“Le dichiarazioni e le decisioni del Presidente Trump, che ha annunciato l’introduzione di un dazio del 50% su tutti i prodotti dell’Unione Europea a partire dal primo giugno, rappresentano un’aggressione diretta all’economia europea e, in particolare, al nostro sistema produttivo. Il Governo Meloni non può restare in silenzio, né continuare a genuflettersi di fronte a un Presidente che dimostra, ancora una volta, un atteggiamento ostile e arrogante e sempre incline a diffondere storielle complottiste sulla natura dell’UE”.
Così Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio della Camera.
“È in gioco l’export italiano, la tenuta delle nostre imprese manifatturiere, il lavoro di centinaia di migliaia di cittadini. Serve una reazione immediata e ferma: l’Italia non può accettare dazi punitivi, né permettere che le relazioni transatlantiche vengano ridotte a un gioco di ricatti. Il Governo Meloni la smetta di nascondere la testa sotto la sabbia e dimostri finalmente di saper fare gli interessi dell’Italia e dell'Unione Europea, tutelando il nostro agroalimentare, la nostra meccanica, il nostro sistema moda. La Presidente del Consiglio ha ora un’occasione concreta per dimostrare da che parte stare: sarà davvero in grado di difendere l’Italia, oppure continuerà a baciare la pantofola di chi considera il nostro Paese e l’Europa soltanto un nemico da colpire?”
La scelta dell’Italia di astenersi sul piano pandemico mondiale promosso dall’OMS è gravissima. Ancora una volta il governo Meloni decide di isolare il paese per seguire le sirene negazioniste e antiscientifiche. Nessuna lezione dal Covid, anzi una chiusura di fronte alle ragioni della scienza e alla necessità di coordinare a livello globale strategie, risorse e ricerche. Una figura pessima a livello mondiale solo per compiacere i no vax di casa nostra e la scelta scellerata di Trump che tra i primi atti dopo l’insediamento firmò l’uscita degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Usare la salute per schieramenti di parte, per amicizia o per il voto di qualche oscurantista, è inconcepibile e non ascoltare la voce degli scienziati mette in pericolo il futuro stesso del pianeta.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Nell'ultimo giorno della nostra missione "Gaza oltre il confine" abbiamo incontrato al Cairo i rappresentanti della Lega Araba che hanno espresso molto apprezzamento per la nostra iniziativa a Rafah e chiesto che si rafforzi il rapporto storico tra Italia e il mondo arabo. "La Nakba accadde nel 1948, quello che sta accadendo oggi è un altro capitolo della stessa storia - ci hanno detto -: Israele vuole cacciare tutti i palestinesi dalla Striscia e per ucciderli usa anche l'intelligenza artificiale". Hanno sottolineato come le radici del conflitto siano antiche così come l’occupazione di Gaza da parte del governo israeliano è di lunga data. Netanyahu, dicono, vuole cambiare la geografia di tutta la regione, mentre la Lega araba sostiene il piano egiziano per Gaza che è alternativo a quello di Trump. "Senza l’auto determinazione del popolo palestinese - hanno sottolineato - non ci sarà una soluzione giusta. I rapporti con Israele si normalizzeranno solo dopo la nascita dello Stato di Palestina". Per questo chiedono che si apra una conferenza internazionale con tutti i leader per lavorare alla soluzione a due stati.
"Il piano arabo- dicono - può funzionare, ma dentro la Striscia ci devono essere condizioni di vita dignitose che non spingano le persone ad abbandonarla". Lo dichiara dal Cairo Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La crisi dei dazi innescata da Trump è un errore profondo per usare le parole del presidente Mattarella, e per l’Italia la decisione dell’amministrazione Trump è esiziale, con un interscambio commerciale di 73 miliardi di export del nostro paese verso gli Stati Uniti nel 2024, con un surplus di 43 miliardi.
Altro che opportunità di crescita per le nostre aziende come ha detto il ministro Salvini.
Dovremmo imparare a fare i nostri interessi e non quelli di altri paesi e mi rivolgo anche a coloro che indossano il cappellino Make America Great Again, il mondo di prima non tornerà. Bisogna dare una risposta a livello europeo compatta e determinata, una politica industriale europea. È necessario rafforzare l’export, accelerare la ratifica di nuovi accordi commerciali come il Mercosur, intensificare lo scambio con paesi come l’India e l’Asia, decarbonizzare e accelerare verso la transizione ecologica e digitale.
Anche a livello nazionale il governo italiano ha dimostrato ancora una volta la sua evidente inadeguatezza.
Il piano di sostegno presentato alle imprese senza soldi freschi è un po’ il gioco delle tre carte dei soliti fondi, ma l’emergenza non è finita. È urgente una strategia di risposta più solida e più credibile, con misure di sostegno di accesso al credito, l’internazionalizzazione delle imprese e la riduzione del costo dell’energia, investendo sulle rinnovabili. Il decreto bollette è servito a molto poco o niente e a quasi tre anni dal vostro insediamento ancora non avete una strategia chiara in termini di politiche industriali”.
“I dazi al cinema annunciati dal presidente Trump rappresentano una minaccia concreta e grave per l’intera industria cinematografica e audiovisiva italiana. A rischio non è solo l’export culturale del nostro Paese, ma anche la tenuta di un settore già segnato da profonde difficoltà strutturali e normative”. Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Cultura della Camera, commentando l’intenzione annunciata dalla presidenza statunitense di imporre tariffe del 100% su tutti i film stranieri importati negli Stati Uniti. “Le decisioni unilaterali di Trump – che evocano un ritorno a forme aggressive di sovranismo economico – sono profondamente preoccupanti», prosegue Manzi. «A tutto ciò si somma il caos normativo generato in Italia dal governo Meloni, che continua a portare avanti politiche incerte e poco lungimiranti, costringendo importanti produzioni internazionali a spostarsi fuori dai nostri confini. Il combinato disposto tra dazi punitivi e l’assenza di un quadro normativo stabile e competitivo – sottolinea – rischia di infliggere un colpo mortale alla filiera del cinema e dell’audiovisivo nazionale, già fortemente provata da mesi di stallo. Per questo motivo, il Partito Democratico lancia un appello al governo: il ministro Giuli batta un colpo. Venga immediatamente in Parlamento a riferire e a spiegare come intende rispondere a questa provocazione assurda e quali misure concrete adotterà per evitare che l’Italia venga esclusa dai grandi circuiti internazionali di produzione. Servono interventi urgenti, credibili e coerenti – conclude la deputata dem – per difendere il nostro cinema, attrarre investimenti esteri e garantire che l’Italia resti un punto di riferimento mondiale nel settore culturale e creativo. Alla sfida di Trump si risponde con politiche industriali, non con il silenzio”.
"Nelle ore in cui Meloni offende i lavoratori italiani, mentendo vergognosamente sui livelli dei salari nel Paese e promettendo misure spot prive di strumenti e risorse reali sulla sicurezza sul lavoro, rileviamo che il governo continua a far finta di nulla sull'effetto devastante dei dazi di Trump, senza mettere in campo nessuna azione per difendere l'economia e la tenuta sociale ed occupazionale del Paese che rischia di perdere 6 miliardi di export, 25 mila imprese e 60 mila lavoratori, con stime di crescita dimezzate. La Premier impegnata a fare foto opportunity con il Presidente USA non ha messo in sicurezza l'Italia: è arrivata tardi e male con misure che sono fumo negli occhi come, del resto, quelle -che sanno di presa in giro- annunciate oggi alla vigilia della festa dei lavoratori. Nella sua maggioranza non hanno ancora capito che alcuni dazi sono già in vigore, senza considerare che uno dei suoi due vicepremier, addirittura, vede nella sciagura dei dazi stessi un'opportunità per l'Italia. È del tutto evidente che il Governo va in ordine sparso e non ha le idee chiare su nulla. Da questo punto di vista emergono, peraltro, le enormi divisioni in politica estera che i silenzi assordanti della premier non riescono a mascherare. L'esecutivo è diviso sulla Corte Penale Internazionale, sulla difesa europea, sul piano Draghi e l'autonomia strategica dell'Europa, sull'aggressione russa all'Ucraina. Le armi di distrazione di massa usate dalla premier non possono cancellare un dato di realtà: questo governo è allo sbando, non sta facendo nulla per difendere gli interessi dei lavoratori e delle imprese italiane, e non sta assicurando credibilità e autorevolezza internazionale al Paese". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Tagadà su La7.
Se guardiamo a questo decreto, la sobrietà che tanto in questi giorni di lutto chiede il governo, difficilmente si concilia con gli aumenti degli uffici di collaborazione diretta dei ministeri. Una sobrietà che si scontra con i numeri di un clientelismo di Stato che delinea un'idea della PA come luogo da occupare e non da riformare. Il ministro Zangrillo parla di merito mentre mette nelle mani dei dirigenti la sola possibilità di promuovere o meno i dipendenti. Merito e fedeltà non sono sinonimi”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro, intervenendo sulla fiducia posta dal governo sul cosiddetto Dl Pa”. Questo – continua l'esponente dem - è un provvedimento che non prevede un piano di nuove assunzioni per il turn-over, né una spinta sui salari che incida sulla perdita del potere d'acquisto per i lavoratori a seguito dell'aumento dell'inflazione. Inoltre congela il tetto del 20% sulle graduatorie degli idonei non vincitori dei concorsi per soli due anni, contrariamente a quanto voluto dallo stesso ministro. Le contraddizioni nell'esecutivo sono enormi: il ministro Zangrillo è lo stesso che, con il favore delle tenebre, è venuto a spiegare che chi è idoneo ai concorsi, in realtà è bocciato, insultando i sacrifici di migliaia di ragazze e ragazzi. La presidente del Consiglio va in gita alla Casa Bianca per regalare un pezzo della nostra sovranità energetica a Trump, per riscattare l'opinione diffusa di un Paese degradato a una colonia servile”, conclude Scotto.
“Ci sono esponenti politici che parlano di grande successo, a me non pare: l’incontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump è un nulla di fatto” così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta a La Miniera, il canale Twitch di Ivan Grieco.
“La presidente del Consiglio è andata e tornata senza risultati concreti né per l’Italia né per l’Europa, ma non ci aspettavamo molto viste le premesse di Trump. Sappiamo bene quel che pensa il presidente degli Stati Uniti dell’Europa e dei capi di Stato che stanno andando a parlargli” prosegue la deputata dem.
“Ormai sono noti i nuovi linguaggi e metodi del presidente di uno degli Stati più importanti del mondo e ci stiamo purtroppo abituando a queste modalità brutali che non andrebbero avallate. Ecco, Giorgia Meloni non lo ha né contenuto né mostrato di voler risolvere, dall’alto del loro rapporto amicale, la questione europea. È stato un viaggio per i selfie e le foto” conclude Gribaudo.
Come avevamo purtroppo ampiamente previsto, il viaggio della Premier per incontrare Trump è stato completamente inutile ed anzi si è rivelato addirittura dannoso. Meloni non ha ottenuto nulla, neppure una dichiarazione distensiva, sui dazi. In compenso si è impegnata ad aumentare l'acquisto italiano di gas liquido dagli Usa, spendendo il 50% in più di quello comprato da altri Stati, e poi a realizzare 10 miliardi di investimenti di imprese italiane in Usa penalizzando quindi ulteriormente il nostro Paese. Insomma un capolavoro. In cambio però ha strappato un impegno di Trump a far visita all'Italia prossimamente dopo il suo vice Vance. Questo sì. La gita di Pasqua conferma le straordinarie doti di tour operator della Premier.
"Tra un complimento e l'altro per i reciproci, presunti, successi, ieri Meloni ha promesso a Trump che l'Italia comprerà più gas liquido dagli Usa, spendendo il 50% in più che comprandolo ad esempio dall'Algeria, e che arriveremo al 2% di spesa militare. E da dove le compriamo le armi per raggiungere questa soglia? Dagli Usa, naturalmente. Aggiungiamo i 10 miliardi di investimenti di imprese italiane in Usa che così creeranno lavoro oltre oceano invece che in Italia.
E poi grandi elogi per quello che li unisce: la battaglia contro gli immigrati e quella contro il cosiddetto woke, cioè contro i diritti delle minoranze.
Per finire, quel "faremo l'occidente di nuovo grande" pronunciato da Meloni parafrasando il suo amico. Ma di quale occidente parla la premier? Di quello che licenzia migliaia di persone dall’oggi al domani, senza alcuna tutela? Di quello che decide quali media sono ammessi e quali no? Quello che attacca la magistratura che non esegue gli ordini di chi governa? Quello che taglia i fondi alle università non allineate? Quello che deporta i migranti in catene e dà la caccia ai loro figli? Quello contro le persone LGBTQIA+? Quello che non concede visti a chi ha criticato Trump? Quello contro l'autodeterminazione delle donne?
La saldatura delle due destre di Meloni e Trump consolida una politica illiberale e oscurantista. Questo assetto è molto preoccupante proprio per quell'Occidente che si fonda, invece, sulla libertà, sui diritti civili e sociali, sull'inclusione, sulla solidarietà, sulla tutela delle categorie più fragili della popolazione.
Con cosa torna a casa, la premier? Con una promessa di Trump di venire in Italia e che si troverà un accordo con l'Europa. A quali condizioni è tutta da vedere, perché se c'è una cosa che abbiamo capito di Trump in questi quasi 100 giorni di mandato è che non ci possiamo fidare. Cambia idea in continuazione e ha un atteggiamento ricattatorio nei confronti di chiunque, alleati compresi. I dazi, in fin dei conti, sono questo: un grande ricatto.
E le garanzie sul gas e sulle armi date da Meloni al presidente americano vanno a tutto svantaggio dei cittadini italiani che pagheranno di più l'energia e si vedranno sottrarre fondi per la sanità, la scuola e il welfare.La trasferta più costosa della storia". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Mentre Giorgia Meloni si appresta a incontrare Donald Trump negli Stati Uniti, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, mette nero su bianco quello che ormai è evidente a tutti: il Governo ha fallito in materia economica e l’appiattimento di Meloni su Trump sta affondando il Made in Italy” così il capogruppo democratico nella commissione bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
“La crescita non si è confermata ai livelli ottimistici previsti dall’esecutivo – aggiunge Pagano - le stime per il 2025 vengono bruscamente ridimensionate: con un quadro internazionale segnato da nuove tensioni commerciali e da una crisi globale che colpisce duro, soprattutto l’export italiano. Le esportazioni, un tempo motore della nostra economia, oggi sono ferme allo 0,1%, mentre il loro contributo al Pil diventa addirittura negativo (-0,3 punti percentuali). Di fronte a questo scenario – aggravato dalla scellerata guerra commerciale innescata da Trump – l’Italia si ritrova senza una strategia, con un Governo incapace di reagire e completamente appiattito sulle scelte dei sovranisti americani, senza voce e senza visione. La verità è che il sovranismo è fallito, la destra ha venduto illusioni e ora arriva il conto. Nessuna idea su come proteggere l’economia reale, nessuna risposta concreta per imprese, lavoratori e famiglie. Solo annunci, propaganda e passerelle all’estero, mentre a Roma si certifica il disastro che – conclude il democratico - sta affossando il Made in Italy”.
“Il viaggio della presidente Meloni negli Stati Uniti rischia di essere non solo inutile, ma anche controproducente. È un viaggio inutile – spiega l’esponente dem – perché non è chiaro di cosa intenda parlare con il presidente Trump. Non esiste un mandato politico chiaro da parte della sua maggioranza, che si presenta divisa e spaccata su tutti i principali temi oggetto del confronto. Inoltre, Meloni non ha alcuna competenza specifica in materia: la politica commerciale e gli accordi internazionali sono una prerogativa esclusiva dell’Unione Europea e della Commissione”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche dell’Unione Europea intervistato per i canali social dei deputati dem.
“Ma, soprattutto – aggiunge l’esponente Pd - questo viaggio rischia di essere controproducente perché alimenta l’illusione di trattative bilaterali tra singoli Stati membri e Stati Uniti, che sono non solo inefficaci, ma anche inattuabili. Al contrario, oggi più che mai serve un’Europa compatta e unita, capace di negoziare, schiena dritta, con l’amministrazione americana, per difendere l’economia, il lavoro e il sistema produttivo italiano ed europeo.”
“La verità – conclude De Luca – è che Meloni cerca solo una ‘photo opportunity’, una passerella da cheerleader da offrire all’opinione pubblica per distogliere l’attenzione dall’incapacità del suo governo di adottare misure serie, concrete ed efficaci a tutela delle nostre imprese e dei lavoratori, in risposta agli attacchi e alle provocazioni dell’amministrazione statunitense.”
Noi tifiamo per l'Italia ma siamo pessimisti sugli esiti del viaggio in USA della Premier. Purtroppo i sovranisti finora hanno lavorato contro il nostro Paese: Meloni ha avuto un atteggiamento di grande timidezza, se non di vero e proprio servilismo nei confronti dell'amministrazione americana. Sui dazi ha preferito difendere il rapporto di amicizia con Trump piuttosto che gli interessi delle imprese, dei lavoratori e dell'economia del nostro Paese”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Diritto e Rovescio su Rete4
“Con quale postura arriverà negli Stati Uniti? Questo è il tema vero. Sembra -ha proseguito il dem- che in questo momento non stia andando con la schiena dritta, come avrebbe dovuto fare mettendo in sicurezza l'economia del nostro Paese e lavorando a Bruxelles per risposte efficaci come, per esempio, i controdazi sulle Big Tech, che potevano essere uno strumento negoziale efficace nella trattativa con Trump. Va lì col cappello in mano per una foto opportunity da quasi cheerleader che non aiuterà il nostro Paese. Peraltro, non ha un mandato politico chiaro perché la sua maggioranza è divisa. Segnalo che ci sono divergenze enormi tra Giorgetti e Crosetto. E soprattutto non può negoziare sui dazi perché la competenza degli accordi di politica commerciale è della Commissione UE. Allora bene il dialogo, ma attenzione a che non sia un nulla di fatto e che, soprattutto, non abbia effetto controproducente spaccando il fronte dell'Europa, che deve invece in modo unitario mettere in campo una risposta forte. Anche in queste ore vediamo l'inaffidabilità di Trump. La premier tolga il cappellino Maga e indossi quello dell'Italia e dell'Europa".
"Putin conferma la sua natura di dittatore feroce e senza scrupoli che non si fa remore a massacrare 34 civili in un giorno di celebrazioni religiose. A Sumy si è consumata l'ennesima strage di innocenti senza che nessuno riesca davvero a fermare il capo del Cremlino.
Altro che trattative: Putin si prende gioco di Trump e del suo delirio di onnipotenza che gli faceva dire che avrebbe chiuso tutte le guerre in una settimana. Il Tycoon si sta dimostrando un dilettante, superficiale e arrogante, con consiglieri inadatti e senza alcuna esperienza politico-diplomatica. Un uomo che pensa di potere comprare tutto, anche la pace. Una tale amministrazione alla guida degli Usa è un problema per il mondo intero". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di disertare il Salone del Mobile, uno dei più importanti eventi internazionali dedicati al design e simbolo globale del Made in Italy. Una decisione che non può passare inosservata: anziché confrontarsi con un mondo produttivo che merita ascolto e rispetto, preferisce voltare le spalle, temendo – forse – le critiche e il dissenso.
Meloni conferma così una linea ormai evidente: rifugge il confronto interno e si piega all'esterno. A poche ore da un nuovo inchino a Donald Trump, prosegue in un’azione solitaria, scollegata dalle esigenze reali del Paese e, soprattutto, dalla necessità urgente di una strategia comune a livello europeo.
Davanti alla guerra commerciale serve l’unione dei Paesi, serve una visione comune per difendere l’interesse delle nostre imprese e del nostro lavoro. Continuare a correre da soli significa consegnarsi all’irrilevanza. Il Made in Italy non si difende scappando” così una nota del capogruppo democratico in commissione attività produttive, Vinicio Peluffo.