Scrittore perseguitato dal governo algerino non si fida del nostro Paese
“Lo scrittore algerino Kamel Daoud rischia il carcere in Algeria per reati di opinione. Faccio mio l’appello della sua editrice italiana Elisabetta Sgarbi: il governo italiano intende lasciar cadere il mandato di cattura internazionale contro di lui?” così, sui social, la vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, che presenterà un’interrogazione parlamentare ai ministri Nordio, Tajani e Giuli per sapere come il governo intenda intervenire per proteggere lo scrittore algerino, perseguitato dal suo governo. Daoud ha infatti annunciato che non sarà presente alla Milanesiana perché teme che l’Italia non lo tuteli dalla richiesta di estradizione.
“Volano gli stracci al Collegio Romano. Dopo l’intervista a Libero in cui la sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha duramente criticato l’operato del ministro Giuli sulle politiche cinematografiche, attribuendogli i ritardi nei finanziamenti, è arrivata una nota dell’ufficio stampa del Ministero che, escludendola dal prossimo incontro sulle materie cinematografiche, sancisce di fatto la sua sfiducia politica.” Lo dichiara il democratico Matteo Orfini, componente della Commissione Cultura della Camera, che aggiunge: “Nel merito dell’intervista, le dichiarazioni della Borgonzoni sono lunari. Parla come una passante, quando invece è sottosegretaria con delega al cinema da anni. In tutto questo tempo ha operato in stretta connessione con la Direzione Generale Cinema del MIC, intervenendo spesso anche in maniera eccessiva sulle decisioni organizzative. Ora tenta di sottrarsi alle sue responsabilità, ma se fosse vero quanto dice, la prima che dovrebbe fare un passo indietro è lei.”
“La verità – prosegue Orfini – è che questo Governo vuole scientemente affossare l’industria cinematografica italiana, considerata politicamente scomoda. Una visione miope e ideologica che sta già producendo effetti drammatici sulla pelle di migliaia di lavoratori: maestranze, artisti, tecnici e imprese dell’indotto. Un intero comparto è fermo da mesi, paralizzato dalle scelte sbagliate del Governo Meloni, e rischia di scivolare in una crisi irreversibile.”
“Per questo – conclude Orfini – abbiamo depositato una proposta di legge sia alla Camera che al Senato, promossa dalla segretaria Elly Schlein, per aggiornare la legge Franceschini e affrontare finalmente nel merito le questioni organizzative e strategiche del settore. Istituire una agenzia per il cinema e l'audiovisivo dotata di autonomia, professionalità e competenza è la via maestra per liberare il settore da questa cappa di dilettantismo e aggressività che lo sta soffocando. Chiediamo una rapida calendarizzazione.”
La risposta del governo Meloni e in particolare del ministro della Cultura Giuli alla crisi del settore editoriale è del tutto insufficiente e lacunosa e tradisce il mondo dell’editoria di fronte al grido d’allarme lanciato dagli editori al Salone del Libro di Torino e alle promesse non mantenute. Il ministero, rispondendo a un nostro Question Time in commissione, non ha dato tempi certi o impegni chiari per potenziare il finanziamento al settore. Non possiamo accontentarci di generiche dichiarazioni d’intenti. Serve un intervento strutturale, e serve subito.” Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura.
“La sostituzione della 18app con la Carta Cultura e del Merito – prosegue l’esponente dem – ha smantellato una misura universale, trasformando un diritto in un premio legato a requisiti reddituali e di merito. Non è accettabile che l’accesso alla cultura venga condizionato in questo modo, specie per le giovani generazioni”.
“Senza una legge quadro sul libro – conclude Manzi - senza risorse e strumenti stabili, l’Italia rischia di compromettere una delle sue industrie culturali più importanti. È urgente convocare un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore e costruire una politica del libro che guardi al lungo periodo. Chiediamo una visione strategica, non misure spot con scadenze predefinite. La cultura non può essere lasciata alla precarietà delle singole iniziative: serve un impegno serio, continuativo e strutturato”.
“La situazione dell’editoria italiana è preoccupante e i dati emersi dal Salone del Libro di Torino devono far riflettere il Governo su quanto (non) è stato fatto finora.” Così i deputati democratici Manzi, Iacono, Orfini e Berruto componenti della Commissione Cultura della Camera, che oggi hanno presentato un’interrogazione urgente al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che sarà chiamato a rispondere domani in Commissione.
“L’impatto delle scelte del Governo, dai tagli alla 18App alla mancata adozione di misure compensative per il settore, sta producendo effetti allarmanti. Lo confermano i dati diffusi dall’Associazione Italiana Editori (AIE), che registrano nei primi quattro mesi del 2025 un crollo del 3,6% nel mercato dell’editoria di varia, con quasi un milione di copie vendute in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, e una riduzione della spesa per libri di 15,9 milioni di euro.”
“La nuova ‘Carta della cultura giovani’ e la ‘Carta del merito’, introdotte in sostituzione della 18App, hanno ristretto l’accesso ai benefici, burocratizzato e complicato le procedure, riducendo drasticamente la capacità di spesa in beni culturali da parte dei giovani: nei primi quattro mesi del 2025 gli acquisti con queste carte si sono ridotti di circa 30 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato che conferma il flop del nuovo impianto che non funziona e rischia di impoverire il tessuto culturale ed economico del Paese.”
“Nell’interrogazione – proseguono i deputati dem – chiediamo al ministro quale politica di sostegno il Governo intenda adottare per rilanciare la lettura, semplificare l’accesso alle misure, ristabilire un principio di universalità per il bonus cultura, e soprattutto aprire un confronto con l’intera filiera del libro, dalle case editrici ai librai fino ai bibliotecari, per trovare soluzioni concrete e strutturali. Serve un cambio di passo immediato” concludono.
Il Governo si spacca in Cdm, la maggioranza non c’è più. Non si può far finta di niente se Salvini e i suoi Ministri votano contro l’impugnativa della legge del Trentino sul terzo mandato e in Friuli Venezia Giulia gli assessori della Lega rimettono le deleghe. Il vicepremier Salvini vuole piegare le leggi alle sue volontà per accontentare governatori e sindaci della Lega. Sulle istituzioni e sul loro funzionamento si sta giocando la partita delle candidature nel centrodestra e le scarse speranze di Salvini di recuperare qualche consenso al Nord. Del resto che a lui del paese importa poco non si vede solo da come si occupa delle infrastrutture, ma anche dal sostegno a una delega per l’attuazione dell’Autonomia che praticamente prevede una riscrittura della legge dopo la bocciatura da parte della Consulta. Sempre senza senso e soprattutto senza risorse.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La crisi del cinema italiano non è una percezione, è una realtà sotto gli occhi di tutti, che il governo continua irresponsabilmente a negare”. Così il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini interviene sulla polemica esplosa tra il mondo dello spettacolo e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
“Da oltre un anno – sottolinea l’esponente dem – il comparto è in grave sofferenza. Le produzioni sono ferme, migliaia di lavoratrici e lavoratori sono senza prospettive. Le associazioni di categoria, dai produttori agli attori, dai tecnici ai registi, lanciano da mesi l’allarme. E il governo non solo non ascolta, ma risponde con attacchi violenti a chi osa alzare la voce, come dimostrano le reazioni scomposte alle parole di artisti come Elio Germano e Geppi Cucciari”.
“E’ in atto – continua il deputato Pd - una strategia consapevole e ideologica, che mira da un lato a favorire le grandi piattaforme a discapito delle piccole e medie produzioni italiane, vera spina dorsale della nostra creatività e dall’altro a colpire un settore visto come ‘ostile’ solo perché culturalmente vivace e pluralista. Anche Pupi Avati ha ricordato che questo racconto di un cinema politicizzato è falso. Il nostro cinema è patrimonio culturale e industriale del Paese. Ha bisogno di attenzione, non di persecuzioni”.
“Il Partito Democratico - conclude Orfini - continuerà a portare in Parlamento le richieste di tutto il settore e a chiedere l’immediata calendarizzazione della proposta di legge, prima firmataria Elly Schlein, per l’istituzione di una Agenzia autonoma per il Cinema e l’Audiovisivo, sul modello francese. Un organismo indipendente e moderno, in grado di garantire una governance efficiente a una filiera che conta oltre 180.000 addetti, tra diretti e indiretti e merita rispetto, risorse e visione”.
“Domani, nel corso dell’Ufficio di Presidenza della Commissione Cultura della Camera, il gruppo del Partito Democratico chiederà al Presidente Federico Mollicone di calendarizzare l’esame delle
proposte di legge sulla crisi dell’industria cinematografica e audiovisiva nazionale. Una richiesta urgente, che punta ad aprire in Parlamento una discussione seria e strutturata, con l’audizione di tutte le categorie coinvolte: artisti, lavoratori, tecnici, produttori, distributori”. Lo dichiara la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi, che aggiunge: “Non possiamo più permetterci ritardi, serve un confronto reale con tutti gli operatori di un comparto che per colpa del governo è sempre più in difficoltà”. La richiesta del Pd arriva nel pieno di una mobilitazione corale del settore cinematografico in cui circa 100 tra attori, registi e sceneggiatori hanno firmato una lettera aperta indirizzata al Ministro della Cultura Alessandro Giuli e ai Sottosegretari Borgonzoni e Mazzi, denunciando “una situazione lavorativa e produttiva indubbiamente in crisi”.
“Quando un intero settore si mobilita – sottolinea Manzi - un Ministro non può far finta di niente o peggio ancora offendersi e insultare chi giustamente pone un problema alla politica. Chiediamo un confronto immediato, è tempo di una vera stagione di ascolto. Il futuro del cinema italiano non può più aspettare.”
Mollicone convochi commissione su crisi audiovisivo
“Quando un intero settore si mobilita, un Ministro non può far finta di niente. Il Cinema Italiano, in crisi profonda, ha alzato la voce. Attori, registi, sceneggiatori, tecnici, professionisti di ogni ambito hanno unito le forze per denunciare una realtà insostenibile. Non si può più ignorare la gravità della situazione, che sta mettendo a rischio la cultura e l’industria cinematografica del nostro Paese.”
Con queste parole, i componenti democratici della Commissione Cultura della Camera commentano la lettera aperta che circa 100 tra registi e attori hanno indirizzato al Ministro della Cultura Alessandro Giuli e ai Sottosegretari Borgonzoni e Mazzi. L'appello riguarda la “situazione lavorativa e produttiva del cinema italiano”, che, secondo quanto scritto, “è indubbiamente in crisi.”
“Il Ministro Giuli - aggiungono i membri della Commissione - non può sottrarsi alla responsabilità di un confronto serio e urgente. Già da tempo, la nostra richiesta è chiara: apriamo una discussione pubblica in Parlamento con gli addetti ai lavori per dare avvio a una vera e propria stagione di ascolto. Il presidente Mollicone, invece di continuare ad attaccare a testa bassa, prenda atto della gravità della situazione, smetta di insultare e calendarizzi con urgenza l’esame in commissione delle proposte di legge e delle risoluzioni sulla crisi dell’industria audiovisiva italiana. Ogni giorno che passa senza un dialogo concreto è un giorno perso. Non possiamo permetterci altri ritardi e rinvii”, concludono i democratici.
“È positivo che il ministro Giuli porti all’attenzione del Consiglio europeo il rischio dei dazi e il valore strategico dell’industria cinematografica. Ma sarebbe opportuno che mostrasse la stessa attenzione anche in Italia, dove il comparto sta affrontando una crisi gravissima, frutto di scelte politiche errate e di una costante mancanza di dialogo con il settore” lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera.
“L’industria cinematografica italiana - aggiunge Manzi - sta attraversando una crisi profonda, e le responsabilità del governo Meloni sono evidenti. Fin dall’inizio del suo mandato, l’esecutivo ha adottato provvedimenti penalizzanti, tagliando risorse fondamentali e generando un clima di incertezza che sta mettendo in ginocchio un’intera filiera produttiva.
Si tratta di un settore che rappresenta da sempre un’eccellenza del nostro Paese, riconosciuta a livello internazionale, e che oggi si trova ad affrontare danni economici e occupazionali senza precedenti.
Chiediamo al governo di fermarsi e di venire in Parlamento: è qui che intendiamo aprire un confronto pubblico, trasparente, e dare voce a tutti gli operatori e le operatrici del settore. Un confronto che deve avvenire senza attacchi o delegittimazioni da parte della maggioranza, e che abbia come obiettivo il miglioramento della legislazione esistente e il rilancio dell’audiovisivo italiano. Le critiche e le proposte che arrivano dal mondo del cinema e della cultura non possono essere liquidate con superficialità o sarcasmo: meritano rispetto, ascolto e risposte concrete” conclude la democratica.
Serve confronto in Parlamento
"È ora di smetterla con il vittimismo. Non parliamo di insulti, ma di critiche legittime e fondate. Il ministro Giuli dovrebbe comportarsi da ministro della Repubblica, rappresentando tutti i cittadini, e non limitarsi a attaccare e rivendicare un’identità di parte, come fa ogni volta che interviene pubblicamente, dichiarandosi ‘a lavoro’ per quel fantomatico 30% che sostiene il suo partito” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della camera, Irene Manzi. “Invece di affrontare il merito delle questioni - aggiunge Manzi - Fratelli d’Italia continua a mettere in scena il solito teatrino, tentando di spostare l’attenzione dalla crisi profonda in cui il governo ha gettato l’intero comparto dell’audiovisivo, un settore strategico per il Paese. Le proteste e le voci autorevoli che si stanno alzando questi giorni sono legittime e meritano ascolto, non denigrazione. Il disagio è reale e richiede risposte concrete, non propaganda. Per questo – conclude Manzi – invitiamo Fratelli d’Italia e il ministro Giuli a un confronto serio nelle sedi istituzionali. Chiediamo al presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, di calendarizzare al più presto la proposta di legge e la risoluzione presentate dal Partito Democratico sull’audiovisivo. È in Parlamento che si devono affrontare i problemi e trovare soluzioni per il futuro del settore."
Basta piagnistei, si parli della crisi dell’industria audiovisiva causata dal governo
"Le dichiarazioni del Ministro Giuli sono inqualificabili. I suoi attacchi a chi esprime dissenso sono indegni per chi dovrebbe rappresentare e tutelare le istituzioni culturali nell’interesse di tutti gli italiani. Ancora una volta, di fronte a critiche fondate e argomentate, il Ministro preferisce rifugiarsi nel vittimismo, alzando un polverone mediatico per evitare il confronto nel merito. Nessuno ha insultato nessuno: sono state sollevate questioni reali, gravi e urgenti che meritano risposte, non denigrazione o controinformazione".
Lo dichiarano i componenti del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera, che aggiungono:
"Il governo sta scientemente affossando l’industria audiovisiva italiana. Serve un confronto immediato, pubblico e trasparente. Chiediamo che il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, calendarizzi senza ulteriori ritardi la proposta di legge Schlein sul cinema e avvii un dibattito sullo stato del cinema e dell’audiovisivo in Italia. Le voci del settore devono essere ascoltate in Parlamento, in piena libertà e senza timori di essere silenziate o delegittimate".
"Non è accettabile – concludono – che ogni volta che si sollevano critiche di merito, si venga accusati di essere 'contro il Paese'. Il Ministro Giuli la smetta con i piagnistei e metta da parte l’atteggiamento permaloso e vittimistico: cominci, per una volta, ad ascoltare davvero il mondo della cultura. È tempo che si comporti da Ministro".
"Ieri durante i David il mondo del cinema ha alzato la voce in modo netto e autorevole: registi, produttori, attori e operatori del settore hanno denunciato pubblicamente una situazione ormai non più sostenibile. L’industria cinematografica e audiovisiva italiana è in crisi, e questa crisi è stata determinata dalle scelte del Governo Meloni. Con il ministro Sangiuliano, la sottosegretaria Borgonzoni e ora anche il ministro Giuli, il comparto è stato abbandonato all’incertezza normativa, alla riduzione delle risorse economiche e a un disinteresse che ha spinto via dal nostro Paese le grandi produzioni internazionali. Il risultato? Una crisi occupazionale senza precedenti e produzioni italiane costrette a rinviare progetti fondamentali. È il momento di cambiare passo. Chiediamo che il Parlamento avvii immediatamente un’indagine conoscitiva sullo stato dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana. Il Presidente della
Commissione cultura della Camera, Mollicone, non può continuare a far finta di non ascoltare e ha il dovere di fornire risposte concrete e di confrontarsi apertamente con le istanze che arrivano dall’opposizione e da tutto il settore." Così una nota di Irene Manzi, Capogruppo PD Commissione Cultura della Camera.
“Mentre il ministro Giuli si abbandona alla consueta retorica autoreferenziale parlando di una “storia d’amore” tra il MiC e il cinema italiano, il settore sprofonda in una crisi profonda e strutturale. Peccato che la sua narrazione autocelebrativa sia stata accolta con evidente disagio dai rappresentanti di una categoria che da mesi lancia l’allarme, inascoltata, sulle incertezze normative, i ritardi nei finanziamenti e il mancato dialogo con le istituzioni” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi che aggiunge: “Fa male constatare che anche nella sede più alta della Repubblica, il Quirinale, il ministro non sia riuscito a trattenere la voglia di fare propaganda, ribadendo – con toni sempre più distanti dalla realtà – che “tutto va bene”. Nulla di più falso. L’industria cinematografica italiana è allo stremo, e il Governo è il principale responsabile di questa situazione. I numeri parlano chiaro: progetti fermi, tax credit bloccati, aziende e lavoratori lasciati nell’incertezza. Le promesse si moltiplicano, ma i fatti non arrivano. Ribadiamo – aggiunge Manzi - con forza la richiesta al presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, di avviare immediatamente un’indagine conoscitiva sullo stato dell’arte dell’industria cinematografica italiana. E’ necessario un confronto serio e trasparente con tutte le categorie coinvolte. Agire da soli, senza ascolto, sarebbe un ulteriore gravissimo errore”, conclude la democratica.
Ho il piacere di invitarla alla presentazione del libro “Portuali e marittime, perché no? La disparità di genere nei porti italiani”, scritto da Barbara Bonciani, docente all’Università di Pisa, vicepresidente dell’associazione internazionale RETE ed ex Assessora al porto del Comune di Livorno.
L’incontro si terrà martedì 7 maggio alle ore 11.30 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati.
Il volume, edito da FrancoAngeli nella collana Social DistrActors, rappresenta il primo studio organico sulla condizione femminile nei settori portuale e marittimo, e ne analizza cause, effetti e prospettive, integrando approccio scientifico e testimonianze dirette.
Oltre all'autrice interverranno:
On. Valentina Ghio, vicepresidente Gruppo PD alla Camera e componente Commissione Trasporti
On. Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente sui diritti umani nel mondo
Enzo Raugei, Presidente della Compagnia Portuale di Livorno
Martina Senesi, lavoratrice portuale
Luciana Mirella Cambiaso, comandante di lungo corso
Amedeo d’Alessio, Segretario nazionale Filt-Cgil
Modera: Giulia Sarti, giornalista del Messaggero Marittimo
Sarà un’occasione importante per riflettere insieme su un tema ancora poco esplorato ma fondamentale per l’equità, l’innovazione e la competitività del nostro Paese.
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L’incontro si terrà martedì 7 maggio alle ore 11.30 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati.
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