La deputata del Partito Democratico Laura Boldrini è intervenuta oggi alla Camera chiedendo un’informativa urgente del governo sulla situazione in Libano.
Boldrini ha denunciato l’escalation del conflitto e le conseguenze sulla popolazione civile, citando le migliaia di vittime e feriti, il milione e quattrocentomila sfollati, gli attacchi ad interi quartieri altamente popolati delle città del sud e nella capitale Beirut e a infrastrutture civili come acquedotti, “per usare la sete come arma di guerra”, a tutti i ponti sul fiume Litani. È il “modello Gaza”, ha sottolineato, “che fa tabula rasa di tutto, in modo indiscriminato.”Boldrini ha chiesto un’iniziativa politica dell’Italia e dell’Unione europea.
Nel suo intervento Boldrini ha invocato la necessità di “fermare Netanyahu”: “Va fermato per il genocidio a Gaza, va fermato per la pulizia etnica in Cisgiordania, va fermato per la guerra in Libano, va fermato per l’aggressione all’Iran, va fermato perché ha compromesso l’accordo per riaprire lo Stretto di Hormouz. E va fermato perché il suo obiettivo è “il grande Israele”, diventare potenza dominate dell’intero Medio Oriente a discapito degli altri paesi. E non va fermato con le esortazioni, perché così Benjamin Netanyahu non si ferma. Bisogna mettere le sanzioni, bisogna fare in modo che ci siano conseguenze pesanti che lui e i suoi ministri avvertano con forza”.
Boldrini ha anche sollecitato il governo a riferire in Parlamento su cosa intenda fare in ambito UE, sottolineando che il voto dell’Italia è determinante sulla sospensione dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, un accordo basato sul rispetto dei diritti umani. “Tutti i diritti umani sono stati calpestati dal governo Netanyahu”, ha concluso e “quell’accordo non può continuare”.
“L'accordo di Associazione Ue-Israele è diventato il simbolo della doppia morale, del doppio standard, dei Paesi europei. La possibilità di sospendere questo accordo è oggi essenzialmente nelle mani dell'Italia: se il nostro Paese cambia posizione, si raggiunge la maggioranza necessaria per modificare quell'accordo. L'Italia è il principale impedimento affinché l'Unione Europea, dopo anni di inerzia, possa finalmente assumere una posizione che ne salvi la dignità, i suoi valori di fondo, il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale, delle istituzioni multilaterali, che in Medio Oriente vengono calpestate a causa del governo Netanyahu. La sospensione del rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare è stata tardiva, ma necessaria. Ora però per raggiungere effetti concreti occorre coerenza. Avevamo chiesto al governo di compiere un’azione concreta, una scelta di campo, riguardo alla sospensione dell'accordo di Associazione Ue-Israele e invece non abbiamo avuto alcuna risposta. Questo purtroppo ci preoccupa molto, perché non riscontriamo la serietà necessaria a voler intraprendere una strada chiara di condanna dell'operato del governo Netanyahu e di azione positiva per il perseguimento della pace”.
Così il deputato dem e responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano, replicando al governo in commissione Esteri alla Camera.
“Le nuove stime del Fondo Monetario Internazionale confermano un quadro che desta forte preoccupazione: la crescita dell’Italia si ferma allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, collocandoci ancora una volta tra i paesi meno dinamici in Europa. Non siamo di fronte a un semplice rallentamento ciclico, ma al segnale di una fragilità strutturale che il governo continua a sottovalutare.
La situazione geopolitica, e specialmente la guerra nel Golfo scatenata da Trump e Netanyahu a partire dalla crisi in Medio Oriente, incidono su tutte le economie europee e rischia di portare, secondo le valutazioni del Fmi a una recessione globale. Tuttavia, il confronto fra il nostro e altri paesi è eloquente: anche in un contesto difficile, economie come quella spagnola mostrano una capacità di crescita ben più sostenuta. Questo significa che le differenze nelle politiche economiche contano, e molto.
Serve un cambio di passo netto. Occorre rilanciare gli investimenti pubblici e privati, rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie, partendo dalla difesa dei salari e dal contrasto del fiscal drag, e sostenere il sistema produttivo con misure mirate alla transizione ecologica e digitale. È inoltre fondamentale non disperdere le risorse del PNRR, che rappresentano un’occasione irripetibile per modernizzare il Paese.
Come Partito Democratico continueremo a incalzare il Governo affinché metta al centro crescita, lavoro e coesione sociale, evitando scelte miopi che rischiano di aggravare ulteriormente il rallentamento in atto”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“Dal governo continuano i silenzi sulla carenza carburante. Martedì scorso abbiamo pure chiesto informativa urgente, ma nulla. Passano i giorni e la situazione peggiora: il Governo chiarisca immediatamente come intende affrontare le criticità legate alla disponibilità dei carburanti negli aeroporti italiani, in un contesto segnato dallo shock energetico e dalle tensioni in Medio Oriente”. Lo afferma Anthony Barbagallo, capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera.
“È indispensabile – prosegue – garantire certezze agli operatori di una filiera strategica, con particolare attenzione al trasporto aereo e alla piena operatività degli aeroporti italiani, che rappresentano un’infrastruttura essenziale per la mobilità del Paese”.
Barbagallo sottolinea come “le recenti tensioni sul fronte dell’approvvigionamento abbiano già evidenziato segnali di criticità nella disponibilità di carburante avio in alcuni scali, con conseguenti misure di gestione e attenzione operativa da parte della filiera, in un quadro che resta in evoluzione”.
“L’avvicinarsi del periodo estivo, con l’aumento della domanda legata alla mobilità e ai flussi di passeggeri, rende ancora più urgente un’azione coordinata e preventiva per evitare criticità nel sistema aeroportuale e nella gestione dei rifornimenti”.
“Serve una attenzione permanente da Palazzo Chigi – conclude – con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, per assicurare un monitoraggio costante, una regia unitaria e un confronto stabile.”.
Anthony Barbagallo, Capogruppo PD – Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
Il cessate il fuoco in una guerra insensata e ingiustificabile è una buona notizia, ma non basta. Dopo settimane di devastazione, ricatti e blocchi, è inaccettabile che si continui a giocare sul destino del Medio Oriente. Donald Trump e Benjamin Netanyahu devono assumersi fino in fondo la responsabilità delle loro scelte: fermare davvero e immediatamente i bombardamenti, porre fine a ogni escalation e garantire senza ambiguità la protezione della popolazione civile.
Non servono dichiarazioni di facciata né tregue fragili: serve una svolta concreta, verificabile, che metta al centro il diritto internazionale e che tuteli anche le forze di pace impegnate nell’area come gli italiani in Libano.
Quanto accaduto finora pesa come una responsabilità politica e morale gravissima a cui il governo Meloni non è stato in grado di muovere critica e prendere distanze, né di esercitare opera di persuasione sull’amico Trump.
Allo stesso tempo, la comunità internazionale non può continuare a restare spettatrice. A partire dall’Unione europea, è necessario un protagonismo forte, autonomo e credibile: l’Europa deve uscire dall’ambiguità, esercitare pressione politica e diplomatica reale e guidare un processo che costruisca finalmente una pace vera, giusta e duratura.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Meloni prova a mettere 5000 km tra lei e sottosegretari in affari con persone vicine alla camorra, ministri accusati di truffare lo stato, altri che mettono in imbarazzo le istituzioni. Scappa da Roma non con un piano di pace, ma per provare a salvare se stessa da 15 milioni di No e da un paese in allarme per i costi della spesa e dei carburanti. Invece di sostenere l’Europa e insistere per una soluzione di pace, parte con l’illusione di cercare risposte alla crisi energica, non curante della forza e della tradizione diplomatica in Medio Oriente che l’Italia ha rappresentato per decenni e che avrebbe potuto esercitare in tutti questi mesi, favorendo il dialogo senza l’ostinato rifiuto di condannare le sciagurate scelte dell’amico Trump e di Netanyahu.
Il capolinea di un governo isolato in Europa e malvisto in casa è sempre più vicino.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Manca innanzitutto un posizionamento chiaro del nostro governo contro la guerra che sta dilagando in Medio Oriente e che sta mettendo in crisi tutta l'Europa e in particolar modo l'Italia, hub importante nel Mediterraneo sul piano della logistica e su quello energetico. Questo conto molto salato lo stanno pagando gli italiani. Il decreto sul gasolio ha abbassato l'aliquota per soli 20 giorni con effetto quasi nullo. Dopo il referendum questo governo non sa dove portare l'Italia. Già faceva molta fatica a guidarla prima. Adesso c'è una condizione di confusione tale che forse sarebbe meglio smettere con l'arroganza e iniziare ad ascoltare l'opposizione". Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Paola De Micheli, componente della commissione Attività produttive.
“Il decreto – spiega l’esponente dem - era già debole prima del referendum e lo è rimasto dopo. La settimana successiva al voto il governo si è presentato con qualche correttivo burocratico, senza metterci un soldo, senza ascoltare l'opposizione, senza avviare le riforme strutturali che servono davvero: riforme capaci di modificare la formazione del prezzo dell'energia, sia per le famiglie che per le imprese. Alcuni emendamenti approvati dalla maggioranza rischiano di far aumentare il costo della bolletta, spalmando oneri su tutti i cittadini. Qualcuno potrebbe ritrovarsi la bolletta più alta senza aver consumato più energia".
“Il Pd – conclude De Micheli - ha avanzato proposte concrete, in parte anche a costo zero: abbiamo chiesto una riserva di un terzo delle PPA per le piccole e medie imprese, lo scorporo dell'ETS dal prezzo marginale del gas, e il pieno utilizzo delle risorse già disponibili. Abbiamo circa 4 miliardi all'anno di proventi ETS e un extra gettito IVA di 4 miliardi e 300 milioni, fanno già 8 miliardi e 300 milioni. I primi 4 miliardi sarebbero obbligatoriamente da destinare alla transizione ambientale ed energetica, cosa che invece non viene fatta, ne vengono destinati solo 600-700 milioni".
'Droni che individuano obiettivi da colpire in Medio Oriente non c'entrano nulla con le attività Nato previste dagli accordi internazionali'
"Da mesi denunciamo un uso distorto della base di Sigonella: aerei e droni americani impegnati in operazioni di guerra in Medio Oriente transitano e operano da quella base in modo continuativo, e questo non ha nulla a che vedere con le attività di supporto alla Nato previste dagli accordi internazionali". Lo dichiara Anthony Barbagallo, deputato e segretario regionale Pd Sicilia.
"Si tratta – aggiunge l’esponente dem - di vere e proprie attività di supporto alla guerra di Trump: droni che partono da Sigonella per individuare obiettivi specifici da colpire o per monitorare i movimenti difensivi dell'Iran. Azioni militari precise, che il governo non può continuare a nascondere dietro formule vaghe. Lo abbiamo denunciato nelle piazze, con una grande mobilitazione davanti alla base stessa, con interrogazioni parlamentari rivolte al ministro Crosetto e con una richiesta di informativa urgente avanzata per il 25 marzo scorso in Aula. Ora chiediamo a Giorgia Meloni di dire parole di verità in Parlamento: quello che sta accadendo nei cieli di Sigonella non corrisponde a quanto il governo ha riferito finora".
"Fin dall'inizio – conclude Barbagallo - serviva un atteggiamento diverso nei confronti di Trump: invece abbiamo assistito a troppe accondiscendenze, che non pagano solo in termini di prestigio internazionale, ma colpiscono concretamente le famiglie italiane. Questa guerra sta facendo aumentare i prezzi dei beni di prima necessità. Non si tratta solo di equilibri geopolitici e di vittime innocenti: si tratta anche della tasca degli italiani".
“Il decreto bollette è intempestivo, senza risorse adeguate e soprattutto senza affrontare il vero problema di famiglie e imprese: il costo dell’energia. Parliamo di un provvedimento che è arrivato prima dell’escalation del conflitto in Medio Oriente ma che già allora risultava insufficiente e fuori tempo. Oggi appare ancora più inadeguato rispetto alla situazione reale”. Lo dichiara Alberto Pandolfo, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione Attività produttive.
“Ci saremmo aspettati – prosegue l’esponente dem – un intervento strutturale capace di incidere davvero sulle bollette, con un investimento significativo sulle energie rinnovabili, che rappresentano la vera chiave per abbassare i costi e garantire sicurezza energetica. Al contrario, questo decreto non interviene su quel fronte e il governo continua a non agire, rischiando di alimentare nuove dipendenze dal gas invece di puntare sulla transizione”.
“Si tratta – conclude Pandolfo - di una scelta politica precisa: sulle rinnovabili il governo Meloni ha girato la testa dall’altra parte, evitando di assumere posizioni chiare anche sul piano internazionale e creando nuove dipendenze. L’Italia dovrebbe invece puntare con decisione su autonomia e indipendenza energetica, come hanno fatto altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, ha investito da tempo sulle rinnovabili e oggi raccoglie risultati concreti in termini di risparmio”.
“Il decreto bollette è intempestivo, senza risorse adeguate e soprattutto senza affrontare il vero problema di famiglie e imprese: il costo dell’energia. Parliamo di un provvedimento che è arrivato prima dell’escalation del conflitto in Medio Oriente ma che già allora risultava insufficiente e fuori tempo. Oggi appare ancora più inadeguato rispetto alla situazione reale”. Lo dichiara Alberto Pandolfo, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione Attività produttive.
“Ci saremmo aspettati – prosegue l’esponente dem – un intervento strutturale capace di incidere davvero sulle bollette, con un investimento significativo sulle energie rinnovabili, che rappresentano la vera chiave per abbassare i costi e garantire sicurezza energetica. Al contrario, questo decreto non interviene su quel fronte e il governo continua a non agire, rischiando di alimentare nuove dipendenze dal gas invece di puntare sulla transizione”.
“Si tratta – conclude Pandolfo - di una scelta politica precisa: sulle rinnovabili il governo Meloni ha girato la testa dall’altra parte, evitando di assumere posizioni chiare anche sul piano internazionale e creando nuove dipendenze. L’Italia dovrebbe invece puntare con decisione su autonomia e indipendenza energetica, come hanno fatto altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, ha investito da tempo sulle rinnovabili e oggi raccoglie risultati concreti in termini di risparmio”.
"Tutta la mia solidarietà a Sohyla Arjomand, che da tutta la vita si batte per la libertà del popolo Iraniano contro il regime degli ayatollah. Sohyla è una cara amica e una cara compagna, esule in Italia a Bologna perché la sua famiglia è stata perseguitata in Iran, la sorella assassinata dal regime. Pochi giorni fa abbiamo partecipato insieme a un dibattito sulla guerra in Medio Oriente. Sohyla è stata offesa sui social ed ha sporto denuncia. Auspico che i responsabili siano individuati e che chi l'ha diffamata sia perseguito". Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Dopo mesi di richieste da parte delle associazioni di categoria e del PD, il Governo interviene sul caro carburanti per il settore ittico. È un passo nella direzione giusta, ma tardivo e soprattutto insufficiente”.
Lo dichiarano i deputati Pd della Commissione Agricoltura.
“La situazione che sta colpendo il settore della pesca - aggiungono - è preoccupante. L’aumento dei prezzi del carburante, aggravato dall’instabilità geopolitica in Medio Oriente, sta mettendo a rischio la sostenibilità economica di molti operatori, in particolare delle flotte artigianali e costiere. Ma non si può continuare a scaricare tutto sulla geopolitica: questa crisi non nasce oggi ed è anche il risultato dell’assenza di una strategia nazionale capace di proteggere il settore. Servivano misure tempestive e strutturali, non interventi limitati e circoscritti nel tempo. Il credito d’imposta del 20% rischia di essere una misura più simbolica che realmente efficace. Le risorse stanziate – appena 10 milioni di euro per tre mesi – sono del tutto inadeguate rispetto all’impatto che l’aumento dei costi energetici ha avuto sulle imprese della pesca. Colpisce inoltre la scelta del Governo sulle priorità: mentre si destinano appena 10 milioni al sostegno diretto delle imprese ittiche, si prevedono 40 milioni per il rafforzamento della struttura amministrativa di AGEA nell’ambito del programma ‘Coltiva Italia’. Una sproporzione che solleva una questione politica chiara: si investe più sugli apparati che sull’economia reale. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo delle strutture pubbliche, ma di riequilibrare le scelte: oggi le imprese chiedono liquidità, certezze e strumenti per continuare a lavorare, non interventi parziali e temporanei. Serve - concludono - un cambio di passo: risorse adeguate, interventi strutturali e una strategia energetica che metta davvero al centro i settori produttivi più esposti alla volatilità dei prezzi”.
“In soli 7 giorni, per il diesel abbiamo assistito al secondo maggiore rialzo di sempre e poco ci manca per il rincaro della benzina e del gasolio per riscaldamento. I prezzi dei carburanti e quelli dell’energia continuano ad aumentare a seguito dell’escalation militare in Medio Oriente, ma il governo italiano non prende posizione e non si muove a sostegno di famiglie e imprese”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati PD Vinicio Peluffo e Alberto Pandolfo, rispettivamente vicepresidente e capogruppo della commissione Attività produttive alla Camera.
“Oggi apprendiamo che il ministro Pichetto Fratin parla di sviluppo di nuovi motori e carburanti neutri, il ministro Salvini continua invece a fare da eco a Trump in chiave filo russa e la premier Meloni rimane in silenzio. Il problema è ora: l’azione del governo deve essere immediata e non può essere ipotetica o, come al solito, legata alla propaganda del ‘tutto va bene’. Se i prezzi continuano ad aumentare il governo non può continuare a vivere d’inerzia o a varare inutili pannicelli caldi come il decreto bollette”, concludono i deputati dem.
"In Libano si sta ripetendo il copione già visto a Gaza, distruzione a tappeto con bombardamenti su ospedali, infrastrutture abitazioni e ambulanze.
Inoltre è stato denunciato anche l'uso del fosforo bianco da parte dell'esercito israeliano. E non c'è alcuno scrupolo nel colpire anche la missione Onu Unifil.
Oggi è stata toccata la cifra di 1 milione di sfollati su una popolazione di circa 6 milioni di abitanti. Questo ha un effetto devastante sul Paese, sulla sostenibilità della situazione, soccorsi in primis. E ora in Libano si estende anche l'invasione di terra su larga scala. Un dramma, dal punto di vista umanitario, ma anche dal punto di vista politico perché dall'Ue e dalla comunità internazionale in generale, non si alza una sola voce, a parte quella della Spagna, a condannare questa ennesima violazione del diritto internazionale compiuta da Netanyahu. Come se al governo israeliano fosse consentito tutto, come se potesse essere sopra ogni regola e ogni legge.
Bisogna dire le cose come stanno: il vero fattore di destabilizzazione del Medio Oriente è il governo israeliano che ha raso al suolo Gaza, sta annettendo la Cisgiordania, ha attaccato e sta bombardando l'Iran, sta invadendo il Libano, ha bombardato la Siria e l'Iraq.
Se vogliamo la stabilità in Medio Oriente è Netanyahu che va fermato e con lui Trump che lo segue nel suo scellerato progetto". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Oggi a 48 anni dal rapimento di Aldo Moro e dall’uccisione degli uomini della scorta, un pensiero alle famiglie. Ma anche un ricordo della grandezza dell’uomo politico, costruttore di intese e distensione, promotore degli accordi di Helsinki e fautore del dialogo in Medio Oriente. Una stagione lontana che non possiamo che rimpiangere mentre si consumano guerre e una tradizione diplomatica europeista, capace di iniziativa autonoma meno spettacolare e più strategica e di lungo periodo, orientata alla stabilità internazionale. Per questo rimarrà sempre un punto di riferimento per costruire la pace e difendere la democrazia.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.