“La Meloni ieri ha dimostrato di posizionarsi sull'asse Trump - Putin per indebolire l'Europa. Il vero obiettivo della Meloni è quello di dare il segno di un cerchiobottismo senza precedenti, avendo dentro il governo Salvini che ha ovviamente avuto il plauso sulle parole da lui pronunciate da parte di Putin e della Russia”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo PD in commissione di difesa di Montecitorio ospite di agorà Rai3.
“Il Pd - ha aggiunto Graziano - ha ribadito che la soluzione verso una pace sicura e duratura è quella di avviare un’azione diplomatica più forte, e pieno sostegno all’Ucraina, per un’Europa più forte e non più debole”.
Così l’on. Laura Boldrini, intervenendo all’Assemblea del Pd:
A tre anni dall'elezione di Elly Schlein a segretaria del Pd, voluta da chi ci chiese un cambiamento profondo, possiamo dire che quel cambiamento è in atto.
Lo abbiamo visto con le elezioni regionali e amministrative in cui abbiamo vinto con coalizioni ampie , grazie alla linea testardamente unitaria della segretaria.
E Lo abbiamo visto con le politiche sul lavoro e il salario minimo, anche in questo caso portate avanti con gli alleati dell'opposizione.” Così la deputata Dem Laura Boldrini nel corso del suo intervento oggi all’assemblea del Pd.
“ E lo abbiamo visto in politica estera - ha proseguito Boldrini - perché senza un cambio di linea politica non sarebbero state possibili le iniziative che abbiamo organizzato, dalla manifestazione per Gaza a Roma il giugno scorso con le altre opposizioni, alle due missioni al valico di Rafah e quella all’Aja alla Corte penale internazionale che abbiamo fatto insieme a colleghe e colleghi del Pd e di altri partiti dell'opposizione. Così come non sarebbe stata possibile la presenza sulla Flotilla di Arturo Scotto, Annalisa Corrado e Paolo Romano.
Tutto questo - continua Boldrini - ci ha permesso di essere parte di quel grande movimento che ha riempito le piazze di ragazze e ragazzi per settimane. Siamo stati insieme alla "Generazione Gaza" in molte di quelle piazze e non per "sterile attivismo", come sostiene qualcuno anche qui dentro. Ma perché abbiamo scelto di stare dalla parte del diritto internazionale e della pace, dell'autodeterminazione di un popolo e contro il genocidio.
Nonostante il piano Trump e la tregua, a Gaza centinaia di persone continuano ad essere uccise e a vivere in condizioni disumane, da giorni sotto una pioggia incessante che distrugge ogni riparo: migliaia di tende sono disponibili e anche centinaia di container ma Netanyahu non li fa entrare, tiene i valichi chiusi, un altro volto del genocidio. Vorrei lasciare a questa Assemblea quanto riscontrato dalla nostra recente missione in Cisgiordania dove siamo stati insieme a Mauro Berruto, Valentina Ghio, Sara Ferrari, Ouidad Bakkali e Andrea Orlando. Abbiamo trovato una situazione senza precedenti: la Palestina è strangolata da un regime del terrore messo in atto dal governo Netanyahu che mira a scacciare i palestinesi per appropriarsi delle proprie terre. Una pulizia etnica che purtroppo viene ignorata da gran parte del mondo e dei media. Continuiamo ad occuparcene, a mettere Gaza e la Cisgiordania al centro della nostra azione politica, a richiedere giustizia per le vittime, facciamolo sia in Parlamento che fuori, coerentemente a quanto fatto finora. Questa è una battaglia campale, una battaglia di civiltà di cui noi dobbiamo essere portabandiera.
La linea che abbiamo tenuto finora è quella giusta, va mantenuta e rinsaldata.
"Da diversi giorni una tempesta sferza la Striscia di Gaza. Le tende in cui sono costrette a vivere le oltre 850mila persone più volte sfollate dall'esercito israeliano non reggono: si strappano, vengono travolte dal vento e invase dall'acqua che scorre senza potere essere canalizzata. E' l'ennesima catastrofe inflitta al popolo palestinese per decisione del governo Netanyahu che continua a fare entrare gli aiuti con il contagocce e a tenere alcuni valichi chiusi, come quello di Rafah. Migliaia di tende nuove e centinaia di container che potrebbero dare un po' di sollievo, sono tenuti fuori dalla Striscia. Mancano cibo e medicine e la tempesta peggiora tutto.
Il "Piano Trump" ha spento i riflettori e su Gaza è calato il silenzio, ma nella Striscia si continua a morire di stenti e anche sotto le bombe e i colpi dell'Idf". Lo scrive sui suoi canali social Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, pubblicando un video della tempesta a Gaza.
“Trump e Putin non si stanno mettendo d’accordo sulla fine della guerra, che vogliamo tutti, e per primi gli ucraini, ma sulla fine dell’ordine internazionale basato sulle regole. È mancata un’iniziativa diplomatica? Noi la chiediamo da anni. Ma oggi è l’Europa che sta ponendo ai tavoli negoziali le ragioni dell’aggredito e del diritto internazionale. E l’Italia è lì che deve stare per una pace giusta e duratura. Meloni passa il tempo a dire a ucraini ed europei di non rompere con Trump. Dovrebbe dire a Trump di non abbandonare l’Ucraina e non rompere con l’Europa. Reagendo ai suoi attacchi con dignità a difesa dell’interesse nazionale”. Lo ha detto il responsabile nazionale desti del Pd, Peppe Provenzano intervenendo a Tagadà su La7.
“Gli attacchi politici ed economici di Trump e dei membri della sua amministrazione all'Europa sono diventati un tratto distintivo purtroppo di questa presidenza USA. Nuove gravi invettive sono giunte recentemente anche da Musk. L'Europa è presa costantemente di mira ed è il principale obiettivo del trumpismo. La Premier Meloni continua ad evitare di prendere posizione a difesa dell'Europa in ogni occasione pur di non contraddire l'amico Trump. Questo atteggiamento ambiguo e subalterno finisce ovviamente per fare il gioco dei suoi amici sovranisti d'oltreoceano e comunitari, indebolendo profondamente l'UE ma anche i nostri interessi nazionali. È una posizione sbagliata e pericolosa. L'attuale contesto geopolitico internazionale dimostra che bisogna fare ogni sforzo non per indebolire né per abolire l'UE, come inveisce Musk, l'UE ma per rafforzare invece sempre di più l'Europa, quale strumento fondamentale di democrazia, pace, diritti, libertà, dentro e fuori i confini del nostro continente”.
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei della Camera.
“In occasione della Giornata Mondiale contro l’HIV, la deputata del Partito Democratico Lia Quartapelle, insieme ai colleghi Amendola, Boldrini, Della Vedova, Fratoianni, Onori, Porta e Provenzano, ha presentato una risoluzione per chiedere al Governo di rivedere la riduzione del contributo italiano al Fondo Globale per la lotta a HIV, tubercolosi e malaria.
“Proprio ora che è possibile raggiungere traguardi storici, l’Italia sceglie di fare un passo indietro e allinearsi alla logica dei tagli inaugurata dall’amministrazione Trump, invece di esercitare quella leadership nella salute globale che per anni ci è stata riconosciuta. A differenza di altri Paesi, il nostro bilancio della cooperazione allo sviluppo non ha subito riduzioni tali da giustificare un taglio così drastico. Si tratta di una scelta politica”. Lo dichiara Lia Quartapelle, deputata Pd.
"La guerra è la conseguenza di un'aggressione ingiustificata e inammissibile da parte di Putin. Questo deve essere chiaro, senza revisionismi o giustificazioni. La pace non può essere una resa incondizionata. Non possiamo accettare né confronti puramente bilaterali né che la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina vengano irragionevolmente sacrificate in nome di un accordo sbagliato, che minerebbe la sicurezza di tutta l'Europa." Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione affari europei, all'Aria Che Tira su La7.
"Nonostante le difficoltà, ha aggiunto, l'Europa ha fatto fare dei passi avanti importanti alla prima proposta di Trump che era irricevibile per vari aspetti. Questo grazie all'iniziativa dei volenterosi e dei leader che hanno dimostrato attenzione alla difesa dei princìpi democratici, alla stabilità e al futuro stesso dell'Ucraina." De Luca ha, infine, denunciato le divisioni interne al governo italiano, che stanno minando la credibilità e l'autorevolezza del paese in ambito internazionale. "Abbiamo un governo spaccato, con un'ala filo-putiniana che indebolisce la nostra posizione in Europa e a livello internazionale, con la Premier che prova a fare da pontiere tra le sponde dell'Atlantico ma finisce per fare sempre da portabandiera di Trump. Il nostro impegno deve rimanere chiaro", ha concluso De Luca, "la guerra non può finire con la resa dell'Ucraina, ma con una pace giusta, sicura e duratura."
"In Commissione esteri la maggioranza ha bocciato la risoluzione a mia prima firma che impegnava il governo ad adottare misure concrete in direzione del disarmo nucleare rafforzando il Trattato di non proliferazione e attuando le indicazioni contenute nel Trattato sulla proibizione delle armi nucleari a proposito delle vittime e del risanamento ambientale. Inoltre, chiedevamo l'adozione di politiche di "non primo uso". In sostanza, che l'Italia chiedesse agli altri paesi l'impegno a non usare per primi l'arma nucleare. L'unica vera deterrenza possibile: se nessuno usa per primo le armi nucleari, nessuno le userà mai. Solo così si salva l'umanità da una totale catastrofe". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Ma il governo ha presentato riformulazioni che sminuivano la portata della risoluzione in merito al sostegno alle vittime delle esercitazioni e sul risanamento ambientale - sottolinea Boldrini -. E si è espresso in senso contrario rispetto al "non primo uso". Di fatto, un passo indietro rispetto ad un'altra risoluzione, sullo stesso tema, che, invece, era stata approvata all'unanimità nel 2023, col parere favorevole dello stesso governo di adesso".
"Non potevamo accogliere le proposte della maggioranza che contraddice se stessa solo perché, adesso, a parlare di test nucleari e a ventilare l'uso dell'arma sono i loro più grandi alleati: Trump e Netanyahu - aggiunge -. In più occasioni il presidente Sergio Mattarella è stato perentorio nell’affermare che è inaccettabile anche solo fare allusioni all'impiego di armi nucleari. E se lo ha fatto è perché oggi questa minaccia è reale, arriva da capi di Stato e di Governo. Va ricordato anche che in Italia ci sono decine di testate nucleari statunitensi, in particolare nelle basi di Ghedi e Aviano, cosa che espone il nostro Paese ad altissimi rischi".
"Anche per questo le riformulazioni proposte erano irricevibili. La nostra risoluzione, quindi, è stata bocciata. La maggioranza e il governo si assumono la responsabilità di non prendere alcuna iniziativa per contrastare il rischio di una guerra nucleare che comporterebbe la distruzione dell'umanità e del pianeta" conclude Boldrini.
«Siamo di fronte a un attacco al Quirinale senza precedenti da parte di Fdi. La situazione è politicamente gravissima. Colpisce la totale opacità delle ricostruzioni pubblicate da La Verità: fonti non chiare, materiali anonimi, comunicazioni di provenienza incerta. C’è da preoccuparsi altro che richieste di scuse. Ma il punto politico, forse, è un altro: questa operazione sembra servire soltanto a coprire i grandi fallimenti della politica economica del governo Meloni. Le preoccupazioni espresse dall’Unione Europea, da Bankitalia, da Confindustria e dal mondo del lavoro e produttivo parlano chiaro. L’esecutivo non sta proteggendo le nostre imprese, nemmeno sul fronte internazionale, come dimostra l’incapacità di affrontare il tema dei dazi imposti da Trump. In questo quadro, stupisce che Meloni continui a sostenere che il suo governo garantirebbe “stabilità” al Paese. Che tipo di stabilità sarebbe mai quella in cui assistiamo a conflitti istituzionali senza precedenti? Nel mirino, negli ultimi mesi, sono finiti il Quirinale, la Corte dei conti, la Ragioneria dello Stato, la magistratura, la stampa, il servizio pubblico radiotelevisivo: tutti presìdi democratici che devono poter agire con piena autonomia.
Stiamo attraversando una fase in cui il governo sembra considerare ogni controllo, ogni istituzione indipendente, come un ostacolo da attaccare. È una deriva pericolosa, che mina la credibilità dell’Italia e la qualità della nostra democrazia.» Così Stefano Graziano, capogruppo del partito Democratico in commissione difesa alla Camera.
Prendo atto con interesse che, dopo che Salvini ha lavorato contro l'autonomia di Milano in tutti questi anni e ha confuso federalismo con maggiori poteri alle Regioni, il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo sembra ricredersi e scopre oggi la necessità di poteri speciali per Milano. Oggi l'economia del Nord Italia e di Milano è messa a dura prova da scelte che questo Governo della Lega e Fratelli d'Italia ha operato. Dal silenzio sui dazi di Trump, al risiko bancario, passando da tagli alle infrastrutture al rinnovo delle concessioni nazionali a carico dei contribuenti. Milano, nonostante traini l’economia nazionale e debba affrontare sfide epocali, non ha oggi alcuna autonomia fiscale impositiva e resta vincolata alla distribuzione di fondi regionali e nazionali su tutti i capitoli di spesa: trasporti, sport, asili, welfare locale a differenza di Roma Capitale che ha beneficiato di risorse nazionali specifiche e oggi è l'unica realtà amministrativa a godere di autonomia. Magari pensando di mettere in difficoltà le amministrazioni locali, la destra può fingere di non sapere che molte delle questioni che affrontiamo a Milano – dall’urbanistica alla capacità di incidere sulle politiche salariali e sull’abitare, su cui la Regione mantiene poteri esclusivi – non esisterebbero se Milano e la sua area metropolitana avessero le competenze proprie di una vera città-regione. Se vogliamo che Milano sia in grado di trasformare fenomeni globali in occasioni di sviluppo e benessere per chi ci vive è una discussione che non possiamo rimandare. Siamo pronti a confrontarci in Parlamento in modo serio e costruttivo, senza bandierine e senza strumentalizzazioni. Ma se davvero vogliamo dare a Milano i poteri che merita, serve coerenza: non basta un titolo di giornale, serve una maggioranza disponibile a riconoscere che Milano è una risorsa per tutto il Paese, non un concorrente da penalizzare” così in una nota la deputata democratica, Lia Quartapelle.
“Mollicone come l’avvocato Giangiacomo Pignacorelli in Selci interpretato da Alberto Sordi nel magnifico film 'Troppo forte' di Carlo Verdone. Il presidente della commissione cultura si sveglia infatti oggi economista e si mette a sproloquiare contro le opposizioni sulla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie italiane e gli effetti drammatici che i dazi di Trump stanno determinando al Made in Italy. Purtroppo per Mollicone, ma soprattutto purtroppo per gli italiani, sono i dati ufficiali a parlare: dall’ Istat a Confindustria fino alla Commissione europea è un elenco di sconfitte e fallimenti sul terreno economico per il governo Meloni. Senza il Pnrr l’Italia sarebbe in recessione e le politiche del governo stanno addirittura lavorando al contrario visto comprimono gli effetti positivi sulla crescita degli investimenti del Pnrr stesso. Un fallimento su tutta la linea. Mollicone guardi in faccia la realtà e smetta di recitare a soggetto, il suo ruolo imporrebbe serietà” così una nota del capogruppo democratico nella commissione bilancio della Camera Ubaldo Pagano.
“La decisione del gruppo Freudenberg di chiudere lo stabilimento di Rho è un fatto gravissimo, che colpisce un sito produttivo d’eccellenza e 42 lavoratori. L’intenzione dell’azienda, si legge nella nota diffusa dalla Fillea Cgil, è quella di spostare la produzione in Slovacchia e negli Stati Uniti, potenziando i siti del gruppo presenti in quegli Stati, con l’obiettivo di mantenere i margini di profitto fortemente ridotti dopo l’introduzione dei dazi da parte di Trump. È inaccettabile che il governo resti a guardare mentre le imprese italiane vengono messe in ginocchio da una guerra commerciale che sta già producendo danni pesanti”. Lo dichiarano in una nota congiunta Vinicio Peluffo, deputato rhodense del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive e il senatore Antonio Misiani, responsabile nazionale Economia per i dem.
“Presenteremo immediatamente – proseguono gli esponenti Pd - un’interrogazione parlamentare alla Camera per chiedere al governo quali iniziative intenda adottare per tutelare i lavoratori e contrastare l’impatto dei dazi sulla manifattura italiana. Lo stesso atto verrà depositato anche al Senato, perché serve una risposta coordinata e urgente. Non è accettabile che si perda un sito produttivo perfettamente funzionante, con commesse attive, investimenti recenti e accordi aziendali ancora in vigore, senza che il governo muova un dito per difendere occupazione e competenze.
“Il governo Meloni – concludono Peluffo e Misiani - aveva promesso un piano da 25 miliardi per neutralizzare gli effetti dei dazi, ma di quell’impegno non c’è traccia nella legge di bilancio. Il risultato è che realtà come Freudenberg pagano il prezzo di un esecutivo immobile e incapace di intervenire. Il Partito Democratico continuerà a chiedere misure concrete per proteggere l’industria e salvaguardare i posti di lavoro, perché il silenzio del governo è un silenzio colpevole”.
Salvini sfiducia Giorgetti, dice che non è la sua manovra. Chiede di rivederla sul fronte rottamazione, sicurezza e pensioni. Non una parola sulle vere carenze della legge di bilancio, la più piccola degli ultimi anni: zero per la casa, zero per il trasporto pubblico locale, tutte cose di cui Salvini dovrebbe occuparsi. Non c’è una strategia per lo sviluppo e mancano del tutto politiche industriali. Il taglio delle tasse è irrilevante mentre come da tre anni a questa parte sono consistenti i tagli alle voci sanità e welfare.
Salvini sfiducia Giorgetti anche sulla spesa per la difesa: dimentica che quell’aumento è il frutto della decisione di Meloni di accettare, senza che sia sentita una parola da parte di Salvini, il diktat imposto da Trump per lo spropositato aumento della spesa militare in ogni paese Nato.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La dinamica economica del Paese sta rallentando e la produzione industriale nel 2024 è diminuita del 3,5 per cento rispetto all’anno precedente. La manovra del governo Meloni non contiene misure per la crescita: la politica industriale di questo esecutivo è pari a zero”. Così il deputato dem Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive.
“Programmi come Transizione 5.0 – evidenzia l’esponente dem - si sono rivelati un flop totale, mentre intere filiere strategiche, automotive, moda, tessile, acciaio, chimica di base, sono in crisi. Servono interventi mirati e politiche industriali coerenti con quelle europee, a partire da un fondo per accompagnare la doppia transizione ecologica e digitale e un fondo specifico per l’automotive, tagliato del 75 per cento nell’ultima legge di bilancio. In Italia i costi energetici sono tra i più alti d’Europa. Occorre intervenire subito sul meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità, sganciandolo dal gas e investendo di più sulle rinnovabili, anche semplificando le procedure e incentivando i contratti a lungo termine. Solo così si potrà abbassare la bolletta e restituire competitività alle imprese”.
“Infine – conclude Peluffo – i dazi imposti dagli Stati Uniti rischiano di colpire duramente il nostro export, uno dei motori dell’economia italiana. Mentre altri Paesi europei hanno già agito, il governo Meloni è rimasto fermo e in testa indossa sempre il cappellino ‘Make America Great Again’ e fa gli interessi di Trump, non quelli del nostro Paese”.
“Il Pil italiano è fermo da tre trimestri consecutivi e la produzione industriale ristagna da oltre due anni. In questo contesto, il governo Meloni approva una legge di bilancio che, secondo gli stessi documenti del MEF, non avrà alcun impatto positivo sulla crescita. È scritto nero su bianco: la manovra non farà aumentare i consumi interni e avrà effetti negativi sugli investimenti”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, deputata e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“La premier Meloni – spiega l’esponente dem - racconta un’Italia che non esiste, promettendo un rilancio che non arriverà. Se oggi non fossimo sostenuti dai fondi del PNRR, il Paese sarebbe già in recessione. Il problema non è solo economico ma politico: manca una strategia industriale capace di orientare la crescita e affrontare le sfide globali. Il Partito Democratico chiede al governo di unirsi a un’iniziativa comune in Europa per rafforzare le politiche su innovazione, energia e infrastrutture. Non possiamo competere da soli con giganti come Cina e Stati Uniti: servono investimenti di scala e una transizione tecnologica sostenuta a livello europeo”.
“Sul piano nazionale – conclude Guerra – è urgente intervenire sul costo dell’energia. Le nostre proposte mirano a sganciare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili, in modo da far scendere le bollette e migliorare la competitività delle imprese. Inoltre, il governo non può continuare a ignorare le conseguenze delle politiche economiche americane: i dazi di Trump impongono una strategia di sostegno alle esportazioni e alla manifattura italiana. Serve una politica industriale seria, non propaganda”.