“Siamo di fronte all’ennesima presa in giro da parte del Governo che va avanti a colpi di decreti e di fiducie a raffica. Sulle carceri nulla di concreto ancora.
È l’ennesima prova che al ministro Nordio e a questo esecutivo non interessa affatto la drammatica condizione in cui versano le carceri italiane, dove ogni giorno si consumano violazioni dei diritti e si rischiano nuove tragedie”.
Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata del Partito Democratico e responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del partito.
“Sul sovraffollamento – prosegue Serracchiani – finora non è stato fatto assolutamente nulla. La proposta parlamentare per la liberazione anticipata, a prima firma del collega Roberto Giachetti, che il Partito Democratico ha appoggiato da tempo, è stata bloccata in Aula proprio dalla maggioranza. E ora, quando potrebbero approvarla in tempi rapidi, la tengono nel cassetto per portare avanti uno schema di decreto che non affronta il nodo strutturale. È evidente che non c’è alcuna volontà politica di intervenire realmente”.
“Anche sulla questione dei detenuti tossicodipendenti – aggiunge Serracchiani – siamo di fronte a una colpevole inerzia. Da oltre un anno è in vigore il cosiddetto ‘decreto carceri’, in cui si prevedeva che i detenuti tossicodipendenti fossero inviati in comunità o strutture residenziali adeguate, ma nulla è stato fatto per attuare quella norma. Solo oggi, in fretta e furia, portano in pre- Cdm un nuovo provvedimento, che rischia di restare l’ennesima operazione di facciata”.
“Chiediamo con forza che si smetta di perdere tempo e si approvino subito misure efficaci: una nuova disciplina sulla liberazione anticipata, un piano serio per la presa in carico dei detenuti vulnerabili, investimenti sulle strutture alternative al carcere e sul personale penitenziario. Ogni giorno di ritardo – conclude Serracchiani – aggrava una situazione già insostenibile. Il ministro Nordio dimostri, almeno una volta, di avere un minimo di responsabilità istituzionale”.
“Un uomo di 54 anni si è tolto la vita nel carcere di Rebibbia. È il 41esimo suicidio tra i detenuti dall’inizio dell’anno. Se si aggiungono anche le morti tra gli operatori penitenziari, siamo davanti a una vera e propria strage silenziosa che si consuma dentro le mura delle nostre carceri. Uno Stato civile non può tollerare che la detenzione si traduca, di fatto, in una condanna a morte.” Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Il carcere di Rebibbia - spiega la deputata - ospita oggi più di 1.560 detenuti, a fronte di una capienza di poco superiore ai mille. Il sovraffollamento è a livelli intollerabili, le condizioni igienico-sanitarie e psicologiche sono critiche, e chi lavora in questi istituti è lasciato solo. Di fronte a questa emergenza, il Governo tace o, peggio, minimizza. Le dichiarazioni del Ministro Nordio sono inadeguate e offensive verso una realtà che grida vendetta. Le carceri italiane sono allo stremo - conclude Di Biase - e chi ha la responsabilità politica della giustizia non può continuare a voltarsi dall’altra parte.”
“Nordio non ha trovato tempo e parole per tornare in Parlamento e dire la verità sul caso Almasri dopo che erano emerse reticenze e omissioni grandi come una casa. Ma trova tempo e parole, proprio nel giorno in cui la Germania arresta il collaboratore di Almasri, per offendere magistrati che su questo caso hanno detto quello che tutti gli italiani sanno: il comportamento del Ministero della Giustizia ha determinato la liberazione dell’assassino libico, comportamento vergognoso.
E ora addirittura, non contento di questo “capolavoro”, chiede parole chiare al Pd. Gliele diciamo subito come è nostro costume: Nordio è un ministro inadeguato, che cerca di nascondere la sua inadeguatezza attaccando i magistrati, e sarebbe un bene per il nostro Paese se andasse a casa.
L’Italia ha bisogno di un Ministro vero, non di un seminatore di zizzania che scappa a gambe levate davanti alla verità.” Così il capogruppo Pd in commissione giustizia alla camera, Federico Gianassi.
"Il Ministro Nordio oggi in un'intervista al Corriere della Sera è arrivato a sostenere che il sovraffollamento carcerario consente di evitare i suicidi in cella. Siamo al delirio. Davvero la strategia del Governo è quella di usare il sovraffollamento come forma di controllo? Semmai il numero crescente di suicidi è il segnale più drammatico e inaccettabile di un sistema penitenziario al collasso". Lo ha dichiarato la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, commentando l'intervista di oggi al Corriere della Sera del Ministro della Giustizia Nordio.
"Il dramma dei suicidi in carcere sembra non arrestarsi: 85 nel 2022, 70 nel 2023, 91 nel 2024; e in questo 2025 ne sono già stati accertati 36. Questo Governo non può continuare a voltare lo sguardo di fronte a numeri che raccontano una realtà drammatica" ha aggiunto Di Biase.
"Serve un cambio di passo che metta al centro misure per combattere il
sovraffollamento e per affrontare la questione della salute mentale nelle carceri. Basta con le giustificazioni - ha concluso la deputata Pd - servono provvedimenti urgenti e risorse certe".
Il caso Almasri è stato finora il festival delle reticenze e delle omissioni.
“Anche oggi, come già accaduto due settimane fa, il Partito Democratico si associa alla richiesta di un’informativa urgente rivolta al ministro Nordio sulla vicenda dell’arresto del torturatore libico Almasri. Una richiesta doverosa e rimasta senza risposta: il ministro, infatti, ha finora scelto di non presentarsi in Aula”. Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera.
“I fatti emersi – aggiunge il deputato dem - nel frattempo aggravano ulteriormente la situazione. Le deboli argomentazioni difensive del ministro sono risultate clamorosamente contraddittorie e prive di credibilità. Le informazioni pubblicate dai media confermano quello che si temeva: il ministero della Giustizia era perfettamente consapevole della necessità di attivarsi per garantire l’estradizione verso la Corte penale internazionale. Tuttavia, il ministro Nordio, pur presente in Aula, ha omesso di riferire particolari di estrema rilevanza, inclusi scambi interni al ministero che confermano tale consapevolezza. A questo punto le ipotesi sono due, entrambe inaccettabili. O il ministro non governa davvero il ministero e viene scavalcato nella gestione di dossier di questa portata ed è quindi un pericolo pubblico, oppure era perfettamente al corrente e ha mentito al Parlamento. In entrambi i casi, la sua permanenza al vertice del dicastero della Giustizia è ormai insostenibile”.
"È tempo di trasparenza - conclude Gianassi - il Parlamento merita la verità, e il ministro Nordio non può più sottrarsi”.
“Quando uno mente in Parlamento mente a tutti gli italiani. Allora come si fa? A maggior ragione se è il ministro della Giustizia a mentire. Viene buttata acqua sul fuoco dicendo che è colpa dei giornalisti. È gravissimo. Ci stanno portando verso una deriva sempre più pericolosa".
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su RaiNews24.
“Non si può stare in posizioni così rilevanti senza mai assumersi le responsabilità di quello che si dice e di quello che si fa fuori e dentro le aule parlamentari - ha detto la deputata dem - Visto che noi siamo rispettosi della Costituzione sempre, per decenza politica prima ancora di tutto il resto dovrebbe dimettersi”.
“La premier Giorgia Meloni dovrebbe venire in aula a riferire di quello che è successo perché le cose non sono andate come sono state raccontate al Parlamento, e dunque al Paese, ed è evidente che le Opposizioni adesso hanno chiesto un’informativa urgente: ci vorrebbe un po’ di decenza in questo Paese, in altri si sarebbero già dimessi” ha concluso Gribaudo.
“Le ultime rivelazioni aggravano un quadro già opaco e preoccupante. Se il ministro era informato e non ha detto la verità, è gravissimo. Se non sapeva, è altrettanto allarmante. In entrambi i casi, non è più sostenibile restare in silenzio.” Lo dichiara Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico.
“Il Parlamento è stato messo di fronte a reticenze inaccettabili. Il ministro Nordio deve assumersi le sue responsabilità politiche e, se avesse un minimo di dignità istituzionale, si dovrebbe dimettere all’istante. Ma a questo punto è evidente che una responsabilità diretta pesa anche su Palazzo Chigi. Non è più tollerabile che resti un’ombra sul ruolo e sulle azioni della Presidente del Consiglio e del sottosegretario Mantovano. Le istituzioni meritano rispetto e trasparenza: su questa vicenda serve chiarezza, fino in fondo”, conclude Serracchiani.
“Avevamo già denunciato nei mesi scorsi che la difesa del ministro Nordio era stata una fiera delle reticenze e un festival delle omissioni. Ma quanto sta emergendo in queste ore è ancora più grave e francamente scandaloso. Ci troviamo di fronte a un bivio inquietante: o il ministro ha mentito al Parlamento, oppure non è in grado di governare le strutture del suo Ministero. In entrambi i casi, la situazione è inaccettabile. Andremo fino in fondo, perché vogliamo che tutta la verità venga a galla. La vicenda politica non può e non deve fermarsi qui. Per decenza istituzionale, Nordio dovrebbe dimettersi: se non lo farà, continueremo ad incalzarlo senza sosta, finché ogni responsabilità politica non sarà chiarita” così Federico Gianassi, Capogruppo PD nella Commissione Giustizia della Camera.
Lo stillicidio di notizie fa assumere alla vicenda Almasri contorni sempre più inquietanti. Se il Ministro Nordio sapeva, come starebbe emergendo dall’inchiesta, di avere a che fare con un torturatore, ha scelto di mentire davanti al Parlamento. E questo è inaccettabile. Nessun governo può prendere in giro le istituzioni e i rappresentanti dei cittadini. Nemmeno i membri di un governo sovranista che si considera sopra la legge, può sfregiare la legalità internazionale e sperare di farla franca. Nordio venga a spiegare cosa è veramente accaduto nel gennaio scorso.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Che la vicenda Almasri fosse, quanto meno, fumosa, è stato evidente fin da subito. Che il governo non avesse detto le cose come stavano, è stato altrettanto chiaro già dalle prime ore e da quell'immagine, insopportabile, del torturatore e stupratore di bambini libico che torna in Libia a bordo di un volo di Stato. Oggi le notizie pubblicate da diverse testate fugano ogni dubbio: il ministro Nordio ha mentito davanti al Parlamento. Il suo ministero aveva in mano tutti gli elementi per trattenere Almasri e assicurarlo alla giustizia della Corte penale internazionale. Ma hanno scelto di liberarlo. Come hanno scelto di mentire davanti al Parlamento, prendendo in giro non le opposizioni, ma milioni di italiani e italiane.
Vista la gravità della situazione non si può pensare di passare oltre, di normalizzare la menzogna e un ministro che mina la credibilità delle istituzioni. In una democrazia, non è concepibile. Nordio deve scusarsi e dimettersi. Senza perdere un secondo in più". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Sul caso Almasri è necessario fare chiarezza e che il governo venga in Aula per un'informativa urgente. Quando il 5 febbraio il ministro Nordio venne in Parlamento a spiegare quanto accaduto, rimanemmo colpiti dalle sue parole che non facevano luce sui fatti. La liberazione di Almasri è stato un chiaro esempio del rapporto 'particolare' che il governo Meloni ha con la Libia e con chi oggi in quel Paese detiene il potere: un rapporto che non fa onore al nostro Paese. La vicenda Almasri ha peraltro umiliato un'attività di polizia e di intelligence che aveva portato all'arresto di un uomo su cui pesavano accuse di crimini contro l'umanità. Arrestato in Italia e ricondotto in Libia con un volo di Stato ad attenderlo c'erano festeggiamenti: Nordio ha provato a spiegarci che questa è la 'normalità'. Lo dichiara il deputato Paolo Ciani, vicepresidente del Gruppo Pd/Idp.
“È un fatto gravissimo – sottolinea il parlamentare - perché da ciò che emerge il ministro ha mentito al Parlamento ed il Governo ai cittadini. Oggi apprendiamo che la sua capo di gabinetto era al corrente già dalla domenica di tutto e che la vicenda andava trattata in maniera 'riservata' per una rapida soluzione. Impossibile non abbia informato il Ministro ed il resto del Governo”. “Non è questo ciò che le persone torturate da Almasri si aspettavano da un Paese democratico come l'Italia, non è questo ciò che noi ci aspettiamo dal governo e dalle istituzioni della nostra Repubblica”, conclude Ciani.
“Sulla vicenda Almasri avevamo già denunciato in Aula in occasione della mozione di sfiducia contro Nordio che la difesa del ministro era stata il festival delle omissioni e delle reticenze, ma quello che oggi emerge sui giornali è scandaloso e oltrepassa i limiti della decenza. Leggiamo che il ministero era informato ben prima di quanto aveva solennemente dichiarato in Aula il ministro Nordio, che la scelta della liberazione è dunque tutta politica e che veniva raccomandato massimo riserbo all'interno degli uffici.
Siamo in presenza di una vicenda indegna che ha umiliato il nostro Paese sul piano internazionale, della quale il ministro e il governo Meloni portano una clamorosa responsabilità politica e dinanzi alla quale le dimensioni del ministro Nordio sono il minimo sindacale.”
Così Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.
È grave il tentativo del ministro Nordio di tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica in una polemica politica per difendere il decreto sicurezza, decreto peraltro tutto sbagliato. Si tratta di un comportamento inaccettabile da parte di un ministro che dovrebbe piuttosto spiegare perché la giustizia italiana è al collasso. La verità è che Nordio, anziché affrontare i tanti problemi della giustizia, impiega il suo tempo per attaccare le opposizioni e la magistratura. Colpisce, poi, il tono con cui il ministro affronta il tema drammatico del sovraffollamento carcerario: ricette semplicistiche, annunciate da anni e sempre con superficialità, che ignorano la complessità del problema e la necessità di riforme strutturali. Il Ministro Nordio conferma purtroppo l’inadeguatezza al ruolo che ricopre.
Così Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.
“Nordio fa un altro scivolone istituzionale trascinando il Presidente della Repubblica in una polemica politica per difendere un decreto del Governo che ha scritto lui stesso, e questo è profondamente scorretto. Occorre una gran malafede anche solo per citare il Presidente in relazione a valutazioni tecniche non gradite formulate dall’Ufficio del Massimario della Cassazione. Il primo a doversi preoccupare di eventuali rilievi di incostituzionalità è proprio il Ministro”. La deputata e responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani replica al ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito all'intervento del Massimario della Cassazione sul decreto Sicurezza.
“Il dato è che ancora una volta – aggiunge Serracchiani - Nordio attacca la magistratura, in modo scomposto e allarmante, confermando un’impostazione ideologica che vuole delegittimare il ruolo della magistratura e a piegare la giustizia agli interessi della maggioranza”.
“Tecnicamente dilettantistica e moralmente riprovevole la banalizzazione del sovraffollamento carcerario che – sottolinea la deputata dem – a un anno dal decreto Carceri continua a peggiorare nello strumentale disinteresse del Governo e tra le chiacchiere del Guardasigilli”.
“Non ci sorprende affatto che anche l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione sollevi seri dubbi di legittimità costituzionale sul decreto Sicurezza voluto dal governo Meloni. È quanto da tempo sosteniamo e che, con coerenza, ribadiscono costituzionalisti, penalisti, le Camere penali e ora l’autorevole Ufficio del massimario della Corte di Cassazione”. Lo dichiara la deputata Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico.
“È singolare – prosegue l’esponente dem – che il presidente del Consiglio e il ministro Nordio si dicano stupiti o addirittura increduli di fronte a questi rilievi. Al contrario, ci saremmo aspettati maggiore rispetto per i principi costituzionali da parte di chi ha la responsabilità di aver scritto il provvedimento, visto che si tratta di un testo del governo. Il ministro Nordio, magistrato per quarant’anni, invece di liquidare con sarcasmo il parere della Cassazione, dovrebbe preoccuparsi del livello sempre più basso di qualità normativa raggiunto dal suo governo. Il decreto Sicurezza non fa sicurezza. Introduce misure che nulla hanno a che fare con la tutela dei cittadini e molto con la propaganda. Si passa da un panpopulismo emozionale a un vero e proprio sadismo penale: carcere per donne incinta e bambini, la pena per la resistenza passiva, la repressione del dissenso civile e pacifico. Si colpiscono lavoratori in presidio come accaduto a Bologna, smentendo le promesse fatte in Aula da esponenti della stessa maggioranza”.
“La denuncia del presidente Mattarella sulla drammatica condizione degli istituti penitenziari – conclude Serracchiani – impone al governo un cambio di passo che finora è mancato. Il decreto
Carcere, tanto sbandierato, si è rivelato inutile. Le carceri italiane restano sovraffollate, le condizioni di vita e di lavoro sono intollerabili. I suicidi tra detenuti e agenti sono un segnale drammatico. Il Partito Democratico continuerà a vigilare, a presentare interrogazioni, a ispezionare gli istituti e a chiedere soluzioni concrete. Il ministro Nordio si svegli”.