettiva di istituire lo Stato di Palestina: due popoli due Stati.
Ha ragione il premier spagnolo Pedro Sanchez quando dice che riconoscere lo stato di Palestina, come passaggio fondamentale del processo di pace, va nell'interesse anche dell'Unione europea perché significa creare stabilità in Medio Oriente. Bene l'impegno a lavorare verso questa prospettiva durante la presidenza della Spagna del Consiglio Europeo. Anche l'Italia si attivi in questo senso". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"L'ho già detto, siamo seduti su una polveriera. L'ho ripetuto nel mio intervento, qui al Palazzo di Vetro di New York, alla Conferenza del Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari, sottolineando quanto la minaccia nucleare si faccia sempre più grave e come, nonostante questo, molti governi continuino a ignorarla. Tra loro, il governo italiano che ha scelto di non partecipare come osservatore alla Conferenza.
Come se non ci fossero, alle porte dell'Europa, due guerre che coinvolgono altrettanti paesi che detengono armi nucleari, la Russia e Israele. Come se la Russia non avesse sospeso la sua firma dal Trattato New Start, non avesse annunciato di voler trasferire armi nucleari in Bielorussia e non avesse revocato la messa al bando dei test. E come se il Pentagono non avesse annunciato di avere in corso una ricerca che punta alla realizzazione di una bomba 24 volte più potente di quelle sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Come se non ci fossero in atto, in Europa, le esercitazioni Nato proprio in caso di guerra nucleare. Come se il ministro della Cultura israeliano non avesse proposto di sganciare la bomba nucleare su Gaza e come se, infine, non avessimo sul suolo italiano due basi militari, ad Aviano e Ghedi, dove sono conservate decine di potentissime bombe nucleari B61-12.
Sembra quasi di assistere ai preparativi per una guerra nucleare globale.
E davanti alla minaccia più grande dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi, il mondo non è in allerta.
E' grave che, davanti a un quadro del genere, il nostro governo abbia scelto di non dare seguito alla risoluzione approvata in Commissione Esteri, a luglio scorso, con il voto unanime di maggioranza e opposizione e di non mandare un osservatore. Ho dovuto sollecitare una risposta con un question time e, quando è arrivata, è stata un "no" con motivazioni inconsistenti e contraddittorie. Da una parte si sostiene che l'Italia è impegnata per il disarmo nucleare e dall'altra che, dato che ci sono paesi come l'Iran, la Corea del Nord e la Cina che stanno implementando i loro arsenali, "a seguito di approfondite valutazioni e consultazioni con gli alleati, il governo ha deciso di non partecipare".
Dovrebbe essere esattamente il contrario! Proprio per questo bisognava essere nell'unico luogo in cui si parla concretamente di disarmo nucleare, insieme ad altri paesi Nato come la Norvegia, il Belgio e la Germania che, invece, sono presenti.
Noi andremo avanti con il nostro impegno perché non è certo il momento di fare passi indietro o di rallentare su un tema così urgente. Lo faremo come parlamentari, per spingere il governo a fare di più. E lo faremo anche con grandi eventi per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Il TPNW, il trattato Onu per il disarmo nucleare, nasce grazie a una grande mobilitazione della società civile che ha dato vita alla campagna ICAN, vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2017. Ed è anche dalla società civile che può arrivare la spinta per costingere i governi a intraprendere la strada giusta.
Se mai si dovesse arrivare a una guerra nucleare, sarebbe la distruzione totale per il genere umano intero e per l’ambiente. Non ci sarebbe una seconda possibilità". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Dopo il brutale attacco di Hamas che ha causato la morte di circa 1400 civili israeliani tra cui molti giovani e bambini, è iniziata a Gaza un'operazione militare israeliana che ha provocato finora oltre 13mila morti di cui il 75% donne e bambini.
Non sono stati risparmiati neanche il personale medico, gli operatori umanitari e i giornalisti.
Il Comitato Internazionale per la protezione dei giornalisti (CPJ) conta almeno 60 reporter uccisi, la quasi totalità palestinesi.
Com'è noto il governo israeliano non consente ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza, divieto che considero molto grave che colpisce il diritto fondamentale di informare ed essere informati, segno distintivo di ogni democrazia.
Sostengo quindi la petizione dei giornalisti italiani e internazionali e l'appello delle associazioni che chiedono al governo di Israele di permettere l'accesso Gaza ai professionisti e alle professioniste dell'informazione per documentare la guerra in corso con occhi indipendenti.
Mi auguro che il premier Benjamin Netanyahu non rimanga sordo anche a questa richiesta". E' il messaggio di Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo, all'evento di presentazione della petizione di giornalisti italiani e internazionali che chiedono l’accesso a Gaza.
"La pausa umanitaria concordata tra il governo di Israele e Hamas, insieme al rilascio di cinquanta ostaggi, è finalmente una buona notizia, dopo settimane di distruzione, sofferenze e vittime civili.
E' importante, ora, che la pausa venga rispettata da entrambe le parti, che consenta l'ingresso di aiuti consistenti per la popolazione di Gaza e che rappresenti un primo passo verso la fine delle ostilità, il cessate il fuoco e l'inizio di un processo di pace, secondo quanto deliberato dall'Onu già da tempo: fine dell'occupazione israeliana dei territori della Cisgiordania, nascita di uno Stato di Palestina che possa convivere in pace e sicurezza con lo Stato d'Israele.
Non c'è altra via che questa per porre fine a decenni di ingiustizie e di violenze". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"In poco più di un mese di conflitto a Gaza sono state uccise dall'esercito israeliano 11.500 persone di cui 4609 bambini, secondo l'Unicef. Sono stati uccisi 41 giornalisti e, sono dati dell'OMS, 103 operatrici e operatori sanitari. Sono stati colpiti 25 ospedali, 52 centri medici e 55 ambulanze. Nei miei 25 anni di lavoro nelle agenzie dell'Onu non ho mai visto cifre simili in così poco tempo in risposta a un atto terroristico. Sono cifre senza precedenti.
Bisogna fermare le azioni militari e trovare una soluzione politica per il rilascio degli ostaggi e per il futuro di Gaza e della Palestina tutta.
La risoluzione approvata, senza veti, questa notte dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che chiede pause umanitarie estese e corridoi per i beni di prima necessità in tutta Gaza, è un segnale positivo. Speriamo che sia anche l'inizio della fine dell'assedio a Gaza e di questo spargimento di sangue". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Il governo di Israele, ignorando gli appelli di molti leader mondiali, ha assaltato l'ospedale di Al-Shifa. Un'azione che colpisce, ancora una volta, civili inermi, malati e bisognosi di cure, oltre a medici e infermieri.
Dalle notizie che arrivano, l'esercito sta interrogando pazienti e medici come fossero criminali.
Stando a quanto riferito da fonti stampa, armi sarebbero state trovate nell'area dell'ospedale, ma non nella struttura.
Il personale sanitario è stato costretto a seppellire oltre 200 morti in una fossa comune per evitare una ulteriore emergenza sanitaria, come riferito dal direttore dell'ospedale.
Gli ospedali non sono un campo di battaglia: l'esercito israeliano deve uscire da Al-Shifa.
Siamo di fronte all'ennesima violazione del diritto umanitario internazionale. Bisogna porre fine a questa catastrofe che si sta consumando sotto i nostri occhi. Serve mettere a tacere le armi, un cessate il fuoco immediato, la liberazione degli ostaggi e l'avvio di una conferenza per il futuro di Gaza e della Palestina tutta". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Mentre Macron a Parigi organizza una conferenza umanitaria per trovare una via d’uscita dalla catastrofe in corso a Gaza, il premier spagnolo Sanchez chiede il cessate il fuoco e propone una conferenza di pace e la vicepremier belga Petra De Sutter si spinge a chiedere sanzioni economiche sui prodotti che arrivano dai territori occupati in Cisgiordania, Giorgia Meloni tace. Siamo costretti ad apprendere le poche notizie da indiscrezioni di stampa, come quelle sulle navi presenti davanti a Gaza e Cipro. Da settimane, ormai, le opposizioni chiedono che la premier venga a riferire in aula sulla posizione del governo in merito alla catastrofe umanitaria a Gaza e alla prospettiva politica della Striscia e della Cisgiordania, ma Meloni si nasconde. L'Italia rimane all'angolo, quando va bene con ruoli subalterni, e intanto Spagna, Francia e altri paesi si mobilitano con iniziative politiche, agiscono sul piano diplomatico e prospettano possibili scenari". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“Oggi è trascorso un mese esatto dal 7 ottobre, da quel tragico giorno in cui abbiamo assistito all'attacco terroristico di Hamas nei confronti di Israele, nei confronti di cittadini inermi, pacifici, spesso pacifisti, massacrati senza alcuna ragione, se non l'odio. Una furia antisemita che ha prodotto quelle atrocità. Quest'Aula ha condannato quel massacro, ma da allora si è avviato una spirale di morte e di violenze. Israele nella Striscia di Gaza ha commesso gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. La sua leadership ha rivendicato vendetta e non giustizia. Nella Striscia si è aperta una catastrofe umanitaria. Da allora, da quel giorno, ogni giorno, il rischio di un'escalation regionale si è fatto più alto e il conflitto sta diventando una linea di frattura che divide il mondo intero. Da allora assistiamo a una crescente ondata di antisemitismo anche nel nostro Paese e di islamofobia con un invito allo scontro di civiltà che a volte è arrivato anche dai banchi di questo governo”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Partito Democratico.
“Da allora – ha concluso Provenzano - abbiamo assistito, sul piano diplomatico, a una serie poco coordinata di iniziative. L'Europa è apparsa divisa, debole. Alle Nazioni Unite su una risoluzione che chiedeva la tregua umanitaria, il governo italiano ha assunto una decisione senza nemmeno volerla discutere in quest'Aula. Quali iniziative, concretamente, si stanno mettendo in campo per fermare il massacro? Il rischio non è solo quello di assuefarci ogni giorno di più alla violenza, all'orrore, alla guerra, ma anche far perdere di senso a questa parola, pace, che per fortuna abbiamo ripreso a pronunciare e pace significa ristabilire giustizia legalità internazionale. Per questo richiamiamo il governo al suo dovere di tornare in quest'Aula a riferire sulla grave situazione che infiamma il mondo intero”.
"Da giorni le opposizioni chiedono al Governo di riferire in Parlamento sulla propria posizione in merito alla catastrofe umanitaria a Gaza, allo sciagurato voto di astensione sulla Risoluzione sul cessate il fuoco all’assembla generale delle Nazioni Unite e sul futuro di Gaza ma l'esecutivo tergiversa, prende tempo e non risponde. Nel frattempo, ieri sera, apprendiamo dalle agenzie che ci sono una fregata della Marina italiana davanti al Libano e un’altra davanti a Gaza. E solo stamattina, a cose fatte, il ministro Crosetto si è presentato alle commissioni Difesa di Camera e Senato per riferire. E cosa intende Crosetto quando, parlando delle navi, dice che "siamo attrezzati per essere pronti a tutto"?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Il 4 novembre del 1995, alla fine di una manifestazione a sostegno degli accordi di Oslo, il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin viene ucciso da Yigal Amir, un colono ebreo estremista di destra contrario a ogni negoziato con i palestinesi. La firma degli accordi di Oslo, nel '93, sembrava l’inizio di una nuova era di pace e come tale venne riconosciuto dalla comunità internazionale. Il mondo visse quel momento come un passo fondamentale: una svolta decisiva per il Medioriente. Proprio in virtù di quegli accordi, nel 1994 Yitzhak Rabin, insieme al presidente israeliano Shimon Peres e al leader dell'ANP Yasser Arafat, ricevette il premio Nobel per la Pace. Le ultime parole di Rabin, alla fine di quella manifestazione del '95, furono: ‘La via della pace è preferibile alla via della guerra. Ve lo dice uno che è stato un militare per 27 anni’. La sua morte fu uno shock e uno stop al processo di pace. Da allora le cose sono molto cambiate. La comunità internazionale, non ha fatto il necessario investimento nel processo di costituzione dello Stato di Palestina e coloro che non lo volevano hanno avuto gioco facile. Basti pensare che nel governo di Netanyahu c’è un ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, che viene dall’estrema destra e non ha mai nascosto le proprie simpatie per l’assassino di Rabin. Un uomo incriminato più di 50 volte, condannato nel 2007 per istigazione al razzismo e che oggi distribuisce armi ai coloni civili che vivono nei territori illegalmente occupati in Cisgiordania. Basterebbe questo per farci riflettere. Bisogna ripartire dal processo di pace, dall'Anp e da ‘due popoli e due stati’. Si fermino le armi, si soccorra la popolazione di Gaza in piena emergenza umanitaria, si apra subito, come ha suggerito il premier spagnolo Sanchez, una conferenza di pace. Anche in memoria di chi quella strada l’aveva tracciata trenta anni fa".
Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.