Atteggiamento pilatesco di una maggioranza nel caos
“Sul milleproghe la sottosegretaria Matilde Siracusano ha visto un altro film. Se invece di mandarci a casa mercoledì dopo pochissimi voti ci avesse portato il parere favorevole del governo al nostro emendamento alla proroga di lavoratori lo avremmo potuto approvare, così come abbiamo approvato gli emendamenti dei relatori e due emendamenti della maggioranza.Ma la sottosegretaria questo parere non ce l'ha portato. Perché? Colpa delle opposizioni? Ed erano già passate più di tre settimane dalla presentazione. Allo stesso modo avremmo potuto lavorare se governo e maggioranza avessero trovato un accordo nei giorni precedenti.
Giovedì la commissione ha potuto lavorare dalle 10.30 alle 11 e dalle 12.45 alle 13, perché governo e maggioranza non erano pronti. Più di 100 emendamenti accantonati non hanno mai avuto un parere. Ci vuole del coraggio ad accusare le opposizioni di non avere voluto lavorare 10 minuti in piu, oltre la scadenza pattuita dalla conferenza dei capigruppo e quindi, in primo luogo, proprio dalla maggioranza, e dire che in quei 10 minuti avremmo risolto il caos di cui solo loro portano la responsabilità. Un atteggiamento pilatesco che non fa onore a chi lo assume”. Lo dichiara in una nota la capogruppo PD in commissione bilancio della Camera Maria Cecilia Guerra a proposito delle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dalla sottosegretaria alla presidenza del consiglio Matilde Siracusano sul dl Milleproroghe.
“Con l’approvazione in CdM degli schemi di intesa con quattro Regioni del Nord, si scrive un nuovo capitolo della guerra che il Governo sta portando avanti contro il Mezzogiorno. Sconfessando la Costituzione e ignorando completamente i moniti della Consulta, Calderoli e Co. scelgono di andare avanti, ponendo nuove basi per una vera e propria secessione del Paese. Se non stupisce la volontà dei leghisti di portare a casa questa pessima riforma, lascia invece basiti l’atteggiamento di assoluta accondiscendenza dei presunti ‘patrioti’, che fuori dai Palazzi non perdono occasione per sottolineare l’attaccamento al valore dell’unità nazionale, mentre nelle segrete stanze del Governo danno il via libera a provvedimenti che spaccano il Paese e distruggono l’idea di coesione.”
Così Marco Lacarra, deputato pugliese del Partito Democratico.
"CasaPound, organizzazione esplicitamente fascista, occupa un immobile a Roma da oltre vent'anni senza che nessuno muova un dito. C'è un problema evidente di rispetto della legalità". Lo afferma il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini intervistato sui social dei deputati Pd, che punta il dito contro quello che definisce un trattamento di favore nei confronti dell'organizzazione neofascista. "Non a caso esponenti della maggioranza hanno addirittura provato a invitare CasaPound alla Camera dei Deputati per presentare le loro proposte di legge razziste".
"È chiaro - prosegue l’esponente dem - che esiste un atteggiamento benevolo da parte del governo, con la volontà di coprirsi a destra utilizzando i militanti di CasaPound. I militanti e i dirigenti dell'organizzazione hanno subito diverse condanne per violenze e aggressioni. Il loro leader addirittura per scontri con le forze dell'ordine. Come se non bastasse è noto anche per i rapporti abbastanza discutibili con la criminalità organizzata di Ostia".
"CasaPound - conclude Ordini - è esplicitamente fascista: lo dichiarano loro stessi, e per questo sono illegali. Dovrebbero essere sciolti, invece non accade nulla: non solo non viene sgomberata la loro sede, ma l'organizzazione non viene sciolta come dovrebbe avvenire, e soprattutto non si prendono le distanze dai loro militanti né dalle loro affermazioni. Anzi, si dialoga con loro. Ciò configura una violazione evidente della legalità e una mancata garanzia della sicurezza per i cittadini".
"Cuba è stremata, strangolata, ferita.
Il 29 gennaio scorso il presidente statunitense ha firmato un ordine esecutivo che minaccia dazi contro tutti i Paesi che intendono portare petrolio a Cuba, dopo avere interrotto, con il blitz a Caracas, le forniture dal Venezuela. Da quando Trump ha resuscitato la “Dottrina Monroe”, l’America Latina è tornata a essere considerata il cortile di casa degli Stati Uniti.
A Cuba, ci ha detto l’ambasciatore cubano in Italia incontrato questa mattina, manca l’energia negli uffici, nelle aziende alimentari e farmaceutiche. Senza mezzi pubblici è diventato impossibile andare a lavorare e a scuola. Quello che è più grave è che negli ospedali manca l’energia anche per alimentare le macchine che garantiscono la vita dei malati e le incubatrici per i neonati. Migliaia di malati abbandonati al loro destino con un sistema sanitario costretto alla resa.
È la legge del più forte, la legge del più cinico, del più spietato dei potenti.
Non possiamo dimenticare che durante il Covid, nel momento più buio per il nostro Paese, fu Cuba a mandare i primi medici a sostegno della nostra sanità in affanno. E ancora oggi ci sono centinaia di medici cubani che lavorano negli ospedali calabresi in difficoltà.
L'Italia può voltare le spalle a chi ci ha teso la mano? Il Ministro Tajani tace perché secondo lui anche per la popolazione cubana il diritto internazionale “vale fino a un certo punto”?
E la Presidente Meloni tace perché continua a genuflettersi di fronte ai desideri di Trump e perfino a quelli di Marco Rubio che lo stesso Trump ha designato come futuro presidente cubano. Sembra uno scherzo, ma è proprio quello che ha detto.
La dignità, lo sappiamo, è dote rara nelle stanze del governo Meloni. Ma noi non possiamo assistere in silenzio alla morte lenta di un popolo. E non lo faremo, denunceremo quello che sta accadendo nell’indifferenza di troppi". Lo ha dichiarato in aula Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera, chiedendo un'informativa urgente al ministro Tajani
Con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Giovanna Casadio, giornalista di Repubblica. Ha seguito negli anni la vita politica e la nascita del Partito Democratico. La ricordiamo precisa e attenta nel suo lavoro, acuta e determinata, sempre con gentilezza e modi cortesi, nel raccontare le conquiste ma anche le difficoltà della sinistra italiana con uno sguardo sempre attento alla questione femminile. Alle colleghe e ai colleghi e alla famiglia, il cordoglio e la vicinanza delle deputate e dei deputati del Partito Democratico.
Così in una nota il Gruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati.
“Quando ricordiamo l'Arandora Star non possiamo limitarci ad una commemorazione formale con parole di circostanza. Con l'affondamento del transatlantico britannico, silurato da un sommergibile tedesco, il 2 luglio 1940 non rappresenta solo una tragedia del mare ma il fallimento della politica quando c'è della paura alla logica della colpa collettiva. L'Arandora Star ci lascia due lezioni: nessuna democrazia deve cedere mai alla tentazione della colpa collettiva e nessun Paese è al riparo dalle conseguenze delle proprie scelte autoritarie. Quanto si abolisce il controllo democratico, si concentra il potere e s'abbraccia la strada dell'aggressione con alleanze di regimi totalitari, le conseguenze non restano confinati nei palazzi del potere ma ricadono sui cittadini tutti, anche quelli più lontani”. Lo dichiara il vicepresidente PD alla Camera, Toni Ricciardi sulla proposta di istituire la Giornata nazionale per il naufragio della Arandora Star.
“Molti degli italiani presenti sull'imbarcazione britannica – continua il parlamentare dem - non erano fascisti, né militari, né sovversivi: erano semplicemente emigranti, uomini che avevano costruito con fatica la loro vita in un Paese che ritenevano la nuova casa. Più di 800 morti di cui 446 italiani, non furono solo responsabilità britanniche e del presidente Churchill, perché la scelta di Mussolini dichiarare guerra alla Francia e al Regno Unito non fu inevitabile ma una decisione politica e opportunistica, senza un reale dibattito pubblico, un parlamento libero e una stampa indipendente. Una scelta che trasformò migliaia di italiani nel mondo in sudditi di una potenza nemica e classificati come nemici. Senza quella scelta, gli italiani non sarebbe stati arrestati in massa o imbarcati sull'Arandora Star”. “Fare memoria oggi significa sottrarsi alle semplificazioni per colpevolizzare gli altri: sarebbe una memoria parziale, fragile. La democrazia non è un dettaglio formale ma una garanzia sostanziale ed è forte quando sa distinguere e tutelare”, conclude Ricciardi.
“Nel novembre 1973 dopo una sentenza di primo grado il ministro dell’Interno Emilio Taviani sciolse Ordine Nuovo per violazione della legge Scelba sul divieto di ricostituzione del Partito nazionale Fascista, previsto dalla XII norma transitoria della nostra Costituzione.
Dopo la sentenza di Bari che ha condannato una dozzina di militanti di CasaPound per lo stesso reato, il ministro dell’Interno Piantedosi dimostri lo stesso coraggio di Taviani e sciolga Casapund, oltre a sgombrare l’immobile occupato a Roma da questa organizzazione.
Il tempo delle parole è finito”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del Partito Democratico della Camera dei Deputati.
“Un giornalista di ‘È sempre Cartabianca’ va sotto il palazzo di CasaPound a Roma, quello occupato abusivamente dal 2003 e proprietà del Demanio, cioè di tutti noi. Vuole fare domande, vuole capire chi ci vive davvero. Perché secondo un’informativa della Guardia di Finanza del 2019, quasi la metà degli occupanti non sono famiglie in emergenza abitativa. Sono dipendenti di Comune, Regione, ministeri. Gente con stipendi regolari. Il giornalista prova a intervistare il leader Luca Marsella, quello che sui social piagnucola perché non lo fanno parlare. Gli propone un’intervista faccia a faccia, ma Marsella rifiuta perché vuole andare in studio.
Il giornalista allora va sotto al palazzo. Aspetta, vuole solo fare il suo lavoro. E chi arriva? La polizia. Non per identificare gli occupanti di CasaPound, ma per identificare il giornalista. ‘L’intervista la deve concordare con loro. Adesso identifichiamo. Può spegnere la telecamera? Stiamo facendo attività di polizia’. Al che il giornalista risponde: ‘E io sto facendo attività di cronaca. E poi la frase della poliziotta, che dice tutto: 'Io non capisco l’utilità di tutto questo’. È sconcertante. Da quando le forze dell’ordine sindacano il lavoro della stampa?”. Lo scrive su Instagram il deputato Marco Furfaro, componente della Segreteria nazionale del Partito Democratico, pubblicando il servizio del giornalista di “È sempre Cartabianca”.
“I Giornalisti di una trasmissione televisiva chiedono un'intervista a CasaPound. CasaPound non risponde. I giornalisti allora vanno sotto il palazzo occupato per provare a intervistarli. Dopo un po' arrivano le forze dell'ordine. Per sgomberare CasaPound, direte voi. No. Per identificare i giornalisti.
E per spiegargli che devono concordare con CasaPound le interviste, non andare sotto la loro sede. Questo avviene nell'Italia di Giorgia Meloni. Questo avviene con Piantedosi al ministero: le forze dell'ordine obbligate a fare da ufficio stampa a un gruppetto di fascisti. Complimenti” così il deputato democratico Matteo Orfini commenta sui social quanto denunciato dalla trasmissione televisiva Cartabianca.
“La ministra Santanchè è indagata per la seconda volta per bancarotta. Vedremo come proseguiranno le indagini, ma la sua permanenza al governo è sempre più imbarazzante. Ricordiamo che una delle cose più gravi che, tuttora, le vengono contestate è l’uso improprio della cassa integrazione Covid in un momento difficile per il Paese. Prendeva i soldi ma faceva comunque lavorare i propri dipendenti. Quando ci fanno lezioncine sul merito e sulla competenza forse dovrebbero guardare innanzitutto in casa loro. E agire di conseguenza: per noi la Santanchè non dovrebbe stare più al governo da un pezzo”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Ieri sera, Telemeloni ha toccato vette inarrivabili. Durante la cronaca della cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici invernali Milano - Cortina, il direttore di RaiSport Petrecca è riuscito a non pronunciare mai il nome di Ghali durante la bellissima esibizione in cui recitava la poesia di Rodari "Promemoria".
E la regia non gli ha mai dedicato un primo piano: riprese da lontano, ampie, per non farlo vedere al pubblico a casa.
Una vera e propria censura che viene dopo l'avergli intimato di non dire nulla, di non recitare la poesia anche in arabo, dopo avergli tolto l'inno nazionale.
Qual è colpa di Ghali? Aver preso posizione contro il genocidio a Gaza quando in pochi osavano farlo? Essersi esposto pubblicamente a sostegno del popolo palestinese? Essere, per questo, inviso al governo? O essere un italiano di seconda generazione? O forse tutto questo insieme.
Il trattamento riservatogli è razzismo istituzionalizzato in diretta TV davanti a milioni di persone. Una vergogna indegna del servizio pubblico". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Negare il voto ai fuori sede al referendum di marzo è una scelta politica incomprensibile e senza alcuna giustificazione tecnica. Alle elezioni europee del 2024 e alla precedente consultazione referendaria il voto ai fuori sede è stato consentito. In tutte le democrazie avanzate chi si trova temporaneamente lontano da casa, per ragioni di studio, lavoro o salute, può esercitare il diritto di voto”. Lo afferma Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria, insieme al senatore dem Marco Meloni, della proposta di legge “Voto dove vivo”, commentando la decisione della maggioranza di non consentire il voto a chi studia, lavora o si cura lontano dal comune di residenza al prossimo referendum sulla Giustizia.
“La scelta del governo - aggiunge l’esponente dem - colpisce proprio quell’astensionismo involontario di cui tutti dicono di voler farsi carico: persone che vorrebbero votare ma che, per distanze e costi, non possono farlo. Non esistono motivi tecnici: la scheda referendaria è identica in tutta Italia e non ci sono neppure ragioni economiche. È difficile trovare spiegazioni comprensibili a questo stop, se non una decisione politica che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni”.
«A perderci – conclude Madia – sono le istituzioni e la politica nel suo complesso. Consentire il voto ai fuori sede è stato un impegno assunto trasversalmente, anche con molte associazioni. Non mantenere quella promessa, senza motivi oggettivi, rappresenta un grave fallimento della politica”.
Lettera a Fontana, impedito che entrasse alla camera condannato per atti di violenza contro polizia e appartenenti a movimenti neofascisti
“Egregio Presidente, nella seduta di oggi il collega Rossano Sasso ha chiesto formalmente all'Ufficio di presidenza della Camera l'adozione di provvedimenti sanzionatori nei confronti delle deputate e deputati che nella mattinata di venerdi 30 gennaio hanno impedito con la loro presenza lo svolgimento di una conferenza stampa convocata dall'onorevole Furgiuele e alla quale era prevista, tra le altre, la partecipazione di un esponente di Casa Pound condannato per atti di violenza contro membri delle forze dell'ordine e appartenente a un movimento neofascista che della tragedia rappresentata da quel regime ventennale rivendica tuttora i valori e l'eredità. Con la presente, avendo partecipato a quello che riteniamo un obbligo di preservazione della dignità dell'istituzione parlamentare, Le comunichiamo la nostra intenzione di impedire qualunque altra eventuale occasione simile che dovesse ripresentarsi nel prossimo futuro. Al contempo rivendichiamo la scelta compiuta nella forma pacifica che ha contraddistinto la nostra iniziativa a tutela dell'identità e tradizione antifascista della
Repubblica e del Parlamento. Tanto riteniamo giusto comunicarLe anche al fine di consentire una valutazione completa in relazione alla richiesta di adozione di provvedimenti sanzionatori nei nostri confronti. Con rispetto”. Così i deputati che hanno partecipato venerdì Gianni Cuperlo, Roberto Morassut, Arturo Scotto, Matteo Orfini, Michela Di Biase, Laura Boldrini, Andrea Quartini, Nicola Fratoianni, Marianna Ricciardi, Anna Laura Orrico, Francesco Mari, Angelo Bonelli, Ouidad Bakkali, Gilda Sportiello, Antonio Caso, Antonio Ferrara, Riccardo Ricciardi, Filiberto Zaratti, Valentina D’Orso, Matteo Richetti, Carmela Auriemma.
Salvini ha giurato su una Costituzione che vieta la ricostituzione del Partito Fascista. Che è il vero obiettivo politico di Casapound. Chi avvelena la democrazia è lui. Perché li copre e li giustifica. L’opposizione ha fatto il suo dovere: difendere il Parlamento dai fascisti”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Questa mattina con altri colleghi abbiamo difeso la dignità della Camera dei Deputati, messa in discussione dalla presenza di esponenti di Casa Pound e dalla iniziativa sulla "Remigrazione". Lo dico avendo avuto l'onore di essere stato Sindaco di Marzabotto: il silenzio in certe occasioni e’ complice. La storia ci insegna che le libertà costituzionali non sono conquistate una volta per tutte, è compito di tutti difenderle". Così Andrea De Maria, deputato PD.