“I dazi sono il frutto avvelenato della cultura sovranista.
Una tassa che costerà molto caro all’economia globale e come spesso è capitato nella storia a pagare il conto finale saranno i soggetti più deboli: le lavoratrici e i lavoratori.
Ancora una volta l’esaltazione identitaria dei nazionalismi produce guerre commerciali e alimenta un clima di tensioni e egoismi pericolosi e sterili.
Di fronte a rivoluzioni globali come quella digitale e i cambiamenti globali in atto ci sarebbero stato bisogno dell’esatto contrario: uno sforzo comune per salvare il pianeta e garantire una maggiore giustizia sociale.
Quando l’economia entrerà in recessione sapremo chi ringraziare a cominciare da quelli che salutavano entusiasticamente il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e ancora in queste ore hanno il coraggio di difendere questa scellerata politica dei dazi”.
Lo scrive in una nota Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del PD alla Camera
“La capitolazione sui dazi di Trump ci dice che c’è bisogno di risposte eccezionali a situazioni eccezionali. Gli effetti, come dicono tutte le organizzazioni economiche e sociali, di questo compromesso rischiano di pagarlo i più deboli, con conseguenze ancora non calcolabili sulle nostre imprese e sull’occupazione. La Meloni ha una responsabilità enorme nell’aver contribuito a costruire un accordo al ribasso. Serve immediatamente uno scudo occupazionale e salariale. L’Italia si salva solo se scommette su un sostegno reale alla domanda interna: rinnovare i contratti, introdurre il salario minimo, estensione degli ammortizzatori sociali, difesa dello stato sociale”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Un accordo a spese dell’Europa. Con dazi al 15% l’Ue esce sconfitta. Una sudditanza alle pretese e alla prepotenza di Trump che pagheranno i cittadini europei, le nostre aziende, i nostri lavoratori. Voleva colpire un modello fatto di equilibrio e regole. Ci è riuscito con la complicità di chi come Meloni non è stato ponte e non ha mai creduto nella forza del nostro continente.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“L’accordo commerciale annunciato con dazi al 15% danneggia gravemente il nostro Made in Italy, colpendo in particolare settori di punta come la moda, da sempre motore del nostro export e simbolo di eccellenza nel mondo. A rendere il quadro ancora più preoccupante è il contesto valutario: la recente svalutazione del dollaro, unita all’apprezzamento dell’euro, sta già penalizzando la competitività delle imprese italiane. E lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente: le dichiarazioni di Donald Trump sulla volontà di politicizzare la Federal Reserve, mettendola sotto diretto controllo politico, aprono a una fase di fortissima instabilità sul fronte valutario e finanziario. In un contesto così fragile, l’Italia non può restare ferma, Meloni e Giorgetti devono chiarire subito quali contromisure metterà in campo per sterilizzare gli effetti negativi di questo accordo” Così la vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Simona Bonafè.
“Sui dazi la gara tra Von der Leyen e Meloni ormai è sulla ‘cupidigia del servilismo’ come avrebbe detto Vittorio Emanuele Orlando nei confronti di Trump. La prima falsa europeista, la seconda falsa nazionalista: non c’è nulla di cui essere contenti anzi un disastro” così sui social il democratico Stefano Graziano.
“Con l’accordo sui dazi siglato da Von der Leyen e Trump, che prevede dazi medi del 15% su beni chiave dell’export europeo, ci troviamo di fronte non ad un'intesa ma ad una vera e propria resa che produrrà danni economici drammatici. E l’Italia, ancora una volta, è tra i paesi che pagheranno il prezzo più alto. Una capitolazione dell’Europa dovuta ad una debolezza politica determinata anche e soprattutto da posizioni degli Stati membri ambigue e subalterne a Trump come quelle del Governo italiano. Meloni doveva fare da pontiera per difendere gli interessi delle nostre aziende e dei nostri lavoratori, invece ha fatto la portabandiera di Trump svendendo il nostro Paese e il Made in Italy. Il 15% di dazi unilaterali sulla stragrande maggioranza dei prodotti destinati all'export, aggiunta peraltro alla svalutazione del dollaro, ci costerà cara. Si stima che l’Italia possa perdere almeno 23 miliardi di euro di esportazioni verso gli USA. Le imprese del Made in Italy, già alle prese con il costo dell’energia, l’instabilità geopolitica e la burocrazia, oggi vedono crollare interi segmenti di fatturato. È inaccettabile ed anche ridicolo che Meloni parli di un risultato positivo. Ora chieda scusa al Paese e spieghi cosa intende fare a livello nazionale ed europeo per difendere e mettere in sicurezza il nostro tessuto produttivo ed occupazionale. Questo accordo, inutile girarci intorno, è una disfatta. Non c’è nulla da festeggiare, solo da rimediare mettendo da parte la propaganda e iniziando a difendere davvero l’interesse dell’Italia e dell'Europa”. Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee alla Camera
"Più che un accordo sembra una debacle dell’Unione Europea. Dazi al 15%, aumento di centinaia di miliardi di investimenti europei negli Stati Uniti, acquisto di energia e armi negli Usa. E niente global minimum tax per i giganti statunitensi del web. Ma Ursula Von der Leyen, afferma che si tratta “dell’accordo più importante di sempre”. Ma per chi? Meloni parla già di "accordo sostenibile", mentre già con l'ipotesi del 10% Confindustria aveva calcolato una perdita per il sistema nazionale di 20 miliardi e 118mila posti di lavoro in meno. Impossibile trovare qualcosa di positivo per i paesi europei, Italia inclusa. Un esempio di sudditanza nei confronti di Donald Trump che costerà molto caro a tutti e tutte noi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Non è una vittoria e non si è evitata una guerra commerciale: era di fatto già in atto e iniziata da Donald Trump”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su Agorà su Rai3 in merito ai dazi al 15% decisi ieri.
“C’è stata un’imposizione che costerà carissimo al nostro Paese e ciò dimostra la poca efficacia nonostante i rapporti cosiddetti privilegiati tra il nostro Governo e quello americano - ha detto la deputata dem - Siamo in una fase storica in cui Trump si permette di dare patenti a chiunque, mostrandosi impositivo nei confronti dell’Europa e degli Stati europei, con modi imbarazzanti”.
“Ora vedremo come proseguirà, questa è stata solo la prima puntata: gli Stati Uniti hanno già dimostrato con il Giappone che dopo il primo punto la discussione prosegue. Per ora si conclude con il 15%, ma Trump ci ha abituato a svolte quotidiane per cui potrebbe non essere il punto definitivo. L’unica certezza è che farà male al nostro Paese” ha concluso Gribaudo.
“Ue in ginocchio, Trump, sui dazi, ha imposto le sue richieste. Non solo dazi al 15% che avranno una portata maggiore in virtù della svalutazione del dollaro ma Trump ha ottenuto dalla UE investimenti per 600 miliardi di dollari e l'acquisto per 150 miliardi di dollari di energia e di armi. Questo non è un accordo ma una capitolazione che peserà pesantemente in termini economici e di lavoro sulle imprese italiane. L'Ue ha rinunciato a mettere in campo la sua forza unitaria venuta meno per responsabilità delle forze di destra e sovraniste. L'accordo potrà forse piacere a Salvini e a Meloni ma non certo al nostro comparto produttivo. I danni al comparto agroalimentare saranno devastanti, il settore del vino in particolare. Il miliardo tanto sbandierato da Lollobrigida, e sottratto dai fondi di coesione, non basterà ad affrontare la crisi“.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Ecoreati, Stefano Vaccari.
“E’ paradossale che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non si esprima sulla tragedia che si sta consumando nella Striscia di Gaza, e che l’Italia a causa di questo immobilismo del governo non sia partecipe dell’operazione umanitaria promossa da Gran Bretagna, Germania e Francia, per portare aiuto con lancio di viveri dagli aerei ad una popolazione ormai ridotta allo stremo. Meloni è ormai praticamente scomparsa da ogni tavolo internazionale, non solo sulla crisi mediorientale, ma anche sulla questione ucraina e sul tema dei dazi di Trump. Questa sua sudditanza ai dettami del presidente degli Stati Uniti ha provocato il nostro isolamento e inconsistenza”.
Così il capogruppo Pd in commissione Difesa alla Camera, Stefano Graziano.
“Meloni deve uscire dall’ambiguità e dire da che parte sta. L’ostinazione con cui non vuole riconoscere lo stato di Palestina, isola l’Italia in Europa e l’avvicina alla peggiore America di sempre, quella di Trump. E intanto tiene unita la sua maggioranza dove sono note le simpatie per Netanyahu. Una politica estera di piccolo cabotaggio, mentre a Gaza si continua a morire senza che ancora una volta abbia mosso un dito, avviata un’interlocuzione, avanzato una proposta”.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“La decisione del Governo Meloni di rigettare formalmente gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è grave e irresponsabile. Un passo indietro che mina la cooperazione globale nella lotta alle pandemie e contraddice in modo palese i proclami sulla centralità della prevenzione nel Servizio Sanitario Nazionale.” Lo afferma Silvio Lai, deputato del Pd in Commissione Bilancio della Camera, commentando la lettera ufficiale inviata dal Ministro Schillaci all’OMS.
“La posizione italiana – sottolinea Lai – ricalca quella degli Stati Uniti di Donald Trump, ma è in aperto contrasto con l’appello di oltre 75 Società scientifiche cliniche italiane, riunite nel FoSSC, che hanno definito questa scelta miope e pericolosa. L’Italia è stato uno dei Paesi più colpiti dal Covid: rifiutare oggi regole comuni per prevenire le pandemie significa dimenticare in fretta i sacrifici, i morti, la pressione sugli ospedali, la paralisi del Paese. In questi giorni, durante il Forum Politico di Alto Livello delle Nazioni Unite (HLPF) e la sessione dell’ECOSOC dedicata alla salute globale, esperti come il prof. Ibrahim Abubakar hanno ribadito che “la prossima pandemia non accadrà tra 100 anni, ma molto prima”, invitando i governi a rafforzare la cooperazione e a dotarsi di sistemi flessibili e transnazionali per anticipare le crisi sanitarie.
“Il paradosso – prosegue Lai – è che, mentre esponenti della maggioranza parlano pubblicamente della necessità di rafforzare la prevenzione e di costruire un nuovo equilibrio tra spesa sanitaria e salute pubblica, il Governo che essi sostengono rifiuta proprio quegli strumenti internazionali che renderebbero possibile questo cambiamento. Anzi, il loro partito arriva perfino a vantarsi sui social del rifiuto delle procedure con lo slogan ‘mai più limitazioni delle libertà personali’. Il Governo ascolti l’appello delle 75 Società scientifiche italiane e torni sui propri passi, accettando il nuovo Regolamento sanitario internazionale e aprendo un confronto serio con la comunità scientifica e con il Parlamento. Non si può parlare di prevenzione nei convegni – conclude Lai – e poi boicottare le uniche vere regole globali che ci preparano alla prossima emergenza sanitaria. Il Governo smetta di cedere alla propaganda sovranista e scelga la scienza, la responsabilità e la cooperazione.”
“La decisione del Partito Repubblicano americano, e in particolare di Donald Trump, di ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’UNESCO non è nuova, ma rappresenta oggi un segnale ancora più preoccupante. Non è la prima volta che accade: anche Reagan e Bush avevano compiuto lo stesso passo, ma in un contesto geopolitico molto diverso. Oggi, nel pieno di una stagione di nazionalismi crescenti, la scelta di Trump si inserisce in una strategia di chiusura, isolamento e rifiuto di valori fondamentali come il multiculturalismo e la cooperazione internazionale, che sono alla base del mandato dell’UNESCO”. Così Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera.
“Questo passo indietro – aggiunge l’esponente dem - si accompagna ad altri segnali allarmanti: i tagli all’istruzione, i dazi, e più in generale una visione che considera cultura, educazione e informazione come elementi marginali, se non ostili. È un modello che mina le fondamenta delle democrazie moderne”.
“Di fronte a questa deriva – conclude Manzi - l’Europa e l’Italia hanno il dovere di rispondere con forza. Non basta vantarsi del numero di siti UNESCO presenti nel nostro Paese. Il governo Meloni e il ministro Giuli dovrebbero assumere una posizione chiara, ribadendo l’impegno dell’Italia nella cooperazione culturale internazionale e sollecitando gli Stati Uniti a non abbandonare un’organizzazione cardine come l’UNESCO. I temi della cultura, dell’educazione e della libertà di espressione devono restare centrali nell’agenda democratica europea”.
"Secondo il governo, i due italiani rinchiusi nel centro di detenzione chiamato Alligator Alcatraz, il carcere voluto da Donald Trump circondato da un fossato pieno di alligatori, sarebbero in "difficili” condizioni detentive. Oltre trenta persone chiuse in gabbie come polli, costrette ad andare in bagno in spazi aperti sotto gli occhi di tutti, senza poter vedere un avvocato, per il governo sarebbero "difficili condizioni detentive". E' così che la sottosegretaria agli Esteri Tripodi ha risposto oggi all'interrogazione del collega Peppe Provenzano che ho illustrato durante il question time.
Condizioni umilianti, indegne, non ammissibili un paese democratico che per il nostro governo sono appena "difficili".
Fino a quando Meloni e Tajani saranno così supini di fronte a Trump da accettare qualsiasi cosa arrivi da Washington, compreso il trattenimento degradante di due connazionali? Non sono loro i patrioti? Quelli di "prima gli italiani"? O questo non vale più quando bisogna avere il polso fermo con un alleato potente?
Per quanto ancora sono disposti perfino a giustificare le inaccettabili uscite di Trump come la Riviera del Mediterraneo a Gaza, i dazi, il 5% del pil in armi e addirittura che i patriot promessi dagli Usa a Zelensky li paghi la Nato e, quindi, gli europei?
Meloni sta sacrificando la dignità dell'Italia sull'altare del tycoon: Trump ordina, Meloni esegue. Davvero non ci sono più parole". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Mentre le due principali economie europee si muovono per gestire la minaccia dei dazi americani, l’Italia viene tenuta fuori. Macron e Merz si incontrano a Berlino per definire la linea comune sul fronte UE-USA. Il tavolo è ristretto, le strategie si affinano, le scelte si fanno. Ma l’Italia non c’è. Non invitata. Non ascoltata. Non rilevante. Il governo Meloni è assente dai luoghi in cui si decide il futuro economico del continente. E non per caso. Sarà scetticismo o forse vera e propria sfiducia, ma la realtà è che l’Italia oggi non è considerata un interlocutore credibile in Europa. Troppo schiacciata sulle posizioni di Donald Trump, troppo allineata a logiche nazionaliste per essere ritenuta in grado di difendere davvero l’economia europea.
Un atto di sfiducia politico, concreto, che pesa come un macigno. Il prezzo di questo isolamento lo pagheranno le imprese italiane, i lavoratori, il Made in Italy già sotto pressione” così il vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Toni Ricciardi.