Inaccettabile proseguire i lavori dell’aula su abuso di ufficio
“Apprendiamo dalla stampa che il Cdm di ieri ha inserito nel DL Carceri, con decretazione d'urgenza, una nuova fattispecie penale: il peculato per distrazione. Di fatto il governo interviene per restringere la portata dell'abrogazione dell'abuso d'ufficio che stiamo discutendo in queste ore e siamo prossimi a votare in Aula e lo fa con un provvedimento d’urgenza”. Lo dichiara il deputato dem Federico Gianassi, Capogruppo Pd in Commissione Giustizia, intervenendo a Montecitorio sull'ordine dei lavori nella discussione del decreto carceri.
“A un anno dall'approvazione del disegno di legge sull'abuso di ufficio – continua Gianassi - il Pd continua a dire che l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio lascia sacche di impunità nel nostro Paese perché rende penalmente irrilevante l'abuso di potere del pubblico funzionario per procurare un vantaggio a sé o a altri o per discriminare un cittadino. Nonostante le critiche al provvedimento anche da parte di esponenti della maggioranza, Nordio aveva dato rassicurazioni dicendo che il nostro ordinamento non avrebbe subito ripercussioni. Invece Nordio è corso ai ripari con una norma penale urgente dentro un decreto che tocca altri temi a poche ore dal voto definitivo della Camera sull’abuso di ufficio. Quale motivi hanno indotto Nordio a questo intervento urgente? Perché non ha avuto il coraggio di presentarsi alla Camera e presentare un emendamento al testo in corso di esame? Guarda caso la parte che tornerebbe a vivere della norma penale sarebbe proprio quella relativa alle responsabilità degli amministratori comunali. Altro che tutela per i sindaci, qui siamo davanti ad un cortocircuito inaccettabile. Procedere oggi con i lavori del Parlamento in assenza di quanto approvato dal Cdm è una forzatura inaccettabile.”
"La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha censurato il governo italiano per il trattenimento presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri di una donna con evidenti problemi di salute mentale, ordinandone il trasferimento in un luogo idoneo alla cura. La storia è quella di una donna, Camelia, che è stata detenuta e sostanzialmente abbandonata a sé stessa per nove mesi nel Cpr di Roma Ponte Galeria. Nonostante la sua evidente incompatibilità alla vita in comunità ristretta, la Questura di Roma ha continuato a richiedere proroghe del suo trattenimento, convalidate dal giudice di pace, lasciando la donna detenuta, da ottobre 2023, in una cella di isolamento. Una logica manicomiale condannata dai Giudici di Strasburgo. Grazie al mio intervento e a quello della collega Eleonora Evi, è stato presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani. La detenzione di una persona con problemi di salute mentale in un Cpr è contraria al divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti. Il caso è stato seguito dagli avvocati Daria Sartori, Gennaro Santoro, Federica Borlizzi e dalla dottoressa Muriel Vicquery, con il supporto della Rule 39 Pro Bono Initiative, della dottoressa Monica Serrano e dei medici Antonello D’Elia e Nicola Cocco". Così in una nota la deputata dem Rachele Scarpa.
"Il trasferimento di Camelia - aggiunge l'esponente Pd - rappresenta un precedente importante che fa ben sperare sulla concreta possibilità di aiutare a far uscire degli esseri umani dall'inferno dei Cpr, vere e proprie carceri, in cui si entra senza colpe e non si sa quando, e se, si uscirà. È importante far riferimento a strumenti di tutela dei diritti umani come la Cedu, aiutano a rendere ancora più palese la stratificazione di politiche migratorie sbagliate nel nostro Paese, spesso in malafede. Per questo una richiesta della Corte come quella di oggi deve sollecitare un cambio radicale del sistema di accoglienza e il superamento del sistema Cpr, che eviti al nostro Paese di restare nell'abisso in cui, per qualcuno, i diritti umani non vengono riconosciuti e tutelati. I promotori del ricorso alla Cedu sottolineano che la vicenda di Camelia non sia isolata e che nei Cpr la violazione dei diritti umani è sistematica. In particolare, le criticità per la salute mentale delle persone detenute sono state evidenziate anche per altri Cpr, come quelli di Milano e Macomer. Tra le problematiche denunciate vi sono l'uso massiccio di psicofarmaci, il mancato accesso al diritto alla salute, la gestione dei servizi di cura affidata a privati, la normalizzazione della violenza e dell'abbandono e l’inadeguatezza di presa in carico delle problematiche di salute, in particolare delle condizioni psichiatriche, con la pericolosa adozione di pratiche manicomiali".
"I promotori - conclude Scarpa - chiedono il superamento dei Cpr e della detenzione amministrativa, ritenuti istituti di degrado, sofferenza e abbandono, dove persone non colpevoli di reati sono private della libertà. Viene ancora utilizzata la psichiatria come strumento di controllo, anche per persone senza problemi di salute mentale, mediante un uso spropositato di farmaci, mentre coloro che soffrono realmente di disturbi psichiatrici vengono abbandonati. Inoltre, come testimoniato dall’ispezione effettuata lo scorso 18 giugno insieme a Monica Serrano e Federica Borlizzi, le generali condizioni di detenzione nel Cpr di Ponte Galeria sono del tutto inumane. In celle di pernotto di 24 mq dormono, per terra, su materassi di gommapiuma fino a 8 persone; vi sono quotidiani atti di autolesionismo e tentativi suicidari, derubricati come 'non credibili' dal personale sanitario dipendente dall’ente gestore. Condizioni di trattenimento costanti in tutti i Centri di Permanenza per i Rimpatri".
“Gli ultimi annunci del ministro Nordio confermano che non cambierà niente, restiamo alle chiacchiere e pure col garantismo siamo a zero: il sovraffollamento nelle carceri potrà aumentare, continuerà nel disinteresse la sciagura dei suicidi di detenuti e poliziotti penitenziari. Restano pie illusioni gli auspici che Stati esteri si prendano i reclusi nelle nostre carceri. E anche la ‘rivoluzione’ di Nordio sull'ordinanza di custodia cautelare emessa da un organo collegiale è rimandata di due anni, se va bene. E’ previsto dallo stesso Nordio che questa novità avrà un impatto tale sull'organizzazione dei Tribunali, specie quelli piccoli, soprattutto per le incompatibilità dei tre giudici rispetto alle successive fasi del processo, da richiedere l’assunzione di 250 nuovi magistrati, del tutto insufficienti. E così l'entrata in vigore è differita di due anni”. Lo afferma la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani, in merito alle dichiarazioni odierne del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul decreto “svuota carceri”.
l governo si apra al confronto con le opposizioni
“Siamo arrivati al numero record di 44 suicidi nei carceri italiani dall'inizio dell'anno. È un quadro drammatico dove in media un detenuto ogni 4 giorni si toglie la vita. E se a tutto questo aggiungiamo che il corpo della Polizia Penitenziaria ha il più alto tasso di suicidi tra tutte le Forze dell'ordine possiamo avere un'immagine esaustiva della pessima condizione in cui versano i carceri in Italia. Il sovraffollamento è conclamato con 61460 detenuti su una disponibilità di 47076 posti nei penitenziari (oltre il 130%) e trasforma una situazione critica in una vera propria emergenza che avrebbe richiesto maggiore attenzione e confronto da parte del governo e della maggioranza. Ma non è stato così”. Lo dichiara la deputata dem Michela Di Biase in Aula di Montecitorio durante la discussione generale sulla concessione della liberazione anticipata.
“Oggi – ha continuato Di Biase - ci troviamo davanti ad una proposta normativa del governo senza che sia stato possibile discutere di emendamenti in Commissione, né conferire mandato al relatore: un segno di grande indifferenza che pregiudica la possibilità di affrontare nel dettaglio il problema dei carceri in Italia. Il ministro Nordio va avanti solo annunci di populismo e propaganda ma, oltre al taglio di risorse, di fatti concreti non c'è nulla. Sappiamo che parlare di carceri forse non porta consenso ma non possiamo chiudere gli occhi davanti alla cancellazione di diritti anche per le persone che hanno commesso reati. Non si può rimandare, l'emergenza è oggi, servono interventi strutturali”.
“Mentre nelle carceri italiane si consuma una vera tragedia - che è fatta di suicidi, sovraffollamento, carenza di personale, presidi medici insufficienti, infrastrutture fatiscenti – il governo continua a non decidere e, ancora oggi, non porta in Cdm il tanto annunciato ‘decreto carceri’. Cosa aspetta ancora il ministro Nordio per intervenire?” così la deputata democratica, componente della commissione giustizia della Camera, Michela Di Biase che sottolinea “oggi registriamo il triste record del 45esimo suicidi in carcere dall’inizio dell’anno. La misura è colma, siamo in emergenza umanitaria e l’inerzia del governo non è più accettabile”.
“Il problema del sovraffollamento negli istituti penitenziari è purtroppo un dato noto. Ma a seguito del decreto Caivano assistiamo al sovraffollamento anche dei carceri minorili e siamo davvero preoccupati. Molti deputati si sono impegnati in questi primi due anni di legislatura ad accendere un riflettore su quelle che sono le condizioni di detenzione in Italia negli istituti carcerari e il Pd con la campagna 'Bisogna aver visto' si sta impegnando in prima persona per dare risposte concrete a un'emergenza che molti sembrano sottovalutare”. Lo dichiara la deputata dem Michela Di Biase chiedendo al ministro Norbio di riferire con urgenza in Aula di Montecitorio sulla condizione del sistema carcerario in Italia.
“Esiste una proposta di legge già calendarizzata in Aula, la proposta a prima firma Giachetti. Non procrastiniamo la discussione perché non c'è più tempo da perdere. L'allarme che arriva dalla condizione delle carceri italiane non può rimanere inascoltato. Dopo due anni di annunci del fantomatico Piano carceri da parte del ministro Norbio, oggi è tabula rasa senza alcuna iniziativa a parte le solite dichiarazioni spot del governo”, ha concluso Di Biase.
“Siamo sconcertati, ancora una volta il governo dimostra totale inerzia rispetto a quello che sta accadendo nelle carceri italiane, dove dall’inizio dell’anno siamo al 43esimo suicidio. La convocazione d’urgenza della commissione Giustizia della Camera per discutere del primo ddl Nordio, approvato esattamente un anno fa e che consideravamo ormai abbandonato dalla stessa maggioranza, è emblematica del fatto che il governo non è in grado di definire le priorità e affrontare le vere emergenze del paese. Mentre nelle carceri italiane si sta consumando una tragedia vera - che è fatta di suicidi, sovraffollamento fuori controllo, carenza di personale, presidi medici insufficienti – il governo continua a percorrere la strada sicuritaria che non tiene minimamente conto delle esigenze della giustizia italiana e che, anzi, è responsabile del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro all’interno degli istituti penitenziari italiani” così la responsabile giustizia del Pd, la deputata dem, Debora Serracchiani, è intervenuta alla camera nel corso dell’esame del Ddl Nordio che modifica il codice penale, il codice di procedura penale, l'ordinamento giudiziario e il codice dell'ordinamento militare.
“Nelle carceri italiane si vive una vera e propria emergenza umanitaria. A partire da aprile, i parlamentari democratici, nell’ambito dell’iniziativa “Bisogna aver visto”, hanno visitato numerose strutture penitenziarie e depositato interrogazioni parlamentari, sia alla Camera che al Senato, richiamando l'attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro negli istituti di pena ormai al collasso.
Il sovraffollamento ha raggiunto numeri record, aggravato da una cronica carenza di personale. Il quadro sanitario è reso ancora più critico dall'elevato numero di detenuti con tossicodipendenze e problemi psichiatrici, e vi è una grave insufficienza di iniziative trattamentali necessarie per realizzare il fine rieducativo della pena. Molte strutture sono fatiscenti o del tutto inadeguate.
Nonostante ciò, il governo continua a rimanere inerte e a proporre soluzioni che peggiorano ulteriormente le condizioni di vita e di lavoro negli istituti penitenziari. Le preoccupazioni aumentano a fronte della crescita attesa nel prossimo futuro del sovraffollamento a cui si collega la riduzione delle risorse destinate al comparto giustizia previsto dalla manovra di bilancio nel prossimo triennio. È intollerabile che il governo e la maggioranza continuino ad assistere ai suicidi in carcere senza intervenire”. Così il capogruppo democratico nella commissione Giustizia della Camera, Federico Gianassi.
“Nelle carceri italiane c’è un’emergenza che va affrontata, il Governo non può più nascondersi. Con le tragedie di queste ultime ore siamo saliti a 43 suicidi in carcere, 15 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Da mesi come Partito Democratico chiediamo più impegno su questo tema, anche cercando di continuare ad esercitare le nostre funzioni ispettive all’interno dei penitenziari italiani con l’iniziativa ‘Bisogna aver visto’. Il Governo deve mettere da parte gli slogan e trovare strumenti concreti contro il sovraffollamento carcerario”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
"I dati - prosegue Di Biase - dicono con chiarezza che il problema del sovraffollamento non si risolverà creando nuove carceri, anche perché in Italia c'è un problema di degrado edilizio che riguarda molti penitenziari. Il Governo deve tener conto di questo quadro drammatico ed aprire una riflessione sulle misure alternative di esecuzione della pena. Servono interventi strutturali per rendere accettabili le condizioni di detenzione e per il recupero sociale dei detenuti" conclude la deputata Pd.
Gli Istituti penali minorili sono in condizioni critiche nel Paese e le soluzioni proposte dal Governo sono inadeguate. Pensate al famigerato piano carceri, annunciato dal Ministro Nordio senza prevedere risorse adeguate e programmi dettagliati. O all’aumento dei minori in carcere prodotto dallo scellerato decreto Caivano, che ha compromesso il sistema penale minorile”. Lo ha detto la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase intervenendo al convegno “Portare il carcere nella Costituzione” organizzato al Tempio di Adriano dal quotidiano “Il Dubbio”.
“Il governo Meloni ha imposto un modello repressivo, invece noi dovremmo lavorare per evitare che i minori entrino in carcere. Dobbiamo ricordarci tutti che quando un ragazzo entra in carcere è lo Stato ad aver fallito” ha aggiunto Di Biase dialogando con il capo del Dipartimento della giustizia minorile Antonio Sangermano.
“Il mio appello al Governo Meloni è di abbandonare il modello punitivo per puntare sull’inclusione giovanile ed il reinserimento sociale” ha concluso la deputata del Partito Democratico, capogruppo in bicamerale Infanzia e Adolescenza.
“Sulla grave situazione delle carceri italiane il governo continua a fare da notaio prendendo atto della realtà, condividendo peraltro le tante criticità che a più riprese abbiamo evidenziato in Parlamento. E’ marginale farci dare ragione dal Governo se poi non si assumono le conseguenti iniziative volte a dare soluzione alle problematiche in corso. Per questo non siamo soddisfatti delle risposte alle nostre interrogazioni”.
E’ quanto ha dichiarato il deputato Pd, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera in risposta al viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che era intervenuto in Aula su due interrogazioni a prima firma Vaccari ed Anna Ascani, vice presidente della Camera.
“Lo scorso 22 aprile come gruppo Pd - dichiarano i deputati Pd Anna Ascani e Stefano Vaccari - abbiamo visitato oltre 30 istituti penitenziari e abbiamo riscontrato gravi carenze per molti versi drammatiche. La fotografia che emerge è quella di luoghi in cui le persone sono ammassate oltre ai limiti per i quali siamo stati condannati in sede europea. Da ciò ne consegue l’impossibilità di svolgere attività tese al reinserimento sociale del detenuto. Nelle carceri non si può studiare, non si può lavorare, non c’è una sufficiente copertura sanitaria, le infrastrutture sono fatiscenti e c’è carenza di personale. Aumentano i suicidi e il numero dei morti in carcere per cause diverse dal suicidio, che pure sono un fatto rilevante. In questo scenario inumano e degradante l’Italia si segnala per un altro aspetto di inciviltà: la reclusione di bambini e bambine all’interno delle carceri insieme alle loro mamme detenute.
Di fronte a tutto questo cosa fa il governo? Aumenta pene e introduce nuovi reati su fattispecie che potrebbero essere diversamente trattate anziché operare sulle problematiche. Gli istituti penitenziari - concludono Anna Ascani e Stefano Vaccari - non sono terra di nessuno ma luoghi dove tendere alla rieducazione del condannato, come recita la Costituzione. E su questo il governo continua a svicolare, irresponsabilmente”.
"A leggere le notizie su Chico Forti riportate oggi dalla stampa c'è da restare increduli e da sperare che si tratti di coloriture giornalistiche. Permessi velocissimi per poter vedere la madre, tour del carcere come fosse in visita, addirittura di cibo speciale. Il tutto mentre apprendiamo dell'ennesimo suicidio in carcere: questa volta si tratta di una donna detenuta a Torino.
Siamo tutti sollevati per il fatto che un nostro concittadino condannato all'ergastolo all'estero possa finire di scontare la pena in Italia, come è giusto che sia. Quello che non è chiaro, però, è il motivo di un trattamento che sembra decisamente privilegiato. Prima la presidente del Consiglio che va in aeroporto ad accoglierlo, come se fosse rientrato un eroe nazionale, un fatto senza precedenti. E non si citi il caso di Silvia Baraldini perché l'allora ministro Diliberto si limitò ad accompagnarne la madre e se ne andò prima che l'aereo con Baraldini atterrasse. Nessun rappresentante delle istituzioni, dunque, la accolse all'arrivo.
E non è bastata l'accoglienza in grande stile. Adesso a quanto pare, Chico Forti usufruirebbe anche di trattamenti speciali all'interno del carcere. Altri detenuti, invece, aspettano mesi, se non anni, per potere incontrare i propri cari, a volte per carenza di personale, a volte per problemi logistici.
Chi, come me, gira le carceri d'Italia ne conosce bene le condizioni.
Il punto, sia chiaro, non è che Chico Forti ha potuto incontrare la madre dopo appena 5 giorni dal rientro in Italia. Il punto è che la stessa possibilità non è garantita a tutti i detenuti e le detenute del Paese che vivono in condizioni di sovraffollamento e di carenza di servizi. Questo non può che esasperare gli animi dentro gli istituti di pena. E' il doppio standard che qualcuno dovrà spiegare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"L'ultimo Paese africano, in ordine di tempo, con cui Giorgia Meloni vuole stringere accordi è l'Eritrea di Isaias Afewerki, un dittatore al comando da oltre 30 anni che impedisce libere elezioni, l'esistenza di partiti di opposizione, la libertà di stampa, di parola, di associazione. Oggi, in un'audizione del Comitato della Camera sui diritti umani, abbiamo ascoltato le testimonianza di alcuni rappresentanti della Coalizione eritrea per il cambiamento democratico (ECDC), tutti costretti a fuggire dal loro Paese. Ci hanno raccontato, documenti e report alla mano, delle continue violazioni del diritti umani più basilari in uno Stato in cui non c'è neanche un'università, in cui la leva è obbligatoria e senza scadenza, in cui le carceri sono piene di dissidenti, attivisti e giornalisti a cui non viene neanche garantito un processo.
Gli attivisti e le attiviste di ECDC ci hanno anche riferito della repressione transnazionale: uomini del regime di Afewerki che ottengono il visto per venire in Italia - gli unici a poterlo ottenere - e giunti qui rintracciano gli eritrei a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiati mettendo in grave pericolo non solo la loro incolumità, ma anche quella delle loro famiglie riamaste in Eritrea.
Presenterò un'interrogazione al governo chiedendo di condizionare ogni futuro accordo con l'Eritrea al rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto e di riconsiderare il rilascio dei visti a esponenti del regime eritreo che possano minacciare la sicurezza di chi da quel regime è scappato". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Sovraffollamento e carenza organico compromette funzione rieducativa della pena
“Nelle carceri italiane si vive una vera e propria emergenza umanitaria. Il sovraffollamento, aggravato dalla carenza di personale della polizia penitenziaria, compromette la funzione rieducativa delle pene carcerarie. Il ministro Nordio ha il dovere di ascoltare le ragioni di chi vive e lavora ogni giorno negli istituti penitenziari: in democrazia, la prima parola è 'ascolto'.”Così il capogruppo democratico nella commissione Difesa della Camera, Stefano Graziano, che sta partecipando al presidio del sindacato della polizia penitenziaria, Osapp, sotto il ministero della giustizia a Roma. “È un brutto segnale - aggiunge Graziano - che il ministro Nordio non abbia accettato la richiesta del sindacato Osapp di essere ricevuto per portare proposte concrete al ministero. Questa situazione intollerabile è lontana dai principi della nostra Costituzione, che riconosce la funzione rieducativa della pena”.
Le deputate democratiche, Marianna Madia e Lia Quartapelle hanno firmato la proposta di legge promossa da Roberto Giachetti sulla liberazione anticipata dei detenuti.
“In questi mesi - dichiarano le democratiche - la destra ha inasprito le pene. Firmiamo la liberazione anticipata perché siamo contrarie a questa idea della giustizia in cui si butta via la chiave. Le carceri che oggi sono stracolme devono essere luoghi di recupero. Quindi bene un meccanismo che semplicemente aumenti il meccanismo già oggi in vigore di diminuzione progressiva della pena quando c’è una buona condotta”.