La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro ha approvato oggi la relazione conclusiva – frutto di audizioni, sopralluoghi e analisi tecniche approfondite - su una delle tragedie più gravi degli ultimi anni, costata la vita a cinque lavoratori.
“A due anni da quella tragedia – dichiara la relatrice Giovanna Iacono – approvare oggi questa relazione significa dire con chiarezza che quelle morti erano evitabili. Questo lavoro non serve solo a ricostruire cosa è accaduto, ma a indicare cosa deve cambiare. Perché continuare a morire di lavoro nel 2026 è inaccettabile.”
“Quella di Casteldaccia non è stata una fatalità. È stata il risultato di omissioni, carenze, controlli insufficienti e una gestione degli appalti che troppo spesso scarica il rischio sugli ultimi.”
“Dalla relazione emerge un quadro netto: sicurezza troppo spesso considerata un costo e non un diritto; formazione ridotta a mero adempimento formale; controlli insufficienti rispetto alla realtà produttiva; catene di appalti e subappalti che frammentano le responsabilità e aumentano i rischi; carenza di conoscenze e consapevolezza del rischio del lavoro negli ambienti confinati.”
“Non possiamo più accettare – prosegue Iacono – che le responsabilità si disperdano lungo la filiera degli appalti. La sicurezza deve essere una responsabilità piena e condivisa, a ogni livello. Servono più controlli, più trasparenza e più investimenti in formazione e prevenzione. Per questo l’approvazione di oggi non può essere considerata un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Serve un cambio di passo immediato: rafforzare i controlli, investire in tecnologie di prevenzione, rendere trasparenti i dati sugli infortuni, responsabilizzare tutta la filiera degli appalti.”
“Ma, soprattutto, serve una scelta politica chiara: mettere la sicurezza sul lavoro al centro. Alle famiglie delle vittime non basta il ricordo. Serve giustizia, e serve che tragedie come quella di Casteldaccia non si ripetano più.”
Una delegazione di parlamentari del Partito Democratico si è ritrovata oggi in piazza Montecitorio, al presidio organizzato su iniziativa della deputata Federica Onori, per accendere un faro sulla terribile vicenda di Nessy Guerra, la giovane mamma italiana, condannata in Egitto a 6 mesi di carcere con l’accusa di adulterio, avanzata dal marito, che in Italia è però condannato a tre anni per violenza sessuale.
“Già nel luglio del 2024 abbiamo chiesto con un’interrogazione al ministero degli esteri di interessarsi di questa terribile situazione, senza avere mai avuto risposta dal ministro Tajani. A questo punto, porteremo questa vicenda nella Commissione di indagine bicamerale su Femminicidio e violenza, dove seguiamo molti casi complessi e dunque ci faremo carico di attenzionare anche questa incredibile storia, perché il governo si attivi a far rientrare quanto prima la nostra connazionale in sicurezza in Italia, insieme alla figlioletta di due anni”.
Lo dichiara la capogruppo dei dem in Commissione Femminicidio, Sara Ferrari, insieme alla vicepresidente senatrice Cecilia D’Elia, al senatore Filippo Sensi, ai deputati Andrea Casu e Valentina Ghio.
“Il 4 maggio 1954 a Ribolla si consumò una delle più gravi tragedie del lavoro in Italia: 43 minatori persero la vita a causa di un’esplosione di grisou nelle gallerie della miniera. Un evento che ha segnato profondamente la Maremma e l’intero paese, diventando simbolo delle condizioni di lavoro di quegli anni e della necessità di garantire sicurezza e dignità a ogni lavoratore. Ricordare oggi quella tragedia significa mantenere viva la memoria e ribadire un principio non negoziabile: il lavoro deve essere sempre sicuro": è quanto dichiara il deputato Dem Marco Simiani oggi, lunedì maggio, a margine delle celebrazioni svolte nella frazione di Roccastrada, in provincia di Grosseto.
“Come ha ricordato giustamente il collega Pd Toni Ricciardi, nel corso delle celebrazioni odierne, il modo più giusto per onorare le vittime di Ribolla è trasformare il ricordo in impegno concreto. Le morti sul lavoro restano una ferita aperta e impongono alle istituzioni e alle imprese responsabilità e azioni continue. Serve rafforzare prevenzione, controlli e cultura della sicurezza. Ringrazio il deputato Pd Toni Ricciardi per il suo intervento": conclude.
“La Puglia non può essere lasciata sola di fronte a un'emergenza sicurezza che ha raggiunto livelli intollerabili. Il Ministro dell'Interno non può più fare spallucce, vogliamo risposte chiare e impegni concreti.” È con queste parole che i deputati del Partito Democratico Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra annunciano la presentazione di un'interrogazione parlamentare al Ministro Piantedosi, a seguito di un mese di aprile che ha segnato la Puglia con una sequenza di episodi di violenza armata di straordinaria gravità.
Solo nelle ultime settimane, il capoluogo pugliese e la sua provincia hanno registrato cinque sparatorie: un giovane ferito in una sala giochi, un altro gambizzato, un 21enne colpito a una gamba a Bari Vecchia, l'omicidio al Divinae Follie di Bisceglie e infine, una sparatoria nel borgo antico di Bari che ha ferito un'anziana di 85 anni mentre si trovava nella propria abitazione.
“Una donna di ottantacinque anni colpita in casa propria mentre fuori esplodono colpi di pistola: è l'immagine più brutale di quanto stia accadendo — dichiarano i dem —. Il nostro territorio è sempre più teatro di una guerra tra clan e i cittadini ne pagano le conseguenze. Questo è inaccettabile.»
“Il quadro complessivo — aggiungono i parlamentari pugliesi — non è più riconducibile alla sola straordinarietà dei singoli eventi. Siamo di fronte a una presenza armata radicata sul territorio, a organizzazioni criminali che continuano ad agire con violenza crescente. Le forze dell'ordine lavorano con dedizione e professionalità, ma hanno bisogno di più personale, più mezzi, più risorse.”
"Sono necessarie iniziative urgenti per rafforzare la presenza delle forze dell'ordine e un potenziamento delle strutture della Direzione Distrettuale Antimafia operanti in Puglia, ma il Governo produce in serie presunti decreti ‘sicurezza’ senza che la situazione sul territorio migliori. Mentre Meloni, Nordio e Piantedosi ‘giocano’ a modificare il codice penale, alle nostre forze dell’ordine mancano mezzi adeguati per arginare minacce che si fanno ogni giorno più pericolose. Il tempo della propaganda è finito da un pezzo, il Governo si dia una svegliata e lavori per la sicurezza, quella vera, delle nostre comunità”, concludono Stefanazzi e Lacarra.
"Abbiamo depositato oggi un'interrogazione parlamentare rivolta a quattro Ministri - Agricoltura, Ambiente, Interno e Difesa - per chiedere conto dello stato di attuazione della riforma che nel 2016 ha assorbito il Corpo forestale dello Stato nell'Arma dei Carabinieri, istituendo il CUFAA. La depositiamo sia alla Camera che al Senato: un segnale preciso dell'importanza che il Partito Democratico attribuisce a questo tema.
Quella riforma aveva un obiettivo dichiarato: rafforzare la tutela ambientale, forestale e agroalimentare valorizzando duecento anni di storia e di competenze specialistiche. A quasi dieci anni di distanza, le segnalazioni dei sindacati sulla prevista chiusura di Comandi regionali, Gruppi forestali e Nuclei investigativi NIPAAF ci impongono di fare chiarezza. Non possiamo permetterci di depotenziare un presidio specialistico dello Stato proprio mentre incendi boschivi, abusivismo edilizio in aree vincolate, reati contro gli animali - dal bracconaggio, al maltrattamento, al traffico di specie protette - e criminalità agroalimentare richiedono capacità investigative sempre più sofisticate.
Vogliamo sapere se esiste un piano per la terza fase del 2027, quante unità di personale forestale restano operative rispetto alla dotazione iniziale, quali risorse sono destinate ai mezzi e alle strutture, e se i Ministeri competenti abbiano mai verificato il reale esercizio delle funzioni attribuite al CUFAA. Chiediamo infine che il Governo riferisca al Parlamento con una relazione dettagliata. E' oggi più che mai necessario garantire la piena valorizzazione, autonomia operativa e coerenza organizzativa delle competenze specialistiche dei Carabinieri Forestali". Così una nota della deputata del Pd, Eleonora Evi, prima firmataria dell’interrogazione alla Camera insieme ai parlamentari del Pd Chiara Braga (Presidente Gruppo PD), Marco Simiani (capogruppo Ambiente), Antonella Forattini (capogruppo Agricoltura), Matteo Mauri (Responsabile Sicurezza PD), Augusto Curti, Sara Ferrari, Patrizia Prestipino e il senatore Michele Fina, primo co-firmatario della medesima interrogazione al Senato.
“L’assalto alla Flotilla è un atto grave, illegale da parte del governo israeliano contro una missione umanitaria e contro il diritto internazionale. Chiediamo al governo italiano di garantire la massima sicurezza dei nostri connazionali italiani coinvolti. Attendiamo dall’Europa sanzioni esemplari contro il governo israeliano. Tutto questo non può rimanere impunito”. Così in una nota i parlamentari PD della commissione difesa della camera.
“La situazione della Pediatria di Licata è ormai fuori controllo e non può più essere ignorata”. Con queste parole è stata depositata dalla parlamentare del PD Giovanna Iacono un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute per denunciare le gravi criticità che interessano l’Unità Operativa Semplice di Pediatria dell’ospedale di Licata e che coinvolgono anche l’Unità Operativa di Pediatria dell’ospedale di Canicattì.
"Dal momento in cui la struttura di Licata sia rimasta priva di dirigenti medici in organico - sottolinea la parlamentare dem - siamo di fronte a una condizione inaccettabile che si inserisce in un quadro già compromesso da anni di carenze strutturali e organizzative. Si è fatto ricorso in modo sistematico alla mobilità d’urgenza, trasformando uno strumento straordinario in una prassi ordinaria. Questo ha prodotto un effetto domino su altri reparti, in particolare sulla Pediatria di Canicattì, già sottoposta a forte pressione”.
"Il punto nascita di Licata, operante in deroga agli standard nazionali, rischia di non garantire più condizioni adeguate per la tutela di madri e neonati. “Non è più tollerabile – conclude Iacono – che a pagare siano i cittadini, il personale medico e gli operatori sanitari: servono risposte immediate e un piano straordinario di assunzioni. Il governo ristabilizzi le condizioni minime di sicurezza e continuità assistenziale, superando una gestione emergenziale di copertura del servizio, attraverso l’attivazione di un piano straordinario di reclutamento del personale medico, al fine di evitare il permanere di una situazione, che appare ormai strutturalmente insostenibile e che è ormai diventata la normalità".
“La situazione della Pediatria di Licata è ormai fuori controllo e non può più essere ignorata”. Con queste parole è stata depositata dalla parlamentare del PD Giovanna Iacono un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute per denunciare le gravi criticità che interessano l’Unità Operativa Semplice di Pediatria dell’ospedale di Licata e che coinvolgono anche l’Unità Operativa di Pediatria dell’ospedale di Canicattì.
"Dal momento in cui la struttura di Licata sia rimasta priva di dirigenti medici in organico - sottolinea la parlamentare dem - siamo di fronte a una condizione inaccettabile che si inserisce in un quadro già compromesso da anni di carenze strutturali e organizzative. Si è fatto ricorso in modo sistematico alla mobilità d’urgenza, trasformando uno strumento straordinario in una prassi ordinaria. Questo ha prodotto un effetto domino su altri reparti, in particolare sulla Pediatria di Canicattì, già sottoposta a forte pressione”.
"Il punto nascita di Licata, operante in deroga agli standard nazionali, rischia di non garantire più condizioni adeguate per la tutela di madri e neonati. “Non è più tollerabile – conclude Iacono – che a pagare siano i cittadini, il personale medico e gli operatori sanitari: servono risposte immediate e un piano straordinario di assunzioni. Il governo ristabilizzi le condizioni minime di sicurezza e continuità assistenziale, superando una gestione emergenziale di copertura del servizio, attraverso l’attivazione di un piano straordinario di reclutamento del personale medico, al fine di evitare il permanere di una situazione, che appare ormai strutturalmente insostenibile e che è ormai diventata la normalità".
“Il mare è una dimensione strategica per il Paese, ma il provvedimento in esame dimostra ancora una volta l’inadeguatezza del Governo di costruire una politica organica del mare.
Ci troviamo di fronte all’ennesimo contenitore eterogeneo, una somma di norme senza un filo conduttore, con una distanza evidente tra l’ambizione del titolo e la debolezza degli strumenti messi in campo.
Senza una tutela forte e chiara degli ecosistemi marini, parlare di valorizzazione è fuori luogo.
Ma il punto più grave è il lavoro, ancora una volta relegato sullo sfondo. A parte gli interventi sulla pesca che condividiamo nonostante siano con risorse non adeguate, si parla di economia del mare ignorando le condizioni concrete di chi lavora nei porti e nella logistica. Nessuna strategia sulla qualità del lavoro, sulla sicurezza, sulla formazione, sulla stabilità occupazionale.
Sul lavoro portuale, in particolare, il silenzio è assordante: nessun riconoscimento della sua natura usurante, nessuna risposta per migliaia di lavoratori che attendono lo sblocco del fondo per l’esodo anticipato, nessuna attenzione a condizioni operative gravose e rischiose. È una rimozione politica, non una dimenticanza.
Limitato anche il coinvolgimento dei territori e troppo deboli le misure dedicate alle isole minori.
Il mare non può essere affrontato con interventi frammentati: serve una politica pubblica integrata, con visione, coerenza e risorse adeguate. Politica di sistema che non si trova in questo provvedimento e per questo ci siamo astenuti“. Lo ha detto in Aula Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, annunciando l’astensione del Pd sul provvedimento.
"Esprimo, a nome del Partito Democratico, la più piena vicinanza e solidarietà alle musiciste e ai musicisti del Teatro La Fenice di Venezia, oggetto di inaccettabili minacce di morte. Si tratta di episodi gravissimi, che colpiscono non solo le persone direttamente coinvolte, ma l’intero sistema culturale del nostro Paese. Di fronte a questi fatti non si può e non si deve mai abbassare la guardia". Lo afferma Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camera. "Ci aspettiamo una presa di distanza chiara e una solidarietà unanime da parte di tutte le forze politiche. La difesa della libertà artistica e della sicurezza di chi lavora nella cultura deve essere un terreno condiviso, sottratto a ogni ambiguità".
"Ribadiamo con fermezza la nostra posizione su questa vicenda e, più in generale, sul modo in cui il partito della Presidente Meloni, attraverso ministri e figure istituzionali legate alla cultura, sta gestendo le politiche culturali del Paese. Un approccio divisivo, spesso caratterizzato da toni e modalità che alimentano tensioni e contrapposizioni, che il sistema culturale italiano non merita. Il ministro Giuli rivendica a parole l’autonomia della cultura, ma nei fatti assistiamo a un utilizzo delle istituzioni culturali – dai musei ai teatri, fino alle fondazioni liriche – come terreno di scontro identitario e politico. Il caso di Venezia rappresenta purtroppo uno degli esempi più evidenti di questo fallimento".
Questa mattina ho partecipato, nella Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro, al ricordo di Octay Stroici, l'operaio 66enne rimasto tutto il giorno sotto le macerie della Torre dei Conti e morto dopo ore di agonia nel crollo che ha sconvolto Roma a novembre dell‘anno scorso“.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d‘inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, che questa mattina alle 8 ha preso parte, presso l’area antistante la Torre dei Conti a Roma, alla commemorazione organizzata da Fillea Cgil.
”L‘ho fatto non solo per dovere istituzionale, ma anche perché non è ancora stata fatta luce sulle responsabilità e sulle condizioni di sicurezza in quel cantiere che doveva restituire al mondo un bene architettonico unico e invece ha aperto una ferita profonda nel Paese - prosegue la deputata - Come Commissione e come personalità politiche dobbiamo rendere più facile il dare risposte di giustizia a chi rimane e non solo mostrare cordoglio quando avvengono le tragedie“.
”Insieme a noi c‘erano la figlia di Octay e i suoi familiari che con grande dignità hanno portato testimonianza diretta del dolore e della perdita subita. Anche per questo ho voluto sottolineare come è importante istituire il gratuito patrocinio per le vittime sui luoghi di lavoro e una procura speciale per fare in modo che si arrivi alla certezza di quella giustizia che meritano le persone che rimangono senza i loro familiari “ conclude Gribaudo.
Interrogazione a Piantedosi
Quello accaduto ad Agrigento durante le celebrazioni per il 25 aprile, è un episodio che appare tanto sproporzionato quanto inquietante, soprattutto perché avvenuto nel giorno simbolo della libertà e della democrazia nel nostro Paese.
Esprimo piena e convinta solidarietà a Gino Cavaleri, colpevole soltanto di aver manifestato pacificamente e di aver portato alle celebrazioni del 25 aprile un messaggio di pace.
Quanto accaduto pone interrogativi gravissimi: è accettabile che, durante la Festa della Liberazione, un cittadino venga attenzionato e identificato per aver esibito una bandiera della pace? È questa l’idea di ordine pubblico che il Governo intende perseguire?
Non possiamo accettare che in Italia, nel giorno che celebra la fine del regime autoritario, si assista a pratiche che evocano un controllo improprio del dissenso pacifico. La sicurezza non può mai diventare un pretesto per limitare libertà fondamentali.
Si tratta di un fatto grave, che merita chiarezza immediata ed è per queste ragioni che presenterò un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Roma, 27 aprile 2026
Quello accaduto ad Agrigento durante le celebrazioni per il 25 aprile, è un episodio che appare tanto sproporzionato quanto inquietante, soprattutto perché avvenuto nel giorno simbolo della libertà e della democrazia nel nostro Paese.
Esprimo piena e convinta solidarietà a Gino Cavaleri, colpevole soltanto di aver manifestato pacificamente e di aver portato alle celebrazioni del 25 aprile un messaggio di pace.
Quanto accaduto pone interrogativi gravissimi: è accettabile che, durante la Festa della Liberazione, un cittadino venga attenzionato e identificato per aver esibito una bandiera della pace? È questa l’idea di ordine pubblico che il Governo intende perseguire?
Non possiamo accettare che in Italia, nel giorno che celebra la fine del regime autoritario, si assista a pratiche che evocano un controllo improprio del dissenso pacifico. La sicurezza non può mai diventare un pretesto per limitare libertà fondamentali.
Si tratta di un fatto grave, che merita chiarezza immediata ed è per queste ragioni che presenterò un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“Secondo il tweet del ministro dell’Interno Piantedosi questo Decreto Sicurezza non sarebbe uno spot. È evidente invece che ci troviamo di fronte a una vera e propria ‘excusatio non petita’. La verità è che la lingua batte dove il dente duole. Perché in realtà questo decreto è esattamente uno spot a favore di telecamere e totalmente inutile per la sicurezza dei cittadini. Infatti il ministro lo usa per raggranellare qualche ‘like’, confermando la nostra convinzione. Sulla circostanza che l'account usato sia quello personale del ministro, per di più fatto rilanciare da quello ufficiale del Viminale, ci sentiamo di stendere un velo pietoso".
Così il deputato dem, Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Pd e già viceministro dell’Interno.