Meloni resta ferma e isola l’Italia.
“La sentenza della Corte di Giustizia Europea è chiarissima: gli Stati membri devono garantire un salario minimo adeguato, perché in Europa non possono esistere lavoratori poveri. Ancora una volta, però, il governo Meloni sceglie di voltarsi dall’altra parte, come ha già fatto sul riconoscimento dello Stato di Palestina e su altre grandi questioni europee. Anche sui salari, l’Italia resta un passo indietro”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo del Partito Democratico in commissione Lavoro alla Camera.
“Questa manovra – prosegue l’esponente dem – non migliora le retribuzioni, non sostiene chi vive di lavoro e colpisce soprattutto i lavoratori con qualifiche basse. Oggi in Italia ci sono oltre quattro milioni di persone che, pur lavorando, restano sotto la soglia di povertà. Ma queste persone non sono sole perché il PD è al loro fianco: sotto i 9 euro l’ora non è lavoro, è sfruttamento. È un sistema che usa la fatica delle donne e degli uomini per gonfiare i profitti di pochi”.
“La frammentazione del mercato del lavoro – conclude Scotto - e l’80% dei nuovi contratti a termine sono il segno di una precarietà strutturale che deprime i salari e il potere d’acquisto. Questa sentenza ci dice che un’Europa sociale è possibile, ma servono scelte coraggiose: togliere il diritto di veto, investire in welfare, sanità pubblica e scuola, non nel riarmo. Senza una rete di diritti sociali, le democrazie europee si indeboliscono e crescono i nazionalismi”.
“Resto molto colpita di come il ministro Valditara sia sorpreso dalla legittima correlazione tra la violenza sulle donne e l'educazione sessuale nelle scuole. Offende le opposizioni invece di rispondere nel merito e farci capire se anche per lui c'è una strettissima correlazione e che è necessario investire sull'educazione all'affettività per evitare quella violenza che determina troppe morti di donne. Il governo ha addirittura difficoltà a pronunciare la parola 'affettività' o la definisce come un mostro da evitare. Educazione e rispetto reciproco sono gli obiettivi su cui lavorare. Lo stesso rispetto che oggi il ministro Valditara non ha dato all'Aula di Montecitorio”. Lo dichiara la deputata Pd, Michela Di Biase durante la discussione del ddl sul consenso informato alla Camera.
“È impossibile proseguire con i lavori parlamentari, non ci sono le condizioni: le parole del ministro Valditara sono troppo gravi. Per questo chiediamo la convocazione di una capigruppo per capire come procedere.” Lo ha dichiarato la vicepresidente vicaria del Partito Democratico alla Camera, Simona Bonafè, appellandosi al presidente della Camera Lorenzo Fontana. “Abbiamo ascoltato insulti e parole offensive”, ha concluso Bonafè.
“Oggi è accaduto qualcosa di inaudito in Aula: il ministro Valditara, quello che dovrebbe sovrintendere l'educazione e la formazione pubblica, ha insultato i parlamentari dell'opposizione. Poi se n'è andato via da Montecitorio dopo una pseudo lezione sbagliando su tutta la linea su un provvedimento, il suo, che è molto chiaro laddove parla del divieto 'in ogni caso' di educazione sessuale nella scuola primaria e dell'infanzia. Chi è che non ha mai letto questo provvedimento? Valditara dovrebbe tornare in Aula e scusarsi con il Parlamento per le gravi offese rivolte, esca dalle ossessioni ideologiche e inizi ad ascoltare i bisogni della scuola e fornire le risposte di cui i ragazzi hanno bisogno”. Così in una nota la deputata e vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, Valentina Ghio.
“L’intervento del ministro Valditara presenta tre problemi. Il primo riguarda il merito, perché ha voluto dare una versione del provvedimento che non corrisponde al testo che stiamo discutendo. Il secondo è di metodo, perché ha scelto di offendere in aula le opposizioni. Il terzo, sempre di metodo, riguarda il comportamento di andarsene durante il dibattito. Penso davvero che il ministro debba delle scuse, non a noi dell’opposizione, ma a tutta l’aula del Parlamento. Scuse indispensabili per poter riprendere l’esame del testo in modo sereno.”
Così il Deputato del Partito Democratico, Andrea De Maria, intervenuto oggi in aula.
“Il ministro ha confuso quest’aula con le classi scolastiche, che lui immagina come dei pollai e non come luoghi di discussione e confronto. Utilizzando quella parola, “vergogna”, nei confronti dell’opposizione, nei fatti ha descritto cosa pensa di una classe di studenti che magari non sono d’accordo con la sua impostazione. Ne emerge un’idea profondamente antidemocratica sia del ruolo del Parlamento, sia del rapporto tra Parlamento e Governo, e sicuramente anche di come in questo Paese si costruisce l’educazione.” Lo dichiara il Deputato del Partito Democratico Arturo Scotto, intervenuto oggi alla Camera.
“Spero davvero che l’intervento di Valditara abbia grande diffusione, perché spiega meglio di mille provvedimenti il suo atteggiamento. Spiega tutto il suo bullismo istituzionale, autoritarismo, oscurantismo. Altro che “malati di democrazia”: il ministro dell’Istruzione, viene in Parlamento a vomitare insulti e giudizi sui suoi avversari politici per poi scappare a gambe levate senza accettare confronti. In psicologia si parlerebbe di un atteggiamento passivo-aggressivo; forse, in questo caso, si tratta di un comportamento passivo-regressivo. Credo che la “vergogna” sia quella di vedere la scuola di questo paese nelle mani di questo ministro. Per fortuna, però, la scuola italiana è molto migliore del suo ministro.” Lo dichiara il Deputato del Partito Democratico Mauro Berruto intervenuto oggi alla Camera.
“Sono gravi e irresponsabili le parole e le accuse rivolte dal Ministro Valditara ai rappresentanti delle opposizioni. Vorrei ricordare al ministro Valditara quanto è scritto nel comma 4 del testo originario del suo disegno di legge: 'per la scuola dell'infanzia e la scuola primaria sono escluse in ogni caso le attività didattiche e progettuali nonché eventuali attività aventi ad oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità'. Ebbene, il governo sta vietando nelle scuole di fare quei progetti che le stesse scuole stanno facendo da anni sull'educazione sessuale”. Lo dichiara la deputata e capogruppo Pd in Commissione Cultura, Irene Manzi rivolgendosi al ministro Valditara durante la discussione sul ddl sul consenso informato. “Le Indicazioni nazionali che il ministro ricorda fanno riferimento esclusivamente alla trasmissione di conoscenze relative alla conoscenza dell’apparato riproduttivo, ma questo non è sufficiente – sottolinea la parlamentare -come ci ricordano l’organizzazione mondiale della Sanità e l’Unesco vanno affrontate tematiche quali la consapevolezza di sé, la capacità di costruire relazioni rispettose e competenze per proteggersi e prendere decisioni informate, educazione alle emozioni, alle relazioni”.
“Valditara esca dalla dimensione della propaganda, cominci ad ascoltare la voce che arriva dalle scuole e dalle famiglie e stia al merito delle questioni. Il governo vieta attività qualificanti all'interno delle scuole e se ne deve assumere politicamente la responsabilità”, conclude Manzi
“Il ministro ci aveva già dato qualche indizio sul suo approccio non solo alle istituzioni, ma anche al mondo dell’educazione, e lo fece qualche tempo fa, appena nominato ministro. Disse che umiliare un ragazzo o una ragazza poteva essere uno strumento utile per educarlo. Ecco, oggi, anche qui, non solo ha umiliato se stesso, ma ha umiliato l’istituzione che rappresenta. Noi chiediamo scuse, non ricostruzioni mistificate. Chiediamo che legga la norma, perché leggendo quel comma 5 si capisce una cosa molto chiara: nella gerarchia delle fonti, le linee guida non possono superare una legge dello Stato. Ed è in questo luogo che si legifera. Abbia quindi rispetto della Camera e dell’istituzione che rappresenta.” Lo ha dichiarato la deputata del Partito Democratico, Ouidad Bakkali, intervenuta in Aula durante il dibattito sul consenso informato.
“Irrispettoso del Parlamento e soprattutto delle opposizioni, il ministro Valditara fa un comizio arrogante, offende il Parlamento usando parole inappropriate, gridando ‘vergognatevi’, poi gira le spalle e se ne va. Invece di lavorare insieme sull’educazione all’affettività”. Così il gruppo del Partito democratico sta intervenendo in Aula per stigmatizzare le parole indegne del ministro Valditara, che ha detto alle opposizioni “vergognatevi” e poi subito dopo ha lasciato l’Aula.
“Il ministro Valditara - stanno affermando i deputati - chieda scusa”.
"Sono rimasto sorpreso dalla viltà del ministro Valditara, che è venuto in Aula a fare il gradasso e poi ha preferito andarsene, evitando il confronto. Si è creata una frattura profonda tra il Governo e il Parlamento, proprio su un tema che dovrebbe unirci nella lotta contro la violenza di genere e nella promozione del rispetto reciproco. Invece, il ministro e la destra continuano a sottrarsi al dibattito e a proporre soluzioni che non affrontano il problema alla radice. Serve coraggio politico e responsabilità istituzionale per investire davvero nell’educazione al rispetto, nella prevenzione e nella formazione delle nuove generazioni. È su questo terreno che si misura la serietà di chi dice di voler combattere la violenza di genere." Lo dichiara in una nota il Vice Capogruppo alla Camera del Partito Democratico, Toni Ricciardi.
“Il ministro Valditara su un provvedimento così delicato che è sulla pelle della scuola e dei nostri studenti prima si permette di offendere l'opposizione, poi balbetta delle scuse poco credibili e alla fine volta le spalle e se ne va. Questa è la sintesi del loro senso di democrazia parlamentare e civile”. Lo dichiara Patrizia Prestipino Deputata del PD e docente delle scuole superiori, a seguito dell’intervento del ministro Valditara in Aula.
“Invito tutti ad avere più rispetto di questo Parlamento, pur nella diversità di opinioni nel dibattito politico. Il ministro Valditara si è finalmente presentato in Aula seppur con due ore e mezzo di ritardo e nonostante questo si è espresso in modo inadeguato. Quel “vergognatevi” rivolto al Parlamento e alle opposizioni deve essere ritirato, parole così indegne non solo sono una offesa alle opposizioni, ma di tutto il Parlamento.
Sarebbe il momento che questo Governo la smettesse di farci vergognare di fronte al Paese”. Lo ha detto in aula il deputato della presidenza del gruppo Pd alla Camera, Andrea Casu, a seguito dell’intervento del ministro Valditara in Aula, inadeguato, dimostrando di non aver sentito gli interventi delle opposizioni.
“A due anni dalla morte di Giulia Cecchettin, suo padre Gino ci ricorda che la soluzione al femminicidio non può essere l’aumento delle pene. Lo abbiamo visto in questi anni, la repressione da sola non ferma la violenza. Eppure questo Governo, davanti a oltre 90 femminicidi nel 2025, continua a voltarsi dall’altra parte, ignorando che la vera prevenzione nasce dall’educazione affettiva, dal rispetto e dalla parità tra i generi.”
Lo dichiara Sara Ferrari, deputata del Partito Democratico e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere. “La scuola non è un campo di battaglia ideologico, è il luogo in cui si costruiscono i cittadini di domani. Lo Stato deve quindi garantire pari opportunità a tutti e non imporre una visione oscurantista. Questo disegno di legge non rafforza affatto l’alleanza tra scuola e famiglia, anzi la mette in discussione. Le contrappone invece di unirle, minando quella fiducia reciproca che è la base dell’educazione e della crescita dei nostri ragazzi. Come ricordano anche gli organismi internazionali, l’educazione al rispetto e all’affettività deve partire dalla giovane età, perché è solo intervenendo presto che si possono prevenire stereotipi, discriminazioni e comportamenti violenti. Questo ddl, permettendo ai genitori di vietare l’educazione sessuale ai propri figli, li priva di un diritto alla piena educazione e li lascia soli davanti ai social e al web” conclude la deputata Dem.
“Con il consenso informato per l'educazione sessuale il governo vuole introdurre un obbligo generalizzato che va esattamente nella direzione contraria rispetto ai principi della nostra Costituzione. È un meccanismo burocratico, e soprattutto ideologico, che limita la libertà di insegnamento e svuota l'autonomia delle scuole negando alla scuola pubblica la sua funzione di luogo laico, aperto e democratico. Nonostante la maggioranza sia tornata indietro rispetto al divieto dell’educazione sessuale alle scuole medie, rimane un provvedimento sbagliato e dannoso che rende l’accesso all’educazione condizionato e comunque vietato fino alla scuola primaria, proprio nel giorno in cui Gino Cecchettin ha raccontato in audizione in Commissione Femminicidio la necessità di iniziare percorsi educativi fin dalla scuola dell’infanzia, per avere la speranza di cambiare in meglio la società.”. Così la deputata e vicepresidente del Gruppo Pd, Valentina Ghio in dichiarazione sulla pregiudiziale sul consenso preventivo sull'educazione affettiva.
“Invece di dare ai ragazzi gli strumenti per crescere con consapevolezza – sottolinea la parlamentare - il governo li lascia soli mentre prolifera l'utilizzo della rete come prevalente mezzo informativo di educazione sessuale, inclusi i modelli tossici e violenti. Un pericoloso arretramento culturale oltre che pedagogico, che colpisce quella fascia d'età dove si costruiscono le prime forme di consapevolezza relazionale ed emotiva”.
“Altro che tutela della famiglia, questo governo mette in atto un vero abbandono educativo di Stato in contrasto con gli articoli 33 e 117 della Costituzione, sulla libertà di insegnamento e l'autonomia della scuola e con l'articolo 3 dove si legge che la scuola è lo strumento con cui si rimuovono gli ostacoli che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini”, conclude Ghio.