“Governo e maggioranza hanno deciso di affondare la proposta di tutte le opposizioni sul congedo paritario di maternità e paternità, ma sono così codardi che non ci vogliono mettere la faccia. Addirittura non vogliono neppure che se ne parli. Perché? Perché sanno che è un provvedimento giusto, che porrebbe sullo stesso piano uomini e donne, sia nel vivere la genitorialità, sia nel partecipare al mercato del lavoro. E cosa si inventano? L'imbroglio perfetto. Nella commissione di merito, la commissione lavoro cui è affidato il provvedimento, chiedono una relazione tecnica su costi e coperture, che l'INPS predispone ma la ragioneria non trasmette. Di modo che la commissione Lavoro decide di non procedere alla discussione e alla votazione degli emendamenti e manda il provvedimento in Aula senza relatore. Ecco che allora la relazione tecnica arriva alla commissione di Bilancio. Solleva problemi. L'opposizione chiede di riformulare le coperture a seguito di questa relazione. Ma la maggioranza dice che non si può fare perché la Bilancio non è la commissione di merito. Il comma 22 è servito. E poi si riempiono la bocca di "sostegno alla maternità" e simili. Grande ipocrisia”. Lo ha detto in Aula Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“La bocciatura in Commissione Bilancio alla Camera della proposta sul congedo parentale paritario è un atto grave contro le donne, contro il lavoro femminile e contro un sostegno concreto alle famiglie italiane”. Lo dichiara la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione bicamerale Infanzia, commentando il parere soppressivo approvato dalla maggioranza.
“Dietro il paravento dei rilievi tecnici sulle coperture – prosegue – si consuma una scelta politica precisa: impedire che il Parlamento discuta e migliori una proposta che punta a redistribuire in modo più equo i carichi di cura e a rafforzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Avevamo chiesto di riaprire i termini, la maggioranza ha invece scelto la strada più semplice e più miope: cancellare tutto”.
“Il congedo paritario non è una bandiera ideologica, ma una misura strutturale per contrastare il divario occupazionale di genere, sostenere la natalità e garantire alle famiglie strumenti reali di conciliazione. Bocciarlo – conclude Di Biase - significa dire alle donne che il loro lavoro può aspettare, che le diseguaglianze di genere continueranno a crescere e che la condivisione delle responsabilità familiari non è una priorità”.
“Ancora una volta la Maggioranza, quella che sostiene di stare dalla parte delle famiglie e delle donne, si è sottratta a un confronto sano e democratico per contribuire al cambiamento culturale di cui questo Paese avrebbe così tanto bisogno”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sull’esito della commissione bilancio che ha fermato la pdl sui congedi paritari voluta dalle opposizioni.
“Si trattava di una misura valida, è diventata l’ennesima occasione sprecata da parte del Governo Meloni, la stessa che rivendicava a gran voce di essere una madre, per mostrarsi seri e pensare realmente agli interessi della cittadinanza - prosegue la deputata dem - Comportamenti del genere ci sono già stati in passato, primo fra tutti con il salario minimo: ancora una volta si chiedeva a questa destra di prendersi la responsabilità di migliorare il Paese e ancora una volta la risposta è stata deludente”.
“Noi continuiamo a esserci, perché sappiamo che le madri e le famiglie italiane meritano di più da parte delle istituzioni. Ci era chiaro già da tempo, oggi ancora di più: la prima premier donna non sa andare oltre agli slogan” conclude Gribaudo.
“Tra il 18 e il 20 gennaio 2026 il Mediterraneo centrale è stato colpito dal ciclone “Harry”, che ha investito l’area tra le coste tunisine e il Canale di Sicilia. In quelle stesse ore centinaia di persone sarebbero partite da Sfax affrontando il mare in condizioni estreme. Inizialmente si è parlato di circa 380 dispersi, ma le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari fanno temere un bilancio ancora più grave. Nei giorni successivi, diversi corpi sono stati avvistati o recuperati in mare, anche nei pressi di Pantelleria e lungo le coste siciliane e calabresi. Di fronte a una tragedia di queste proporzioni lo Stato ha il dovere di attivarsi con ogni mezzo per il recupero dei corpi, per l’identificazione delle salme e per garantire alle famiglie il diritto alla verità. Non possiamo lasciare parenti e comunità nell’incertezza e nel silenzio".
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno, delle Infrastrutture e degli Affari Esteri per chiedere quali iniziative siano state adottate per intensificare le attività di ricerca e recupero, quali procedure siano attive per l’identificazione delle salme e se il Governo intenda rendere pubblici dati chiari e aggiornati su dispersi e corpi recuperati, assicurando comunicazioni formali ai familiari.
«Il rispetto della dignità delle persone morte in mare – conclude Scarpa – non è un tema secondario né ideologico: è una responsabilità istituzionale. Servono trasparenza, coordinamento e un impegno concreto per evitare che tragedie simili si ripetano».
“La maggioranza e il governo non si nascondano dietro rilievi tecnici o procedurali per evitare una decisione politica. Sul congedo paritario serve una scelta chiara, e tutte le forze politiche devono assumersi fino in fondo la responsabilità: in gioco c’è la modernizzazione del nostro sistema di welfare, ancora troppo fondato sul lavoro di cura prestato dalle donne, un cambiamento drastico di paradigma a favore di una migliore conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro per uomini e donne, e una equa ripartizione fra di loro delle responsabilità familiari ”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera. “Il Partito democratico è pronto a valutare tutte le possibili forme di copertura economica, con serietà e spirito costruttivo, perché si tratta di una legge che rappresenterebbe un passo decisivo per il nostro sistema di protezione sociale e di una vera rivoluzione culturale. Non è una misura simbolica, ma una riforma strutturale che redistribuisce il lavoro di cura, sostiene l’occupazione femminile e investe sul futuro del Paese. Se c’è volontà politica, le soluzioni si trovano. Il governo scelga di non rinviare oltre e dia finalmente alle famiglie italiane una risposta concreta”.
“Per responsabilità nei confronti del comparto della logistica e del nostro Paese abbiamo accettato la riformulazione al nostro ordine del giorno al decreto Milleproroghe, dove abbiamo chiesto, al Governo di impegnarsi a differire al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore del contributo da 2 euro sulle spedizioni extra-UE. Ci domandiamo però, rispetto alla riformulazione che recita che il Governo valuterà l’opportunità di correggere il proprio errore, cosa altro debba accadere perché questa maggioranza dia seguito alle dichiarazioni del ministro Giorgetti?
Chiediamo al Governo di intervenire subito per eliminare questa tassa, correggendo al più presto una norma sbagliata, inefficace e dannosa per la competitività del settore italiano della logistica. L’Esecutivo non può limitarsi ad una formulazione all’acqua di rose: deve passare ai fatti e assumersi la responsabilità politica di risolvere subito il problema che lui stesso ha creato. Sin dall’approvazione della legge di bilancio, abbiamo denunciato la follia di questa misura nazionale, che penalizza imprese, operatori logistici e consumatori del nostro Paese. Per comprendere la portata del danno causato dalla destra basta citare il dato di Malpensa, dove l’import è crollato da una media di 5.700.000 kg di dicembre ai 2.500.000 kg di gennaio. Ora non ci sono più alibi. Noi continueremo a vigilare affinché questo impegno non resti la solita promessa vuota del Governo”.
Lo dichiarano Silvia Roggiani e Andrea Casu, sul parere positivo del Governo all’Ordine del Giorno al Dl Milleproroghe che impegna il governo intervenire per differire al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore della tassa sui pacchi extra-Ue.
"È una buona notizia l'approvazione alla Camera di un mio ordine del giorno durante l’esame del decreto milleproroghe che impegna il Governo a garantire continuità ai progetti del PNRR avviati dagli enti locali e non conclusi entro il prossimo agosto". Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione europea.
“Siamo in una fase decisiva - prosegue De Luca - nel 2026 si chiude il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, come chiarito dalla Commissione europea, entro il 31 agosto 2026 dovranno essere raggiunti tutti gli obiettivi in termini di risultati.
"Il Governo ha già rivisto il PNRR a fine 2025, rimodulando diversi interventi. In questo contesto, tanti Comuni, pur avendo avviato i lavori e investito risorse importanti, stanno affrontando ritardi dovuti a burocrazia e inadempienze delle imprese. E rischiano di pagare un prezzo altissimo per responsabilità che spesso non sono loro".
Con l’ordine del giorno approvato con il parere favorevole del Governo, si impegna lo stesso a intervenire con il primo provvedimento utile per assicurare continuità ai progetti avviati e proteggere i bilanci degli enti locali. In particolare, si chiede che tutte le opere che, alla scadenza europea, avranno raggiunto almeno il 30% di avanzamento continuino a essere finanziate con le risorse del PNRR e non vengano riassorbite nel bilancio dello Stato.
"È una misura di buon senso per non bloccare cantieri già partiti e non mettere in difficoltà i territori. Adesso il Governo trasformi questo impegno in atti concreti", conclude De Luca.
“Pensavo fosse la dichiarazione di voto sulla fiducia, invece ho capito che è un tema libero”. Con queste parole ironiche e gli applausi dei colleghi del Pd ha aperto in Aula la sua dichiarazione di voto sul Milleproroghe Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera, dichiarando il voto sfavorevole del suo gruppo.
“Trascinato dall’euforia per le olimpiadi invernali anche il governo è voluto salire sul podio: medaglia d’oro per le fiducie richieste, 108 di cui quasi 100 per decreti eppure non siamo in una situazione di emergenza: è il Governo stesso che ci dice che va tutto bene. Il collega Maiorano di Fdi ha detto in discussione generale che per colpa delle opposizioni sono stati tagliati 50 o 100 emendamenti della maggioranza ma, a parte la confusione sui numeri, il collega dovrebbe sapere che la colpa è del loro governo che non ha mai dato il parere su quegli emendamenti. Perché non li votiamo oggi in Aula quegli emendamenti? Perché il Governo ha messo la fiducia.
In questo decreto ci sono molte cose che non vanno bene, ad esempio sui lep e la non autosufficienza. Altre che mancano e dovevano invece correggere i tanti errori del governo su Comuni montani, fondi pensione, caf, precari della Pa, ponti sul Po, tariffa sui pacchi ecc. Ma sicuramente emerge un totale disinteresse da parte del Governo per i problemi di migliaia di persone e delle loro famiglie e per le difficoltà del Mezzogiorno di cui ci si è accorti in ritardo e con misure di decontribuzione monche. Per tutte queste ragioni - conclude Maria Cecilia Guerra - non possiamo certo votare la fiducia”.
Atteggiamento pilatesco di una maggioranza nel caos
“Sul milleproghe la sottosegretaria Matilde Siracusano ha visto un altro film. Se invece di mandarci a casa mercoledì dopo pochissimi voti ci avesse portato il parere favorevole del governo al nostro emendamento alla proroga di lavoratori lo avremmo potuto approvare, così come abbiamo approvato gli emendamenti dei relatori e due emendamenti della maggioranza.Ma la sottosegretaria questo parere non ce l'ha portato. Perché? Colpa delle opposizioni? Ed erano già passate più di tre settimane dalla presentazione. Allo stesso modo avremmo potuto lavorare se governo e maggioranza avessero trovato un accordo nei giorni precedenti.
Giovedì la commissione ha potuto lavorare dalle 10.30 alle 11 e dalle 12.45 alle 13, perché governo e maggioranza non erano pronti. Più di 100 emendamenti accantonati non hanno mai avuto un parere. Ci vuole del coraggio ad accusare le opposizioni di non avere voluto lavorare 10 minuti in piu, oltre la scadenza pattuita dalla conferenza dei capigruppo e quindi, in primo luogo, proprio dalla maggioranza, e dire che in quei 10 minuti avremmo risolto il caos di cui solo loro portano la responsabilità. Un atteggiamento pilatesco che non fa onore a chi lo assume”. Lo dichiara in una nota la capogruppo PD in commissione bilancio della Camera Maria Cecilia Guerra a proposito delle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dalla sottosegretaria alla presidenza del consiglio Matilde Siracusano sul dl Milleproroghe.
“Dal 1° gennaio 2024 il sistema europeo di scambio delle quote di emissione è stato esteso al trasporto marittimo, generando un rilevante gettito per lo Stato. È doveroso sapere con chiarezza quante risorse siano entrate nelle casse pubbliche, dove siano confluite e come vengano utilizzate”.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta ai ministri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dell’Economia e delle Finanze e delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“L’applicazione dell’Ets al settore marittimo – prosegue Lai – sta determinando un aumento significativo dei costi di trasporto merci e passeggeri, con effetti particolarmente pesanti per le regioni insulari, che non dispongono di alternative infrastrutturali terrestri. A fronte di questi impatti, non risultano misure compensative specifiche né una rendicontazione pubblica disaggregata delle entrate derivanti dal comparto marittimo”.
L’interrogazione chiede al Governo di chiarire: l’ammontare complessivo dei proventi ETS attribuibili al settore marittimo per il 2024 e 2025, nonché le previsioni per il 2026; se esista una contabilità separata che distingua le entrate del marittimo da quelle di industria ed energia; in quali capitoli di bilancio siano confluite tali risorse e con quali destinazioni; se e in quale misura siano state utilizzate per coprire interventi previsti nel recente decreto-legge in materia di energia e bollette; se si ritenga coerente, rispetto ai principi di equità territoriale e all’articolo 119 della Costituzione, l’assenza di una destinazione specifica a favore dei territori maggiormente colpiti; se si intendano introdurre strumenti di tracciabilità e pubblicazione periodica dei proventi ETS per settore.
“Non si tratta di mettere in discussione gli obiettivi ambientali europei, che condividiamo – conclude Silvio Lai – ma di garantire trasparenza nell’utilizzo di risorse che derivano da oneri ambientali e che incidono in modo differenziato sui territori. Le regioni insulari non possono essere penalizzate due volte: dall’aumento dei costi e dall’assenza di una redistribuzione equa delle risorse generate proprio da quei costi. Serve chiarezza immediata e un meccanismo strutturale di compensazione”.
“Come volevasi dimostrare, dopo giorni in cui le Commissioni si sono riunite senza riuscire ad andare oltre il voto di pochi emendamenti, oggi il Milleproroghe è stato chiuso senza nemmeno la possibilità di completare l’esame e votare nel merito. Siamo rimasti ostaggi per giorni delle scaramucce interne alla maggioranza e delle tensioni continue tra i partiti e il Governo. Un caos politico che ha paralizzato i lavori parlamentari e mortificato il ruolo delle Commissioni.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal confronto confuso e inconcludente della maggioranza esce un decreto debole, svuotato, incapace di dare risposte concrete a cittadini, imprese ed enti locali. Ancora una volta prevalgono gli equilibri interni alla coalizione rispetto agli interessi del Paese.
È inaccettabile che, per l’incapacità della maggioranza di trovare una sintesi politica, si producano ritardi, incertezze e un provvedimento che non affronta in modo serio le questioni aperte. Il Paese merita stabilità, chiarezza e scelte coraggiose, non un Governo diviso e un decreto privo di visione”.
Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del gruppo Pd alla Camera e capogruppo in Commissione Affari costituzionali, a margine dei lavori delle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Bilancio sul dl Milleproroghe.
“Il decreto Milleproroghe si è chiuso al peggio possibile perché dopo giorni e giorni, per un tempo che anche noi avevamo concesso perché si potessero affrontare una serie di problematiche importanti, a causa dei continui disaccordi profondi fra la maggioranza, siamo arrivati a concludere senza avere votato oggi assolutamente neanche un emendamento. Questo fa capire in che situazione caotica ci troviamo a lavorare; non è serietà e per noi è veramente una situazione inaccettabile. Il presidente della commissione si è trovato a dover gestire nel rispetto del regolamento una situazione che certifica il fallimento della maggioranza di governo”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera a margine delle commissioni riunite affari costituzionali e bilancio sul dl Milleproroghe.
“Siamo arrivati purtroppo ad oggi a non aver esaminato compiutamente e dettagliatamente un provvedimento complesso come il Milleproroghe, a causa dei problemi interni alla maggioranza. Sono tre giorni che in commissione aspettiamo riformulazioni e pareri che non arrivano e ora abbiamo meno di un’ora per esaminare 123 emendamenti che a questo punto non avremo il tempo di esaminare. Dopo una legge di bilancio disastrosa ci saremmo aspettati almeno un provvedimento Milleproroghe degno di dare risposte concrete a cittadini e imprese, invece è l’ennesimo disastro di questa maggioranza nel caos che non riesce a trovare la quadra”. Lo ha detto Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del gruppo Pd alla Camera e capogruppo in commissione Affari costituzionali, a margine dei lavori delle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Bilancio sul dl Milleproroghe.
“La maggioranza e il Governo hanno respinto gli emendamenti presentati dal Partito Democratico e da altri gruppi al decreto Milleproroghe per cancellare il taglio di 21,8 milioni di euro ai fondi destinati ai Centri di Assistenza Fiscale (Caf). Viene così confermato un intervento di fatto retroattivo che colpisce attività già svolte nel 2025, con costi di personale già sostenuti e bilanci in molti casi già chiusi.”
Lo denunciano i deputati Pd della commissione Bilancio, Lai, Guerra, Roggiani, Mancini e Viggiani.
“Il governo - aggiungono - agisce come la Banda Bassotti: riduce risorse già programmate e scarica il costo della propria scelta su Caf e cittadini. I Caf, che gestiscono oltre l’80% dei modelli 730, si vedono ridurre i rimborsi per milioni di dichiarazioni già elaborate e trasmesse. Questo significa mettere a rischio organici e sportelli territoriali e, soprattutto, far saltare equilibri economici già definiti: in molti casi i bilanci rischiano di chiudersi in passivo per una decisione assunta a posteriori”.
Secondo i parlamentari Pd, l’impatto non riguarderà solo le strutture: “I Caf sono un presidio di assistenza e di legalità fiscale. Se si tagliano le risorse, inevitabilmente aumenteranno i costi per gli utenti o si ridurrà l’accesso ai servizi. A pagare saranno soprattutto pensionati, famiglie e lavoratori privi di competenze digitali adeguate, in un sistema fiscale sempre più complesso. Abbiamo presentato emendamenti chiari e tecnicamente fondati per ripristinare le risorse e impedire effetti retroattivi che incidono sul principio di affidamento e sulla certezza del diritto. Il rifiuto da parte della maggioranza dimostra una chiusura politica che non possiamo accettare. Ai Caf - concludono - va la piena solidarietà del Pd. Continueremo a batterci in Parlamento per il ripristino delle risorse e per impedire che decisioni di bilancio, colpendo soggetti che svolgono un ruolo sociale essenziale, possano anche solo essere lette come strumenti di pressione politica nel clima del dibattito referendario”.
“No al diritto di veto che paralizza l’Unione europea. Sì a debito comune per investimenti europei e cooperazioni rafforzate per avanzare verso gli Stati Uniti d’Europa. Chiederemo alla Premier Meloni di confrontarci in Parlamento su queste sfide decisive per il futuro dell'Europa e per i nostri stessi interessi nazionali”. Lo afferma Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei della Camera, alla vigilia del vertice Ue.
“L'Europa è di nuovo di fronte a un bivio: cambiare rilanciando le sue ambizioni o accettare un lento declino. Non possiamo limitarci a resistere: occorre rilanciare l’opzione federale dell’Unione europea come unica risposta credibile alle sfide globali. Per questo chiediamo un bilancio europeo più forte, con un piano di investimenti comuni da circa 800 miliardi l’anno, da realizzare anche con debito comune e nuove risorse proprie, per assicurare l'autonomia strategica, sostenere la competitività, rafforzando al tempo stesso la coesione sociale e territoriale dell'Unione”.
Per il Pd è “urgente superare l’unanimità, procedere al completamento del mercato unico e costruire una vera politica estera e di difesa comune europea”. I democratici propongono infine di integrare l’articolo 11 della Costituzione per rendere esplicita la partecipazione dell’Italia all’Ue.