“La maggioranza non mi sembra disponibile al confronto. La possibilità c’è stata ma il congedo paritario che noi abbiamo proposto è stato bocciato sui finanziamenti, sui quali si poteva aprire un confronto.
La disponibilità non c’è perché non c’è la consapevolezza dell’importanza del congedo paritario che ha due punti fondamentali che la maggioranza non sottolinea abbastanza: il primo che dà la possibilità ai padri, come alle madri di poter stare con i propri figli, alcuni mesi appena nascono, si chiama diritto alla paternità, che allo stato attuale delle cose è praticamente negato perché sono solo 10 giorni. Il secondo punto riguarda il mettere sullo stesso piano lavorativo le donne e gli uomini perché di fatto ancora oggi la maternità toglie la possibilità alle donne di essere assunte negli stessi termini degli uomini. E lo dimostra un dato: la differenza del tasso di occupazione fra gli uomini e le donne in Italia è di 18 punti percentuali, ma fra padri e madri è di 30 punti percentuali. La maternità non si sposa purtroppo con il lavoro delle donne.
Se noi diciamo che abbiamo un problema di natalità, però, da un lato ci priviamo della metà della forza lavoro che proviene dalle donne, perché metà delle donne che hanno figli non possono e non riescono a lavorare, e dall’altro non diamo la possibilità alle donne di restare sul mercato del lavoro quando hanno un figlio. Questo condiziona pesantemente la loro scelta di fare figli. Allora evidentemente per questa maggioranza il problema della natalità non è una priorità per il Paese.
Il problema si risolve con un congedo paritario, le risorse si possono trovare magari facendo un ponte sullo stretto in meno; si fa un sistema fiscale che permette che tutti paghino; si dà un’agevolazione fiscale in meno e le risorse si trovano. È una questione di priorità e questa per noi è una priorità fondamentale ma evidentemente non lo è per questa maggioranza di governo”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra deputata e capogruppo pd in commissione bilancio di Montecitorio, intervistata alla Camera.
“I dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio certificano una realtà che denunciamo da tempo: il Governo non può far finta di nulla mentre la sanità pubblica italiana scivola sotto la media europea. Con una spesa sanitaria ferma al 6,3% del Pil e una quota crescente a carico dei cittadini, si sta progressivamente smantellando il principio di universalità del Servizio sanitario nazionale. Lasciare alle famiglie quasi un quarto della spesa significa, nei fatti, lasciare gli italiani da soli di fronte al diritto alla cura. A Meloni chiediamo un’inversione di rotta immediata: continuare su questa strada mette a rischio equità e accesso alle prestazioni”. Lo dichiara Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in Commissione Affari sociali della Camera.
“Il taglio retroattivo al credito d’imposta Transizione 5.0 rappresenta un grave danno per le imprese italiane che avevano programmato investimenti sulla base di impegni assunti dal Governo solo pochi mesi fa. Ridurre a un terzo le risorse promesse mina la competitività del nostro sistema produttivo in un momento già estremamente complesso. Colpisce moltissimo la Lombardia, dove si concentra una parte decisiva degli investimenti in innovazione e transizione energetica. Qui il definanziamento scelto dal Governo rischia di produrre un contraccolpo ancora più pesante, mettendo a rischio piani aziendali, occupazione e competitività. Ancora una volta la destra dimostra di non avere una strategia industriale e di modificare le regole solo per coprire le proprie criticità di bilancio. Il Partito Democratico lavorerà in Parlamento affinché vengano immediatamente ripristinate le risorse tagliate”.
Così la deputata Silvia Roggiani, dell’Ufficio di Presidenza del Partito Democratico alla Camera.
"Il Governo e' stato costretto a fare marcia indietro e rinviare al primo luglio 2026 l'entrata in vigore della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi extra UE introdotta nella legge di Bilancio. Una retromarcia che rappresenta una vittoria del Partito Democratico, che da subito gia' a dicembre, quando la tassa Meloni e' stata inserita in manovra ne ha denunciato l'assurdita' e gli effetti dannosi per imprese, logistica e consumatori. Un risultato che arriva grazie alla pressione costante che abbiamo esercitato in Parlamento, ma che non basta". Lo dichiarano i deputati Silvia Roggiani e Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"Adesso il Governo risponda finalmente alla nostra interrogazione e chiarisca quanto e' costato al Paese questo clamoroso errore: quanti danni ha prodotto l'incertezza generata, quante risorse pubbliche e private si sarebbero potute risparmiare se avessero ascoltato subito le nostre richieste e le preoccupazioni delle filiere coinvolte. Ora serve un cambio di passo: l'Esecutivo abbandoni definitivamente questa scelta miope e apra un confronto serio con imprese e opposizioni per costruire politiche industriali e fiscali che sostengano davvero la crescita, invece di ostacolarla con misure punitive e improvvisate. Il Paese ha bisogno di stabilita', investimenti e visione strategica, non di norme affrettate che creano problemi e poi vengono smentite dagli stessi che le hanno volute", aggiungono i dem.
“La fotografia dell’Ocse sull’Italia è impietosa e conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che il governo non ha il timone della situazione e che il Paese naviga a vista. Le previsioni sulla crescita del Pil vengono ulteriormente tagliate anche a causa a causa del lievitare dei costi dell’energia provocati dalla folle guerra scatenata da Trump e Netanyahu. La manovra di bilancio è ormai morta e sepolta, a dimostrazione che il governo non ha una politica economica. Il decreto Bollette è ormai privo di senso perché incapace di affrontare le emergenze, con effetti negativi su occupazione e famiglie. La verità è che l’Italia affonda e il governo fa ammuina: venga subito in Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Dopo la bocciatura degli italiani sulle riforme oggi arriva anche una nuova bocciatura: quella sulle politiche economiche. A certificarlo è l’Ocse che delinea un quadro economico estremamente preoccupante. L'errore piu grave del governo Meloni è negare e nascondere i gravi ritardi del nostro paese, continuando a raccontare successi che non esistono. Con la conseguenza di non essere capaci di pensare a proposte strutturali non immediatamente spendibili sul terreno della propaganda.
La presidente Meloni, che dice di essere portatrice di stabilità, sta invece creando fibrillazioni istituzionali che si riflettono sulla crescita economica. Ancora una volta bisogna dire che senza il Pnrr ereditato dai governi precedenti oggi saremmo in recessione”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
"L'allarme lanciato dalle Regioni in Conferenza Stato-Regioni è inequivocabile: il trasporto pubblico locale e regionale rischia l'interruzione dei servizi per mancanza di risorse. La normativa è chiara — entro il 15 gennaio il Governo è tenuto a trasferire alle Regioni l'80% del Fondo nazionale TPL, pari a circa 4 miliardi di euro. Siamo a metà marzo e quel decreto non è ancora stato emanato. Un ritardo inaccettabile.
La situazione è aggravata dalla crisi energetica. Le associazioni di categoria AGENS, ANAV e ASSTRA hanno quantificato in oltre 30 milioni di euro al mese i maggiori costi che le aziende di trasporto stanno sostenendo dall'inizio dell'anno, con le quotazioni del gasolio in aumento di circa il 25% a causa della guerra voluta da Trump e Netanyahu. L'energia rappresenta già la seconda voce di costo del settore, con un'incidenza superiore al 15% della spesa complessiva: variazioni così marcate rischiano di compromettere la continuità stessa dei servizi.
È una contraddizione insostenibile: mentre il costo del trasporto privato sale e i cittadini avrebbero tutto l'interesse a spostarsi su mezzi pubblici, il Governo lascia le aziende di trasporto senza liquidità e senza risposte. Il trasporto pubblico locale non è una voce di bilancio negoziabile: è un diritto di mobilità, uno strumento di coesione sociale e una leva essenziale per la transizione ecologica.
Chiediamo al Governo di agire su due fronti in modo immediato: emanare il decreto di trasferimento dell'80% del Fondo TPL alle Regioni, come prescritto dalla legge; e raccogliere le proposte avanzate dalle associazioni di settore, a partire dall'estensione della riduzione dell'accisa sul gasolio commerciale a tutto il comparto del trasporto pubblico locale e dalla promozione in sede europea di un nuovo Temporary Framework per misure straordinarie a compensazione dei maggiori costi energetici. Non ci sono margini per ulteriori rinvii".
Lo dichiarano Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico, responsabile Economia della segreteria nazionale, e Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
“Il Governo continua a non intervenire mentre i prezzi dei carburanti aumentano e trascinano verso l’alto il costo dei beni alimentari e dei prodotti di prima necessità. È una scelta precisa: fare cassa sulle spalle delle famiglie.
Ogni aumento dei prezzi genera maggior gettito fiscale e il Governo sta lasciando correre questa dinamica senza mettere in campo alcuna misura per contenerla. Si sta costruendo un tesoretto mentre gli italiani diventano più poveri.
Meloni aveva promesso di abolire le accise. Oggi non solo non le riduce, ma le ha persino aumentate con la legge di bilancio di dicembre, intervenendo sul diesel e non fa nulla ora che i prezzi tornano a salire per colpa di una guerra scatenata dai suoi alleati, Trump e Netanyahu, che sta producendo effetti economici diretti anche nel nostro Paese, nel silenzio della premier e nel delirio filorusso del suo vicepremier.
Il risultato è chiaro: famiglie e imprese pagano, il Governo incassa e non interviene. Questa non è incapacità. È una scelta politica.
Ed è una scelta politica che danneggia alcuni territori del nostro paese prima di altri come dimostra la richiesta del tavolo di crisi del mondo della pesca e i danni che si stanno producendo nelle isole, già in ginocchio per i costi dei trasporti marittimi e su gomma.
Il Governo dica con chiarezza se intende continuare a fare cassa sull’aumento dei prezzi o se vuole finalmente intervenire per proteggere cittadini e imprese.”
Così il deputato del Pd Silvio Lai.
“Nel giorno in cui l’Inps ci dice che per colpa del governo l’anno prossimo gli italiani perderanno un mese di stipendio, vorrei ricordare che è stato inserito nella legge di bilancio, sempre di questo governo di destra, anche che si andrà in pensione un mese dopo. Non lo dice il Pd, ma l’Inps. Complimenti al Governo Meloni che si occupa dei problemi del suo stesso governo come la magistratura e la legge elettorale ma non si occupa dei problemi degli italiani che non arrivano a fine mese e non hanno i soldi per fare la spesa al supermercato”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato Pd, membro della commissione Bilancio della Camera.
Ferma anche la riforma della rete di distribuzione.
“Ci siamo accorti tutti, andando a fare rifornimento, di quanto siano aumentati i prezzi dei carburanti e di quanto rischino di crescere ancora nei prossimi giorni. Il punto è che il governo avrebbe tutti gli strumenti per intervenire subito, ma non lo fa. Il governo può agire immediatamente adottando la proposta lanciata da Elly Schlein di utilizzare le accise mobili, uno strumento previsto dal nostro ordinamento dal 2008. Nel 2023 il governo ha modificato il meccanismo rendendolo più complicato, ma può comunque attivarlo da subito. È questa la richiesta che rivolgiamo all’esecutivo”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“Giorgia Meloni - aggiunge l’esponente dem - ha costruito un’intera campagna elettorale proprio sul tema delle accise, criticando i governi precedenti perché non intervenivano. Faceva video promettendo che una volta al governo le avrebbe abbassate. Oggi però non fa assolutamente nulla. Anzi, con la legge di bilancio dello scorso anno, il governo ha deciso di riallineare le accise, che di fatto significa aumentare il gettito. Lo stesso esecutivo stima che nel 2026 arriveranno oltre 500 milioni di euro in più dalle accise sui carburanti. Un tesoretto che si potrebbe utilizzare per abbassare il costo dei carburanti per cittadini e imprese, invece di lasciare famiglie e lavoratori soli di fronte all’aumento dei prezzi”.
“Il governo - conclude Peluffo - si era inoltre impegnato ad avviare una riforma della rete di distribuzione dei carburanti, che potrebbe produrre maggiore efficienza e trasparenza nel settore con effetti positivi anche sui prezzi. Ma quel testo oggi giace malinconicamente nel cassetto della scrivania del ministro Urso. Servono scelte concrete per intervenire sui prezzi e rendere più efficiente il sistema. Il governo invece continua a rinviare, mentre cittadini e imprese pagano carburanti sempre più cari”.
“Per un territorio come il nostro, dove il distretto tessile è già sotto pressione da mesi, il segnale che arriva oggi dai panificatori si aggiunge a un quadro che conosciamo bene. Tessile, manifattura, artigianato lanciano da tempo lo stesso grido dall’allarme: la capacità delle piccole e medie imprese di reggere i costi energetici è al limite. Per chi lavora con forni accesi molte ore al giorno, con macchinari che non si possono spegnere, l'energia non è una voce del bilancio tra le altre. È la condizione stessa della produzione. Il decreto bollette arriva dopo mesi di annunci e con misure insufficienti. L'Italia nel 2024 ha pagato l'energia elettrica al prezzo più alto d'Europa. Veniamo da tre anni di scelte sbagliate: norme contraddittorie sulle rinnovabili, tagli alle comunità energetiche, indebolimento degli strumenti per l'efficienza energetica. Dovevamo ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Il governo ha fatto l'opposto, e oggi famiglie e imprese pagano il conto. Il problema di fondo è che questo decreto non cambia l'architettura del sistema: il prezzo dell'energia resta agganciato al gas, anche nelle ore in cui produciamo da fonti rinnovabili. Finché non si interviene su questo meccanismo, continueremo a inseguire l'emergenza. Le risorse per intervenire ci sono, e lo Stato le incassa già: dalle aste sulle emissioni e dai dividendi delle società energetiche partecipate. Potrebbero essere indirizzate verso una riduzione strutturale dei costi. I contratti di lungo periodo per le rinnovabili sono uno strumento giusto, ma il governo li ha inseriti con due anni e mezzo di ritardo. Un provvedimento di emergenza non sostituisce una strategia. Il PD le proposte concrete le ha avanzate in Commissione: un pacchetto di emendamenti che chiede al governo di sterilizzare le accise per calmierare i costi in bolletta, evitando che ricada su cittadini e imprese. Il governo si muova”.
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato PD in Commissiona attività produttive della Camera, attuale coordinatore reggente del PD Prato.
“Il governo Meloni è molto bravo con le parole, gli slogan, ma sarebbe anche arrivato il momento di passare ai fatti. Il prezzo della benzina è alle stelle e grava pesantemente sulle famiglie. Così come l’energia. Servirebbero politiche strutturali per ridurre il costo dei carburanti, dell’energia e delle accise. Non bastano task force. I cittadini hanno bisogno di risposte concrete”. Lo dichiara il deputato del Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio della Camera.
“Dopo essersi già caratterizzato per un'esperienza da ministro della Cultura su cui stendiamo un velo pietoso, Gennaro Sangiuliano continua purtroppo a distinguersi come nemico del sistema culturale italiano.
Oggi, anche nel suo ruolo di capogruppo in Regione Campania, prosegue nella stessa direzione. Ogni volta che interviene attacca o rischia di produrre effetti negativi proprio sulla cultura, che dovrebbe invece essere tutelata e valorizzata dalle istituzioni.
Lo dimostra l’ultima polemica sulla proposta di bilancio della Regione Campania, criticata dall’ex ministro perché destinerebbe troppe risorse alla cultura, ai teatri e al Giffoni Film Festival. Una posizione che rasenta il surreale e che conferma ancora una volta una visione profondamente sbagliata del ruolo delle istituzioni.
Attaccare investimenti nella cultura significa non comprendere – o non voler comprendere – il valore economico, sociale e identitario che il sistema culturale rappresenta per i territori e per l’intero Paese”. Così una nota di Piero De Luca, deputato e segretario regionale della campania del Partito Democratico.
“È inaccettabile che migliaia di famiglie con persone con disabilità gravissima siano ostaggio dell’inefficienza di questo Governo. I ritardi sistematici nell’erogazione dei fondi nazionali relativi a gennaio 2026 stanno spingendo Regioni e Comuni verso un baratro finanziario, costringendoli ad anticipazioni milionarie per non sospendere i servizi. La destra, dopo aver ridotto le risorse nella Legge di Bilancio attraverso accorpamenti confusi, sta ora strangolando gli enti locali: la dignità delle persone non autosufficienti e la continuità dell'assistenza domiciliare non possono essere merce di scambio per i bilanci statali.
“Il grido d’allarme della Conferenza delle Regioni è un ultimatum: da marzo il rischio di interruzione delle prestazioni sociali per i più fragili diventerà realtà se il Ministro della Famiglia e il MEF non sbloccheranno immediatamente i trasferimenti. Non permetteremo che si faccia cassa sulla pelle di chi vive condizioni di estrema difficoltà. Chiediamo misure strutturali che garantiscano certezza e tempestività nelle risorse, sottraendo i diritti essenziali a questa perenne e spietata incertezza amministrativa. Il Partito Democratico non farà un passo indietro finché non sarà ripristinata la sicurezza sociale per ogni famiglia colpita.”
Così Simona Bonafè, Ilenia Malavasi e Marco Simiani, che hanno presentato un’ interrogazione ai ministri della Famiglia e dell’Economia.
Situazione molto preoccupante, ci salviamo solo grazie al PNRR dei governi precedenti.
"Difficilmente, a meno di improbabili revisioni del dato provvisorio presentato dall'ISTAT, si raggiungerà l'obiettivo su cui il governo aveva speso la sua reputazione, cioè quello di rientrare dalla procedura per deficit eccessivo portando il rapporto fra disavanzo e Pil sotto il 3%. Siamo al 3,1 e anche il debito cresce". Così la deputata dem Maria Cecilia Guerra, capogruppo in commissione Bilancio e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“Il contesto macroeconomico – ha aggiunto l’esponente Pd – desta molta preoccupazione: il rapporto debito-PIL è confermato in aumento, l'Istat ha rivisto al ribasso la stima sulla crescita italiana e all'orizzonte ci sono soltanto guerre. Il governo dice che la colpa è del Superbonus, ma il Superbonus era già nelle previsioni: il tema è sicuramente più complesso. Questi conti pubblici, che non hanno raggiunto l'obiettivo del consolidamento, ci trovano in una situazione di particolare debolezza. Dovremmo affrontare, e sembra ormai inevitabile, una crisi energetica che avrà effetti sulle bollette degli italiani e sulle possibilità di approvvigionamento del gas. Quello che veniva dal Qatar dovremo acquistarlo probabilmente dagli Stati Uniti, a prezzi più elevati".
"A tutto questo — ha concluso Guerra — facciamo fronte soltanto con le risorse rimaste dai governi precedenti, con il PNRR che questo governo si appresta a rimodulare per l'ennesima volta, perché non riesce a spendere in modo adeguato le risorse e cerca di portarsi qualche briciola anche per gli anni futuri. Una situazione molto, molto preoccupante".