"Ancora una volta il Governo sceglie la via dell’arroganza istituzionale. Sullo spettacolo dal vivo – un settore strategico per la cultura italiana – si procede a colpi di decisioni unilaterali, senza ascoltare i territori, le comunità, chi ogni giorno costruisce cultura dal basso. Sette Regioni chiedono solo una cosa semplice e ragionevole: essere ascoltate. Ma il Ministero della Cultura, invece di aprire un confronto serio, si trincera dietro tavoli inconcludenti e scelte opache. Ancora più grave è la tendenza, ormai evidente, a penalizzare realtà teatrali storiche e festival di valore internazionale solo perché considerati "ostili" politicamente come nel caso del teatro La Pergola e del festival di Santarcangelo. È un uso punitivo e opaco delle risorse pubbliche che non ha nulla a che fare con la libertà culturale e con il pluralismo, ma molto con il controllo e la censura. Così si rischia di uccidere l’innovazione, marginalizzare le periferie e ridurre la cultura a un prodotto da vendere, ignorando il suo valore sociale, educativo e democratico. Serve subito un tavolo vero, trasparente, paritario. La cultura non si governa da soli. E non si governa contro chi la fa. Giuli cambi passo e inizia ad ascoltare i territori". Così il deputato democratico Matteo Orfini componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati commenta la richiesta di confronto avanzata al ministro Giuli da sette assessorati alla Cultura di altrettante Regioni penalizzate dalle scelte ministeriali.
“Roma sta vivendo una stagione di grande e positiva trasformazione, grazie al lavoro prezioso del sindaco Gualtieri e della sua maggioranza. Spiace che il ministro della cultura preferisca polemizzare invece che riconoscere quello che è sotto gli occhi di tutti: la capacità di affrontare sfide straordinarie e importanti come il Giubileo e soprattutto il continuo e quotidiano lavoro per migliorare le condizioni di vita dei romani, peraltro cercando sempre il dialogo e la collaborazione istituzionale con gli altri livelli di governo. Roma sta cambiando, sta crescendo e sta tornando ad essere una città di cui si ammira non solo la bellezza ma anche l'efficienza (si pensi all'apprezzamento giunto da ogni angolo del pianeta per la gestione delle esequie di Papa Francesco). Ma sta cambiando soprattutto per i romani: la città ha ripreso ad essere amministrata, manutenuta, migliorata e soprattutto pensata e progettata. E i risultati si vedono ogni giorno. Se c'è qualcosa che deve ritrovare se stesso non è Roma ma il ministero della cultura. Ma forse in questo caso serve esattamente quello che dice Giuli: una nuova classe dirigente che superi la triste stagione della destra al governo” così il deputato democratico Matteo Orfini
*Borgonzoni commissariata da Giuli*
“Avevamo chiesto un passo indietro di Borgonzoni e Borrelli, principali responsabili della drammatica crisi del cinema e anche dell'incapacità di costruire un serio meccanismo di controlli sul tax credit.
Ieri sono arrivate le dimissioni del direttore generale, che quantomeno ha dimostrato maggior dignità e senso di responsabilità della sottosegretaria, oggi di fatto commissariata.
Le polemiche di questi due anni della destra contro il settore hanno prodotto un solo risultato: chi truffava ha continuato a farlo, mentre tanti produttori veri e tanti lavoratori sono stati pesantemente danneggiati dalla paralisi del settore.
Ora chiediamo a Giuli di garantire nomine adeguate e di alto profilo sia per Cinecittà che per il ministero. E di garantire attraverso un dialogo vero e ampio con tutte le realtà del settore una rapida ripartenza che è sempre più urgente.
Quanto sta emergendo dimostra la necessità di riflettere seriamente sulla governance del settore, come da mesi segnala il maestro Pupi Avati.
Come noto abbiamo messo a disposizione una nostra proposta, speriamo possa essere l'occasione per una discussione serie e di merito, nell'interesse del cinema italiano” così il deputato democratico componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini.
“Cosa sta accadendo davvero al ministero della Cultura? La riorganizzazione annunciata da tempo dal ministro Giuli resta opaca e confusa, mentre assistiamo a un vero e proprio accanimento nei confronti di settori fondamentali come il cinema, il teatro e l’editoria. Viene da chiedersi se sia un attacco deliberato a mondi che producono pensiero critico e quindi democrazia”. Lo dichiara la deputata Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in commissione Cultura.
“Dal tax credit fino alle recenti decisioni sulla distribuzione delle risorse per lo spettacolo dal vivo, il MIC ha penalizzato realtà storiche e manifestazioni di grande valore culturale, ad esempio nell’ambito del teatro contemporaneo. Il tutto mentre si consumano lotte interne tra il ministro Giuli e la sottosegretaria Borgonzoni, culminate da ultimo nelle dimissioni del Dg Borrelli, rischiano di paralizzare l’operatività del più importante comparto culturale del nostro Paese”, aggiunge l’esponente dem.
“Siamo davanti a scelte – conclude Manzi - che sembrano ispirate più da logiche politiche che da criteri tecnici, come confermato da dichiarazioni di esponenti della stessa maggioranza. E mentre si colpiscono la creatività e l’innovazione, il Premio Strega viene indicato come un bersaglio da combattere, invece che valorizzato per il suo ruolo. Non va meglio nemmeno nel settore librario, dove i fondi annunciati con il piano Olivetti non sono ancora stati assegnati alle biblioteche, nonostante il settore editoriale ne abbia tratto fondamentale sostegno. Invece di immaginare nemici, il ministero dovrebbe dimostrare senso delle istituzioni e intervenire con urgenza per sostenere concretamente settori culturali strategici per lo sviluppo culturale ed economico del Paese”.
Depositata interrogazione: che fine hanno fatto i 24,8 milioni previsti per il 2025?
“I fondi dell’editoria sono fermi al palo: che fine hanno fatto i 24,8 milioni di euro previsti per il 2025 a sostegno delle biblioteche e della filiera editoriale? Il Ministro Giuli dovrebbe rispondere a questa domanda, invece di rifugiarsi ogni giorno in nuove polemiche per coprire i ritardi e l’inefficienza della sua gestione”. Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera, commentando le ultime dichiarazioni del Ministro della Cultura e annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare sul tema. “Il cosiddetto Piano Olivetti, approvato lo scorso dicembre – prosegue Manzi - prevede uno stanziamento di 24,8 milioni di euro per il 2025 e 5,2 milioni per il 2026 per l’acquisto di libri da parte delle biblioteche pubbliche e degli enti culturali, con l’obiettivo di rafforzare la rete bibliotecaria nazionale e sostenere la produzione editoriale. Peccato che, a oltre 120 giorni dalla sua entrata in vigore – ben oltre il limite dei 90 giorni previsto dalla norma – si stiano ancora attendendo i decreti attuativi del Ministero. Un grave ritardo che sta creando forte incertezza tra le biblioteche e soprattutto tra gli editori medio-piccoli, che attendono risorse essenziali per continuare a lavorare”, prosegue Manzi. “Mentre il comparto editoriale soffre per i tagli imposti dal Governo Meloni alla promozione della lettura, il Ministro Giuli si dedica alle polemiche, oggi prendendosela persino con il Premio Strega. La verità è che il Ministero è paralizzato, gli uffici sono bloccati dalla politicizzazione di ogni decisione e l’unica linea che Giuli sembra perseguire è quella dello scontro continuo per mascherare la propria inadeguatezza”.
Come Pd siamo molto preoccupati della pericolosa deriva per la cultura nel nostro Paese. Questo governo sceglie di sottrarre autonomia alla cultura per sottoporla al controllo politico, penalizzando diverse realtà anche sul piano occupazionale”. Lo ha detto la deputata Giovanna Iacono durante il Question Time alla Camera con il ministro Giuli.
“Le commissioni, organi che dovrebbero essere indipendenti, hanno bocciato il finanziamento di diversi festival non tenendo conto della qualità artistica dei progetti proposti, come previsto dalle indicazioni delle tabelle ministeriali, ma per ragioni non chiare”, ha sottolineato la parlamentare dem. “Il decreto relativo l'accesso ai contributi pubblici nell'ambito dei Festival Multidisciplinari provoca forti preoccupazioni nel mondo della cultura: i gravi tagli mettono a rischio le realtà di rilevanza nazionale e internazionale. Sono 29 i festival storici esclusi, attivi da anni e sostenuti, nei passati trienni, dai contributi ministeriali, tra di essi anche lo storico Festival di Sant’Arcangelo. Purtroppo il ministro Giuli non ne chiarisce le motivazioni e se ne lava le mani”, conclude Iacono.
"A forza di inseguire polemiche, il Ministro Giuli finisce per inciampare nel suo stesso risentimento. Oggi ha trovato il modo di prendersela anche con il Premio Strega, dimenticando un fatto essenziale, come ricordato dalla stessa Fondazione Bellonci: è stato lui stesso, con una lettera, a dimettersi dalla giuria nel momento della sua nomina al Ministero” Così Irene Manzi, Capogruppo PD nella Commissione Cultura della Camera dei Deputati. “Siamo all’ennesima polemica inutile, forse, solo a mascherare l’assenza totale di contenuti e risultati concreti. Il Ministero della Cultura sotto la guida di Giuli è fermo: l’editoria attende da troppo tempo una legge di settore, i fondi prima tagliati e poi parzialmente reintegrati sono comunque insufficienti, e le scelte ideologiche del governo Meloni hanno colpito duramente la promozione della lettura e il sostegno all’acquisto di libri. Mentre il mercato del libro è in calo, il Ministro si rifugia nelle polemiche e nelle battute invece di affrontare i problemi con serietà e competenza” conclude Manzi.
“Le commissioni giudicanti dei Festival multidisciplinari, organi che dovrebbero essere indipendenti, sono state usate come manganello per punire alcune delle espressioni artistiche più importanti del nostro Paese, finanziate per decenni da tutti i colori politici, non perché fossero amiche di qualcuno ma perché se lo meritavano. Oggi queste realtà sono completamente escluse dal finanziamento per il triennio 2025-2027. Questo governo vuole colpire un pezzo del mondo della cultura: chi innova, chi sperimenta e chi, attraverso l'arte, ha funzione sociale. Un colpo alla cultura senza motivazione per favorire chi è più 'amico' del governo ma che di artistico non ha davvero nulla”. Lo dice il deputato Pd Matteo Orfini, in replica al ministro Giuli durante il Question Time alla Camera sui tagli agli organismi dell'ambito Multidisciplinare.
“A smentire le parole del ministro Giuli – sottolinea l'esponente dem - sono le dichiarazioni dei parlamentari del suo partito che hanno rivendicato le bocciature e i tagli ai Festival multidisciplinari, anticipando le motivazioni delle commissioni su verbali ancora segreti. Qualcuno sapeva le ragioni per cui il teatro La Pergola era stato declassato prima della sindaca Funaro di Firenze”. “Non è compito della politica quello di indirizzare la cultura ma di garantirne la libertà. Esattamente il contrario di quanto accaduto con questo governo. Dove c'è una cultura libera, è la democrazia ad essere più forte. Ed è proprio questo ciò che spaventa il governo Meloni”, conclude Orfini.
Riforma nasca da confronto e tuteli persona
Si svolgerà domani, giovedì 3 luglio, dalle ore 15 alle ore 18, nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati, in Piazza del Parlamento 19, il convegno “Gli Stati Generali del Gioco. La riforma nasca dal confronto e rimetta al centro la tutela della persona”.
A promuovere l’evento la Fondazione Bruno Buozzi e l’Intergruppo Parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d'azzardo. Presiede e coordina Luciana Cimino, giornalista de Il Manifesto. Introduce Giorgio Benvenuto, presidente Fondazione Bruno Buozzi. Partecipano: Gennaro Schettino, presidente Agic; Antonio Giuliani, dirigente Ufficio Gioco a distanza e scommesse, Direzione Giochi/Adm; Paolo Jarre, psicoterapeuta; Don Armando Zappolini, Mettiamoci in gioco; Geronimo Cardia, presidente Acadi; Riccardo Pedrizzi, già presidente commissione Finanze XIV legislatura Senato; Emmanuele Cangianelli, presidente Egp Fipe Confcommercio; Stefano Locatelli, vicepresidente Anci; Massimo Fabi, assessore Regione ER e coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni; cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente Cei (in videomessaggio); i parlamentari componenti dell'Intergruppo.
Conclude Stefano Vaccari, coordinatore dell’Intergruppo parlamentare e segretario di Presidenza della Camera.
Per accreditarsi scrivere a segreteria.vaccari@camera.it.
Domani, nel corso del question time alla Camera, il gruppo parlamentare del Partito Democratico interrogherà il Ministro della Cultura Alessandro Giuli in merito ai criteri adottati dal Ministero per l’attribuzione dei fondi ai festival culturali. Al centro della questione, il decreto del Direttore generale Spettacolo (rep. n. 741 del 27 giugno), che regola l’ammissione al triennio 2025-2027 e all’annualità 2025 degli Organismi dell’ambito Multidisciplinare – Festival multidisciplinari e Prime Istanze triennali. Il provvedimento avrebbe escluso dai finanziamenti 29 festival storici, attivi da anni e sostenuti nei passati trienni (14 festival multidisciplinari, 8 festival di danza e 7 festival di teatro). Il PD denuncia un evidente problema di trasparenza. "Da quanto emerge – scrivono i dem - le Commissioni incaricate della valutazione non avrebbero basato il giudizio esclusivamente sulla qualità artistica, ma anche su parametri non previsti a quel livello della selezione. “Diversi membri delle commissioni – si legge nei verbali – avrebbero lamentato l’influenza di informazioni e parametri extra qualitativi”. Una scelta che rischia di avere conseguenze gravi: si stima la perdita di 50 mila di giornate lavorative, con un impatto diretto su artisti, tecnici e operatori – in particolare i più giovani – e un danno economico per tutto l’indotto legato ai festival. Per il gruppo del PD, questi tagli sono solo l’ultima manifestazione di una gestione confusa e opaca della politica culturale da parte del Ministero, e rivelano “una preoccupante situazione di continua prevaricazione istituzionale”. Il Partito Democratico chiederà domani al Ministro Giuli di chiarire i criteri adottati e di rispondere alle preoccupazioni di un intero settore. Sul tema, e in particolare su quanto sta accadendo al Festival di Santarcangelo di Romagna, è intervenuto oggi il deputato democratico Andrea Gnassi, che ha accusato il Governo di aver trasformato le commissioni del MiC da organi tecnici a "manganello politico", utilizzato per colpire chi non si allinea alle volontà dell’attuale gestione del Collegio Romano.
Dem presentano interrogazione parlamentare
“Una valutazione irricevibile nel merito e nel metodo. Una scelta che non ha ragione d’essere da un punto di vista culturale ed è figlia di un Governo che ha trasformato un organismo tecnico - la Commissione per il teatro - in un manganello politico” così il deputato democratico Andrea Gnassi interviene sul declassamento del Festival dei Teatri di Santarcangelo, annunciando la presentazione di un'interrogazione parlamentare al ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Gnassi chiede al ministro di motivare il punteggio attribuito all’Associazione Culturale Santarcangelo dei Teatri e la conseguente riduzione del contributo pubblico, sottolineando come, a fronte di un bando sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente, risulti incomprensibile il dimezzamento del punteggio ottenuto, a parità di direzione artistica e progettualità. “Chi non si allinea alle volontà del Ministero viene escluso – dichiara Andrea Gnassi –. Dopo il caso del Teatro della Pergola in Toscana, ora tocca a Santarcangelo dei Teatri. E non è un caso: mentre si tagliano fondi a realtà consolidate, emergono nuovi beneficiari che, pur senza dimostrare reali meriti artistici secondo i criteri della stessa Commissione ministeriale, ottengono finanziamenti grazie a una chiara appartenenza politica di destra. La cultura non può e non deve essere giudicata con criteri politici. Qui, invece, si colpisce deliberatamente chi non è allineato, usando ogni mezzo per limitare la libertà di espressione e di pensiero. Santarcangelo dei Teatri è il festival più longevo d’Italia: da 55 anni, dal 1970, porta sul nostro territorio i migliori artisti e affronta temi attuali, facendone una vetrina internazionale. Temi che evidentemente non piacciono a questo Governo, che con quest’ultimo atto conferma la sua linea: ridurre l’autonomia e sottomettere la cultura al controllo politico. Noi ci opponiamo, e continueremo a farlo con ogni mezzo possibile”.
Riforma nasca da confronto e tuteli persona
Si svolgerà giovedì 3 luglio, dalle ore 15 alle ore 18, nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati, in Piazza del Parlamento 19, il convegno “Gli Stati Generali del Gioco. La riforma nasca dal confronto e rimetta al centro la tutela della persona”.
A promuovere l’evento la Fondazione Bruno Buozzi e l’Intergruppo Parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d'azzardo. Presiede e coordina Luciana Cimino, giornalista de Il Manifesto. Introduce Giorgio Benvenuto, presidente Fondazione Bruno Buozzi. Partecipano: Gennaro Schettino, presidente Agic; Antonio Giuliani, dirigente Ufficio Gioco a distanza e scommesse, Direzione Giochi/Adm; Paolo Jarre, psicoterapeuta; Don Armando Zappolini, Mettiamoci in gioco; Geronimo Cardia, presidente Acadi; Riccardo Pedrizzi, già presidente commissione Finanze XIV legislatura Senato; Emmanuele Cangianelli, presidente Egp Fipe Confcommercio; Stefano Locatelli, vicepresidente Anci; Massimo Fabi, assessore Regione ER e coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni; cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente Cei (in videomessaggio); i parlamentari componenti dell'Intergruppo.
Conclude Stefano Vaccari, coordinatore dell’Intergruppo parlamentare e segretario di Presidenza della Camera.
Per accreditarsi scrivere a segreteria.vaccari@camera.it.
"Giulio Tremonti, presidente della commissione esteri della camera ed ex ministro dell'economia, esprime oggi una posizione che appare antitetica a quella della premier Meloni sulla difesa. Ma siamo ormai abituati a una maggioranza di governo che sulla politica estera va in ordine sparso. Prendiamo atto che per Tremonti la via maestra è quella della difesa comune europea da finanziare in particolare con gli eurobond. È nella sostanza la posizione che stiamo invitando il governo a sostenere da mesi. Per avere maggiore sicurezza è indispensabile creare una vera difesa UE con fondi comuni, per programmi condivisi ed interoperabilità in mezzi, tecnologie e infrastrutture, con rafforzamento dell'industria europea in modo anche da razionalizzare le spese, invece di aumentarle in modo non coordinato e instabile. Invitiamo allora la presidente del consiglio a correggere la rotta. È tempo di costruire un pilastro europeo nella Nato, per evitare il rischio di impegni per centinaia di miliardi solo di risorse nazionali, a vantaggio peraltro soprattutto dell'industria statunitense, oggi privi di copertura economica, che richiederebbero dunque più debito o tagli pericolosi. Ci fa piacere che questa idea si faccia largo tra importanti esponenti della maggioranza. La premier dovrebbe ascoltarli di più". Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“Quella del cinema è una lobby tanto potente quanto corrotta che me l'ha fatta pagare”. Davanti a queste dichiarazioni gravissime, il corrispondente Rai a Parigi, Gennaro Sangiuliano, dovrebbe recarsi in procura e sporgere denuncia, se ritiene di essere a conoscenza di fatti penalmente rilevanti. Le sue parole non possono essere liquidate come una semplice provocazione politica, tanto più che lo stesso ex ministro ha dichiarato di non occuparsi più di politica attiva. Chiediamo con fermezza che siano forniti chiarimenti urgenti su quanto affermato: sarebbe del tutto irrituale che un dirigente della Rai, servizio pubblico, si prestasse a fare da amplificatore a una campagna politica condotta da Fratelli d’Italia in toni che rischiano di degenerare in puro sciacallaggio. Peraltro, da quanto apprendiamo dalla stampa e non smentito dalla dg Cinema del MiC, gli atti sono stati approvati nel 2023 e quindi firmati, gestiti e politicamente coperti dall’attuale governo e, per essere precisi, proprio quando a capo del MiC era Sangiuliano” così una nota dei componenti democratici in vigilanza Rai.
“Basta scaricabarile. Basta sciacallaggi. Chi governa da tre anni non può continuare a dare la colpa ai governi precedenti. Le dichiarazioni dei Trancassini di turno sul caso Villa Pamphili rappresentano l’ennesimo, squallido episodio di sciacallaggio politico. Ma soprattutto rivelano un dato imbarazzante: il ministro Giuli non parla nemmeno con i suoi uffici. Infatti, mentre lui e il suo partito alimentano la grancassa
della polemica, la Direzione Generale Cinema del Ministero parla di procedura regolare e conferma che sono già stati avviati controlli interni per accertare eventuali frodi. Chi ha ragione? Lo chiarisca il ministro Giuli. E magari lo chieda anche alla sottosegretaria Borgonzoni, a cui ha personalmente confermato la delega al cinema. Ci saremmo aspettati maggiore cautela e senso delle istituzioni. Da Fratelli d’Italia, invece, il solito copione: tentare goffamente di scaricare la responsabilità su altri peraltro per atti che, da come leggiamo sulla stampa, sono stati approvati nel 2023 e quindi firmati, gestiti e politicamente coperti dall’attuale governo” così una nota dei deputati democratici della commissione Cultura della Camera dei deputati.