“Adesso basta. Per la dignità e l’onore delle istituzioni il sottosegretario Delmastro delle Vedove si dimetta. Apprendiamo infatti che l’intervista su Il Foglio, esiste, c’è ed è pure registrata! Per questo non poteva essere smentita. Se il ministro Nordio ha anch’egli un minimo di personale e politica dignità chieda al sottosegretario di fare un passo indietro. Evidente in ogni caso che il sottosegretario ha perso, ma non avevamo necessità di ulteriori prove, ogni credibilità. Come fa la Presidente del consiglio a continuare a sostenerlo? Difende la presenza al governo di chi pensa che la riforma fa schifo? E con quale faccia la difenderanno in senato, alla camera e davanti al paese nel referendum?” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
“La notizia non è la solita scontata autodifesa di Delmastro dopo uno dei suoi disastri, quanto il fatto che Delmastro non smentisce dichiarazioni e argomentazioni usate sul Foglio contro la riforma di Nordio. Siamo alla fiera del ridicolo e Meloni non può ignorarlo. Lei sta con Delmastro o con il Ministro?”. Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
“Delmastro Delle Vedove non doveva essere nominato sottosegretario alla Giustizia. Non era all’altezza. E lo hanno confermato questi oltre due anni a Via Arenula, in cui ha operato con scarsissimo senso dello Stato, con una visione lontana dai principi costituzionali. Ma quanto uscito stamattina sul Foglio, quelle dichiarazioni che demoliscono la cosiddetta riforma Nordio sulla giustizia e la separazione delle carriere rivelano una crisi irreparabile nei rapporti con il Ministro. Il quale farebbe un gesto di dignità se se ne andasse. Ma in ogni caso Delmastro non dovrebbe restare un minuto di più. Per un minimo di decoro” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
"La situazione delle carceri italiane è ormai un'emergenza che non può più essere ignorata. Troppi detenuti si tolgono la vita, troppi istituti versano in condizioni drammatiche e il sistema penitenziario è al collasso. Il Parlamento deve riunirsi al più presto per affrontare questa crisi con la serietà e l'urgenza che merita". Così la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, a margine della conferenza stampa delle opposizioni sull'emergenza carceraria.
"Come Partito Democratico – conclude Di Biase - stiamo chiedendo con forza che il ministro Nordio dia risposte concrete per affrontare e risolvere questo dramma. Non possiamo più assistere inermi di fronte a questa situazione: servono interventi immediati per migliorare le condizioni detentive, rafforzare il personale e promuovere misure alternative alla detenzione per alleggerire il sovraffollamento carcerario. Il governo non può continuare a voltarsi dall'altra parte".
“Apprendiamo dagli organi di stampa che vi sarebbe da parte del ministro Nordio l’intenzione di sottrarre il coordinamento della polizia giudiziaria al pubblico ministero, in violazione della costituzione. Ad ora dal governo nessuno ha smentito la notizia. Si avvalora quindi l’ipotesi che la separazione delle carriere abbia come obiettivi prioritari colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, politicizzare le indagini e sottoporre il pm all’esecutivo. Non proprio l’esito auspicato anche da chi si è detto favorevole alla riforma” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
Sciopero avvocati per paralisi tribunale civile di Tempio, presentata interrogazione Pd
“La situazione al tribunale di Tempio è ormai incandescente se gli avvocati sono costretti a scioperare, come avevano già fatto nel 2019 a causa dei ritardi delle cause civili che vengono rinviate, con sedute fissate ordinariamente al 2028 e alcune anche al 2030, secondo le notizie che arrivano dall’Ordine territoriale”. Così il deputato dem Silvio Lai interviene sulla decisione degli avvocati appartenenti all’Ordine di Tempio-Olbia di astenersi per due giorni dall’attività per protestare contro le condizioni della giustizia civile nel territorio.
“Nonostante gli interventi del PNRR per ridurre i tempi processuali - conclude Lai - laddove la sezione penale ha ridotto da 2800 a 500 i giorni di attesa per una sentenza, la sezione civile non riesce a recuperare il pregresso a causa del fatto che sono presenti solo 3 magistrati che hanno un carico individuale di oltre 1100 cause contro le 250 ordinarie. Per questo motivo e per chiedere le ragioni di questa situazione, insieme a Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, e Federico Gianassi, capogruppo dem in commissione Giustizia alla Camera, abbiamo depositato una interrogazione urgente al ministro Carlo Nordio per chiedere quali siano le azioni poste in essere per recuperare le carenze di organico del tribunale di Tempio-Olbia e per conoscere la sistemazione nel resto dell’Isola. Ma soprattutto per chiedere come è possibile che membri della maggioranza e addirittura esponenti del governo si spingano a promettere riaperture di piccoli tribunali chiusi ormai da 12 anni quando le sedi principali, per carenza di organico, non sono in grado di garantire l’attività ordinaria nei tempi necessari”.
“Nordio chiarisca in Parlamento”
“Chiediamo al ministro Nordio se non ritenga urgente e necessario rendere conto al Parlamento dei programmi di costruzione di nuove carceri per fronteggiare l’emergenza del sovraffollamento e se le notizie in merito all’acquisto da parte del governo di moduli prefabbricati siano fondate, nonché quali siano stati i criteri individuati e i costi di questa operazione”. Così Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito democratico e tutti i componenti Pd della commissione Giustizia della Camera in un’interrogazione al ministro della Giustizia.
“Apprendiamo infatti, anche da dichiarazioni recenti dello stesso ministro, che il governo, anche per tramite del Commissario straordinario per l’edilizia carceraria Marco Doglio, nominato mesi fa per affrontare la drammatica emergenza del sistema dell’esecuzione penale e del quale ancora si attendono notizie ufficiali, avrebbe intenzione di fronteggiare il sovraffollamento carcerario utilizzando dei moduli prefabbricati, che avrebbe già acquistato, destinati ad essere “stipati” nelle carceri in funzione dove ci sarebbe spazio, oppure in caserme dismesse rifunzionalizzate a carceri. Il governo farebbe, dunque, ricorso ad una sorta di modello “Albania”, rivelatosi fallimentare, incostituzionale oltre che costosissimo e dannoso dunque per la finanza pubblica. Inoltre, la necessità avvertita dall’esecutivo di istituire un Commissario straordinario ha certificato l’inadeguatezza dell’efficacia dell’azione della struttura amministrativa a ciò deputata e della guida politica attuale. Il governo lo ha nominato l'estate scorsa, ma da allora nessun aspetto della gravissima crisi del sistema carcerario è stata affrontato, anzi tutto il sistema della giustizia tra il 2025 e il 2027 ha subito un ulteriore taglio di 500 milioni, a danno principalmente dei programmi di amministrazione penitenziaria, edilizia penitenziaria, giustizia minorile e di comunità con le pene alternative, giustizia riparativa ed esecuzione penale esterna”.
Con le sue azioni ha umiliato le istituzioni del nostro Paese
“La liberazione dell'assassino, torturatore e stupratore libico Almasri ha gettato discredito sul nostro Paese, imbarazzo profondo per l'umiliazione delle istituzioni. È bastato così poco per dimostrare come false le dichiarazioni di un pessimo governo che dichiara di non essere ricattabile. Il ministro Nordio è il principale responsabile e per questo poniamo la questione di sfiducia nei suoi confronti. I fatti sono incontrovertibili e la difesa del governo è stata la fiera delle reticenze e delle omissioni con un maldestro tentativo di auto-assoluzione”. Lo afferma in Aula il deputato dem Federico Gianassi intervenendo sulla mozione di sfiduci al ministro Nordio.
“Dopo molti giorni di silenzio – continua il capogruppo Pd in Commissione Giustizia - abbiamo ottenuto nuove dichiarazioni da parte di Meloni che affermava come la scarcerazione fosse stata presa dalla Corte d'Appello senza che la decisione della Corte penale internazionale fosse stata trasferita al ministero: bugie smentite dallo stesso Nordio perché tali informazioni erano state ricevute per il tramite dell’ambasciata dell’Aia. Nordio ha parlato prima di testo lungo, complesso, incomprensibile anche perché scritto in inglese e poi ha detto di averlo analizzato così bene da trovarne lacune e incongruenze: una contraddizione clamorosa per uscire dal grande imbarazzo e trovare una giustificazione in un errore di date”. “L'Italia ha bisogno di un ministro della Giustizia non di un pessimo avvocato difensore di uno stupratore. Nordio ora in Aula ride ma sa bene che rideranno meno i cittadini libici sottoposti alle torture di Almasri e non ride certo l'Italia con la Giustizia al collasso e davanti ad una riforma solo punitiva guidata solo dal furore ideologico contro l'autonomia della magistratura. Nordio disse che avrebbe approvato il codice dei crimini internazionali, è scomparso il codice e ora scompaiono con lui anche i criminali internazionali”, conclude Gianassi.
"Gravissima la decisione di chiudere l'istituto a custodia attenuata per le detenuti madri di Lauro in Campania. La notizia, resa nota dal Garante dei diritti dei detenuti per la Campania, Samuele Ciambriello, è gravissima perché si tratta dell'unico Icam del sud Italia. In che modo sarà possibile garantire la continuità territoriale ed affettiva senza istituti?". Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia. "Questo Governo - prosegue la deputata Pd - prima manda i bambini in carcere, con il ddl sicurezza, e poi chiude gli Icam. È un attacco al principio dell'interesse superiore dei minori. C'è preoccupazione per un sistema della giustizia minorile sempre più fragile e penalizzato. È per questo - annuncia Di Biase - che depositerò un'interrogazione urgente al Ministro Nordio. Dal Garante Ciambriello abbiamo appreso che la decisione di chiudere l'Icam di Lauro avrà conseguenze sul percorso scolastico dei tre minori che oggi vivono nella struttura, oltre alle conseguenze sul reinserimento sociale delle madri. Una decisione che non comprendiamo - conclude la deputata Di Biase - e su cui serve fare immediata chiarezza".
“Oggi alla Camera è in discussione un provvedimento in materia di intercettazioni ma non è presente nessun membro del ministero della Giustizia. Evidentemente quello di Via Arenula non è più la sede del ministero ma lo studio degli avvocati del sottosegretario Andrea Delmastro dopo la sentenza di ieri. Di fronte alla dichiarazioni eversive che stiamo ascoltando in queste ore pronunciate da Meloni, Nordio e dallo stesso Delmastro viene svelato il vero obiettivo di questo governo: colpire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Ribadiamo la nostra richiesta di dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Delmastro che dimostra una volta di più la sua totale inadeguatezza per svolgere le sue funzioni”.“ Così il deputato democratico, Andrea Casu, è intervenuto questa mattina in aula alla Camera nel costo della discussione generale sulla proposta di legge in materia di intercettazioni”.
Ieri no, oggi si, domani chissà: il governo è allo sbando sul caso Paragon. Oggi Nordio dice che la polizia penitenziaria non c’entra niente, mentre ieri il governo sosteneva che erano informazioni secretrate. Ora basta: il governo deve chiarire perché hanno spiato attivisti e giornalisti, perché sono settimane che scappano. Meloni venga in Parlamento: ci sono in gioco la libertà di stampa, libertà individuali e a questo punto anche la credibilità del governo visto le contorsioni quotidiane a cui abbiamo assistito in questi giorni.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Spiare il direttore di un giornale è un atto da stato di polizia e da sistemi autoritari. Invece di chiarire in Parlamento, il governo continua a non rispondere. Di che cosa ha paura l'esecutivo? Che cosa c'è da nascondere? Non vi daremo tregua su queste domande perché per noi la libertà di stampa è sacra” così il deputato dem Federico Fornaro in replica al ministro Nordio nel Question time alla Camera.
“La vicenda inquietante dell'uso dello spyware Paragon – continua il responsabile d'Aula del Pd a Montecitorio - dove stando alle fonti di stampa, tutte le armi di polizia hanno smentito di avere in uso tale software tranne la polizia penitenziaria. Il Pd ha chiesto a Nordio se la polizia penitenziaria avesse in uso lo spyware senza ricevere alcuna semplice risposta. Questo ci conferma che è il governo ad alimentare i sospetti sull'uso improprio di questo strumento. È il governo che con questo operato getta ombre sul comportamento degli apparati dello Stato”.
“Il ministro Nordio durante l'informativa su Almasri ha mostrato un documento – una tavola sinottica - sui capi di imputazione tra il mandato della corte penale internazionale del 2018 e il successivo correttivo del 2024, affermando che lo avrebbe messo a disposizione dell'Aula e in particolare delle opposizioni. Il documento non è mai stato inviato al Presidente della Camera e la comunicazione del mancato invio e la motivazione per uso interno è stata fatta tra gli uffici della Camera e del ministero per le vie brevi. Tutto questo è inaccettabile”. Così il deputato dem Federico Fornaro, Segretario d'Aula della Camera.
“Pretendiamo subito le scuse del ministro Nordio, le motivazioni per cui il documento non era divulgabile e del perché sia stato mandato per le vie brevi senza nomi e senza responsabili. Tutti i giorni interverremo sull'ordine dei lavori per esigere le motivazione della marcia indietro del ministro e le scuse di Nordio in rispetto del ruolo del Parlamento”, conclude Fornaro.
Chiudete i centri per immigrati in Albania rimasti vuoti e usate le risorse per la sanità. Lo chiediamo da tempo, insieme agli operatori del settore e ai cittadini: serve un impegno serio, non un euro va disperso per assicurare un sistema gratuito e universale che garantisca cure, prevenzione e ricerca. Abbiamo presentato una proposta di legge a prima firma Schlein che finora la maggioranza ha preferito boicottare, per aumentare la spesa sanitaria fino al 7% del pil, cioè come la media europea. È una richiesta che viene anche da molti amministratori del centrodestra perché la salute riguarda tutti: servono risorse per le assunzioni, per coprire la carenza di personale, tagliare le liste d'attesa e favorire la sanità di prossimità. Se Meloni non vuole occuparsi dei guai dei suoi ministri, da Nordio a Santanchè, si occupi almeno dei problemi reali delle persone.
Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Pd alla Camera dei Deputati e al Senato.
Nel 20 marzo del 2023 in occasione dell'incontro a Londra fra i ministri della Giustizia dei Paesi aderenti alla Corte penale internazionale, l'Italia ha ribadito il pieno sostegno all'attività della Corte e il ministro Nordio addirittura invitava l'Ucraina a ratificare lo statuto di Roma. Noi non sappiamo dove sia finito adesso quel ministro Nordio e abbiamo appreso che il nostro governo, che prima ricordava quanto fosse importante la Corte penale internazionale, abbia deciso di non sottoscrivere un atto firmato da più di 79 paesi che invitava il presidente Trump a rivedere la propria posizione sulle sanzioni alla Cpi. Ci sembra di capire che l'Italia agisca rispetto agli Stati Uniti con una sorta di relazione familiare o interpersonale tra la presidente del Consiglio e il presidente Trump, quando su questi temi ci si dovrebbe muovere non solo come Unione Europea, ma anche nel rispetto di quelle norme fondamentali come lo statuto di Roma che noi convintamente abbiamo voluto e sottoscritto proprio in questa città. Per questi motivi chiediamo un'informativa urgente della presidente del Consiglio per capire se finalmente ci darà voce e notizia della sua posizione, visto che viene tirata in ballo ormai da settimane ma è totalmente scomparsa dai radar. Ci preoccupa come Paese questa sua disattenzione e distrazione proprio in passaggi così delicati. È giunto il momento che la premier Meloni si decida a venire in Parlamento per spiegare la responsabilità politica che l'Italia si sta assumendo con decisioni che non solo non sono condivisibili, ma che isolano e mettono l'Italia dalla parte sbagliata della storia.
Così la deputata democratica Debora Serracchiani, responsabile nazionale giustizia del Pd, intervenendo in Aula.