Quella del Referendum è una vittoria non di uno, ma di un popolo che chiede ora rappresentanza politica. E questo è il lavoro che spetta al centrosinistra. Non si parte da zero perché con le altre forze di opposizione abbiamo collaborato in questi anni e costruito maggioranze per le amministrative.
Per le Politiche saremo pronti con un programma e una coalizione che nessuno oggi più mette in discussione: un’alleanza larga che va rafforzata al centro e che deve individuare insieme le modalità con cui scegliere il candidato o la candidata premier. Per la storia del Pd, le Primarie rimangono uno strumento fondamentale, ma come ha detto la Segretaria Schlein, ora quello che più ci interessa è avanzare proposte per l’Italia. Perché dopo tre anni di governo della destra abbiamo un paese fermo sul piano economico, in difficoltà sul piano sociale e marginalizzato a livello internazionale per aver scelto Meloni di schiacciarsi sulle politiche avventuriste di Trump. È così che costruiremo l’alternativa.
Lo ha detto Peppe Provenzano, deputato e responsabile Esteri del Partito Democratico, intervenendo a Rainews 24
“La fotografia dell’Ocse sull’Italia è impietosa e conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che il governo non ha il timone della situazione e che il Paese naviga a vista. Le previsioni sulla crescita del Pil vengono ulteriormente tagliate anche a causa a causa del lievitare dei costi dell’energia provocati dalla folle guerra scatenata da Trump e Netanyahu. La manovra di bilancio è ormai morta e sepolta, a dimostrazione che il governo non ha una politica economica. Il decreto Bollette è ormai privo di senso perché incapace di affrontare le emergenze, con effetti negativi su occupazione e famiglie. La verità è che l’Italia affonda e il governo fa ammuina: venga subito in Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Il Venezuela è un Paese al quale siamo legati anche grazie alla presenza di una grande collettività di origine italiana; un Paese che pare sia sparito dai radar dell'informazione e della politica da quando gli USA hanno sequestrato il dittatore Nicolas Maduro per sostituirlo con la Vice Delcy Rodrigues, secondo la vecchia logica del cambiare tutto per non cambiare nulla". Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Pd Fabio Porta, intervenendo a fine seduta, rivolgendo un appello alla politica italiana affinché non faccia nuovamente calare il sipario sull'emergenza politica e umanitaria in atto da anni in Venezuela.
"Il governo italiano - ha aggiunto l'esponente dem - dopo essersi complimentato con Donald Trump, che invece di ottenere la liberazione dei detenuti politici ha ottenuto la piena agibilità sui giacimenti di petrolio, pare abbia smesso di occuparsi di Venezuela e della situazione dei detenuti con cittadinanza italiana, una quarantina circa, metà dei quali in carcere per motivi politici".
"Cosa sta facendo il governo per la liberazione dei nostri concittadini detenuti - ha concluso Porta - come l'imprenditore, avellinese di origine, Daniel Echenagucia, ancora nel duro carcere di Rodeo 1 nonostante sia già stato emesso il suo ordine di rilascio e i fratelli Carmelo e Daniel De Grazie, anche loro detenuti a Caracas e da dieci giorni in attesa degli arresti domiciliari già concessi da un ordinanza del Tribunale che il Direttore del carcere si rifiuta di applicare?".
La scorsa settimana diversi quotidiani hanno riportato la notizia di un drone partito dalla base di Sigonella e utilizzato dagli Stati Uniti d'America per attività propedeutiche all'attacco dell'isola di Kharg del 13 e del 14 marzo scorso. Chiediamo quindi un’informativa urgente del ministro Crosetto perché queste operazioni non sono in linea con quanto riferito di recente proprio dal governo in quest'Aula e, per essere chiari, non sono state certamente attività relative ad operazioni di supporto ad attività della NATO. Ma si tratta di ben precise operazioni di protezione della flotta americana che in questo momento è impegnata nel Golfo Persico in una guerra criminale. Sono attività di acquisizione di dati strumentali come fotografie e individuazione di obiettivi sensibili militari per mirate operazioni belliche: radaristica avanzata e individuazione specifica degli obiettivi da colpire. La base di Sigonella in Sicilia e nessuna base italiana può essere utilizzata come attività di supporto alla guerra di Trump e di Netanyahu. Se il governo sapeva, ha mentito in quest'Aula e se non sapeva francamente vuol dire che non conta nulla. Crosetto venga a riferire al Parlamento come stanno veramente le cose perché il Paese ha diritto a riconoscere la verità.
Lo ha dichiarato in Aula il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato del Pd, Anthony Barbagallo per chiedere un informativa urgente del ministro Crosetto.
Niente, quattordici milioni di NO e come se non fosse successo niente. Oggi la maggioranza ancora stonata dalla clamorosa sconfitta al referendum, forza la mano e impone l’esame della legge elettorale.
Ignorano le priorità del paese che sono state cause della loro debacle: dal caro benzina alle folli guerre di Trump, dai salari più bassi d’Europa alle liste d’attesa nella sanità che si allungano ogni giorno: fischiettano come i pappagallini del giardino nel video della Meloni.
La ragione richiederebbe prudenza, l’arroganza li porta a forzature. Non gli consentiremo di stravolgere le regole del gioco senza consenso parlamentare e solo per farsi una legge “su misura”.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Siamo molto soddisfatti del risultato. Ora vogliamo sconfiggere Meloni alle elezioni. Il voto ha dimostrato sia nella partecipazione che nel risultato che i cittadini hanno a cuore la Costituzione, soprattutto i più giovani. Noi continueremo a sfidare il governo sui temi che toccano la vita quotidiana delle persone: sanità, lavoro, la scuola”.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, a Rainews 24.
“Il Partito Democratico è sempre stato compatto nei passaggi parlamentari sulla riforma e i nostri militanti si sono mobilitati con determinazione per raggiungere questo risultato sul cui esito ha pesato anche il contesto internazionale: Trump non spaventa solo per le guerre, per le scelte scellerate che influenzano la nostra economia, ma come modello di potere senza limiti. Un modello a cui guarda una parte della destra, da Meloni a Salvini, fino al sostegno a Orban. E i cittadini lo hanno capito” ha aggiunto Braga.
“La scelta della Segretaria Elly Schlein e del PD di fare della campagna una battaglia convinta a sostegno della Costituzione ha intercettato un sentimento profondo del Paese. Oggi il Partito Democratico è più forte ed è caricato di una responsabilità ancora maggiore. Per questo è una buona notizia che anche Conte si sia espresso positivamente sulle primarie: ora bisogna lavorare alle modalità e consolidare il lavoro fatto in Parlamento e fuori. C’è un patrimonio politico e umano che vogliamo portare al tavolo della coalizione, per rispondere alla domanda di partecipazione e di alternativa che c’è nel Paese” ha concluso la Capogruppo Pd.
"L'allarme lanciato dalle Regioni in Conferenza Stato-Regioni è inequivocabile: il trasporto pubblico locale e regionale rischia l'interruzione dei servizi per mancanza di risorse. La normativa è chiara — entro il 15 gennaio il Governo è tenuto a trasferire alle Regioni l'80% del Fondo nazionale TPL, pari a circa 4 miliardi di euro. Siamo a metà marzo e quel decreto non è ancora stato emanato. Un ritardo inaccettabile.
La situazione è aggravata dalla crisi energetica. Le associazioni di categoria AGENS, ANAV e ASSTRA hanno quantificato in oltre 30 milioni di euro al mese i maggiori costi che le aziende di trasporto stanno sostenendo dall'inizio dell'anno, con le quotazioni del gasolio in aumento di circa il 25% a causa della guerra voluta da Trump e Netanyahu. L'energia rappresenta già la seconda voce di costo del settore, con un'incidenza superiore al 15% della spesa complessiva: variazioni così marcate rischiano di compromettere la continuità stessa dei servizi.
È una contraddizione insostenibile: mentre il costo del trasporto privato sale e i cittadini avrebbero tutto l'interesse a spostarsi su mezzi pubblici, il Governo lascia le aziende di trasporto senza liquidità e senza risposte. Il trasporto pubblico locale non è una voce di bilancio negoziabile: è un diritto di mobilità, uno strumento di coesione sociale e una leva essenziale per la transizione ecologica.
Chiediamo al Governo di agire su due fronti in modo immediato: emanare il decreto di trasferimento dell'80% del Fondo TPL alle Regioni, come prescritto dalla legge; e raccogliere le proposte avanzate dalle associazioni di settore, a partire dall'estensione della riduzione dell'accisa sul gasolio commerciale a tutto il comparto del trasporto pubblico locale e dalla promozione in sede europea di un nuovo Temporary Framework per misure straordinarie a compensazione dei maggiori costi energetici. Non ci sono margini per ulteriori rinvii".
Lo dichiarano Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico, responsabile Economia della segreteria nazionale, e Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
“Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri arriva con un colpevole e sospetto ritardo. Non si comprende, infatti, perché un intervento di questo tipo non sia stato adottato fin dall’inizio dello shock petrolifero che sta colpendo duramente l’Italia, a seguito delle scelte irresponsabili dell’amministrazione Trump, più volte sostenuta e difesa da Giorgia Meloni.
Quelle varate oggi sono misure
tardive, probabilmente dettate più da esigenze di consenso che da una reale volontà di tutelare cittadini e imprese. Il tempismo, a ridosso delle elezioni di domenica e lunedì, solleva più di un dubbio sulla natura di questa decisione.
Per settimane il Governo ha lasciato che gli italiani pagassero il prezzo di questa crisi senza intervenire in modo adeguato. Oggi, invece, si tenta di intestarsi una mossa che appare più come una cinica operazione elettorale degna di altri tempi che una risposta concreta ed efficace alle difficoltà del Paese”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera.
“Il Governo continua a non intervenire mentre i prezzi dei carburanti aumentano e trascinano verso l’alto il costo dei beni alimentari e dei prodotti di prima necessità. È una scelta precisa: fare cassa sulle spalle delle famiglie.
Ogni aumento dei prezzi genera maggior gettito fiscale e il Governo sta lasciando correre questa dinamica senza mettere in campo alcuna misura per contenerla. Si sta costruendo un tesoretto mentre gli italiani diventano più poveri.
Meloni aveva promesso di abolire le accise. Oggi non solo non le riduce, ma le ha persino aumentate con la legge di bilancio di dicembre, intervenendo sul diesel e non fa nulla ora che i prezzi tornano a salire per colpa di una guerra scatenata dai suoi alleati, Trump e Netanyahu, che sta producendo effetti economici diretti anche nel nostro Paese, nel silenzio della premier e nel delirio filorusso del suo vicepremier.
Il risultato è chiaro: famiglie e imprese pagano, il Governo incassa e non interviene. Questa non è incapacità. È una scelta politica.
Ed è una scelta politica che danneggia alcuni territori del nostro paese prima di altri come dimostra la richiesta del tavolo di crisi del mondo della pesca e i danni che si stanno producendo nelle isole, già in ginocchio per i costi dei trasporti marittimi e su gomma.
Il Governo dica con chiarezza se intende continuare a fare cassa sull’aumento dei prezzi o se vuole finalmente intervenire per proteggere cittadini e imprese.”
Così il deputato del Pd Silvio Lai.
"Questo governo continua a mostrarsi colpevolmente immobile di fronte alle conseguenze economiche drammatiche che il conflitto sta scaricando sulle famiglie e sulle imprese italiane. I segnali sono sotto gli occhi di tutti: il prezzo dei carburanti è alle stelle, le bollette aumentano, e a cascata cresce il costo del carrello della spesa. Una pressione insostenibile per milioni di cittadini, a cui l'esecutivo non ha ancora dato alcuna risposta concreta. E non si tratta solo di inerzia economica. Ci sono voluti dodici giorni alla Presidente del Consiglio per presentarsi in Parlamento e illustrare la posizione ufficiale dell'Italia sul conflitto illegale avviato da Trump insieme a Netanyahu in Iran e lo ha fatto dopo aver dichiarato in televisione, poche ore prima, di non condividere e non condannare quell'intervento. Una posizione non solo tardiva, ma politicamente inaccettabile. Il Partito Democratico con la segretaria Elly Schlein ha chiesto di assumere una posizione politica di netta contrarietà alla guerra e di indisponibilità all'utilizzo delle basi militari per sostenere gli attacchi. Ed ha avanzato anche una proposta chiara e immediatamente praticabile per aiutare famiglie e imprese: attivare il meccanismo delle accise mobili, utilizzando cioè l'extra gettito IVA generato dai rincari, per abbassare il prezzo della benzina e alleggerire il peso del carrello della spesa per famiglie e imprese. Dal governo non è arrivata alcuna risposta. Tante dichiarazioni, nessuna misura. Solo buone intenzioni, ma nessuna azione concreta. Un silenzio che ha un costo reale, e lo stanno pagando gli italiani". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a Tagadà su La7
“Tempo per Fedez si, quello per abbassare il costo del carburante no. Giorgia Meloni, dopo quasi 4 anni a Palazzo Chigi, non ha ancora capito che è la presidente del consiglio di tutti gli italiani e continua a comportarsi come una leader di partito, che però non è più all’opposizione. E che dunque deve prendere decisioni immediate e urgenti – le ricordo ancora una volta che lei aveva promesso di eliminarle le accise sui carburanti – per tenere sotto controllo i prezzi, aumentati vertiginosamente, anche a causa dell’ennesimo conflitto avviato dal suo amico Donald Trump, assieme ad Israele, contro l’Iran. Abbassi le accise, venga in Parlamento a confrontarsi con i deputati, saremo felici di fornirle supporto per andare incontro alle difficoltà degli italiani, delle famiglie che più di tutti stanno pagando i capricci americani e l’immobilismo del nostro governo”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato alla Camera, Anthony Barbagallo.
“Gli aumenti dei carburanti a causa della guerra in Iran voluta da Trump e Netanyahu stanno mettendo in crisi i bilanci delle famiglie italiane e di molte imprese.
Di fronte a questa grave situazione il governo balbetta e resta immobile, troppo distratto dalla campagna referendaria.
La via maestra è quella della sterilizzazione delle accise per dare sollievo ai consumatori.
Il governo Meloni si sbrighi perché ogni giorno che passa è peggio”.
Lo scrive in una nota Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati.
Come PD, esattamente una settimana fa abbiamo interrogato il Ministro Pichetto Fratin, per sapere quali azioni urgenti intendesse mettere in campo il governo per sollevare cittadini, famiglie e imprese dal caro energetico e dall’esplosione dei prezzi della benzina, conseguenti allo sciagurato illegittimo attacco di Trump e Netanyahu all’Iran. Il Ministro ha risposto ‘eventuali misure sono all’esame dei ministeri’. A una settimana da quella risposta e ormai a tre dallo scoppio bellico nel Golfo, la premier europea più schierata al fianco del presidente americano e di quello israeliano, Giorgia Meloni, non ha ancora messo in campo nessuna azione concreta. Nemmeno la riduzione delle imposte sui carburanti, compensabile con le maggiori entrate che lo Stato incassa dall’Iva, come le abbiamo proposto per venire incontro agli italiani e alle italiane”. Lo dichiara la deputata PD, Sara Ferrari, segretaria dell'ufficio di presidenza.
“Ad oggi nessun intervento per la riduzione del costo della benzina e del diesel che influiscono sulle tasche e sulla vita di tutte e tutti i cittadini italiani, sui trasporti, sull’agricoltura, su ogni settore economico. Sperando che lasci in pace ‘la famiglia nel bosco’, ci aspettiamo che la premier Meloni si occupi urgentemente di quello che le compete davvero, come il caro vita per le persone”, conclude la parlamentare dem.
“Prima aveva promesso di abolirle, adesso non riesce nemmeno ad abbassarle. Giorgia Meloni sulle accise ha tradito due volte gli italiani che pagano il prezzo sempre più alto delle conseguenze della guerra dei suoi amici Trump e Netanyahu. La Presidente del Consiglio ha il dovere istituzionale di interrompere il tour elettorale permanente per affrontare i problemi del paese e mettere nero su bianco la sua risposta alla proposta Schlein per aiutare finalmente famiglie e imprese a contrastare il caro carburante. “
Dichiara Andrea Casu, deputato Pd e vice presidente della Commissione Trasporti.
"I lavoratori italiani stanno pagando seriamente gli effetti della guerra di Trump e Netanyahu. L’impennata del costo del carburante ha effetti immediati sul carrello della spesa. Gli italiani sono costretti a contare i soldi per arrivare alla quarta settimana. Meloni aveva promesso di fermare qualsiasi operazione speculativa. Ma si è limitata a dirlo, senza fare praticamente nulla. Troppo impegnata a spacciare fake news sul referendum che ha paura di perdere. Schlein ha proposto una misura immediata sulle accise mobili per evitare effetti devastanti della speculazione. Chiediamo un provvedimento immediato che vada in questa direzione per salvare il potere d’acquisto dei salari di milioni di persone".
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.