"La carenza di personale nei Vigili del Fuoco non è una novità né un’emergenza improvvisa: da mesi, come Partito Democratico, la denunciamo con interrogazioni e atti parlamentari rimasti senza risposta. In Toscana, come nel resto del paese, si sono perse centinaia di unità operative, con conseguenze dirette sui tempi di intervento e sulla qualità del servizio. Meno vigili in servizio significa più straordinari, maggiore stress e un sistema di soccorso che fatica a reggere l’aumento delle emergenze": è quanto dichiara il Capogruppo Pd in Commissione Ambiente Marco Simiani sul grido di allarme lanciato dalle associazioni sindacali.
"Di fronte a questa realtà il governo sceglie di non intervenire sul vero problema, cioè il rafforzamento degli organici e degli investimenti, e punta invece a una riforma che rischia di militarizzare il Corpo, snaturandone la funzione civile e di protezione dei cittadini. È una scelta che non risolve le carenze, ma le aggrava. Servono assunzioni, stabilizzazioni e mezzi adeguati, non un cambio di modello che allontana i Vigili del fuoco dalla prevenzione e dal soccorso. Continuare a ignorare i dati significa assumersi una responsabilità politica precisa. Anche le ultime norme sul reclutamento inserite nel Milleproroghe senza però risorse contestuali adeguate sono insufficienti": conclude.
«Esprimo rammarico e profonda delusione per una manovra di bilancio che, ancora una volta, non offre risposte adeguate agli italiani residenti all’estero». Lo dichiara l’on. Nicola Carè, a margine del dibattito parlamentare. «Nel testo della manovra – osserva Carè – sono presenti soltanto stanziamenti limitati e marginali a favore di organismi e strutture che operano per le nostre comunità nel mondo. Misure certamente utili, ma del tutto insufficienti e prive di una visione strategica capace di affrontare i nodi reali che da anni attendono risposte». «Mancano interventi strutturali su cittadinanza, pensioni, sicurezza sociale, servizi consolari e diritti, così come manca una reale valorizzazione del contributo economico, culturale e sociale che milioni di italiani all’estero continuano a garantire al Paese. Ancora una volta, gli italiani nel mondo non trovano spazio nell’idea di Italia che emerge dalla legge di bilancio».«È una mancanza che dispiace – prosegue il deputato – perché alimenta una distanza tra lo Stato e una parte fondamentale della sua comunità nazionale. Gli italiani all’estero non possono essere considerati una voce residuale o un costo da contenere».«Da parte mia – conclude Carè – non verrà mai meno l’impegno parlamentare per colmare questa lacuna, per difendere i diritti delle nostre comunità, rafforzare lingua, cultura e servizi, e costruire finalmente politiche pubbliche all’altezza del ruolo che gli italiani nel mondo svolgono per l’Italia. È una battaglia di giustizia e di dignità che continuerò a portare avanti con determinazione».
“Una misura al ribasso, senza visione, con gravissime dimenticanze come le pensioni e la questione salariale che non sono pervenute: pagheremo questa Manovra per i prossimi anni e a rimetterci di più saranno le fasce su cui invece dovremmo investire, i giovani”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla Legge di Bilancio in approvazione alla Camera.
“Non c’è nulla per combattere il lavoro povero, di cui questo Governo si ostina così duramente a negare l’esistenza - prosegue la deputata dem - Non basta mettere sotto il tappeto i problemi e fare finta che non ci siano, come è stato fatto con il Decreto Sicurezza sul lavoro: questo Paese si meritava infinitamente di più, e sicuramente non l’aumento della pressione fiscale che, tra fiscal drag, imposte e accise, rende inutile il micro intervento sui redditi medi”.
“Ancora una volta a destra dimostrano tutta la loro mediocrità, mascherata da buon senso e voler tenere in ordine i conti. Volevano salvare la faccia, si mostrano per quello che sono: interessati solamente ad arrivare alla fine del mandato, senza pensare ai reali problemi degli italiani” conclude Gribaudo.
«Non possiamo accettare una riformulazione che ci ha chiesto di valutare un incremento “ulteriore” delle risorse per il trasporto pubblico locale quando, nei fatti, la manovra di bilancio le taglia. Sarebbe una presa in giro nei confronti della lingua italiana oltre che del Parlamento e, soprattutto, dei cittadini».
Lo dichiara Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, intervenendo in Aula sull’ordine del giorno relativo al potenziamento dei finanziamenti per il TPL.
«Con il nostro atto – prosegue Casu – abbiamo chiesto impegni concreti: guardare all’esperienza spagnola di Pedro Sanchez, dove dal prossimo gennaio sarà possibile viaggiare con un abbonamento nazionale a 60 euro e a 30 euro per gli under 26; rifinanziare strutturalmente il Fondo nazionale trasporti, riportandolo almeno ai livelli reali del 2009, erosi dall’inflazione; ripristinare le risorse per le metropolitane di Roma, Milano, Napoli, Brescia; garantire tutte le risorse che servono per coprire le spese legate al rinnovo del contratto a 110 mila lavoratrici e lavoratori del trasporto pubblico; investire seriamente sulla sicurezza stradale».
«Il Governo – sottolinea Casu – ci ha proposto invece una riformulazione che parla di “valutare ulteriori incrementi”, quando nella legge di bilancio le risorse vengono ridotte. Non solo non si recuperano gli oltre 800 milioni necessari per compensare l’inflazione, ma non vengono nemmeno ripristinati i 120 milioni tagliati rispetto allo scorso anno. È un dato oggettivo: nel capitolo 1315 del MIT il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale diminuisce dal 2025 al 2026».
«Negare questo taglio significa negare la realtà – aggiunge – esattamente come Giorgia Meloni e Matteo Salvini fanno ogni giorno, quando raccontano che tutto va bene mentre pendolari e lavoratori vivono ogni giorno problemi crescenti, disservizi, ritardi e carenze strutturali».
“In una manovra sbagliata e iniqua, il governo ha bocciato un odg semplice e giusto: nessuna risorsa pubblica può essere utilizzata per finanziare il lavoro povero. Gli appalti, i contributi e gli incentivi devono essere subordinati al rispetto di una soglia minima di dignità salariale pari almeno a 9 euro lordi l'ora lungo tutta la filiera. Un problema che resta sempre invisibile per il governo Meloni nonostante riguardi almeno un milione di persone che svolgono servizi per conto della Pubblica Amministrazione nella sicurezza, nella pulizia, nell'assistenza e nel funzionamento. Lavoratori pubblici di fatto, ma privati dei diritti del lavoro pubblico e che guadagnano meno di 9 euro l'ora”. Lo dichiara in una nota il deputato Pd, Mauro Laus.
“Queste persone – sottolinea l'esponente dem - vengono considerate fortunate per il solo fatto di avere un lavoro o perché lavorano in luoghi di prestigio. In realtà sono poveri lavorando, con part-time involontari, con orari spezzati, salari che non permettono di programmare una vita e una pensione a dir poco ridicola”. “Sottopagare chi lavora per lo Stato nuoce gravemente a un sistema democratico e non possiamo permetterlo. Lo Stato non può essere committente e carnefice”, conclude Laus.
“Un ordine del giorno al limite del ridicolo. Un governo che vuole costituirsi parte civile contro dodici tecnici, funzionari pubblici e che lega a loro le risorse eventualmente ottenute in un processo alla ricostruzione dei territori. Davvero questa è la copertura finanziaria per la ricostruzione nei territori alluvionati in Emilia Romagna?”. Lo dichiarano in una nota i deputati Pd Bakkali, Gnassi, Malavasi, Rossi e Vaccari.
“Sulle alluvioni – sottolineano i parlamentari - la destra continua a lucrare politicamente e, ora che c’è da ricostruire insieme, sembra che qualche esponente di Fratelli d’Italia gioisca mentre i territori affrontano e gestiscono emergenze e allerte meteo, con la priorità della messa in sicurezza delle popolazioni”.
“Per questa destra, la priorità è sempre e solo costruire l’ennesimo attacco scomposto e inutile al futuro e al diritto a restare dei cittadini: lo fecero in piena emergenza nel 2023 e lo rifanno oggi. Il governo lavori piuttosto per velocizzare le procedure, ascoltando e cooperando con chi è sul territorio, a partire dalla struttura commissariale che hanno voluto, e per dare certezze sulle risorse”, concludono Bakkali, Gnassi, Malavasi, Rossi e Vaccari.
“L’ennesima bocciatura del nostro ordine del giorno sulla Tirrenica da parte del governo e della maggioranza alla Legge di Bilancio è un atto di gravità inaudita e l’ennesima presa in giro ai danni dei territori e dei cittadini. Dopo anni di annunci, promesse e passerelle, l’esecutivo conferma nei fatti di non avere alcuna intenzione di realizzare un’infrastruttura strategica per il paese, arrivando perfino a sottrarre risorse già stanziate. È inaccettabile che tratti fondamentali della SS1 Aurelia vengano cancellati dal Contratto di Programma MIT-Anas e catalogati ‘oltre piano’, nonostante pareri tecnici favorevoli e cantieri pronti a partire, come nel caso del Tarquinia–Pescia Romana. Siamo di fronte a un clamoroso fallimento politico e amministrativo”. Lo dichiara il capogruppo in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani, sulla discussione della Legge di Bilancio svolta alla Camera.
“Il governo ha tradito ancora una volta gli impegni assunti - sottolinea il parlamentare dem - bloccato senza spiegazioni il passaggio di competenze tra Anas e Sat e dirottato altrove centinaia di milioni di euro già finanziati per la Tirrenica. Tutto questo mentre cittadini, lavoratori e imprese continuano a viaggiare su una strada pericolosa, segnata da incroci a raso, accessi privati incontrollati e un numero inaccettabile di incidenti, spesso mortali. La destra, ed in particolare i deputati del territorio, si assumono una responsabilità enorme sul piano della sicurezza stradale e dello sviluppo economico: dire no a questo ordine del giorno significa dire no alla vita delle persone e al futuro di interi territori". "Noi del Partito democratico non ci fermeremo di fronte a questa inerzia; continueremo a incalzare questa destra irresponsabile finché non verranno stanziate e programmate le risorse per tutta l'opera, sbloccati i cantieri e garantita finalmente una viabilità moderna e sicura per i territori del sud della Toscana”, conclude SImiani.
“Dopo quasi trent’anni l’autostrada Asti–Cuneo è finalmente percorribile in continuità. Non è un giorno di festa: è il giorno in cui si chiude un ritardo enorme, che per troppo tempo ha penalizzato cittadini, imprese e territori”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sull’inaugurazione dell’autostrada Asti Cuneo.
“È giusto riconoscere che l’attuale giunta regionale e gli ultimi governi hanno contribuito a portare a termine l’ultimo miglio di un’opera complessa, seguendone la fase finale e garantendo la conclusione dei lavori - prosegue la deputata cuneese - Ma è altrettanto corretto ricordare che il vero punto di svolta, quello che ha sbloccato un’opera ferma e incagliata sul piano finanziario e concessorio, risale agli anni del governo a guida Partito Democratico, quando il Ministero delle Infrastrutture guidato da Graziano Delrio risolse il nodo del project financing e il confronto con l’Europa sulle concessioni”.
“Trent’anni di attesa non sono un dettaglio politico: sono costi più alti per le imprese, competitività persa, isolamento infrastrutturale, insicurezza e occasioni mancate per un intero territorio. Le infrastrutture non sono bandiere da piantare all’ultimo giorno. Sono il risultato di decisioni che si sommano nel tempo, e quando arrivano con decenni di ritardo non cancellano i danni prodotti da quell’attesa. Ora l’opera è finalmente utilizzabile. Facciamone tesoro, con onestà intellettuale, rispetto per chi ha pagato il prezzo dei ritardi e l’impegno a non ripetere gli stessi errori” conclude Gribaudo.
"Siamo contari alla impostazione complessiva della legge di bilancio. Che non sostiene lo sviluppo e non investe sul lavoro e sull'equità sociale. Per quanto riguarda le spese della difesa riteniamo si debba investire sulla sicurezza del Paese e sulle nostre forze armate, impegnate peraltro in tante missioni di pace. Siamo però nettamente contrari ad una corsa incontrollata al riarmo, che vedrebbe il nostro Paese ed i singoli Stati europei subalterni alle priorità della Amministrazione Trump. La strada deve essere un' altra: quella di una politica comune di difesa europea, che davvero garantisca la sicurezza e l'autonomia dell'Europa".
Così Andrea De Maria, deputato PD, intervenendo in dichiarazione di voto in Commissione Difesa alla Camera.
Il parere del Partito Democratico sulla manovra, bocciato oggi in Commissione Cultura alla Camera, contiene una “grave bocciatura politica e la denuncia del vero e poprio flop della linea portata avanti dai ministri Giuli, Bernini e Valditara”. Una linea che certifica “l’assenza di una visione per il futuro del Paese e un progressivo disinvestimento su istruzione, università, ricerca e cultura”. “La legge di bilancio – sottolineano i componenti democratici della commissione cultura della Camera- fotografa un’Italia senza direzione: crescita debole, investimenti fermi, pressione fiscale ai massimi e servizi pubblici sempre più impoveriti. In questo quadro, il Governo colpisce uno dei pilastri dello sviluppo con oltre 600 milioni di euro di tagli all’istruzione nel triennio, a partire dalla drastica riduzione delle risorse per l’edilizia scolastica, mettendo a rischio sicurezza, qualità dell’offerta formativa e autonomia delle scuole. Nulla è previsto per il diritto allo studio, per il contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. Università e ricerca sono le grandi assenti della manovra, così come mancano risposte all’emergenza del caro affitti e al welfare studentesco. C’è un tema urgente che riguarda i precari della ricerca su cui il governo ha adottato soluzioni parziali ed insoddisfacenti e solo l’impegno parlamentare delle forze di opposizione ha garantito risorse ulteriori. Anche la cultura, in tutti i suoi comparti a partire dal cinema, subisce nuovi e drammatici tagli che in alcuni casi non consentiranno neanche di portare avanti le produzioni già previste, mentre lo sport continua a non essere considerato un investimento sociale essenziale. È una manovra debole e difensiva, la più modesta degli ultimi anni, che mortifica il Parlamento e ignora le vere priorità del Paese. Il Governo sceglie ancora una volta di risparmiare su tutti i settori della conoscenza e della cultura compromettendo il futuro delle nuove generazioni”.
“Quanto sta avvenendo in Basilicata dal punto di vista della sicurezza e dell'ordine pubblico è una vera e propria emergenza. Si susseguono senza sosta gli attacchi agli sportelli atm di istituto bancari e postali in diversi comuni. L'ultimo in ordine di tempo quello di Villa d’Agri e le comunità sono fortemente preoccupate. Poste Italiane ha addirittura assunto la decisione di sospendere l'attività degli atm in diversi comuni. Tra l'altro parliamo spesso di centri urbani nei quali ormai ci sono solo le poste e dove la massimo vi è una filiale di banca. Sono rimasti senza risposte concrete dal governo anche i numerosi nostri atti di sindacato ispettivo. Non siamo nel far west e va ripristinato quel senso di sicurezza che questi continui assalti stanno minando nella società lucana. Invitiamo il ministro Piantedosi ad andare in Basilicata a presiedere un comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico e ad affrontare questa criticità che accomuna molte aree interne del nostro Paese”.
Così i deputati democratici Vincenzo Amendola e Marco Sarracino, responsabile Aree interne del Pd, in una lettera al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
“Complimenti a tutte le articolazioni dello Stato, Procura di Genova, Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, AISE, per l’operazione antiterrorismo che ha condotto all’arresto di esponenti accusati di aver finanziato Hamas. A loro il mio ringraziamento per il lavoro che quotidianamente svolgono a servizio della sicurezza dello Stato”.
Così Lorenzo Guerini, in relazione agli arresti operati oggi con l’accusa di avere finanziato surrettiziamente Hamas.
“Da quando Giorgia Meloni è al governo, la produzione industriale è in calo drammatico e intere filiere strategiche del nostro sistema produttivo vengono progressivamente abbandonate, dall’automotive alla siderurgia. È la prova più evidente del fallimento della ricetta economica della destra. La legge di bilancio 2026 non solo non inverte questa tendenza, ma consolida un modello fondato su stagnazione e disuguaglianze crescenti. In un contesto internazionale segnato da forti incertezze e tensioni, sarebbe servita una risposta pubblica all’altezza delle difficoltà che attraversano il Paese. Al contrario, il Governo sceglie l’inerzia e una gestione ordinaria del declino. Sanità, scuola, università, ricerca, politiche per la casa e trasporto pubblico locale vengono progressivamente indeboliti, mentre la pressione fiscale raggiunge il livello più alto degli ultimi dieci anni. Questa non è prudenza: è incapacità di governo. La destra aveva promesso crescita e sicurezza. Dopo tre anni a Palazzo Chigi, consegna al Paese precarietà, impoverimento e assenza di prospettive”. Così Alberto Pandolfo, capogruppo PD nella Commissione Attività produttive della Camera dei deputati.
“Lo spettacolo è indecoroso. Non si è mai visto, da quello che dovrebbe essere il governo più stabile e coeso della storia della Repubblica per giunta, che al 20 dicembre non ci sia ancora un testo su cui discutere”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su SkyTg24 sulla Legge di Bilancio.
“La Maggioranza ha solo prodotto caos, un gran pasticcio - ha proseguito la deputata dem - Hanno mandato al Senato la Manovra e il Decreto Sicurezza sul lavoro insieme, rendendo impossibile modificare quest’ultimo perché il Mef era impegnato sulla legge di bilancio”.
“Il risultato è stato che hanno approvato un Decreto Sicurezza sul lavoro senza che ci sia stata una reale discussione e senza alcuna modifica, nonostante le nostre proposte, rendendolo inutile perché rimanda solo i problemi su un tema fondamentale. Nel frattempo riscrivono continuamente la Manovra, litigando nella notte, proponendo emendamenti e maxiemendamenti che poi vengono rimandati. La crisi è evidente” ha concluso Gribaudo.
Piantedosi convochi Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in Basilicata
“Ennesimo assalto ad uno sportello bancomat, questa volta a Scanzano Jonico, necessita di un intervento adeguato da parte del Ministero dell'Interno. Sono mesi che assistiamo ad assalti settimanali a danno di sportelli automatici di Poste e banche. Addirittura Poste Italiane ha deciso la sospensione di erogare danaro dagli sportelli automatici a chiusura degli uffici e nei prossimi giorni sarà praticamente impossibile poter prelevare danaro in presenza di più giorni festivi. Ho presentato una interrogazione parlamentare con il deputato Sarracino e chiediamo che il ministro Piantedosi presieda con urgenza una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in Basilicata per fronteggiare questa emergenza e per rafforzare i presidi di sicurezza presenti. Lo Stato non può arrendersi” così il deputato democratico Enzo Amendola.