18/02/2025 - 18:29

Durante il suo intervento alla Camera nel corso delle dichiarazioni di voto finali al decreto PNRR, il deputato democratico Silvio Lai ha colto l’occasione per esprimere, a nome del Partito Democratico, i migliori auguri di pronta guarigione a Papa Francesco.

“Un'emergenza sarebbe il dramma che si consuma nelle carceri e che non riguarda solo i detenuti, quelli che godete a non far respirare. Autorevolmente ne hanno segnalato l'urgenza innanzitutto il Papa - e voglio cogliere l'occasione per augurare al Santo Padre una pronta guarigione -, ma anche il Presidente della Repubblica e i sindacati della Polizia penitenziaria.”, ha dichiarato l’esponente dem.

“E di fronte allo sdegno – ha concluso Lai - alle preoccupazioni e agli allarmi, vi siete girati dall'altra parte: meglio occuparsi della separazione delle carriere, che non porta alcun beneficio per la collettività, ma che nasce dalla vostra volontà di indebolire l'ordine giudiziario, ancora oggi in grado di porre in attuazione della Costituzione un serio limite all'esercizio del potere esecutivo. E con la stessa volontà, portate avanti il tentativo di mettere il bavaglio all'informazione o alla libertà di manifestare le vostre opinioni”.

 

06/02/2025 - 18:34

“La giustizia riparativa è giustizia dell’incontro, segna il passaggio da una giustizia verticale ad una giustizia orizzontale.  Il diritto penale con le condanne, le carceri speciali e le pene espiate sembra non aver soddisfatto la domanda di giustizia tanto dalla parte delle vittime che da quella dei responsabili, sembra infatti incapace di offrire ricomposizione”. Lo ha detto la deputata del Partito Democratico introducendo oggi i lavori del convegno “Parole della giustizia – Incontro” organizzato dall’Associazione Fare presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati alla presenza del prof. Adolfo Ceretti, Agnese Moro e Adriana Faranda.

“C’è la necessità di guardare al reato come ad un evento relazionale, che coinvolge offensore, vittima e collettività. In questa nuova visione – ha sottolineato Di Biase parlando dei principi della giustizia riparativa - l’illecito non è più unicamente un illecito da punire ma va considerato come un accadimento complesso che ha luogo tra persone ed il gesto riparativo è possibile solo nell’economia di una relazione che è disponibile ad accoglierlo.  Da qui il bisogno di piena attuazione di un’altra giustizia – ha concluso la deputata Pd - che sia emendata dalla crudeltà. E di un sistema penale che non ricorra unicamente alla forza coercitiva”.

05/02/2025 - 19:25

“Da 80 giorni un giovane cooperante italiano è detenuto nelle carceri venezuelane: si tratta di Alberto Trentini, arrestato il 15 novembre scorso e da allora senza contatti con la sua famiglia e i suoi legali. 
Con alcuni colleghi del mio gruppo parlamentare ho presentato qualche settimana fa un’interrogazione al governo esprimendo insieme alla nostra grande preoccupazione la richiesta di agire con tempestività e determinazione in tutte le sedi opportune per garantire al cooperante il pieno rispetto dei suoi diritti insieme all’immediata possibilità di rientro in Italia. 
Nel rispetto della riservatezza e della discrezione che devono riguardare questo tipo di situazioni, così come richiesto oggi dal Ministro degli Esteri in audizione qui alla Camera, abbiamo il dovere di fare sentire la nostra voce ed esprimere ai genitori di Antonio tutta la nostra solidarietà e vicinanza, così come abbiamo fatto per Cecilia Sala e per tutti i nostri connazionali detenuti all’estero, a maggior ragione quando a privarli della libertà è un governo autoritario che tiene in prigione per motivi politici decine di altri cittadini, tra i quali molti in possesso della doppia cittadinanza italiana e venezuelana”.

30/01/2025 - 17:48

"Questa mattina abbiamo visitato il centro in Albania insieme alle associazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione, per verificare che fosse garantito il diritto all'assistenza legale, considerati i tempi ristretti di queste procedure. La nostra massima attenzione è rivolta al contatto con i difensori nominati, sia per l’udienza di convalida che per il ricorso contro il rigetto della domanda di asilo. Abbiamo riscontrato la disponibilità delle autorità che gestiscono il centro, ma resta il fatto che questi luoghi, voluti dal governo Meloni, sono dei veri e propri carceri a cielo aperto dove vengono ingiustamente recluse persone che non hanno compiuto alcun tipo di reato se non quello di essere scappati da condizioni drammatiche e aver subito violenze e torture. I centri in Albania sono disumani, oltre ad essere un grande spreco per le casse dello stato. Il partito democratico con le proprie ispezioni continuerà ad essere vigile e a garanzia del rispetto dei diritti civili di un progetto nato solo per fini propagandistici e che non sta avendo alcun effetto sul piano della deterrenza, come ci hanno detto gli stessi migranti che non sapevano neanche dell’esistenza di questi centri. ". Così la deputata democratica, Nadia Romeo.

23/01/2025 - 12:22

”Oggi parliamo del fallimento del proibizionismo, di una politica che voleva combattere le droghe e che invece è finita per alimentarle. Non ne ha fermato il consumo, ha aumentato la criminalità, abbiamo carceri sovraffollate e zero controllo sulla salute pubblica. Un fallimento. Un fallimento soffocato da una strumentalizzazione politica insopportabile, fatta di pregiudizi e paure infondate”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, durante la dichiarazione di voto finale sulla mozione del Partito Democratico in materia di legalizzazione della cannabis per finalità terapeutico e ricreativo.

“Guardiamo – ha aggiunto l’esponente dem -  ai numeri: 6 milioni di italiani consumano cannabis regolarmente. Il 40 per cento del mercato delle droghe illegali è legato alla cannabis. 6,5 miliardi di euro finiscono ogni anno nelle tasche delle mafie grazie al mercato nero. Se davvero vogliamo proteggere i giovani, dobbiamo togliere la cannabis dal mercato nero e investire in educazione.  Siamo ostaggio del vostro mestiere preferito, quello di diffondere paure e fake news, come quella che regolamentare la cannabis aumenterebbe il consumo tra i giovani. O che non esistono droghe leggere e droghe pesanti. Sostenete che la cannabis sia una droga di passaggio verso sostanze più pericolose e che legalizzare la cannabis rafforzerebbe le mafie, quando è vero il contrario”.

“L’Italia – ha concluso Furfaro - è pronta per questo cambiamento. Vogliamo regolamentare l’utilizzo di cannabis perché a differenza vostra abbiamo a cura la salute delle persone, non i like, la lotta alle mafie, non gli slogan, la difesa delle nostre imprese, non le urla strappa applausi. Perché il proibizionismo è la storia di un fallimento epocale. Perché per decenni abbiamo preferito i pregiudizi ai numeri, la paura ai fatti, la propaganda alla prevenzione, le mafie alla legalità. È arrivato il momento di scrivere tutta un’altra storia. Contro le mafie, per uno Stato che ha a cuore i propri figli”.

22/01/2025 - 20:08

“Dal ministro Nordio abbiamo sentito toni trionfalistici e autoindulgenti. Si tratta di opinioni molto distanti dalla realtà. Udienze del giudice di pace rinviate al 2030, processo telematico in tilt, carceri che esplodono per il sovraffollamento, migliaia di precari al ministero della Giustizia che non sappiamo se nei prossimi mesi saranno ancora ai loro posti: questo è lo stato della giustizia italiana che è al collasso, ma che tutti vedono tranne il ministro e il governo; i quali continuano a muoversi con furore ideologico e intendimenti punitivi nei confronti della magistratura, così come avviene con la separazione delle carriere. Quelli che Nordio ha definito obiettivi raggiunti sono clamorosi errori e fallimenti. Come il richiamo al commissario straordinario per l’edilizia carceraria, luoghi dove registriamo il record dei suicidi. O come l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, che cancella per la prima volta dal codice penale il reato del pubblico funzionario che violando deliberatamente la legge discrimina un cittadino”.

Così il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Federico Gianassi, intervenendo in Aula dopo le comunicazioni alla Camera del ministro Carlo Nordio.

“Anche i pretesi successi sul Pnrr - ha aggiunto - meriterebbero ben altro atteggiamento. I dati, infatti, iniziano purtroppo a registrare controtendenze, come la riduzione dei procedimenti definiti nel settore civile e la riduzione del tasso di smaltimento. Questo mette a rischio il raggiungimento dei risultati stessi del Pnrr. La giustizia avrebbe bisogno non di ideologia, non di occhi rivolti al passato, ma di investimenti. Eppure anche su questo aspetto il governo taglia 500 milioni di euro di risorse dal 2025 al 2027. La strada imboccata è del tutto sbagliata. Occorrerebbe una svolta - ha concluso - ma nelle parole di Nordio non la vediamo”.

 

21/01/2025 - 18:32

Scarpa: governo taglia e non interviene sull’emergenza carceraria

“Il Partito Democratico si asterrà sul "Decreto Giustizia", un provvedimento che, nonostante il titolo ambizioso, offre risposte del tutto insufficienti alle criticità del sistema giudiziario”. Lo ha dichiarato, intervenendo in Aula alla Camera, la deputata democratica Rachele Scarpa, componente della Commissione Giustizia di Montecitorio.
“Abbiamo sostenuto alcuni interventi migliorativi – ha aggiunto la democratica – ma le nostre proposte per colmare le gravi lacune sono state respinte da una maggioranza che continua a ignorare le opposizioni. È necessario affrontare con urgenza questioni cruciali come il rafforzamento della giustizia penale e civile, con investimenti in risorse e strumenti adeguati, compresa l’applicazione del processo telematico penale, che finora ha mostrato evidenti limiti. Occorre inoltre intervenire per potenziare e stabilizzare la magistratura onoraria, migliorare il funzionamento dell’ufficio del processo e garantire un supporto concreto alle vittime di mafia, usura, estorsione e crimini domestici”.
“Un capitolo fondamentale – ha proseguito Scarpa - riguarda le carceri, dove la situazione è drammatica: 63mila detenuti a fronte di 51mila posti disponibili, con 83 suicidi nel 2024 e già 8 nel 2025. Le condizioni di detenzione sono disumane, l’autolesionismo è ormai quotidianità, con un sovraffollamento medio del 130%, che in alcune strutture, come a San Vittore, raggiunge picchi del 220%. Una vera e propria emergenza umanitaria. Nonostante ciò, il governo ha tagliato oltre 500 milioni di euro alla giustizia nell’ultima manovra di bilancio, penalizzando l’edilizia carceraria, la giustizia minorile e penale, oltre ai servizi di reinserimento. Questi tagli aggraveranno una situazione già critica, minando il rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti”.
“Chiediamo investimenti concreti per affrontare il sovraffollamento carcerario, sostenere il personale penitenziario e potenziare le misure alternative. La rieducazione è il fine della pena, non l'umiliazione. Senza dignità, il sistema continuerà a produrre dolore, recidiva e ingiustizia”, ha aggiunto Scarpa.
“Il Partito Democratico continuerà a battersi per una giustizia equa e rispettosa dei diritti umani, contestando l’azione del governo, che fino ad ora si è limitato ad aumentare le pene e introdurre nuovi reati nel codice penale. Misure che non migliorano il sistema giudiziario, ma servono esclusivamente alla propaganda governativa” ha concluso.

16/01/2025 - 13:50

Ma c’era proprio bisogno di questa riforma? Già la Corte Costituzionale aveva chiarito che per prevedere due concorsi differenti, la modalità per non transitare da un ruolo all’altro, era sufficiente una legge ordinaria, purché rimanesse un unico ordine e un unico CSM. Allora perché fare una legge di riforma costituzionale? A noi sembra chiaro l’intento punitivo di questa riforma, come chiaro ci appare il furore ideologico che l’accompagna. Al di là dell’affermazione di principio sulla unitarietà dell’ordine giudiziario, non ci si limita a separare le carriere, ma si fanno due distinte magistrature governate da due distinti CSM. Si prende quindi un potere unico per farne due mezzi poteri, indebolendo in questo modo l’ordine giudiziario ed intaccandone autonomia ed indipendenza. E questo è un fatto.
Si dice che la riforma serva per limitare lo strapotere del Pm nel processo. Ebbene, cosi come scritta determinerà esattamente il contrario. Indebolimento dell’ordine giudiziario e rafforzamento del pm che, già dotato di un proprio apparato di polizia giudiziaria, avrà anche di un proprio CSM con cui si autogovernerà. Non era meglio occuparsi del sovraffollamento delle carceri, o del processo telematico penale che non funziona, o del piano strategico delle assunzioni per il sistema giustizia ormai al collasso per evitare che le udienze vangano fissate al 2030? O delle richieste di maggiori investimenti che i giudici chiedono per fare le indagini sempre più complesse e combattere la criminalità organizzata? Questi sono i problemi che interessano i cittadini e gli operatori del diritto. Ma a voi non interessa costruire un servizio pubblico di giustizia per i cittadini. Del resto, cosi come state smantellando il servito pubblico sanitario, così smantellate il servizio della giustizia penale.

Così la deputata democratica e responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.

14/01/2025 - 14:28

"La scelta di procedere speditamente sulla separazione delle carriere blindando il testo costituzionale senza consentire interventi in sede parlamentare è un grave errore. Risponde ad una logica punitiva nei confronti della magistratura e a un atteggiamento ideologico sui temi della giustizia che guarda al passato e non sa disegnare il futuro di cui la giustizia italiana ha bisogno. Tutto questo avviene mentre nella manovra di bilancio il comparto giustizia da qui al 2027 subisce ingenti tagli, le udienze del giudice di pace vengono fissate al 2030, il processo telematico e’ in tilt e le carceri sono al collasso. Saremmo ancora in tempo per prendere una strada diversa. La maggioranza si fermi e ascolti le tante voci di contrarietà che si levano delle opposizioni e nel Paese". Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.

13/01/2025 - 13:35

“Questa mattina abbiamo visitato la struttura, incontrato il direttore della casa circondariale Sant’Anna, il responsabile della Polizia penitenziaria, la responsabile degli educatori, il responsabile dell’Azienda Usl. Quella che ci è stata denunciata è una situazione in serio peggioramento rispetto al nostro precedente sopralluogo dello scorso 2 aprile. Un peggioramento ai limiti del collasso”: queste le prime parole dei parlamentari modenesi del Partito Democratico Stefano Vaccari, Maria Cecilia Guerra ed Enza Rando, che questa mattina hanno visitato il carcere insieme alla vicesindaca del Comune di Modena Francesca Maletti.
Un sopralluogo che non ha contribuito a tranquillizzare gli esponenti Dem dopo le tre morti delle ultime settimane, tutt’altro: “Se ad aprile nella struttura si trovavano 530 persone detenute, ora il numero è salito a 570, senza che sia aumentata di neppure un’unità in più di Polizia penitenziaria, perché tra nuovi arrivi e pensionamenti la situazione della pianta organica è rimasta invariata. Non solo, perché la scarsità del personale riguarda tutti gli ambiti, non solo quello delle forze dell’ordine, le carenze si avvertono anche rispetto alla parte infermieristica e agli altri elementi di sostegno che possono implementare gli aspetti di sostegno, anche psicologico, rispetto alla prevenzione di atti di autolesionismo. Anche la struttura in sé manifesta evidenti segni di vetustà e necessiterebbe di interventi anche urgenti di manutenzione. Di fronte a queste evidenze, riconosciute dagli stessi operatori, chiediamo a tutte le forze politiche di prendere atto della gravità della situazione. E ci riferiamo anche agli esponenti della destra modenese, che continuano a ripetere astrattamente che il Governo sta affrontando la questione senza conoscere la condizione vera che, lo ricordiamo, non riguarda soltanto Modena ma tutto il Paese. Serve investire in più personale, sia in termini di agenti che di supporto alle persone detenute, perché la pena non sia tortura e disperazione ma, una volta scontata, conduca a una concreta possibilità di reinserimento sociale. Servono risorse anche sulle strutture, sempre più fatiscenti e sovraffollate. Serve, insomma, fare fronte comune, a tutti i livelli, per iniziare a mettere mano a una situazione intollerabile, per chi il carcere lo vive ogni giorno, sia esso detenuto o operatore dello Stato. Uno Stato - concludono - che, lo ribadiamo con forza, non può abdicare alla tutela dei propri cittadini e al rispetto dei diritti fondamentali alle soglie del carcere”.

09/01/2025 - 15:31

"La giustizia italiana ha tanti problemi: la mancanza di organico, la lentezza dei processi, il sovraffollamento delle carceri. Ma la riforma sulla separazione delle carriere che stiamo discutendo alla Camera non ne affronta neanche uno. Anzi, ne aggiunge altri e, per di più, è una punizione, un vero e proprio attacco all'indipendenza della magistratura e, dunque, alla Costituzione. Il tentativo è quello di trasformare i pubblici ministeri in una sorta di superpoliziotti che, quindi, saranno più legati al governo e meno indipendenti.
In più, si sdoppia il CSM creandone uno per i magistrati giudicanti e uno per i pubblici ministeri i cui membri verranno estratti a sorte. Un meccanismo che niente ha a che fare con il merito, di cui questo governo si riempie tanto la bocca, e che penalizza anche la rappresentanza di genere. Oggi, infatti, la maggioranza della magistratura è composta da donne, ma non nei suoi vertici. Un sorteggio di nomi non sanerà certo questa disparità.
Per questo abbiamo presentato emendamenti per garantire un'uguale rappresentanza tra uomini e donne. Ma la maggioranza e il governo della prima donna premier non sono interessatati alla questione. Su questo tema della parità di genere, principio costituzionale, così come su tutti gli altri aspetti della riforma non c'è stata alcuna possibilità di discutere per migliorare il testo. La maggioranza è rimasta quasi muta per tutto il dibattito, mera esecutrice degli ordini del governo. È così che si svilisce il Parlamento". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

09/01/2025 - 13:24

“Siamo al 9 gennaio e cinque detenuti si sono già tolti la vita. Il 2024 è stato un anno drammatico per il numero di suicidi in carcere, superando ogni record negativo, ma il 2025 sembra iniziato in maniera peggiore. L’ultimo, drammatico caso è avvenuto ieri sera a Roma, nel carcere di Regina Coeli: un detenuto di 25 anni si è tolto la vita impiccandosi in cella. Il Governo ha perso il controllo della situazione delle carceri italiane: non è più un emergenza ma un bollettino di guerra”. Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.

“Da mesi i nostri appelli al Governo e al Ministro Nordio cadono nel vuoto. Una situazione inaccettabile di fronte a numeri drammatici – sottolinea Di Biase -. Il sovraffollamento carcerario è oltre ogni limite, come mai prima in Italia. La situazione del carcere di Regina Coeli indica con chiarezza il problema: qui il sovraffollamento tocca quota 186 per cento, a fronte di 566 posti disponibili sono presenti 1051 detenuti. Le celle sono luoghi in cui viene meno la dignità dei detenuti”.

“In questi giorni abbiamo ascoltato l’appello di Papa Francesco per la condizione dei detenuti – aggiunge la deputata - ma quelle parole hanno bisogno di essere raccolte e trasformate in azioni concrete per migliorare la condizione in cui si trovano le carceri del nostro Paese. Mancano le risorse per aumentare il personale sanitario e il sostegno neuropsichiatrico. Mancano educatori e formatori e soprattutto – evidenzia –, mancano interventi per forme alternative di detenzione che potrebbero ridurre il numero di detenuti. Il Governo continua a parlare di aumento della capienza delle carceri – conclude Michela Di Biase – ma il piano carceri è fermo da due anni e i tempi di realizzazione di nuove strutture possono essere decennali e con costi non sostenibili per lo Stato. E’ solo un modo per rinviare la questione”.

29/12/2024 - 11:21

“Leggiamo della proposta del Cnel sul carcere, già inviata alle Camere. Noi abbiamo le nostre idee, non condividiamo tutto, ma almeno iniziamo a discuterne seriamente e per dare risposte ad una situazione ormai insostenibile. Lavoro, misure alternative, sconto per buona condotta, case di reinserimento sono tutte proposte condivisibili e giuste che abbiamo presentato più volte con emendamenti puntuali. Sempre respinti. Vale la pena ricordare il comportamento della maggioranza, ed in particolare di Forza Italia, sulla proposta Giachetti di liberazione anticipata o quanto accaduto sull’inutile decreto carcere o quanto contenuto nell’inaccettabile Ddl Sicurezza. Basta quindi farsi belli con proposte che poi non si è disponibili a sostenere al momento opportuno. Sì passi ai fatti e non si sprechino solo parole al vento. Il partito democratico è pronto a discuterne”.

 Lo dichiarano Debora Serracchiani, deputata e responsabile giustizia del Pd, e i capigruppo in commissione di Senato e Camera, Alfredo Bazoli e Federico Gianassi, e il capogruppo in Antimafia, Walter Verini.

20/12/2024 - 11:17

“È necessario che il ministro Nordio riferisca in Aula sull'ennesimo suicidio in carcere avvenuto nel penitenziario di Viterbo e un altro tentativo fortunatamente sventato dalla polizia nel carcere di Modena. È un vero bollettino di guerra in un anno nero. Il Governo non può continuare a voltarsi dall’altra parte di fronte a quello che sta avvenendo: come Pd abbiamo più volte sollecitato un intervento concreto del ministro per fermare questo allarme sociale e continueremo a farlo”. Così il deputato dem Andrea Casu, Segretario d'Aula a Montecitorio.

18/12/2024 - 13:50

“Un altro suicidio in carcere a Viterbo ed uno sventato solo grazie all’intervento della polizia penitenziaria nel carcere di Modena. Il 2024 sarà ricordato come l’anno orribile per le carceri italiane: 87 suicidi tra i detenuti ed i numeri del sovraffollamento che superano il 133 per cento”. Lo afferma la deputata del partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Come sottolineato anche dal Garante dei detenuti del Lazio, nelle carceri mancano operatori, personale sanitario e psicologi – prosegue la deputata Pd -. Davanti a questo quadro drammatico il Governo invece di approntare misure strutturali ha approvato un decreto vuoto, senza norme e senza risorse per ridurre il sovraffollamento, e si nasconde dietro slogan vuoti. Servono invece provvedimenti che incidano nell’immediato sui numeri generali della detenzione e sulla qualità della vita nelle carceri italiane, sia a garanzia della vita e dell’integrità psico-fisica delle persone recluse, che dello staff carcerario. Il numero dei suicidi è un bollettino di guerra – conclude Di Biase – il Governo non può continuare a nascondere questa drammatica emergenza”.

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