“Con il decreto Sicurezza destra e governo portano un violento attacco alle libertà individuali e collettive. Una vera e propria repressione del dissenso per creare sudditi invece che cittadini. D'altronde le stesse modalità di discussione parlamentare del provvedimento, con la chiusura frettolosa e con metodi autoritari avvenuta oggi in commissione, attestano visioni liberticide per cercare di reprimere e criminalizzare in spregio allo spirito della nostra Costituzione. Il decreto consente l’applicazione arbitraria e non oggettiva della norma perché la linea securitaria si consolida con definizioni vaghe e imprecise. Svolta illiberale e criminogena che esaspera la già critica situazione nelle carceri e nei contesti caratterizzati da una forte marginalità sociale. Nessun investimento per la sicurezza urbana, per la prevenzione dell’illegalità e del disagio sociale. Ancora una volta ad essere colpiti sono le categorie più fragili. Annientata tra l'altro la filiera della canapa dove è stato posto un divieto che non ha ragione di essere sul piano scientifico e della Sicurezza. Tutto questo si traduce in nessun miglioramento per i cittadini. In uno Stato di diritto il dissenso in assenza di violenza merita di essere accolto e ascoltato: con il Dl Sicurezza invece si interviene esclusivamente per censurarlo e criminalizzarlo. Il Governo sta cercando di governare con la paura. Una torsione autoritaria inaccettabile“.
Così Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione parlamentare d’inchiesta sugli Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera.
"FIDUCIOSI SULLA LIBERAZIONE DEGLI ALTRI NOSTRI CONNAZIONALI"
La scarcerazione di Alfredo Schiavo, detenuto in Venezuela da oltre cinque anni, è una bellissima notizia.
Grazie all'importante lavoro della nostra Ambasciata e della Comunità di Sant'Egidio, come anche di esponenti del governo venezuelano come il governatore Rafael La Cava (che la Commissione esteri della Camera ha invitato per un confronto sulla situazione del Paese sudamericano e i rapporti con l'Italia), per avere reso possibile questo risultato che fa ben sperare per il futuro.
Adesso aspettiamo la liberazione di Alberto Trentini, Americo De Grazia, Biagio Pilieri e degli altri cittadini italiani ancora reclusi nelle carceri venezuelane. Il governo non smetta di adoperarsi e di percorrere tutte le strade possibili per riportare a casa i nostri connazionali.
Così il deputato del Pd Fabio Porta.
"Il richiamo della Corte dei Conti sullo stato di attuazione del piano carceri suona come una bocciatura per il Ministro della Giustizia. Nella relazione 'Infrastrutture e digitalizzazione: Piano Carceri' i giudici contabili evidenziano l'aumento del sovraffollamento carcerario e le necessità di mettere in campo interventi di manutenzione per superare le gravi condizioni di degrado ambientale e sanitario degli istituti penitenziari. È una conferma ulteriore delle criticità sulle carceri emerse nell'azione di Governo in questa prima metà di legislatura. Servono risorse, ma da questo esecutivo abbiamo registrato solo tagli. Ancora non hanno visto luce interventi strutturali che servono per far fronte all'aumento dei detenuti in Italia e al recupero di istituti penali fatiscenti. Senza considerare che una parte dei problemi segnalati anche dalla Corte dei Conti potrebbero essere superati con interventi normativi mirati a costruire alternative nell'esecuzione penale, alleggerendo il numero di presenze nelle celle". Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia
“Il problema del sovraffollamento delle carceri è un problema che noi, come Partito Democratico, ormai da molto tempo abbiamo fatto presente al governo, un governo sordo e cieco con occhi rivolti solo ai numeri del passato ma senza proposte concrete che guardino al futuro. Oggi la Corte dei Conti ribadisce quello che già aveva detto il PD: la situazione è grave, mancano strutture adeguate, i detenuti vivono in condizioni igienico - sanitarie precarie e le condizioni di lavoro degli operatori sono indecorose. Ma soprattutto mancano i fondi per finanziare nuovi progetti, per costruire nuove strutture e rendere più accessibili e vivibili quelle esistenti laddove possibile. Senza contare l’assenza quasi totale degli spazi trattamentali. Il governo deve intervenire al piu presto perché la situazione ormai è degenerata”. Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd.
Meloni non continui a ignorare
“Il nuovo rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa è un atto d’accusa durissimo contro il sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio in Italia. Ha confermato ciò che già numerosi altri rapporti hanno raccontato: episodi di maltrattamento, somministrazione di psicofarmaci senza prescrizione, condizioni materiali disumane, totale assenza di trasparenza e monitoraggio indipendente. Non si può più parlare di “criticità”, siamo davanti a una violazione sistemica dei diritti umani”.Così la deputata del Pd, Rachele Scarpa.
“La cosa più grave - aggiunge - è che il governo Meloni ha esportato questo modello all’estero, con uno spreco spropositato di soldi pubblici. Il modello Albania, da cui continuano ad arrivarci notizie di episodi di autolesionismo, viene oggi messo esplicitamente in discussione anche dal Consiglio d’Europa. Se i Cpr in Italia sono luoghi di sospensione del diritto, figuriamoci cosa accade quando si spostano al di fuori dei confini nazionali, in un contesto dove il controllo democratico e il potere ispettivo dei parlamentari sono ancora più debole. Chi viene rinchiuso in un Cpr non ha commesso alcun reato, eppure subisce trattamenti che sarebbero inaccettabili persino in un penitenziario. Il fatto che il Cpt parli di ‘approccio sproporzionato alla sicurezza’, di ‘carceri di fatto’ e di ‘detenuti parcheggiati’, deve farci rabbrividire. Questo non è controllo delle migrazioni: è disumanizzazione. Ed è ancora più inaccettabile se a subirla sono persone vulnerabili, senza alcuna possibilità di difendersi. Il governo deve rispondere subito, assumendosi le proprie responsabilità. È tempo di chiudere i CPR e investire su canali sicuri di immigrazione regolare, rispettosi dei diritti e della dignità umana. Continuare su questa strada - conclude - significa avallare un sistema che produce sofferenza, isolamento, e in troppi casi, come ci dicono anche i dati sul suicidio, morte”.
“Un carcere con il 170 per cento di sovraffollamento è un carcere disumano, inevitabilmente fuori controllo. I fatti denunciati dal Garante per i detenuti del Lazio e dai sindacati della polizia penitenziaria avvenuti all’interno dell’istituto di Cassino purtroppo non lasciano sorpresi. Sono la conferma di condizioni di detenzione intollerabili che richiederebbero interventi urgenti per ridurre il tasso di affollamento delle celle”. Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase a seguito dei fatti di aggressione avvenuti nella tarda serata di ieri all’interno del carcere di Cassino, nel Lazio.
“Bisogna intervenire per alleggerire la pressione di celle troppo piene e istituti fatiscenti – prosegue la deputata Pd -. Da mesi chiediamo che il Parlamento intervenga con risorse destinate alla detenzione e alla manutenzione degli edifici, estendendo il ricorso dell’esecuzione penale esterna. Dal Governo e dalla maggioranza però nessuna risposta. In due anni e mezzo sono stati solo capaci di nominare un commissario per un’emergenza, quella dell’affollamento delle carceri, che ormai è diventata drammatica normalità” conclude la deputata Di Biase.
I gruppi parlamentari del Partito Democratico di Camera e Senato hanno incontrato oggi, presso la sala Berlinguer di Montecitorio, il presidente Cesare Parodi e una delegazione della giunta dell’ANM. Nel corso dell’incontro, i deputati e i senatori delle Commissioni Giustizia e della Commissione Antimafia hanno espresso forti preoccupazioni per le scelte politiche del Governo che, passo dopo passo, stanno minando l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.
All’incontro erano presenti la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga, la vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, la responsabile nazionale Giustizia del PD, Debora Serracchiani, i capigruppo e i componenti delle Commissioni Giustizia di Montecitorio e Palazzo Madama, Federico Gianassi, Alfredo Bazoli, Michela Di Biase, Marco Lacarra, il capogruppo in Commissione Affari Costituzionali del Senato, Andrea Giorgis, e il capogruppo in Commissione Antimafia, Walter Verini.
Durante la riunione, i parlamentari democratici hanno ascoltato con attenzione le posizioni espresse dai rappresentanti della magistratura, ribadendo le proprie forti preoccupazioni per l’azione del Governo che, provvedimento dopo provvedimento, sta indebolendo la giurisdizione e intaccando l’autonomia della magistratura. Si tratta di un attacco sistematico agli organi di controllo e di garanzia, di fronte al quale il Partito Democratico ha riaffermato il proprio impegno a contrastare con determinazione, in tutte le sedi parlamentari, le scelte dell’esecutivo.
Nel corso del confronto sono stati affrontati anche i principali problemi del sistema giudiziario, con particolare riferimento alla carenza di organico e di personale amministrativo, all’emergenza delle carceri italiane, ai tempi eccessivi dei processi e ai disservizi, come ad esempio il malfunzionamento dell’app per il processo penale telematico. Tutti temi che le riforme del Governo non solo non affrontano, ma rischiano di aggravare ulteriormente.
"Ho avuto oggi una lunga conversazione con Alessandra Ballerini, l'avvocata che si sta occupando del caso di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela.
Dal 15 novembre Alberto è in una prigione venezuelana e da allora non si hanno più sue notizie. La famiglia è estremamente preoccupata e neanche il console italiano è riuscito a incontrarlo. Per altro, il nostro connazionale soffre di ipertensione e non sappiamo se stia ricevendo le cure necessarie.
Lo scorso 14 gennaio, insieme ai colleghi Peppe Provenzano, Fabio Porta, Gianni Cuperlo ed Enzo Amendola e con la collega Lia Quartapelle, abbiamo presentato un'interrogazione al ministro Tajani, ma non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta.
Mi unisco all'auspicio della famiglia Trentini chiedendo al governo italiano di fare tutto il necessario per riportare a casa Alberto, come ha fatto con Cecilia Sala.
Alberto Trentini è l'unico con la cittadinanza solo italiana, per quanto a nostra conoscenza, arrestato in Venezuela, ma ci sono anche altre sei persone con la doppia cittadinanza italo-venezuelana attualmente detenute nelle carceri del paese perché oppositori di Maduro. Il governo cerchi di aprire uno spiraglio anche sui loro casi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il sovraffollamento non si risolve con containter e propaganda”
“Delmastro scarica le responsabilità ma ignora la realtà. Il sovraffollamento non si risolve con container e propaganda. Le parole del sottosegretario confermano, ancora una volta, l’approccio ideologico e superficiale del governo Meloni di fronte ad una situazione carceraria drammatica, che di certo non si può affrontare a colpi di moduli prefabbricati. Dire che “tutto è a norma” è inesatto, perché siamo davanti ad una violazione dei principi costituzionali sulle condizioni di detenzione, si continua a produrre disumanità, abbandono e recidiva”. Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Tre metri quadrati per ogni detenuto è una misura inadeguata al rispetto della dignità – evidenzia la deputata Pd -. Inoltre i blocchi che ospiteranno 24 detenuti prevedono appena 30 metri quadrati per la socialità e gli spazi comuni. Aggiungo che non si può parlare di soluzioni strutturali quando si insiste con strutture temporanee, precarie e spesso inadeguate a garantire diritti, percorsi rieducativi, salute mentale e sicurezza vera per chi è detenuto e per chi lavora negli istituti penitenziari”.
“Se davvero il sottosegretario Delmastro è ‘felice’ delle critiche, gliene rivolgiamo una con forza – conclude Di Biase -: smettano di pensare alle carceri come contenitori, e comincino a considerare chi vi è recluso come persone. Perché anche la giustizia si misura dalla dignità con cui si trattano i detenuti”.
“A distanza di 10 mesi da quando abbiamo presentato questa interrogazione sul sovraffollamento delle carceri, fatta in concomitanza con la campagna 'Bisogna aver visto' dopo la visita di Regina Coeli lo scorso 22 aprile con i colleghi Marianna Madia, Filippo Sensi e Cecilia D'Elia, oggi otteniamo una risposta del tutto insoddisfacente da parte del governo che ci conferma come si stia sottovalutando un problema gigantesco. Anzi ci viene detto che la situazione a Regina Coeli è addirittura peggiorata rispetto ad aprile 2024, con un ulteriore aumento della percentuale di sovraffollamento arrivata al 183% rispetto della capienza. Siamo davanti a una questione di dignità e rispetto dei diritti umani: il sovraffollamento non può più essere ignorato, così come le 'condizioni assai critiche del sistema carcerario' sottolineate anche oggi dal Presidente della Repubblica Mattarella”. Lo dice il deputato dem Andrea Casu, Segretario PD d'Aula, intervenendo in replica all'interrogazione al Sottosegretario Silli sulla condizione delle carceri italiane, con particolare riferimento al penitenziario di Regina Coeli a Roma.
“Le condizioni disumane nelle carceri italiane è sono sotto gli occhi di tutti: troppi detenuti e poco personale. La funzione riabilitativa dei rei è pari a zero perché gli spazi per le attività trattamentali sono usate per l’accoglienza dei detenuti. A differenza del governo, il PD è andato nel corso degli ultimi mesi a visitare costantemente i nostri penitenziari: non c'è più tempo da perdere, il governo deve agire subito in maniera strutturale e non solo aumentando il numero dei reati. Va sciolto il velo di ipocrisia sotto cui si cela il governo Meloni”, conclude Casu.
“Ogni quattro giorni, stando ai dati drammatici di questo inizio anno, muore un detenuto nelle carceri italiane. Detenuti, è bene ribadirlo, che sono sotto custodia dello Stato. Davanti a tutto questo il Governo è fermo alla propaganda, con gli annunci di un piano carceri di cui non si vedono i risultati. Fuffa ideologica, perché il piano è servito solo a nominare un altro commissario e nulla di più”. Lo ha detto la deputata Pd Michela Di Biase replicando in Aula a Montecitorio ad una interrogazione sul carcere di Regina Coeli di Roma.
“Oggi il Governo, parlando del carcere di Regina Coeli, viene a dirci che la situazione sta migliorando. Ci vuole coraggio. Parliamo di un istituto che è nato per i nuovi giunti e oggi ospita anche detenuti con condanna definitiva. Un carcere che ha raggiunto livelli di sovraffollamento che si attestano al 184 per cento. Altro che situazione migliorata – ha sottolineato Di Biase – qui siamo davanti ad una palese violazione dei diritti umani”.
“Il Governo, che oggi ha mandato in Aula un sottosegretario agli Esteri per parlare di carceri, è completamente assente su questo tema. A Regina Coeli non sono solo i detenuti ad essere in condizioni di disagio. Volontari, operatori, personale di polizia penitenziaria sono allo stremo delle loro forze per la situazione dell’istituto” ha concluso la deputata Pd.
“Il ministro Nordio ha tutti gli strumenti per intervenire e migliorare la condizione delle carceri italiane ma non ha la volontà politica: tutte le promesse sono andate perse così come la figura del commissario straordinario per l'edilizia e della commissione di affettività. Ora da fonti della stampa sappiamo che sta pensando di acquistare moduli-container nei penitenziari che andranno ad occupare gli unici spazi per i trattamenti, la rieducazione e il reinserimento sociale”. Lo ha dichiarato la deputata dem Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del PD, intervenendo in Aula durante la seduta straordinaria sulla situazione nelle carceri.
“Il PD – continua la parlamentare - non vuole cambiare l'articolo 41bis dell'ordinamento penitenziario italiano ma pensiamo che questo governo non possa ledere i diritti delle persone che perdono la libertà quando entrano in carcere. La Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti umani lo confermano: non possono esserci trattamenti inumani e degradanti”.
Per Serracchiani “l'assenza dall'Aula del minsitro Nordio e di chi ha le deleghe all'amministrazione penitenziaria non è certo un segnale incoraggiante e conferma un'azione fatta ancora una volta in spregio del Parlamento. Anzi, forse, oggi l'unica nota positiva è l’assenza del sottosegretario Delmastro, le cui dichiarazioni e i comportamenti, lo rendono sempre più inadeguato a ricoprire il ruolo affidatogli e che non vorremmo più vedere fra i banchi del Governo”. “Questa maggioranza dice no a tutte le proposte e mozioni delle opposizioni ma non conosce affatto qual è la reale condizioni delle carceri, dove il sovraffollamento porta al collasso e dove le assunzioni di personale non coprono né le necessità né il turnover dei pensionamenti”, conclude Serracchiani.
In carcere in Italia si muore. 90 morti nel 2024, già 19 in questi primi mesi del 2025. Una situazione drammatica in cui l’aspetto del sovraffollamento è una realtà evidente con punte del 190%. Oltre i proclami, gli interventi previsti dal governo non stanno dando alcun risultato. Servono subito provvedimenti deflattivi per alleggerire almeno di 20 mila unità le presenze all’interno degli istituti di pena. Serve aria, sollievo per i detenuti e le detenute e per tutto il personale penitenziario che ogni giorno affronta questa immane difficoltà di gestione che come prima diretta conseguenza produce l’impossibilità di assicurare le condizioni minime di dignità, assistenza, supporto e cura delle persone in privazione della libertà e delle quali il nostro Stato è responsabile. Ogni giorno nelle nostre carceri si viola l’articolo 27 della Costituzione e tutte le norme che il nostro Ordinamento penitenziario del 1975 prevede in tema di esecuzione penale. Ma purtroppo la dottrina di questa maggioranza è: più reati, più pene e più carcere, alla faccia della rieducazione e dell'applicazione della Costituzione.
Così il deputato Paolo Ciani, vicepresidente del Gruppo Pd-Idp alla Camera, intervenendo in Aula.
"Siamo basiti del fatto che i gruppi parlamentari di Fratelli d'Italia e Lega non hanno partecipato alla discussione generale su un tema, quello delle carceri, di una delicatezza e gravità inaudita e che il ministero della Giustizia non è stato presente in Aula per la discussione generale. Si è presentato alla fine solo per dichiarare il voto contrario del governo alle mozioni delle opposizioni. La maggioranza e questo governo dimostrano ancora una volta totale disinteresse sul tema del carcere e verso le proposte delle opposizioni che mirano a risolvere una situazione cosi drammaticamente grave". Lo dichiarano in una nota i deputati Pd della commissione Giustizia di Montecitorio, Federico Gianassi, Debora Serracchiani, Michela Di Biase, Marco Lacarra, Rachele Scarpa.
“Abbiamo chiesto questa seduta straordinaria perché volevamo confrontarci con il Governo ma i banchi sono vuoti, c’è solo una sottosegretaria che non si occupa della questione delle carceri. E’ un grave segno di indifferenza”. Lo ha detto la deputata Pd Michela Di Biase intervenendo in Aula alla Camera.
“Il nostro Paese è in piena emergenza carceri, assistiamo nell’indifferenza del Governo alla violazione dei diritti umani – ha evidenziato la deputata Pd - e dell’art. 27 della nostra Costituzione, che espressamente richiama il senso di umanità cui deve richiamarsi la detenzione e la funzione riabilitativa della pena. Dovrebbero bastare i numeri drammatici dei suicidi in cella del 2024 e quelli di quest’anno, uno ogni quattro giorni, per avere in quest’Aula il Ministro Nordio a rispondere alle nostre richieste”.
“Voglio portare l’esempio di due istituti, Sollicciano a Firenze e Regina Coeli a Roma. Li ho visitati – ha proseguito nel suo intervento Di Biase – ed ho potuto verificare l’assenza di impianti di riscaldamento. Avete idea di cosa significa vivere in quelle condizioni? State torturando i detenuti lasciandoli in una situazione di vita insostenibile. Aleggia lo spettro di un piano carceri annunciato in pompa magna anche in quest’Aula ma che, a oggi, non ha prodotto nulla. Un piano che si riduce all’annuncio della costruzione di nuovi istituti di pena. Bene, ancora una volta – ha continuato - voglio ricordarvi che per costruire un nuovo carcere servono tra i 5 e i 10 anni, e che ogni nuovo istituto, ne servirebbero ben 44 per colmare il sovraffollamento, costa circa 25 milioni di euro”.
“Papa Francesco ha aperto la porta santa nel carcere di Rebibbia pronunciando poche semplici parole: ‘aprite i vostri cuori’. Ecco, credo che dovremmo fare in modo che quel monito possa vibrare anche in quest’Aula”.