“E’ un dato di fatto che l'economia si è fermata e che crescono le diseguaglianze. Nel contesto in cui abbiamo ancora indicatori positivi grazie alle risorse del Pnrr, che non dobbiamo mai dimenticare sono conquistate dai governi di centrosinistra, l'aumento del lavoro povero e precario è un'aggravante nei confronti del Governo Meloni. Fa venire la pelle d'oca sentire esponenti della maggioranza citare i dati dell'occupazione femminile, se una donna su tre lavora part-time, se la metà guadagna meno di ottomila euro lordi l'anno significa che c'è un problema devastante nel mondo del lavoro che riguarda prima di tutto la condizione di donne e giovani che deve essere affrontato subito”. Cosi' il deputato Pd Andrea Casu a Coffee Break su La 7, commentando i dati Istat sull'economia. “Di fronte alla fuga dei neo laureati che scappano all'estero – continua il parlamentare dem - come possiamo consolarci con la crescita dell’occupazione degli over50? Questo Governo sta bruciando intere generazioni e per invertire la rotta è necessaria una svolta radicale a partire dal salario minimo”. “Anche se Giorgia Meloni preferisce tenere la testa sotto la sabbia e fingere di non vedere la realtà è che la vita degli italiani è nettamente peggiorata negli ultimi tre anni sotto la sua guida come dimostrano i sei milioni di italiani che nel 2024 hanno rinunciato alle cure, le difficoltà crescenti che stanno affrontando le persone che vivono nelle aree interne, sempre più colpite dalla crisi dei trasporti, e le imprese che stanno pagando il prezzo dei dazi di Trump”, conclude Casu.
Il governo cambi completamente rotta e accolga l’appello dei vescovi italiani sulle gravi criticità delle aree interne del Paese. Come Partito democratico chiediamo da tempo l’urgenza di investimenti per evitare lo spopolamento e la desertificazione di interi territori, ma purtroppo ci pare evidente che il governo Meloni sia completamente sordo e pure incapace di sfruttare l’occasione straordinaria del Pnrr per difendere e valorizzare le nostre aree interne.
Così il capogruppo Pd in commissione Difesa alla Camera, Stefano Graziano.
Bene riqualificare le città ma servono tutele per le imprese
“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta un’opportunità straordinaria per modernizzare e mettere in sicurezza i nostri territori urbani. Tuttavia, la gestione dei cantieri deve andare di pari passo con la salvaguardia del tessuto economico locale, in particolare delle attività di commercio di prossimità, che oggi stanno pagando un prezzo troppo alto in tutta Italia". Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare. Nell’atto ispettivo viene sottolineato che in numerose città italiane i cantieri finanziati dal Pnrr stanno comportando la chiusura prolungata di strade, piazze e aree centrali, con effetti pesanti sulle attività economiche locali.
“Il caso di Grosseto - continua l'esponente dem - è emblematico con interventi di grande portata come la greenway dalla Cittadella degli Studi al cuore della città, la nuova ciclovia, il restyling di piazze e vie storiche, la riqualificazione della Fortezza, del Parco del Diversivo e di piazza De Maria, fino alla costruzione della Casa della Musica e di nuovi plessi scolastici. Opere utili e strategiche, ma che richiedono mesi, se non anni, di cantieri aperti". "Serve un piano nazionale di misure straordinarie di sostegno che preveda ristori economici, sospensioni tributarie e forme di compensazione per le imprese più colpite, oltre a un migliore coordinamento dei cantieri per evitare che si sovrappongano in zone nevralgiche", conclude Simiani.
Evi, Simiani, Curti, Ferrari (PD) Democratici presentano interrogazione a Pichetto Fratin
I deputati del Partito Democratico in Commissione Ambiente hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per chiedere chiarimenti sui gravi ritardi del progetto RecoPet, finanziato con oltre 14 milioni di euro del PNRR per lo “Sviluppo di una rete integrata di raccolta selettiva e riciclo di bottiglie in plastica per bevande” e del progetto da 3.186.000 euro per l’installazione di RVM (reverse vending machine) nel Sud Italia e, inoltre, per sollecitare il governo a valutare l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale (DRS) per bottiglie e lattine, come previsto dal nuovo Regolamento Imballaggi UE.
“La Direttiva SUP impone il 90% di raccolta selettiva delle bottiglie in plastica entro il 2029 – ricordano i deputati – e il Regolamento 2025/40 rafforza questo obiettivo, prevedendo l’obbligo di introdurre il DRS nei Paesi che non raggiungono tale obiettivo.”
L’interrogazione evidenzia che “il progetto RecoPet risulta in ritardo” e che esistono “squilibri territoriali tra Nord e Sud” nonché “incertezze sui dati di raccolta effettiva”. Ben 17 Paesi europei, tar cui in ultimo anche la Spagna, hanno già introdotto o avviato l’introduzione del deposito cauzionale per migliorare la performance di raccolta.
Nel quesito si chiede “quali siano le cause dei ritardi e quali azioni si intendano adottare per garantire il raggiungimento degli obiettivi europei del 90% di raccolta entro il 2029 e del contenuto minimo di materia riciclata del 30% entro il 2030 e del 65% entro il 2040 evitando che l’Italia resti indietro sulla strada dell’economia circolare.
La spesa farmaceutica delle Regioni, le risorse del Pnrr per la sanità pubblica, i costi per risanare il buco delle pensioni della pubblica amministrazione; ma anche la decarbonizzazione dell'economia italiana, o il sistema di deduzioni e detrazioni fiscali per l’industria italiana.
Ecco quanto costerà il Ponte sullo Stretto, l’impuntatura e il giocattolo elettorale di Salvini. Quasi 15 miliardi di euro per un’opera che andrà a stravolgere l’ecosistema di interi territori e la vita di interi quartieri colpiti da violenti espropri per diversi chilometri quadrati, il tutto a rischio altissimo di infrazioni comunitarie e in violazione di prescrizioni ambientali che ci si ostina a ignorare o ad aggirare.
Intanto si continua a illudere chi chiede da sempre un Sud più moderno e integrato, dotato delle infrastrutture fondamentali che davvero servono – ferrovie, acquedotti – dove i giovani possano decidere di rimanere a vivere e lavorare.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Solo 9,3 milioni di euro spesi su 500 stanziati per l’innovazione e la meccanizzazione in agricoltura. Una cifra che equivale all’1,89% delle risorse disponibili e che racconta, meglio di qualsiasi slogan, il fallimento di questa misura strategica del PNRR.” Lo dichiarano in una nota congiunta le deputate e i deputati del Partito Democratico Antonella Forattini, Stefano Vaccari, Enzo Romeo, Irene Marino e Andrea Rossi, che hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
“La Corte dei Conti, nella sua ultima relazione, ha certificato i gravi ritardi nell’attuazione di questo investimento, destinato a sostenere 15.000 aziende agricole per l’acquisto di macchinari innovativi, la sostituzione dei vecchi trattori, l’introduzione di tecniche di precisione e tecnologie Agricoltura 4.0. Un’occasione fondamentale per rendere il settore più sostenibile, efficiente e competitivo – aggiungono – che rischia di andare perduta per l’inadeguatezza gestionale di questo Governo.”
“È inaccettabile che uno strumento pensato per accompagnare la transizione ecologica e valorizzare il Made in Italy alimentare resti impantanato tra ritardi burocratici e piattaforme digitali obsolete. Il Ministro venga in Commissione a riferire con chiarezza: quali misure intende adottare per sbloccare i fondi? Quali interventi saranno rimodulati o, peggio, cancellati?”
“Il comparto agricolo non può più aspettare. Ogni ritardo danneggia le imprese, compromette gli obiettivi ambientali e mina la credibilità del nostro Paese in Europa. È ora che il Governo Meloni si assuma le proprie responsabilità.”
"Più che un decreto Economia è un decreto per le rendite, per continuare a proteggere le posizioni dominanti e scaricare sui cittadini, lavoratori e contribuenti, i costi delle inefficienze, delle rinunce politiche e dei ritardi del Governo. I miglioramenti apportati grazie agli emendamenti dell'opposizione non sono sufficienti per dare il nostro voto favorevole al provvedimento".
Così Silvio Lai, deputato Pd della commissione Bilancio, intervenendo in Aula sul decreto Economia.
"Nel decreto - aggiunge - non c'è nessuna misura riferibile alla programmazione economica, dall'industria al lavoro, dai salari ai dazi, nel mentre si è aggravata la fase della decrescita come segnalato dall'Istat. Peraltro sotto il profilo dell’urgenza e della sua regolarità il decreto è un omnibus che la Corte Costituzionale ha già denunciato ed è stato bocciato dagli organismi superpartes del Senato, perché non è chiaro cosa abbia indirizzato le scelte normative del Governo nel provvedimento. Siamo alla confusione totale. Quando ci sono soluzioni, queste sono inique e pericolose come quelle sul payback dei dispositivi medici. È stata presentata come una mediazione, ma il risultato finale è che pagano le piccole aziende (quanto le grandi) che hanno fornito prodotti al Servizio Sanitario Nazionale per errori di programmazione. Sulle opere pubbliche fuoriuscite dal Pnrr, ora ammesse al fondo per le opere indifferibili, siamo davanti a un paradosso: si usano risorse ordinarie per coprire fallimenti straordinari, senza alcuna analisi pubblica su chi ha sbagliato, quali enti hanno perso tempo, quali gare non sono partite. Nel decreto ci sono anche disposizioni sulle cripto-attività, fintech, startup. Bene. Ma tutto si riduce a modifiche formali e strumenti di incentivo senza visione. Nessuna connessione con il sistema scolastico, l’università pubblica, la formazione dei giovani. E poi emerge il modo con cui il lavoro viene trattato da questo Governo che voleva aumentare a 4 anni la precarietà e dare il via ai contratti di zona. Per l’esecutivo Meloni il lavoro è solo merce come fossimo nell’800. Sulla Sugar tax ennesimo rinvio. Ormai siamo ad 800 milioni di costi che hanno pagato i cittadini per far risparmiare le grandi aziende come Coca-Cola e Pepsi. La sintesi è: rendita privata, costo pubblico. Il nostro voto contrario è la coerente conseguenza dell'ennesimo scadente decreto. Di economia - conclude - speriamo di occuparcene la prossima volta".
“Il tempo delle bugie è finito da un pezzo. Oggi servono serietà e responsabilità rispetto a una vicenda che denunciamo da mesi: l’attuazione del PNRR è in grave ritardo per colpa del governo Meloni e rischiamo seriamente di perdere una parte rilevante delle risorse disponibili. La scadenza del 2026 non è in discussione. L’Europa è stata chiara: non ci saranno proroghe. Chi, nella maggioranza, continua ad alimentare illusioni su possibili rinvii mente agli italiani. Vogliamo sapere una volta per tutte come intendono salvare il PNRR che, peraltro, è l’unico fattore che sta sostenendo la debolissima crescita del Paese”. Lo scrive in una nota Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione politiche europee alla camera
“Ad oggi, i dati sono drammatici: la spesa effettiva è poco sopra il 30%, e restano da mettere a terra investimenti per oltre 120 miliardi di euro. In alcuni settori chiave, penso alla sanità, alle politiche del lavoro, alle infrastrutture, siamo di fronte a ritardi clamorosi, accompagnati da continue modifiche e revisioni del Piano che dimostrano solo confusione e mancanza di visione. Una vera e propria Caporetto. Come denunciamo da tempo, nell’indifferenza, ignavia ed incapacità del governo, ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno. Eppure, nonostante gli allarmi, si continua a perdere tempo prezioso, mentre il Paese rischia di perdere risorse decisive per il suo futuro”.
“Ogni euro non speso, ribadisce De Luca, è un’occasione persa per modernizzare l’Italia, creare lavoro, rafforzare la coesione sociale e la sostenibilità ambientale, ridurre le diseguaglianze. Non possiamo permetterci di fallire. Sarebbe una responsabilità storica. Chiediamo al Governo di smettere di prendere tempo, raccontare favolette e assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Serve un’accelerazione immediata. Il PNRR è un patrimonio nazionale ed europeo. Sarebbe un delitto non cogliere questa opportunità”. Così conclude il dem
“Il Governo Meloni ha deciso di colpire ancora una volta la Sicilia, riducendo in modo arbitrario e inaccettabile i fondi del PNRR destinati alle nostre infrastrutture strategiche. Un vero e proprio scippo che offende la dignità dei cittadini siciliani e mette a rischio lo sviluppo dell’intera isola": è quanto dichiara Maria Stefania Marino, deputata del Partito Democratico, commentando i dati del rapporto Anac-Cresme-Camera sullo stato di attuazione delle opere strategiche del PNRR.
“Dietro le parole vuote della propaganda di Palazzo Chigi c’è un Sud depredato delle sue opportunità. In Sicilia, progetti fondamentali come l’ammodernamento della tratta ferroviaria Palermo-Catania vengono messi da parte, sacrificati in nome di un'opera simbolica e divisiva come il Ponte sullo Stretto, utile solo a fini propagandistici. Ancora una volta, si preferisce l’ideologia allo sviluppo reale. Siamo dinanzi all’ennesimo atto di accanimento contro il Mezzogiorno: prima il taglio al fondo perequativo infrastrutturale, poi la cancellazione degli sgravi per il Sud, ora questa nuova amputazione ai fondi del PNRR. Una politica miope e antimeridionalista che ci riporta indietro di decenni. E il silenzio del sottosegretario al Sud Sbarra è assordante e complice": conclude.
‘Ancora una volta la Sicilia viene tradita e penalizzata da scelte scellerate del Governo nazionale, che con l’ultima revisione delle opere infrastrutturali strategiche finanziate dal PNRR, ha sottratto risorse fondamentali per lo sviluppo e la mobilità della Sicilia.
Dai dati ufficiali emerge una riduzione di oltre 11 miliardi di euro rispetto alla programmazione precedente, una sforbiciata che colpisce direttamente opere strategiche per il Mezzogiorno e per la Sicilia in particolare.
Tra gli altri, spariscono i fondi per la seconda fase del nuovo collegamento ferroviario Palermo-Catania, intervento chiave per accorciare le distanze interne e avvicinare l’isola al resto del Paese.
Dietro la fredda burocrazia di numeri e delibere – CIPESS n. 1/2022 e n. 35/2022 – si nasconde l’ennesimo tradimento di impegni già presi e più volte sbandierati in campagna elettorale. Si cancellano miliardi di euro che avrebbero garantito lavoro, crescita e diritto alla mobilità per centinaia di migliaia di cittadini.
Chiediamo al Governo spiegazioni immediate e un impegno concreto per ripristinare subito le risorse sottratte alla Sicilia. Non accetteremo ulteriori penalizzazioni: la nostra Isola non può più essere vittima di scelte miopi né considerata fanalino di coda delle priorità nazionali’.
Lo dichiara la deputata dem Giovanna Iacono.
"Dal Governo Meloni ancora uno schiaffo al Sud: dalla nuova analisi sull’attuazione delle opere strategiche Pnrr - Pnc emerge infatti un taglio di oltre 11 miliardi di euro, frutto del definanziamento di interventi fondamentali per Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, tra cui la AV Salerno–Reggio Calabria, la Palermo–Catania e il nodo ferroviario di Bari": è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani
"È l’ennesima sottrazione di risorse senza alcun rafforzamento delle opere esistenti, abbassando la percentuale al di sotto del 40 per cento delle risorse finanziate nel Mezzogiorno per uniformare il gap infrastrutturale: vengono però definanziate opere al Sud per trasferire risorse al Nord. Una strategia che si aggiunge al taglio della decontribuzione Sud, del fondo perequativo infrastrutturale e della sanità. La destra al governo sta affossando il Sud, con il silenzio complice del neo sottosegretario Sbarra. Ci batteremo in Parlamento e nei territori per restituire ai cittadini meridionali ciò che spetta loro: investimenti, diritti e pari dignità": conclude.
Sarracino (Pd): ’Intollerabile’, Report Anac-Cresme-Camera ribalta la propaganda del governo
Ora basta, non se ne può più. E’ intollerabile l’accanimento del governo Meloni contro il Mezzogiorno. Dal rapporto sullo stato di attuazione delle opere strategiche finanziate dal Pnrr emerge un taglio alle infrastrutture del sud colpendo ancora una volta in particolar modo la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia. Siamo dinanzi all’ennesima ingiustificata sottrazione di risorse senza prevedere alcun rafforzamento delle opere esistenti, che si aggiunge al taglio del fondo perequativo infrastrutturale, al taglio di decontribuzione sud, ai tagli alla sanità e agli enti locali operati da una destra che verrà ricordata per essere la più antimeridionalista della storia repubblicana. Ovviamente tutto avviene nel silenzio del neo sottosegretario al sud Luigi Sbarra, complice dell’ennesima vergogna che evidentemente nel suo vecchio lavoro non avrebbe mai potuto accettare. Ci batteremo in Parlamento e nei territori affinché quelle risorse vengano immediatamente restituite ai cittadini del sud che non possono essere considerati di serie B.
“È gravissimo che fondi europei destinati all’agricoltura possano finire, anche indirettamente, a soggetti russi sottoposti a sanzioni internazionali. Per fare piena luce su ciò che sta accadendo in Toscana ho presentato un’interrogazione parlamentare”. E’ quanto dichiara il deputato Pd e segretario Dem della Toscana sulle inchieste giornalistiche emerse in questi giorni e relative ad aziende vinicole toscane, formalmente italiane ma riconducibili agli oligarchi Konstantin Nikolaev e Roman Trotsenko, che avrebbero beneficiato di oltre un milione di euro tra fondi Pac e Pnrr.
“Si tratta di soggetti sanzionati che, grazie a strutture societarie opache, aggirerebbero i divieti UE e riceverebbero risorse pubbliche. Un fatto inaccettabile che danneggia l’agricoltura onesta, l’immagine del Made in Italy e la credibilità nell’uso dei fondi europei. La Corte dei Conti ha infatti già chiarito che, a norma dei regolamenti comunitari, i soggetti sottoposti a sanzioni non dovrebbero poter ricevere finanziamenti. L’interrogazione chiede al governo di verificare la reale proprietà delle aziende, accertare eventuali irregolarità e recuperare le somme indebitamente erogate”, conclude Fossi.
“Manca un mese alla ripresa dell’anno scolastico ma le criticità restano tutte irrisolte”. È quanto dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, commentando l’approvazione del cosiddetto “decreto Università”.
“Il testo approvato definitivamente ieri alla Camera – spiega l’esponente dem – è un mosaico disorganico: tante piccole misure, nessuna risposta ai nodi strutturali del sistema scolastico e universitario. Non si recuperano i tagli della legge di bilancio, non si affrontano temi strutturali relativi a ricerca e università. Denunciamo l’assenza di una visione di lungo periodo, in particolare per il sistema universitario: il governo continua a ignorare la questione del precariato nella ricerca. Anzi, l’ emendamento Occhiuto, approvato al Senato poche settimane fa, ha indebolito le tutele per i ricercatori, contravvenendo agli impegni del PNRR e aprendo a nuove forme di precarizzazione”.
“Non è solo un problema di risorse – conclude Manzi – ma di strategia. La maggioranza ha appena scoperto l’emergenza del precariato al CNR, ma è stato il Partito Democratico, insieme ad altre forze d’opposizione, a stanziare fondi in legge di bilancio per avviare la stabilizzazione personale precario. Dal governo, invece, nessun piano, nessuna prospettiva oltre il 2026, anno di scadenza del Pnrr. Servono investimenti strutturali, non misure spot. La qualità della scuola e della ricerca devono essere una priorità nazionale, non un tema secondario da affrontare a colpi di decreti tampone”.
Come sempre la Fondazione Gimbe ci offre un’analisi seria e indipendente sullo stato di attuazione del Pnrr nel comparto della sanità e i dati non sono per nulla confortanti. Ne viene fuori la fotografa della realtà e non il racconto della stessa, e la necessità di una maggior sinergia tra i livelli istituzionali. Chiediamo che si attivi immediatamente una collaborazione stretta tra Governo e Regioni per non sprecare l’opportunità che i fondi del Pnrr ci hanno dato. Si abbini l’adeguamento di risorse per il futuro, investendo in personale e tecnologia per non vanificarne l’impiego. In gioco c’è la tenuta del servizio sanitario nazionale e il principio di universalità della cura. Un impegno che va assunto dalla politica tutta, come auspica Gimbe, ma che deve necessariamente partire dal Governo. Noi non faremo mancare il nostro apporto di proposte concrete e costruttive.
Così Gian Antonio Girelli, deputato Pd della Commissione Affari Sociali della Camera.