“L'Istat ci dice che nei prossimi dieci anni il 90% dei comuni delle aree interne del nostro Paese avrà un importante calo demografico ma, ciononostante, il governo si conferma sordo alle difficoltà delle persone e dei tanti giovani che saranno costretti a lasciare l'Italia. Anzi, questo governo continua a tagliare le risorse: -7,7 miliardi di euro di spesa corrente per gli enti territoriali, -3,5 miliardi di euro sul Fondo perequativo infrastrutturale e una spesa sanitaria che diminuisce rispetto al prodotto interno lordo”. Lo dice il deputato Pd, Augusto Curti, durante il Question Time alla Camera con il ministro Foti sullo spopolamento delle aree interne.
“Le aree interne del nostro Paese – continua il parlamentare - stanno affrontando una crisi strutturale molto profonda, sia in termini di spopolamento, sia per la desertificazione economica e sociale. Il programma nazionale per la Strategia nazionale aree interne ha rappresentato per molto tempo un passaggio fondamentale riconoscendo la centralità di quei territori troppo a lungo dimenticati. Oggi purtroppo questo non basta più perché dei 4000 comuni, solo meno della metà è coinvolto nei progetti della Snai. Il governo batta un colpo e la smetta di tagliare risorse e speranze ai cittadini”, conclude Curti.
"Il ministro Foti non può dire che le aree interne sono una priorità per il suo governo. Nel suo piano strategico per le aree interne, al punto numero 4, tra gli obiettivi da raggiungere, parlando di irreversibilità della situazione, il ministro scrive: 'un numero non trascurabile di aree interne si trova già in una fase compromessa e queste aree quindi non possono porsi alcuna inversione di tendenza'. Questo è quanto ha scritto il governo e quanto afferma il suo collega Giorgetti questa mattina, sventolando bandiera bianca certificando l'ineluttabilità del processo di spopolamento. Questo governo ha detto a quelle migliaia di ragazze e ragazzi che ogni anno sono costretti ad andare via, che alla fine hanno fatto bene perché in Italia non avrebbero avuto alcun futuro. Questo governo si arrende e abbandona le aree interne". Lo dice il deputato Marco Sarracino, responsabile coesione territoriale del Pd, in replica al ministro Foti durante il Question Time sullo spopolamento delle aree interne.
"Il governo - sottolinea l'esponente dem - uccide le speranze con le sue scelte politiche: con il no al salario minimo, con i tagli alla sanità pubblica in territori dove è già difficile raggiungere le zone ospedaliere, con il taglio del fondo perequativo infrastrutturale che serviva per le nostre strade, le nostre ferrovie, le nostre reti idriche soprattutto nelle regioni dove la siccità avanza. E vuole farlo con l'autonomia differenziata che farà esplodere ancora di più diseguaglianze e divari inaccettabili. Il Pd invece, a quei ragazzi vuole offrire la speranza di un futuro nel territorio in cui nascono. Vuole garantire loro il diritto a restare". "Se il governo ritiene che le aree interne rappresentino un problema di cui liberarsi, se ritiene che chi vi abita deve essere condannato alla solitudine, alla paura di essere cittadini di serie B, con meno diritti e meno servizi, noi crediamo che quelle persone in quei territori siano una grande occasione di crescita e sviluppo nel nostro paese. E non le abbandoneremo", conclude Sarracino.
“Il centro di chirurgia pediatrica presso l’Ospedale ‘San Vincenzo’ di Taormina è l’ennesimo presidio sanitario che viene chiuso in Sicilia: nonostante sia un riparto di eccellenza dell’isola che collabora da decenni con il Bambin Gesu e nonostante le proteste di famiglie dei bambini malati e della comunità territoriale che non ha soluzioni alternative sul territorio per curare i propri figli”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefani Marino depositando una interrogazione parlamentare sulla vicenda.
“La chiusura sarebbe riconducibile a una carenza di personale medico e a decisioni di riorganizzazione sanitaria regionale non condivise con le comunità locali. E’ emerso infatti che il reparto di Taormina sarà cancellato per fare posto a una cardiochirurgia pediatrica a Palermo. Secondo tale convenzione, stipulata dalla Regione Sicilia con i nuovi appalti, il cardiochirurgo dovrà però essere presente una volta ogni due settimane per due giorni mentre, invece, a Taormina è attualmente presente un’equipe 365 giorni l’anno, 24 ore su 24. Questa decisione si inserisce in un più ampio contesto di progressivo smantellamento di servizi sanitari in Sicilia: si segnalano infatti recenti chiusure o riduzioni di reparti e servizi ospedalieri nei presidi di Sciacca, Nicosia, Barcellona Pozzo di Gotto, Licata e altre località, con gravi ripercussioni sull’accesso alle cure, soprattutto in aree interne e disagiate. Meloni, Schifani e Schillaci sono i responsabili di questo disastro”: conclude.
“I dati pubblicati oggi dalla Caritas italiana sono un grido d’allarme che non può essere ignorato. In Italia ci sono oltre 5,6 milioni di poveri assoluti, 6 milioni di persone che rinunciano alle cure e un terzo degli assistiti Caritas in grave disagio abitativo. Eppure, di fronte a questa emergenza sociale, il Governo continua a guardare altrove, più preoccupato di alimentare polemiche ideologiche che di affrontare la realtà quotidiana di milioni di famiglie.”
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Bilancio alla Camera, commentando il Rapporto Statistico 2025 della Caritas.
“Siamo il settimo Paese in Europa per incidenza di persone a rischio povertà ed esclusione sociale. Il lavoro non basta più a garantire una vita dignitosa: 1 lavoratore su 5 è povero, e tra gli operai la quota in povertà assoluta sale al 16,5%. Mentre i salari reali sono crollati dell’8,7% dal 2008, il peggiore dato del G20, il Governo taglia il reddito di inclusione, smantella il welfare e ignora l’urgenza di un salario minimo legale.”
“Inoltre, quasi il 10% degli italiani rinuncia alle cure sanitarie, soprattutto per costi troppo alti o per le lunghe liste d’attesa. E nelle periferie, nelle aree interne e nei piccoli comuni, dove lo Stato è spesso assente, è solo la rete della Caritas a intercettare i bisogni più urgenti. Questo è un segnale gravissimo di ritirata dello Stato sociale.”
“Di fronte a queste cifre, il silenzio del Governo Meloni è assordante. Si continuano a fare annunci sulla sicurezza e sulle riforme istituzionali, ma non si trova una parola o un euro per chi non ha una casa, una cura, un pasto. È tempo che la politica torni a parlare di giustizia sociale, non di propaganda.”
“Il Partito Democratico chiede al Governo di rispondere immediatamente a questi dati con azioni concrete: rilancio della sanità pubblica, politiche per la casa, lotta alla povertà lavorativa, riforma degli strumenti di sostegno al reddito e introdurre finalmente un salario minimo dignitoso.”
“Il Governo non scarichi sugli utenti le criticità croniche del settore e il mancato potenziamento del fondo nazionale trasporti, richiesto da tempo per almeno 800 milioni di euro in relazione ai crescenti costi connessi all’inflazione e agli investimenti in atto. La discussione sulle ipotesi di ripartizione delle risorse una volta determinati i livelli adeguati di servizio (LAS) e in assenza del potenziamento del fondo nazionale rischia di comportare tagli inaccettabili per i servizi erogati in numerose Regioni, aumentando così le disuguaglianze e la frammentazione nell’accessibilità al trasporto pubblico nei diversi territori tra città metropolitane e aree interne, tra aree urbane e periferie, tra aree a domanda debole e aree a domanda forte. Per questi motivi senza un riequilibrio nazionale vincolare la sostenibilità del settore esclusivamente all’aumento degli introiti tariffari e quindi alla domanda dei viaggiatori rischia di diventare una pezza peggiore del buco. Siamo pronti a confrontarci sulla riforma del settore guardando anche al sistema tariffario ma a patto che vengano presi in considerazione tutti gli aspetti. Non dobbiamo mai dimenticare che per garantire un effettivo diritto alla mobilità su tutto il territorio nazionale è necessario incentivare ed estendere l’utilizzo del trasporto pubblico rendendolo più efficiente ed omogeneo e mettendo in campo politiche per consentire l’accesso in particolare agli studenti e alle fasce sociali meno abbienti” così il responsabile infrastrutture del Pd, il senatore Antonio Misiani e il vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputato democratico, Andrea Casu che giudicano “senza visione” l’operato del governo nel settore del traporto pubblico locale.
"E' inammissibile che nell'autostrada Palermo-Catania A19 regni da mesi il caos assoluto dei cantieri che costringe migliaia di cittadini a spostamenti estenuanti solo per fare poche decine di chilometri. Sulla gestione dei lavori di un'infrastruttura strategica per la mobilità della Sicilia, che costituisce l’asse viario principale che collega i due maggiori centri dell’isola e le rispettive aree metropolitane, depositerò una interrogazione a Montecitorio": è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
"Da tempo la strada versa in condizioni critiche, caratterizzate da continui cantieri, restringimenti di carreggiata, interruzioni di tratte e lavori eseguiti con estenuante lentezza. I disagi per gli utenti sono rilevanti: si registrano costanti rallentamenti, aumenti dei tempi di percorrenza, problemi per il trasporto delle merci e ricadute economiche pesanti per il turismo e le attività produttive delle aree interne. Manca addirittura un cronoprogramma certo dell'iter e le criticità in fase di progettazione degli interventi sono oggi insostenibili. Il Presidente Schifani, commissario del Governo Meloni per il coordinamento degli interventi sulla A 19 deve rispondere in prima persona di questo disastro e le dimissioni dei due sub commissari certifica palesemente il fallimento del Governatore della Regione. Il ministro Salvini venga a spiegare in Parlamento questa situazione insostenibile invece di sottrarre risorse preziose agli enti territoriali per la sicurezza stradale": conclude Maria Stefania Marino.
“Con un colpo di mano, Salvini ha cancellato 385 milioni di euro destinati alla manutenzione straordinaria delle strade provinciali e metropolitane per gli anni 2025 e 2026. Una decisione gravissima, che mette a rischio la sicurezza della cittadinanza, isola interi territori e penalizza le imprese locali. Altro che ‘Italia veloce’: questo Governo sta fermando il Paese con tagli insensati.”
A denunciarlo è Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico, che punta il dito contro la scelta del Ministro delle Infrastrutture: “Invece di investire nella rete stradale secondaria, fondamentale per collegare le aree interne e le comunità locali, Salvini ha deciso di fare cassa per finanziare la propaganda sul Ponte sullo Stretto. Così vengono punite province e città metropolitane, in particolare nel Nord e nelle aree montane.”
“Il Piemonte è una delle regioni più colpite: alla Provincia di Cuneo vengono lasciati meno di 3 milioni su quasi 10 milioni iniziali. Un taglio che sfiora l’assurdo, in una delle province più estese d’Italia. Torino, la Città metropolitana, perde oltre 10 milioni, fermandosi a 4,5 milioni, mentre Alessandria e Asti vedono ridotti i fondi rispettivamente a 1,7 milioni e 1 milione. Tutte con una riduzione del 70%.”
“Gli amministratori locali, sindaci e presidenti di provincia, sono lasciati soli a gestire strade insicure, ponti pericolanti e risorse ridotte al lumicino. Salvini firma i tagli da Roma e scarica sui territori tutta la responsabilità. È un comportamento irresponsabile e pericoloso.”
“Mi auguro – conclude Gribaudo – che anche i governatori e gli amministratori di centrodestra abbiano un sussulto di dignità e si ribellino a questa decisione folle. Le strade sicure non sono un capriccio della sinistra: sono un diritto di tutti i cittadini e le cittadine, da Nord a Sud.”
A rischio la sicurezza dei cittadini
“Il governo continua a colpire i territori con tagli insostenibili che mettono a rischio la sicurezza e la vivibilità delle nostre comunità. Per questo ho presentato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere conto delle gravi riduzioni di risorse destinate alla manutenzione straordinaria della viabilità provinciale e metropolitana”. Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“La nota del Ministero del 16 maggio 2025 – prosegue l’esponente dem – conferma una nuova decurtazione delle risorse previste dal decreto n. 101/2022, che si somma ai tagli già stabiliti nella Legge di Bilancio per il 2025 e dal decreto-legge n. 202/2024, per un totale di 175 milioni di euro in meno nel biennio 2025-2026. Si riducono inoltre drasticamente gli stanziamenti previsti dalla legge n. 205/2017, con un taglio complessivo di 660 milioni entro il 2029.”
“A lanciare l’allarme – conclude Merola – sono direttamente i territori, preoccupati per lo stop a cantieri cruciali soprattutto nelle aree interne colpite da alluvioni e calamità. In Emilia-Romagna le province perdono fino al 70% delle risorse previste: Bologna, ad esempio, perderà 6,9 milioni di euro tra il 2025 e il 2026. Chiediamo al ministro Salvini come intenda garantire sicurezza e accessibilità per i cittadini, di fronte a un evidente disimpegno dello Stato”.
“Quelle pronunciate dal ministro Foti, in audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica, sono parole che pesano come macigni. Il ministro, riferendosi ai territori marginali delle Aree Interne, ha infatti utilizzato espressioni gravissime parlando di spopolamento ‘difficilmente rimediabile’ e presentando uno scenario di probabile desertificazione. Dichiarazioni che lasciano sgomenti e che rappresentano un’ammissione esplicita della resa da parte del governo di fronte alla sfida della coesione territoriale. Se un ministro della Repubblica si lascia andare a simili affermazioni, è evidente che la maggioranza stia praticando una lenta eutanasia ad alcune Aree Interne, accettandone il declino come un destino già scritto, anziché contrastarlo con politiche attive e investimenti strutturali. La destra sta sostanzialmente formalizzando una resa culturale e politica che smentisce anni di lavoro, impegni istituzionali e strategie nazionali per le Aree Interne”.
Così il deputato democratico, Augusto Curti.
“La strategia del Governo Meloni sulle Aree Interne è chiara e ha non bisogno di interpretazioni perché è scritta testualmente nel Psnai (Piano strategico nazionale delle aree interne): in alcuni casi, quando un territorio diventa marginale, non vanno messe in campo risorse, incentivi e norme per rivitalizzarlo e recuperarlo ma va promosso un ‘dignitoso accompagnamento al declino’. Questi sono i termini utilizzati dalla destra e rivolti alle migliaia di cittadini che anche in Toscana vivono in questi comuni”: è quanto dichiara il deputato Dem e Segretario Pd della Toscana Emiliano Fossi.
“Ad una destra irresponsabile e patriottica a giorni alterni che vorrebbe cancellare centri storici, culturali ricchi di tradizioni, esperienze e potenzialità, noi opponiamo il Modello Toscana che ha recentemente approvato una legge che va nella direzione opposta. Mi riferisco a ‘Toscana diffusa’ che ha stanziato risorse per valorizzare i borghi, le aree interne e rurali dal punto di vista sociale ed economico, implementando i servizi essenziali e riconoscendo a queste popolazioni una valenza straordinaria come presidio per la tutela del territorio”: conclude Emiliano Fossi.
“Nel nostro Ordine del giorno non chiediamo al governo di affrontare soltanto il tema importante riguardo i bandi per le colonnine di ricarica elettrica nelle nostre città, sapendo che l’ultima relazione sullo stato di avanzamento Pnrr ci dice che grazie ai bandi 2024 ne saranno realizzate solamente 3.800 rispetto alle 18mila previste e saranno impegnati solo 96 milioni di euro rispetto ai 640 milioni disponibili. Il nostro Odg chiede al governo e al Parlamento di aprire gli occhi dinnanzi a un fenomeno allarmante: solo nella città di Roma oltre duecento colonnine sono state vandalizzate nel solo mese di marzo e sono state oggetto di furti di rame da parte della criminalità organizzata. Un fenomeno che sta accadendo ovunque nel nostro Paese. Dunque, non solo siamo in ritardo nel mettere le colonnine, e chiediamo a gran voce di non perdere queste risorse, ma non abbiamo neanche più la possibilità di utilizzare le colonnine che già ci sono. La vostra scelta di bocciare la nostra richiesta significa voltarsi dall’altra parte di fronte alla necessità di contrastare la criminalità organizzata e fermare l’aumento dei costi a carico degli utenti che questi continui attacchi stanno generando, soprattutto nelle periferie e nelle aree interne dove sono di meno”.
Così il deputato democratico Andrea Casu, della Presidenza del Gruppo, intervenendo in Aula sul Dl Bollette.
"I veicoli abbandonati nelle nostre strade sono veri e propri monumenti al degrado che ricordano ogni giorno a tutte e a tutti noi l'incuria in cui versano troppe aree delle nostre città, soprattutto nelle periferie e nelle aree interne. Creare gli strumenti normativi per rimuoverli è una grande urgenza politica per la quale come partito democratico, già alla fine della scorsa legislatura, avevamo depositato la nostra proposta, che abbiamo ripresentato all’inizio di questa, sempre con l’obiettivo di colmare l’attuale vuoto normativo e semplificare al più presto la cancellazione dai registri pubblici dei veicoli abbandonati e fuori uso sottoposti a fermo amministrativo per favorirne nei tempi più rapidi la rottamazione. Grazie al confronto con tutta la commissione Trasporti e all’analoga proposta presentata dalla collega Russo di FDI oggi il Parlamento ha deciso finalmente, con il sostegno di tutte le forze politiche, di dare un primo importante segnale di attenzione e di impegno in questa direzione.
I veicoli abbandonati sono un costo intollerabile per le nostre comunità, sia dal punto di vista ambientale che del decoro urbano, occupano indebitamente suolo pubblico e lo sottraggono alla collettività. Rimuoverle significa restituire alle persone piccoli spazi di libertà negata e questo non ha solo un valore ambientale, ma ha anche un grande valore sociale, significa far camminare insieme transizione ecologica e transizione sociale. È chiaro che questo provvedimento è solo un primo passo: serviranno altri interventi, altri finanziamenti, altri strumenti per sostenere sindaci eletti e associazioni in prima linea sul territorio per affrontare questo problema. Oggi dimostriamo insieme che il Parlamento può occuparsi non solo di decreti e informative ma anche dei problemi quotidiani delle persone”. Lo ha detto in Aula Andrea Casu, della presidenza del gruppo Pd alla Camera e vicepresidente della commissione Trasporti di Montecitorio, dichiarando il voto favorevole del Partito Democratico alla proposta di legge sulla cancellazione dai pubblici registri dei veicoli fuori uso.
“A quanto pare c'è chi per laurearsi deve studiare giorno e notte e chi riesce a farlo anche con l'università chiusa: un vero miracolo. Parlo della ministra Calderone che non trova inopportuno iscriversi in un'università dove suo marito siede nel consiglio d'amministrazione e non spiega in Aula come abbia svolto gli esami con l'università chiusa o come poteva essere alunna e docente allo stesso tempo. La ministra non sa neanche rispondere se ha pagato le tasse universitarie o no, ma ha trovato il tempo per minacciare azioni legali”. Così il deputato dem Marco Sarracino, responsabile PD della Coesione territoriale, Sud e aree interne, intervenendo durante il question time alla ministra Calderone alla Camera.
“I salari in Italia crescono meno che in Europa e questo è uno dei principali motivi per cui i giovani laureati lasciano il nostro paese. Parliamo di ragazzi, studenti-lavoratori, che hanno fatto tanti sacrifici per potersi laureare e che non hanno avuto gli stessi privilegi della Ministra”, ha concluso Sarracino.
Governo venga in Parlamento, servono misure straordinarie
“Il commissario straordinario nazionale, Nicola Dell’Acqua, annuncia che la prossima sarà un’estate difficilissima dal punto di vista della siccità. A questo punto diventa davvero incomprensibile la ragione della funzione del commissario se la sua azione si limita esclusivamente a fotografare lo stato dei bacini poco prima dell’estate. Ma purtroppo parliamo di un commissario indicato da un governo che nega i cambiamenti climatici e che non fa nulla per affrontare le emergenze. Dove sono finite le risorse del fondo perequativo infrastrutturale che prevedeva risorse per le reti idriche? Dove sono gli interventi del Pnrr? Dov'è quella attenzione per il Sud che la premier millanta nei suoi video? La verità a questo punto è che se la natura non provvede con la pioggia, davvero sarà una estate difficile per le comunità meridionali. Ma che politica è quella che si affida alla speranza? Servono misure straordinarie. Sicilia, Basilicata, Sardegna, Puglia, sono già in difficoltà. Per questo presenteremo una interrogazione al governo. Così non si può più andare avanti”.
Così il deputato democratico e responsabile Pd per la Coesione territoriale, Sud e aree interne, Marco Sarracino.