“Il messaggio più devastante che ha dato nel 2026 il Governo di Giorgia Meloni è stato quello di indicare come priorità la legge elettorale e ignorare i veri problemi degli italiani. Invece di occuparsi di carovita alle stelle, stipendi più bassi d’Europa, aumenti dei carburanti, liste d’attesa record, tagli nei trasporti e fallimento nella sicurezza la maggioranza si preoccupa solo delle proprie poltrone e di come cambiare in corsa le regole del gioco per difenderle. Lo fanno perché sono in caduta libera e vogliono cercare un modo per restare aggrappati al potere. Noi dobbiamo continuare a fare esattamente il contrario: mettere in cima all’agenda le vere urgenze delle italiane e degli italiani, a partire dal lavoro che stiamo portando avanti insieme in Parlamento dove ogni giorno costruiamo proposte e iniziative condivise lavorando insieme alle altre forze di opposizione. In questi anni il Partito Democratico guidato da Elly Schlein ha dimostrato di avere le idee ben chiare sulle vere priorità del Paese e della nostra azione, non faremo l’errore di farci trascinare proprio adesso dalle difficoltà della destra in un estenuante dibattito politicista ma sono certo che continueremo insieme a tutte le altre forze politiche del centrosinistra a confrontarci sulle urgenze del Paese, anche per continuare ad aprirci e coinvolgere le nuove energie che stanno tornando a chiedere di partecipare e contribuire al cambiamento”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Trasporti, Andrea Casu, a Radio Roma 24, nella trasmissione “Sette minuti con…” condotta da Jacopo Nassi.
“La scelta del ministero della Cultura di non finanziare il docufilm dedicato a Giulio Regeni è stata grave e con motivazioni purtroppo deboli e politiche , come sembrano confermare anche le dimissioni avvenute in questi giorni di Paolo Mereghetti, Massimo Galimberti e ieri di Ginella Vocca, componenti delle sottocommissioni Cinema del Mic. Abbiamo posto la questione anche in Aula, durante il question time, con un’interrogazione a prima firma della nostra segretaria Elly Schlein, per chiedere spiegazioni sulle valutazioni compiute dalla sottocommissione ministeriale che appaiono motivate più da intenti politici che da ragioni artistiche ”. Lo afferma Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in commissione Cultura alla Camera.
“Il ministro – aggiunge l’esponente dem - ha preso le distanze dalle decisioni della commissione, ma il punto riguarda anche le modalità con cui queste commissioni vengono formate. In queste ore emergono notizie giornalistiche che collegano componenti delle commissioni a esponenti della maggioranza, del partito della Presidente del Consiglio Meloni e del ministro Giuli, delineando una vera e propria filiera interna ai processi di valutazione. Il caso del docufilm su Regeni è emblematico e dimostra come il metodo Giuli che vuole la politicizzazione delle commissioni, la riduzione delle risorse e un approccio egemonico rappresentino un mix micidiale per l’industria cinematografica. Un’industria che, giustamente, sta reagendo e alla quale va tutta la nostra solidarietà. La cultura e l’arte cinematografica devono restare libere dalla politica”.
“È un quadro – conclude Manzi - che conferma ancora una volta come questo governo sia più interessato all’occupazione di ruoli e cariche che a sostenere davvero la cultura e l’intero settore cinematografico, come purtroppo i tagli dell’ultima legge di bilancio sembrano confermare”.
“Il governo del merito applichi il merito davvero".
"Il ministero della Cultura- dopo le ultime leggi di bilancio- continua ad essere l fortemente penalizzato, segnando costantemente il segno meno. È un ministero che non riesce a essere protagonista come dovrebbe all'interno del Paese. Ci sarebbe bisogno, innanzitutto, di recuperare quei tagli draconiani a cui abbiamo assistito anche nell'ultima legge di bilancio. L'interesse del governo Meloni per la cultura sembra essere sostanzialmente pari a zero". La deputata Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, interviene sui tagli fatti dall’ultimo decreto accise ai tutti i ministeri- tra cui anche il ministero della Cultura- e sulle loro ricadute sul mondo della cultura, dal cinema ai musei, denunciando le politiche del governo Meloni.
“Lancio anche un allarme – aggiunge l’esponente dem - per il mondo del cinema: i tagli al Fondi per il Cinema e l’audio visivo stanno penalizzando le produzioni italiane, con conseguenze gravi innanzitutto in termini di lavoro per i professionisti, i tecnici, gli attori e le maestranze che operano in questo settore. Ma non solo, perdiamo competitività rispetto agli altri Paesi, in un ambito in cui l'Italia ha sempre avuto uno dei fattori chiave per la qualità e lo sviluppo della propria offerta culturale".
“In commissione – conclude Manzi - entrerà presto nel vivo l’esame proposte di legge sul settore, tra cui quella a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein. Saremmo molto felici se il governo e la sua maggioranza si sedessero al tavolo per programmare azioni concrete invece di limitarsi all'occupazione di posti, come è avvenuto con le nomine nei CDA dei musei, dove sono stati scelti componenti molto vicini alle forze politiche di governo. Questo governo parla tanto di merito, vorremmo che lo applicasse anche nelle scelte concrete che fa ogni giorno".
Le liste di attesa non sono un problema tecnico, né una questione amministrativa, ma sono lo specchio di un sistema sanitario che questo governo sta lentamente, ma sistematicamente smantellando. I numeri parlano chiaro: nel 2025, 5,8 milioni di persone sono state costrette a rinunciare a cure o esami, un cittadino su 10. Non stiamo parlando di piccoli disagi, ma di diritti negati, di malattie non diagnosticate, di cure impossibili. Chi può si rivolge al privato pagando, chi non può aspetta per l’eternità o rinuncia alle cure.
Le attese medie sono di 105 giorni, per una tac fino a 360 giorni, visite specialistiche 500 giorni, colonscopia 720 giorni. A questa situazione emergenziale il governo ha scelto di rispondere con la solita propaganda, anziché con i fatti. La mozione della maggioranza è piena di desiderata e di proposte ipotetiche, senza alcun obiettivo concreto.
Il cosiddetto decreto liste d'attesa, approvato nel giugno del 2024 a cinque giorni dalle elezioni europee, è stato presentato come una svolta storica. Ma era solo uno spot elettorale. A quasi due anni dall'approvazione, dopo 660 giorni, mancano ancora decreti attuativi fondamentali. Non ci sono piani straordinari di assunzioni. Non c'è un euro aggiuntivo strutturale per il personale. L'Organismo nazionale di verifica e controllo sulle liste d'attesa, istituito nel 2024 con oltre un milione e mezzo di euro di dotazione, non è ancora operativo. Un sistema opaco, garantito dalla totale assenza di controllo. Questo non è governare la sanità: è nascondere il problema sotto il tappeto.
La situazione è chiara. Lo certifica lo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio: il sistema sanitario italiano rallenta, sotto un costante sottofinanziamento, il privato cresce e i fondi sanitari sono in forte espansione. Così le disuguaglianze aumentano e si mina il principio costituzionale di universalità delle cure.
Per il Partito democratico la difesa del sistema sanitario nazionale è una priorità, e dovrebbe esserlo per qualsiasi governo, perché su questo ci giochiamo la democrazia di un paese e l'uguaglianza dei cittadini.
Le nostre proposte sono semplici e nette: portare il finanziamento pubblico al 7,5% del PIL, la media europea, in un percorso pluriennale credibile; superare i tetti di spesa per il personale e avviare un piano straordinario di assunzioni, perché mancano quarantamila tra medici e infermieri e la situazione peggiora ogni anno, adeguando le retribuzioni e prevedendo incentivi economici per chi opera nelle aree interne o disagiate; rendere la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa pienamente trasparente, con dati leggibili per regione e per struttura; rendere finalmente operativo l'Organismo di verifica e controllo; vietare la chiusura delle agende e garantire il pieno rispetto della normativa su intramoenia, quando il pubblico non riesce a rispettare i tempi, evitando che il costo ricada sui cittadini; rafforzare la medicina territoriale e l'investimento in prevenzione.
Sono proposte che il Partito Democratico porta avanti da anni, a partire dalla legge Schlein che la maggioranza ha bocciato con la solita arroganza. Una emergenza seria merita una risposta vera. Per questo continueremo a batterci, perché la salute degli italiani non diventi una variabile dipendente dall'indifferenza di chi ci governa”. Lo ha detto in aula Ilenia Malavasi capogruppo Pd in commissione affari sociali della camera, dichiarando il voto favorevole alla mozione del Pd e contrario a quella di maggioranza.
“Da tempo in tanti si esercitano su questo tema. Come diceva De André, la gente dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio… Mi sfugge però il cuore del ragionamento: se si premette che Schlein è una delle figure che più ha contribuito al successo del No, perché mai l’esito dovrebbe essere un suo passo indietro? Fino a ieri Conte veniva dipinto come un alieno populista con simpatie putiniane e ora viene indicato come più attrattivo per i moderati? Ho sempre pensato che sia stato un ottimo premier e l’ho difeso da chi descriveva l’agenda Draghi come le nuove ‘tavole della legge’. Ora invece sembra che vada bene tutto purché non sia Schlein. Perché è fuori del giro? Troppo autonoma? Un motivo in più per sostenerla”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, intervistato dal Manifesto.
"Questo governo continua a mostrarsi colpevolmente immobile di fronte alle conseguenze economiche drammatiche che il conflitto sta scaricando sulle famiglie e sulle imprese italiane. I segnali sono sotto gli occhi di tutti: il prezzo dei carburanti è alle stelle, le bollette aumentano, e a cascata cresce il costo del carrello della spesa. Una pressione insostenibile per milioni di cittadini, a cui l'esecutivo non ha ancora dato alcuna risposta concreta. E non si tratta solo di inerzia economica. Ci sono voluti dodici giorni alla Presidente del Consiglio per presentarsi in Parlamento e illustrare la posizione ufficiale dell'Italia sul conflitto illegale avviato da Trump insieme a Netanyahu in Iran e lo ha fatto dopo aver dichiarato in televisione, poche ore prima, di non condividere e non condannare quell'intervento. Una posizione non solo tardiva, ma politicamente inaccettabile. Il Partito Democratico con la segretaria Elly Schlein ha chiesto di assumere una posizione politica di netta contrarietà alla guerra e di indisponibilità all'utilizzo delle basi militari per sostenere gli attacchi. Ed ha avanzato anche una proposta chiara e immediatamente praticabile per aiutare famiglie e imprese: attivare il meccanismo delle accise mobili, utilizzando cioè l'extra gettito IVA generato dai rincari, per abbassare il prezzo della benzina e alleggerire il peso del carrello della spesa per famiglie e imprese. Dal governo non è arrivata alcuna risposta. Tante dichiarazioni, nessuna misura. Solo buone intenzioni, ma nessuna azione concreta. Un silenzio che ha un costo reale, e lo stanno pagando gli italiani". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a Tagadà su La7
Ferma anche la riforma della rete di distribuzione.
“Ci siamo accorti tutti, andando a fare rifornimento, di quanto siano aumentati i prezzi dei carburanti e di quanto rischino di crescere ancora nei prossimi giorni. Il punto è che il governo avrebbe tutti gli strumenti per intervenire subito, ma non lo fa. Il governo può agire immediatamente adottando la proposta lanciata da Elly Schlein di utilizzare le accise mobili, uno strumento previsto dal nostro ordinamento dal 2008. Nel 2023 il governo ha modificato il meccanismo rendendolo più complicato, ma può comunque attivarlo da subito. È questa la richiesta che rivolgiamo all’esecutivo”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“Giorgia Meloni - aggiunge l’esponente dem - ha costruito un’intera campagna elettorale proprio sul tema delle accise, criticando i governi precedenti perché non intervenivano. Faceva video promettendo che una volta al governo le avrebbe abbassate. Oggi però non fa assolutamente nulla. Anzi, con la legge di bilancio dello scorso anno, il governo ha deciso di riallineare le accise, che di fatto significa aumentare il gettito. Lo stesso esecutivo stima che nel 2026 arriveranno oltre 500 milioni di euro in più dalle accise sui carburanti. Un tesoretto che si potrebbe utilizzare per abbassare il costo dei carburanti per cittadini e imprese, invece di lasciare famiglie e lavoratori soli di fronte all’aumento dei prezzi”.
“Il governo - conclude Peluffo - si era inoltre impegnato ad avviare una riforma della rete di distribuzione dei carburanti, che potrebbe produrre maggiore efficienza e trasparenza nel settore con effetti positivi anche sui prezzi. Ma quel testo oggi giace malinconicamente nel cassetto della scrivania del ministro Urso. Servono scelte concrete per intervenire sui prezzi e rendere più efficiente il sistema. Il governo invece continua a rinviare, mentre cittadini e imprese pagano carburanti sempre più cari”.
«La proposta avanzata dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein di utilizzare l’extragettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre le accise va nella direzione giusta e merita di essere accolta dal Governo per dare un segnale concreto e immediato di attenzione e sostegno a tutto il mondo dei trasporti.
Esiste già uno strumento previsto dalla normativa, quello delle cosiddette accise mobili, che consentirebbe di restituire ai cittadini parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei prezzi alla pompa. Quando il costo dei carburanti cresce, infatti, cresce automaticamente anche il gettito IVA incassato dallo Stato: è giusto che quell’extragettito venga utilizzato per alleggerire il peso fiscale su famiglie, cittadini e imprese.
Per questo chiediamo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di attivare concretamente subito questo meccanismo. Una scelta di responsabilità e buonsenso, che permette di intervenire subito per contenere il rialzo del costo dei carburanti».
Lo dichiara Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera.
“Oggi è morto l’ennesimo lavoratore dell’Ex Ilva, l’ennesimo che si trovava nella catena di appalti e subappalti. Anche per questo iniziative come quella di oggi servono per ricordarci che non dobbiamo mai abbassare la guardia, e non solo a parole ma anche con i fatti”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che ha preso parte all’iniziativa della Cgil Piemonte in cui la segretaria Elly Schlein ha dialogato sulle tematiche del lavoro con Maurizio Landini.
“Quando affrontiamo queste tematiche dobbiamo ricordarci che dietro i numeri e le notizie ci sono sempre delle persone - prosegue la deputata dem - Per questo è urgente approvare al più presto le proposte di legge che servono a migliorare le condizioni di lavoro”.
“Come è stato ricordato dal palco una proposta é la Legge Griseri Prisco, che vuole ampliare le tutele e i diritti dei rider. Ringrazio la segretaria Schlein per averlo ribadito anche oggi e per il lavoro che stiamo cercando di fare insieme nelle aule istituzionali e fuori” conclude Gribaudo.
"Le dichiarazioni della ministra Calderone sono allucinanti. Ieri la maggioranza compattamente ha bocciato la proposta di legge Schlein sui congedi paritari obbligatori, senza nemmeno poterla discutere. Il giorno dopo la ministra dice di credere a quella proposta. Ma che mestiere fa Maria Elvira Calderone? La commentatrice? E perché ieri non è venuta in Aula per cambiare il parere del governo di cui lei fa parte?". Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
E tre. Dopo il salario minimo e la settimana corta, oggi è toccato al congedo paritario. La maggioranza ha deciso di affossare la proposta di legge a prima firma Schlein e sottoscritta da tutte le opposizioni: cinque mesi di congedo per entrambi i genitori alla nascita di un figlio. Niente emendamenti, nessuna proposta alternativa, nessuna apertura all’appello di tutte le opposizioni di trovare una strada condivisa per tutelare milioni di lavoratrici e lavoratori. Si usa la scusa della copertura per sottrarsi a un qualsiasi confronto. Solo un no ideologico e arrogante, che viene da una maggioranza retta dalla prima premier donna e per questo ancora più grave. Respingere questa proposta vuol dire ignorare un problema reale: il divario occupazionale di genere, il calo demografico, la difficoltà di conciliare tempi di vita e di lavoro. Tutti temi su cui servono risposte strutturali, non slogan.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Con Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Bonetti, Boschi e Magi
A seguito del rinvio della proposta di legge sul congedo paritario, le forze di opposizione incontreranno la stampa oggi alle ore 14.30, presso il Palazzo dei Gruppi della Camera dei Deputati (terzo piano, Sala Berlinguer).
Interverranno Elly Schlein, Giuseppe Conte (in collegamento), Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni (in collegamento), Elena Bonetti, Maria Elena Boschi e Riccardo Magi.
Giornalisti, fotografi e cineoperatori sono pregati di accreditarsi inviando una mail all’indirizzo: pd.ufficiostampa@camera.it.
“No ministro Nordio, noi abbiamo ben chiara la portata enorme di questo referendum. Noi non difendiamo la magistratura, noi difendiamo la Costituzione e la Democrazia, che si nutrono dei principi fondamentali della separazione e dell’equilibrio fra i poteri e dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Noi non temiamo il controllo di legalità della magistratura sull’azione di governo. Non siamo noi che abbiamo chiesto un “riequilibrio” dei poteri; non siamo noi che abbiamo chiesto che venga posta fine “all’intollerabile invadenza della magistratura”; non siamo stati noi a dire che questa riforma “conviene” alla politica. La verità ministro è che gli italiani stanno capendo che siete voi a volere una magistratura “collaborativa” e non più autonoma e indipendente. Le chiedo ministro, senza un magistrato autonomo e indipendente, ma “ipotecato” dalla politica, noi avremmo saputo qualcosa della vicenda di Rogoredo? Io penso di no. E i cittadini lo stanno capendo ed è per questo che voteranno No” così la responsabile Giustizia del Pd, la deputata democratica Debora Serracchiani risponde al ministro Nordio che oggi ha detto che 'conviene anche a Schlein la vittoria del sì, altrimenti la politica è ipotecata'.
“La tecnica della destra è sempre la stessa: scappare davanti alle proposte dell’opposizione. La legge Schlein sui congedi paritari obbligatori porta l’Italia finalmente in Europa, togliendo le donne dal ricatto inaccettabile tra lavoro e maternità. Noi chiediamo che si fissi il principio che la genitorialità deve essere condivisa e per farlo servono investimenti. Piuttosto che le mancette di questi anni, chiediamo alla maggioranza e al governo di dire Si’ alla nostra legge. E stabiliamo insieme come arrivare all’obiettivo dei cinque mesi di congedi obbligatorio per padre e madre”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Questa settimana la Camera discuterà in Aula la proposta sul congedo paritario per entrambi i genitori, a prima firma Schlein e sottoscritta da tutte le opposizioni. Ci rivolgiamo alla maggioranza: votiamo insieme una legge per migliorare la vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Lo diciamo subito: se il problema sono le coperture siamo pronti a confrontarci in Parlamento con Governo e maggioranza per trovare la soluzione migliore. Quello che non possiamo accettare è la fuga da un tema che riguarda le famiglie di questo paese. Lo dicono i dati: il congedo paritario è una misura che potrebbe mettere fine all’insopportabile condizione dell’occupazione di migliaia di donne, costrette a scegliere tra avere un figlio e poter contare su un lavoro di qualità, adeguatamente retribuito. Parliamo di una riforma di civiltà, che promuove la condivisione delle responsabilità di cura, sostiene l’occupazione femminile e investe sul futuro del Paese.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.