Dichiarazione di Silvio Lai , deputato Pd
“Continuate, inesorabilmente, a dimostrare che eravate pronti solo a fare opposizione, a urlare contro lo Stato, l’Europa, i poteri forti, le forze oscure e gli alieni, ma non eravate pronti a governare. Perché governare non è fermare un treno dove non dovrebbe fermarsi ma è dare l’esempio, rispettare le istituzioni e non piegarle. Governare è decidere, non prorogare. Noi non ci faremo l’abitudine, nessuna assuefazione ci fermerà dal denunciare il vostro comportamento e le vostre incapacità.” Così Silvio Lai nella dichiarazione di voto contraria a nome del gruppo Pd al decreto sulla proroga dei versamenti fiscali. “In questo decreto – ha proseguito Lai - sono numerose le questioni, proroghe comprese, che riguardano il Paese e che avrebbero meritato risposta e che non l’hanno avuta. A cominciare dai Comuni, dove si continua a scaricare sulle nostre Amministrazioni costi e compiti, senza adeguate dotazioni finanziarie e senza nemmeno la flessibilità che gli enti locali, assieme all’Anci, avevano chiesto. Autonomia senza risorse e senza flessibilità è niente. Un raggiro, una presa in giro, un inganno elettorale.” Lai ha poi ricordato il tema casa e contestualmente la vicenda dei mutui e degli affitti “dove sono previsti solo ulteriori aggravi per le famiglie e i giovani, ad iniziare dalla cedolare secca”, ha rimarcato l’esponente Pd secondo il quale “non aver prorogato l’aliquota al 21 per cento per gli affitti ma l’averla, di fatto, aumentata è una grave responsabilità di questo esecutivo.” “Altro capitolo vergognoso – ha proseguito Lai- è quello dell’energia dove il governo si è girato dall’altra parte di fronte al costo della bolletta che erode salari e redditi, soprattutto alle fasce più deboli. E se c’era qualcosa da prorogare era proprio il mercato tutelato, come hanno negoziato molti Paesi Europei, e invece i cittadini sono sommersi di telefonate incomprensibili e si possono già prevedere aumenti quantificati del 30% dal prossimo anno.” Infine, Lai ha ricordato l’annosa questione dell’Agenzia italiana del farmaco. “Dopo un anno siamo alla sesta proroga rispetto ad un Ente di primaria importanza per la vita sanitaria nazionale, ha aggiunto. Prima si impone una riforma e poi, proroga dopo proroga, si ammette di fatto che quella stessa riforma non si riesce ad attuare”. “Prorogare – ha concluso Lai- può essere un’esigenza dovuta ad una grave calamità ed è un bene; oppure prorogare può significare non essere in grado di decidere. Ebbene, In questo decreto c’è poco del primo e molto del secondo.”
"Il prossimo 7 gennaio scade la cassa integrazione per 1400 lavoratrici e lavoratori delle acciaierie di Piombino, la JSW. Lo scorso 13 novembre, insieme al collega Marco Simiani, abbiamo incontrato le rappresentanze sindacali e gli stessi lavoratori che ci hanno espresso tutta la loro preoccupazione per ciò che potrebbe succedere dall'8 gennaio in poi se non ci fosse una proroga.
In quell'occasione, ci siamo presi l'impegno di chiedere al ministero del Lavoro un incontro con i lavoratori e le lavoratrici. Oggi, grazie anche all'interessamento del collega Arturo Scotto, capogruppo del Pd in Commissione Lavoro, abbiamo ottenuto la disponibilità del sottosegretario Claudio Durigon per un incontro con le RSU che dovrebbe tenersi la prossima settimana.
Ci auguriamo che, in quella sede e in attesa che si definisca il futuro dell'azienda, il sottosegretario possa dare ampia rassicurazione per il rinnovo della cassa integrazione per non lasciare più 1400 persone e le loro famiglie senza sostegno e senza copertura: è una questione di dignità". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD eletta in Toscana e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Sul decreto Bollette il governo si è dimostrato incompetente e arrogante. Dovevano ridurre il costo delle bollette. La verità è un'altra: il governo Meloni ha tolto le agevolazioni sulle accise, quindi è rincarato il costo della benzina e hanno fatto aumentare anche la bolletta elettrica. Peraltro, il decreto che avevano fatto a gennaio sui carburanti, con lo sbandierato cartello sul prezzo medio regionale, non ha diminuito il prezzo della benzina ed è stato bocciato dal TAR, per questo incompetenti e arroganti”. Lo ha detto il deputato dem Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, intervistato sul sito web dei deputati Pd.
“C’è anche – ha aggiunto l’esponente Pd - un rischio rincari per l’elettricità. Dal primo aprile, la bolletta dell’energia elettrica costa il 25 per cento in più perché questo governo ha deciso di togliere la sterilizzazione degli oneri generali di sistema che aveva fatto il governo Draghi. In più c'è una scadenza importante il 10 gennaio, con il superamento della maggior tutela con il rischio di aumento delle bollette. Ieri l'antitrust ha sanzionato, per 15 milioni di euro, 10 società dell'energia, proprio perché avevano fatto aumentare i prezzi. La proposta avanzata dal Pd è quella di prorogare per un anno il mercato a maggior tutela proprio per evitare che aumentino ulteriormente le bollette elettriche”.
“Occorre un governo – ha concluso Peluffo - che la smetta di raccontare una cosa per un'altra e che si decida ad ascoltare o quantomeno confrontarsi con le opposizioni, le associazioni di categoria e le associazioni dei consumatori. Il governo non solo non ha accettato i nostri emendamenti ma ha posto l'ennesima fiducia proprio per evitare la discussione nel merito. Tuttavia, nella discussione sugli ordini del giorno, l'intervento di Rampelli, ha dimostrato quanto la maggioranza sia spaccata su questi provvedimenti. E la verità è che questa volta la fiducia l'hanno messa, sì, contro l'opposizione, ma l'hanno messa anche contro la loro maggioranza".
“I contenuti di questo decreto e il metodo usato sono un esempio fulgido dell’incompetenza e dell’arroganza di questo Esecutivo”. Lo ha detto in aula alla Camera il capogruppo dem in commissione Attività produttive Vinicio Peluffo, annunciando il voto contrario del Gruppo Pd al Dl energia.
“Eravamo pronti ad una discussione nel merito – ha aggiunto Peluffo fra le altre cose – ma ancora una volta vi siete sottratti, svilendo ancora una volta il Parlamento, rompendo la corretta dialettica con le opposizioni.
“Con la legge di bilancio dello scorso anno avete reintrodotto le accise, poi avete varato un decreto che pomposamente doveva contenere i prezzi ma che non ha avuto nessun risultato. Una scelta sbagliata, ma siete andati avanti senza essere capaci di scrivere bene la norma attuativa visto che il Tar del Lazio ha annullato il decreto del ministro Urso.
Sui costi della bolletta elettrica abbiamo proposto di sterilizzare gli oneri di sistema, di riorganizzarli spostando alcune voci sulla fiscalità generale in linea con i richiami dell’Autorità di settore per sgravare famiglie e imprese; abbiamo proposto il credito d’imposta per Pmi e artigiani e un fondo di garanzia per la realizzazione di comunità energetiche rinnovabili.
Abbiamo proposto con un altro emendamento una cosa semplice e di buon senso come la proroga di un anno per il superamento della maggior tutela perché mancano solo 56 giorni alla scadenza del prossimo 10 gennaio e il governo non ha fatto la campagna di comunicazione per informare i cittadini e perché è forte il rischio di aumenti incontrollati dei prezzi delle bollette.
Purtroppo però siete scappati dal confronto nel merito perché volete fuggire dalla realtà quotidiana che affrontano le famiglie e le imprese”.
“Il governo si attivi per garantire la libertà di movimento all’estero dei cittadini bielorussi che a causa della pesante repressione sono stati costretti a lasciare il loro Paese”. Lo chiedono in un’interrogazione ai ministri degli Esteri e dell’Interno i deputati Andrea Casu (primo firmatario), Lia Quartapelle, Anna Ascani, Laura Boldrini e Debora Serracchiani del Gruppo Pd e Benedetto Della Vedova di +Europa.
I parlamentari chiedono inoltre al governo di sostenere la creazione del passaporto della Nuova Bielorussia annunciato dalla Presidente eletta Sviatlana Tsikhanouskaya, utilizzabile come documento di viaggio dei bielorussi all’estero, sul modello di quanto fatto dagli Stati baltici durante l’occupazione sovietica.
Nell’atto parlamentare viene ricordato come siano centinaia di migliaia i bielorussi costretti a fuggire a causa della violenta repressione del regime di Lukashenko e che un decreto del regime ha stabilito che i cittadini bielorussi residenti all’estero non possano più ottenere o rinnovare i loro passaporti nelle rappresentanze diplomatiche all’estero.
Dichiarazione dell'on.Silvio Lai, deputato PD della Commissionebilancio della Camera
Le dimissioni immediate dei direttori delle carceri in Sardegna mostrano una sola verità: il Governo Meloni e la maggioranza di centrodestra mostra evidenti limiti anche nella attività più ordinaria, solo da dilettanti allo sbaraglio, anche sulla gestione delle carceri.
Prima l’annuncio in pompa magna con i ringraziamenti urbi et orbi al sottosegretario alla giustizia Del Mastro Delle Vedove per lo “storico risultato” di aver nominato ben 6 direttori per 6 carceri in Sardegna. Un “risultato storico” (per niente storico peraltro) che è durato il tempo che l’amministrazione penitenziaria e il governo ricevesse le mail di dimissioni immediate della metà dei nominati.
Un bagno di realtà che colpisce il governo e la maggioranza ogni volta che assumono decisioni su vicende serie prendendo scorciatoie da campagna elettorale. E così dopo la tassa sugli utili delle banche, l’inseguimento di scafisti sul globo terraqueo, l’abbattimento delle accise sui carburanti, la cancellazione della Fornero, un’altra doccia fredda di cui non intendiamo certo gioire ma che mostra al governo che non è così facile come pensavano e che sono meno pronti di quanto credevano.
La realtà del carcere é molto più complessa, non basta fare i concorsi per coprire gli organici, non basta inviare o nominare direttori se non ci sono condizioni operative di vivibilità, non si parte dalla testa per affrontare questa problematica. Come non può funzionare un ospedale solo se nomini un direttore generale, così in un carcere se non si garantisce il pieno funzionamento anche un direttore preferisce rinunciare piuttosto che non essere in condizioni di farlo. Spero ora che studi meglio la situazione chi deve decidere e cerchino le soluzioni, lavorando in silenzio e con sobrietà piuttosto che inseguire la propaganda inutile e dannosa.
“La decisione del Tar del Lazio di annullare il decreto sull’esposizione del prezzo medio della benzina, preteso dal ministro Urso, rappresenta un colpo definitivo al tentativo del governo di affrontare il tema del caro prezzi del carburante in modo demagogico e inefficace. Come avevamo denunciato con forza ma inascoltati, quelle misure non consentivano in nessun modo di contrastare gli aumenti, anzi, al contrario, potevano spingerlo verso l’alto. Oltre a nascondere il maldestro tentativo di scaricare sui distributori la responsabilità degli aumenti che sono invece imputabili totalmente al dilettantismo del governo. In questo caso, come in molti altri, si inventano soluzioni fantasiose solo per evitare in veri problemi che non si sanno affrontare”. Così il capogruppo in commissione Attività produttive del Pd, Vinicio Peluffo.
"Figuraccia storica del governo, a causa di una gravissima falla nella sicurezza che avrebbe potuto produrre conseguenze politiche devastanti. Non è tollerabile che due comici possano ‘bucare' la rete di controlli e verifiche preventive sugli interlocutori che vengono messi in contatto con la Presidente del consiglio. Ed è ancor più grave accampare scuse o giustificazioni ridicole al riguardo. Si prendano tutte le misure necessarie perché quanto successo a causa di questo drammatico dilettantismo non accada mai più”. Così il deputato dem Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue.
Presentate due interrogazioni ai ministri per lo Sport, Lavoro, Istruzione e Pubblica Amministrazione.
“Abbiamo depositato stamane due interrogazioni ai ministri per lo Sport, Lavoro, Istruzione e Pubblica Amministrazione perché ci preoccupano due cose che stanno accadendo nell’applicazione della legge di riforma del lavoro sportivo: le sanzioni in arrivo per le società che, con pochissimo tempo a disposizione, non hanno ancora adempiuto all’obbligo di comunicare i dati necessari all’individuazione del rapporto di lavoro su RASD (Registro Attività Sportive Dilettantistiche) o centri per l’impiego e molti dinieghi, che stiamo raccogliendo, da parte della pubblica amministrazione e dirigenti scolastici ad autorizzare propri dipendenti a svolgere il loro ruolo di istruttori, allenatori, arbitri. Chiediamo anche che l’osservatorio che, come annunciato avrebbe accompagnato la riforma, venga formalmente istituito. Crediamo che queste situazione siano proprio quelle che un tavolo di osservazione permanente dovrebbe accogliere per trovare soluzioni”. Lo dichiara in una nota il deputato dem Mauro Berruto, responsabile nazionale Sport del Partito Democratico.
Dichiarazione di Mauro Berruto, deputato Pd e responsabile Sport del Partito democratico
In questo mondo al contrario il Governo dei patrioti vuole, con la legge di bilancio, tagliare i bonus fiscali per ricercatori e ricercatrici italiani che hanno deciso di tornare in Italia e vuole lasciarli alle società di calcio che ne hanno fatto il più distorsivo e improprio degli usi, azzerando i vivai e i settori giovanili di ragazzi italiani per acquistare improbabili giovani calciatori stranieri solo per averne un vantaggio fiscale. Poi l’Italia non si qualifica per i Mondiali e gli stessi patrioti chiedono le dimissioni dei vertici federali. Sembra una barzelletta, ma non fa ridere.
“La diga sul torrente Vanoi è un’opera dannosa per il territorio e che porta rischi molto più concreti dei supposti benefici dei quali parla il presidente Zaia. Lo hanno ben detto il sindaco di Lamon e il segretario provinciale del Pd di Belluno, Alessandro Del Bianco. La valle del Vanoi ha una classe di pericolosità idraulica molto elevata (cosiddetta P4), il massimo riconosciuto, e con un intervento del genere, una diga di oltre 126 metri, nell’area si rischiano disastri simili a quello del Vajont, che stiamo ricordando proprio in questi giorni. A distanza di 60 anni da quella tragedia sembra si vogliano percorrere gli stessi errori. Una vera e propria ‘offesa alla memoria’, riprendendo le parole dell’ingegnere Dal Paos. È assurdo che un progetto vecchio e superato venga messo tra le priorità che la Regione Veneto ha indicato per contrastare la siccità nella nostra regione”.
Lo dichiara la deputata democratica della commissione Ambiente eletta nel collegio Venezia-Treviso-Belluno, Rachele Scarpa, e da sabato il Pd raccoglierà nei comuni del territorio le firme contro il progetto.
“Voglio unirmi all’appello dei comuni e dalla Provincia di Belluno - ha aggiunto - che, unitamente ai loro vicini trentini, sono stati chiarissimi nel rigettare un’opera che viene portata avanti senza confronto con il territorio e con investimenti pubblici consistenti (un milione di euro già speso per la progettazione e 150 già richiesti dalla Giunta Zaia allo Stato per finanziare l'opera). Insieme alla deputata eletta nella provincia di Trento, Sara Ferrari, - ha concluso - presenteremo un’interrogazione al ministro Pichetto-Fratin affinché si fermi la progettazione dell’opera e si mettano in agenda interventi capaci di risolvere veramente le criticità idriche del Veneto senza comprometterne le parti più fragili”.
"Dieci anni fa, davanti a Lampedusa, annegavano almeno 368 persone, prevalentemente eritree: uomini, donne, bambini in fuga da un regime spietato e in cerca di pace e sicurezza.
Una delle più grandi tragedie del mare. Ricordo, perché ero Presidente della Camera e andai con una delegazione di deputate e deputati. Ricordo lo strazio di tutte quelle bare nell’hangar dell’aeroporto dell’isola. E anche l’allora premier Enrico Letta volle rendere omaggio alle vittime. E subito dopo istituì la missione Mare Nostrum.
Oggi, a Lampedusa, insieme a ragazze e ragazzi di tutta Europa, il Comitato 3 Ottobre ha organizzato diversi eventi tra cui la rassegna “A Europe of Rights” per ricordare quella tragedia, nessun rappresentante del governo ha avvertito la necessità di partecipare alle commemorazioni. Pensavamo fossero illazioni di stampa. Abbiamo aspettato fino ad ora. E invece no! Nessun ministro si è scomodato. Neanche un sottosegretario E la cosa, forse, più grave è che non abbiano sentito neanche una dichiarazione di cordoglio della premier. Speriamo di sbagliarci noi, ma temo di no perché, anzi, in questi giorni abbiamo dovuto sentire esponenti di primo piano della maggioranza sostenere che bisogna “dissuadere i salvataggi” e che gli stati europei che finanziano le navi umanitarie vogliono fare “invadere l’Italia dai migranti”, che chi salva le persone in mare rappresenta “un pericolo per l’Italia”.
Invece di fare la guerra alle ONG o attaccare altri stati europei e, addirittura, la magistratura, il governo dovrebbe farsi capofila di un’operazione europea di monitoraggio e salvataggio, ma non lo fa. Così come servono vie legali per entrare in Italia e in Europa, rivedere l’accordo di Dublino prevedendo anche la redistribuzione tra gli stati membri, riformare la legge Bossi-Fini che lo stesso Gianfranco Fini ha definito obsoleta. E anche questo il governo non lo fa. Serve che l’Unione europea elabori una strategia e stringa accordi con i paesi di origine dei migranti per rafforzare la cooperazione internazionale fondata sul rispetto dei diritti umani. E invece di smantellarla, serve tornare all’accoglienza diffusa e una piena attuazione della Legge Zampa sulla tutela dei minori non accompagnati.
Basta misure inefficaci, basta decreti propaganda, basta cercare un nemico al giorno, basta urlare al complotto. Siete al governo: assumetevi le vostre responsabilità a cominciare dal salvare seriamente le vite in mare". Così oggi nell'aula di Montecitorio Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente sui diritti umani nel Mondo.
"Dieci anni fa, davanti a Lampedusa, annegavano almeno 368 persone, prevalentemente eritree: uomini, donne, bambini in fuga da un regime spietato e in cerca di pace e sicurezza.
Una delle più grandi tragedie del mare. Ricordo, perché andai con una delegazione di deputate e deputati, lo strazio di tutte quelle bare nell’hangar dell’aeroporto dell’isola. E anche l’allora premier Letta volle rendere omaggio alle vittime. Subito dopo decise anche di attivare l’operazione di soccorso Mare Nostrum.
In questi dieci anni, nel Mediterraneo, sono morte circa 28 mila persone tra cui più di 1.100 bambini e bambine.
Riusciamo a immaginare la portata di questa tragedia? E’ come se sparisse un’intera città come Noto o Gubbio o Alba.
Serve una Mare Nostrum europea, servono vie legali per entrare in Italia e in Europa. Ogni vita conta, basta morti in mare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camere sui diritti umani nel Mondo.
Dichiarazione di Matteo Mauri, deputato Pd
La decisione del Tribunale di Catania di non convalidare il primo provvedimento di trattenimento di un migrante disposto da una Questura è la dimostrazione che il Decreto voluto dal Governo è semplicemente illegittimo e inapplicabile. Il fatto strano non è la scelta del Tribunale di Catania, che ha usato argomenti giuridicamente solidi e che abbiamo evidenziato anche noi nelle scorse settimane, ma il commento del Capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti. Foti si stupisce che un giudice legga e comprenda le Direttive Europee, invece di interpretarle e forzarle come sta facendo il Governo.
Quando la propaganda va al Governo inevitabilmente non può che produrre danni e figuracce internazionali.
Conviene che Foti, Meloni e Salvini riflettano su questo piuttosto che provare a piegare la Magistratura ai propri desideri. L'incapacità conclamata di gestire l'accoglienza, il desiderio irrefrenabile di apparire come gli sceriffi del mare e l'isolamento rispetto ai principali Paesi europei mettono l'Italia in una situazione che non si merita che fanno male al nostro Paese.
Serve soluzione concordata con Bruxelles
Sul caro tariffe aeree, da e per le isole, nessuna novità questa estate e nessuna novità ora che il governo, avendo finalmente letto le carte, si prepara ad una clamorosa quanto prevedibile marcia indietro come annunciato dal ministro Urso oggi in assemblea di Confartigianato. A suo tempo avevamo manifestato la preoccupazione che qualsiasi intervento, su questo tema, non concordato con l’Unione Europea rischiava l’insuccesso. Contro l’arroganza di Ryanair non si può essere né velleitari né dilettanti allo sbaraglio. Allo strapotere delle compagnie aeree occorre porre un limite ma predisponendo norme a tutela dei passeggeri e dei cittadini che superino il vaglio della concorrenza senza cedere a proclami populisti, inutili e demagogici che durano il soffio di una estate. Lo diciamo al Ministro Salvini, competente per materia, che pure dal palco di Pontida, insieme alla sua amica Le Pen, continua ad occuparsi ossessivamente di emergenze di altri ministeri piuttosto che dei problemi che riguardando la sua funzione di ministro dei Trasporti e che interessano milioni di cittadini italiani.
Ora il governo faccia un bagno di umiltà e costruisca una soluzione concordata con Bruxelles che possa reggere sia sul piano istituzionale che giudiziario, che garantisca i cittadini italiani, possibilmente prima della prossima occasione nella quale viaggiare per Sardegna e Sicilia costerà più che viaggiare per New York o Pechino. Ovvero già dal prossimo ponte lungo o festa comandata.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato PD della Commissione bilancio della Camera.