“Di fronte all’escalation delle tensioni internazionali, che mettono a rischio la sicurezza e la stabilità globale, è ormai evidente che solo a livello europeo possiamo offrire una risposta all’altezza della gravità del momento. Le sfide di oggi richiedono visione, fermezza e una chiara assunzione di responsabilità da parte dei governi europei. Tentare di ‘fare da ponte’ tra posizioni inconciliabili si è rivelato un approccio fallimentare della Meloni: l’Italia è isolata e, peggio ancora, silenziosa. Anche oggi, nell’ennesimo intervento parlamentare, il Governo Meloni si è sottratto alle sue responsabilità. La Presidente del Consiglio non ha affrontato i nodi centrali della crisi internazionale. Non ha mai citato Netanyahu, non ha preso posizione sull’atteggiamento aggressivo di Trump, né ha fatto alcun riferimento ai dazi che rischiano di colpire in modo drammatico la nostra economia. Essere così subalterni e nascondere la polvere sotto il tappeto non serve a nulla. Anzi, è proprio così che si mettono a rischio gli interessi nazionali. La sicurezza dell’Italia oggi è minacciata non solo dalle crisi internazionali in corso, ma anche dagli atteggiamenti avventuristi degli alleati di Giorgia Meloni, sia all’estero che in Italia. Serve un governo all’altezza della storia, che sia capace di agire con autorevolezza e nel solco della migliore tradizione diplomatica italiana. Serve una linea chiara in Europa, una posizione netta nel rispetto del diritto internazionale e dei nostri interessi strategici. L’ambiguità, l’isolamento e il silenzio non sono un’opzione.” Cosi Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Europei della Camera.
“Serve un’Italia unita e forte, ma soprattutto un cambio di passo, a partire dalle comunicazioni che avverranno oggi alla Camera, nella politica estera da parte del Governo: la premier dovrebbe smettere con questa subalternità nei confronti di Trump, che sta dimostrando la sua impostazione tutt’altro che pacifista, anche perché non sta considerando il nostro Paese il suo interlocutore privilegiato, come invece sosteneva la propaganda meloniana fino a poco tempo fa. Soprattutto occorre che l’Italia riprenda il suo ruolo storico di mediatore”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Pd, questa mattina in diretta su Sky Tg24.
“Si può e si deve condannare chi commette aggressioni. Siamo da sempre contrari al regime iraniano, ma di fronte alle minacce non si reagisce con le bombe - ha proseguito Gribaudo - Occorre invece far valere la diplomazia e tentare ogni via non violenta”.“La telefonata di ieri tra Elly Schlein e Giorgia Meloni è stata importante: dimostra ancora una volta la serietà del Partito Democratico per affrontare insieme, nonostante le divisioni politiche, una situazione drammatica. L’Italia può e deve giocare un ruolo fondamentale” ha concluso la deputata dem.
“Occorre evitare in ogni modo un’ulteriore e pericolosissima escalation in Medio Oriente e riaprire quanto prima trattative negoziali. Trump prometteva di fermare i conflitti in corso in 24 ore. Il mondo oggi è invece in fiamme. La logica delle armi e della guerra può generare solo altra distruzione e terrore. L’Europa assuma un ruolo da protagonista per una ripresa dei negoziati diplomatici insieme con le istituzioni multilaterali internazionali per fermare gli attacchi ed evitare il rischio di ulteriori allargamenti del conflitto. Il governo italiano faccia la sua parte, sostenendo tutte le iniziative a livello europeo ed internazionale per la de-escalation”. Così Piero De Luca, capogruppo Pd nella commissione politiche europee alla Camera.
La logica della guerra porta solo distruzione. Chi doveva risolvere la guerra in 24 ore alimenta terrore e violenza. Dopo l’attacco di Trump, privo di qualsiasi copertura democratica, è ora che i governi europei e l'Europa scendano in campo per fermare gli attacchi e avviare nuovi negoziati. L’Italia faccia pressione in ogni sede, contribuendo ad un protagonismo delle istituzioni internazionali e sostenendo tutte le iniziative diplomatiche per la pace e la de-escalation.
Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo PD alla Camera e al Senato, e Nicola Zingaretti, capo delegazione PD al Parlamento europeo
"Non possiamo affermare che in questo momento ci sia uno sforzo sistematico in Iran per fabbricare un'arma nucleare". Con queste parole Rafael Grossi, direttore generale Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), smentisce definitivamente la tesi sulla base della quale Netanyahu giustifica il suo attacco deliberato verso l'Iran". Lo sottolinea Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. "Le indicazioni date da Aiea nei giorni scorsi sono state, evidentemente, manipolate per legittimare un atto che viola il diritto internazionale - ricorda Boldrini -. Perché è proprio il diritto internazionale che non prevede la "legittima difesa preventiva" che, quindi, non può essere alla base di nessuna azione militare verso un altro paese, neanche verso il peggior regime totalitario".
"Personalmente penso nessun paese, neanche l'Iran, dovrebbe dotarsi di armi nucleari e che tutti i paesi dovrebbero aderire al Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) - prosegue la deputata dem -. Ma che Trump continui a ripetere questo mantra della creazione dell’arma nucleare iraniana per coprire i crimini di Netanyahu, nonostante anche la direttrice dell'Intelligence Usa, Tulsi Gabbard, abbia chiarito già a marzo scorso che l'Iran non sta costruendo un'arma nucleare, e che lo faccia anche l'Ue, è molto grave e rischia di legittimare qualsiasi intervento militare da parte di altri stati". "Uno scenario che può potenzialmente sfociare in una ulteriore escalation del conflitto, ma questa volta su più larga scala - conclude -. Questo conflitto va fermato con la diplomazia, vanno riaperte in ambito multilaterale le trattative che sono state interrotte e vanno fatte tacere le armi.
“In un’Italia dove un cittadino su dieci vive in condizione di povertà assoluta, la risposta del governo Meloni è istituire una giornata della ristorazione italiana, con una spesa prevista di 43 mila euro per distribuire medaglie. Un'iniziativa di facciata, del tutto inadeguata rispetto alla gravità della crisi che il Paese sta attraversando.” Lo dichiara Stefano Vaccari, deputato del Partito Democratico, componente della Commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Davanti a dati allarmanti forniti da Istat e Caritas – prosegue l’esponente dem – servirebbero misure concrete, risorse vere, azioni efficaci. Ma l’esecutivo preferisce dedicarsi alla propaganda, mentre gli agricoltori, già colpiti duramente dai cambiamenti climatici, dall'aumento dei costi energetici e ora minacciati da nuovi dazi, restano senza risposte. Il governo Meloni non sta sostenendo con forza l’azione dell’Unione Europea. È rimasto alla finestra, prigioniero di un atteggiamento di sudditanza verso il presidente Trump. Invece di difendere gli interessi del comparto agroalimentare italiano, tace di fronte ai ricatti statunitensi: dai dazi punitivi al gas liquido, dai disciplinari imposti su alcuni prodotti europei fino alla pressione per ridurre le misure Ue sulle auto americane.”
“Quello che emerge – conclude Vaccari – è un’Italia priva di visione strategica e incapace di difendere i propri interessi. Il settore agricolo ha bisogno di risposte strutturali, non di passerelle o medaglie. Serve una politica estera commerciale forte, capace di tutelare davvero il made in Italy e di rispondere alle sfide globali con serietà e determinazione”.
“L’Italia che emerge dai rapporti dell’Istat e della Caritas è un Paese in forte sofferenza sociale, ben lontano dalla narrazione trionfalistica del governo Meloni. I dati parlano chiaro: 2,2 milioni di persone vivono in povertà assoluta, 5,8 milioni hanno rinunciato a curarsi, e un lavoratore su quattro è povero nonostante abbia un impiego”. Lo dichiara Silvia Roggiani, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio della Camera.
“Di fronte a numeri così drammatici – prosegue l’esponente dem – ci aspetteremmo un governo all’opera per dare risposte concrete. Invece assistiamo all’ennesimo teatrino propagandistico: il centrodestra preferisce raccontare un’Italia che cresce e dove l’occupazione aumenta, ma omette di dire che si tratta spesso di lavori precari, malpagati, insufficienti a garantire una vita dignitosa.
Nel frattempo la maggioranza è impegnata in dibattiti sterili sul terzo mandato e nel coltivare relazioni personali con leader stranieri come Donald Trump. Intanto, il 9 luglio è ormai alle porte e ancora non sappiamo quale sarà l’impatto dei dazi sull’export italiano. Le imprese aspettano risposte, il governo tace”.
“Il Partito Democratico – conclude Roggiani – ha presentato proposte chiare e concrete in Parlamento per affrontare l’emergenza sociale: dal sostegno ai redditi bassi al rafforzamento del sistema sanitario pubblico. Basta propaganda. È ora che chi governa metta al centro la vita reale delle persone, che si confronti con la realtà dei dati e non con la retorica di Palazzo Chigi”.
Saranno le temperature, saranno i tanti temi che la dividono, oggi in Aula la maggioranza è allo sbando e approva una mozione dell’opposizione sui ricercatori europei e extraeuropei. Interessante il merito che contraddice tante chiusure del governo nella gestione della ricerca sull’onda trumpista. Ma è il metodo che colpisce: non conoscono i provvedimenti e si limitano a spingere i pulsanti senza mai chiedersi cosa stanno votando. Ecco il progetto della destra: un parlamento passa carte che non distingue e non disturba.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"Bisogna lavorare per una de-escalation e il governo italiano da questo punto di vista non ha un posizionamento proprio. Rischia di essere troppo appiattito sulle posizioni di Trump e dimostra di essere impreparato. Trump è in grande confusione perché ha detto che in tre mesi avrebbe risolto tutti i conflitti. Invece da quando è arrivato il mondo è in fiamme.
Ma il vero rischio è che passi la posizione di Netanyahu "finché c'è guerra c'è speranza", mentre noi siamo fermamente convinti che finché c'è pace c'è speranza, e quindi tutta la comunità internazionale deve essere unita nel condannare le guerre e chiedere la de-escalation.
Il tema più importante ora riguarda i popoli, che in questo momento sono quelli che stanno soffrendo di più". Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, ospite de L'Aria che tira su La7.
"Le notizie che arrivano da Los Angeles sono veramente inquietanti e non concepibili in un paese democratico. Mandare la Guardia nazionale a reprimere le proteste è un metodo che ricorda la Russia di Putin: autoritarismi violenti, non democrazie. Metodi imposti, in netto contrasto con la sindaca di Los Angeles e del governatore della California. Le proteste si stanno allargando ad altre città e Trump minaccia di mandare l'esercito ovunque: una mossa che rischia di spaccare gli Stati Uniti e di militarizzare il Paese. E' così che le democrazie si trasformano in autocrazie: reprimendo il dissenso con la violenza.
Cos'ha da dire Giorgia Meloni sui metodi del suo amico Trump? E' a questo che punta anche lei partendo dal decreto sicurezza?
Apprendiamo, per altro, che Trump ha deciso di deportare 9mila stranieri nella famigerata prigione di Guantanamo. Tra loro ci sarebbero anche centinaia di cittadini europei e alcuni italiani. Abbiamo chiesto al ministro Tajani di venire a riferire in aula su come intenda intervenire anche rispetto ai nostri concittadini che potrebbero essere deportati a Guantanamo.
L'Italia non può restare indifferente, non solo per quello che riguarda gli italiani coinvolti, ma perché ha il dovere di vigilare sul rispetto dei diritti umani e delle regole democratiche anche e soprattutto da parte dei paesi alleati" Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Solo il Governo Meloni non si è accorto dello scontro tra Trump e Musk. Perfino Salvini ha perso la parola e interrotto la sua incessante attività di promoter di Space X. L’Italia non può continuare a tenere la testa sotto la sabbia e intraprendere l’unica strada possibile per garantire la sicurezza nazionale: invertire subito la rotta, spostare le risorse dall’acquisto di servizi chiavi in mano da chi vuole il pieno controllo sul nostro futuro alla costruzione dell’alternativa satellitare italiana ed europea. Prima che sia troppo tardi” così il vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, il deputato democratico Andrea Casu. “La prossima settimana è previsto il voto definitivo al Senato del DDL Spazio che lo stesso Musk ha rivendicato pubblicamente come mezzo per aprire la strada a Starlink per il sistema di backup satellitare del nostro Paese, Salvini vuole mettere nelle sue mani anche le comunicazioni della nostra rete ferroviaria: come fa il Governo Meloni a non rendersi conto del pericolo?” Conclude.
“Mettere in discussione e delegittimare la Corte Penale Internazionale è molto pericoloso, perché mina un pilastro fondamentale della giustizia internazionale, lasciando intendere che si possa agire impuniti, compiendo i peggiori crimini. La dottrina Trump mira a stravolgere l’ordine costruito dopo la seconda guerra mondiale fondato sul multilateralismo, sullo stato di diritto, sui valori comuni di libertà e democrazia. Guai se il governo italiano si accoderà a questo attacco senza precedenti alla CPI e allo stato di diritto. Abbiamo ascoltato nei giorni scorsi dichiarazioni di autorevoli membri del nostro governo di forte delegittimazione della CPI. Attaccare la funzione di questa Corte e la sua indipendenza significa però non assicurare giustizia a vittime innocenti e avallare la logica dell'impunità per le azioni criminali su scala internazionale. La Premier Meloni chiarisca la posizione del governo italiano. Non segua chi mette in discussione la legalità internazionale, si schieri invece al fianco dell'UE nella difesa della libertà e autonomia della CPI". Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“Musk si rivolta contro Trump. E anche stavolta la causa scatenante potrebbe riguardare il sistema satellitare Starlink e la resistenza politica americana ad affidargli chiavi in mano tutto il controllo del traffico aereo nazionale. Chissà se almeno questo riuscirà ad aprire gli occhi a Meloni e Salvini?” Così il deputato democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della camera, Andrea Casu.
"Sulla questione dei dazi americani, il governo Meloni si sta muovendo in maniera pericolosamente superficiale, sottovalutando le ricadute concrete sull’economia italiana, in particolare sul Mezzogiorno e su settori strategici come l’agroalimentare e il Made in Italy". Così il deputato dem Claudio Michele Stefanazzi, componente della commissione Finanze.
"È difficile comprendere – prosegue l’esponente Pd - quale sia la vera strategia del presidente Trump. Siamo di fronte a un’alternanza confusa di mosse che, anziché rafforzare l’economia americana, sembrano danneggiarla. I dati economici USA sono allarmanti. Esistono due possibili letture: una, più improvvisata, che sarebbe motivo di forte preoccupazione; l’altra, più calcolata, che punta a ridurre in termini reali il peso del debito pubblico statunitense tramite l’inflazione. Una manovra che, pur essendo folle dal punto di vista economico, avrebbe almeno una sua coerenza interna".
"Quel che è certo – conclude Stefanazzi – è che le conseguenze di questa strategia sono già gravi per l’Italia. In particolare, il Sud rischia di essere colpito in modo devastante. Province come Salerno, Napoli, Nuoro e Crotone vivono in gran parte di export agroalimentare verso gli Stati Uniti. Se il mercato americano si chiude, quelle economie locali vengono spazzate via. Alcuni soggetti vicini al governo hanno provato a minimizzare l’impatto dei dazi, ma è una narrazione fuorviante. I dati parlano chiaro: il 15% del PIL nazionale derivante dal settore Agrifood è in parte legato all’export verso gli USA. Se le tariffe doganali colpiranno fino al 50% delle esportazioni, come si teme, l’impatto sarà catastrofico. Serve subito una strategia nazionale seria per sostenere i produttori più esposti e tutelare territori che rischiano il collasso economico. Il governo non può continuare a ignorare la realtà".
“La trattativa a pezzi sui dazi indebolisce Bruxelles. L’Europa deve essere legittimata a trattare con Trump con un’unica voce. Invece l’Italia è l’unico paese in cui i due vicepremier dicono cose completamente diverse sull’Europa e la Premier Meloni temporeggia da mesi per decidere come schierarsi se con Trump o con l’Europa. Questa indecisione la pagano le imprese per le quali non è stato fatto nulla se non promettere risorse prese dal Prnn che era nato con tutt’altre finalità”.
Lo ha detto oggi Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati intervenuta a Skytg24
“Sulla crisi di Gaza, quell’apocalisse umanitaria provocata da Netanyahu è il momento che il governo italiano faccia pressione sull’Europa e in tutte le sedi diplomatiche perché si arrivi al più presto al cessate il fuoco e si consenta il passaggio di aiuti e cibo. Non bisogna accettare il disimpegno degli Stati Uniti ma insistere per il riconoscimento dello stato di Palestina con il diritto ad esistere in pace e sicurezza. La stessa che va garantita a Israele. Va bloccato il tentativo di deportazione e usati tutti gli strumenti di pressione, sanzioni e sospensione degli accordi con Israele” ha proseguito Braga.
Infine sui prossimi referendum dell’8 e 9 giugno Braga ha ricordato che “toccano questioni concrete e riguardano norme che hanno indebolito la sicurezza e la certezza del lavoro. Per questo il quorum si può raggiungere nonostante la scarsa informazione e gli inviti di esponenti delle istituzioni a disertare il voto: sarà una grande partecipazione e darà un messaggio chiaro alla maggioranza”.