"L' ufficio di presidenza della Camera ha votato la proposta di costituzione di una nuova societa' in house di Montecitorio, con il voto contrario dei rappresentanti del Partito Democratico. I fondi che serviranno per finanziare la costituzione della nuova società in house sono ingenti, sarà necessaria a breve l'approvazione di una variazione del bilancio della Camera di oltre 1,5 milioni di euro, e rappresentano una spesa non prevista in un bilancio che in questi anni invece è stato caratterizzato da grande attenzione alla realizzazione di risparmi e dal rigore delle previsioni. Si potevano invece, da subito, dare maggiori garanzie e risorse ai lavoratori in somministrazione a partire dal rinnovo dei contratti di appalto. Si e' scelta invece una strada incerta anche in merito alle future retribuzioni e tutele per i dipendenti della nuova società. Una scelta fatta senza l'accordo di tutti i gruppi parlamentari, rompendo una consuetudine di condivisione su scelte come questa. Auspico che si torni a riflettere su questa decisione e comunque, se si arriverà al voto in Aula della variazione di bilancio, siamo pronti a riproporre tutte le nostre perplessità".
Così Andrea De Maria, deputati e tesoriere del Gruppo del PD della Camera dei Deputati
“I componenti del gruppo parlamentare del Pd nell’ufficio di presidenza della Camera hanno votato contro la proposta di costituzione della nuova società in house di Montecitorio esprimendo molte perplessità e dubbi sulla scelta sia da un punto di vista giuridico che economico”. Così il segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari, che sottolinea: “i fondi che serviranno per finanziare la costituzione della nuova società in house - per cui sarà necessaria a breve l’approvazione di una variazione del bilancio della Camera di oltre 1,5 milioni di euro - potevano essere utilizzati, da subito, per dare maggiori garanzie e risorse ai lavoratori in somministrazione a partire dal rinnovo dei contratti di appalto. Si è scelta invece una strada incerta anche in merito alle future retribuzioni e garanzie per i dipendenti della nuova società. Peraltro – sottolinea Vaccari - il perimetro dell’investimento non è ancora chiaro, così come saranno tutte da verificare le future scelte sulla governance. È inoltre molto grave – prosegue - che su una scelta così fondamentale per gli assetti e la gestione dei servizi della Camera non vi sia stata la volontà di trovare un’unanime convergenza nell’Ufficio di presidenza e nel Collegio dei questori, che si sono invece divisi. Quando – sottolinea - sulle scelte di bilancio c’è sempre stata storicamente un’unanime condivisione. Siamo davanti a una forzatura e un pericoloso precedente, che politicizza il normale funzionamento di un’istituzione super partes come la Camera e rischia di condizionare anche le scelte sui prossimi passaggi sul bilancio interno”.
Tagliate risorse e dimenticati diritti e servizi
“Il governo Meloni ha messo in soffitta la strategia nazionale della Aree Interne. Non vi è più traccia del miliardo di euro stanziato e nemmeno dei 40 milioni di euro destinati alla prevenzione degli incendi che sono ancora da ripartire. Dimenticate anche le regole per dare diritti di cittadinanza e servizi differenziati nei territori svantaggiati per tentare di contrastare il fenomeno dello spopolamento. I numeri della spesa della Strategia aree interne su Open Coesione sono drammatici: 11% di progetti conclusi, 4% di progetti liquidati, 29% (su 1904 progetti monitorati) di progetti non avviati. Eppure il rilancio delle aree interne è fondamentale anche per il miglioramento della vita nelle aree urbane. Le aree interne offrono spazi, bellezza, distanze e qualità della vita che possono rappresentare punti di forza straordinari e rispondere all’esigenza di dare compiutezza alla transizione ecologica purché sostenibilità ambientale, digitalizzazione, innovazione vengano effettivamente realizzati in modo tale da spezzare l’isolamento di molti territori dando l’opportunità ai giovani di non andarsene ma di restare. Si tratta di territori fragili distanti dai centri principali, senza servizi essenziali, che però coprono complessivamente il 605 dell’intera superficie del territorio nazionale, il 52% dei Comuni e il 22% della popolazione. Le aree selezionate dalla Snai sono 72 e ne fanno parte 1077 comuni per circa 2.072.718 abitanti.
Il governo Meloni ha deciso di abbandonare migliaia di comuni e milioni di persone al loro destino? Serve riprendere la Strategia nazionale, semplificare, accelerare e avere la disponibilità immediata delle risorse”.
Così i capogruppo Pd in commissione Agricoltura e Bilancio, Stefano Vaccari e Ubaldo Pagano.
“Dopo i rilievi della Corte dei Conti e dell'ufficio parlamentare di Bilancio, a smentire il ministro Fitto è arrivato anche il parere della Conferenza delle Regioni, ricordando che c'è, realmente, un vero e proprio definanziamento della Sanità, rispetto al Pnrr, di 1,2 miliardi. Peraltro le Regioni, su molti di questi soldi, avevano già delle obbligazioni giuridicamente vincolanti, quindi le opere rischiano di bloccarsi perché i responsabili dei procedimenti avranno timore a consegnare le opere alle ditte che si erano aggiudicate le gare. C’è il rischio di aggravare ancora di più il grande ritardo che si è accumulato, soprattutto sulle opere previste dal Pnrr e dal Piano nazionale complementare (Pnc) che riguardano il comparto Sanità”. Così il deputato dem Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, intervistato sul sito web dei deputati Pd.
“Ma il tema – ha aggiunto l’esponente Pd - è un altro. Fitto continua a dire che in queste ore sta facendo una ricognizione di tutte le opere che in realtà sono in stato avanzato e quindi potrebbero non essere definanziate. Perché non l’ha fatta prima dell'adozione del decreto? E laddove dovesse capire che anche solo una parte di queste risorse non dovevano essere tolte, come farà a trovare i soldi per andarle a ripristinare? E’ un gioco perverso in cui una persona inadatta al ruolo sta commettendo errori su errori. Purtroppo il conto salato rischiano di pagarlo gli italiani”.
“Noi – ha concluso Pagano - abbiamo predisposto una serie di emendamenti per il decreto legge Pnrr quater, in cui chiediamo, prima di tutto, di ristabilire tutte le poste che erano state originariamente destinate per rafforzare la Sanità del territorio. Il Pnrr e il Pnc sono stati messi in campo esattamente per rafforzare la medicina del territorio dopo gli anni bui del Covid. Evidentemente, non tutti hanno preso spunto in maniera seria da quella che è stata un'esperienza drammatica che ha vissuto il sistema Paese. Oggi si tendono a fare gli stessi errori”.
“Da tempo il Pd ha presentato una proposta di legge”
Apprendiamo dalla stampa che il governo starebbe considerando la proposta di legge per dare accesso al servizio sanitario ai cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Aire. È una notizia che va nella giusta direzione dopo l’impegno che il governo si è preso a dicembre con l’approvazione del mio ordine del giorno, presentato insieme ai Deputati eletti all’estero del Partito Democratico durante la discussione della legge di bilancio. La proposta di legge già c’è e non è solo quella di Fratelli d’Italia, abbiamo infatti da tempo presentato una pdl più strutturata come Partito Democratico che prevede anche l’esenzione dal pagamento del contributo di una serie di categorie prive di reddito all’estero come gli studenti e, inoltre, scagliona il contributo in base al reddito. Si tratta di una necessità ormai troppo urgente per la nostra emigrazione da essere ignorata. Vigileremo quindi che la proposta finale includa le necessarie salvaguardie per chi non produce reddito e che sia una misura equa a proporzionale. Allo stesso tempo, è bene precisare che questo nuovo sistema di accesso alla sanità non può e non deve applicarsi ai residenti nell’Unione Europea e nei paesi EFTA, come la Svizzera, che sono già coperti tramite tessera TEAM. Anche su questo, vigileremo.
Così il deputato Pd Christian Di Sanzo, eletto in Nord e Centro America.
Restiamo in attesa che ritrovi 1,2 miliardi tagliati alla sanità
“Per Fitto non conta che istituzioni dalla massima autorevolezza come la Corte dei Conti o l’Ufficio Parlamentare di Bilancio abbiano segnalato tagli alla sanità per 1,2 miliardi dopo la rimodulazione del PNRR. E non conta nemmeno quando lo confermano le Regioni, all’unanimità e senza distinzione di colore politico. Per Fitto sono tutte polemiche “inutili e strumentali” perché, come sempre, la ragione deve essere dalla sua parte.”Così Ubaldo Pagano, deputato del Partito Democratico e Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Poco importa se, appena qualche giorno fa, è stato lui stesso a delegare il Ministro Schillaci di verificare l’esistenza di ogv per le opere della misura “Verso un ospedale sicuro”. Talvolta succede, anche agli umani infallibili come Raffaele Fitto, di contraddirsi nel giro di pochissime ore. E quindi gli facciamo una domanda chiara e semplice: se dalla ricognizione dovesse emergere che su buona parte dei progetti, o anche progetti che valgono qualche milione di euro, vi sono già le obbligazioni giuridiche vincolanti, sarebbe disponibile a fare marcia indietro nel corso dell’iter di approvazione del DL PNRR? Nel frattempo restiamo comunque in attesa di capire se e dove intende prendere il miliardo e duecento milioni che mancano all’appello per la sanità.”
“La stima flash dell’Istat a gennaio registra una flessione della produzione industriale del 1,2 per cento, mentre l’indice complessivo diminuisce del 3,4 per cento. Il quadro è molto preoccupante. Colpisce come la mancanza di visione e politiche industriali del governo Meloni sia riuscita a sperperare in così poco tempo l’eredità del governo Draghi di cui aveva usufruito nel primo anno di mandato. Ma questo governo non pecca solo di mancanza di una politica industriale. Il calo vertiginoso della fiducia di famiglie e imprese registrato ad agosto sempre dall’Istat avrebbe dovuto accendere tante spie luminose nella sala di comando a Palazzo Chigi. Al contrario, l’esecutivo, diviso tra beghe interne e campagne elettorali ha trascurato di varare misure essenziali per sostenere la domanda interna, lasciando cittadini e imprese con le tasche vuote. Alla Meloni e ai suoi ministri lo diciamo forte e chiaro: la propaganda è finita e come al solito la realtà ha il sopravvento. Ecco perché ci permettiamo di chiedere di iniziare a lavorare per il bene del Paese per evitare disastri economici peggiori”. Così il deputato dem Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio.
Governo mette a rischio conti pubblici
“La memoria depositata dalla Corte dei conti italiana in commissione Bilancio alla Camera e quanto affermato dal Presidente della Corte dei Conti europea sono un doppio flop per il governo e sbugiardano le ottimistiche dichiarazioni del ministro Fitto”. Così i capigruppo democratici nelle commissioni Bilancio e Affari europei della Camera, Ubaldo Pagano e Piero De Luca, che aggiungono “dopo la bocciatura della Corte dei conti italiana - che certifica i tagli alla sanità, le basse percentuali di spesa, i rinvii e il rischio di non raggiungere gli obiettivi senza incidere sui conti pubblici – adesso è la Corte dei Conti europea a lanciare un allarme sul tasso di assorbimento dei fondi di coesione del 2023 che, in Italia, sono nettamente più bassi del resto d’Europa. I dati peraltro confermano l’incapacità dei fondi della Coesione di competenza dei Ministeri contrariamente a buone performance degli Enti territoriali. La critica è evidente, il governo Meloni non sa spendere nei tempi e mette a rischio il bilancio dello stato”.
L'attuale soglia di reddito annuo a 2.840,51 euro per essere considerati familiari a carico non tiene in adeguata considerazione lo status delle persone disabili. Infatti spesso un disabile in età più avanzata si ritrova ad avere una pensione di reversibilità a causa del decesso di uno dei genitori, in media di circa 3.000 euro annui, che fa decadere il diritto per il genitore superstite alle detrazioni Irpef per il figlio a carico. Per questo motivo chiediamo al ministro Giorgetti se intenda modificare l’attuale disciplina stabilendo che l'attuale soglia di reddito di 4.000 euro prevista per figli a carico sotto i 24 anni sia garantita per ogni figlio con disabilità a carico senza limiti di età, anche valutando l’onere a carico del bilancio dello Stato.
Così i deputati del Pd Virginio Merola, capogruppo dem nella commissione Finanze, Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Partito democratico e Marco Furfaro capogruppo PD in commissione Affari sociali, firmatari di un’interrogazione in commissione Finanze al ministro dell’Economia.
Il ministero della Sanità renda chiari quali siano i progetti che sono coperti con FSC e art.20.
“Dopo 9 mesi dai tagli effettuati arrivano le coperture parziali sui definanziamenti Pnrr ma non arrivano le specifiche sui singoli interventi, a partire dalla sanità.” Così i deputati dem Silvio Lai e Gianni Girelli, rispettivamente componenti delle commissioni Bilancio e Affari Sociali.
“Intanto - aggiungono gli esponenti Pd - le rassicurazioni del ministro Fitto sul mantenimento delle risorse in sanità per il Pnrr poggiano solo sulle sue parole e non su documenti ufficiali. Tutte le Regioni, insieme, hanno dichiarato che non si tratta di rimodulazioni del Pnrr, quelle annunciate da Fitto, ma di tagli per oltre 1,2 miliardi per l’ammodernamento degli ospedali che mancano all’appello nella copertura tra FSC e art.20 Legge 67/88, e le Regioni hanno la responsabilità diretta sui bilanci della sanità. Il ministro Fitto ha comunicato che non mancherebbero le coperture perchè molti dei progetti in sanità inseriti nel Pnrr erano già finanziati dall’art.20 e quindi ritornano su quella copertura ma nel frattempo molte Regioni avevano avuto affidamenti su infrastrutture da completare o avviare proprio con quei finanziamenti che ora spariscono".
"Occorre fare chiarezza e siccome - concludono Lai e Girelli - il ministero di Fitto non risponde alle interrogazioni porremo le nostre domande anche al ministro Schifani che ha la competenza sull’articolo 20 con una interrogazione che presenteremo in queste ore nella quale chiederemo quali siano i progetti coperti e quelli esclusi da questa copertura dopo la revisione del Pnrr per scoprire chi subisca i tagli denunciati dalle Regioni”.
“Unica certezza è che usa Fsc come bancomat a danno Sud”
Il governo Meloni ci nasconde da mesi la verità sui dati e progetti del Pnrr. Lo dicono tutti, dalle forze di opposizione alle testate giornalistiche, fino all’Ufficio Parlamentare di Bilancio: sul Piano non c’è più un briciolo di trasparenza e persino alle Commissioni parlamentari non è concesso di sapere nulla. E né l’ultima Relazione, né l’intervento del ministro Fitto di oggi ci fanno fare un passo avanti. Il provvedimento presentato qualche giorno fa non rifinanzia tutte le misure tagliate. E laddove le rifinanzia, lo fa a scapito di altri investimenti pubblici e di altri fondi a danno dei territori e di interi ambiti di spesa che restano inevitabilmente mutilati.
Questo decreto non è affatto risolutivo. Anzi, alimenta soltanto la grandissima confusione che c’è intorno al Piano. L’unico dato certo è che il Fondo di Sviluppo e Coesione torna ad essere il Bancomat preferito del governo, a grave danno del Mezzogiorno. Al netto dei toni trionfalistici, i ritardi nell’attuazione del Piano sono purtroppo un fatto accertato. Dalle stime della vostra stessa Nadef, avevate preventivato di spendere 41 miliardi nel 2023. Ne avete spesi solo 21. Basta leggere con onestà ciò che scrive la Corte dei Conti nell’ultima relazione, ossia che il ritardo sugli investimenti è evidente e che avrà un impatto sulla crescita. Invece che far proliferare i commissari straordinari o chiudersi nelle segrete stanze di Palazzo Chigi, invitiamo il governo a coinvolgere il Parlamento. Ci porti nelle Commissioni i dati e i documenti che servono agli italiani per capire e a noi per aiutare. Ci coinvolga nella riflessione delle scelte e non ci presenti una contabilità falsata ed edulcorata. È così che si garantisce l’attuazione del Pnrr, non con questo atteggiamento testardo di omissioni ed insopportabile saccenza.
Così Ubaldo Pagano, capogruppo del Pd in commissione Bilancio della Camera, intervenendo in Aula per la dichiarazione di voto.
“Nel corso delle audizioni alla camera sul nuovo Pnrr, l’assessore Donini, in rappresentanza della conferenza delle Regioni, ha smentito con chiarezza quanto dichiarato oggi dal Ministro Fitto in Aula. Le regioni confermano che c’è un vero e proprio definanziamento di 1,2 miliardi di euro sulla sanità e in particolare sulla costruzione degli ospedali: risorse che si chiede alle regioni di sopperire, risorse su cui le regioni contavano e che erano già impegnate. Le conseguenze sono state dette in modo chiarissimo in audizione: si bloccheranno i cantieri per ospedali e sanitá territoriale e quelle risorse ad oggi non ci sono ne possono essere stanziate dalle regioni” così in una nota il capogruppo democratico nella commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano, insieme alle deputate e deputati dem, Silvia Roggiani, Roberto Speranza e Cecilia Guerra.
“Il Pnrr poteva essere una straordinaria opportunità di crescita per l’Italia ma, nella realtà dei fatti, la destra ha perso tempo a riformare la governance e a modificare un piano che è stato ampiamente depotenziato”.
Così la deputata Pd Silvia Roggiani, intervenendo in Aula sulle comunicazioni del ministro Raffaele Fitto sullo stato di attuazione del Pnrr.
“I numeri raccontano una realtà molto differente rispetto al racconto del Ministro Fitto: l’Italia ha già ottenuto il 52,4% delle risorse del Pnrr e non sta centrando nessuno degli obiettivi trasversali del Piano sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali tra nord e sud, sul divario di genere e su quello generazionale. Un gravissimo danno in un paese in cui il tasso di occupazione femminile è di 14 punti inferiore alla media europea e che si trova ultimo come occupazione giovanile. L’accanimento contro gli Enti locali lascia senza parole. Una parte dei progetti per i Comuni e le Città metropolitane che la destra ha tagliato sono stati rifinanziati a carico del bilancio dello Stato, lasciando il tutto nell’incertezza e peggiorando la prospettiva dei conti pubblici. Il Pnrr del Governo conferma poi come l’esecutivo non creda nella sanità pubblica, che dovrebbe garantire un servizio universale per tutte e tutti i cittadini. Con il taglio del governo di 1,2 miliardi alla sanità si cancellano dal Pnrr più di 300 case di comunità, 300 ospedali, togliendo a migliaia di cittadini la possibilità di accedere alle cure”.
Rimodulazione governo colpisce sanità, asili nido e politiche per il mezzogiorno
“I dati sullo stato di attuazione del Pnrr smentiscono l’euforia del Ministro Fitto. I primati italiani decantanti dal governo non sono purtroppo veritieri e il livello di spesa effettivamente sostenuto finora dal nostro paese è ben inferiore alle risorse già trasferite. La rimodulazione del Piano voluta dal governo incide negativamente su misure strategiche che sono state immotivatamente ridimensionate: dagli interventi a sostegno dell’occupazione giovanile ai divari economici territoriali, agli investimenti sugli asili nido, alla sanità territoriale che ha visto un consistente tagli del numero delle strutture e dei presidi territoriali”. Così la risoluzione sullo stato di attuazione del Pnrr presentata dal gruppo parlamentare del Pd a prima firma della capogruppo Chiara Braga, dei capigruppo in commissione Bilancio e Affari europei, Ubaldo Pagano e Piero De Luca e da tutti i componenti democratici nelle commissioni coinvolte.
La risoluzione contesta inoltre al governo il mancato coinvolgimento del parlamento sui numerosi aggiustamenti e impegna pertanto l’esecutivo: a fornire tutte le informazioni per valutare lo stato di avanzamento dei singoli progetti; ad assicurare l'effettivo e integrale rifinanziamento delle misure espunte dal PNRR e di quelle parzialmente definanziate, con particolare riferimento agli interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l'efficienza energetica dei comuni e a quelli per la rigenerazione urbana; ad utilizzare le risorse del Fondo di sviluppo e coesione a copertura degli interventi del PNRR senza pregiudicarne la natura aggiuntiva e il vincolo di destinazione dell’80 per cento in favore del Mezzogiorno; a garantire l'attuazione del nuovo PNRR nel pieno rispetto del cronoprogramma.
Dopo quasi un anno governo inadempiente su rimborsi a famiglie e imprese
“Quanto dichiarato oggi dalla vicepresidente della regione Emilia Romagna, Irene Priolo, in commissione ambiente alla Camera fa emergere la distanza tra le promesse e i fatti del governo per la ricostruzione e il rimborso dei territori alluvionati”. Così in una nota la capogruppo democratica, Chiara Braga insieme ai deputati Simiani, Gnassi, Bakkali, Vaccari, Andrea Rossi, e Curti che sottolineano come: “a quasi un anno dall’alluvione che ha colpito le regioni Emilia-Romagna, Toscana e Marche, ancora non vi sono certezze né sulle risorse né sulle procedure di semplificazione che avrebbero dovuto garantire tempi rapidi di intervento. Mancano ancora le ordinanze sul credito d’imposta che è stato approvato in legge di bilancio e quella per i ristori al terzo settore. Preoccupa, infine, il modo opaco con cui il governo sta gestendo la durata del mandato del commissario Figliuolo, che scadrà a giugno, e su cui il governo non ha ancora fornito indicazioni. Non possiamo correre il rischio di alimentare un orizzonte di incertezza ormai insostenibile per territori, famiglie, imprese e terzo settore o, ancora peggio, dover ricominciare daccapo tutto. Da Fdi assistiamo, ancora una volta, a un irresponsabile scaricabarile sulla regione quando il partito della presidente del consiglio dovrebbe riflettere sull’inadempienza del governo e sulle mancate promesse della Meloni, che aveva assicurato il tempestivo 100% dei rimborsi alle famiglie e alle imprese, che ad oggi sono ancora pressoché a zero”.