“I dazi americani al 30%, sommati a quelli già in essere, avranno un effetto devastante sul nostro sistema agroalimentare e su tutti i comparti più rappresentativi del Made in Italy e del settore manifatturiero. La narrazione di ‘Meloni amica di Trump’ sta rivelando tutta la sua inconsistenza, esponendo l’export nazionale a una crisi senza precedenti e trascinando nel baratro imprese e posti di lavoro”.
Lo dichiara Antonella Forattini, capogruppo del Partito Democratico in commissione Agricoltura alla Camera, commentando l’ipotesi di nuovi dazi statunitensi sui prodotti italiani.
“I formaggi - sottolinea l'esponente dem - pagano già dazi del 15%, che salirebbero al 45%. La pasta oggi paga il 16%, che salirebbe al 46%. Dirompenti anche le ricadute sul vino, che genera un export di 2 miliardi destinato agli Stati Uniti. L’Europa deve continuare a trattare, senza complessi di sudditanza e Meloni deve dimostrare di avere l’autorevolezza e l’autonomia necessarie per tutelare il Made in Italy”.
“In questo scenario - conclude Forattini - è estremamente preoccupante l’ipotesi di tagli alla nuova PAC: è bene che il ministro Lollobrigida smetta di fare il passacarte e agisca concretamente, insieme al collega Fitto, per scongiurare questa inaccettabile eventualità”.
“Nessuno nel Pd vuole abolire la polizia, è la destra al governo che continua a prenderla in giro. Invece di alimentare fake news per colpire il partito democratico con false notizie già abbondantemente smentite dal Pd Monza e dal Pd Lombardia con la dichiarazione di Silvia Roggiani, Bignami e Del Mastro rispondano alle legittime preoccupazioni delle forze dell’ordine per le conseguenze che i dazi voluti da Trump avranno sugli stipendi degli italiani e quindi anche sui salari delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia di Stato. Non permetteremo al governo Meloni, dopo la giravolta sugli scorrimenti graduatorie, un altro ignobile scaricabarile. Chi lavora ogni giorno per difendere la nostra sicurezza deve essere rispettato e ringraziato con atti concreti, non strumentalizzato politicamente da una maggioranza disperata pronta a tutto per non parlare di dazi”.
Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Andrea Casu.
“Il Made in Italy è finito nel mirino: con l’annuncio dell’aumento dei dazi fino al 30%, Trump mette in ginocchio settori chiave della nostra economia. Agricoltura, manifattura, meccanica, agroalimentare: comparti vitali che rischiano di entrare in tilt per colpa dell’inerzia di questo governo. È indispensabile che Giorgia Meloni e il ministro Giorgetti vengano immediatamente in Parlamento a spiegare cosa intendano fare per difendere le imprese italiane”.
Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio della Camera, che avverte:
“La verità è che la linea di subalternità scelta dal governo verso Trump si è rivelata un clamoroso fallimento. La propaganda non basterà a salvare posti di lavoro. Serve una strategia chiara: misure immediate di protezione, un piano di sostegno ai settori colpiti e una posizione forte in sede europea per una risposta unitaria. Il governo la smetta con il silenzio e le passerelle: venga a riferire in Parlamento. L’Italia non può restare a guardare mentre il Made in Italy viene colpito al cuore”.
"I dazi di Trump rischiano di piegare la nostra struttura produttiva e bruciare decine di miglia di posti di lavoro. Serve uno scudo a difesa della tenuta occupazionale del Paese, altrimenti rischiamo di avere un ulteriore drammatico scivolamento dei salari. Domani alla Camera inizia l’iter della mozione unitaria delle opposizioni per combattere la povertà lavorativa. Una serie di risposte che intervengono sui rinnovi contrattuali alla necessità di contrastare i contratti pirata e la precarietà, dal sostegno al reddito al salario minimo. Chiediamo al governo di aprire una riflessione su queste proposte: mai come in questa fase il lavoro va protetto". Cosi Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
"Mentre Trump minacciava e poi attuava una guerra commerciale contro l’Europa la premier Meloni pubblicava in Usa il suo libro, proprio con la prefazione del figlio del presidente Americano, Donald Trump Junior, che la lodava definendola protagonista di una 'rivoluzione conservatrice mondiale'. Basterebbe questo per inquadrare l'ipocrisia della Presidente del Consiglio, ma ormai per la tutta la destra italiana tutto è lecito: anche svendere l'economia e l'occupazione nazionale per un invito a Mar-a-Lago". Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani
«Non possiamo accettare - conclude Simiani - che l’interesse nazionale venga sacrificato in nome di visibilità politica o affinità ideologiche. Chi guadagna dai dazi sono solo lobby americane protette, non certo i nostri imprenditori. A perdere sarebbero le famiglie italiane, il sistema produttivo e il valore dell’export.Il Partito Democratico ribadisce: no ai dazi, sì all’Europa unita. Serve una linea chiara che metta al centro l’Italia che lavora, produce ed esporta".
"I dazi al trenta percento, annunciati da Trump, produrranno un danno incalcolabile all'economia ed all'occupazione italiana e testimoniano, se ce ne fosse ancora bisogno, il fallimento totale del governo. La destra italiana è stata infatti l'unico Paese europeo ad allinearsi sempre e comunque alle decisioni degli Usa non criticando mai le politiche dell'Amministrazione americana e addirittura festeggiando il bluff sui falsi annunci dei dazi al 10 per cento. Per Giorgia Meloni è un fallimento su tutta la linea". Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente dei deputati Pd.
"Meloni, l’amica 'geniale' di Trump. Per gratificarlo ha firmato spese NATO al 5%, ha garantito alle big tech Usa tassazione agevolata al G7, ha difeso la sua diplomazia da reality. In cambio? Dazi al 30%, un salasso per le nostre imprese. Patrioti contro l’interesse nazionale". Così su X il deputato del Pd Enzo Amendola che posta una foto di Meloni, La Russa, Tajani e Salvini in posa all'Ambasciata americana in occasione della Festa del 4 luglio scorso.
“È ridicolo che Fdi e Lega tentino ora di scaricare sull'Unione Europea la responsabilità dei dazi del 30% imposti da Trump. Salvini e Meloni hanno fatto di tutto per accreditarsi come interlocutori privilegiati del presidente americano e hanno osteggiato ogni fase della trattativa con l’Unione Europea. Sentire oggi che il problema sarebbe 'l’Europa' ha dell’incredibile. I ministri della Lega, con Salvini e Giorgetti in prima fila, insieme a quelli di Fratelli d’Italia, hanno giurato sulla Costituzione ma stanno agendo contro l’interesse del Paese. In altri contesti, questo comportamento verrebbe definito per quello che è: un tradimento. E chi lo compie, dei traditori”. Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano.
“Mi auguro che da qui al primo agosto ci possa essere ancora spazio per una trattativa tra la UE e l’amministrazione americana per giungere ad un accordo commerciale equo e che non penalizzi pesantemente le imprese italiane ed europee come avverrebbe se l’annuncio odierno di Trump non venisse modificato. Un insuccesso significherebbe una guerra commerciale senza senso che avrebbe un peso enorme nelle relazioni transatlantiche e che quindi va scongiurato. Mi auguro si possa giungere ad un’intesa soddisfacente per entrambe le parti ma l’UE sia pronta a reagire con determinazione se ciò non avvenisse. E mi auguro che il governo italiano dia forza all’azione europea anziché inseguire ancora l’illusione di improbabili ruoli da pontieri solitari che è sempre più smentita dai fatti”. Così Lorenzo Guerini del Partito Democratico.
"La diplomazia dei selfie di Meloni ha fallito. Trump ha fatto Trump e ha deciso di imporre dazi al 30% sull’Europa. Una guerra commerciale. Si mettano in campo reazioni o la crisi sarà terribile. Siamo stanchi di patrioti che diventano agnellini quando entrano alla Casa Bianca". Lo scrive su X Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
Dai dazi USA un colpo mortale a imprese e lavoratori.
“Donald Trump ha formalizzato dazi del 30% sull’Unione Europea, una scelta gravissima che mette a rischio il nostro export, danneggia il Made in Italy e avrà ricadute pesantissime su imprese, lavoratori e famiglie. Parliamo di meno ordini dall’estero, rischio licenziamenti e un contraccolpo sull’intero tessuto produttivo del Paese”. Così Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali alla Camera e membro della segreteria del Partito Democratico, commenta la decisione di Donald Trump di fissare al 30% i dazi sull’Unione Europea.
“Meloni, che solo pochi mesi fa si proclamava ‘pontiera’ con Washington e celebrava il suo viaggio come un trionfo diplomatico - aggiunge l'esponente dem - continua a tacere. Salvini, che indossava il cappellino MAGA e salutava la vittoria di Trump come ‘un bel giorno di sole per il mondo’, come sempre scompare. Il governo dei patrioti, quello del ‘prima gli italiani’, non ha il coraggio di dire una parola in difesa dell’Italia”.
“Il governo Meloni - conclude Furfaro - esca dall’ambiguità, dica chiaramente quali contromisure intende prendere in Europa per tutelare le nostre imprese e i nostri lavoratori. Difendere l’Italia non significa fare i sovranisti sui social. Significa alzare la testa quando serve. Non accetteremo che a pagare le loro sceneggiate internazionali siano le persone comuni”.
"Uno scenario preoccupante, più di quello ipotizzato nei giorni scorsi. Tutte le ricadute ipotizzate con i dazi al 10% purtroppo rischiano di peggiorare alla luce dei nuovi annunci. Trump vuole destabilizzare il mondo e lo fa con ogni mezzo, politico e commerciale. Per questo è arrivato il momento che Meloni dica da che parte sta: con chi minaccia la nostra economia, imprese e posti di lavoro. O se, come ci auguriamo, è pronta a fare una battaglia europea per difendere la stabilità e la tenuta economica e politica del continente".
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati.
"Meloni, Tajani, Lollobrigida ed ora? Fiduciosi ed attendisti verso le decisioni dell'America di Trump? I dazi al 30% ai quali sommare la forte svalutazione del dollaro non sono più una minaccia ma l'innesto di una guerra commerciale dagli effetti rovinosi per le merci europee e soprattutto per le produzioni di eccellenza del nostro Paese. La destra ha indebolito l'Unione Europea e gli effetti ora si vedono. Il governo italiano, con i suoi silenzi, ha contribuito maggiormente al fallimento delle trattative. Ci rimetteranno il nostro Paese e le imprese e a pagarne le conseguenze saranno di nuovo i cittadini. Non sono in grado di governare, si facciano da parte". Così il deputato del Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.
"È sconcertante la posizione della maggioranza di governo. Apprendiamo dalla autorevole voce di Marco Osnato, responsabile economico di Fratelli d'Italia e presidente della commissione Finanze della Camera, che la maggioranza di governo dà per scontato che a causa dei dazi ci saranno danni per il Paese. Troviamo sconvolgente che invece di battersi per difendere gli interessi degli italiani si accetti con rassegnazione e servilismo l'attacco economico e politico di Trump alle nostre comunità. La drammatica verità è che la subalternità del governo Meloni rispetto a Trump ha portato il nostro esecutivo a svendere gli interessi degli italiani, danneggiando le imprese e i lavoratori e a non articolare nessuna risposta efficace rispetto ai dazi minacciati e a quelli già in parte applicati dall'amministrazione americana. Bisognava mettere in sicurezza la nostra economia e lavorare per una risposta europea unitaria affinché si potesse negoziare con Trump a schiena dritta. Il mantenimento del libero mercato e di scambi aperti, come ha ricordato il presidente Mattarella, rappresentano anche un veicolo di pace, di stabilità e di concordia". Lo dice Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei alla Camera.
"Invece - conclude De Luca - il governo Meloni ha appaltato la propria linea politica a Trump e ha preferito difendere l'amicizia con il proprio alleato politico piuttosto che le aziende e i lavoratori che rischiano di saltare. Le parole di Osnato, che danno per scontato il danno che sarà arrecato al nostro Paese dall'applicazione dei dazi, danno il senso di quanto questa maggioranza di governo sia inadeguata e incapace di difendere davvero gli interessi del nostro Paese".
“Di fronte al crollo della produzione industriale e al rallentamento della domanda interna certificati dall’ISTAT, il governo Meloni continua a restare inerte, incapace di offrire risposte efficaci a una crisi che sta mettendo in ginocchio il sistema produttivo italiano”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio alla Camera, intervistato per i canali social dei deputati Pd.
“A maggio avevamo registrato qualche timido segnale positivo, ma a giugno la situazione è drasticamente peggiorata: la produzione industriale ha subito un calo vicino all’1 per cento su base annua. È la dimostrazione più evidente – prosegue l’esponente dem – che il Paese sta esaurendo la spinta propulsiva post-pandemia, costruita grazie agli investimenti europei e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una spinta che questo governo non ha saputo consolidare, lasciando inutilizzate risorse fondamentali e perdendo occasioni preziose di rilancio”.
Pagano lancia poi l’allarme sull’impatto dei dazi annunciati da Donald Trump: “Come temevamo la trattativa è tutta in salita. Il padrone Trump si comporta come un bambino capriccioso che vuole punire il mondo intero, e l’Europa non può permetterselo. L’Unione Europea deve reagire con forza e compattezza. Ma per farlo servono governi nazionali seri, competenti, autorevoli. Non certo quelli, come l’esecutivo Meloni, che fino a ieri hanno blandito l’ex presidente americano, dimostrandosi più preoccupati di compiacerlo che di difendere l’interesse nazionale.”
“Il tempo dell’amichettismo – conclude Pagano – è finito. Occorre invece che l'Unione Europea parli con una voce unica, avendo anche la forza di dire a un alleato storico come gli Stati Uniti che in questa fase vuole, di fatto, aprire una guerra commerciale che il mondo non può permettersi”.