Dichiarazione di Silvio Lai, deputato Pd della Commissione Bilancio della Camera
"Secondo Meloni, Doveva essere il Governo che non ostacolava chi produce, invece con la manovra di bilancio 2024 arriva il primo conto salato per le imprese che secondo l'ISTAT vale un effetto di cassa negativo del 10,5% nel 2024 ." lo scrive sui social il deputato Dem Silvio Lai, della commissione bilancio. "L'abolizione dell'ACE, l'agevolazione fiscale che premiava chi reinveste gli utili in azienda, consentendo di pagare meno imposte e rendere conveniente investire risorse proprie e che favoriva la crescita del dimensionamento delle imprese, ha consentito al Governo di recuperare 4,6 miliardi nel 2024 ma comporta un aggravio di imposta che non sarà compensato dalla deduzione IRES sul costo del lavoro dei nuovi assunti che "costa" solo 1,8 miliardi. Sempre secondo ISTAT sarà una impresa su 4 ad essere colpita da questo aggravio delle imposte casuato dall'imprevista cancellazione dell'ACE. “Non solo, Per Lai, “le imprese che avranno bisogno di risorse dovranno chiederle al sistema bancario con interessi impossibili, solo parzialmente e limitatamente compensati dalla nuova Sabatini, finanziata per solo 100 milioni di euro. Tra taglio dell'ACE, nuove deduzioni e nuova Sabatini, il conto delle imprese ammonta a 2,7miliardi in meno di risorse, cui si aggiungono lo stop di industria 4.0 e la nebulosa del sostegno alle imprese del mezzogiorno con la nuova ZES che doveva sostituire il credito d'imposta Sud ma di cui non si vedrà nulla sino a Giugno 2024 quando dovrà essere definito il piano di sviluppo da una delle tante task force del ministro Fitto. A questo si aggiungono i ridimensionamenti dei bonus assunzioni e le crisi che arriveranno sulle imprese edilizie per i tagli al PNRR sui finanziamenti ai comuni e il blocco del bonus 110%. Insomma, alla fine per le imprese non sarà un gioco a somma zero ma a perdere, al nord come al Sud: da un Governo che prometteva solo deregulation emerge l'assenza di una politica industriale, per le piccole come per grandi imprese, come dimostrano le situazioni di crisi dell'ILVA, di ITA, e gli effetti su TIM e su MPS a seguito delle decisioni del Governo.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato PD della Commissione Bilancio della Camera
“E' stato bocciato il nostro emendamento che prevedeva un articolo aggiuntivo per accelerare la concreta e corretta attuazione della direttiva comunitaria in materia di decarbonizzazione dei Trasporti e mobilità sostenibile. Infatti l’insopportabile melina messa in atto dall’esecutivo nell’ultimo anno sta producendo una inversione di rotta rispetto agli anni precedenti”. Lo ha detto il capogruppo Pd in commissione Trasporti Anthony Barbagallo, intervenendo oggi alla Camera nel corso del dibattito sulla legge di delegazione europea.
“I dati ci consegnano un Paese che annaspa: più emissioni e meno energia rinnovabile. Il differimento dei termini in diverse e significative misure del PNRR - non ultima quelle delle risorse da assegnare ai comuni, quelle relative alle agevolazioni sulle auto elettriche e sulle colonnine di ricariche completamente assenti in alcune aree del Paese – pongono l’Italia in contro tendenza rispetto ai più avanzati paesi dell’UE. Se a questo aggiungiamo alcune incomprensibili dichiarazioni del ministro Salvini, accade ciò a cui stiamo assistendo, l’Europa va da una parte e il governo Meloni da tutt’altra”.
Dichiarazione di Paola De Micheli, Deputata Pd
“La legge che stiamo per votare non contiene nulla che si possa definire come una riforma. Per questo il Pd voterà contro ad un provvedimento che non tutela innanzitutto le imprese , che dopo questo voto non avranno più opportunità per crescere, per competere in un quadro regolatorio aperto e chiaro. E voteremo contro perchè i cittadini da queste norme non otterranno nessun miglioramento sul fronte dei costi e della qualità dei servizi”. Così la deputata Pd Paola De Micheli nella dichiarazione di voto per conto del suo gruppo sul provvedimento relativo al mercato e alla concorrenza.
“Questo provvedimento – ha sottolineato l’esponente Pd – è vuoto e dannoso perché è frutto di una idea di economia corporativa che vuole un mercato conservativo, che garantisca solo una posizione dominante. Un’economia che rimanga statica, non reattiva ad accompagnare l’innovazione, sostenendo il dinamismo della società, regolando e garantendo pari opportunità alle imprese e qualità ai consumatori.”
Per De Micheli “tutto ciò non interessa a questa maggioranza e a questo governo che considerano le riforme di modernizzazione del paese previste con il Pnrr solo un orpello e un fastidio. E infatti – ha polemizzato De Micheli- state esultando per aver perso 7,5 miliardi, di cui 4,5 a fondo perduto. Risorse – ha ricordato - ottenute con estenuanti trattative per combattere la piaga della diseguaglianza e per generare crescita e opportunità.” “Grave – ha inoltre evidenziato De Micheli- non aver affrontato la questione del trasporto pubblico individuale e di posticipare la decisione sulle concessioni balneari, creando un enorme danno alle imprese che solo a parole fingete di voler difendere . E poi, altra colpa grave, è quella sul capitolo energia, dove non solo non attuate fino i fondo le riforme previste, ma nemmeno prorogate il mercato tutelato per chi davvero ha bisogno per motivi di sussistenza.” Qui prevale – ha concluso De Micheli- solo la logica del grigio , dell’inverno che paralizza e ferma la condizione sociale ed economica attuale. Siete così non per errore ma per scelta: un po’ di libertà economica in meno per ottenere un po’ di più del controllo politico”.
“I toni trionfalistici della premier Meloni e degli esponenti del suo governo sul Pnrr sono offensivi nei confronti degli italiani, che sotto l’albero di Natale quest’anno troveranno un pacco svuotato di sette miliardi e mezzo di euro. La quinta rata del Pnrr prevedeva, infatti, che l’Italia ricevesse 18 miliardi di euro legati al raggiungimento di 69 obiettivi. Il governo ha invece pensato bene di rimodulare il Piano, tagliando drasticamente gli obiettivi del semestre, che si riducono a 52, e quindi i fondi da poter richiedere che scendono a 10,5 miliardi, a causa della propria clamorosa incapacità. Questa è la realtà, altro che i toni trionfalistici della premier che parla addirittura di primati. Diciamo le cose come stanno. Se un primato caratterizza questa destra è quello di smontare e far perdere pezzi al Pnrr, che è stato peraltro fortemente depotenziato rispetto a progetti fondamentali, ad esempio per asili, comuni e sanità. Il tutto con la presunzione di poter anche prendere in giro gli italiani. E’ inammissibile”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Affari europei alla Camera, Piero De Luca.
Ieri pomeriggio alla Camera abbiamo votato la fiducia, l'ennesima, sul Decreto fiscale. Grande assente del decreto è una presa di consapevolezza del Governo sull'urgenza di mettere mano sugli incentivi sull'acquisto di "case green" o sulla conversione degli edifici. Per questo ieri abbiamo presentato un un ordine del giorno, a firma mia e del collega Simiani, che impegna il governo a prorogare fino ad almeno il 2025 gli incentivi fiscali per l'acquisto di case ad elevato coefficiente di efficienza energetica. Avere edifici più efficienti infatti significa anche rendere le famiglie e le imprese più resistenti agli shock dei prezzi dell’energia, oltre a rientrare negli obiettivi europei di riduzione delle emissioni nette di gas ad effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Il Governo, forse in uno spiraglio di lucidità, ha accolto l'ordine del giorno con riformulazione, poi approvato all'unanimità.
Mi fa piacere che il Governo abbia deciso di impegnarsi, anche perché è evidente che sia necessaria una riorganizzazione delle politiche sugli incentivi. Non solo sull'acquisto di case in classe energetica più elevata, ma anche e soprattutto sugli incentivi per l'efficientamento delle case nelle fasce più basse. La FILLEA CGIL infatti denuncia il drammatico rischio di una perdita di oltre 200mila posti di lavoro a causa della fine della cessione del credito e dei tagli sul PNRR. Come al solito a pagarne il prezzo, oltre ai lavoratori, saranno persone con redditi più bassi e con le case nella classe energetica più bassa, più costose in termini di consumi. Come al solito le conseguenze dello stallo o delle scelte sbagliate del Governo le pagheranno i redditi più bassi. Questa è una crisi annunciata: Il Governo deve fare delle scelte e assumere la riqualificazione delle nostre città come grande priorità politica, con meno incentivi a pioggia alle imprese e più politica industriale mirata e coerente con gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, che favorisca crescita economica, benessere sociale e riduzione delle emissioni.
“Attivatevi affinché la revisione della governance economica, a partire dalla riforma del Patto di Stabilità e Crescita, sia completata entro il 2023, evitando il rischio della riattivazione del vecchio Patto di stabilità, che obbligherebbe il nostro Paese a pesanti correzioni di bilancio. Fate di più rispetto ai negoziati in corso. Sono mesi che non riuscite a porre sul tavolo una vostra proposta perché vi manca l’autorevolezza e la credibilità necessaria. Anzitutto a causa dei vostri storici alleati politici, che sono da sempre tra i più ostili a maggiore flessibilità. Abbiamo negli occhi del resto le immagini, poche settimane fa, di Salvini entusiasta del risultato di Wilders in Olanda, quello che girava col cartello: ‘Neppure un centesimo all’Italia’. Come pensate di essere presi sul serio nelle trattative che conduce il ministro dell’Economia, peraltro dello stesso partito di Salvini? Povero Giorgetti! State disperdendo tutto il patrimonio di credibilità dell’Italia ed i risultati politici ottenuti”.
Così Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Affari europei, intervenendo nell’Aula della Camera per le comunicazioni della presidente Meloni in vista del Consiglio europeo.
“Accanto al tema delle alleanze - aggiunge - le criticità ulteriori arrivano dalle vostre stesse azioni. Penso a due vicende. La prima è la modifica del Pnrr. Noi abbiamo giocato per l’Italia quando abbiamo ottenuto 200 miliardi di euro nonostante il vostro voto contrario. Voi invece andate contro gli italiani quando cancellate oltre 100mila nuovi posti in asili nido, 500 progetti di nuove case ed ospedali di comunità, 10 miliardi di progetti di riqualificazione delle periferie e interventi nei territori dei nostri comuni, o tagliate i fondi per i beni confiscati alla mafia. L’altra vicenda su cui vi state coprendo di ridicolo, danneggiando gravemente il nostro Paese è quella legata alla ratifica della riforma del Mes. Bisogna essere chiari. Le vostre contraddizioni, la vostra melina imbarazzante e imbarazzata, i vostri ricatti politici scomposti - conclude - non ci danno più forza nella trattativa sul patto di Stabilità, ci rendono solo più deboli e inaffidabili sui tavoli europei”.
“Ponte forse, ma intanto scippano risorse a Sicilia e Calabria! Ecco svelato il ‘bluff” di Meloni, Salvini & Co. che dopo mesi di propaganda, riesumando progetti anacronistici e società decotte senza mai dire da dove intendevano pescare le ingenti risorse necessarie, oggi con un emendamento getta definitivamente la maschera. Questi signori pensano di potere realizzare un’opera di interesse nazionale rimodulando i fondi di coesione per Sicilia e Calabria e riducendo gli oneri a carico dello Stato. Un autentico furto per Calabria e Sicilia che già erano state penalizzate dalle revisione del Pnrr, con l’esclusione di numerosi progetti che – bugiardamente aveva assicurato il governo– sarebbero stati garantiti dallo stesso Fsc. Il più classico dei giochi delle tre carte o, per usare espressioni più care alla cultura di questo governo, una riedizione della storiella dei carri armati di Mussolini”.
Lo dichiara il segretario del PD Sicilia e capogruppo PD in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
La revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, proposta dal governo italiano ed approvata dalla Commissione Europea il 24 novembre ha definanziato molte opere, delle quali il Parlamento, così come le amministrazioni regionali e comunali interessate agli interventi del PNRR, che abbracciano anche i settori ambientali, sanitario e dell’istruzione, non hanno ad oggi notizia.
Non si comprende quale sia il motivo per cui le amministrazioni non hanno ricevuto alcuna informazione a luglio nel momento in cui il piano di definanziamento veniva proposto alla Commissione europea e ancora meno ora dopo che i tagli proposti sono stati in parte confermati e in parte ridimensionati dalla Commissione stessa. Le amministrazioni non possono essere lasciate all'oscuro rispetto alle opere definanziate così come non possono essere lasciate in balia delle sole dichiarazioni di nuovi finanziamenti senza che questi siano individuati con certezza, soprattutto se sia tratta di risorse europee che necessitano di essere rendicontate.
Le principali sforbiciate riguardano i comuni con progetti di resilienza di rigenerazione urbana per un totale di 8,8 miliardi. Pesanti ridimensionamenti sino al 25% anche per Ospedali e Case di Comunità unitamente al taglio del 30% dei posti per gli asili nido. Dubbi emergono anche sulle opere riguardanti le scuole che hanno utilizzato gli appalti integrati.
Per questo, con una interrogazione, ho chiesto al governo di scoprire le carte fornendo il dettaglio dell’operazione ridimensionamento e la lista delle opere soppresse, regione per regione. E’ intollerabile questo muro di silenzio da parte del governo Meloni dopo che la decisione è stata assunta dall’Europa sin dal 24 novembre.
Lo dichiara il deputato del PD Silvio Lai, della Commissione Bilancio della Camera.
“Ma in quale pianeta vive Meloni? Su Marte? Come fa a vantarsi di una maggioranza politica ‘seria’ e di un ministro Fitto definito addirittura ‘onnipotente’? La realtà dei dati sul Pnrr è purtroppo impietosa sia sulla spesa per l’anno 2023, che sulle risorse a fondo perduto scomparse per il 2004. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio l'avvio delle gare del Pnrr soffre di ritardi su tutto il territorio nazionale e in particolare nel Mezzogiorno. Sempre l’Upb segnala che le modifiche approvate dalla Commissione europea non coincidono con quelle proposte dal governo la scorsa estate. Se a questo aggiungiamo quanto segnalato dal rapporto Svimez, scopriamo come Fitto continui a nascondere sotto il termine ‘rimodulazione’ tagli importanti alle risorse destinate ai comuni, per gli asili nido, per i progetti di case ed ospedali di comunità. La presidente del Consiglio deve avere il coraggio di dire la verità al Paese”.
Lo dichiara il capogruppo del Pd in commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca.
Dotare turismo di vera e propria politica industriale, enti territoriali non sono stati coinvolti
"Per il Partito democratico il turismo rappresenta davvero una delle industrie strategiche del Paese. Questo provvedimento, di cui ci siamo occupati anche nella scorsa legislatura, è necessario e auspicato e sta dentro gli obiettivi del Pnrr, però sono mancate e sono state bocciate proposte che sicuramente avrebbero potuto renderlo migliore. Il turismo è un grande settore; contribuisce al 13% del Pil e ha bisogno di un pensiero strategico e di una politica industriale. Non servono slogan e propaganda. Accreditare ad esempio gli aumenti degli arrivi internazionali all’operazione Open to Meraviglia e alla reinterpretazione della Venere di Botticelli come simbolo italiano è roba da spot politico che dura il tempo dello spot. In Europa, Francia, Spagna e Italia dopo il covid aumentano gli stranieri e gli arrivi internazionali perché si è tornati a viaggiare con gli aerei. Ma attenzione a fine anno alla domanda interna, gli italiani colpiti dall'inflazione si sono spostati di meno. La domanda interna ha sofferenze. Strutturare politiche significa che vanno fatti provvedimenti su ricerca e sviluppo; sostegni alle imprese turistiche su strumenti per la riqualificazione urbana. E non solo su promozione. Servono interventi e azioni costanti nel tempo per un’industria potente. Non si sa che fine abbiano fatto i 2,4 miliardi del pnrr sul turismo, a parte gli interventi ad esempio per le imprese già fatti con il governo Draghi. Le guide turistiche sono parte importanti di una strategia turistica. Far sì che possano avere un percorso di formazione e abbiano conoscenza sull’enorme patrimonio artistico, naturale, culturale dei territori italiani in cui esercitano la professione qualifica il turismo e la professione. È una cosa importante che non è stata fatta". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Andrea Gnassi, dichiarando che il provvedimento è utile ma andava qualificato e migliorato da qui il voto di astensione del Pd sul ddl guide turistiche.
Anche oggi Meloni mente: il Pnrr nelle mani del Ministro Fitto continua a riservare drammatiche soprese. Nella relazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio si parla di 4,6 miliardi di euro a fondo perduto – che cioè non dovremo restituire all’Europa – scomparsi dall’ultima rimodulazione.
Cioè il governo non sa far spendere un tesoro che viene dall’Europa che avrebbe potuto essere la vera svolta per la ripresa del paese, che avrebbe potuto far recuperare al Mezzogiorno ritardi storici e al tempo stesso dare ossigeno a migliaia di piccole imprese.
Invece, siccome non si è messo in condizione chi poteva spendere di poterlo fare, quei soldi che corrispondono, per fare un solo e drammatico esempio, a quanto chiesto da regioni e ministero per la sanità pubblica ormai al collasso, non verranno erogati. E peggio, per far quadrare i conti bisognerà fare nuovo debito, mettere nuove tasse o tagliare spese.
Ieri contro i lavoratori poveri, oggi contro le imprese: non c’è giorno che passa senza una prova di incapacità ed egoismo del governo Meloni.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"La radiografia Svimez sullo stato di salute socioeconomico del Mezzogiorno deve allarmare l'intero Paese. Esiste innanzitutto una questione salariale enorme, che certifica purtroppo come la forbice nord-sud dopo anni di faticosa ricucitura, torni ad allargarsi. Aumentano gli occupati, ma aumenta anche la povertà e dunque cresce il lavoro povero. Per questo diventa fondamentale la battaglia che stiamo conducendo per l’introduzione di un salario minimo, visto che al sud un lavoratore dipendente privato su quattro guadagna meno di 9 euro l’ora. L'assenza di politiche industriali, il rischio delle ricadute negative su Ilva, Telecom, Stellantis, la delicatezza dei processi di transizione ecologica e digitale non adeguatamente accompagnati da parte pubblica, segnalano la necessità di un cambio di passo. Il PNRR sarebbe una straordinaria opportunità, ma anche su questo versante le incertezze crescono. Ci sarebbe bisogno di puntare di più sulla scolarizzazione, invece il governo lavora al ridimensionamento scolastico che colpirà proprio il Mezzogiorno. Ma il peggio deve ancora arrivare, perché è con l’autonomia differenziata che si colpirà il sud in maniera praticamente irreversibile. Per queste ragioni chiediamo che proprio partendo dai contenuti del rapporto Svimez si possa aprire un confronto parlamentare sul futuro del Mezzogiorno. Perché non ci stancheremo mai di dirlo, come è stato ribadito anche oggi alla presentazione del rapporto, se non cresce il sud non cresce l’Italia". Lo dice il deputato e responsabile Sud della segreteria nazionale Pd Marco Sarracino.
“La reazione scomposta di alcuni sindaci di destra delle città colpite nei giorni scorsi dalla mareggiata sulla costa Toscana lascia francamente perplessi. Pensare di difendersi dai mutamenti climatici e da episodi sempre più ravvicinati ed intensi attaccando la Regione senza prendere atto che il governo ha tagliato miliardi di prevenzione e progetti del Pnrr, consigliando peraltro alle imprese di fare assicurazioni contro le alluvioni, significa essere palesemente in malafede non rendendosi conto che interventi tampone non salveranno le nostre coste senza un’opera di prevenzione strutturale: opere quindi che necessitano di risorse urgenti ed adeguate, come occorrono immediati ristori statali per i danni pubblici e privati causati dal maltempo. Purtroppo siamo di fronte ad una destra di governo, sia nei comuni che a Palazzo Chigi, incapace di programmare la messa in sicurezza del territorio, di dare risposte alla popolazione e che usa il potere solo in chiave demagogica ed autoreferenziale”. Così il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani.
“I numeri che emergono dal rapporto Svimez fanno tremare i polsi e smontano i toni trionfalistici di un governo nemico del Mezzogiorno e allergico al Pnrr. Svimez disegna infatti un Meridione che si spopola per mancanza di investimenti, dove i giovani continuano in massa ad emigrare verso il Nord e in cui aumenta il numero delle famiglie in povertà assoluta. Il lavoro inoltre è talmente precario che, seppur in aumento, non riesce a compensare i divari Nord-Sud. E infine, come se non bastasse, Svimez solleva dubbi molto seri sulla possibilità dell’Italia di raggiungere i Livelli essenziali delle prestazioni in alcuni servizi basilari a causa dei tagli voluti dal Governo nella sua ‘rimodulazione’ del Pnrr, ad esempio sugli asili nido. È amaro constatare nero su bianco quello che contestiamo da tempo, ossia che la destra sta facendo solo propaganda ma, nei fatti, sta tagliando risorse e portando al collasso l’Italia, alimentando divisioni drammatiche tra cittadini di serie A e cittadini di serie B".
Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche europee alla Camera.
“Sul Pnrr il ministro Fitto continua ad usa la parola ‘rimodulazione’ per nascondere la verità agli italiani. Ovvero che questo Governo ha tagliato 10 miliardi destinati ai Comuni, interventi per oltre 100.000 nuovi posti in asili, 500 progetti di case ed ospedali di comunità, risorse per la valorizzazione dei beni confiscati alla mafia e investimenti contro il dissesto idrogeologico. Si tratta di progetti strategici per il Paese, non interventi minori o non più necessari alla luce del contesto, come ha ribadito Fitto nelle scorse ore. Questi progetti buttati fuori dal Pnrr sono ora privi di coperture e il Governo continua a non dire se e, nel caso dove, troverebbe tutte queste risorse. E non chiarisce come manterrà la soglia del 40 % al Mezzogiorno. La verità è che la destra sta raccontando bugie e il Ministro Fitto continua a prendere in giro gli italiani. Le promesse e i toni trionfalistici da propaganda hanno stancato. I fatti parlano chiaro. Questo governo ci sta portando a sbattere, mandando al macero un’occasione storica per l'intero Paese”. Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue di Montecitorio.