“Al ministro Giuli diciamo una cosa sola: basta. Basta scherzare, basta prendere in giro il mondo del cinema, basta improvvisare, basta col gioco delle tre carte.
L'annuncio del recupero di 100 milioni per il fondo cinema è l'ennesima assurdità. Quelle risorse vengono prese dai contributi automatici per lo sviluppo produzione e distribuzione del cinema. Contributi già maturati dalle imprese e bloccati dal 2022 per la lentezza e il dilettantismo di questo governo. Sottrarli ai legittimi destinatari significa mettere a rischio la sopravvivenza di imprese ed esporre il ministero a una miriade di ricorsi perché - lo ripetiamo - quei contributi sono già maturati. Davvero il governo pensa di gestire un settore industriale strategico con questo dilettantismo? Se davvero si vuole correggere l'errore fatto con la legge di bilancio, c'è solo un modo serio: chiedere a Giorgetti di non controfirmare il decreto e di rinunciare al taglio previsto dalla legge di bilancio. Il resto è goffa e dannosa propaganda” così una nota del deputato democratico, componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini.
“La dinamica economica del Paese sta rallentando e la produzione industriale nel 2024 è diminuita del 3,5 per cento rispetto all’anno precedente. La manovra del governo Meloni non contiene misure per la crescita: la politica industriale di questo esecutivo è pari a zero”. Così il deputato dem Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive.
“Programmi come Transizione 5.0 – evidenzia l’esponente dem - si sono rivelati un flop totale, mentre intere filiere strategiche, automotive, moda, tessile, acciaio, chimica di base, sono in crisi. Servono interventi mirati e politiche industriali coerenti con quelle europee, a partire da un fondo per accompagnare la doppia transizione ecologica e digitale e un fondo specifico per l’automotive, tagliato del 75 per cento nell’ultima legge di bilancio. In Italia i costi energetici sono tra i più alti d’Europa. Occorre intervenire subito sul meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità, sganciandolo dal gas e investendo di più sulle rinnovabili, anche semplificando le procedure e incentivando i contratti a lungo termine. Solo così si potrà abbassare la bolletta e restituire competitività alle imprese”.
“Infine – conclude Peluffo – i dazi imposti dagli Stati Uniti rischiano di colpire duramente il nostro export, uno dei motori dell’economia italiana. Mentre altri Paesi europei hanno già agito, il governo Meloni è rimasto fermo e in testa indossa sempre il cappellino ‘Make America Great Again’ e fa gli interessi di Trump, non quelli del nostro Paese”.
Questa volta la matrice è chiara: giovani inneggiano al duce in una sede di FdI. Per questo chiediamo alla Premier Meloni di condannare senza esitazione un episodio grave che offende una città e la storia di un paese. Meloni dovrebbe ricordare ai suoi, soprattutto ai più giovani, che governa democraticamente eletta perché qualcuno combatté il fascismo anche a costo della vita. E dovrebbe ricordare ai suoi giovani, di cui va tanto fiera, che la Costituzione su cui ha giurato è nata dalla Resistenza e dalla lotta di liberazione dal nazifascismo.
Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, Capigruppo PD alla Camera dei deputati e al Senato.
"Dopo un lungo iter giudiziario, l'uomo di Latina che nel 2017 aveva pubblicato l'immagine di un bambino con la divisa fascista dei balilla mentre urinava su una foto che ritraeva il mio volto, è stato definitivamente condannato a risarcirmi e a pagare le spese legali.
Quell'orrendo fotomontaggio fu pubblicato su Facebook in occasione dell'invito che l'allora sindaco Coletta mi fece per partecipare alla cerimonia in cui il parco di Latina, già intitolato ad Arnaldo Mussolini, sarebbe stato dedicato ai giudici Falcone e Borsellino.
La notizia scatenò la violenza di militanti neofascisti locali e non solo, sia sui social sia in presenza, con tanto di tentativi di interrompere l'evento, urla con slogan fascisti, braccia tese.
Nel clima turbolento che precedette quell'inaugurazione, fioccarono anche commenti diffamatori, sessisti e violenti sui social, compreso quello che riportava l'immagine per cui l'autore è stato condannato, ormai, in via definitiva.
Ancora una volta la giustizia ci ricorda che non dobbiamo farci intimidire da chi ricorre ai discorsi d'odio e che dobbiamo sempre denunciare perché comportamenti come questo non possono passare sotto silenzio". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Esecutivo intervenga subito per stanziare risorse promesse”
“Con un livello di dilettantismo inarrivabile, la destra prima annuncia i fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego negli enti locali, indicati dalla stessa Premier Meloni in conferenza stampa come una priorità per i nostri territori, e poi nella bozza della legge di bilancio che circola in queste ore quei fondi spariscono. È la propaganda che supera di molto la realtà. Una scelta che lascia senza parole e che, se confermata, rappresenterebbe un colpo durissimo per i Comuni, già schiacciati da tagli e vincoli di bilancio. Chiediamo al Governo di chiarire immediatamente e di garantire il rinnovo dei contratti, per riconoscere il valore del lavoro pubblico nei territori e assicurare ai cittadini servizi efficienti e di qualità.”
Lo dichiara la deputata Silvia Roggiani, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
“Le parole del presidente dell’Associazione Italiana Editori, Innocenzo Cipolletta, confermano purtroppo ciò che denunciamo da mesi: il Governo Meloni, anche con il ministro Giuli, continua a dimostrare una profonda inefficienza nell’attuazione delle politiche culturali, che sta mettendo in ginocchio il settore.”
Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera, commentando le dichiarazioni rilasciate da Cipolletta alla Buchmesse di Francoforte.
“Le misure ripristinate dal ministro Giuli per l’acquisto dei libri delle biblioteche nelle librerie territoriali erano già state introdotte dai governi guidati dal Partito Democratico, su impulso del ministro Franceschini. Misure che avevano funzionato, sostenendo concretamente biblioteche, editori e librai. Ed è ancora incomprensibile perché il predecessore di Giuli, il pessimo ministro Sangiuliano, abbia voluto cancellarle, privando per mesi il settore di strumenti essenziali.”
“Bene, dunque, la marcia indietro del governo, ma resta il fatto che i fondi stanziati non sono ancora stati spesi e che il ministero ha accumulato mesi di ritardi e burocrazia. Tutto questo — conclude Manzi — si somma alla scelta sbagliata di sostituire 18App con le nuove Carte Cultura, che hanno prodotto un risultato ampiamente al di sotto delle aspettative, e si abbatte sulla testa di editori e librai, che vedono il proprio fatturato ridursi giorno dopo giorno.”
“Ancora una volta è andata in scena la specialità del governo Meloni: dare i numeri. A Venezia la sottosegretaria Borgonzoni ha raccontato una realtà che non esiste, incurante di migliaia di lavoratori alla fame e di tantissimi produttori messi in crisi dallo stallo prodotto dalle scelte del governo.
Non è nascondendosi dietro dati farlocchi che questo governo potrà sfuggire dalle proprie responsabilità: aver mandato in crisi un settore, aver messo a rischio imprese, lavoratori e famiglie solo per accontentare qualche potente del settore.
Ancora una volta chiediamo al governo di ascoltare le richieste di aiuto che vengono dai lavoratori del settore e di cambiare decisamente passo e strategia.
L'industria del cinema e dell'audiovisivo italiana è troppo importante per essere gestita con l'arroganza, le bugie, il dilettantismo” così il deputato democratico Matteo Orfini componente della commissione cultura della camera
Dichiarazione di Arturo Scotto, capogruppo pd commissione Lavoro
Il Governo rifletta rispetto agli allarmi lanciati sulla stagione turistica e sui cosiddetti ombrelloni vuoti. E’ una crisi di presenze che è la diretta conseguenza di una politica a sostegno della domanda interna totalmente assente. A partire dall’emergenza salari, dai contratti che non vengono rinnovati, dal rifiuto del salario minimo, dalla scelta di alimentare la precarietà del lavoro. Si assumano le loro responsabilità.
“La cronaca regala ogni tanto delle perle straordinarie. A questo punto ci aspettiamo che il Ministro dell’Interno si autoconfini in Albania…” Con queste parole, il responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, il deputato dem Matteo Mauri, ha commentato sui social la notizia del respingimento, da parte del governo di Bengasi, della missione “Team Europe” che includeva anche il ministro Piantedosi.
“Se non facessero pena, farebbero ridere. E meno male che – secondo la Premier Meloni – l’Italia oggi conterebbe a livello internazionale, o che – grazie al ‘Piano Mattei’ – gli africani ci guarderebbero con occhi diversi. Quello che si vede, invece, è una gigantesca figuraccia internazionale non degna della nostra storia diplomatica. Siamo davanti a un Governo incapace, confuso e arrogante, altro che prestigio: qui c’è solo improvvisazione e dilettantismo” conclude Mauri.
“Per quanto riguarda la difesa e l’acquisto di armi e materiale bellico, non dobbiamo ridurre la trasparenza. Abbiamo la corte dei conti che già svolge un egregio lavoro capillare di controllo, quindi non vedo l’esigenza di creare un altro organo appositamente per questo. Se la questione riguarda i tempi, c’è da sottolineare che la trasparenza sicuramente non rallenta le procedure, ma grazie alla digitalizzazione semmai le accelera. Diciamo quindi che la creazione di una commissione ad hoc è una tesi poco convincente e che va a creare una grande confusione a discapito della trasparenza. Ci auguriamo quindi che il governo e il ministro Crosetto riflettano su questi punti e facciano retromarcia definitivamente, tenendo conto non solo delle forze di opposizione ma anche di esperti del settore”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, a proposito delle indiscrezioni apparse sui quotidiani di un emendamento del governo al dl Infrastrutture sulle procedure di acquisto di materiale bellico e militare.
“Nordio fa un altro scivolone istituzionale trascinando il Presidente della Repubblica in una polemica politica per difendere un decreto del Governo che ha scritto lui stesso, e questo è profondamente scorretto. Occorre una gran malafede anche solo per citare il Presidente in relazione a valutazioni tecniche non gradite formulate dall’Ufficio del Massimario della Cassazione. Il primo a doversi preoccupare di eventuali rilievi di incostituzionalità è proprio il Ministro”. La deputata e responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani replica al ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito all'intervento del Massimario della Cassazione sul decreto Sicurezza.
“Il dato è che ancora una volta – aggiunge Serracchiani - Nordio attacca la magistratura, in modo scomposto e allarmante, confermando un’impostazione ideologica che vuole delegittimare il ruolo della magistratura e a piegare la giustizia agli interessi della maggioranza”.
“Tecnicamente dilettantistica e moralmente riprovevole la banalizzazione del sovraffollamento carcerario che – sottolinea la deputata dem – a un anno dal decreto Carceri continua a peggiorare nello strumentale disinteresse del Governo e tra le chiacchiere del Guardasigilli”.
"Un bimbo che ha finito la scuola e non è figlio della presidente del consiglio o di un parlamentare che fa? Dove va?". Ieri in una conferenza stampa sulla mancanza di centri estivi ho posto questa domanda. Chiara, semplice. E invece di rispondere, Fratelli d’Italia ha preferito ironizzare sul mio cognome e, da veri patrioti del coraggio, usare la figlia di Giorgia Meloni per difendersi. Ma forse non l’hanno letta bene. Allora la riformulo. In un Paese in cui un centro estivo costa 180 euro a settimana, i salari sono fermi da anni e un quarto della popolazione è a rischio povertà, chi non è privilegiato cosa fa con i figli? Si licenzia? Sta tre mesi a casa senza stipendio? Perché il punto è tutto qui: Giorgia Meloni può portare la figlia su un aereo di Stato. Ma milioni di genitori italiani non possono permettersi nemmeno di pagare una settimana di campo estivo.
E allora rilancio la domanda.
Visto che parlate tanto di natalità, di famiglia, di futuro: cosa fate concretamente per aiutare chi ha figli, ma non ha un aereo di Stato? Perché finora per le famiglie non c’è stato un solo provvedimento degno di questo nome. Presidente, mi risponde o fa un’altra card?” Così il responsabile nazionale welfare del Pd, Marco Furfaro.
“Anziché abbassare le bollette dell’energia, il Governo Meloni continua ad aumentare i costi per famiglie e imprese. Con un emendamento approvato nottetempo nell’ultima legge di bilancio, il Governo ha cancellato le gare previste dalla legge Bersani del 1999 per le concessioni della distribuzione elettrica. Queste concessioni, ora automaticamente rinnovate, non sono più gratuite ma comportano un onere finanziario che le società devono versare allo Stato. Il problema? Questo costo viene riconosciuto dal Governo come investimento infrastrutturale e scaricato direttamente nelle bollette degli italiani. Il Partito Democratico si è fermamente opposto a questa norma, e oggi trova conferma nella relazione annuale dell’ARERA, l’autorità indipendente di regolazione del settore energetico. Nella relazione si legge chiaramente: “L'Autorità ritiene che questa previsione si ponga in contrasto con i principi generali di tariffazione basata su costi efficienti del servizio e che, a tutela degli interessi di utenti e consumatori, risulti dunque opportuno minimizzare, se non annullare, l'impatto dell'onere di rimodulazione in bolletta”. Il decreto del Governo è ora soggetto a parere parlamentare, e in quell’occasione faremo valere la voce dei consumatori, che si oppongono con forza a questo ennesimo aggravio nascosto nelle bollette, voluto dal Governo Meloni” così una nota del vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo.
"Contestare le scelte del governo in una democrazia non è eversivo. Viene considerato tale nei regimi autoritari, ad esempio in Italia sotto la dittatura fascista. Invito il collega Bignami a riflettere su una dichiarazione francamente inaccettabile. All' Assessore comunale Daniele Ara che ha criticato le nuove indicazioni ministeriali di Valditara, tutta la mia solidarietà".
Così Andrea De Maria, deputato PD
“Dai manganelli di Piantedosi contro gli studenti a questo decreto, il governo trasforma il nostro Paese in una democratura. Con il reato di blocco stradale non violento si nega il diritto costituzionale dei cittadini e delle cittadine ad esprimere un libero dissenso. Alle giovani generazioni Meloni impone ordine e disciplina violando libertà fondamentali di cittadinanza. Dietro alla forma di un provvedimento che avete chiamato furbescamente ‘decreto Sicurezza’ si nasconde la sostanza di un ‘decreto Repressione’. Ma sappiate che i cittadini e le cittadine non credono più alla favoletta che li state proteggendo, assicurando loro sicurezza mentre li private dei diritti fondamentali come quello a manifestare. Il re è nudo e i primi ad accorgersene sono stati proprio i più giovani. Avete iniziato questa legislatura con la penalizzazione dei rave party, avete proseguito con provvedimenti liberticidi come Cutro, Caivano e i decreti immigrazione. Da quando governate avete aggiunto 48 nuovi reati al codice penale e non vi è alcuna prova che questo abbia aumentato il livello di sicurezza personale dei cittadini. Anzi, i dati del ministero dell’Interno confermano il contrario. State per approvare una legge ignobile, che mistifica la realtà sulla sicurezza e dimostra quanto siate vigliacchi nel lanciare il sasso e nascondere la mano con una norma indegna per la nostra storia democratica”.
Così Sara Ferrari, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula sul dl Sicurezza.