“Altro che aumenti più alti d’Europa, gli stipendi degli italiani, come dimostrano gli ultimi dati Istat, restano i più bassi tra i principali partner: Germania, Francia e Spagna”.
Così i deputati democratici Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, e Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd.
“La presidente del Consiglio - aggiungono - continua a prendere in giro lavoratrici e lavoratori e, pur di non fare un passo in direzione del salario minimo, accumula balle su balle inventando numeri e mischiando le carte. Chi aveva ancora dubbi sulla falsità delle sue dichiarazioni, oggi, grazie all’ultimo report dell’Istat, ha la matematica certezza. Nel suo primo anno di governo, il 2023, le retribuzioni reali sono addirittura diminuite rispetto all’anno precedente e nel 2024, malgrado gli aumenti, sono rimaste comunque al di sotto della crescita che hanno registrato negli altri Paesi Ue. Per chiudere in bellezza, i primi dati sul 2025: gli stipendi risultano ancora inferiori rispetto al 2021. Insomma, siamo davanti a una tendenza patologica alla menzogna. Per aggirare il problema degli stipendi da fame e del costo della vita alle stelle, la Presidente Meloni non si fa specie di negare l’evidenza. Fuori dal Palazzo, però - concludono - c’è un Paese sempre più insofferente, sia per le condizioni di vita minime in cui versano milioni di italiani, sia per la vergognosa indifferenza con cui il governo si disinteressa della questione”.
A rischio la sicurezza dei cittadini
“Il governo continua a colpire i territori con tagli insostenibili che mettono a rischio la sicurezza e la vivibilità delle nostre comunità. Per questo ho presentato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere conto delle gravi riduzioni di risorse destinate alla manutenzione straordinaria della viabilità provinciale e metropolitana”. Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“La nota del Ministero del 16 maggio 2025 – prosegue l’esponente dem – conferma una nuova decurtazione delle risorse previste dal decreto n. 101/2022, che si somma ai tagli già stabiliti nella Legge di Bilancio per il 2025 e dal decreto-legge n. 202/2024, per un totale di 175 milioni di euro in meno nel biennio 2025-2026. Si riducono inoltre drasticamente gli stanziamenti previsti dalla legge n. 205/2017, con un taglio complessivo di 660 milioni entro il 2029.”
“A lanciare l’allarme – conclude Merola – sono direttamente i territori, preoccupati per lo stop a cantieri cruciali soprattutto nelle aree interne colpite da alluvioni e calamità. In Emilia-Romagna le province perdono fino al 70% delle risorse previste: Bologna, ad esempio, perderà 6,9 milioni di euro tra il 2025 e il 2026. Chiediamo al ministro Salvini come intenda garantire sicurezza e accessibilità per i cittadini, di fronte a un evidente disimpegno dello Stato”.
“Se la produzione nazionale d'acciaio è importante, è necessario che il governo nazionalizzi l'ex Ilva per il tempo necessario a fare le bonifiche, le manutenzioni necessarie e, soprattutto, concludere il processo di decarbonizzazione dell'impianto. Il ministro Urso, invece, continua a spostare il problema, non risponde mai nel merito e finge di non accorgersi che è in carica da tre anni”. Lo dice il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in Commissione Bilancio, in replica al ministro Urso durante il question time alla Camera sullo stato dell'acciaieria ex Ilva.
“Siamo arrivati al momento della verità sullo stato dell'ex Ilva”, sottolinea l'esponente dem. Dopo due anni e mezzo di sottovalutazione dei problemi, trattative occultate e ridicolizzazione dei gravi danni ambientali, oggi il governo ci riporta al punto di partenza. Il ministro Urso si è accorto dello stato disastroso dell'ex Ilva solo lo scorso 7 maggio quando un incendio drammatico all'altoforno 1 ha rischiato di creare un'ecatombe”. “L'altoforno 1 era ancora acceso nonostante gli stessi gestori dell'impianto ne avevano annunciato lo spegnimento e la sua sostituzione con l'altoforno 2. Quest'ultimo è ancora spento e l'altoforno 1 è collassato. Oggi, l'acquirente dell'ex Ilva sta scappando, manca ancora il via libera dell'AIA e sono aperte 477 prescrizioni ambientali e circa 700 adempimenti complessivi per la messa in regola dell'impianto in termini di produzione sostenibile. Costo totale: un miliardo. Chi paga?”, conclude Pagano.
«Il Governo Meloni ha deciso di abbandonare le province italiane e i territori più fragili, tagliando drasticamente i fondi destinati alla manutenzione delle strade provinciali. Una scelta gravissima che colpisce in particolare tutto il mezzogiorno e anche la Sardegna, con conseguenze dirette sulla sicurezza di cittadini, lavoratori e imprese che utilizzano migliaia di chilometri di strade provinciali.»
La denuncia arriva dal deputato sardo del PD, Silvio Lai, che sottolinea: «Con la Legge di Bilancio e il Milleproroghe, l’esecutivo ha dimezzato i 51 milioni di euro già assegnati alle province sarde (Cagliari, Nuoro, Sassari, Sud Sardegna e Oristano), con un taglio netto del 50% pari a 24 milioni di euro tra il 2025 e il 2028. Solo alla Provincia di Oristano sono stati sottratti 3,1 milioni e 410 mila euro, alla provincia di Sassari 8,5 milioni, a Nuoro 4,2 milioni al Sud Sardegna mancheranno oltre 3 milioni, a Cagliari 5,4 milioni.»
«Il paradosso – continua Lai – è che mentre il Governo toglie fondi essenziali per la sicurezza quotidiana dei cittadini, il Ministro Salvini continua a inseguire il sogno mediatico del Ponte sullo Stretto, ignorando i cantieri reali e urgenti delle nostre province. Come è stato ricordato da diversi amministratori locali in Sardegna ci sono migliaia di km di strade provinciali. Non si può continuare a ignorare questa realtà. I fondi ministeriali servono, e servono subito anche perché si tratta di tagli che incidono su opere anche già appaltate.»
La Giunta Regionale ha provato a reagire, aumentando il Fondo Unico per gli Enti Locali a 60 milioni di euro, con l’impegno di arrivare a 100 milioni. Ma la dimensione del taglio nazionale costringe la Regione a coprire il buco togliendo risorse ad altre priorità strategiche. «È una corsa in salita – conclude Lai – e il Governo nazionale ha scelto consapevolmente di lasciare i territori più fragili da soli, con cantieri a rischio e responsabilità scaricate altrove.»
Lo avevamo detto già dopo la legge di bilancio che il taglio agli enti locali sarebbe stato insopportabile e ora con la ripartizione concreta si vede ciò che succede nella carne viva delle persone. Serve il ripristino immediato dei fondi tagliati e l’apertura di un tavolo nazionale con ANCI, UPI e le Regioni, per garantire un piano pluriennale di interventi reali sulle strade provinciali. La sicurezza non può essere sacrificata alla propaganda folle del ministro Salvini, complice tutto il Governo Meloni.”
“Nuova rimodulazione del PNRR e nuova batosta per il Sud e per Taranto. Altro che rilancio, il Governo Meloni è la condanna definitiva per questa città e per questa terra.” Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico e Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Se le voci che circolano dovessero essere confermate dai fatti, saremmo davanti a una vera e propria congiura contro Taranto. Non è sufficiente lo stato di vergognosa incertezza dell’ex Ilva, ora - a quanto pare - ci si dovrà anche preparare a perdere i finanziamenti PNRR per la linea ferroviaria Taranto-Battipaglia. L’ennesima ingiustificata legnata a questa comunità che, evidentemente, per questa destra rappresenta una terra sacrificabile sotto ogni punto di vista e in ogni ambito. Con quale faccia - conclude Pagano - vengono a sfilare ogni domenica per la campagna elettorale, mentre in settimana smantellano pezzo dopo pezzo i progetti che avevamo finanziato per il rilancio di Taranto. Dai parlamentari ai ministri, questa gente non conosce vergogna.”
“Il Governo dimostra di non avere compreso nulla della sentenza della Consulta che appena qualche mese fa ha stroncato l’autonomia differenziata di Calderoli. Come se nulla fosse accaduto, oggi il CdM approva una delega sostanzialmente in bianco per determinare i Livelli essenziali delle prestazioni in un’infinità di materie, chiedendo a se stesso di disciplinare la qualsiasi estromettendo il Parlamento. Ma l’aspetto più sorprendente, come al solito, riguarda le risorse, visto che nemmeno un euro viene individuato a copertura. Insomma, le Regioni che possono permetterselo, eleveranno i propri standard; chi non può, invece, resterà fermo al palo.”
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“È chiaro che siamo davanti all’ennesimo tentativo di fuga in avanti e, ancor più grave, alla definitiva ridicolizzazione della Corte Costituzionale. Di sicuro è ormai chiaro il disegno penalizzante per il Mezzogiorno di Calderoli e Meloni, con FI a fare da foglia di fico. Ad ogni modo siamo fiduciosi: come per il folle progetto di Calderoli, anche questo provvedimento sarà fermato sul nascere perché occuperemo le piazze per difendere l’unità d’Italia.”
“Il governo Meloni è piatto, inconcludente e privo di una visione strategica. Di fronte a sfide decisive come i dazi o la transizione industriale, continua a nascondere la testa sotto la sabbia, fingendo che vada tutto bene, mentre la nostra industria è ferma da 26 mesi consecutivi. Il ministro Urso si è dimostrato del tutto inadeguato a gestire dossier che vanno affrontati su scala europea e transatlantica, a partire dalle trattative con gli Stati Uniti su acciaio e automotive, che oggi gravano pesantemente sulle imprese italiane”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, intervistato sui canali social dei deputati Pd.
“Il Partito Democratico – aggiunge l’esponente Pd - chiede serietà, responsabilità e un cambio di passo: serve un esecutivo che rappresenti l’Italia in Europa con credibilità, non uno che si comporti come un infiltrato, isolandoci da ogni negoziato strategico. Non si può continuare a fare i servi sciocchi di una linea americana che non tutela minimamente il nostro sistema produttivo”.
“Infine – conclude Pagano – è paradossale che un governo in carica da oltre due anni scarichi ogni responsabilità su altri: se le auto non si vendono, è colpa della transizione green; se la sanità è in crisi, è colpa delle Regioni. Siamo guidati da una maggioranza che, pur avendo il potere, si comporta come se fosse all’opposizione. E l’Italia, nel frattempo, paga il prezzo di questa irresponsabilità”.
“La situazione dell’acciaieria è al collasso sotto ogni punto di vista. L'incidente della scorsa settimana non racconta nulla di nuovo, ma conferma ciò che diciamo da anni: la fabbrica cade a pezzi e ha bisogno di investimenti ingenti. Risorse che nessuno, al di fuori dello Stato, sarà disposto a mettere sul piatto. Taranto non può diventare la nuova Bagnoli, né possiamo rischiare che il nuovo acquirente segua l’esempio di Arcelor Mittal, sfruttando l’acciaieria finché fa comodo senza apportare il minimo miglioramento agli impianti e alla vita della comunità. Come diciamo da tempo, l’ex Ilva deve tornare nel pieno controllo del pubblico. Deve essere lo Stato a dare tutte quelle garanzie, in termini di decarbonizzazione totale e tutela dei lavoratori, che nessun altro potrebbe fornire in questa fase critica per la fabbrica. Ci aspettiamo che il ministro Urso faccia prima o poi qualcosa di concreto per questo dossier. Finora, purtroppo, come dimostra l’episodio dell’incendio, abbiamo ascoltato solo promesse e propaganda. A cui si aggiunge una fascistoide minaccia alla Procura di Taranto su cui maldestramente sta provando a far ricadere la responsabilità del fallimento della strategia governativa. Insomma, nulla di utile né per il presente, né per il futuro dell’ex Ilva".
Così i capigruppo democratici in commissione Bilancio e in commissione Attività produttive alla Camera, Ubaldo Pagano e Vinicio Peluffo.
“È inaccettabile che, a distanza di mesi, il ministero dell’Istruzione non abbia ancora emanato il decreto necessario per attivare il fondo destinato al servizio di sostegno psicologico nelle scuole”. Lo dichiara la deputata Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, che denuncia l’immobilismo del governo Meloni su un tema cruciale per il benessere della comunità scolastica.
“Nel corso della scorsa legge di bilancio – ricorda l’esponente dem – il nostro gruppo parlamentare aveva destinato una quota significativa delle risorse del proprio fondo parlamentare , 10 milioni di euro per il 2025 e 18 a decorrere dal 2026, per istituire uno sportello psicologico a favore di studenti e studentesse. Ma ad oggi, tutto tace: stiamo ancora aspettando il decreto che servirebbe a rendere operativo lo strumento previsto dalla legge”.
“Il governo – conclude Manzi - fa molta propaganda sulla scuola, ma nei fatti agisce con tagli, oltre 5.000 posti di organico di potenziamento nella scorsa legge di bilancio. Anche sul fronte dell’educazione all’affettività e al rispetto, l’introduzione dell’obbligo di consenso preventivo della famiglia rischia di bloccare percorsi fondamentali per la crescita equilibrata degli studenti. “L’istruzione merita centralità e strumenti concreti, non propaganda e inerzia”.
“Le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle forze dell’ordine sono pura propaganda, smentita dai fatti. Il rinnovo contrattuale, sbandierato come una conquista, ha portato a un aumento salariale insufficiente persino a coprire l’inflazione, causando una perdita netta di potere d’acquisto per chi ogni giorno garantisce la sicurezza del Paese. Così come il governo ha lasciato ferma al palo la previdenza complementare per gli agenti. Un'altra falsità è il potenziamento degli organici. in questi anni si è a malapena coperto il turn over di chi va in pensione, senza alcun incremento reale del personale. Anzi, nella scorsa Legge di Bilancio, il Governo aveva inizialmente previsto una riduzione del 25% del turn over, corretta solo in un secondo momento dopo le proteste. Sul fronte abitativo, nessuna risorsa è stata stanziata per affrontare l’annoso problema degli alloggi per il personale della sicurezza. Altro che “scelte concrete”: i fatti smentiscono le parole, e la Presidente del Consiglio ha ancora una volta mentito al Parlamento per fare pura propaganda sulla pelle dei lavoratori del comparto sicurezza” così il responsabile nazionale sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri.
“Molto deludente. Questo è il solo giudizio che posso dare all'intervento del ministro Urso oggi in Aula a riferire sul sistema produttivo italiano. Sui dazi il governo continua a rimanere immobile, inerme nel solo tentativo di fare da scaricabarile su questa o quella condizione particolare. Un governo che si conferma piatto e inconcludente, senza alcuna visione strategica, trincerato in una posizione subalterna per non sembrare ostile all'Europa o agli Stati Uniti”. Così in una nota il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo PD in Commissione Bilancio, commentando l'informativa urgente del ministro Urso a Montecitorio.
“Il ministro Urso – sottolinea l'esponente dem – continua a improvvisare per nascondere il totale isolamento internazionale della Presidente Meloni e, soprattutto, per evitare di dare risposte sul perché la produzione industriale è al venticinquesimo mese di calo consecutivo. Sull'orlo del baratro, all'Italia servono interventi concreti e straordinari per proteggere le imprese e il lavoro. La bugia che 'tutto va bene', fa solo male al Paese”, conclude Pagano.
“Le dichiarazioni ufficiali della Procura di Taranto smentiscono in modo chiaro e puntuale quanto affermato dal ministro Urso e da esponenti della maggioranza in merito alla gestione dell’Altoforno 1 dell’ex Ilva. La procuratrice Pentassuglia ha precisato che l’autorizzazione agli interventi di messa in sicurezza è stata concessa entro 22 ore dalla richiesta, ben al di sotto del termine massimo di 48 ore indicato dalla stessa azienda. Ha inoltre chiarito che la richiesta di ‘colaggio dei fusi’ non è mai stata formalmente avanzata”. Così i deputati Vinicio Peluffo e Ubaldo Pagano, rispettivamente capogruppo Pd nelle commissioni Attività Produttive e Bilancio della Camera.
“Urso – evidenziano gli esponenti dem - ha attribuito alla Procura ritardi che, secondo i fatti ricostruiti e gli atti depositati, non ci sono mai stati. È gravissimo che un ministro metta in discussione l’operato della magistratura con affermazioni false, nel tentativo di scaricare su altri le responsabilità dell’ennesima prova di inadeguatezza del governo sul dossier ex Ilva”.
“Chiediamo che il ministro venga immediatamente in Parlamento a chiarire le sue parole. Se non è in grado di farlo – concludono Peluffo e Pagano – valuti di dimettersi. Non è tollerabile che un rappresentante del governo deformi deliberatamente la realtà, mettendo a rischio la credibilità delle istituzioni pur di coprire il fallimento della propria azione politica. Sul futuro dell’ex Ilva e dei suoi lavoratori servono verità, serietà e rispetto delle regole: tutto ciò che oggi manca”.
“Il ministro Lollobrigida ha scelto una strada sbagliata per cambiare e adeguare la legge 157/92 sulla caccia. Serve invece un approccio diverso, a partire da un’analisi seria e approfondita sui risultati che ha prodotto l'applicazione della normativa, accanto ai limiti che ha mostrato, visto che Il 7 febbraio scorso la Commissione europea ha inviato all'Italia due lettere di costituzione in mora avviando altrettante procedure di infrazione relative ad alcune disposizioni italiane in materia di caccia e all'attuazione della normativa europea volta a limitare le catture accessorie di uccelli e specie marine.
Suonano pertanto molto stonate le parole del Ministro, considerando che negli ultimi due anni la maggioranza di destra ha già introdotto alcune modifiche spot per inseguire spinte varie di alcune associazioni, senza alcun confronto parlamentare, ma anzi approfittando del favore delle tenebre durante l’approvazione delle leggi di bilancio”.
Così Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Noi - aggiunge - non eravamo e non siamo pregiudizialmente contrari a modificare la legge sulla caccia, lo abbiamo detto e ridetto nelle sedi opportune oltre che pubblicamente, ed e’ dall’inizio della legislatura che chiediamo inascoltati che il Governo produca ciò che la stessa legge 157 affida come compito al Governo in carica, e cioè una relazione circostanziata che a 33 anni da quella stagione, che porto anche all’approvazione della legge nazionale sui parchi e le aree protette, metta nero su bianco dati e analisi da cui partire per produrre qualsiasi modifica futura, anche ponendoci l'obiettivo di rendere maggiormente protagonisti gli agricoltori. Brandire come una clava il potere dei numeri davanti alle associazioni venatorie, insultare Ispra dopo aver provato addirittura a soppiantarla con un nuovo fantomatico Istituto faunistico, da controllare e guidare, non sono le premesse utili a discutere seriamente su questo tema. E soprattutto non aiuta farlo agitando visioni manichee tra buoni e cattivi inasprendo e radicalizzando le posizioni dei fronti opposti, a scapito di riflessioni basate sulle conoscenze scientifiche e le prassi concrete di gestione della fauna selvatica nel territorio italiano. In realtà - conclude - viene da pensare che si cerchi di alimentare solo il conflitto per ragioni di mera propaganda. Ma a rimetterci saranno purtroppo gli stessi cacciatori”.
“I Referendum di giugno sono un’occasione per fare un po’ di giustizia in un mondo del lavoro che appartiene sempre meno ai lavoratori. Tra drammatiche morti bianche, stipendi risibili e precariato dilagante, per milioni di persone lavorare nel nostro Paese non è più una garanzia di stabilità e serenità. Per questo è fondamentale dare un segnale forte con il nostro voto e iniziare a cambiare le cose.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese e Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio a Montecitorio, che questa sera parteciperà alle 18.30, in Piazza Principe di Piemonte, a Grottaglie, a un’iniziativa a sostegno dei cinque “Sì” assieme al Sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, all’On. Fratoianni di AVS, a Lucia La Penna, Segr. Gen. FLAI CGIL Taranto, a Gigia Bucci, Segr. Gen. CGIL Puglia e a Michele De Palma, Segr. Gen. FIOM CGIL Nazionale.
“Il Governo Meloni sta cercando di oscurare in tutti i modi l’appuntamento referendario di giugno. Al contrario, è fondamentale parlarne il più possibile affinché la partecipazione sia ampia e pienamente consapevole. Il Partito Democratico ha rimesso il tema al centro della sua agenda e, come per il Salario Minimo, continuerà a battersi affinché le lavoratrici e i lavoratori possano riacquistare una dignità vera e non soltanto di facciata. Le italiane e gli italiani hanno l’opportunità di lanciare direttamente, con la propria voce, una nuova stagione per il mondo del lavoro. - conclude Pagano - Noi sosterremo questa battaglia fino in fondo.”
“Il rapporto della Corte dei Conti Europea sull’efficacia del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) mette in luce gravi lacune nella gestione del governo italiano. Sebbene il Pnrr sia stato concepito come uno strumento per affrontare le sfide strutturali del nostro Paese – dalla bassa produttività all’alta disoccupazione, fino alle disparità territoriali – i risultati concreti, secondo la Corte, sono ancora limitati, nonostante il raggiungimento di diversi degli obiettivi prefissati.
Il rapporto evidenzia che solo circa la metà delle misure per il digitale e il mercato del lavoro ha prodotto effetti tangibili, mentre la scarsa attenzione ai risultati concreti rischia di compromettere le aspettative di crescita a lungo termine del piano. Inoltre, la mancanza di dati di qualità e di valutazioni sulla costo-efficacia solleva interrogativi sull’uso responsabile dei fondi europei. Dati allarmanti poiché il Pnrr è un’opportunità storica per l’Italia, ma deve essere gestito con trasparenza, responsabilità e un focus chiaro sui risultati, non solo sul rispetto formale delle scadenze. Non può Fitto, con superficialità, limitarsi a difendere i progressi senza affrontare le criticità.
Fare spallucce come fa Fitto può bastare in Italia dove il Governo ha risposto alle critiche della Corte italiana modificando le regole e limitando i controlli ma non vale in Europa. Serve una revisione seria e immediata della strategia di attuazione del Pnrr, con indicatori di performance che misurino l’impatto reale sulle vite dei cittadini. Serve, come chiediamo costantemente, anche un maggiore coinvolgimento del Parlamento, delle autorità locali e della società civile nel monitoraggio dei progressi, per garantire che i fondi siano utilizzati in modo efficace ed equo, soprattutto a favore del Sud e delle fasce più vulnerabili.
Così il deputato PD, Silvio Lai della commissione bilancio della Camera dei Deputati.