«Che la Regione Calabria si sia costituita parte civile per sbaglio nel processo per la strage di Cutro è difficile da credere. Che poi si sia corretta nel giro di poche ore, subito dopo le critiche del Ministro Salvini – che è peraltro parte interessata nel procedimento – è quantomeno sospetto. Sembra più una svista di convenienza che un errore tecnico» – così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, annuncia il deposito di un’interrogazione parlamentare ai Ministri delle Infrastrutture e dei Rapporti con il Parlamento.
Il 26 febbraio 2023, al largo di Steccato di Cutro, morirono almeno 94 persone, tra cui molti minori. In queste settimane è in corso l’udienza preliminare per accertare eventuali responsabilità istituzionali nei ritardi nei soccorsi. Il 12 maggio, la Regione Calabria aveva presentato richiesta di costituzione di parte civile, salvo poi ritirarla nel giro di un pomeriggio, giustificandosi con un errore materiale, precisando che si voleva procedere solo contro gli scafisti e non contro le forze dell’ordine.
«Un cambio di rotta così repentino – osserva Scarpa – fa quantomeno sorridere, se non fosse che stiamo parlando di una tragedia e di un processo che riguarda anche figure dello Stato. Secondo il sindacato autonomo della Marina, l’intervento del Ministro Salvini sarebbe stato “determinante” per far fare marcia indietro alla Giunta regionale. È una dichiarazione che non può passare inosservata.»
«Ho depositato un’interrogazione – prosegue – perché vogliamo sapere se ci sono state pressioni politiche, e quale sia stato il ruolo reale del Governo in questa vicenda. Le istituzioni locali devono poter esercitare le loro prerogative senza condizionamenti, specie quando si parla di accertare le responsabilità dello Stato in una strage che ha segnato il nostro Paese.»
«La giustizia deve poter fare il suo corso in piena autonomia. Se anche la parte civile comincia a ritirarsi, a processo ancora in corso, c’è qualcosa che non va».
“La situazione dell’editoria italiana è preoccupante e i dati emersi dal Salone del Libro di Torino devono far riflettere il Governo su quanto (non) è stato fatto finora.” Così i deputati democratici Manzi, Iacono, Orfini e Berruto componenti della Commissione Cultura della Camera, che oggi hanno presentato un’interrogazione urgente al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che sarà chiamato a rispondere domani in Commissione.
“L’impatto delle scelte del Governo, dai tagli alla 18App alla mancata adozione di misure compensative per il settore, sta producendo effetti allarmanti. Lo confermano i dati diffusi dall’Associazione Italiana Editori (AIE), che registrano nei primi quattro mesi del 2025 un crollo del 3,6% nel mercato dell’editoria di varia, con quasi un milione di copie vendute in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, e una riduzione della spesa per libri di 15,9 milioni di euro.”
“La nuova ‘Carta della cultura giovani’ e la ‘Carta del merito’, introdotte in sostituzione della 18App, hanno ristretto l’accesso ai benefici, burocratizzato e complicato le procedure, riducendo drasticamente la capacità di spesa in beni culturali da parte dei giovani: nei primi quattro mesi del 2025 gli acquisti con queste carte si sono ridotti di circa 30 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato che conferma il flop del nuovo impianto che non funziona e rischia di impoverire il tessuto culturale ed economico del Paese.”
“Nell’interrogazione – proseguono i deputati dem – chiediamo al ministro quale politica di sostegno il Governo intenda adottare per rilanciare la lettura, semplificare l’accesso alle misure, ristabilire un principio di universalità per il bonus cultura, e soprattutto aprire un confronto con l’intera filiera del libro, dalle case editrici ai librai fino ai bibliotecari, per trovare soluzioni concrete e strutturali. Serve un cambio di passo immediato” concludono.
Dichiarazione di Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Vigilanza Rai
La Rai non può oscurare una consultazione referendaria e ha il dovere di informare i cittadini italiani delle ragioni del sì e del no del referendum di domenica 8 e lunedì 9 giugno . Il servizio pubblico ha viceversa deciso di mettere il bavaglio a questo importante appuntamento per la democrazia del nostro paese . Il partito democratico nell’invitare tutti i cittadini italiani ad andare a votare , manifesterà domani lunedì 19 maggio davanti a tutte le sedi della Rai a partire dalle ore 11.30 per denunciare questa scelta grave imposta dal governo Meloni.
"Ormai siamo alle comiche finali con esponenti di governo che rilanciano la vergognosa e imbarazzante fake news della premier Meloni per giustificare la debacle diplomatica dell'Italia. La riunione con Zelensky a Tirana non era finalizzata all'invio di truppe in Ucraina, ma a fare passi avanti per arrivare al cessate il fuoco. Una riunione a cui partecipavano tutti i Paesi dei c.d. volenterosi tranne noi. Adesso, non solo siamo isolati e marginali, ma abbiamo anche una premier e un governo che alimentano fake news puntualmente smentite. La verità è che questo governo sta liquidando in pochi anni il grande capitale politico di storica autorevolezza e credibilità del nostro Paese. La retorica della premier sul “protagonismo dell’Italia” fa i conti con la realtà: l’Italia non solo non ha aumentato la sua influenza ai tavoli decisionali, ma è uscita fuori dalle decisioni strategiche europee. Una vera e propria debacle diplomatica". Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
Centri migranti sono disumani e costosi
“Oggi a Gjader c’ero e ho avuto modo di constatare ancora una volta che il centro voluto dalla Meloni è un costoso, disumano giocattolo propagandistico. Un non luogo dove alcuni uomini con o senza precedenti penali, sono tenuti sotto psicofarmaci per giustificare la folle utopia della nostra premier. L’ho attesa a lungo nel centro oggi. Speravo che, essendo anche lei in Albania, venisse a metterci la faccia. Ma nulla. Non si è fatta vedere. E dal momento che non ha nemmeno partecipato al l’importante summit europeo sull’Ucraina, mi chiedo: che cosa è venuta a fare in Albania. Se era l’ossequio di EDI Rama che voleva poteva tranquillamente farselo fare in Italia” così il deputato democratico Claudio Stefanazzi che oggi era in missione in Albania per contro del gruppo parlamentare del Pd della Camera. “Meloni - conclude Stefanazzi - scappa perché ha paura delle contestazioni”.
“Era febbraio 2024 quando il parlamento ha licenziato il protocollo con l'Albania per la realizzazione dei centri. Dopo poco più di un anno il governo presenta un nuovo decreto che modifica radicalmente l'accordo precedente. Il governo ammette di avere fallito e che il modello presentato dalla Presidente del Consiglio come il sistema che ci avrebbe copiato tutta l'Europa è stato un enorme flop: un modello di spreco di risorse. Il Pd è stato facilmente profeta di quello che sarebbe successo: un progetto che non serviva a nulla se non alla propaganda del governo, pagata a caro prezzo dai contribuenti italiani”. Lo ha dichiarato la deputata Pd, Simona Bonafè nella dichiarazione di voto alla fiducia posta dal governo sul cosiddetto Dl Albania.
“I numeri – sottolinea l'esponente dem - non sono piegabili alla narrazione quotidiana del falso successo del governo: anche nella versione originaria i centri avrebbero potuto trattenere al massimo il 2% dei migranti che arrivano in Italia. Invece di ammettere il fallimento, il governo prima si accanisce contro i giudici, poi facendo il gioco delle tre carte, crea una lista dei 'Paesi sicuri' e infine, sposta le competenze della convalida dei trattenimenti alla corti d'appello, distorcendo il sistema giudiziario”.
“Con questo decreto, in Albania arriveranno migranti trasferiti dai Cpr italiani in attesa di essere espulsi. Ma dov’è l’ effetto deterrenza? Parlavate di lotta contro i trafficanti di esseri umani per tutto il globo terracqueo e l'unico criminale che è stato trovato in Italia, Almasri, è stato riportato a casa con gli onori di Stato. I tanti soldi spesi per un fallimento annunciato, andavano spesi per la sanità pubblica e per abbattere le liste d'attesa e per fare vere politiche di cooperazione con i Paesi dai quali i migranti partono”, conclude Bonafè.
"Avevamo denunciato da giorni il silenzio informativo sui referendum. Oggi l’Agcom conferma nero su bianco ciò che andiamo ripetendo da tempo: il servizio pubblico non sta garantendo un’adeguata copertura informativa sui cinque quesiti referendari. Il richiamo formale dell’Autorità è la prova che le nostre preoccupazioni erano fondate", così Stefano Graziano, capogruppo democratico in commissione di vigilanza Rai. "È gravissimo che sia stato necessario l'intervento dell’Agcom per ricordare alla Rai — e a tutte le emittenti — il dovere di offrire ai cittadini un’informazione corretta, imparziale e completa, soprattutto in vista di un appuntamento democratico come quello dell’8 e 9 giugno. Il servizio pubblico non può diventare uno strumento di propaganda al servizio della maggioranza di governo. I cittadini hanno il diritto di essere informati, non tenuti all’oscuro da scelte deliberate ai piani alti di Palazzo Chigi. Alla luce del richiamo ufficiale — conclude Graziano — chiediamo che la Rai e tutte le emittenti si mettano immediatamente in regola, ristabilendo equilibrio e pluralismo nell’informazione. È in gioco la qualità della nostra democrazia."
“Il ministro Lollobrigida ha scelto una strada sbagliata per cambiare e adeguare la legge 157/92 sulla caccia. Serve invece un approccio diverso, a partire da un’analisi seria e approfondita sui risultati che ha prodotto l'applicazione della normativa, accanto ai limiti che ha mostrato, visto che Il 7 febbraio scorso la Commissione europea ha inviato all'Italia due lettere di costituzione in mora avviando altrettante procedure di infrazione relative ad alcune disposizioni italiane in materia di caccia e all'attuazione della normativa europea volta a limitare le catture accessorie di uccelli e specie marine.
Suonano pertanto molto stonate le parole del Ministro, considerando che negli ultimi due anni la maggioranza di destra ha già introdotto alcune modifiche spot per inseguire spinte varie di alcune associazioni, senza alcun confronto parlamentare, ma anzi approfittando del favore delle tenebre durante l’approvazione delle leggi di bilancio”.
Così Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Noi - aggiunge - non eravamo e non siamo pregiudizialmente contrari a modificare la legge sulla caccia, lo abbiamo detto e ridetto nelle sedi opportune oltre che pubblicamente, ed e’ dall’inizio della legislatura che chiediamo inascoltati che il Governo produca ciò che la stessa legge 157 affida come compito al Governo in carica, e cioè una relazione circostanziata che a 33 anni da quella stagione, che porto anche all’approvazione della legge nazionale sui parchi e le aree protette, metta nero su bianco dati e analisi da cui partire per produrre qualsiasi modifica futura, anche ponendoci l'obiettivo di rendere maggiormente protagonisti gli agricoltori. Brandire come una clava il potere dei numeri davanti alle associazioni venatorie, insultare Ispra dopo aver provato addirittura a soppiantarla con un nuovo fantomatico Istituto faunistico, da controllare e guidare, non sono le premesse utili a discutere seriamente su questo tema. E soprattutto non aiuta farlo agitando visioni manichee tra buoni e cattivi inasprendo e radicalizzando le posizioni dei fronti opposti, a scapito di riflessioni basate sulle conoscenze scientifiche e le prassi concrete di gestione della fauna selvatica nel territorio italiano. In realtà - conclude - viene da pensare che si cerchi di alimentare solo il conflitto per ragioni di mera propaganda. Ma a rimetterci saranno purtroppo gli stessi cacciatori”.
“A meno di un mese dai referendum del 8 e 9 giugno, il servizio pubblico resta in silenzio. Nessuna trasmissione, nessun confronto, nessuna informazione utile ai cittadini per capire di cosa si vota. Un blackout informativo che non è casuale. La Rai sembra aver scelto la linea di Palazzo Chigi e del Presidente del Senato: far finta di niente, scoraggiare la partecipazione. Sarebbe molto grave e per questo presenteremo un’interrogazione in commissione di vigilanza per sapere perché la Rai non sta facendo il suo dovere e chi ha deciso di tenere i cittadini all’oscuro. Il servizio pubblico non può trasformarsi nello strumento di propaganda della maggioranza di governo. I cittadini hanno diritto a un’informazione completa e libera, soprattutto quando sono chiamati a esprimersi su temi cruciali come quelli contenuti nei quesiti referendari” così una nota dei componenti democratici della commissione di vigilanza Rai.
“È grave e incomprensibile la mancata partecipazione in presenza della premier Meloni allo storico vertice che si sta tenendo a Kiev tra il presidente Zelensky e i leader di Francia, Germania, Gran Bretagna, Francia e Polonia. Un’assenza che conferma l’irrilevanza del nostro governo nonostante la propaganda della destra e un’immagine emblematica della marginalità dell’Italia rispetto alle grandi decisioni che si prendono a livello internazionale. La scelta della premier di non andare a Kiev rappresenta anche uno schiaffo alla grande tradizione diplomatica del Paese e una mancanza di rispetto nei confronti dell’Ucraina. L'assenza sarà stata determinata dalle divisioni interne alla maggioranza o da altre motivazioni sconosciute. Di sicuro è stata persa l’ennesima occasione per difendere il peso e l'autorevolezza internazionale dell’Italia". Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“È molto più che una foto sulla strada verso Kyiv. L’invasione russa contro l’Ucraina sta ridisegnando l’Europa e accelerando l’integrazione europea. Fa male da italiana constatare che tre anni fa l’Italia era al centro di questo impegno, e che oggi non c’è”. Così sui social la vice presidente della Commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, che posta la foto di Draghi, Macron e Scholz in treno verso l’Ucraina a confronto con quella della recente visita a Kiev di Macron, Merz, Starmer e Tusk sulla quale, per la democratica, pesa l’assenza dell’Italia.
“Il cosiddetto decreto sicurezza, che arriverà la prossima settimana in commissione, non rende più sicure le nostre città: è solo propaganda del governo Meloni. Non è istituendo 14 nuovi reati, reprimendo il dissenso o arrivando a tenere perfino i bambini in carcere che si garantisce la sicurezza dei cittadini”. Lo dichiara il deputato Andrea Casu della presidenza del Gruppo Pd, intervistato ai microfoni di Rai Tg Parlamento.
“Per noi la sicurezza è importante – ha concluso Casu - ma per questo governo evidentemente no. Il Pd ha depositato circa 500 emendamenti per contrastare un provvedimento sbagliato e daremo battaglia in commissione e in Aula”.
“Voglio denunciare ancora una volta in quest’aula che stamattina alla commissione di vigilanza Rai per l’ottava volta la maggioranza non si è presentata. Facendo auto - ostruzionismo non consente di votare, tenendo di fatto in ostaggio la commissione stessa. Questo è un ricatto politico. Chiediamo con urgenza l’intervento dei presidenti delle camere, perché stiamo scivolando verso forme di autocrazia che non hanno nulla a che vedere con paesi democratici e civili.
Non è immaginabile che dopo sette mesi che abbiamo eletto il nuovo consiglio di amministrazione della Rai ancora si è bloccati e ancora per la prima volta nella storia della Repubblica il management della Rai non è venuto in audizione qui nella commissione di vigilanza, quella deputata al controllo proprio della Rai, del sistema di informazione del Paese”. Lo ha detto in aula Stefanno Graziano capogruppo pd in commissione di vigilanza sulla Rai.
Dopo le dichiarazioni di Emanuele Fiano, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, risponde con una lettera aperta. Ecco il testo.
"Caro Emanuele,
ho letto il tuo commento riguardo alla mia visita a Napoli, a Nives Monda titolare della Taverna A Santa Chiara.
Mi lascia molto perplessa la tua scelta di una polemica pubblica, dati i rapporti e considerato che mai, da parte mia, c'è stato un atteggiamento simile nei tuoi confronti nonostante spesso non abbia condiviso le tue posizioni su quanto accade a Gaza e in Cisgiordania.
Ma dato che hai fatto questa scelta, ti rispondo usando lo stesso strumento.
Sono andata a trovare Nives Monda per esprimerle la mia solidarietà per la violenta gogna che l'ha travolta dopo la diffusione del video girato dai due turisti israeliani dal quale non traspare affatto che lei li abbia attaccati in quanto israeliani o perché di religione ebraica, ma in quanto negazionisti della barbarie che si sta consumando a Gaza per mano del governo israeliano di Benjamin Netanyahu. Tant'è che la coppia aveva già consumato il suo pasto quando è stato girato il video. Sono stati invitati, con i toni accesi dello scontro in corso, a lasciare il locale pur senza pagare.
Nessuno può negare gli oltre 52mila morti di Gaza, in gran parte donne e bambini, i più di 150mila feriti, il sistematico (e dichiarato) uso della fame come arma di guerra, il bombardamento indiscriminato di ospedali, scuole, edifici dell'Onu, campi profughi, case. Nessuno può tollerare il divieto imposto dalle autorità israeliane di far entrare nella Striscia beni di prima necessità, blocco che riduce migliaia di essere umani nella condizione di spettri che cercano di sopravvivere. Una crisi umanitaria senza precedenti denunciata da tutte le organizzazioni umanitarie (anche quelle israeliane audite dal Comitato diritti umani della Camera che presiedo), dalle agenzie dell'Onu, da migliaia di immagini che arrivano ogni giorno da Gaza.
Ribadire queste evidenze sta costando a Nives Monda un attacco feroce sul piano personale, lavorativo e familiare. Mentre ero lì io stessa ho assistito ad una raccapricciante telefonata anonima di minacce e insulti in cui un uomo con la voce distorta le intimava di chiudere il ristorante e lasciare la città insieme alla sua famiglia.
Per questo sono andata a Napoli. Ciò non significa che io sposi in toto qualsiasi cosa abbia detto Nives Monda nell'arco della sua vita, né quello che veniva volantinato fuori dal suo locale mentre ero lì. Pensarlo è, per usare un eufemismo, bizzarro.
Anche perché, come tu stesso ricordi, sono stata tra i primi ad esprimere tutto il mio orrore per l'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre. E l'ho ribadito più e più volte, insieme alla richiesta di rilascio degli ostaggi, quelli che Netanyahu ha definitivamente abbandonato, accecato dal desiderio di mantenere il suo potere e guidato dagli estremisti del suo governo.
Lo stesso orrore non ho, purtroppo, letto da parte di tanti, troppi, per la carneficina che si sta consumando nella Striscia dall'8 ottobre 2023. Così come mi atterrisce la mancanza di empatia, che pure esiste, verso il popolo palestinese che sta vivendo la sua ora più buia.
Anch'io condivido e sostengo l'iniziativa di Gerusalemme del prossimo fine settimana a cui fai riferimento. Ogni tentativo di aprire il dialogo e di parlare di pace non può che trovarmi d'accordo. Tant'è che mi è stato chiesto di mandare un video, che ho inviato. E proprio ieri ho parlato con uno degli organizzatori che mi ha confermato che il video sarà proiettato.
Penso che il posto naturale della sinistra sia dalla parte delle vittime e, in questo caso, le vittime sono i palestinesi di Gaza. E Nives non ha fatto altro che ribadirlo senza alcun commento sul fatto che i suoi interlocutori fossero ebrei. Ha detto che il governo israeliano sta commettendo crimini di guerra, cosa inconfutabile. E questo non vuol dire in alcun modo essere antisemiti, razzisti o sostenitori dei terroristi, come invece l’ha accusata di essere la turista israeliana. A causa di questo Nives è bersagliata da minacce e insulti che scalfirebbero la vita di chiunque. Per questo sono andata a portarle solidarietà.
Colgo l'occasione, infine, per porre alla tua attenzione i commenti che la tua dichiarazione ha scatenato sui social: non abbiamo bisogno di nuove gogne mediatiche, men che meno scatenate da noi e tra noi.
Abbiamo bisogno, invece, di dialogo e di operare per la pace ovunque, a partire da Gaza".
“Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza al giornalista Giorgio Saracino e alla troupe Rai aggredita brutalmente nel quartiere zen di Palermo. Episodi del genere lasciano l’amaro in bocca e non dovrebbero mai accadere. I nostri giornalisti e le nostre troupe svolgono un attento lavoro di informazione, che è democrazia e libertà”. Così in una nota i parlamentari Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai.