“Il decreto bollette è intempestivo, senza risorse adeguate e soprattutto senza affrontare il vero problema di famiglie e imprese: il costo dell’energia. Parliamo di un provvedimento che è arrivato prima dell’escalation del conflitto in Medio Oriente ma che già allora risultava insufficiente e fuori tempo. Oggi appare ancora più inadeguato rispetto alla situazione reale”. Lo dichiara Alberto Pandolfo, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione Attività produttive.
“Ci saremmo aspettati – prosegue l’esponente dem – un intervento strutturale capace di incidere davvero sulle bollette, con un investimento significativo sulle energie rinnovabili, che rappresentano la vera chiave per abbassare i costi e garantire sicurezza energetica. Al contrario, questo decreto non interviene su quel fronte e il governo continua a non agire, rischiando di alimentare nuove dipendenze dal gas invece di puntare sulla transizione”.
“Si tratta – conclude Pandolfo - di una scelta politica precisa: sulle rinnovabili il governo Meloni ha girato la testa dall’altra parte, evitando di assumere posizioni chiare anche sul piano internazionale e creando nuove dipendenze. L’Italia dovrebbe invece puntare con decisione su autonomia e indipendenza energetica, come hanno fatto altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, ha investito da tempo sulle rinnovabili e oggi raccoglie risultati concreti in termini di risparmio”.
“Basta inerzia. Mentre negli Stati Uniti le corti iniziano a chiamare per nome le responsabilità delle grandi piattaforme digitali come Google (YouTube) e Meta, (Instagram) nella dipendenza dai social media, in Italia il Governo continua a voltarsi dall’altra parte. È inaccettabile che non si colga nemmeno l’opportunità concreta offerta dal lavoro parlamentare già avviato, a partire dall’emendamento Malpezzi nel DL Sicurezza in discussione al Senato. Sarebbe un atto di responsabilità verso milioni di giovani e famiglie”.
Lo dichiara il deputato PD, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera.
“I dati - aggiunge - parlano chiaro. Oltre il 62% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni possiede un account social, spesso creato aggirando le regole; un terzo dei bambini tra i 6 e i 10 anni usa quotidianamente lo smartphone; solo il 30% delle famiglie utilizza strumenti di parental control. Non è più un fenomeno marginale, ma una vera emergenza educativa, sociale ed economica. Le più recenti direttive europee indicano con chiarezza la strada: trasparenza, stop alle pratiche commerciali ingannevoli e predatorie, tutela rafforzata dei minori e principio di ‘protezione per impostazione predefinita’. Non recepirle pienamente significa lasciare i nostri ragazzi esposti a dinamiche assimilabili, in molti casi, a forme di dipendenza e di gioco d’azzardo mascherato. Per questo ho anche presentato alla Camera un disegno di legge specifico, in virtù della mia attività parlamentare sul gioco d'azzardo e riprendendo le scelte fatte dal governo Sanchez, che punta a rafforzare gli strumenti di tutela dei minori nell’ecosistema digitale e a responsabilizzare concretamente le piattaforme. Il governo smetta di nascondersi. Servono scelte chiare e immediate. La salute e il futuro dei nostri giovani - conclude - non possono più aspettare”.
D’Alfonso (Pd), incontri non in competizione con autorità giudiziaria ma finalizzati a innalzamento del quadro normativo
“La Commissione di inchiesta sul rischio idrogeologico non è in competizione con l’autorità giudiziaria ma ha come orizzonte l’innalzamento della qualità normativa sulla grande questione dell’impatto dei cambiamenti climatici, sull’uso del suolo ereditato e sul bisogno di copertura finanziaria e amministrativa per gestire seriamente le necessarie, ripetute e costanti attività di manutenzione”.
Lo dichiara Luciano D’Alfonso (Pd) Vicepresidente della Commissione d’Inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull’attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall’anno 2019, che sta svolgendo diversi sopralluoghi nei comuni dell’Emilia-Romagna. E che oggi nel pomeriggio, nella prefettura di Forlì, proseguirà il ciclo di audizioni con gli amministratori locali.
“L’esperienza dei sopralluoghi in Romagna, ieri e oggi - prosegue D’Alfonso - produce utilità se consente la raccolta di elementi oggettivi che vanno ad arricchire il patrimonio documentale in giacenza, realizzato dalle istituzioni territoriali e centrali competenti in materia di gestione di suolo e sottosuolo. Confronti emotivi, così come valutazioni personalissime, possono al massimo soggettivizzare la fotografia della realtà ma non irrobustire il bisogno di elementi oggettivi. L’Emilia-Romagna e le altre regioni del Sud attaccate, chi prima e chi dopo, dal rischio e dal pericolo idrogeologico, meritano dai diversi livelli dell’ordinamento statuale una condotta di assoluto profilo e contenuto istituzionale”.
“L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia è una notizia politica di primo piano, che arriva dopo anni di negoziato e segna una scelta chiara: rafforzare la presenza dell’Europa nell’Indo-Pacifico, consolidare il rapporto con un partner strategico come l’Australia e aprire nuove opportunità per imprese, lavoro, ricerca e innovazione”.
Lo dichiara il deputato Pd, Nicola Carè, eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.
“Non siamo davanti - aggiunge - soltanto a un’intesa commerciale. La conclusione del negoziato sul libero scambio, il nuovo partenariato su sicurezza e difesa e l’avvio del confronto sull’associazione dell’Australia a Horizon Europe compongono insieme un messaggio politico molto netto: l’Europa sceglie di investire in alleanze solide tra democrazie, nella cooperazione economica e nella sicurezza comune, in una fase internazionale segnata da instabilità, competizione strategica e ridefinizione degli equilibri globali. Per l’Italia questa intesa deve rappresentare una priorità concreta. Vuol dire più spazio per il nostro export, più occasioni per le imprese italiane, più collaborazione nei settori ad alto valore aggiunto, dalla transizione energetica all’innovazione, dalla ricerca alle materie prime strategiche. Vuol dire anche riconoscere il valore della presenza italiana in Australia, una comunità dinamica che da anni costruisce relazioni, opportunità e crescita. Chi guarda a questi accordi come a passaggi tecnici non coglie il punto politico essenziale: oggi rafforzare l’asse tra Europa e Australia significa difendere il ruolo delle democrazie aperte, sostenere regole condivise, investire in sviluppo e sicurezza in una delle aree più decisive del mondo. È una scelta giusta e lungimirante, che l’Italia deve accompagnare con visione, iniziativa e presenza politica. Perché il futuro dei nostri interessi economici e strategici - conclude - si gioca sempre di più anche nella capacità di costruire partnership forti, credibili e durature”.
“Quanto sta accadendo sulla Strada Statale numero 113 tra Gioiosa Marea e Piraino è inaccettabile: ritardi continui, nessuna certezza sui tempi e un territorio lasciato nell’incertezza. Parliamo di un’arteria fondamentale per cittadini, lavoratori e attività economiche, chiusa da oltre un mese e senza una prospettiva chiara di riapertura neanche parziale. Comprendiamo la complessità degli interventi e la necessità di garantire la sicurezza, ma non è tollerabile che manchi un cronoprogramma trasparente e aggiornato”: è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino.
“Per questo contatterò immediatamente Anas per avere chiarimenti puntuali sui motivi dei ritardi e soprattutto sui tempi certi per la riapertura almeno a senso unico alternato. È necessario dare risposte rapide ai sindaci e alle comunità coinvolte, che stanno subendo disagi pesantissimi anche sul piano economico e turistico. Servono certezze, non rinvii continui”: conclude.
“Il parere favorevole della commissione Ambiente al DL 19/2026 è un atto di cinismo istituzionale. In un colpo solo si avvelenano i campi, si blindano bonifiche opache, si zittiscono i Sindaci e si affossa l'economia circolare. Non è semplificazione, è Far West normativo”.
Così la deputata e i deputati democratici, Francesca Viggiano, Marco Simiani e Augusto Curti, commentando il via libera della commissione Ambiente a un pacchetto di norme che “rappresenta il più grave arretramento ambientale degli ultimi decenni: dietro la maschera dell'efficienza per il Pnrr, si nasconde un'operazione di smantellamento dei presidi di sicurezza che tutelano i cittadini e il territorio. Il decreto compie un artificio giuridico pericoloso: le soglie di contaminazione per i terreni agricoli non dipenderanno più dall'uso reale del suolo, ma da un timbro sulla carta urbanistica”.
Secondo i deputati democratici “ci troviamo davanti a una follia che ignora sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Un terreno coltivato, se non formalmente registrato come agricolo, potrà contenere veleni oltre i limiti di sicurezza: stanno mettendo a rischio la filiera alimentare italiana”.
Con la modifica all'Art. 242 del Codice dell'Ambiente, i permessi per le bonifiche diventano “assegni in bianco”. Una volta ottenuti, restano validi per anni senza monitoraggi automatici o obblighi di revisione, nonostante i veleni nel sottosuolo si muovano e cambino.
Viggiano, Simiani e Curti sostengono che “la maggioranza ha scelto il silenzio-assenso sulla sicurezza dei siti inquinati. Così si cristallizzano autorizzazioni che diventano inadeguate nel tempo. Il comma 3 è il colpo di grazia alla prevenzione sanitaria locale. Esentare le industrie con autorizzazione ambientale dalla classificazione di ‘insalubri’ significa togliere ai Sindaci il potere di imporre distanze minime o misure di tutela per la popolazione. L’Aia certifica la tecnologia, non la salute delle persone. Confondere i due piani è un errore tecnico grossolano o, peggio, un favore consapevole alle grandi lobby industriali. Il sindaco - concludono - massima autorità sanitaria locale, viene ridotto a uno spettatore muto mentre le fabbriche operano a ridosso delle case”.
“Di fronte all’ennesimo incidente mortale accaduto sull’Aurelia nei pressi di Capalbio rimaniamo sgomenti. Da anni ripetiamo ormai che la Tirrenica è indispensabile per la sicurezza e la scorrevolezza della viabilità locale e nazionale. Il governo nonostante le promesse fatte ha tagliato tutti i fondi stanziati dai precedenti esecutivi ed ha respinto ogni tentativo in Parlamento di mettere risorse adeguate e velocizzare l’iter per il passaggio di competenze tra Anas e Sat. Tutti gli appelli lanciati dal Pd agli esponenti politici della maggioranza sulla necessità di fare fronte comune per risolvere la questione sono caduti nel vuoto. Bisogna prendere oggi definitivamente atto che questa destra non vuole la Tirrenica e che soltanto con un altro governo si potrà rifinanziare l’infrastruttura. Servono però interventi rapidi e risolutivi per salvare la vita agli automobilisti, a partire, se necessario della chiusura dei tratti più pericolosi e di un presidio permanente delle Forze dell’Ordine lungo l’intero percorso”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, Marco Simiani sull’incidente avvenuto oggi, mercoledì 25 marzo.
“Il responso delle urne determina il trionfo della partecipazione consapevole di un popolo che ha saputo distinguere la necessità di migliorare il sistema dall'insidia di una riforma sbagliata. La vittoria del "No" è, prima di tutto, una vittoria della tenuta delle nostre istituzioni.
Ho esercitato con convinzione il mio impegno di rappresentante dei cittadini in questa campagna elettorale, percorrendo il territorio per spiegare — centimetro dopo centimetro — i torti di un impianto normativo che ritenevo privo di intelligenza ordinamentale. Una riforma che, sotto il velo della semplificazione, nascondeva il rischio di ferire l'unità della giurisdizione e di introdurre l'artificiosa bicefalia di doppi CSM, producendo più confusione che certezza del diritto.
Ora, però, occorre avere la forza di laicizzare il risultato e non trasformarlo in una rendita di posizione. Archiviata la stagione delle forzature e delle divisioni ideologiche, è il momento di innalzare il cantiere della giustizia giusta.
Dobbiamo edificare una riforma che non nasca dalla clava della contrapposizione, ma da una visione organica e fattuale, capace di garantire tempi certi ai cittadini e dignità agli operatori del diritto. La giustizia è l'infrastruttura immateriale più preziosa della nostra convivenza civile: per metterla in sicurezza servono costruttori di sintesi, non architetti di fratture. Mettiamoci al lavoro per una proposta che unisca il Paese che crede che la magistratura libera e indipendente sia una risorsa preziosa per garantire a tutti la giustizia” così il deputato democratico Luciano D’Alfonso.
Un’altra morte sul posto di lavoro. Un’altra vita spezzata a 22 anni. Un pensiero di solidarietà e vicinanza alla famiglia e agli affetti dell’operaio ventiduenne che stamattina è rimasto incastrato nel cilindro di un macchinario sul posto di lavoro a Selvazzano dentro (PD). Attendiamo che sia fatta al più presto chiarezza sulla dinamica dell’incidente, ma una cosa è certa: la sicurezza sul lavoro è un’emergenza nazionale, un problema grave e strutturale, e come tale andrebbe trattato dalle istituzioni.
“Desidero esprimere il mio apprezzamento al Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli e al personale dell’ASL Napoli 2 per l’importante operazione condotta a Villaricca, che ha portato al sequestro di un canile abusivo e alla messa in sicurezza di 26 barboncini toy detenuti in condizioni inaccettabili”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie e Segretario di Presidenza della Camera.
“Ancora una volta – prosegue Vaccari – emerge come dietro attività apparentemente ‘normali’, amplificate anche attraverso i social network, possano nascondersi situazioni di grave illegalità, sfruttamento degli animali e rischi sanitari. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari ha evitato che queste condizioni potessero protrarsi ulteriormente”.
“È fondamentale sottolineare – aggiunge Vaccari – che operazioni come questa non solo contrastano fenomeni illeciti ma tutelano anche i tanti cinofili e gli allevatori che svolgono la propria attività nel pieno rispetto delle regole, garantendo benessere animale, tracciabilità e sicurezza per i cittadini. La legalità è un valore che va difesa anche per proteggere chi lavora correttamente in questo settore”.
“Adesso la giustizia farà il suo corso – conclude Vaccari – ma resta centrale continuare a rafforzare i controlli e la cultura della legalità, anche rispetto al commercio di animali online, per prevenire il ripetersi di simili episodi”.
Non è un buon inizio per il processo per la strage di Casteldaccia, ma siamo sicuri che la Procura di Termini Imerese saprà recuperare. Noi oggi proseguiamo le audizioni in Commissione perché vogliamo che si arrivi presto a un punto”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sul rinvio del processo della strage di Casteldaccia.
“La giustizia è un tassello fondamentale per promuovere salute e sicurezza sul lavoro - prosegue la deputata - Fare piena giustizia è un dovere nei confronti delle vittime e dei loro cari, ma deve essere anche un monito per chi non rispetta le regole, ad esempio non formando correttamente lavoratrici e lavoratori e non mettendo a disposizione adeguati dispositivi di protezione”.
“Non ci può essere impunità per chi non tutela l’incolumità di lavoratrici e lavoratori”, conclude Gribaudo.
“Chiediamo con assoluta urgenza la convocazione del tavolo di crisi del comparto pesca. Non è più tempo di annunci ma di decisioni. Il settore rappresenta un presidio economico, sociale e strategico per il Paese e va difeso con atti concreti, non con il silenzio”.
La richiesta arriva dai deputati del Partito Democratico Marco Simiani, Antonella Forattini e Stefano Vaccari.
“La situazione è ormai fuori controllo. L’aumento vertiginoso del costo del gasolio, principale voce di spesa per le imprese della pesca, sta mettendo in ginocchio un comparto già fragile, con il rischio concreto di fermo delle attività e perdita di posti di lavoro lungo tutta la filiera ittica e di compromettere la Sicurezza alimentare del nostro Paese”, dichiarano i deputati dem.
Dalla lettera unitaria delle principali rappresentanze del settore indirizzata al Governo emerge con chiarezza un quadro allarmante. Il carburante incide spesso per oltre la metà dei costi operativi e i rincari recenti stanno compromettendo la sostenibilità economica delle imprese, con marinerie già in difficoltà e sempre più vicine alla sospensione delle attività.
“Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa ma a una crisi annunciata. Il gruppo Pd aveva già avanzato proposte precise e richieste puntuali, completamente ignorate dal Governo. Oggi paghiamo il prezzo di questa totale assenza di visione e di intervento”, proseguono Simiani, Forattini e Vaccari.
Il PD ribadisce con determinazione la necessità di misure immediate e concrete per l'attivazione urgente di un tavolo di crisi con tutte le rappresentanze del settore, per l'accelerazione dei pagamenti del fermo pesca per immettere liquidità nelle imprese, per l'
introduzione di un credito d’imposta sul carburante; per modificare in sede europea gli strumenti FEAMPA e per attivare sostegni straordinari regionali e piena operatività degli ammortizzatori sociali di settore.
“Il Governo non può più voltarsi dall’altra parte. Serve una risposta immediata, strutturata e coordinata. Ogni giorno perso aggrava una crisi che rischia di diventare irreversibile”.
“La riforma della giustizia non migliora le condizioni dell’amministrazione della giustizia, non accelera i processi, non aumenta il personale e non risolve il problema del sovraffollamento carcerario. L’unico effetto è indebolire autonomia e indipendenza della magistratura, mettendo a rischio la separazione dei poteri”. Lo ha dichiarato il segretario del PD Campania, l'on. Piero De Luca a Napoli.
“Un magistrato che risponde alla politica rende meno solida la tenuta democratica del Paese. Difendere un magistrato indipendente significa garantire che la legge sia uguale per tutti, e vuol dire proteggere la sicurezza di cittadini, famiglie e lavoratori, sostenere l'impegno per la legalità contro caporalato, sfruttamento, abusi delle multinazionali, corruzione e mafie”, ha sottolineato De Luca.
“Chiediamo al governo di chiarire se i nostri militari dell’Unifil sono in sicurezza, considerando che le notizie che escono sono estremamente preoccupanti. Anche oggi, autorevoli esponenti della difesa hanno evidenziato come l’UNIFIL si trova in un territorio in mezzo e basterebbe anche un solo lancio non appropriato per mettere a rischio i soldati italiani. La sicurezza del nostro contingente non può assolutamente essere affidata al caso e quindi auspichiamo che il governo italiano faccia il possibile per mettere in sicurezza i nostri militari”. Lo dichiara in una nota Stefano Graziano capogruppo pd in commissione Difesa della Camera.
«Il 18 marzo è la giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. In Italia la pandemia ha causato quasi duecentomila morti. Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie e comunità colpite da una tragedia che ha segnato profondamente il nostro Paese». Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico - già Presidente della Commissione d’inchiesta della Regione Lombardia sulla pandemia e attualmente vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid.
«Il ricordo di quei giorni drammatici – prosegue Girelli – dovrebbe essere un momento di memoria condivisa e di responsabilità comune. Talvolta, invece, questa ricorrenza viene vissuta come una resa dei conti politica. È un rischio che dovremmo evitare».
«La pandemia ha mostrato quanto fosse difficile affrontare un virus sconosciuto nella sua diffusività e nella sua potenza, ma ha anche messo in luce alcune fragilità del nostro sistema sanitario. In particolare è emerso con chiarezza che non possiamo pensare di affrontare grandi emergenze sanitarie con ventuno sistemi sanitari diversi. Una sanità troppo frammentata, gestita esclusivamente su base regionale, rischia di indebolire la capacità di risposta del Paese».«Per questo è necessario rafforzare il coordinamento nazionale, investire nella prevenzione, nell’epidemiologia, nella medicina territoriale e nella ricerca. E soprattutto compiere una scelta politica chiara: considerare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale un investimento e non un costo. Un investimento – conclude Girelli - nella salute dei cittadini e nella sicurezza del Paese. Nel medio e lungo periodo, infatti, sistemi sanitari più forti significano anche minori costi sociali ed economici derivanti dalle malattie e dalle emergenze.».