02/09/2025 - 13:59

Il Partito democratico aderisce all’iniziativa organizzata dall’Ordine dei giornalisti del Lazio che, con Articolo 21 e altre associazioni, scenderà in piazza a Roma mercoledì prossimo per ricordare i nomi di tutti i giornalisti uccisi a Gaza. Perché nella Striscia è in corso anche una strage di reporter: secondo l’Onu dal 7 ottobre 2023 ad oggi sarebbero stati uccisi più di 247 giornalisti palestinesi, che stavano soltanto documentando al mondo l’orrore della guerra e svolgendo un lavoro indispensabile e prezioso. Il Pd sarà in piazza per difendere la libertà di stampa e chiedere che sia garantita la sicurezza di tutti gli operatori dell’informazione.

Così in una nota il deputato Stefano Graziano, capogruppo del Pd nella Commissione parlamentare di Vigilanza Rai.
 

 

29/08/2025 - 15:01

"Il sorpasso del Tg5 nella gara degli ascolti certifica la grave perdita di reputazione del Tg1 e della Rai. Una crisi inarrestabile dovuta ad una governance la cui linea editoriale faziosa e sfacciatamente appiattita sul governo ha minato la credibilità del servizio pubblico. È un danno enorme al patrimonio informativo della Rai e del Paese. È assolutamente urgente portare il caso in Vigilanza perché con TeleMeloni si sta affossando il servizio pubblico televisivo". 

Così i componenti PD della commissione di Vigilanza Rai.

 

29/08/2025 - 13:05

“La riunione di maggioranza su ieri sull’Ucraina traccia un bilancio sconfortante. È stato fatto un passo indietro sulla solidarietà europea dei volenterosi verso l’Ucraina, decidendo che l’Italia non parteciperà a nessuna forza multinazionale e aiuterà l’Ucraina al di fuori dei confini ucraini. Il ministro Tajani in conferenza stampa ha dichiarato che l’Italia sostiene l’iniziativa di pace di Trump, archiviando così la tradizionale posizione europeista di Forza Italia. Ciliegina sulla torta, la nomina come ambasciatore a Mosca del consigliere diplomatico di Salvini ai tempi del Metropol, che da un segnale inequivocabile ai russi e a tutto il mondo sul fatto che Meloni sia pronta a riprendere i rapporti con Putin, e in che modo. È angosciante che in un momento delicato come questo, che richiederebbe senso dello Stato e spinta europeista, per la destra le convenienze di natura interna prevalgano sulla necessità di agire di concerto con gli alleati europei” così la vicepresidente della commissioni Esteri della Camera, la democratica Lia Quartapelle.

25/08/2025 - 18:38

“Sangiuliano, che da Ministro della Cultura si vantava di portare in tribunale artisti e giornalisti, oggi – da giornalista Rai – annuncia azione legali nei confronti dei partiti di opposizione.
Un modo singolare di intendere la professione giornalistica all’interno del servizio pubblico. Crediamo che sia lui, per primo, a dover decidere quale strada intraprendere: se ritentare con l’ambizione politica, già miseramente fallita, oppure proseguire con la carriera giornalistica, che oggi appare sempre più ridotta a semplice grancassa del governo” così il capogruppo democratico nella commissione  di vigilanza Rai, Stefano Graziano commenta l’editoriale a Il Giornale del corrispondente  Rai di Parigi, Gennaro Sangiuliano il cui ‘metodo sta creando imbarazzo in Rai”.

25/08/2025 - 17:32

Sono sconcertato di fronte alle parole del ministro Abodi che, nel respingere l'ipotesi di sospensione dalle competizioni sportive internazionali per Israele, sostiene che "quello della Russia è stato un fatto molto più cruento, molto più aggressivo che ha inciso sulla sovranità di una nazione che doveva essere sostenuta e difesa". Incredulo, sottolineo ancora una volta la doppia morale del governo, quasi come se alcune vite contassero in modo diverso rispetto alle altre. Siamo vicini alla nazione Ucraina, alla tragedia del suo popolo e del suo sport, ribadiamo la necessità e la giustizia del ban sportivo alla Russia, ma sinceramente non ci capacitiamo di come sia possibile voltare lo sguardo in questo modo di fronte a una delle tragedie più epocali di questo primo quarto di secolo, quella di Gaza, della Palestina (che ricordo essere una nazione riconosciuta da 138 stati delle Nazioni Unite), del popolo e dello sport palestinese.

Così Mauro Berruto, deputato del Pd e responsabile nazionale Sport del Partito democratico.

 

19/08/2025 - 13:53

"Ogni tentativo di arrivare alla pace tra Mosca e Kiev va sostenuto tenendo ben presente che deve essere una pace giusta per l'Ucraina e non un regalo a Putin.
Sì arriva a parlare di pace solo oggi consegnando il ruolo di mediatore a Trump che, come abbiamo visto nel bilaterale in Alaska, è pronto a cedere alle condizioni di Putin perché è più interessato ai suoi affari e a dire che la pace è merito suo che non ad offrire garanzie all'Ucraina che è il paese aggredito.
Per questo la mediazione sarebbe dovuta essere, fin dall'inizio, appannaggio dell'Ue nata come progetto di pace. Invece Bruxelles si è limitata a mandare armi senza una linea politica che aprisse un concreto tavolo di trattative per la pace. Adesso l'Ue abbia un ruolo più attivo e decisivo". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. 

17/08/2025 - 12:03

"Il vertice svolto tra Trump e Putin si è concluso per ora con un nulla di fatto. Solo tappeti rossi stesi a Putin ma nessun risultato concreto, a partire dal cessate il fuoco, premessa indispensabile per un negoziato diplomatico vero. Senza la presenza dell'Ucraina e senza un protagonismo dell'UE al tavolo non è immaginabile alcuna soluzione reale per una pace giusta, sicura e duratura. Ora più che mai è necessario che l'UE assuma un ruolo diplomatico autorevole per continuare a sostenere al meglio l'Ucraina, per definire insieme agli USA tutte le garanzie di sicurezza necessarie da fornire a Kiev, e per riaffermare i valori dei diritto internazionale e del multilateralismo". Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione Europea.

 

13/08/2025 - 17:51

“La sospensione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali è un atto dovuto e di responsabilità non un gesto di vendetta. Anche per Israele sono validi i principi con cui la comunità sportiva internazionale ha scelto in passato la sospensione di federazioni: dalla Germania e Giappone del dopoguerra alla Jugoslavia, dall’Iraq all’Afghanistan, dal Sudafrica dell’apartheid (escluso per 24 anni dai Giochi) fino alla Russia, oggi sospesa per l’aggressione all’Ucraina”. Lo dichiara in una nota il deputato Mauro Berruto, responsabile per le politiche sportive del Partito Democratico e promotore insieme a 44 parlamentari dem dell'appello al Comitato Olimpico Internazionale, al Presidente del CONI e al Presidente della FIGC di farsi portavoce, presso CIO, FIFA e UEFA della sospensione di Israele.
“La distruzione dello sport nella Striscia di Gaza – continua Berruto - non è un effetto collaterale, ma una scelta politica per colpire un popolo anche nello spirito e nella speranza. Delle oltre 60mila vittime confermate, 636 sono atleti e il 90% delle infrastrutture sportive a Gaza è stato distrutto, rendendo impossibile ogni attività per almeno un decennio”. “Lo sport deve rimanere coerente con i valori di pace, uguaglianza e dignità umana sanciti nelle Carte e negli Statuti olimpici e federali”, conclude Berruto.

13/08/2025 - 13:51

"Lo sport non può restare neutrale davanti alla strategia di annientamento del popolo palestinese.

Per questo, su iniziativa del collega Mauro Berruto, responsabile Sport per il Partito Democratico, e insieme a 44 tra parlamentari ed europarlamentari del pd abbiamo inviato una lettera ai rappresentanti italiani del Comitato olimpico internazionale, al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio e al presidente della Federazione italiana del Calcio, Gabriele Gravina.

A loro chiediamo di farsi portavoce con il Cio, la Fifa e l'Uefa perché Israele sia sospeso da tutte le competizioni sportive internazionali.

In due anni di sterminio a Gaza, il governo israeliano ha ucciso almeno 636 atleti e atlete palestinesi, uomini e donne che avevano dedicato la propria vita allo sport, che l’hanno persa. Il Comitato Olimpico palestinese denuncia che oltre il 90% delle infrastrutture sportive nella Striscia di Gaza sono state rase al suolo e che per almeno dieci anni non sarà immaginabile ripristinare nessuna attività sportiva.

Distruggere lo sport non è un effetto collaterale, ma una precisa scelta politica orientata a cancellare un popolo, colpendolo a morte anche nello spirito, nel senso di appartenenza, nella speranza che caratterizza lo sport.

Dal 1948 ad oggi diversi paesi sono stati sospesi per avere calpestato i principi della convivenza pacifica tra i popoli: dalla Germania al Giappone, dalla Jugoslavia al Sudafrica fino alla Russia che ha invaso l'Ucraina. Perché lo stesso non viene fatto con Israele?
Questo doppio standard è inaccettabile e dannoso.
Abbiamo lanciato una petizione per sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Si può firmare su Change.org al link: https://www.change.org/p/firma-per-sospendere-israele-da-tutte-le-compet.... Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. 

 

13/08/2025 - 11:28

Mauro Berruto promotore dell’appello: “Non è vendetta, ma responsabilità”. Da oggi si può firmare su https://chng.it/WzNSSQbVzR Consenso trasversale auspicato alla vigilia di Italia–Israele a Udine

Alla vigilia della partita di calcio Italia–Israele, in programma a Udine il prossimo 14 ottobre, si accende il dibattito sul ruolo dello sport davanti a gravi crisi umanitarie e politiche. Il responsabile nazionale sport del Partito Democratico, Mauro Berruto, insieme a 44 parlamentari del PD eletti alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo, ha promosso un appello che riguarda tutte le discipline sportive per chiedere ai membri italiani del Comitato Olimpico Internazionale, al Presidente del CONI e al Presidente della FIGC di farsi portavoce, presso CIO, FIFA e UEFA, della sospensione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali.
«Non si tratta di un gesto di vendetta – si legge nel testo – ma di un atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per affermare che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento». L’appello sottolinea come, da quasi due anni, la Striscia di Gaza sia teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili, tra cui almeno 636 atleti e atlete palestinesi. Il Comitato Olimpico Palestinese denuncia inoltre che oltre il 90% delle infrastrutture sportive a Gaza è stato distrutto, rendendo impossibile ogni attività per almeno un decennio.
Secondo i promotori, la distruzione dello sport non è un effetto collaterale, ma una scelta politica per colpire un popolo anche nello spirito e nella speranza. L’appello ricorda i precedenti storici in cui la comunità sportiva internazionale ha scelto la sospensione di federazioni e comitati nazionali: dalla Germania e Giappone del dopoguerra alla Jugoslavia, dall’Iraq all’Afghanistan, dal Sudafrica dell’apartheid (escluso per 24 anni dai Giochi) fino alla Russia, oggi sospesa per l’aggressione all’Ucraina.
Berruto in un intervista oggi su La Stampa si è fatto portavoce dell’auspicio di tutti i firmatari che chiedono un consenso trasversale, al di là delle appartenenze politiche, affinché lo sport resti coerente con i valori di pace, uguaglianza e dignità umana sanciti nelle Carte e negli Statuti olimpici e federali.

Ecco il testo dell’appello e i firmatari

Ai membri italiani attivi e onorari del Comitato Olimpico Internazionale:
Giovanni Malagò, Ivo Ferriani, Federica Pellegrini, Franco Carraro, Mario Pescante, Manuela Di Centa, Francesco Ricci Bitti

Al Presidente del Comitato Olimpico Italiano:
Luciano Buonfiglio

Al Presidente delle Federazione Italiana Giuoco Calcio: Gabriele Gravina

Lo sport, fin dagli albori della sua esistenza ai tempi dell’antica Olimpia, ha avuto la capacità di essere linguaggio universale e un potente strumento politico ed etico, nel senso più alto di questi termini.
C’è, nello sport, un principio inderogabile: l’idea che scendere in campo significhi riconoscere l’altro come avversario, non come nemico. È un principio fragile e prezioso, che ha retto nei momenti più difficili e che continua a ricordarci che l’essere umano può scegliere le regole e il rispetto, anche nel conflitto.
Oggi, tuttavia, siamo davanti a una ferita aperta che mette in discussione la credibilità stessa dello sport come spazio di pace. Da quasi due anni la Striscia di Gaza è teatro di uno sterminio che ha già cancellato decine di migliaia di vite civili. Tra queste, ci sono almeno 636 atleti e atlete palestinesi, uomini e donne che avevano dedicato la propria vita allo sport, che l’hanno persa, insieme alle loro famiglie, in case bombardate e sbriciolate o nei centri di distribuzione degli aiuti alimentari. Il Comitato Olimpico palestinese denuncia che oltre il 90% delle infrastrutture sportive nella Striscia di Gaza sono state rase al suolo e che per almeno dieci anni non sarà immaginabile ripristinare nessuna attività sportiva. Distruggere lo sport non è un effetto collaterale, ma una precisa scelta politica orientata a cancellare un popolo, colpendolo a morte anche nello spirito, nel senso di appartenenza, nella speranza che lo sport regala.
Il governo guidato da Benjamin Netanyahu porta avanti, giorno dopo giorno, politiche che negano il diritto stesso di esistere di un popolo. La Corte internazionale di giustizia ha avviato un procedimento per genocidio nei confronti di Israele, mentre la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità. Non è solo una questione geopolitica, ma una questione etica che riguarda tutti e tutte noi, se vogliamo che lo sport continui a essere credibile quando proclama di difendere la pace, l’uguaglianza, la dignità umana, così come scritto nell’articolo 3 della Carta Olimpica, nell’articolo 3 dello statuto FIFA e nell’articolo 2 dello statuto UEFA.
Per questo, ci rivolgiamo a voi e vi chiediamo di farvi portavoce, presso il CIO, la FIFA e l’UEFA della richiesta di sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Non come gesto di vendetta, ma come atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per dire che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento.
Lo sport ha già conosciuto queste scelte. Gli organismi sportivi internazionali hanno sospeso federazioni e Comitati Olimpici quando hanno visto calpestare i principi fondanti della convivenza: dal 1948 ad oggi sono state bandite dalle competizioni sportive internazionali, Germania, Giappone, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Kuwait, Indonesia, Guatemala, Corea del Nord, Rhodesia, Pakistan, Chad, Myanmar, Congo; il Sudafrica per 24 anni è stato fuori dai Giochi Olimpici per l’apartheid, la Russia è fuori oggi per l’aggressione all’Ucraina. In tutti quei momenti, il messaggio è stato chiaro: chi trasforma lo sport in strumento di propaganda o chi, per gli stessi motivi, lo distrugge non può essere partecipe della comunità sportiva mondiale.
Non agire, oggi, significherebbe rinunciare alla forza politica ed etica che lo sport ha sempre avuto, essendo capace, con le sue battaglie, di conquiste in termini di diritti umani, civili, sociali.
Vi chiediamo di usare la vostra voce e il vostro ruolo nelle sedi delle tre più importanti organizzazioni sportive internazionali per far capire che, in questo silenzio globale, non vogliamo essere complici.
Vi chiediamo di restituire allo sport il coraggio di essere, ancora e più che mai, coscienza viva della nostra umanità, perché se lo sport non saprà difendere la vita di chi lo onora, allora quei 636 atleti morti e quelle decine di migliaia di giovani vite spezzate a Gaza non saranno solo nomi cancellati. Saranno il silenzio eterno di un campo sportivo vuoto di cui tutti, attori e spettatori, saremo colpevoli.


I e le parlamentari del Partito Democratico - Italia democratica e progressista.
Mauro Berruto, Ouidad Bakkali, Anthony Barbagallo, Lorenzo Basso, Brando Benifei, Laura Boldrini, Susanna Camusso, Annalisa Corrado, Gianni Cuperlo, Augusto Curti, Cecilia D’Elia, Eleonora Evi, Sara Ferrari, Rosanna Filippin, Antonella Forattini, Marco Furfaro, Gianni Girelli, Stefano Graziano, Chiara Gribaudo, Valentina Ghio, Giovanna Iacono, Silvio Lai, Francesca La Marca, Ilenia Malavasi, Stefania Marino, Antonio Nicita, Matteo Orfini, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino, Vinicio Peluffo, Fabio Porta, Vincenza Rando, Silvia Roggiani, Nadia Romeo, Sandro Ruotolo, Rachele Scarpa, Arturo Scotto, Marco Simiani, Cecilia Strada, Nico Stumpo, Bruno Tabacci, Marco Tarquinio, Stefano Vaccari, Ylenia Zambito

 

12/08/2025 - 19:58

“Anche se nascosta dietro ai principi di 'diligenza, correttezza, buona fede e lealtà nell'utilizzo dei presidi digitali', trovo del tutto paradossale la circolare dell'Ad Rai, Giampaolo Rossi con cui limita la libertà dei dipendenti dell'azienda nell'utilizzo dei social con la minaccia di provvedimenti disciplinari contro i cosiddetti trasgressori. A parte la divulgazione di informazioni protette da segreto contrattuale, non vorrei che la circolare fosse solo uno strumento per impedire di venire a conoscenza quello che avviene all'interno della Rai come se 'i panni sporchi si lavano solo in casa'. Un circolare ad hoc per restringere sia la comunicazione, sia l'informazione dall'interno della Rai”. Così in una nota i componenti del Partito Democratico nella commissione di Vigilanza Rai.

 

12/08/2025 - 11:48

"La pace è un obiettivo da perseguire con determinazione, ma non può essere raggiunta davvero senza una piena condivisione del percorso con l'Ucraina e senza una partecipazione dell’Europa al tavolo negoziale diplomatico. Non ci sono altre condizioni per raggiungere una pace giusta, sicura, duratura, fondata sul rispetto del diritto internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina. Questo è il messaggio forte e chiaro che arriva dai leader dell’Unione Europea e che come Partito Democratico condividiamo pienamente." Così il deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee, Piero De Luca, commenta la dichiarazione congiunta dell’UE sulla guerra in Ucraina, firmata da tutti i Paesi membri con l’eccezione dell’Ungheria.

 

"Non possiamo accettare imposizioni, prosegue De Luca, che ignorino le ragioni di chi è stato vittima di un’aggressione militare brutale ed ingiustificata. Come ha giustamente ribadito la segretaria Elly Schlein, né Kiev né l’Unione Europea possono essere esclusi da un confronto negoziale quantomai necessario. Sarebbe un errore politico gravissimo e un tradimento dei valori su cui si fonda il nostro impegno europeo e di difesa dei valori democratici."

 

"Il percorso verso la pace deve coinvolgere pienamente l’Ucraina, garantendo al contempo il suo diritto a decidere liberamente il proprio destino, compreso il suo legittimo cammino verso l’ingresso nell’Unione Europea. È positiva dunque la determinazione emersa in UE nel voler sostenere questo processo con garanzie di sicurezza e supporto politico, economico e diplomatico, accanto agli Stati Uniti, ma con una linea ferma e coerente per difendere la piena libertà dell'Ucraina e anche i valori della democrazia e della legalità internazionale.”

 

10/08/2025 - 11:53

Rai edulcora problemi e mette mordacchia a dissenso

“Ancora una volta la Rai, attraverso il TG1, sceglie di dipingere un Paese che non c’è. Nel servizio sul turismo, la narrazione è quella di un’estate da record, con agosto destinato a “fare il pieno” e un settore in salute. La realtà, invece, racconta altro.
Sempre più italiani rinunciano alle vacanze che sono diventate sempre più difficili da fare. Il potere d’acquisto è crollato: per molti, anche un ombrellone in spiaggia è diventato un lusso. Secondo il sindacato balneari, gli ombrelloni occupati sono il 15% in meno rispetto allo scorso anno. Gli albergatori si aspettano un calo di presenze, mentre Altroconsumo segnala che dal 2020 i prezzi delle strutture ricettive sono aumentati del 34%.
I salari, invece, scendono: -7,5% rispetto al 2021 (dati Ocse). Lo ha ammesso persino il presidente di Federalberghi, ricordando che “il turismo è legato alle buste paga”. E intanto i lavoratori del settore continuano a vivere nella precarietà, come dimostra lo sciopero dei bagnini a Rimini per stipendi troppo bassi.
La crisi è reale e riguarda centinaia di migliaia di famiglie, ma il servizio pubblico televisivo continua a edulcorare la situazione, prestando così la propria linea editoriale alla volontà del governo di mettere la mordacchia al dissenso e impedire un dibattito pubblico libero e pluralista.
Chiediamo una Rai realmente indipendente, che racconti il Paese per com’è e non per come il governo vuole farlo apparire. Salari, inflazione, precarietà e diritto alle vacanze non sono dettagli: sono la fotografia di un’Italia in difficoltà e meritano di stare al centro dell’informazione pubblica” così i componenti del Partito Democratico nella Commissione di vigilanza Rai.

 

08/08/2025 - 12:51

“L’attacco scomposto e personale del senatore Gasparri a Giorgio Zanchini è l’ennesima prova di un clima intollerabile per l’informazione libera e indipendente nel nostro Paese. Parliamo di un giornalista serio, preparato, stimato, che da anni garantisce alla Rai – e dunque al servizio pubblico – un’informazione di qualità, pluralista ed equilibrata” Così i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai che aggiungono: “da oggi l’Italia entra ufficialmente in procedura d’infrazione per la mancata attuazione dell’European Media Freedom Act, e la responsabilità è tutta del governo, che da mesi tiene bloccata la Commissione di Vigilanza Rai, impedendo persino la nomina della presidenza. Un blocco volontario, un sabotaggio istituzionale che oggi si traduce in una tassa in più sulle spalle dei cittadini: una vera e propria TeleMeloni Tax.

Il caso Zanchini è emblematico: un provvedimento ad personam, un bavaglio in piena regola. Oggi, nella Rai del governo Meloni, non si può più parlare, nemmeno sui social, nemmeno da un profilo privato. Vogliono poter fare le loro porcate e non vogliono che ve ne sia traccia.  È questo il modello di libertà d’informazione che ci aspetta?” concludono i democratici.

 

07/08/2025 - 15:14

“Da domani l’Italia entrerà ufficialmente in procedura d’infrazione per violazione dell’European Media Freedom Act (EMFA), la normativa europea che tutela l’indipendenza e il pluralismo dell’informazione. È un fatto gravissimo che allontana il nostro Paese dai principi democratici europei e segna un’ulteriore deriva del servizio pubblico radiotelevisivo sotto il controllo del governo”. Lo dichiarano in una nota  rappresentanti e parlamentari di opposizione membri della Commissione di Vigilanza Rai appartenenti a Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa, insieme alle associazioni della società civile impegnate nella difesa dell’informazione libera e indipendente: Articolo 21, MoveOn, NoBavaglio, Libera Informazione, Articolo 5, Giovani Democratici, Unione dei Giovani di Sinistra e Infocivica”.
“Mentre l’Europa chiede trasparenza nelle nomine, indipendenza dalla politica e risorse garantite su base pluriennale – proseguono le opposizioni - il governo Meloni e la sua maggioranza propongono una riforma che va nella direzione opposta: accentrando il potere in capo al governo e generando instabilità finanziaria che si traduce in una vera e propria “TeleMeloni Tax” imposta ai cittadini che dovranno pagare i costi dell’infrazione comunitaria”.
“Le ragioni della procedura d’infrazione – spiegano - sono tre: l’attuale governance, dove il governo nomina direttamente l’AD, il Presidente e la maggioranza del CdA; l’assenza di finanziamenti stabili, con risorse decise di anno in anno dall’esecutivo; e la missione della RAI, che continua a operare come concessionaria, invece che come soggetto autonomo incaricato per legge della missione del servizio pubblico, come richiesto dall’EMFA. La proposta della maggioranza non solo non risolve questi problemi, ma li aggrava perchè: prevede la nomina a maggioranza semplice di quasi tutto il CdA, consentendo al governo di controllare fino a 6 membri su 7; introduce la possibilità di tagliare il canone RAI del 5% l’anno, col rischio concreto di ridurre le risorse del servizio pubblico del 25% in una sola legislatura. Le opposizioni interverranno unite per modificare la proposta presentata dalla maggioranza in Senato operando insieme per un'idea condivisa basata su alcuni principi nel solco del regolamento europeo: nomine dei membri del Cda trasparenti e meritocratiche tramite procedura pubblica; mandati individuali sfalsati per evitare lottizzazioni e rendere il Cda un organo continuo; finanziamento certo e pluriennale non modificabile dal governo e dalla maggioranza; e la trasformazione della RAI in una vera Digital Media Company di Servizio Pubblico, con missione definita per legge e un Contratto di obiettivi e mezzi che le assegni risorse proporzionate ai compiti da svolgere. "Il proficuo tavolo di lavoro tra politica e società civile sta costruendo un vero e proprio patto trasversale destinato anche a orientare il programma dei partiti attualmente all’opposizione per la prossima legislatura. La RAI – concludono - deve tornare a essere un bene comune, non un megafono del potere. L’Italia ha il dovere di rispettare l’Europa e garantire un servizio pubblico libero, autonomo e pluralista”.

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