09/04/2026 - 17:19

Stumpo: superata la misura, dem presentano interrogazione

“Prosegue l’occupazione dei luoghi della cultura da parte del ministro Alessandro Giuli e di Fratelli d'Italia. Oggi è la volta del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, dove sono custoditi i celebri Bronzi di Riace. Nel consiglio di amministrazione del museo è stata nominata Mariangela Preta, una figura che, guarda caso, solo pochi mesi fa aveva annunciato di essersi ritirata dalle liste regionali di Fratelli d’Italia per fare spazio a colleghi di partito. Evidentemente questa nomina è la risposta a quel gesto”. Lo dichiara il deputato democratico calabrese Nico Stumpo in relazione al decreto firmato dal ministro Giuli e pubblicato sul sito istituzionale del Ministero della Cultura che nomina il Cda del Museo archeologico di Reggio Calabria.
“Ancora una volta - prosegue Stumpo -  Giuli si caratterizza per nominare all’interno dei musei dello Stato figure che hanno un ruolo attivo nel proprio partito e nella politica. I consigli di amministrazione, invece, dovrebbero essere composti da figure di chiara fama nella valorizzazione e gestione del patrimonio culturale, perché sono luoghi in cui si assumono decisioni di grande importanza: dai bilanci alle strategie e agli indirizzi della gestione museale.
I CDA dei musei devono rimanere luoghi terzi, fuori dalla politica, dove competenza e capacità di gestione siano gli unici criteri fondamentali. Giuli, insieme al governo guidato da Giorgia Meloni, prosegue invece in questa vera e propria occupazione dei musei dello Stato. Su questa vicenda presenterò un’interrogazione parlamentare alla Camera per fare piena luce e conoscere tutti i dettagli”.

 

08/04/2026 - 17:46
Speravamo in un sussulto di orgoglio che ancora una volta il governo non ha avuto. Negare  ogni contributo al film su Giulio Regeni non è stato il frutto di norme applicate, di procedure tecniche, ma l'esito del sistema che voi avete introdotto. Concepire la cultura nella sua ricchezza e complessità come terreno di conquista per un’egemonia fondata non sui contenuti, sui talenti e la creatività, ma sull'occupazione di ogni ambito. L’ 11 settembre di due anni fa il ministro Giuli aveva citato come esempio di competenze e pluralismo di questa commissione uno tra i critici più illustri del Paese Paolo Meneghetti, lo stesso critico che con un atto di coerenza quella commissione ha deciso di abbandonarla assieme a Massimo Galimberti. La realtà è che avete piegato quella e altre commissioni a logiche amicali e criteri di pura e sciocca fedeltà e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Invece il racconto del sequestro e dell’uccisione di un ricercatore italiano di 27 anni non ha raggiunto il punteggio minimo. Ministro, può dire a quest’Aula qual è il punteggio della vita di un ragazzo di 27 anni? Le persone, scelte anche da lei, potevano scegliere tra il cinismo degli interessi e la difesa della vostra dignità, hanno scelto il servilismo degli interessi e voi avete perso un pezzo della vostra dignità.
Lo dichiara il deputato del Pd Gianni Cuperlo, in replica al ministro Giuli durante il Question Time alla Camera.

 

08/04/2026 - 16:30

Quanta paura può fare un film? Secondo noi può farne molta quando scuote le coscienze. E noi oggi siamo qui a chiedere una spiegazione chiara in merito alla scelta fatta da una delle sottocommissioni ministeriali di non finanziare il docufilm dedicato proprio a Giulio Regeni. Un docufilm premiato con il nastro d’argento per la legalità e che sarà proiettato nei prossimi mesi negli atenei italiani e presentato al Parlamento europeo. Una scelta discutibile e sbagliata che è stata accompagnata dalle dimissioni, ventiquattro ore fa, di due figure di prestigio come Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, che facevano parte di un’altra delle sottocommissioni del ministero. Noi riteniamo quella decisione, oltre che discutibile, fondata su motivazioni politiche e proprio per questo abbiamo chiesto conto al ministro-  che è responsabile politico di quel ministero- chiarezza sulle scelte fatte che non possiamo accettare. Perché quel film parla di verità e giustizia, valori non di parte ma patrimonio della coscienza collettiva”.
Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo PD in commissione Cultura, durante il Question Time alla Camera con il ministro Giuli.

08/04/2026 - 12:00

“A quattro anni dall’inizio della legislatura e ormai agli sgoccioli, Mollicone continua con un ritornello stanco, attribuendo ai governi precedenti responsabilità che sono invece tutte dell’attuale esecutivo. Un goffo tentativo di nascondere l’incapacità del governo di gestire il Ministero della Cultura.
Mai come con il governo Meloni la cultura è stata così politicizzata: piegata a logiche di parte, privata della sua autonomia, compressa negli spazi e colpita da tagli ripetuti in ogni manovra di bilancio, fino a essere utilizzata come un bancomat per finanziare misure estranee alle sue finalità.
Mollicone, insieme a Giuli, dovrebbe fare autocritica. L’acrimonia dimostrata verso un settore strategico come quello cinematografico ha prodotto un disastro, gettando un’intera industria nell’incertezza e nello stallo.
Prendano atto del fallimento e smettano di recriminare e scaricare responsabilità su altri, come stanno facendo adesso sul mancato finanziamento al docufilm su Regeni. La legislatura si chiude con un bilancio negativo sotto gli occhi di tutti, segnato anche dalle continue frizioni interne alla maggioranza e allo stesso partito di Meloni, come dimostrano queste uscite a poche ore dal question time”.
Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo PD in Commissione Cultura alla Camera.

07/04/2026 - 14:49

Con Meloni finanziamenti cinema politicizzati e poco trasparenti

Il gruppo del Partito democratico della Camera ha depositato l’interrogazione al ministro della Cultura Alessandro Giuli, che domani dovrà rispondere nel corso del question-time alla Camera, sul mancato riconoscimento dei contributi pubblici al documentario su Giulio Regeni. L’atto, a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein, contesta fortemente la decisione del Ministero della Cultura e le nuove norme che hanno politicizzato il finanziamento delle produzioni cinematografiche e non è un caso che oggi due componenti della commissione di valutazione si siano dimessi. Nel testo si sottolinea come il documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo” sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione che “appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”. I dem parlano di una scelta “soltanto politica”, evidenziando “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Secondo il Pd, le nuove regole avrebbero determinato “una forte centralizzazione politica delle scelte”, “riducendo i meccanismi automatici e trasparenti” e “orientando di fatto anche le scelte artistiche”. Nel mirino anche la “composizione della commissione incaricata della selezione”, rispetto alla quale “sono stati sollevati dubbi circa la piena imparzialità delle scelte”. Al ministro viene quindi chiesto di chiarire, in modo puntuale, le ragioni dell’esclusione e quindi “quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”. L’interrogazione è sottoscritta da Elly Schlein, Chiara Braga, Irene Manzi, Matteo Orfini, Giovanna Iacono, Mauro Berruto, Gianni Cuperlo, Valentina Ghio, Sara Ferrari, Andrea Casu e Federico Fornaro.

 

03/04/2026 - 18:36

GIULI NON HA FORZA PER DIFENDERE FONDI E AUTONOMIA

“Le misure economiche previste nel decreto accise del marzo scorso colpiscono ancora una volta un settore già fragile come quello dello spettacolo dal vivo, incidendo direttamente sulla sostenibilità di festival, programmazioni e attività diffuse sul territorio, e stanno provocando forte preoccupazione tra istituzioni, artisti e operatori”. Lo dichiarano Irene Manzi e Matteo Orfini, componenti Pd della commissione cultura della Camera.

“Il Governo continua a usare la cultura come leva per coprire altri interventi economici, sottraendo risorse a un comparto che invece avrebbe bisogno di stabilità e investimenti. Si interviene in modo disorganico, senza visione, mettendo a rischio la continuità delle attività e l’accesso stesso alla cultura”.

“È un vero e proprio scippo. Di cui Giuli è complice anche perché, incapace di difendere fondi e autonomia, sta assecondando, quando viene avvertito, una gestione da sanguisuga: si drenano risorse e si sottraggono spazi politicizzando le istituzioni”.

“In occasione della discussione della legge di bilancio, a settembre, avevamo già denunciato questa deriva. Oggi assistiamo alla sua piena conferma. Serve un cambio di rotta immediato: basta politiche che sottraggono risorse e indeboliscono il settore. La cultura non può essere utilizzata come bancomat, ma va sostenuta con serietà e visione”. Così i deputati Pd in commissione cultura alla Camera.

 

03/04/2026 - 10:49

Il gruppo del Partito Democratico alla Camera, con la capogruppo in Commissione Cultura Irene Manzi e i deputati fiorentini Simona Bonafè e Federico Gianassi, ha depositato un’interrogazione parlamentare per fare piena luce sul grave attacco alla sicurezza digitale che ha colpito le Gallerie degli Uffizi.
Secondo quanto emerso sulla stampa, l’attacco informatico avrebbe consentito ai pirati informatici di sottrarre dati sensibili, inclusi codici di accesso e informazioni sui sistemi interni, sollevando forti preoccupazioni per la tutela del patrimonio culturale.
Una vicenda che desta allarme e preoccupazione e che richiede risposte rapide e puntuali. Per questo, nell’interrogazione si chiede al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, di rispondere con urgenza in Parlamento e anche per rendere noto quanto il governo sta investendo per rafforzare la sicurezza digitale delle istituzioni culturali.
È necessario fare piena luce sull’accaduto, garantire la massima trasparenza e adottare tutte le misure necessarie affinché episodi di tale gravità non possano ripetersi.

01/04/2026 - 10:51

“Il cinema italiano continua a essere messo all’angolo da un governo che pensa solo alla propria propaganda, senza dare alcuno slancio concreto a un settore vitale per la nostra cultura e per la nostra economia. Giuli non è altro che l’esecutore di questa scelta fallimentare, su mandato della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha il compito di penalizzare un comparto che considera ostile. Meno risorse alla creatività italiana, più soldi alle produzioni estere, con tagli complessivi a tutto il Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo.

Si autoproclamano patrioti salvo poi demolire un'industria italiana d'eccellenza a tutto vantaggio dei competitori stranieri.

Si fermino e rivedano queste scelte assurde che stanno colpendo ormai da quasi due anni maestranze, artisti e autori, imprese” Lo dichiara Matteo Orfini, componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati e deputato del PD.

 

30/03/2026 - 17:50

“La carenza di personale negli enti del Ministero della Cultura operativi a Genova e in Liguria ha raggiunto livelli critici, con una riduzione degli organici compresa tra il 35% e il 50% e con punte pari al 60% di postazioni scoperte negli archivi di Stato di La Spezia, Savona e Imperia. Notevoli criticità si registrano anche per i musei nazionali e le biblioteche universitarie con una riduzione di circa un terzo del personale ATAV e tre quarti dei funzionari bibliotecari, al punto che l’Amministrazione dei Musei Nazionali sceglie talvolta di esternalizzare la vigilanza e di ricorrere a volontari, invece di cercare soluzioni per personale stabile”. Così si legge nell’interrogazione parlamentare a prima firma del deputato PD, Alberto Pandolfo presentata con i colleghi liguri Ghio e Pastorino e ai componenti della Commissione Cultura, Manzi, Orfini, Iacono, Berruto.
“È necessario che il ministro Giuli agisca con urgenza per risolvere la carenza di personale negli enti del Ministero della Cultura a Genova e in Liguria e per garantire la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio culturale, data l'insufficienza di personale e le carenze infrastrutturali segnalate”, concludono i deputati dem.
 

25/03/2026 - 17:05

“La risposta fornita oggi dal Ministero della Cultura è stata purtroppo parziale e poco soddisfacente. In Parlamento, il sottosegretario Mazzi ha cercato di difendere scelte che appaiono sempre più lontane dal rispetto delle norme vigenti. I regolamenti sono chiari: nei consigli di amministrazione dei musei devono essere nominate personalità di comprovata competenza e riconosciuta autorevolezza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Quanto sta accadendo, invece, racconta tutt’altra storia. Il ministro Giuli continua a procedere con nomine che rispondono a logiche di appartenenza politica: candidati non eletti alle elezioni, dirigenti locali di partito, figure legate a Fratelli d’Italia senza specifici meriti nel settore. Una vera e propria occupazione che investe istituzioni culturali di primo piano, snaturandone il ruolo: dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico nazionale di Napoli, alla galleria dell’accademia di Firenze alle ville mediche l’elenco è ancora più lungo.  I musei italiani non possono diventare terreno di spartizione politica. Sono presìdi di cultura, tutela e ricerca, e devono restare autonomi, credibili e indipendenti, nel pieno rispetto anche degli standard internazionali, a partire da quelli dell’Unesco. Aspettiamo - come annunciato oggi dal sottosegretario Mazzi- che le istituzioni coinvolte pubblichino i curricula dei soggetti nominati, resta un dato di fondo in ogni caso: la cultura non è e non può essere una casella da riempire, né uno strumento di consenso”. Così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera

 

16/03/2026 - 11:09

“Il Ministero della Cultura deve rispondere con urgenza alle interrogazioni del Partito democratico sulle nomine nei Consigli di amministrazione dei musei autonomi statali. La normativa prevede che i componenti dei Cda siano scelti tra personalità di chiara e comprovata fama, con competenze specifiche nella tutela e gestione del patrimonio culturale. Per questo chiediamo al ministro Alessandro Giuli di chiarire quali criteri siano stati adottati e se le scelte portante avanti con una strategia sistematica che appare premiare amici di partito siano coerenti con quanto stabilito dal decreto ministeriale sulla governance dei musei”. Lo dichiara la deputata dem Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera.

“Le nomine operate finora dal ministro Giuli - sottolinea la parlamentare democratica _ sollevano forti perplessità e rischiano di configurarsi come scelte fuori dal perimetro previsto dalla legge. È necessario rendere pubblici i curricula dei nominati e spiegare se si ritenga compatibile con i principi di imparzialità e autonomia la presenza nei Cda di figure con incarichi politici o di partito”, conclude. “La gestione dei musei dello Stato non può essere piegata a logiche politiche: è un giudizio negativo su un metodo che mette a rischio autonomia e credibilità delle nostre istituzioni culturali”.

 

12/03/2026 - 17:08

“Le dichiarazioni del presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, secondo cui è molto probabile che il padiglione russo alla Biennale non aprirà, confermano purtroppo la gestione caotica del sistema culturale italiano e l’assenza di una linea chiara da parte del Governo. Siamo all’asilo Mariuccia”. Lo dichiara in una nota Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camera.

“Ieri avevamo chiesto al ministro Giuli di chiarire quale fosse l’orientamento del Governo su questa vicenda. Prendiamo atto che a rispondere è stato invece Mollicone: evidentemente c’è stata una sostituzione di ruoli di cui non eravamo stati informati”.

“Il ministro Giuli continua a non indicare una seria politica culturale per il Paese, mentre Mollicone sembra più impegnato a ritagliarsi un protagonismo personale che a garantire il necessario rispetto delle istituzioni culturali. In questo quadro, anche l’atteggiamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni appare segnato da un’evidente ostilità verso tutto ciò che riguarda il mondo della cultura”.

“Questo caos mette seriamente in difficoltà e rischia di compromettere la credibilità di un’istituzione nobile e prestigiosa come la Biennale di Venezia, che appare a tutti gli effetti commissariata da FdI. Il partito della presidente del Consiglio sta mettendo in scena una guerra di potere tutta interna alla maggioranza, combattuta a colpi di dichiarazioni e manovre per occupare poltrone e ridefinire equilibri. È evidente che le parole di Mollicone finiscono per delegittimare il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Servirebbero invece serietà, rispetto e una visione culturale all’altezza del Paese”.

 

12/03/2026 - 11:13

"Abbiamo presentato un’interrogazione in Commissione di Vigilanza rivolta all'Amministratore Delegato della Rai per fare piena luce sull'assunzione di Giada Balloch. Secondo quanto si apprende da organi di informazione, la Balloch risulterebbe contrattualizzata dall'azienda con una modalità 'ibrida' in qualità di social media manager. L’obiettivo della collaborazione sarebbe il rilancio dei contenuti di 'Domenica In' al fine specifico di promuovere sui social l’immagine di Tommaso Cerno, attuale direttore de 'Il Giornale', volto del programma della domenica di Rai1 e conduttore della striscia quotidiana '2 di picche' su Rai2."
"Il caso appare estremamente opaco sotto il profilo della trasparenza e dell'opportunità. Giada Balloch è infatti figlia di Stefano Balloch, esponente di spicco di Fratelli d’Italia in Friuli Venezia Giulia, il quale risulta unito civilmente dal 2022 proprio a Tommaso Cerno. Ci troviamo di fronte a un intreccio di rapporti politici e personali che solleva interrogativi inquietanti sulla gestione delle risorse del servizio pubblico e sulle modalità di selezione del personale."
"Con il nostro atto ispettivo chiediamo all'Ad Rai di conoscere ufficialmente quale sia stata la modalità di reclutamento di Giada Balloch e in base a quali comprovate competenze sia stata scelta. È necessario chiarire se, in questa selezione, abbiano influito i legami di parentela con esponenti del partito di maggioranza e i rapporti personali con il conduttore di cui la stessa Balloch dovrebbe promuovere l’immagine. La Rai non può essere utilizzata per assecondare logiche familiari o di fazione."

Così i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza Rai.

 

11/03/2026 - 14:47

“Sulla vicenda della partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia e sulle possibili conseguenze anche sui finanziamenti europei, il governo chiarisca con urgenza quale sia la posizione ufficiale dell’Italia. Dopo la lettera firmata da numerosi ministri della Cultura europei e le dichiarazioni della Commissione europea sull’ipotesi di sospendere alcuni fondi alla Fondazione Biennale, serve una risposta chiara nelle sedi parlamentari. Non bastano interviste o dichiarazioni informali. Al momento la linea dell’esecutivo appare ambigua: da una parte le dichiarazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli, dall’altra le decisioni e gli atti del presidente della Biennale, nominato dal governo stesso. Due piani che rischiano di trasmettere all’esterno posizioni diverse su una questione che riguarda l’immagine culturale e politica del Paese in Europa. Per questo è necessario che il governo chiarisca ufficialmente quale indirizzo intenda sostenere e quali iniziative intenda assumere, anche alla luce delle possibili ripercussioni sui finanziamenti europei e sulle relazioni culturali con i partner dell’Unione”. Così una nota della capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera, Irene Manzi.

11/03/2026 - 09:12

"Le notizie di stampa sull’indagine che coinvolgerebbe l’attuale amministratrice delegata di Cinecittà, Manuela Cacciamani, in un filone dell’inchiesta sul tax credit per il cinema richiedono un chiarimento immediato da parte del ministro della Cultura. Chiediamo al ministro Giuli di uscire dal silenzio per spiegare quali iniziative intende assumere per evitare ulteriori imbarazzi a Cinecittà e al settore audiovisivo".

"In questi mesi la destra e il governo hanno condotto una campagna violentissima contro il settore audiovisivo utilizzando   alcune storture del sistema del tax credit come pretesto per mettere in discussione l’intero sistema di sostegno al cinema, producendo una crisi drammatica nel comparto. Oggi però, di fronte a un’indagine che riguarda una figura scelta proprio da Fratelli d’Italia e politicamente vicina ad Arianna Meloni, dal governo non arriva alcuna parola. È una contraddizione evidente su cui il ministro Giuli deve chiarire".

Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico componente della commissione Cultura della Camera.

 

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