“Ancora una volta, la destra al governo ha scelto di voltare le spalle alla Sicilia più fragile: quella delle aree interne e montane, delle comunità che resistono allo spopolamento, alla mancanza di servizi, all’abbandono istituzionale. Tutti i miei emendamenti alla legge sulla montagna – mirati a rilanciare i piccoli comuni della nostra regione, con particolare attenzione alla provincia di Enna e Messina – sono stati bocciati in blocco. Una scelta ideologica e miope, che condanna al declino interi territori già messi in ginocchio”: è quanto dichiara la deputata PD Maria Stefania Marino, commentando l’esito del dibattito parlamentare sul Disegno di Legge Montagna in discussione a Montecitorio.
“Le mie proposte puntavano su misure concrete e immediate: l’istituzione di Zone Franche Montane per i comuni fino a 10.000 abitanti, con esenzioni fiscali e contributive per residenti e imprese; il mantenimento dei presidi sanitari e scolastici nei centri più piccoli; interventi strutturali per il contrasto alla siccità e agli incendi; il ripristino delle Camere di Commercio locali per rafforzare la presenza istituzionale e il sostegno al tessuto produttivo. Si trattava di misure di buon senso, orientate alla crescita, alla coesione e alla giustizia territoriale. Purtroppo abbiamo assistito al solito copione: il Governo Meloni e la maggioranza di destra hanno detto ‘no’ a tutto, dimostrando ancora una volta il totale disinteresse per le aree interne del Sud e in particolare per quelle insulari, che vivono condizioni ancor più complesse a causa della marginalità geografica e dell’assenza di politiche mirate. Comunque non mi arrendo: continuerò a dare voce a questi territori, a chi resiste con dignità e coraggio, e a chi ha diritto a servizi, opportunità e futuro. Perché il rilancio della Sicilia passa anche e soprattutto dalla salvaguardia delle sue aree interne": conclude Maria Stefania Marino.
“La coltivazione della castagna, oltre ad essere un fattore di sostentamento economico per molte comunità, costituisce un presidio decisivo anche dal punto di vista paesaggistico e del contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico. Nei 10,5 milioni di ettari occupati da boschi, la frazione investita a castagno rappresenta il 7,53 per cento di quella forestale, per un totale di circa 780mila ha. In questo contesto abbiamo chiesto al governo, con un ordine del giorno approvato dalla Camera nel Dl Montagna, di adottare iniziative normative volte ad istituire nello stato di previsione del ministero dell'Agricoltura un Fondo destinato a promuovere e favorire interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei castagneti dei territori montani di particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale, abbandonati ed esposti al rischio di dissesto idrogeologico”.
“Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Con l’ordine del giorno n. 7 - aggiunge - che ho presentato a mia prima firma al Dl Montagna, insieme ai colleghi del Pd Forattini, Marino, Romeo, Andrea Rossi, ed accolto
dal Governo, abbiamo sottolineato che per i castagneti abbandonati e frammentati non vanno previste solo azioni di accorpamento fondiario ma anche forme di gestione associata che non modificano le piccole proprietà ma consentono di fare insieme gli interventi necessari per il recupero forestale e la commercializzazione dei prodotti e per invertire la tendenza allo spopolamento delle aree interne. Il rilancio dell'economia montana dovrà basarsi prevalentemente sulla valorizzazione del patrimonio forestale riservando risorse non solo al sostegno di questa attività ma anche alla formazione di professionalità, che ora scarseggiano o mancano completamente, indicate dai consorzi agroforestali e dalle associazioni di produttori presenti in montagna. Un segnale importante - conclude - per invertire la tendenza e sostenere un settore importante”.
“Altro che ‘nessun abbandono’: il Governo Meloni ha deciso di istituzionalizzare il declino delle aree interne, relegandole a territori da dismettere. Le parole dei rappresentanti locali di Fratelli d'Italia sono soltanto un tentativo maldestro di mascherare l’evidenza di una scelta politica sbagliata e pericolosa”. Lo dichiara il deputato del Pd Marco Simiani replicando alle dichiarazioni fatte da esponenti di Fdi che avevano bollato come “polemiche sterili e fuorvianti” le critiche piovute sul nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne.
"Il documento approvato dal governo purtroppo parla chiaro: si prevede di accompagnare alcune aree verso uno spopolamento irreversibile, rinunciando di fatto a ogni tentativo di rilancio. È una visione cinica, che penalizza chi ha scelto di restare, investire e costruire futuro in territori montani e marginali.
L’esecutivo lascia volutamente indietro intere comunità che rappresentano una parte fondamentale dell’identità, dell’economia e della tenuta sociale del paese. Pensare che si possa governare così l'Italia, è miope oltre che anticostituzionale. La destra dovrebbe prendere invece esempio dalla Legge della Regione sulla 'Toscana diffusa': una serie di norme che vanno nella direzione opposta risorse ed interventi per rivitalizzare i piccoli centri, i borghi storici e le aree rurali e montane incentivando i servizi alla persona e la crescita economico e sociale”, conclude Marco Simiani.
Foti corregga il Piano per le aree interne raccogliendo le proposte dei territori
Il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne del Governo è assolutamente irricevibile e necessita di profonde modifiche. E chi lo difende o non comprende l'italiano o è in malafede. Infatti cosa c'è da interpretare rispetto al fatto che l'obiettivo del governo è, testuale parole, "l'accompagnamento
in un percorso di spopolamento irreversibile" visto che "Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività" e "Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza".
È un grave errore parlare di irreversibilità perché le condizioni per la ripresa devono essere create, non accettate come un destino già scritto.
Purtroppo, questo governo mostra un evidente deficit di proposte e di idee per affrontare concretamente la sfida dello spopolamento, limitandosi a dichiarazioni che rischiano di legittimare l’abbandono invece che il rilancio. Basti pensare che l’investimento previsto dal Governo per il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne è meno di mezzo miliardo di euro per l’intero Paese, una cifra largamente inferiore a quanto investito, tanto per dire, dalla Regione Sardegna nella propria Programmazione Territoriale.
Resta dunque l’errore politico e terminologico di quella frase, che fotografa una realtà complessa e differenzia la visione politica di destra e sinistra. La destra con le sue misure continua a sostenere il rafforzamento dei territori già forti, rischiando di trascurare i più deboli. Di contro occorrerebbe operare per garantire a tutti pari opportunità e diritti, impegnandosi per non lasciare indietro nessuno.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico
“Il Partito Democratico è da sempre in prima linea nella difesa e nella valorizzazione delle aree interne. Dopo la battaglia parlamentare contro la pasticciata legge per la montagna, continueremo il nostro impegno nei territori per contrastare l’impostazione profondamente sbagliata del nuovo Piano strategico nazionale per le aree interne 2021–2027, voluto dal governo Meloni. Un piano che, di fatto, sancisce una lenta eutanasia per centinaia di territori e comunità che rappresentano l’ossatura del nostro Paese. Parliamo di migliaia di comuni e milioni di cittadini, un patrimonio umano, ambientale ed economico che la destra al governo considera sacrificabile. È una visione inaccettabile, che va combattuta con determinazione e unità. Accogliamo con favore il fatto che anche AVS consideri questa battaglia una priorità da porre al centro dell’agenda politica nazionale, unendosi all’appello rivolto a tutte le forze di opposizione per costruire un fronte parlamentare e territoriale forte e coeso, capace di difendere il ruolo vitale delle aree interne per il futuro dell’Italia. Serve un'altra idea di Paese, che riconosca le aree interne non come zone marginali da accompagnare al declino, ma come spazi strategici per un’Italia più giusta, unita e sostenibile.” Così Toni Ricciardi, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Penso che sia arrivato il tempo di velocizzare prima di tutto sul programma e sulla coalizione e indicare il candidato presidente per la CAMPANIA. L’avversario del PD e del centro sinistra è il governo Meloni e il centrodestra. Il mio augurio è che tutti abbiano come avversario il centrodestra che sta di fatto massacrando il mezzogiorno. Le elezioni regionali saranno l’ultimo banco di prova per le prossime elezioni politiche.
A mio avviso, la proposta unitaria va fatta sul programma e sui temi che toccano la vita delle persone come la sanità pubblica, lo sviluppo sostenibile, la scuola pubblica e le politiche sociali. Dobbiamo mettere al centro le nuove generazioni e le aree interne. Su questi principi si può costruire una coalizione intelligente, innovativa, inclusiva e di cambiamento. Poi il perimetro della coalizione si definirà naturalmente e mi auguro sia il più largo possibile e la sintesi di tutto ciò dovrà essere il candidato presidente. Il modello Napoli è stato un modello vincente perché Gaetano MANFREDI incarna la sintesi del progetto”. Lo ha detto Stefano Graziano, deputato campano e capogruppo pd in commissione difesa di Montecitorio in una intervista al Mattino.
“Come si può pensare di rilanciare i territori montani italiani con la cifra stratosferica – si fa per dire – di 100 milioni all’anno? Una legge che pretende di affrontare emergenze strutturali con risorse ridicole è solo propaganda”. Lo dichiara Toni Ricciardi, deputato democratico e vicepresidente del gruppo PD alla Camera intervenendo in aula alla camera sulla legge per il riconoscimento e la promozione delle zone montane. “La montagna italiana oggi è il grande malato del Paese che anticipa dinamiche che in assenza di interventi adeguati toccheranno tutto il territorio nazionale: desertificazione demografica, crisi del lavoro, fuga dei giovani, collasso dei servizi. In questi territori, per ogni due persone che escono dal mercato del lavoro, quando va bene ne entra una. Altro che risveglio: stiamo assistendo a un declino annunciato. E mentre il Governo blatera di un ‘Paese dei campanili’, Calderoli dimentica – o finge di dimenticare – che fu proprio lui, da ministro, nel 2010 ad azzerare il Fondo nazionale della montagna. Oggi torna con lo stesso impianto: finanza derivata, risorse scarse, criteri opachi, e uno sbilanciamento evidente a favore delle aree già forti del Centro-Nord a scapito del Mezzogiorno. Se davvero si voleva fare qualcosa per questi territori, bisognava garantire servizi essenziali – sanità, scuola, trasporti – e sostenere lo sviluppo locale. Invece si danno 50 euro a neonato e si tagliano 5.600 docenti. È questa la vostra idea di futuro per le aree interne? Questa legge è solo uno spot elettorale e Calderoli, ancora una volta, ne è il regista. Lui che dovrebbe essere il ministro più vicino alle amministrazioni locali è quello che più le colpisce e le dileggia approfittando delle divisioni della maggioranza”.
“Il primo caso italiano di dermatite nodulare contagiosa dei bovini, confermato in Sardegna, rappresenta un segnale d’allarme per l’intero comparto zootecnico nazionale. Una malattia virale non trasmissibile all’uomo, ma con gravi conseguenze economiche per gli allevatori: febbre, calo della produzione di latte, lesioni cutanee e, nei casi più gravi, la morte degli animali. Le ricadute sul commercio e sulla movimentazione del bestiame rischiano di essere devastanti, soprattutto in una regione insulare dove la zootecnia è spesso l’unico presidio economico nelle aree interne.”
“Accogliamo con favore la convocazione urgente dell’Unità di crisi presso l’Assessorato regionale alla Sanità, ma occorre ora un’azione decisa e coordinata: delimitazione immediata delle aree interessate, rafforzamento dei controlli sanitari, piena trasparenza sull’origine del contagio e un piano nazionale di contenimento e indennizzo. Serve una strategia chiara che tuteli gli allevatori e prevenga la diffusione del virus nel resto d’Italia.”
“Il Governo nazionale non può restare fermo: servono risorse straordinarie, sostegno diretto alle aziende zootecniche colpite, una campagna informativa capillare e controlli rigorosi sui flussi commerciali. È essenziale riferire in Parlamento sulle misure già adottate e su quelle ancora da mettere in campo. Non possiamo permettere che una crisi sanitaria come questa si trasformi in una nuova emergenza economica per la Sardegna.”
Lo dichiara il deputato PD Silvio Lai.
“Quanto accaduto lo scorso 12 giugno è di una gravità inaudita. Il Ministero dell’Interno ha ammesso con comunicazione ufficiale che non è stato in grado di erogare per intero la prima rata del Fondo di solidarietà comunale 2025 a causa della mancanza di liquidità dello Stato centrale. A essere versata è stata solo un’anticipazione parziale, il 3 giugno, rinviando a data indefinita il saldo residuo. Questo significa che lo Stato non ha cassa, ma soprattutto che il Governo ha deciso di scaricare le conseguenze della propria inefficienza finanziaria sui Comuni, spesso già in condizioni di sofferenza strutturale, soprattutto nelle aree interne e nelle regioni più fragili, quelli destinatari dei fondi di solidarietà. Non siamo di fronte a un normale ritardo amministrativo, ma a un segnale preoccupante di crisi finanziaria che intacca la propaganda mensile del Mef sulle entrate e sul fabbisogno decrescente. Ma sopratutto rischia di compromettere servizi essenziali a livello locale. I Comuni, primi presìdi di cittadinanza, vengono messi in condizione di non poter programmare la spesa, pagare i fornitori o garantire i servizi ai cittadini”.
Lo dichiara il deputato PD della Commissione Bilancio, Silvio Lai.
“A ciò si aggiunge - prosegue Lai - il blocco dell’erogazione delle risorse previste dall’art. 1, comma 563, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di Bilancio 2023), destinate a interventi nei piccoli comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. La graduatoria del bando relativo a tali risorse è stata pubblicata il 4 agosto 2024, ma a quasi un anno di distanza nessun trasferimento è stato ancora effettuato. Serve trasparenza e responsabilità. Per questo chiederó, anche con una interrogazione, che il Governo riferisca urgentemente al Parlamento su: quale sia la reale situazione della liquidità statale; quanti altri bandi risultino fermi per motivi analoghi; quali misure intenda adottare per garantire immediatamente le risorse spettanti ai Comuni”.
“Nel mondo c’è un’enorme questione urbana dove si decide il futuro del pianeta. Le città crescono. Milioni di esseri umani si ammassano nei punti alti dello sviluppo cercando una vita migliore. E non sempre è così. L’Italia è dentro questa epoca, anche se la nostra terra riceve popolo ma anche lo allontana. Nella giornata delle periferie bisogna prendere atto dello squilibrio evidente che ormai esiste tra periferie urbane, aree interne e aree pregiate delle città e delle metropoli dove si addensa sviluppo, capitali, lavoro e crescita. La Costituzione italiana va integrata con il riconoscimento della grande questione urbana all’articolo 44, dove si parla soltanto e ancora di squilibrio tra città e campagna. Questo è il presupposto per una rivoluzione copernicana delle politiche pubbliche di investimenti nelle aree urbane. Che porti lavoro, densità e qualità ambientale. Favorendo il lavoro che rimane il vero problema sociale delle periferie e delle aree interne. Serve una cura ‘salesiana’ fatta di strutture comunitarie, formative, occupazionali e spirituali. Una cura promossa dalle istituzioni. E non più solo, come un tempo, dalla Chiesa”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“L'Istat ci dice che nei prossimi dieci anni il 90% dei comuni delle aree interne del nostro Paese avrà un importante calo demografico ma, ciononostante, il governo si conferma sordo alle difficoltà delle persone e dei tanti giovani che saranno costretti a lasciare l'Italia. Anzi, questo governo continua a tagliare le risorse: -7,7 miliardi di euro di spesa corrente per gli enti territoriali, -3,5 miliardi di euro sul Fondo perequativo infrastrutturale e una spesa sanitaria che diminuisce rispetto al prodotto interno lordo”. Lo dice il deputato Pd, Augusto Curti, durante il Question Time alla Camera con il ministro Foti sullo spopolamento delle aree interne.
“Le aree interne del nostro Paese – continua il parlamentare - stanno affrontando una crisi strutturale molto profonda, sia in termini di spopolamento, sia per la desertificazione economica e sociale. Il programma nazionale per la Strategia nazionale aree interne ha rappresentato per molto tempo un passaggio fondamentale riconoscendo la centralità di quei territori troppo a lungo dimenticati. Oggi purtroppo questo non basta più perché dei 4000 comuni, solo meno della metà è coinvolto nei progetti della Snai. Il governo batta un colpo e la smetta di tagliare risorse e speranze ai cittadini”, conclude Curti.
"Il ministro Foti non può dire che le aree interne sono una priorità per il suo governo. Nel suo piano strategico per le aree interne, al punto numero 4, tra gli obiettivi da raggiungere, parlando di irreversibilità della situazione, il ministro scrive: 'un numero non trascurabile di aree interne si trova già in una fase compromessa e queste aree quindi non possono porsi alcuna inversione di tendenza'. Questo è quanto ha scritto il governo e quanto afferma il suo collega Giorgetti questa mattina, sventolando bandiera bianca certificando l'ineluttabilità del processo di spopolamento. Questo governo ha detto a quelle migliaia di ragazze e ragazzi che ogni anno sono costretti ad andare via, che alla fine hanno fatto bene perché in Italia non avrebbero avuto alcun futuro. Questo governo si arrende e abbandona le aree interne". Lo dice il deputato Marco Sarracino, responsabile coesione territoriale del Pd, in replica al ministro Foti durante il Question Time sullo spopolamento delle aree interne.
"Il governo - sottolinea l'esponente dem - uccide le speranze con le sue scelte politiche: con il no al salario minimo, con i tagli alla sanità pubblica in territori dove è già difficile raggiungere le zone ospedaliere, con il taglio del fondo perequativo infrastrutturale che serviva per le nostre strade, le nostre ferrovie, le nostre reti idriche soprattutto nelle regioni dove la siccità avanza. E vuole farlo con l'autonomia differenziata che farà esplodere ancora di più diseguaglianze e divari inaccettabili. Il Pd invece, a quei ragazzi vuole offrire la speranza di un futuro nel territorio in cui nascono. Vuole garantire loro il diritto a restare". "Se il governo ritiene che le aree interne rappresentino un problema di cui liberarsi, se ritiene che chi vi abita deve essere condannato alla solitudine, alla paura di essere cittadini di serie B, con meno diritti e meno servizi, noi crediamo che quelle persone in quei territori siano una grande occasione di crescita e sviluppo nel nostro paese. E non le abbandoneremo", conclude Sarracino.
“Il centro di chirurgia pediatrica presso l’Ospedale ‘San Vincenzo’ di Taormina è l’ennesimo presidio sanitario che viene chiuso in Sicilia: nonostante sia un riparto di eccellenza dell’isola che collabora da decenni con il Bambin Gesu e nonostante le proteste di famiglie dei bambini malati e della comunità territoriale che non ha soluzioni alternative sul territorio per curare i propri figli”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefani Marino depositando una interrogazione parlamentare sulla vicenda.
“La chiusura sarebbe riconducibile a una carenza di personale medico e a decisioni di riorganizzazione sanitaria regionale non condivise con le comunità locali. E’ emerso infatti che il reparto di Taormina sarà cancellato per fare posto a una cardiochirurgia pediatrica a Palermo. Secondo tale convenzione, stipulata dalla Regione Sicilia con i nuovi appalti, il cardiochirurgo dovrà però essere presente una volta ogni due settimane per due giorni mentre, invece, a Taormina è attualmente presente un’equipe 365 giorni l’anno, 24 ore su 24. Questa decisione si inserisce in un più ampio contesto di progressivo smantellamento di servizi sanitari in Sicilia: si segnalano infatti recenti chiusure o riduzioni di reparti e servizi ospedalieri nei presidi di Sciacca, Nicosia, Barcellona Pozzo di Gotto, Licata e altre località, con gravi ripercussioni sull’accesso alle cure, soprattutto in aree interne e disagiate. Meloni, Schifani e Schillaci sono i responsabili di questo disastro”: conclude.
“I dati pubblicati oggi dalla Caritas italiana sono un grido d’allarme che non può essere ignorato. In Italia ci sono oltre 5,6 milioni di poveri assoluti, 6 milioni di persone che rinunciano alle cure e un terzo degli assistiti Caritas in grave disagio abitativo. Eppure, di fronte a questa emergenza sociale, il Governo continua a guardare altrove, più preoccupato di alimentare polemiche ideologiche che di affrontare la realtà quotidiana di milioni di famiglie.”
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Bilancio alla Camera, commentando il Rapporto Statistico 2025 della Caritas.
“Siamo il settimo Paese in Europa per incidenza di persone a rischio povertà ed esclusione sociale. Il lavoro non basta più a garantire una vita dignitosa: 1 lavoratore su 5 è povero, e tra gli operai la quota in povertà assoluta sale al 16,5%. Mentre i salari reali sono crollati dell’8,7% dal 2008, il peggiore dato del G20, il Governo taglia il reddito di inclusione, smantella il welfare e ignora l’urgenza di un salario minimo legale.”
“Inoltre, quasi il 10% degli italiani rinuncia alle cure sanitarie, soprattutto per costi troppo alti o per le lunghe liste d’attesa. E nelle periferie, nelle aree interne e nei piccoli comuni, dove lo Stato è spesso assente, è solo la rete della Caritas a intercettare i bisogni più urgenti. Questo è un segnale gravissimo di ritirata dello Stato sociale.”
“Di fronte a queste cifre, il silenzio del Governo Meloni è assordante. Si continuano a fare annunci sulla sicurezza e sulle riforme istituzionali, ma non si trova una parola o un euro per chi non ha una casa, una cura, un pasto. È tempo che la politica torni a parlare di giustizia sociale, non di propaganda.”
“Il Partito Democratico chiede al Governo di rispondere immediatamente a questi dati con azioni concrete: rilancio della sanità pubblica, politiche per la casa, lotta alla povertà lavorativa, riforma degli strumenti di sostegno al reddito e introdurre finalmente un salario minimo dignitoso.”
“Il Governo non scarichi sugli utenti le criticità croniche del settore e il mancato potenziamento del fondo nazionale trasporti, richiesto da tempo per almeno 800 milioni di euro in relazione ai crescenti costi connessi all’inflazione e agli investimenti in atto. La discussione sulle ipotesi di ripartizione delle risorse una volta determinati i livelli adeguati di servizio (LAS) e in assenza del potenziamento del fondo nazionale rischia di comportare tagli inaccettabili per i servizi erogati in numerose Regioni, aumentando così le disuguaglianze e la frammentazione nell’accessibilità al trasporto pubblico nei diversi territori tra città metropolitane e aree interne, tra aree urbane e periferie, tra aree a domanda debole e aree a domanda forte. Per questi motivi senza un riequilibrio nazionale vincolare la sostenibilità del settore esclusivamente all’aumento degli introiti tariffari e quindi alla domanda dei viaggiatori rischia di diventare una pezza peggiore del buco. Siamo pronti a confrontarci sulla riforma del settore guardando anche al sistema tariffario ma a patto che vengano presi in considerazione tutti gli aspetti. Non dobbiamo mai dimenticare che per garantire un effettivo diritto alla mobilità su tutto il territorio nazionale è necessario incentivare ed estendere l’utilizzo del trasporto pubblico rendendolo più efficiente ed omogeneo e mettendo in campo politiche per consentire l’accesso in particolare agli studenti e alle fasce sociali meno abbienti” così il responsabile infrastrutture del Pd, il senatore Antonio Misiani e il vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputato democratico, Andrea Casu che giudicano “senza visione” l’operato del governo nel settore del traporto pubblico locale.