“In Italia le donne ancora devono scegliere tra i figli e la carriera. É un gigantesco problema nazionale: il Paese è bloccato ormai da decenni in una spirale di bassa occupazione femminile, persistenti diseguaglianze di genere e bassa natalità. Per questo è necessaria una misura che intervenga strutturalmente, come il congedo di paternità paritario e universale, retribuito al 100%” afferma la deputata del Pd Lia Quartapelle a seguito della presentazione dello studio condotto da Tortuga Think Tank “Genitorialità condivisa: esperienze dai congedi di paternità aziendali” oggi alla Camera dei Deputati. “Ciò che è emerso dallo studio è che l’estensione del congedo di paternità porta benefici sia per le aziende, sia per i lavoratori, ma non può essere un privilegio di pochi e dunque serve un intervento legislativo che porti un cambiamento concreto e definitivo. Rivolgiamo dunque un appello - anche in vista della legge di bilancio - al governo e alla presidente Meloni, che in questi anni ha fatto della genitorialità e della natalità una delle priorità nel suo lavoro: basta con tante piccole misure di poco impatto. Concentriamo le risorse della legge di bilancio in un intervento strutturale, il congedo di paternità paritario e universale a 5 mesi, che può essere la chiave per dare più diritti ai papà, aiutare le famiglie, ridurre le diseguaglianze tra lavoratori e lavoratrici e cambiare la società italiana”.
Ad non ha detto quanto costerà allo stato la vendita delle azioni di una società in attivo
“Il silenzio di Del Fante sulle ragioni della privatizzazione di Poste e sugli effetti che avrà per le casse dello stato vale più di mille parole” così in una nota Andrea Casu e Valentina Ghio del gruppo del Pd della Camera commentano il silenzio dell’Ad di Poste italiane davanti alle domande dei deputati nel corso dell’audizione oggi in commissione trasporti alla camera. “Abbiamo chiesto a Del Fante – spiegano i dem - quanto costerà al bilancio statale, in termini di mancate entrate, l’alienazione del 15 % di azioni di Poste oggi in mano pubblica. Ma non abbiamo avuto nessuna risposta che interpretiamo come la conferma che questa privatizzazione è una mera operazione per fare cassa nel breve periodo che a conti fatti costerà allo Stato più di quanto permetterà di incassare.”
Misura va potenziata, non certo tagliata
“In questi giorni si apprendono notizie sempre più preoccupanti riguardo la futura legge di bilancio e le possibili modifiche inerenti la misura dell’assegno unico e universale. Abbiamo chiesto al governo se intenda incrementare le risorse finora stanziate, anche al fine di uniformarsi a quanto richiesto dall’unione europea visto che tale strumento, ad oggi, ha raggiunto il 91% dei beneficiari. La risposta è stata sconfortante: il governo parla, infatti, di impegni compatibilmente con gli stringenti vincoli di bilancio. Firmano una cambiale in bianco con cui promettono di sostenere il potenziamento di tutte le misure a favore della famiglia e della natalità. Sì ma con quale risorse?”. Così in una nota la deputata democratica, componente della commissione affari sociali della camera, Ilenia Malavasi al termine del question time in commissione con il ministero del Lavoro. “Un linguaggio burocratese – sottolinea - per dire che i fondi ad oggi non ci sono e che non hanno idea di dove andarli a reperire. Per noi l’assegno unico e universale è uno strumento fondamentale di sostegno alla natalità e riteniamo che l’unica vera strada percorribile sia quella di aumentare le risorse attualmente stanziate visto che l’assegno unico andrebbe rafforzato, anche con modifiche, ma non certo tagliato. Si tratta, infatti, dell’unica misura che ha permesso fino ad ora di superare la frammentazione preesistente, in cui tanti piccoli provvedimenti, fra detrazioni fiscali e trasferimenti, avevano portato a un disegno totalmente casuale, da cui erano escluse ampie fette di popolazione. La verità è che il governo che ha fatto della difesa della famiglia un vessillo ideologico, non sta facendo un bel niente. Nessun atto concreto anzi la proposta surreale di cambiare le misure che funzionano. Finora sul tema della natalità sono state date risposte completamente inadeguate e lontanissime dalle promesse elettorali. Per il Pd la difesa dell’assegno unico è una priorità e le risorse per le famiglie un investimento. Ma bisogna crederci davvero senza propaganda. Faremo le nostre proposte in legge di bilancio e scopriremo che le promesse del governo erano l’ennesimo bluff”.
Governo dei condoni e dei negazionisti
Ieri ha scaricato le gravi mancanze del governo – poche risorse e grandi ritardi – sulla Regione e sui sindaci, lui che ha lasciato nel disastro e senz’acqua la Sicilia che amministrava. Oggi scarica invece
sui cittadini: se vogliono mettersi al sicuro devono farsi un’assicurazione. Ma con gli assicuratori che dovrebbero garantire costruzioni in aree sismiche o soggette a fenomeni naturali come quelli di questi giorni, ci parla lui?
Dopo aver promesso piani straordinari e finanziamenti adeguati, passa al “fai da te” per nascondere due anni di chiacchiere e di fronte alla rovina di queste ore pensa solo ad attaccare un avversario politico. Del resto il governo Meloni non ha mai creduto nella necessità di mettere in sicurezza il territorio e rifiuta di discutere una legge sul consumo di suolo. Questo è il governo dei condoni e di chi strizza l’occhio a i negazionisti. Questo è il governo che in due leggi di bilancio non ha messo un euro in più alla cura del territorio, ma è pronto a farne scempio con opere faraoniche quanto inutili.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Non si sorprenda la Premier Meloni: se sono in tanti a essere contrari all’autonomia di Calderoli è perché il governo sta chiaramente sbagliando direzione. Non possiamo accettare che l'autonomia della destra venga utilizzata come strumento per aggravare le disuguaglianze territoriali e danneggiare la competitività del nostro Paese. Dalla Premier non è arrivato nemmeno oggi un chiarimento sulla mancanza di risorse e di investimenti rispetto a una pseudo-riforma che ad oggi resta ancora una scatola vuota”.
Così Silvia Roggiani, deputata in Commissione Bilancio e Segretaria regionale Pd Lombardia.
Manzi: Giuli venga in parlamento a presentare priorità manovra
“Dal mondo dell’editoria arriva una sonora bocciatura all’azione del governo Meloni che in questi due anni con il ministro Sangiuliano ha messo in campo politiche fallimentari a 360 gradi. Il neo ministro Giuli venga urgentemente in parlamento a definire le proprie linee d’azione, le priorità per la manovra e spieghi come vuole rispondere ai tanti comparti della cultura che, giorno dopo giorno, stanno prendendo le distanze da quanto portato avanti dal governo finora. La “continuità nella discontinuità’ evocata dalla Meloni sarebbe un atroce fallimento, Giuli non perda altro tempo non accetteremo ulteriori tagli alla cultura anche in questa manovra di bilancio”. Così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi.
Pagano: maggioranza nervosa, uso privato istituzioni è sotto gli occhi di tutti
“Le parole del presidente del Senato non possono passare sotto silenzio. A cosa allude la seconda carica dello stato quando dice che il vicepremier Tajani deve forse fare piacere a qualche banca?”.
Lo chiede il capogruppo democratico in commissione. Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, commentando quanto dichiarato dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. “Comprendiamo il nervosismo della maggioranza, scandali e gestione della cosa pubblica per fini privatistici sono sotto gli occhi di tutti, però quanto dichiarato oggi da La Russa non può passare sotto silenzio: a cosa allude?”.
"Il Ministro Giorgetti ha scritto, nero su bianco, che per il settore castanicolo non sono disponibili nemmeno 2,5 milioni di euro nel 2024 e la legge per rilanciare uno dei settori chiave per l'economia montana e dei territori marginali ė stata bloccata; tutto questo nel miserabile silenzio del Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida che per il suo staff personale spende oltre 2 milioni di euro all'anno. Il Governo Meloni preferisce assumere gli amici che approvare un volano per sostenere la multifunzionalità agricola e rilanciare un comparto fondamentale per contrastare il dissesto idrologico e garantire quindi la tutela del patrimonio ambientale”: è quanto riporta una nota congiunta di Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente (primo firmatario della PdL) e Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Agricoltura, sull'iter della sua proposta di legge ferma da mesi a Montecitorio.
"La destra ha ancora una volta mortificato il lavoro del Parlamento che aveva raggiunto una sintesi apprezzabile sul testo. Si sarebbe trattato di un provvedimento capace di valorizzare un prodotto tradizionale del territorio italiano, incentivare le imprese del settore che si occupano di raccolta e trasformazione e garantire la corretta manutenzione del patrimonio boschivo. Non ci arrendiamo e presenteremo questa proposta come emendamento alla Legge di Bilancio": conclude la nota.
“Il Ministro Giorgetti sta ‘bullizzando' il Parlamento e il presidente Fontana per nascondere il suo fallimento. La verità è chiara: i conti non tornano. La Manovra presentata dal governo manca di coperture adeguate ed è basata su una stima di crescita del Pil che l’Istat ha dimezzato, smentendo le previsioni dell'esecutivo. Di fronte a questi numeri, la corsa all’aumento delle tasse a cui stiamo assistendo è il risultato dell’incapacità politica e gestionale del ministro Giorgetti e di chi lo sostiene. Anche la tassazione agevolata al 5% per gli infermieri, presentata come una misura a favore di una categoria strategica e che in sostanza non vi vede contro, viene in realtà coperta sottraendo risorse al Fondo Sanitario Nazionale. Questo significa una riduzione ulteriore delle risorse disponibili per i rinnovi contrattuali, per compensare l’inflazione, per l’aggiornamento dei macchinari diagnostici, per l’introduzione dei nuovi LEA e per l’abbattimento delle liste d’attesa. A pagare saranno sempre gli stessi: famiglie e imprese, che subiranno un ulteriore aumento della pressione fiscale mentre l’economia rimane ferma. Chiediamo trasparenza. In queste condizioni, non è possibile un esame completo e serio degli emendamenti che il governo ha presentato tramite i relatori”. Così il capogruppo democratico in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano.
Le regole europee del nuovo Patto di Stabilità hanno previsto che ogni Stato membro presenti alla Commissione il prossimo 20 settembre il proprio piano strutturale di bilancio di medio termine.
Si tratta di un documento strategico, in quanto definisce non solo il percorso di bilancio, ma anche le riforme strutturali e gli investimenti pubblici prioritari per i prossimi anni.
Il piano dovrebbe inoltre includere riforme e investimenti di più ampia portata, relativi alle priorità comuni dell’Unione: la transizione verde e digitale; la resilienza sociale ed economica e l’attuazione del pilastro sociale; la sicurezza energetica; e, se del caso, lo sviluppo di capacità di difesa.
Come Partito Democratico chiediamo, in linea con l'indirizzo della normativa europea, che il Governo coinvolga pienamente il Parlamento nell'elaborazione del Piano, assicurando i tempi necessari per un confronto vero sul suo contenuto e proceda altresì ad un'adeguata consultazione delle parti sociali, degli enti locali, delle organizzazioni della società civile interessate. È in gioco il futuro del Paese.
Così in una nota il capogruppo democratico nella commissione affari europei della camera, Piero De Luca.
Da governo norme liberticide che violentano codice penale
“Il governo non è in grado di dare pareri agli emendamenti perché non ha ancora sciolto i tanti nodi politici che riguardano numerose norme contenute nel ddl sicurezza. Su molti temi la maggioranza è profondamente spaccata, a partire dalle norme sulle detenute madri” così in aula alla camera la capogruppo democratica, Chiara Braga ha stigmatizzato l’assenza dei pareri della commissioni bilancio su numerosi aspetti del ddl che la capogruppo dem definisce “pessimo, perché introduce norme liberticide che colpiscono le libertà individuali e collettive e attaccano il dissenso violentando il codice penale”.
Il PUN passato da 86 euro MWh ad aprile a 128 euro nel mese di agosto e settembre
“L’ufficio studi di Confindustria aveva lanciato l’allarme già ad aprile con un ampio e documentato rapporto previsionale, e i sindacati del settore industria avevano rilanciato l’allarme, con diversi esponenti dei partiti di opposizione, ma in questi mesi il Governo è stato inerte” dichiara Silvio Lai, deputato PD della commissione bilancio a Montecitorio.
“Le aziende italiane che speravano in una ulteriore riduzione nel 2024 dei costi dell’energia si sono ritrovate una mazzata vera e propria in soli 5 mesi con il Prezzo Unico Nazionale dell’energia che è ritornato ai livelli di un anno prima quando è iniziata la discesa dopo l’anno orribile, il 2022.”
“Il PUN è passato da 86 euro per MWh di aprile a 128 euro di agosto con punte a settembre tra 134 e 168 euro. Le bollette energetiche sono schizzate del 50% da aprile ad agosto, chi pagava 12.000 euro al mese si è ritrovato con bollette da 18.000 euro, e non c’è una prospettiva di discesa né a settembre né ad ottobre” prosegue il deputato Dem “sono costi a cui vanno aggiunti gli interessi bancari di chi aveva fatto investimenti che sono anche quadruplicati, sommando i quali le piccole e medie imprese a rischio di chiusura sono numerosissime, soprattutto nel Mezzogiorno”.
“È un governo senza idee sulle politiche industriali o con altre priorità come emerge dalle prime ipotesi sulla manovra non sembrano porre all’ordine del giorno interventi che mantengano il tessuto delle piccole imprese italiane, sicuramente un governo con molte altre distrazioni” conclude Lai.
Sulle dita di una mano sta la sfida alla destra lanciata ieri dalla segretaria del Pd Elly Schlein. Cinque punti irrinunciabili del nostro impegno per l’autunno e per un percorso da fare insieme alle altre opposizioni: difesa della sanità pubblica, istruzione e ricerca, lavoro e salari, politiche industriali, diritti sociali e civili. Sono i temi che stanno a cuore al paese. Perché in due anni la destra non ha risolto alcuno dei problemi che colpiscono famiglie, imprese, lavoratori e lavoratrici. C’è una legge di bilancio alle porte, ma per ora solo molti vertici e poche idee. Siamo pronti con le nostre proposte e con le nostre battaglie. L’alternativa al governo di destra c’è e vogliamo cominciare a praticala con un’opposizione determinata e forte delle sue ragioni.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Concentrare risorse su sanità, scuola e politiche industriali”
“Una legge di bilancio in cui la destra continua a promettere tutto a tutti, quando in realtà le poche risorse a disposizione dovrebbero essere utilizzate per alcune missioni strategiche: rafforzare la sanità, garantire un'istruzione di qualità e delle politiche industriali che ci proiettino verso il futuro”.
Così Ubaldo Pagano, capogruppo PD in commissione Bilancio della Camera, in vista del vertice di maggioranza sulla manovra in programma oggi a palazzo Chigi.
Dichiarazione di Arturo Scotto, capogruppo Pd commissione Lavoro
Abbiamo depositato un anno fa una mozione parlamentare per chiedere un piano straordinario di assunzioni nella Pubblica Amministrazione al Governo. Parliamo entro il 2030 di quasi un milione di persone per soddisfare il fabbisogno minimo per mettere lo Stato e gli enti locali in grado di funzionare. Il Ministro Zangrillo ha sempre risposto no e oggi starebbe addirittura avanzando la proposta di rendere possibile l’uscita dei lavoratori dalla P.A. a 71 anni. Invece di assumere, propongono l’allungamento dell’età pensionabile. Una scelta sbagliata e che contrastiamo. Serve invece lavorare a immettere una generazione nuova nella Pubblica Amministrazione per rinnovare lo Stato e salvare il welfare. Una missione decisiva per garantire eguaglianza, efficienza e competitività al nostro sistema paese. Questa scelte che vanno accompagnate innanzitutto al rinnovo del Contratto del Pubblico impiego, dove il Governo non garantisce le risorse necessarie, e da una politica di scorrimento delle graduatorie degli idonei e una programmazione di concorsi seria e rigorosa. Continueremo a tenere viva questa impostazione a partire dalla legge di bilancio che sarà il banco di prova di un Governo ormai screditato agli occhi di milioni di lavoratori e lavoratrici della funzione pubblica nel nostro paese.