“La decisione di dichiarare inammissibili una decina di nostri emendamenti al Ddl ‘Coltiva Italia’, tra cui il 5.01 e il 5.09 che consentivano alle imprese agricole della Regione Emilia Romagna di riutilizzare i fondi residui già stanziati dopo le calamità come gelate e alluvioni del 2023, è un atto grave e politicamente inaccettabile. Parliamo di risorse pubbliche già destinate ai territori colpiti, che non avrebbero comportato nuove spese per lo Stato ma avrebbero semplicemente permesso di intervenire per risarcire dei danni subiti e intervenire con tempestività per la messa in sicurezza del territorio e il sostegno alle imprese agricole ancora in difficoltà. Bloccare queste risorse significa, di fatto, sottrarre agli agricoltori emiliano romagnoli risorse necessarie per affrontare emergenze reali e documentate. È una scelta che colpisce in particolare l’Emilia-Romagna, guarda caso, e che dimostra una preoccupante distanza se non una avversità manifestata già in precedenza, della maggioranza di governo dalle esigenze concrete delle comunità locali di quella Regione”.
Così i deputati democratici della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari e Andrea Rossi.
“Ancor più incomprensibile - aggiungono - è questo atteggiamento alla luce delle dichiarazioni pubbliche del ministro Lollobrigida, che solo pochi giorni fa, a Bologna, aveva manifestato disponibilità verso le proposte del Partito Democratico. Oggi, nei fatti, assistiamo a una chiusura che contraddice quegli impegni e che penalizza l’Emilia Romagna, che per ragioni di pregiudizio politico non gode dei favori del governo e della destra. Non vorremo però che quanto bocciato oggi possa essere ripresentato come emendamento dal governo e dal Relatore per acquisire medaglie dal chiaro connotato propagandistico. Di fronte a frane, allagamenti, infrastrutture danneggiate e aziende agricole escluse dai precedenti ristori, ci sarebbe stato bisogno di responsabilità istituzionale e coerenza, non tatticismi. Continueremo a batterci perché queste risorse vengano rese immediatamente disponibili alle Regioni. La sicurezza del territorio e la sopravvivenza delle imprese agricole - concludono - non possono essere ostaggio di logiche di parte”
“Le risorse stanziate dal governo non sono sufficienti per il disastro causato dall’uragano Harry. Non lo dice il Pd. Lo dicono le Regioni.
Il disastro a Niscemi in Sicilia è stato un disastro annunciato, da trent’anni di burocrazie, le stesse che paralizzano le rinnovabili.
Non una calamità naturale imprevedibile, ma l’esito di oltre trent’anni di omissioni amministrative, progetti bloccati e finanziamenti mai trasformati in opere di sicurezza.
Un territorio classificato da decenni come ad altissimo rischio idrogeologico, eppure la prevenzione strutturale è rimasta quasi inesistente.
Ora il governo si faccia sentire, faccia la sua parte e aumenti i fondi destinati alla ricostruzione”. Lo dichiara la deputata del Pd, Stefania Marino, eletta in Sicilia, che aggiunge:
“Anche i deputati regionali di maggioranza nel segreto all’Ars si sono espressi responsabilmente per una volta per il bene dei territori e delle comunità anziché andare dietro ad un governo che pensa solo agli slogan elettorali. Questo governo non può non tenere conto della classe dirigente della Sicilia e della loro volontà che rappresentano i territori, le persone, gli sfollati”.
«La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per i territori colpiti dal ciclone “Harry” è un atto necessario e dovuto. Siamo stati i primi a chiederlo, ma la dotazione iniziale di 100 milioni di euro complessivi è palesemente insufficiente rispetto all’entità dei danni che stanno emergendo in Sardegna, Sicilia e Calabria».
Lo dichiara Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna.
«Le ricognizioni in corso da parte dei Comuni e delle strutture di Protezione civile restituiscono un quadro molto più grave di quanto coperto dalle risorse finora stanziate - se ne sarà reso conto anche il ministro Musumeci - : infrastrutture stradali e idrauliche danneggiate, opere di difesa costiera compromesse, abitazioni e attività produttive colpite, con conseguenze rilevanti anche sul piano sociale ed economico. Per la sola Sardegna è realistico prevedere un fabbisogno nell’ordine di diverse decine di milioni di euro, destinato a crescere con il consolidarsi delle stime».
«Per questo – prosegue Lai – il Governo deve integrare rapidamente le risorse nazionali e, parallelamente, attivare senza indugi gli strumenti europei previsti per le grandi calamità naturali, come indicato anche dall’europarlamentare Giuseppe Lupo. A partire dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea, che consente di sostenere gli interventi di emergenza e il ripristino delle infrastrutture essenziali, e dal regolamento RESTORE, che permette una riprogrammazione flessibile dei fondi europei per la ricostruzione e l’assistenza alle comunità colpite».
«RESTORE è uno strumento che è scaduto il 31 dicembre 2025 ma che può e deve essere immediatamente prorogato e riattivato, su richiesta del Governo italiano alla Commissione europea. Non si tratta di nuove risorse, ma di fondi già disponibili che rischiano di andare perduti e che possono invece essere rapidamente riprogrammati a favore dei territori colpiti».
«I nostri territori stanno pagando un prezzo altissimo agli eventi climatici estremi: una risposta sottodimensionata finirebbe per scaricare i costi dell’emergenza su amministrazioni locali, imprese e famiglie, aggravando ulteriormente una situazione già critica».
«Ho depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo tempi certi sull’integrazione delle risorse, criteri trasparenti di riparto e l’attivazione immediata del canale europeo. Bene l’emergenza, ora serve la ricostruzione: adeguata, coordinata e all’altezza della gravità degli eventi».
“La provincia di Agrigento è stata duramente colpita dal ciclone Harry, che nelle ultime ore ha provocato ingenti danni, paura e pesanti disagi per le cittadine e i cittadini, le imprese e le amministrazioni locali. Litorale devastato, strade allagate o interrotte, campagne distrutte, edifici pubblici e privati danneggiati: un colpo durissimo per un territorio già segnato da fragilità strutturali e che fonda gran parte della propria economia sull’agricoltura e sul lavoro stagionale. Da deputata agrigentina sento il dovere di essere al fianco della mia comunità. Ho già avviato le necessarie interlocuzioni istituzionali affinché venga riconosciuto lo stato di calamità naturale e siano attivati ristori rapidi e adeguati per famiglie e imprese colpite”.
Così la deputata dem, Giovanna Iacono, esprimendo il proprio ringraziamento a Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine e volontari impegnati senza sosta per garantire sicurezza e assistenza alla popolazione.
“Ora - ha aggiunto - è il tempo della concretezza. La provincia di Agrigento non può essere lasciata sola. Servono interventi immediati, ma anche una strategia seria di prevenzione e messa in sicurezza del territorio, perché eventi estremi come questo non possono più essere considerati eccezionali. La situazione - ha concluso - continuerà a essere seguita passo dopo passo nelle sedi istituzionali competenti, per garantire risposte rapide e adeguate al territorio”.
Simiani: Sbagliato punire chi si inginocchia davanti alla bandiera della Palestina, interrogazione parlamentare
“Riteniamo inaccettabile la notizia della contestazione disciplinare avviata dal Ministero dell’Interno nei confronti dei Vigili del fuoco che, lo scorso 22 settembre a Pisa, si sono inginocchiati in segno di silenzio e rispetto per le vittime di Gaza. Il Governo, attraverso il Viminale, sta attuando un’interpretazione distorta e punitiva del regolamento dei Vigili del fuoco, trasformando un gesto umanitario, spontaneo e profondamente civile in una presunta violazione regolamentare da punire con una sanzione disciplinare. I Vigili del fuoco sono, per loro natura e per mandato costituzionale, una forza a tutela delle popolazioni colpite, di chi è in difficoltà, di chi subisce calamità, guerre ed emergenze. Non sono e non possono essere assimilati a una forza di sicurezza posta direttamente nelle mani dell’esecutivo, né utilizzati come strumento di repressione del dissenso o della solidarietà umana. Colpire lavoratori e dirigenti sindacali per un gesto di pace e di compassione significa oltrepassare una soglia pericolosa, che nulla ha a che vedere con il rispetto delle regole e molto con una volontà di dare un segnale politico. È stato un gesto non di parte, non legato a un movimento politico o partitico, ma un gesto di semplice umanità con cui si è voluto rappresentare la propria vicinanza a una parte di mondo dove sono morte donne e uomini, ma soprattutto bambine e bambini. Per queste ragioni chiediamo con forza al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, di fare immediatamente un passo indietro, ritirando ogni contestazione disciplinare e ristabilendo il rispetto del ruolo, della dignità e della funzione sociale dei Vigili del fuoco. La solidarietà non è un reato. L’umanità non si punisce”.
Così il deputato democratico Marco Simiani, che annuncia un’interrogazione parlamentare.
“L’allarme lanciato da Ance sul rischio di paralisi dei cantieri pubblici è gravissimo. Mancano 2,5 miliardi di euro per coprire le compensazioni dovute alle imprese e, senza un intervento immediato, si rischia di fermare opere fondamentali del Pnrr e delle ricostruzioni post-calamità”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Partito Democratico Marco Simiani, Augusto Curti e Andrea Casu, che hanno presentato sul tema una interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“Il governo chiarisca subito la reale entità degli ammanchi e garantisca, già nella prossima legge di bilancio, le risorse necessarie a evitare il blocco dei lavori. Mettere in crisi il settore delle costruzioni significa mettere a rischio crescita, occupazione e sicurezza del paese", concludono i dem.
“Ancora una volta la destra dimostra di non avere a cuore la sicurezza dei cittadini né la tutela dei nostri territori. Oggi è stato bocciato il mio ordine del giorno che chiedeva al governo di prevedere nella prossima Legge di Bilancio risorse adeguate e vincolate per sostenere la Toscana, una delle regioni più colpite dagli eventi climatici estremi degli ultimi anni”. E’ quanto dichiara Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario Dem della Toscana sul suo atto discusso dall’Aula di Montecitorio.
“Parliamo di comunità devastate dalle alluvioni, di famiglie che hanno perso case e attività, di agricoltori che hanno visto spazzati via mesi di lavoro, di infrastrutture pubbliche e private ancora oggi danneggiate e non ripristinate. Di fronte a questa emergenza la destra ha scelto di girarsi dall’altra parte. Il mio ordine del giorno chiedeva tre cose semplici e di buon senso: ristori rapidi e certi per i territori colpiti, investimenti nella prevenzione contro il dissesto idrogeologico e una pianificazione strutturale di lungo periodo che superasse la logica dell’emergenza. Tutti principi che dovrebbero unire, non dividere. Invece la maggioranza ha deciso di bocciarli, confermando la linea dei tagli alla prevenzione e portati avanti in questi anni”.
“Il Partito Democratico continuerà a battersi in Parlamento e sul territorio perché i cittadini colpiti dalle calamità non vengano abbandonati e perché la Toscana, insieme a tutto il paese, abbia finalmente una strategia seria contro il dissesto idrogeologico e per l’adattamento climatico”, conclude Fossi.
“Oggi la Regione Sardegna ha deciso di mettere 25 milioni di euro per affrontare l’emergenza della dermatite nodulare bovina. Bene. Ma ora non si può più attendere: il governo Meloni deve fare la sua parte, come ha fatto per tutte le altre zoonosi e calamità che hanno colpito altre regioni d’Italia”.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato PD, dopo la notizia dell’intesa bipartisan raggiunta in Consiglio regionale sardo per una legge d’emergenza a favore degli allevatori.
“L’epidemia in corso - aggiunge - ha causato e causerà abbattimenti di massa, blocco della movimentazione dei capi, perdite economiche ingenti. La risposta non può essere lasciata solo alla Regione. Esiste un fondo nazionale Pac, da 450 milioni di euro, anche per la dermatite nodulare, che il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida deve attivare e non ha ancora proceduto. E questo è inaccettabile. Il governo Meloni deve spiegare perché ha messo fondi straordinari per altre epizoozie e invece tace quando si tratta della Sardegna. Forse considera l’isola fuori dal territorio nazionale? Un’enclave da trattare a parte, come sta facendo con il 41 bis, negando lo Stato di diritto? Non lo accetteremo. La Sardegna - conclude - non mendica elemosine, pretende giustizia e rispetto”.
Servono poteri speciali per presidenti di Regione
“Sul tema delle alluvioni, il punto è non 'se' ma 'quando' accadrà di nuovo. Il cambiamento climatico travolge il pianeta, ma questo governo non se ne accorge e non dà risposte. Per le alluvioni in Romagna, l'esecutivo provó a dire che la responsabilità era della Regione e dei comuni. Poi ciò che successe e sta succedendo in tutta Europa, purtroppo ha evidenzato che il cambiamento climatico produrrà ancora danni soprattutto per i territori fragili che, per loro natura, sono sotto il livello del mare o in ambiti idrografici morfologicamente vulnerabili. L'intervento statale non può fermarsi alla sola emergenza tamponata con le nomina governativa di commissari nelle regioni, spesso come una clava politica per attaccare i territori. Quando si parla di calamità come le alluvioni c'è il tema delle risorse necessarie, dell'impianto normativo e della governance per i ristori e il pronto intervento nell'emergenza e la pianificazione. Chi è sul territorio, i presidenti di Regione, devono avere la responsabilità, ma anche gli strumenti per agire e rispondere”. Lo dice il deputato Pd, Andrea Gnassi, intervenendo in Aula sul decreto eventi alluvionali.
“Ci ricordiamo – continua il parlamentare - i cittadini romagnoli nel fango a rimboccarsi le maniche mentre la politica del governo arrancava nelle polemiche e il ministro Musumeci da Roma alimentava le difficoltà dando colpe ai comuni e alle regioni del centrosinistra". ”Sono necessarie misure e leggi che diano strumenti e poteri speciali ai presidenti di Regione e questo per far sì che la responsabilità di agire a cui sono chiamati, possa avere gli strumenti perché possa essere esercitata. Bisogna dare ai presidenti di Regione la possibilità di avvalersi, come per i Commissari, di soggetti tecnici competenti a supporto delle decisioni importanti, sia di emergenza sia di pianificazione. I commissari passano i presidenti restano sul campo. Il resto, è davvero inutile, a parte la propaganda che un governo non dovrebbe fare, almeno sulla prevenzione delle calamità governativa”, conclude Gnassi.
“Dal torinese al cuneese oggi il Piemonte è stato tragicamente protagonista di disastri ambientali: frane, alluvioni, maltempo ovunque. Purtroppo anche con conseguenze gravi come un uomo a Bardonecchia morto trascinato via dalla piena del fiume. Seguo con apprensione l’operato della protezione civile e di chi scende in campo per aiutare le popolazioni colpite. Grazie per il lavoro che svolgono in queste ore critiche”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sull’allerta meteo in Piemonte di oggi.“Mi aspetto un’azione da parte del Governo per un intervento tempestivo che aiuti i territori colpiti - prosegue la deputata piemontese - Cosa che, ad esempio, non è avvenuta a Chivasso e nelle zone attigue, che stanno ancora attendendo che venga riconosciuto lo stato di calamità per l’alluvione di aprile e i conseguenti fondi per aiutare il territorio a rialzarsi”.
“Non bastano parole di cordoglio quando avvengono queste tragedie: la politica deve essere pronta a intervenire là dove necessario, altrimenti si tratta di propaganda e frasi vuote. Ne è un esempio il ministro Musumeci, che oggi era atteso proprio a Chivasso per un seminario sulla transizione climatica, che ha prontamente saltato per ‘impegni istituzionali’. Non basta riempirsi la bocca, bisogna agire preventivamente nelle aree più a rischio e, quando avvengono le tragedie, essere pronti a sostenere i territori” conclude Gribaudo.
A rischio la sicurezza dei cittadini
“Il governo continua a colpire i territori con tagli insostenibili che mettono a rischio la sicurezza e la vivibilità delle nostre comunità. Per questo ho presentato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere conto delle gravi riduzioni di risorse destinate alla manutenzione straordinaria della viabilità provinciale e metropolitana”. Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“La nota del Ministero del 16 maggio 2025 – prosegue l’esponente dem – conferma una nuova decurtazione delle risorse previste dal decreto n. 101/2022, che si somma ai tagli già stabiliti nella Legge di Bilancio per il 2025 e dal decreto-legge n. 202/2024, per un totale di 175 milioni di euro in meno nel biennio 2025-2026. Si riducono inoltre drasticamente gli stanziamenti previsti dalla legge n. 205/2017, con un taglio complessivo di 660 milioni entro il 2029.”
“A lanciare l’allarme – conclude Merola – sono direttamente i territori, preoccupati per lo stop a cantieri cruciali soprattutto nelle aree interne colpite da alluvioni e calamità. In Emilia-Romagna le province perdono fino al 70% delle risorse previste: Bologna, ad esempio, perderà 6,9 milioni di euro tra il 2025 e il 2026. Chiediamo al ministro Salvini come intenda garantire sicurezza e accessibilità per i cittadini, di fronte a un evidente disimpegno dello Stato”.
“Siamo esterrefatti dalle dichiarazioni rilasciate dall’assessore all’Agricoltura della Regione Basilicata e, ancor di più, dal silenzio assordante del Governo sul futuro della diga del Rendina. Un mese fa ho presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri delle Infrastrutture, dell’Ambiente e dell’Agricoltura per sollecitare un intervento urgente volto al pieno recupero della funzionalità dell’invaso. A oggi, nessuna risposta. Nessuna assunzione di responsabilità. Nessuna prospettiva chiara per il territorio”.
Lo dichiara l’on. Mauro Laus, denunciando lo stallo istituzionale e l’inerzia politica che stanno compromettendo la gestione di una risorsa strategica.
“Oggi l’assessore regionale ci informa che manca un’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e che per mettere in sicurezza la diga servirebbero almeno 113 milioni di euro. Ma nel frattempo, mentre le istituzioni si rimpallano le colpe, l’acqua preziosa di questa primavera si perde, inutilizzata. E tra qualche settimana, quando la siccità tornerà a mordere, ci ritroveremo con l’ennesima emergenza idrica, che penalizzerà non solo le attività agricole del Vulture-Melfese, ma anche gli usi civici di intere comunità”.
“La verità è che siamo di fronte a un caso clamoroso di incapacità amministrativa e politica. La vera calamità non è il maltempo, non è la siccità, non è la burocrazia: la vera calamità è questa destra nazionale e regionale, si dimostra incapace di decidere, di pianificare, di agire-. Con il Rendina stanno abbandonando un territorio e tradendo le promesse fatte agli agricoltori, ai cittadini, alle imprese”.
“Lo avevamo detto e lo ripetiamo: l’unica norma varata dal governo Meloni contro il dissesto idrogeologico, dopo aver tagliato le risorse e avere accumulato continui ritardi sui risarcimenti, è stata quella di costringere le imprese ad assicurarsi. Tra pochi giorni, entro fine marzo, scadono infatti i termini per stipulare le polizze. Avevamo chiesto più tempo ma le nostre proposte sono state bocciate: adesso solamente un intervento urgente del governo può posticiparne l’entrata in vigore”. Così i deputati Marco Simiani e Ubaldo Pagano, rispettivamente capigruppo Pd in commissione Ambiente e Bilancio.
“Una proroga - concludono Simiani e Pagano - è infatti necessaria. L’assicurazione presenta un quadro normativo non chiaro sull’entità dei costi e sulla definizione delle calamità per le quali sono realmente previsti i risarcimenti. Si rischia, in questo caso, di avere tariffe imposte dalle assicurazioni e una discrezione troppo soggettiva sulla copertura rispetto ai singoli eventi catastrofali. E’ necessario che sia lo Stato, nel rispetto del principio di libera concorrenza, a definire uno standard comune di ‘polizza base’ poi integrabile con le necessità delle singole aziende. Vanno poi previste norme specifiche per la cooperazione ed il settore no profit. Senza questi accorgimenti l’assicurazione diviene soltanto una tassa ai danni delle imprese che solleva il governo da ogni responsabilità sulla gestione del territorio”.
“Oggi discutiamo un decreto che dovrebbe affrontare questioni di massima priorità per il Paese, dalla rigenerazione urbana delle periferie alla lotta alla dispersione scolastica, dall'emergenza climatica e idrica all'attuazione del PNRR e al disagio sociale. In realtà, è l'ennesimo decreto omnibus, privo di una visione a lungo termine e utile più a produrre titoli dei giornali che a dare risposte concrete ai cittadini. Sono, infatti, mesi che il Governo cerca di spostare l'attenzione degli italiani dalla realtà, mentre le bollette sono in continuo aumento, aumentano i lavoratori in cassa integrazione, i salari reali sono in calo. Ma i fatti arriveranno a dimostrare la natura restrittiva dei provvedimenti economici dell’esecutivi. Ormai, lo dimostra anche questo provvedimento: se un territorio è colpito da calamità naturali, diventano vere e proprie sciagure, perché i territori non possono più contare su un rapido e forte intervento dello Stato. Infatti, la vostra lentezza serve a capire se, prima di nominare un commissario per intervenire, in quel territorio c'è un amministratore amico o avversario.
Sul Pnrr c'è una passività del Governo, una tendenza a rallentare la capacità di spesa. È vero che siamo il Paese che ha più risorse del PNRR, ma siamo a un livello di crescita ben lontano da quell' 1,2%, indicato dalla legge di bilancio, mentre altri Paesi, come la Spagna, con meno risorse, stanno mettendo più risorse nell'economia reale e sono a una crescita del 3%. Quindi non ci si faccia la morale sulle risorse europee e soprattutto si dica chiaramente che si porta avanti una politica economica restrittiva, che non vuole spendere le risorse che arrivano dai Fondi europei. Per concludere sull'acqua, riteniamo si sia perduta l'occasione per affrontare la questione dell'emergenza idrica non solo in termini emergenziali, ma anche ponendosi delle domande di fondo su come si fanno gli interventi infrastrutturali sulle questioni idriche che necessitano al Paese.
Così il deputato del Pd Claudio Mancini, intervenendo in Aula.
“Risorse immediate per far fronte alle prime impellenti necessità dei territori della Toscana colpiti dal maltempo nelle scorse settimane”: questi i contenuti di un pacchetto di emendamenti alla Legge di Bilancio a prima firma dai deputati Dem Marco Simiani, Emiliano Fossi, Simona Bonafè, Marco Furfaro e Federico Gianassi. Le proposte riguardano i comuni della Città Metropolitana di Firenze, delle Province di Livorno, Pisa, Siena, Pistoia e Grosseto per le alluvioni verificatesi il 18 settembre e il 17 e 18 ottobre.
“Pe tutte queste zone la Regione ha chiesto lo stato di calamità mentre il governo ha stanziato ad oggi soltanto 8,7 milioni di euro per le alluvioni del 18 settembre a fronte di danni molto più ingenti, in attesa che vengano individuati nel dettaglio i comuni interessati dalle inondazioni di ottobre. Per recuperare tempo prezioso e dotare gli enti locali di finanziamenti urgenti abbiamo chiesto lo stanziamento di altri 80 milioni di euro complessivi al fine di garantire in quei territori il pieno ritorno alla normalità e la ripresa di tutte le attività sociali ed economiche”, conclude la nota dem.
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