“Stamattina ho manifestato, in piazza a Roma, al fianco della coraggiosa comunità dei russi liberi, contro la guerra in Ucraina e per la liberazione dei prigionieri politici detenuti nelle carceri di Putin. Negli ultimi due anni in Russia moltissime persone sono state imprigionate solo per aver espresso la propria opinione contraria alla guerra e la propria vicinanza alla gravissima sofferenza che sta subendo il popolo ucraino. Senza dimenticare anche coloro che, proprio per sfuggire alla repressione del regime, hanno dovuto abbandonare il proprio Paese. Non possiamo rimanere in silenzio, non possiamo lasciare mai sole le persone che ogni giorno lottano, anche in Russia, per costruire un futuro di pace, democrazia e libertà”. Lo afferma in una nota il deputato dem Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
“Non è questa la strada per una vera riforma della Giustizia e del sistema penale. Proponete un nuovo reato a settimana, avete superato ogni record in questo delirio panpenalista, e continuate ad ignorare i problemi che si ripetono ciclicamente nei penitenziari. Approvate nuovi reati senza interrogarvi sulla finalità della pena e con il Decreto Caivano il governo ha smantellato la giustizia minorile, inasprendo le pene e smantellando le pene alternative, e abbandonando a sé stessi i detenuti con disagio neuro psichiatrico. Nordio aveva annunciato un fantomatico Piano carceri, ma sembra aver fatto la fine del Piano Mattei. Con 50mila posti disponibili abbiamo oltre 60mila persone recluse, con un tasso di crescita del 120%. Dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane si sono già registrati quattro suicidi. La situazione è drammatica. Per costruire un nuovo carcere servono 25 milioni di euro e tra i 5 e 10 anni di tempo e servirebbero 44 nuovi istituti. Ma allora di cosa parliamo? La detenzione in carcere, oggi, a queste condizioni, rischia di perdere la sua funzione rieducativa. Rischia di perdere umanità. Non possiamo continuare a girarci dall’altra parte”.
Così la deputata dem della commissione Giustizia, Michela Di Biase, intervenendo in Aula dopo le comunicazioni del Guardasigilli Carlo Nordio sullo stato della Giustizia.
“Il lavoro parlamentare - ha aggiunto - si è ridotto a qualche legge correttiva e ad una serie di proposte preoccupanti come il Ddl in discussione al Senato o come le scelte sulla prescrizione che rischiano al Paese di far perdere una parte delle risorse assegnate con il Pnrr. Si è scelta la direzione sbagliata. Si pensi all’abolizione dell’abuso d’ufficio, che rischia di aprire un nuovo conflitto tra il nostro Paese e l’Ue, o alle drammatiche scelte operate dal governo nella Finanziaria con tagli da un miliardo di euro sul triennio. C’è bisogno di attivarsi subito - ha concluso - poiché sul carcere è calato il silenzio e ci troviamo in una fase di trionfo del populismo penale”.
“Nel 2023 nel nostro paese c’è stato un suicidio in carcere mediamente ogni 5 giorni: si tratta di un dato drammatico, confermato purtroppo anche nelle prime settimane del 2024, che evidenzia le criticità di un sistema detentivo non in grado di gestire le fragilità della salute mentale di moltissimi detenuti; aggravata peraltro dal sovraffollamento cronico, dalla fatiscenza delle strutture e dalla carenza di personale medico ed infermieristico adeguato. Occorrono risorse ed interventi urgenti per fermare questa strage: per questi motivi abbiamo chiesto ed ottenuto un’audizione urgente del Capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il Dottor Giovanni Russo, in Commissione Giustizia di Montecitorio”: è quanto dichiara un nota dei deputati Pd della Commissione Giustizia della Camera Federico Gianassi, Debora Serracchiani, Michela Di Biase, Alessandro Zan, Marco Lacarra
23 anni, 26 anni: sono vite giovani quelle che si spezzano nelle carceri italiane. Matteo Concetti ad Ancona e Stefano Voltolina a Padova sono i primi suicidi in carcere di quest'anno: ragazzi giovani, le cui condizioni di salute mentale già fragili non hanno potuto che deteriorarsi fino all'estremo, in un ambiente che evidentemente non solo le trascura, ma le compromette irrimediabilmente.
E' un circolo vizioso che si ripete: il carcere non è fatto per chi sta male. Il carcere fa stare sempre peggio. Disumanizza, isola, abbandona. In carcere si è in troppi per prestare cura al male di ciascuno. Non c'è recupero possibile. Per gli scarti della società, non può esserci speranza: questo è il triste messaggio che si solleva da questi ennesime morti.
Al dramma dei suicidi in carcere e alle condizioni di vita drammatiche di chi è detenuto in Italia non pensa nessuno, se non in qualche fugace dichiarazione di fine anno, a commento di numeri sempre peggiori. Sono lacrime di coccodrillo quelle di un governo che inventa ogni giorno un reato nuovo, che trova nel panpenalismo una soluzione a ogni problema sociale, quelle di una destra che non si azzarda a sprecare tempo e risorse per tutelare la popolazione carceraria in Italia, ma che fantastica, quando può, sull'abolizione del reato di tortura. Quelle di chi oggi, come per tutto il resto dell'anno, su queste morti starà in silenzio. Lontani dagli occhi, lontani dal cuore.
"Matteo Concetti, 25enne di Fermo, detenuto nel carcere di Montacuto ad Ancona, si è suicidato lo scorso venerdì 5 gennaio impiccandosi nel bagno di una cella dove era recluso mentre si trovava in isolamento per motivi disciplinari; il ragazzo era affetto da una patologia psichiatrica per la quale era in cura, e doveva scontare un residuo di pena di otto mesi per reati contro il patrimonio. Bisogna tenere presente che il carcere di Montacuto è da tempo sovraffollato. A fronte di una capienza valida per 250 detenuti ne ospita circa 350.
Matteo Concetti è stato il primo detenuto a suicidarsi nel 2024, ma nell'ultimo anno e mezzo nel nostro Paese si sono verificati 107 suicidi in carcere, quasi uno ogni 5 giorni.
Chiediamo al ministro della Giustizia di fare immediata chiarezza sulla vicenda e individuare nell'esercizio delle sue prerogative eventuali responsabilità che hanno condotto al tragico episodio. Al contempo chiediamo quali misure intenda adottare per affrontare il tema della salute mentale in carcere e della prevenzione del suicidio". Lo dichiara la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, prima firmataria di una interrogazione al ministro della Giustizia e sottoscritta anche dai deputati Pd Manzi, Di Biase, Gianassi, Zan e Lacarra.
Dichiarazione di Michela Di Biase, deputata Pd
“Dalla premier Meloni in conferenza stampa una visiona distorta delle politiche carcerarie. Il problema del sovraffollamento, secondo Meloni, si risolverebbe solo aumentando la capienza dei penitenziari. E’ una considerazione che perde di vista le reali condizioni di detenzione in Italia ed i reati per i quali centinaia di detenuti sono reclusi in carcere. Da una parte continuano gli annunci per investimenti sull’edilizia carceraria che non vedono luce, dall’altra si continuano ad aumentare le fattispecie di reato per decreto. Tutto questo negando che la soluzione più efficace sarebbe invece investire su forme di detenzione alternative al carcere. Su questo tema bisogna superare gli slogan e assumere coraggio. Le percentuali del sovraffollamento nei penitenziari italiani hanno raggiunto numeri intollerabili per uno stato di diritto, con la conseguenza di un aumento dei disturbi neuropsichiatrici e del tasso di suicidi”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della Commissione Giustizia
“La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa riferisce di un suo allarme per gli eccessivi tempi della giustizia italiana. Se il suo grido di dolore fosse sincero, allora dovrebbe immediatamente bloccare l’ennesima proposta di riforma della prescrizione voluta dalla sua maggioranza di destra e dal ministro Nordio: perché l’unico risultato certo sarebbe quello di far saltare i risultati positivi raggiunti proprio sui tempi dalle riforme Cartabia. Darei alla premier un consiglio, anziché tornare a discutere di prescrizione, si concentri sull’attuazione delle riforme Cartabia a cui sono agganciati tre miliardi del Pnrr sulla giustizia che sarebbe delittuoso perdere, sul dramma delle carceri che sono al collasso e sulla mancanza di operatori e agenti di polizia penitenziaria”.
Lo dichiara il capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi.
“L’accoglimento dell’ordine del giorno alla Legge di Bilancio che chiede di potenziare il servizio di assistenza neuropsichiatrica alle donne e uomini detenuti nei Rems e nelle carceri è un fatto positivo, ma non ci si può fermare solo agli impegni generici, servono risorse”. Così in Aula la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, prima firmataria dell’odg che impegna il Governo a prevedere una indennità specifica per il personale medico-sanitario che lavora nelle carceri e che richiede di aumentare il numero delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza.
“E’ un paradosso assumere questo impegno a fronte di una Legge di Bilancio che lascia a zero le risorse per la giustizia, in particolare per migliorare le condizioni di detenzione e di esecuzione della pena. Come si potrà intervenire, senza risorse, per migliorare l’assistenza psichiatrica? Solo nel 2023 ci sono stati 68 suicidi: siamo davanti ad un’emergenza che richiede interventi urgenti” ha concluso la deputata Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Un'altra tragedia nelle carceri, ieri sera un detenuto ucciso dal proprio compagno di cella all’interno del carcere “Mammagialla” di Viterbo. Siamo arrivati a 152 morti in carcere nel 2023, di questi 67 suicidi. Un numero impressionante che deve spingere il Governo ad agire con urgenza contro le cause di questi episodi: il sovraffollamento, l’assenza di personale della polizia penitenziaria e del personale medico e di supporto psicologico. E’ per questo motivo che insieme ai colleghi Serracchiani, Gianassi e Lacarra abbiamo depositato una interrogazione urgente al Ministro Nordio per chiedere chiarimenti su ciò che è avvenuto nel carcere di Viterbo e per tornare a chiedere al Governo di agire subito contro il sovraffollamento carcerario”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia e prima firmataria dell'interrogazione parlamentare.
“Pochi giorni fa il sindacato di polizia penitenziaria aveva denunciato le condizioni di detenzione nel carcere “Mammagialla” e la carenza di personale, soprattutto per i turni serali e notturni. Solo due mesi fa analoga denuncia era arrivata dal Garante dei detenuti del Lazio, che aveva evidenziato come il sovraffollamento fosse arrivato a percentuali superiori al 140 per cento. Sono elementi – conclude Michela Di Biase – che aggravano la vicenda e sui quali chiediamo immediati chiarimenti al Governo”.
“Immaginate rischi per il vostro governo per un’azione della magistratura, probabilmente per coprire i fallimenti emersi clamorosamente con la manovra finanziaria, ma quello che state facendo sulla Giustizia dimostra quali siano i veri vostri obiettivi. Da una parte, con le vostre riforme costituzionali volete incidere pesantemente su pesi e contrappesi su cui si regge la nostra Carta e le ricordo che la funzione antimaggioritaria nelle democrazie liberali è connaturata a tutte le istituzioni di garanzia, indipendenti: è la tutela del pluralismo. Dall’altra, la vostra iniziativa sulle politiche per la giustizia dimostra come non vi stia a cuore l’efficienza del sistema. Ci costringete a parlare per la quinta volta in 10 anni di prescrizione; state portando le carceri al collasso; mancano operatori, agenti e dirigenti di polizia penitenziaria; non ci sono investimenti e addirittura fate finire in carcere i bambini incolpevoli. Invece delle sfide per una giustizia efficiente per i cittadini, ci costringete a parlare di separazione delle carriere, riforma che porterà inevitabilmente a superare l’obbligatorietà dell’azione penale e il principio di eguaglianza davanti alle leggi. Una giustizia che non ci piace, perché per noi le legge è uguale per tutti”.
Lo ha detto fra le altre cose la responsabile Giustizia del Pd in aula Debora Serracchiani in replica all’informativa del ministro Crosetto.
l Gruppo del Pd alla Camera aderisce all’appello del "Comitato anticamorra per la legalità" che chiede la liberazione dei bambini costretti a crescere nelle carceri italiane insieme alle loro mamme. Si tratta di un atto di civiltà che ogni paese libero e democratico dovrebbe recepire.
Dichiarazione dell'on.Silvio Lai, deputato PD della Commissionebilancio della Camera
Le dimissioni immediate dei direttori delle carceri in Sardegna mostrano una sola verità: il Governo Meloni e la maggioranza di centrodestra mostra evidenti limiti anche nella attività più ordinaria, solo da dilettanti allo sbaraglio, anche sulla gestione delle carceri.
Prima l’annuncio in pompa magna con i ringraziamenti urbi et orbi al sottosegretario alla giustizia Del Mastro Delle Vedove per lo “storico risultato” di aver nominato ben 6 direttori per 6 carceri in Sardegna. Un “risultato storico” (per niente storico peraltro) che è durato il tempo che l’amministrazione penitenziaria e il governo ricevesse le mail di dimissioni immediate della metà dei nominati.
Un bagno di realtà che colpisce il governo e la maggioranza ogni volta che assumono decisioni su vicende serie prendendo scorciatoie da campagna elettorale. E così dopo la tassa sugli utili delle banche, l’inseguimento di scafisti sul globo terraqueo, l’abbattimento delle accise sui carburanti, la cancellazione della Fornero, un’altra doccia fredda di cui non intendiamo certo gioire ma che mostra al governo che non è così facile come pensavano e che sono meno pronti di quanto credevano.
La realtà del carcere é molto più complessa, non basta fare i concorsi per coprire gli organici, non basta inviare o nominare direttori se non ci sono condizioni operative di vivibilità, non si parte dalla testa per affrontare questa problematica. Come non può funzionare un ospedale solo se nomini un direttore generale, così in un carcere se non si garantisce il pieno funzionamento anche un direttore preferisce rinunciare piuttosto che non essere in condizioni di farlo. Spero ora che studi meglio la situazione chi deve decidere e cerchino le soluzioni, lavorando in silenzio e con sobrietà piuttosto che inseguire la propaganda inutile e dannosa.
Dichiarazione di Marco Lacarra, deputato Pd
“Questo provvedimento non arriva lì dove dovrebbe arrivare: a colpire la povertà sociale, educativa, culturale ed economica, che è poi la vera radice del disagio giovanile. Non riesce a combattere il sentimento di solitudine e disperazione in cui tanti, tantissimi ragazzi, si sentono persi nelle nostre periferie. Ribadisce il rifiuto delle istituzioni ad essere presenti in certi territori, tra certe comunità. Caivano ha aperto una ferita che questo governo e questa maggioranza si sono ben guardati dal rimarginare. E allora quella ferita tornerà presto, e purtroppo, a sanguinare.” Così il deputato Pd Marco Lacarra, motivando il no alla fiducia al decreto Caivano a nome del suo gruppo.
“La delinquenza e la microcriminalità, l’abbandono scolastico, l’uso e l’abuso di alcool e sostanze stupefacenti, i fenomeni di autolesionismo, i suicidi - ha proseguito Lacarra- sono tutti sintomi sempre più evidenti di un male molto più profondo. Ecco, davanti a queste domande, davanti a tutti questi temi, questo ennesimo decreto-legge non dà alcuna risposta.” Per l’esponente Pd “ancora una volta lo Stato sarà, per i cittadini di Caivano e di tutte le altre Caivano d’Italia, uno Stato-Autorità, polizia, giudice e carceriere.
Perché ancora una volta lo Stato ha rinunciato ad essere scuola, assistenza sociale, aiuto familiare. Ha rinunciato ad essere lavoro, ad essere cultura, ad essere sport. Lo Stato ha rinunciato ad essere sostegno. Ad essere cioè presente come opportunità e non solo come tutore dell’ordine e della legge, come pure - ovviamente - deve essere. Ha rinunciato ad essere una alternativa vera alla Camorra, alla Ndrangheta, alla Mafia. Ad essere la strada dritta tra le tante storte che esistono. E sono queste le ragioni per le quali il Partito Democratico voterà contro la fiducia e contro questo decreto”.
“I detenuti hanno diritto a cure mediche adeguate. L’appello lanciato dai detenuti della Casa di reclusione di Rebibbia attraverso la redazione giornalistica della trasmissione 'Non tutti sanno' svela l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria nelle carceri italiane. Ho depositato un’interrogazione ai ministri Nordio e Schillaci per chiedere di intervenire e assicurare un adeguato sistema di prevenzione e cura per la popolazione carceraria perché le condizioni attuali non rispettano il diritto alla salute, un diritto costituzionale”. Lo afferma in una nota la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, prima firmataria dell’interrogazione sottoscritta anche dai colleghi Gianassi, Serracchiani, Lacarra e Zan.
“L’esperienza della detenzione è già di per sé un rischio per la salute – spiega Di Biase - per le condizioni degradate di strutture, celle e spazi comuni e per il sovraffollamento carcerario. Ma la condizione denunciata in questi giorni a Rebibbia, che si ritrova nei rapporti dell’associazione Antigone e negli studi pubblicati in questi ultimi anni sui penitenziari italiani, deve muovere all’azione il governo".
"Mancano medici per le visite specialistiche per i detenuti, mancano infermieri ed è carente il servizio di assistenza psicologica, particolarmente importante per chi è recluso. Per questo motivo – conclude la deputata Pd – chiediamo ai ministri di intervenire, insieme alle Regioni, per migliorare l’assistenza sanitaria in carcere, raccogliendo l’appello dei detenuti a cui hanno già risposto positivamente gli ordini professionali dei medici”.
“In vista del parere che la Commissione Giustizia della Camera deve esprimere in merito all’avvio da parte del governo delle procedure di nomina del presidente del garante dei detenuti e dei membri dell’organo, il Partito democratico oggi ha chiesto che prima dell’emissione del parere vengano auditi i soggetti che il governo ha individuato. Trattandosi di materia molto delicata e di una scelta di grande rilievo, viste anche le situazioni di difficoltà che coinvolgono le carceri italiane, la scelta del governo è una scelta di estrema importanza e pertanto il Partito democratico chiede che sia fatto un approfondimento serio e rigoroso e quindi siano auditi i soggetti individuati” dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia.