"Il caso Almasri assume ogni ora che passa contorni sempre più inquietanti. Dopo avere liberato un feroce criminale, contravvenendo ad un mandato di arresto della Corte penale internazionale, e averlo accompagnato con un aereo di Stato in Libia, esattamente dove ha commesso e continuerà a commettere i gravissimi reati di cui è accusato, il governo Meloni si rifiuta di fornire alle Camere le spiegazioni che è tenuto a dare.
E ora il parlamento è bloccato perché i ministri Piantedosi e Nordio hanno annullato le informative previste per oggi pomeriggio. Cosa che dovrebbe fare prima di tutti Giorgia Meloni, ma preferisce fare i video sui social, senza contraddittorio per di più diffondendo notizie imprecise.
I ministri si sottraggono al Parlamento trincerandosi dietro un presunto segreto istruttorio scaturito dalla denuncia sporta contro Meloni, Piatendosi, Nordio e Mantovano. Falso: è già successo decine di volte che ministri indagati riferissero in aula.
Per l'ennesima volta, Meloni e i suoi scappano e non rendono conto delle loro responsabilità politiche nell'unica sede in cui devono farlo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Meloni ha mentito al Paese. Non è vero che lei, Piantedosi, Nordio e Mantovano abbiano ricevuto un avviso di garanzia ma una semplice comunicazione come prevede la legge per informare che è stato presentato un esposto. Non c’è nessun complotto di una presunta Magistratura politicizzata, come la Premier vuole far credere: è solo un atto dovuto che la destra cavalca politicamente” lo dichiara sui social là vicepresidente nazionale del PD Chiara Gribaudo.
Si chiede poi la parlamentare dem: “La Premier ha mentito perché non sa rispondere a due domande ben precise: perché hanno liberato il torturatore libico Almasri? Perché un trafficante di essere umani, accusato dalla Corte Penale Internazionale di crimini gravissimi, è stato rimpatriato con un volo di Stato?”
“Il giochino è chiaro, siamo di fronte a un’arma di distrazione di massa. Infatti hanno preso la palla al balzo per evitare di affrontare l’Aula di Montecitorio, dopo la pessima figura di Piantedosi la settimana scorsa al Senato. Bugie e vittimismo sono la cifra stilistica di questa pessima destra. Possono provare a mentire sui social ma ora la Premier deve venire in Parlamento a riferire e, per cortesia, a dire la verità” conclude Gribaudo.
E’ un’offesa al Parlamento e alle istituzioni. La cancellazione dell’informativa dei ministri Piantedosi e Nordio sulla vicenda Almasri è una vera e propria diserzione che offende la democrazia. Tanto più se appresa dagli organi di stampa, come accaduto in queste ore.
Da giorni le opposizioni chiedono alla Premier Meloni di riferire in Aula ma lei si nega, poi concede la presenza dei suoi ministri e alla fine nega anche quella.
A noi non interessa lo sviluppo giudiziario della scarcerazione del torturatore libico, ma il governo deve rispondere dell’accaduto. È una questione di sicurezza, come ha detto la premier, ma è anche una questione di dignità e di rispetto della dialettica democratica. Nessun ministro in situazioni analoghe si è mai sottratto al confronto parlamentare.
Lo ha detto intervenendo in Aula Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Esprimiamo la nostra solidarietà alla Corte Penale Internazionale, a seguito dei pesanti attacchi che sta subendo da parte di alcuni Stati, mi riferisco alle proposte legislative in corso al Congresso degli Stati Uniti e alla Knesset israeliana, che prevedono sanzioni nei confronti della Corte e di chi ci lavora, che se venissero attuate renderebbero di fatto la Corte impossibilitata ad agire. E se a questi percorsi si aggiungono le dichiarazioni di discredito che in questi mesi, in questi anni si sono susseguite, penso a quelle del ministro russo Medvedev, che ha definito la Corte come una ‘misera organizzazione internazionale’, a dichiarazione più blande, ma certamente altrettanto ambigue di alcuni nostri ministri e della Premier, la situazione diventa molto grave e necessita di un chiarimento e di una inequivocabile espressione di intenti di riconoscimento pieno della Corte da parte di questo Parlamento. Ed è ancora più rilevante se si considera che l'Italia è tra i fondatori della Corte, siamo il Paese dove fu firmato lo Statuto di Roma. E quindi il lavoro della Corte va rispettato, ma in tutti i suoi passaggi, le indagini, gli eventuali mandati di arresto, le sentenze, mettendo in atto ogni forma di collaborazione che ogni passaggio richiede. Se l'Italia non rispetta questo, se l'Italia si allinea al discredito della Corte, se l'Italia non collabora con la Corte, il nostro Paese non solo rinnega i capisaldi della nostra politica estera degli ultimi decenni, ma mette in discussione l'obiettivo di perseguire la legalità internazionale”. Lo ha detto in Aula alla Camera, la deputata Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo Pd, nel corso delle dichiarazioni di voto sulle mozioni sulla Corte Penale Internazionale”. Nel corso dell’intervento Ghio ha citato l’avviso di garanzia ricevuto da Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano dicendo “noi rispettiamo sempre la magistratura e attendiamo l'evoluzione del suo operato ma nulla toglie alla gravità politica di quanto accaduto”.
In 24h dal governo due ricostruzioni contrastanti
"Il Ministro Piantedosi sta prendendo in giro gli italiani. E lo fa senza ritegno dall'Aula del Parlamento. Perché non può che essere una grave presa in giro dire che hanno rimpatriato un ricercato dalla Corte penale internazionale con un aereo di Stato per in problema di sicurezza. Sarebbe più corretto dire che hanno organizzato la fuga dalla Corte Penale di un criminale e torturatore che fa affari con i trafficanti di uomini.
Siamo di fronte a ricostruzioni improbabili che gridano vendetta. L'unica verità è quella che il Governo non sta dicendo.
Per questo, chiediamo che sia la presidente del Consiglio Meloni a fare chiarezza in Parlamento su quanto è realmente accaduto. Ad oggi, abbiamo due ministri, Nordio e Piantedosi, che in appena 24 ore hanno fornito ricostruzioni contrastanti e fantasiose, incapaci di spiegare cosa sia successo davvero."
Così in una nota il responsabile nazionale sicurezza del Pd, il deputato democratico, Matteo Mauri.
“Dal ministro Nordio abbiamo sentito toni trionfalistici e autoindulgenti. Si tratta di opinioni molto distanti dalla realtà. Udienze del giudice di pace rinviate al 2030, processo telematico in tilt, carceri che esplodono per il sovraffollamento, migliaia di precari al ministero della Giustizia che non sappiamo se nei prossimi mesi saranno ancora ai loro posti: questo è lo stato della giustizia italiana che è al collasso, ma che tutti vedono tranne il ministro e il governo; i quali continuano a muoversi con furore ideologico e intendimenti punitivi nei confronti della magistratura, così come avviene con la separazione delle carriere. Quelli che Nordio ha definito obiettivi raggiunti sono clamorosi errori e fallimenti. Come il richiamo al commissario straordinario per l’edilizia carceraria, luoghi dove registriamo il record dei suicidi. O come l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, che cancella per la prima volta dal codice penale il reato del pubblico funzionario che violando deliberatamente la legge discrimina un cittadino”.
Così il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Federico Gianassi, intervenendo in Aula dopo le comunicazioni alla Camera del ministro Carlo Nordio.
“Anche i pretesi successi sul Pnrr - ha aggiunto - meriterebbero ben altro atteggiamento. I dati, infatti, iniziano purtroppo a registrare controtendenze, come la riduzione dei procedimenti definiti nel settore civile e la riduzione del tasso di smaltimento. Questo mette a rischio il raggiungimento dei risultati stessi del Pnrr. La giustizia avrebbe bisogno non di ideologia, non di occhi rivolti al passato, ma di investimenti. Eppure anche su questo aspetto il governo taglia 500 milioni di euro di risorse dal 2025 al 2027. La strada imboccata è del tutto sbagliata. Occorrerebbe una svolta - ha concluso - ma nelle parole di Nordio non la vediamo”.
"L'arresto e il successivo rapido rilascio del comandante libico sollevano interrogativi gravissimi. Chiediamo alla presidente Meloni e al ministro Nordio di spiegare cosa sia avvenuto e perché si sia arrivati a questo epilogo." Con queste parole, il deputato democratico Paolo Ciani è intervenuto alla Camera sostenendo la richiesta unanime delle opposizioni di un’informativa urgente del Governo in merito all’arresto e al conseguente rilascio del generale Almasri, nonostante il mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale.
"In Libia esistono veri e propri 'lager', come li ha definiti Papa Francesco, e la persona liberata ieri è ritenuta uno dei principali responsabili degli orrori che vi si compiono. È indispensabile comprendere per quale motivo Almasri fosse in Italia e, soprattutto, perché sia stato rimesso in libertà con tale urgenza, nonostante i mandati di cattura internazionale".
“Questa decisione, che rappresenta una violazione degli impegni assunti dal nostro Paese nei confronti della Corte Penale Internazionale, appare come il risultato di una scelta politica sulla quale è indispensabile garantire piena trasparenza. Il Governo ha il dovere di fornire spiegazioni chiare e dettagliate per ristabilire la credibilità dell’azione dello Stato e riaffermare l’impegno dell’Italia verso la giustizia internazionale”.
"La separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, così come proposta dal governo, rappresenta un grave pericolo per l'indipendenza del pubblico ministero. Questa riforma traccia un percorso che finirà per sottoporre il Pm al controllo dell'esecutivo, con conseguenze drammatiche per il nostro sistema democratico", ha dichiarato il capogruppo del Partito Democratico in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi.
"Se il pubblico ministero viene svincolato dalla cultura della giurisdizione e trasformato in un semplice accusatore seriale, come prevede questa riforma, si aprirà inevitabilmente una discussione politica sulla necessità di ricondurlo sotto il potere politico. Questo modello adottato in altri Paesi è oggetto di severa critica", sottolinea l’esponente PD. “Questa traiettoria – aggiunge Gianassi - rappresenta una regressione, che va contro principi di autonomia e indipendenza della magistratura sanciti dalla Costituzione italiana. Invece di rafforzare gli strumenti di garanzia e autonomia, il governo sta portando avanti una visione ideologica superata, che smantella modelli presi a riferimento a livello internazionale proprio per la loro capacità di garantire equilibrio e imparzialità".
"Il criterio del sorteggio per la selezione dei componenti del Csm non garantisce né il merito né la competenza. È incomprensibile come un governo che si dichiara attento al merito faccia un passo indietro di questa portata, affidando alla fortuna e al caso un ruolo così cruciale", ha dichiarato la capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, durante il suo intervento in Aula.
Bonafè ha ribadito l’opposizione del Partito Democratico a questa modalità di selezione, sottolineandone la “contrarietà al principio di rappresentanza, elemento fondante di tutti gli organismi collegiali previsti dalla Costituzione. La stessa Corte Costituzionale aveva già espresso perplessità su questo metodo, evidenziandone le criticità", ha ricordato Bonafè.
"La selezione tramite sorteggio non solo annulla ogni possibilità di garantire rappresentanza e pari opportunità, ma ignora anche l'importanza dei curricula e delle competenze dei candidati", ha aggiunto. "Con il nostro emendamento, chiediamo l’abolizione di questo criterio, riaffermando la centralità del merito e il rispetto per i principi costituzionali".
“Anche Forza Italia – aggiunge la democratica - aveva inizialmente avanzato un emendamento per modificare e ridimensionare il criterio del sorteggio, salvo poi ritirarlo. Non neghiamo che ci possano essere degenerazioni correntizie ma è stato lo stesso ministro Nordio, prima di blindare il provvedimento, a sottolineare i limiti di questo strumento e a dichiararsi disponibile a ripensarlo”, ha concluso.
"Che razza di Ministro è lei, signor Nordio, che non ha neanche il coraggio di difendere le ragioni della propria riforma in Parlamento?" Con queste parole Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Giustizia della Camera, ha attaccato frontalmente il Ministro della Giustizia Carlo Nordio durante l’esame della riforma sulla separazione delle carriere.
Il deputato dem ha denunciato il comportamento imbarazzante del Ministro e della maggioranza, che durante tutta la seduta non hanno proferito parola: "La maggioranza ha messo il bavaglio ai propri parlamentari e, fatto ancora più grave, agli stessi esponenti del Governo. Nordio è rimasto in silenzio in aula, nonostante le ripetute sollecitazioni a spiegare e difendere un provvedimento che cambia radicalmente i principi fondanti della nostra Costituzione."
Gianassi ha sottolineato la gravità di questo precedente: "Siamo di fronte a un comportamento mai visto, che rappresenta un grave attacco al ruolo del Parlamento e al principio del confronto democratico. Questo atteggiamento è inaccettabile in una democrazia parlamentare”.
Manca trasparenza su modalità di affidamento a società responsabile del flop del sistema
"Perché il Governo ha secretato l’affidamento del software che dovrebbe rivoluzionare la digitalizzazione della giustizia italiana?" È questa la domanda che il deputato democratico Marco Lacarra, componente della commissione giustizia della Camera, pone al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio con un’interrogazione firmata dai dem Debora Serracchiani, Federico Gianassi, Michela Di Biase e Rachele Scarpa per sollecitare “chiarezza sui criteri di affidamento e sulle gravi criticità emerse durante l’implementazione dell’app per il processo penale e civile telematico”.
L’app – aggiungono i democratici - entrata in fase sperimentale il 14 gennaio 2024, è stata da subito oggetto di numerose segnalazioni per malfunzionamenti. Le criticità, denunciate anche dal Procuratore Nazionale Antimafia e dai Procuratori distrettuali della Repubblica, hanno portato molti tribunali e procure a sospendere il regime obbligatorio introdotto dal 1° gennaio 2025. "Il flop del sistema rende ancora più urgente fare luce su un affidamento che, ad oggi, rimane avvolto nel mistero - afferma il PD. Nonostante le ripetute richieste, il Ministero non ha reso pubbliche le informazioni sul contratto con l’impresa fornitrice, né ha chiarito l’eventuale presenza di clausole penali a tutela del funzionamento del sistema.
Il Partito Democratico chiede trasparenza e responsabilità: "Un sistema malfunzionante rischia di compromettere i diritti dei cittadini e il buon funzionamento della giustizia. È indispensabile che il Governo risponda pubblicamente e renda conto delle proprie scelte e garantisca funzionalità dei sistemi digitali”.
“La domanda che tutti noi dovremmo farci è se questa riforma costituzionale è in grado di rispondere ai tanti problemi, alle tante suggestioni che anche oggi sono emerse in quest'Aula. Occorreva una riforma costituzionale, così come ci viene proposta dal ministro Nordio, per risolvere ed affrontare quelli che sono i problemi della giustizia italiana?
La risposta è no e noi questo dobbiamo dirlo con forza; noi abbiamo ascoltato le varie dichiarazioni che sono state fatte dal Ministro Nordio, in cui addirittura si sostiene come la separazione delle carriere sia consustanziale al processo accusatorio e spesso viene tirato in ballo l'articolo 111 della nostra Costituzione, come se in qualche modo fosse prevista dall'articolo 111 appunto la separazione delle carriere. La nostra Costituzione non vieta che ci sia, ma certo è che le parole di Nordio non corrispondono a verità, quando dice che per applicare in pieno la Carta costituzionale abbiamo bisogno della separazione delle carriere.
In particolare, vorrei soffermarmi sull'aspetto che riguarda la sentenza della Corte costituzionale, n. 37 del 2000, dove si sottolinea come nel nostro Paese esista un unico ordine, un unico Consiglio superiore della magistratura e non esista alcun dettame costituzionale che vieti la separazione delle carriere. Ma quello che state facendo voi, in questo provvedimento non è la separazione delle carriere! Voi state separando la magistratura, che è cosa ben diversa.
È per questo che siamo qui e saltiamo sulla sedia rispetto alle cose che stiamo ascoltando, perché, per separare le carriere, diciamocelo una volta per tutte, non sarebbe stata necessaria una riforma costituzionale. Voi lo avreste potuto fare a Costituzione invariata. Avete avuto la necessità di procedere a una riforma costituzionale, perché quello che state facendo è separare in due la magistratura.
Ed ogni corpo, così come ci viene ricordato dai giuristi - così come accade anche in natura - che viene frazionato, ogni organismo unitario che viene separato, determina generalmente un impoverimento”. Lo ha detto la deputata del Pd, Michela Di Biase, intervenendo in aula sul ddl giustizia.
“Siamo al 9 gennaio e cinque detenuti si sono già tolti la vita. Il 2024 è stato un anno drammatico per il numero di suicidi in carcere, superando ogni record negativo, ma il 2025 sembra iniziato in maniera peggiore. L’ultimo, drammatico caso è avvenuto ieri sera a Roma, nel carcere di Regina Coeli: un detenuto di 25 anni si è tolto la vita impiccandosi in cella. Il Governo ha perso il controllo della situazione delle carceri italiane: non è più un emergenza ma un bollettino di guerra”. Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Da mesi i nostri appelli al Governo e al Ministro Nordio cadono nel vuoto. Una situazione inaccettabile di fronte a numeri drammatici – sottolinea Di Biase -. Il sovraffollamento carcerario è oltre ogni limite, come mai prima in Italia. La situazione del carcere di Regina Coeli indica con chiarezza il problema: qui il sovraffollamento tocca quota 186 per cento, a fronte di 566 posti disponibili sono presenti 1051 detenuti. Le celle sono luoghi in cui viene meno la dignità dei detenuti”.
“In questi giorni abbiamo ascoltato l’appello di Papa Francesco per la condizione dei detenuti – aggiunge la deputata - ma quelle parole hanno bisogno di essere raccolte e trasformate in azioni concrete per migliorare la condizione in cui si trovano le carceri del nostro Paese. Mancano le risorse per aumentare il personale sanitario e il sostegno neuropsichiatrico. Mancano educatori e formatori e soprattutto – evidenzia –, mancano interventi per forme alternative di detenzione che potrebbero ridurre il numero di detenuti. Il Governo continua a parlare di aumento della capienza delle carceri – conclude Michela Di Biase – ma il piano carceri è fermo da due anni e i tempi di realizzazione di nuove strutture possono essere decennali e con costi non sostenibili per lo Stato. E’ solo un modo per rinviare la questione”.
“È sui giornali e sotto gli occhi di tutti che il processo penale telematico nei tribunali italiani non funziona. E’ un vero e proprio flop del governo, che di fronte alle nostre preoccupazioni dei mesi scorsi ha fatto orecchie da mercante”. Lo dichiara il capocapogruppo PD in commissione giustizia di Montecitorio, Federico Gianassi, che aggiunge: “Presenteremo una interrogazione parlamentare al ministro Nordio che dovrebbe spiegare come mai il governo non ha fatto nulla dopo mesi di allarmi lanciati da magistrati e avvocati e quando a tutti era noto che con l’inizio del 2025 il processo telematico sarebbe stato esteso. Il governo gestisce la giustizia con la clava ideologica ma dimentica di occuparsi del suo funzionamento”.
“Il governo Meloni ammette i tagli che stanno compromettendo il settore della Giustizia e dà il via libera a un mio atto che chiede di aumentare le risorse. Il processo telematico civile è in tilt, a breve entra in vigore il processo telematico penale e i rischi di blocco del sistema sono enormi, i Giudici di Pace fissano prime udienze al 2030 e nel 2025 aumenteranno per legge ancora le loro competenze, la situazione carceraria è tragica e delle misure urgenti del Ministro Nordio annunciate nei mesi scorsi si sono perse le tracce. In questo quadro desolante il governo taglia tra il 2025 e il 2027 500 milioni di euro e impegna tutte le sue energie in battaglie ideologiche, divisive, al più inutili. Così non si può andare avanti, serve un radicale cambio di passo”.
Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, sul suo ordine del giorno alla Legge di Bilancio.