"Ho subito, con altri colleghi, una sanzione, votata a maggioranza dall' Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, in relazione alla iniziativa assunta in occasione della Conferenza Stampa che era prevista alla Camera con la partecipazione di CasaPound. Siamo stati sanzionati con la sospensione dai lavori dell'Aula per 5 sedute. Voglio sottolineare che si è trattato di una iniziativa assolutamente pacifica, che continuo a considerare pienamente rispettosa dei regolamenti parlamentari. Per quanto mi riguarda sono orgoglioso di avere difeso la Costituzione antifascista e la dignità del Parlamento. È così, rispettando e promuovendo i valori costituzionali, che si assolve al proprio mandato con disciplina e onore. Credo, lo dico anche essendo stato Sindaco di Marzabotto, che la democrazia vada difesa sempre con determinazione e senza ambiguità. Se per la maggioranza di questo Parlamento è una colpa essere antifascisti mi dichiaro, senza alcun dubbio, colpevole". Così Andrea De Maria, deputato PD
"L'ufficio di presidenza di Montecitorio ha votato una sanzione che va dai 4 ai 5 giorni di sospensione per le deputate e i deputati, tra cui io, che lo scorso 30 gennaio hanno impedito ai neofascisti di Casa Pound e agli Skin heads di entrare alla Camera dei deputati e usare la sala stampa. Una decisione vergognosa, sconcertante, del tutto sproporzionata che manda un messaggio pericoloso e allarmante: si puniscono dei parlamentari per avere difeso, in modo del tutto pacifico, da uno sfregio inaccettabile le istituzioni della Repubblica, nata dalla Resistenza e fondata sulla Costituzione antifascista, mentre da oggi i fascisti sono i benvenuti a Montecitorio.
Sia chiaro: lo rifarei altre 100 volte. Non permetteremo che la Camera diventi un luogo di raduno di neofascisti come se fosse Predappio". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Fdi non è credibile quando oggi plaude all’operazione portata avanti dalle forze dell’ordine che ha condotto all’arresto di numerosi esponenti legati al clan dei Casalesi. Come può, infatti continuare a derubricare la gravità del caso Delmastro e accettare che l’ex sottosegretario, che con ambienti legati alla criminalità organizzata era in affari, resti in carica sotto il simbolo del partito della presidente del consiglio?” Così Andrea Casu, componente dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera. “È inoltre molto grave – prosegue Casu - che il sottosegretario abbia violato gli obblighi di legge, omettendo di rendere pienamente trasparente la propria situazione patrimoniale nei confronti della Camera. Ci aspettiamo provvedimenti”.
Le notizie che arrivano dalla Procura di Roma sul caso del ristorante di cui era socio l’ex sottosegretario Delmastro sono ogni giorno più inquietanti. Si parla di capitali mafiosi e alla giovane diciottenne socia a sua insaputa dell’esponente di FdI è stato notificato un avviso a comparire.
Notizie sinceramente preoccupanti anche alla luce dell’affermazione della Premier Meloni quando avrebbe sostenuto che non avrebbe più coperto nessuno. Dunque cosa sapeva? come è potuto accedere che un uomo a lei così vicino, con un incarico tanto delicato come sottosegretario alla giustizia, sia potuto essere coinvolto in un’attività commerciale che avrebbe aiutato “l’associazione di stampo mafioso facente capo alla famiglia Senese”? Poiché è stata lei stessa a pretenderne le dimissioni, spetta ora a lei chiarire la vicenda al più presto in Parlamento.
Il giorno in cui si festeggia il successo di inchieste contro la famiglia dei Casalesi, è davvero sconcertante che il governo scelga di chiudere gli occhi di fronte alla vicenda Delmastro.
Così in una nota Chiara Braga, Capigruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Governo sostenga il loro operato con risorse adeguate
“Questa mattina all’alba un blitz dei Carabinieri di Caserta e Napoli, oltre 150 militari più unità cinofile, ha portato all’arresto di circa 23 esponenti riconducibili al clan dei Casalesi.
L’operazione di oggi dimostra l’efficacia del lavoro coordinato tra magistratura e forze dell’ordine, a cui va il nostro più sentito plauso e ringraziamento”.
Lo dichiarano in una nota congiunta Stefano Graziano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Difesa della Camera, e Sandro Ruotolo, europarlamentare e responsabile Informazione del Partito Democratico
“Il contrasto alle mafie – aggiungono i dem – deve restare una priorità assoluta delle istituzioni, non solo sul piano repressivo ma anche su quello della prevenzione, della trasparenza e della tutela dell’economia sana. È per questo che riteniamo fondamentale che il Governo sostenga con risorse adeguate chi ogni giorno è in prima linea in questa dura battaglia.
È necessario investire in legalità, lavoro e diritti, per sottrarre definitivamente spazio e consenso alle organizzazioni criminali e mafiose che ancora oggi attanagliano i nostri territori contribuendo ad impoverirli”.
“Il Governo Meloni e il ministro Salvini continuano a dimostrare tutta la loro incapacità di affrontare seriamente il tema della casa: dall’inizio della legislatura hanno prima azzerato il Fondo nazionale per il sostegno all’affitto e poi ripreso in modo del tutto marginale, lasciando senza risposte migliaia di famiglie. A questo si aggiunge il mancato finanziamento del fondo per la morosità incolpevole: una scelta grave che scarica sui cittadini più fragili il peso della crisi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aumentano gli affitti, crescono gli sfratti e si allarga il disagio sociale, mentre il Governo resta fermo e privo di qualsiasi visione”, dichiara la vicepresidente del gruppo PD alla Camera Valentina Ghio che presenta un’interrogazione alla Camera, firmata dai colleghi Alberto Pandolfo e Luca Pastorino, in cui chiede al Governo se intende ripristinare le risorse originariamente previste per il recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, con particolare riferimento ai 13 milioni di euro destinati al Comune di Genova;.
“A Genova il Governo ha tagliato circa 13 milioni di euro già destinati alla ristrutturazione di circa 600 alloggi popolari oggi inutilizzabili, mentre a livello nazionale si parla di circa 970 milioni di euro fermi.
Dalle notizie emerse e dalle segnalazioni dei sindacati degli inquilini risulta che risorse fondamentali per il recupero degli alloggi pubblici siano state bloccate o riallocate, il Governo chiarisca dove sono state riallocate e se è vero che il sostegno alla casa sia stato dirottato in spese legate alla guerra.
Nel frattempo, solo nel Comune di Genova oltre 2.000 alloggi pubblici restano vuoti perché non vengono riqualificati, a fronte di migliaia di domande da parte di famiglie in difficoltà. Una situazione inaccettabile che il Governo ancora una volta scarica sui comuni”, prosegue.
“Per questo ho presentato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per fare chiarezza su quanto sta accadendo. Chiediamo il ripristino immediato dei fondi, a partire dai 13 milioni destinati a Genova, tempi certi per lo sblocco degli interventi e un piano straordinario per rimettere a disposizione gli alloggi oggi inutilizzabili”, aggiunge.
“Serve un cambio di rotta radicale: rifinanziare i fondi per l’affitto, sostenere chi è in difficoltà, rilanciare l’edilizia residenziale pubblica e costruire un vero Piano Casa nazionale con risorse adeguate”, conclude Ghio.
“Le italiane e gli italiani si sono espressi in maniera chiara bocciando sonoramente l’attacco di Giorgia Meloni e della destra alla Costituzione, ai padri e alle madri costituenti e all’indipendenza della Magistratura. È la sconfitta della Presidente del Consiglio che ci aveva messo direttamente la faccia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla vittoria del no al referendum sulla giustizia.
“Il primo dato da sottolineare è una partecipazione al voto molto maggiore rispetto alle attese, un segnale positivo per la nostra democrazia - prosegue la deputata dem - Il secondo è che oggi, con ancora più vigore, si mostra con forza l’alternativa alla destra: una destra che sta governando male, che protegge i vari Delmastro e Santanché, che ha provato ad alterare gli equilibri tra i poteri dello Stato ma è stata bocciata dagli elettori”.
“Abbiamo fatto una grandissima campagna referendaria, partendo dalla Segretaria Schlein. Casa per casa, strada per strada, città per città, spiegando le ragioni e provando a mantenere la discussione sui temi, nonostante le bugie e gli attacchi da destra e anche dalla Presidente del Consiglio. Da qui in avanti c’è un vento nuovo che fischia nel Paese” conclude Gribaudo.
“I dati di oggi della Fondazione GIMBE fotografano il progressivo smantellamento della medicina territoriale sotto i colpi dell'inerzia del governo Meloni: mancano oltre 5.700 medici di medicina generale in tutta Italia, con punte drammatiche nelle grandi regioni come la Lombardia, il Veneto e la Campania. Con una media di 1.383 assistiti per medico, ben oltre la soglia ottimale, e la prospettiva di oltre 8.000 pensionamenti entro il 2028, il primo presidio di salute per i cittadini sta scomparendo. Siamo di fronte a una desertificazione sanitaria che colpisce soprattutto i più fragili e gli anziani, trasformando il diritto di avere un medico vicino a casa in un privilegio per pochi e sovraccaricando ulteriormente i pronto soccorso già al collasso.”
“È inaccettabile che, davanti a questa emergenza, la destra risponda con una programmazione insufficiente e con la minaccia dell'autonomia differenziata, che non farà che amplificare i divari regionali già esistenti. Serve un piano straordinario di assunzioni e di investimenti che possano rendere nuovamente attrattiva la professione di medico di base, superando l’attuale isolamento dei professionisti, con una rete attiva che faccia dialogare ospedale e territorio, con team multiprofessionali, percorsi di specializzazione e borse di studio adeguate. Non ci può essere prossimità, né l'attuazione di una buona riforma territoriale del PNRR senza le gambe dei medici: difendere il loro ruolo significa difendere l'universalità del nostro Sistema Sanitario Nazionale, che questo esecutivo sembra voler sacrificare sull'altare dei tagli e del disinvestimento.”
Così Ilenia Malavasi, Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati.
"La riconferma di Francesco Limatola alla presidenza della Provincia di Grosseto è una vittoria politica netta che premia il lavoro fatto in questi anni con i sindaci e con i territori. Il risultato è ancora più significativo se si guardano i numeri: il centrodestra partiva con un vantaggio teorico di oltre 10.500 voti ponderati e invece Limatola ha vinto con circa 5.000 voti di scarto. Significa che oltre 15 mila voti ponderati si sono spostati rispetto allo schema previsto. È il segno evidente di una fiducia costruita sul campo e di un rapporto vero con le comunità locali": è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani.
"Questa elezione segna anche una sconfitta pesante per una destra sempre più 'Melonicentrica', incapace di guardare alle necessità concrete dei territori e concentrata solo su logiche di schieramento. Il risultato dimostra che amministratori e rappresentanti locali chiedono serietà, ascolto e lavoro quotidiano, non appartenenze imposte dall’alto. Con Limatola la Provincia continuerà a essere la casa dei Comuni e dei sindaci della Maremma": conclude.
Subalterno a Trump e spaccato su Russia e UE
“È ridicolo il Ministro Foti che si esercita ad attaccare le opposizioni mentre nel governo regna la più totale confusione e si naviga a vista in politica estera. È un governo imbarazzato e imbarazzante rispetto a Trump, da cui la Premier Meloni non riesce a prendere le distanze neppure quando viola il diritto internazionale, avvia guerre illegali o vuole annettere la Groenlandia. È un governo diviso sul sostegno all'Ucraina e sul rapporto con la Russia, considerando le posizioni filoputiniane di Salvini. È un governo spaccato sull'Europa, sulla difesa comune, sugli Eurobond, sull'eliminazione del diritto di veto. Prima di impartire lezioni agli altri, Foti farebbe bene a guardare in casa propria, ai suoi compagni di sventura, dove le posizioni sono tutt’altro che coerenti. Per non parlare delle tensioni interne che stanno provocando un immobilismo totale sulle risposte da dare all'aumento dei costi economici che colpiscono famiglie e imprese. In un momento così drammatico, questa è la responsabilità che invoca il governo, attaccare e fare polemiche strumentali contro le opposizioni? L'esecutivo provi a recuperare dignità, postura e credibilità nelle sedi internazionali ed europee, se vuole difendere davvero la nostra sicurezza e i nostri interessi in questa fase storica così difficile e delicata”. Lo dichiara il deputato, capogruppo del Partito Democratico in commissione politiche dell’Unione europea, Piero De Luca.
"L’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione europea nei confronti dell’Italia per il mancato invio del Piano nazionale di ristrutturazione edilizia sulla direttiva “case green” rappresenta l’ennesima bocciatura dell’operato del governo. Ancora una volta l’esecutivo dimostra ritardi, incapacità e totale assenza di programmazione su un tema decisivo come quello della casa, dell’efficienza energetica e del futuro del patrimonio edilizio del Paese. Il governo non solo continua a non intervenire con un vero piano casa capace di affrontare le difficoltà di milioni di famiglie, ma con la sua inefficienza espone l’Italia anche al rischio concreto di sanzioni europee. Se questo accadrà, a pagare non saranno i ministri responsabili dei ritardi, ma i cittadini e i contribuenti italiani. Quella della Commissione europea è dunque un’ulteriore sonora bocciatura dell’azione del governo. Una bocciatura che rischia di trasformarsi in una vera e propria tassa sull’inefficienza: la tassa Meloni” così il cpaogruppo del Pd in commissione ambiente della Camera, Marco Simiani.
"Sono più di 19mila, secondo stime del governo ucraino e di organizzazioni umanitarie, i bambini e le bambine ucraine deportate dall'esercito russo in territori della Federazione o nei territori ucraini occupati.
Una cifra spaventosa che potrebbe essere molto più alta perché solo la Russia ha i numeri reali di questa tragedia.
Oggi, al Comitato diritti umani della Camera che presiedo, abbiamo audito Maksym Maksymov, responsabile dei progetti di "Birng Kids Back UA", l'organizzazione voluta dal presidente Zelensky proprio per riportare a casa queste bambine e questi bambini.
Quello che succede loro, una volta prelevati dagli orfanotrofi o strappati alle loro famiglie e alla loro rete sociale, è un percorso di cancellazione dell‘identità che viene distrutta con l'indottrinamento, con la modifica dei documenti, perfino il luogo e la data di nascita vengono cambiati perché risultino nati in Russia. Gli effetti psicologici su bambini e bambine sono devastanti.
il dott. Maksymov ci ha riferito perfino di casi di suicidio tra i ragazzi più grandi che hanno tentato, senza riuscirci, di tornare in Ucraina.
Finora il progetto Bring Kids Back UA, a cui collaborano organizzazioni umanitarie, imprese e anche paesi stranieri tra cui l'Italia, è riuscito a riportare in Ucraina 2032 bambine e bambini.
Questo crimine orrendo è oggetto di un'inchiesta della Corte penale internazionale che ha emesso un mandato di cattura nei confronti di Putin. Ma il rimpatrio incondizionato di tutti questi bambini e bambine è un passaggio non trattabile per una società giusta, come ha sottolineato il dott. Maksymov". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Sul Piano Casa siamo ancora in alto mare e continuano i rinvii. Nonostante mesi di annunci, il decreto resta confuso e privo di una direzione chiara”, dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd nella Commissione Ambiente della Camera. Simiani è intervenuto oggi alla Camera per stigmatizzare il fatto che il Piano Casa continui a restare fuori dall’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, confermando i continui rinvii su un tema cruciale per l’emergenza abitativa. Secondo l’esponente del Partito Democratico, “il Paese avrebbe bisogno di 400 mila abitazioni in più”. Questi continui rinvii rappresentano, per Simiani, l’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza e incapacità del ministro Matteo Salvini nella gestione del dicastero. “Il risultato – sottolinea – è che famiglie, amministrazioni locali e operatori del settore restano senza certezze, mentre il governo continua a improvvisare su un tema cruciale come quello dell’abitare”.
“Domani sarò a Prato, alla manifestazione “Mai più fascismi, mai più deportazioni”. E ci sarò perché Prato non si tocca. Il cosiddetto “Comitato Remigrazione e Riconquista”, nato da un’iniziativa di CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti, manifesterà proprio domani nel centro della città. Marceranno per sostenere la “remigrazione”, che è una parola farlocca per non dire quella vera: deportazione di tutte le persone migranti. E lo faranno nello stesso giorno e nella stessa città dove, il 7 marzo 1944, i nazifascisti rastrellarono 133 lavoratori pratesi dalle fabbriche, dalle case, dalle strade. Li rinchiusero nel Castello dell’Imperatore e li caricarono su vagoni piombati diretti a Mauthausen e al sottocampo di Ebensee. Ne tornarono 18. Centoquindici morirono nei lager. Vogliono parlare di deportazione nel giorno esatto in cui Prato ha subìto la deportazione. Dicono che lo fanno per la sicurezza. Ma è una bugia, perché la sicurezza vera è un’altra cosa. La sicurezza è lavoro regolare, contratti, controlli, legalità nelle filiere produttive. È case dignitose, scuole che includono, servizi sociali che non lascino soli né chi viene da lontano né chi è nato qui.
Sicurezza è spezzare lo sfruttamento che umilia tutti, italiani e stranieri, e che a Prato, nelle filiere tessili, è un problema reale, concreto, che non si risolve con le deportazioni ma con la legalità.
Chi sta dietro questa manifestazione non vuole risolvere niente. Vuole solo mettere le persone le une contro le altre, sciacallare sulla paura e creare un capro espiatorio.
Per questo domani sarò a Prato.
La Prato del 7 marzo 1944 ha resistito, ha lottato, non ha avuto paura. Ha pagato un prezzo spaventoso. E per ottantadue anni questa città ha onorato la memoria di quei 133 lavoratori deportati giurando “mai più”.
Domani quel “mai più” va detto di nuovo.
Perché il fascismo a Prato non ha mai avuto spazio. Non ce l’ha avuto 82 anni fa, non ce l’avrà domani, non ce l’avrà mai.
Così sui social il deputato democratico, Marco Furfaro.
“Sul piano casa siamo ancora in alto mare e continuano i rinvii. Nonostante mesi di annunci, il decreto resta confuso e privo di una direzione chiara”. Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.
“Preoccupano inoltre le notizie sulle perplessità emerse anche dal Quirinale sul contenuto del provvedimento. Quando i dubbi nascono già nella fase di elaborazione significa che il lavoro politico e tecnico non è stato svolto con la necessaria solidità”.
“Siamo davanti all’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza del ministro Matteo Salvini nella gestione del proprio dicastero. Quello che avrebbe dovuto essere un intervento utile per dare risposte concrete al tema della casa rischia di trasformarsi nell’ennesimo decreto confuso, costruito tra annunci, rinvii e continue correzioni”.
“Il risultato – conclude Simiani – è che famiglie, amministrazioni locali e operatori del settore restano senza certezze mentre il governo continua a improvvisare su un tema cruciale come quello dell’abitare”.