La deputata del Partito Democratico Laura Boldrini è intervenuta oggi alla Camera chiedendo un’informativa urgente del governo sulla situazione in Libano.
Boldrini ha denunciato l’escalation del conflitto e le conseguenze sulla popolazione civile, citando le migliaia di vittime e feriti, il milione e quattrocentomila sfollati, gli attacchi ad interi quartieri altamente popolati delle città del sud e nella capitale Beirut e a infrastrutture civili come acquedotti, “per usare la sete come arma di guerra”, a tutti i ponti sul fiume Litani. È il “modello Gaza”, ha sottolineato, “che fa tabula rasa di tutto, in modo indiscriminato.”Boldrini ha chiesto un’iniziativa politica dell’Italia e dell’Unione europea.
Nel suo intervento Boldrini ha invocato la necessità di “fermare Netanyahu”: “Va fermato per il genocidio a Gaza, va fermato per la pulizia etnica in Cisgiordania, va fermato per la guerra in Libano, va fermato per l’aggressione all’Iran, va fermato perché ha compromesso l’accordo per riaprire lo Stretto di Hormouz. E va fermato perché il suo obiettivo è “il grande Israele”, diventare potenza dominate dell’intero Medio Oriente a discapito degli altri paesi. E non va fermato con le esortazioni, perché così Benjamin Netanyahu non si ferma. Bisogna mettere le sanzioni, bisogna fare in modo che ci siano conseguenze pesanti che lui e i suoi ministri avvertano con forza”.
Boldrini ha anche sollecitato il governo a riferire in Parlamento su cosa intenda fare in ambito UE, sottolineando che il voto dell’Italia è determinante sulla sospensione dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, un accordo basato sul rispetto dei diritti umani. “Tutti i diritti umani sono stati calpestati dal governo Netanyahu”, ha concluso e “quell’accordo non può continuare”.
“Ricordare Amendola nel centenario della morte significa in primo luogo non dimenticare che cosa è stato il fascismo, la sua natura violenta e autoritaria, altro che ‘Mussolini ha fatto anche cose buone’. Condurrà una battaglia senza quartiere sia in Parlamento sia delle colonne de ‘Il Mondo’, contro la violenza squadrista. Amendola, liberale intransigente, non si farà mai intimidire. Nonostante il 26 dicembre del 1923 fosse stato bastonato dai fascisti darà vita l’anno successivo all'Unione nazionale a cui aderiranno figure importanti e intellettuali dell'epoca tra cui Calamandrei e Rossi. Sarà tra i promotori dell'Aventino e forse dovremmo provare anche a riflettere meglio su quell'esperienza che oggi giudichiamo in maniera retrospettiva in modo negativo. Credo che la scelta legalitaria che fecero Amendola e Turati fosse una scelta giusta e in piena coerenza con quella di Giacomo Matteotti non rispondere alla violenza con la violenza. A loro venne a mancare l’apporto del capo dello Stato, il re, che tra la legalista e il fascismo scelse il secondo. In una lettera a Turati nel dicembre 1925 auspicava che ‘i figli e i nipoti benediranno la memoria di colori che non disperarono e che nel folto della notte più buia testimonieranno per l’esistenza del sole’. Se oggi viviamo nel sole della democrazia repubblicana, lo dobbiamo a uomini come Giovanni Amendola a cui oggi doverosamente abbiamo reso omaggio”.
Così Federico Fornaro, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula per commemorare la figura di Giovanni Amendola.
"Abbiamo espresso ferma condanna per l'attacco di Trump nei confronti della Presidente del Consiglio italiano. Come ricordato dalla segretaria Elly Schlein, la libertà, la sovranità e l’autonomia del nostro Paese da attacchi e ingerenze esterne vanno difese sempre, a prescindere dal colore dei governi di turno: ne va della dignità dell’Italia.
Tuttavia, quella che viene definita come una svolta della premier Meloni, in realtà, è una giravolta. Una giravolta tardiva, poco credibile e inefficace. I danni al nostro Paese sono già stati enormi. L’Italia oggi è isolata in Europa e irrilevante a livello internazionale.
La Presidente del Consiglio aveva dichiarato di voler fare da pontiera con Trump e si è invece ritrovata a essere portabandiera della sua ideologia politica e culturale. In questi anni ha scelto la subalternità anche quando ciò metteva a rischio la credibilità e la tenuta economica del Paese. Ha difeso più un rapporto politico che gli interessi nazionali.
Lo abbiamo visto sul “Board of Peace” che ha minato le Nazioni Unite. Con i silenzi sulle minacce militari alla Groenlandia e alle offese rivolte all’Europa. Con l'accondiscendenza sui dazi, considerati a tratti come un’opportunità, quando invece rappresentano una mannaia sull’export, sull’occupazione e su settori strategici del Paese. E lo abbiamo visto anche sull’Iran: ha impiegato giorni per una timida presa di posizione, quando invece avrebbe dovuto prendere con nettezza le distanze da un conflitto illegale che viola il diritto internazionale e che sta danneggiando famiglie e imprese italiane, con l’aumento dei carburanti, delle bollette e del costo della spesa.
Oggi Meloni prova ad uscire dall’angolo dell'imbarazzante rapporto con Trump che appare fuori controllo, ma resta il dubbio che sia solo calcolo politico. Se il cambio è reale, sia coerente: difenda il diritto internazionale, rafforzi l’Europa e metta al primo posto gli interessi dell’Italia. Altrimenti è solo opportunismo. In ogni caso, è del tutto evidente che la linea seguita finora era sbagliata e che la politica internazionale del governo Meloni è stata un errore colossale". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e Capogruppo in commissione politiche europee, a 4 di sera su Rete4.
Ho presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura per denunciare con forza le gravi criticità emerse nella gestione dei fondi pubblici destinati alla cultura e al turismo in Sicilia, con particolare riferimento alla Fondazione Taormina Arte. Le rivelazioni emerse dalla trasmissione Report del 12 aprile delineano un quadro allarmante: milioni di euro di risorse pubbliche gestiti attraverso meccanismi che sollevano seri dubbi sul rispetto delle regole di trasparenza, imparzialità e concorrenza, erogati tramite percorsi che aggirano di fatto le procedure di evidenza pubblica.”
“Non è più tollerabile che i fondi destinati alla cultura vengano gestiti con logiche discrezionali e senza piena trasparenza. La cultura non può diventare terreno di opacità o di relazioni privilegiate. Servono regole chiare, controlli rigorosi e responsabilità precise. Con questo atto parlamentare abbiamo chiesto al Ministro della Cultura di intervenire con urgenza per accertare eventuali responsabilità e porre fine a pratiche che rischiano di compromettere l’integrità della gestione pubblica. È necessario ristabilire criteri rigorosi e garantire che ogni finanziamento avvenga attraverso procedure pubbliche, trasparenti e competitive. Si tratta di un sistema che mina la credibilità delle istituzioni e penalizza operatori culturali e realtà meritevoli escluse da processi trasparenti. La gestione delle risorse regionali per la cultura e il turismo deve tornare ad essere uno strumento di sviluppo reale e non un terreno di ambiguità. Così la deputata del Pd Giovanna Iacono.
“Sulla partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia, continuiamo a registrare ambiguità da parte del governo. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a parole si è schierato, ma tutto si è poi trasformato in un nulla di fatto, eccezion fatta per la sanzione minacciata dalle istituzioni europee. Non è certo a colpi di carte bollate che si gestisce il patrimonio culturale italiano”. Così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che denuncia la “forte preoccupazione per le modalità con cui il governo sta procedendo, che finiranno per determinare un taglio di 2 milioni di euro ai finanziamenti alla Biennale”.
“È lecito chiedersi come sia possibile che il Ministero non riesca a dialogare nemmeno con figure che esso stesso ha contribuito a nominare, per giungere a decisioni di buon senso senza dover ricorrere allo scontro. Questa inattività rischia di tradursi nella perdita di importanti fondi europei, che rappresentano un sostegno essenziale per il sistema culturale e per il prestigio internazionale delle nostre istituzioni”
"Da due anni chiediamo al governo Meloni di non rinnovare il memorandum militare con Israele. Due anni di genocidio a Gaza, di attacchi illegali ad altri Paesi dell'area, dalla Siria all'Iran passando per il Libano, di pulizia etnica in Cisgiordania, due anni in cui da Meloni non è mai arrivata una sola parola ferma e inequivocabile di condanna sui crimini commessi da Benjamin Netanyahu e dal suo governo.
Le uniche, timide, critiche sono arrivate solo quando è stata colpita la parrocchia di Gaza, quando i soldati italiani di Unifil sono stati attaccati e quando al cardinale Pizzaballa è stato impedito di celebrare messa per la Domenica delle Palme.
Ora, forse, si è resa conto che il servilismo verso Trump e Netanyahu non solo non paga, ma è deleterio anche per lei e le fa perdere consenso. Ed ecco che arriva la sospensione del memorandum. Era ora!
Adesso l'Italia deve farsi parte attiva per la sospensione dell'accordo di associazione tra Ue e Israele, anziché ostacolarla come fatto finora. Ci sono più di un milione di firme di cittadine e cittadini dell'Unione che chiedono di agire in questo senso e tantissime di quelle firme sono italiane. Meloni non continui a ignorare queste voci". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Il governo intervenga per impedire il rinnovo automatico del mamorandum di cooperazione militare con Israele. Davanti al genocidio a Gaza, agli abusi in Cisgiordania, alle aggressioni illegittime a Iran e Libano, non si può continuare a fare finta di niente.
Quel memorandum è una vergogna per il nostro paese, rinnovarlo rende l'Italia complice di un governo genocida e spietato". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Giorgia Meloni ha mentito alle italiane e agli italiani dicendo anche in Aula alla Camera che con il suo governo sono diminuiti i migranti morti in mare.
Non è vero: sono aumentati del 150 per cento. Una strage continua di donne, bambini e uomini che non desta più neanche sgomento e che il governo cerca di occultare.
E i morti sono aumentati perché i soccorsi in mare da parte degli Stati sono stati ridotti all’osso e da parte delle ONG sono diventati molto più difficili, a seguito del decreto del ministro Piantedosi.
Oggi, insieme al collega Arturo Scotto, ho visitato la Ocean Viking, nave della ONG SOS Mediterranee, che in questi giorni è al porto di Siracusa ed è visitabile da chiunque voglia capire come lavora, come effettua i soccorsi e le tantissime difficoltà, spesso dovute ai molteplici divieti legislativi, che incontra pur di salvare vite.
A loro va il nostro più sentito ringraziamento perché, nonostante gli ostacoli continuano ostinatamente ad andare in mare e a salvare vite umane. Queste volontarie e questi volontari riempiono un vuoto lasciato dai governi che, invece di garantire il soccorso ed evitare le stragi nel Mediterraneo, si girano dall'altra parte". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo oggi in visita alla Ocean Viking ferma al porto di Siracusa.
Nicola Carè ha incontrato l’Ambasciatrice d’Australia in Italia, Julianne Cowley, in un confronto approfondito sui nuovi sviluppi che stanno rafforzando il rapporto tra l’Australia, l’Italia e l’Unione europea, in una fase internazionale in cui cooperazione strategica, sicurezza economica, innovazione e relazioni commerciali assumono un valore sempre più centrale. Nel corso dell’incontro, l’Ambasciatrice australiana in Italia ha richiamato alcuni passaggi centrali che delineano la nuova fase dei rapporti tra Australia e Unione europea. In particolare, ha affermato: “Tre elementi di rafforzamento ci avvicineranno ulteriormente: il partenariato in materia di sicurezza e difesa; i passi positivi compiuti dall’Australia verso l’adesione all’Associazione Horizon Europe; e l’accordo di libero scambio, che apporterà benefici a entrambe le parti, tra cui l’accesso a minerali critici (importanti per il settore della difesa italiano) e l’opportunità per l’Australia di beneficiare ulteriormente del settore manifatturiero avanzato e delle competenze italiane. L’Ambasciatrice ha poi sottolineato: “L’Australia e l’Unione europea hanno profondamente rimodellato la loro relazione. Riconoscendo che la distanza non è più una barriera e basandosi su tre nuovi pilastri di cooperazione, la nostra partnership è oggi più stretta e strategica che mai.” Soffermandosi quindi sul significato politico e strategico degli accordi recenti, ha dichiarato: “Gli accordi firmati dalla Presidente von der Leyen e dal Primo Ministro Albanese vanno oltre il commercio: aprono la strada a una cooperazione più profonda in materia di sicurezza e prosperità. L’Europa e l’Australia stanno definendo una nuova partnership per rafforzare la resilienza, in un momento in cui è necessario collaborare su sfide comuni, tra cui le minacce informatiche e ibride, la sicurezza economica e la lotta al terrorismo.”Nel corso del confronto è emerso anche il ruolo centrale dell’Italia in questa cornice di collaborazione. Come evidenziato dall’Ambasciatrice: “L’Italia svolge un ruolo fondamentale in Europa; l’accordo di libero scambio crea maggiori opportunità per le imprese australiane e italiane di investire, crescere e innovare insieme negli anni a venire.” Infine, particolare attenzione è stata dedicata al valore del Made in Italy e alla percezione estremamente positiva che esso continua ad avere in Australia: “Gli australiani nutrono una profonda ammirazione per il marchio “Made in Italy”. Con l’introduzione di nuove tutele e l’eliminazione dei dazi, potremo godere di una quantità ancora maggiore di prodotti italiani di alta qualità.” Al termine dell’incontro, Nicola Carè ha dichiarato: “Il colloquio con l’Ambasciatrice Julianne Cowley ha confermato con grande chiarezza quanto il rapporto tra Australia, Italia e Unione europea stia assumendo un valore sempre più strategico in una fase storica nella quale sicurezza, innovazione, cooperazione economica, ricerca, sviluppo industriale e difesa degli interessi comuni non possono più essere considerati temi separati, ma parti integranti di una stessa visione politica e istituzionale, fondata sulla capacità di costruire relazioni solide, moderne e lungimiranti tra Paesi amici, rafforzando al tempo stesso il ruolo dell’Italia come interlocutore credibile, protagonista in Europa e punto di riferimento per promuovere crescita, stabilità e nuove opportunità concrete per le imprese, i territori e le nostre comunità.”
“Il conflitto illegale avviato da Trump in Iran sta incendiando il mondo, provocando un terremoto geopolitico ed economico. Siamo di fronte a un attacco barbaro al diritto internazionale e alla diplomazia, privo di strategia e carico di rischi globali. Il governo non si sta dimostrando all’altezza del ruolo che l’Italia dovrebbe avere a livello internazionale. È ambiguo, subalterno, schiacciato sulle posizioni di Trump e non ha preso le distanze da una guerra illegale, illogica, irrazionale e pericolosa. Speriamo solo che la flebile tregua regga”. Lo afferma Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue della Camera.
“Sul piano economico – evidenzia l’esponente dem – ci sono ricadute dirette sui cittadini. Questa crisi sta generando uno shock energetico con effetti pesanti soprattutto per il nostro Paese: aumento del costo dei carburanti, delle bollette e del carrello della spesa. Il governo è stato immobile e inadeguato, intervenendo con enorme ritardo e con misure inefficaci e insufficienti, peraltro finanziate tagliando risorse a sanità e servizi”.
“Serve – conclude De Luca - un cambio di passo netto. Il governo dovrebbe recuperare autorevolezza se ne è capace, difendere la costituzione e il diritto internazionale, dire no agli alleati quando sbagliano e lavorare in Europa per recuperare un ruolo da protagonista che oggi purtroppo manca”.
“Sulla situazione dei carburanti negli aeroporti italiani non servono minimizzazioni, ma chiarezza e responsabilità. Dopo la nostra richiesta di informativa al governo, sono arrivate rassicurazioni da parte di Enac, secondo cui non ci sarebbe alcuna emergenza. Ma restano elementi di preoccupazione che non possono essere liquidati con leggerezza, considerando che il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz è stato nuovamente bloccato”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, deputato e capogruppo Pd in commissione Trasporti.
“Il rischio – sottolinea l’esponente dem – è che il livello del dibattito scenda a polemiche superficiali, mentre serve un confronto serio e trasparente su un tema che riguarda il funzionamento del Paese. Chiediamo al governo a che punto sia realmente la situazione e se siano stati avviati confronti con le compagnie aeree, con gli aeroporti e con le associazioni di settore. Ad oggi non arrivano risposte da chi dovrebbe darle, a partire dai ministri competenti, Salvini e Urso. Per questo ribadiamo la richiesta che il governo venga al più presto in Aula a riferire”.
“Non si tratta di alimentare allarmismi - conclude Barbagallo - ma di prevenire rischi che potrebbero avere conseguenze serie. Parliamo di un settore strategico, con impatti su mobilità, turismo, imprese e cittadini. Il confronto parlamentare è indispensabile per affrontare situazioni complesse e individuare soluzioni efficaci. Purtroppo, su questo, come su altri temi, il governo continua a sottrarsi al confronto, mentre noi chiediamo responsabilità, trasparenza e risposte concrete nell’interesse del Paese”.
"Questa mattina la notizia della tregua in Iran sembrava l'inizio di una svolta, soprattutto per gli effetti sullo stretto di Hormuz e per la popolazione civile iraniana. Ma i raid feroci di Israele sul Libano stanno compromettendo tutto.
E' di queste ore la notizia che il governo di Tel Aviv ha bombardato su quartieri residenziali di Beirut, uccidendo più di 300 persone. La situazione nella capitale libanese è drammatica: le strade sono congestionate e non riescono nemmeno a passare le ambulanze per soccorrere i feriti.
Adesso l'Iran fa sapere di volere nuovamente bloccare Hormuz se Netanyahu non si fermerà. La guerra illegale di Netanyahu mina la tregua tra Usa e Iran, ma nessuno si permette di fermare la sua furia distruttiva, di costringerlo a un cessate il fuoco immediato anche in Libano.
Non è accettabile che il governo israeliano continui nella totale impunità a seminare instabilità, morte e distruzione per estendere sull’intera regione mediorientale il proprio potere e per portare avanti il progetto della Grande Israele.
Limitarsi a chiedere, con Netanyahu, non basta: si impongano sanzioni a lui e al suo governo, si sospenda l'accordo di associazione con l'Ue e si chiudano gli scambi commerciali e la compravendita di armi con Israele. L’inazione colpevole dei governi e dell’Unione europea pesa sul futuro del mondo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La tregua ferma l'avventura militare, ma il clima in MO è incendiario, soprattutto nel Libano. Trump e Netanyahu usano Board of War per risolvere i conflitti fuori dal diritto internazionale, col silenzio timoroso della dx italiana. UE esca dall'angolo con negoziati e diplomazia” così sui social il capogruppo del Pd nella commissione Esteri del Camera, Enzo Amendola.
Il cessate il fuoco in una guerra insensata e ingiustificabile è una buona notizia, ma non basta. Dopo settimane di devastazione, ricatti e blocchi, è inaccettabile che si continui a giocare sul destino del Medio Oriente. Donald Trump e Benjamin Netanyahu devono assumersi fino in fondo la responsabilità delle loro scelte: fermare davvero e immediatamente i bombardamenti, porre fine a ogni escalation e garantire senza ambiguità la protezione della popolazione civile.
Non servono dichiarazioni di facciata né tregue fragili: serve una svolta concreta, verificabile, che metta al centro il diritto internazionale e che tuteli anche le forze di pace impegnate nell’area come gli italiani in Libano.
Quanto accaduto finora pesa come una responsabilità politica e morale gravissima a cui il governo Meloni non è stato in grado di muovere critica e prendere distanze, né di esercitare opera di persuasione sull’amico Trump.
Allo stesso tempo, la comunità internazionale non può continuare a restare spettatrice. A partire dall’Unione europea, è necessario un protagonismo forte, autonomo e credibile: l’Europa deve uscire dall’ambiguità, esercitare pressione politica e diplomatica reale e guidare un processo che costruisca finalmente una pace vera, giusta e duratura.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Un cessate il fuoco è sempre un sospiro di sollievo. Ma è una tregua fragile e parziale, che esclude il Libano, a dimostrazione della volontà di Netanyahu di portare avanti una guerra permanente. Tutte le parti ora sono chiamate a rispettare la tregua, ma siamo arrivati a un passo dall’abisso. Quando si minaccia di morte un’intera civiltà, il mondo ha già perso. E questa sconfitta morale è stata inflitta da Donald Trump. Restano i morti civili, la devastazione e un gigantesco fallimento politico di una guerra illegale e contraria ai nostri interessi: il regime è ancora lì, più brutale di prima e con le chiavi di Hormuz ha un’arma geopolitica potentissima. Ora l’Italia sostenga il ritorno alla diplomazia, di un ruolo delle Nazioni Unite e di un protagonismo dell’Europa che è stata irrilevante. Per farlo, però, servirebbe il coraggio di esprimere quel giudizio politico di condanna sull’idea di mondo di Trump e Netanyahu, un mondo di instabilità e guerra. Una condanna che fin qui è mancata”. Lo ha detto il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, intervenendo a ‘L’Aria che tira’ su La7.