Per la Portovesme srl non è più tempo di raccomandazioni ma di impegni concreti. Il governo invece si sottrae. Per questo oggi, in sede di votazione del decreto bollette, non ho accettato la proposta del governo di trasformare un ordine del giorno, a mia firma e della collega Ghirra, in una raccomandazione sulla crisi della Portovesme. Non si possono prendere in giro oltre 1500 lavoratori, tra diretti e indiretti, che sono a casa senza alcuna tutela e nella migliore delle ipotesi in cassa integrazione con un taglio deciso dei loro stipendi che non garantisce la dignità di vita a migliaia di famiglie. In realtà cosa si chiedeva? Di arrivare come in passato è avvenuto per altre aziende ad accordi bilaterali per la fornitura dell'energia elettrica vista l'assenza in Sardegna di un metanodotto. Al tempo stesso chiedevamo al governo di alzare il livello della trattativa ai massimi livelli manageriali internazionali per consentire di riattivare l'attività industriale. Il Governo si è invece girato dall'altra parte così come ha fatto finora la regione Sardegna.
Così il deputato del Pd Silvio Lai.
Mille promesse e nessuna risposta sull’emergenza casa. Il Governo e la destra respingono persino il nostro ordine del giorno sul rifinanziamento fondo affitti e morosità incolpevole. Un ennesimo schiaffo a migliaia di famiglie in difficoltà.
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Al Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che a un ragazzo che paga 700 euro di affitto, ha risposto che non merita di laurearsi perché chi si fa fregare 700 euro per un posto letto non deve diventare classe dirigente, ci chiediamo, ma in che città vive? Perché a Venezia, evidentemente, è da un po' che non ci passa del tempo." Lo dichiarano in una nota la deputata dem Rachele Scarpa e Monica Sambo, segretaria del Pd Venezia.
“È veramente irrispettoso - ha aggiunto Scarpa - prendersi gioco della disperazione degli studenti vittime di una speculazione selvaggia che Brugnaro stesso non ha fatto altro che assecondare. Si vergogni e pensi ad approvare in fretta un regolamento in città per regolare le locazioni brevi, visto che grazie al lavoro del Pd in Parlamento, Venezia è l’unica città in Italia che ha facoltà di farlo”.
“Come Pd di Venezia - ha evidenziato Sambo - abbiamo più volte chiesto al Comune di aprire un confronto sul tema della casa, ma siamo sempre stati inascoltati. Questo Sindaco, come sempre, invece di aiutare i giovani a costruirsi il futuro tenta di umiliarli dall’alto del suo pulpito milionario. Ci ricordiamo tutti le reazioni agli studenti che lo contestavano, come anche il trattamento riservato a chi lo critica, a dimostrazione che le dichiarazioni di oggi confermano la sua visione classista della società che non ha nulla a che vedere con il merito ma solo con la provenienza sociale”.
“Chi sputa - concludono Scarpa e Sambo - sulla sofferenza materiale delle persone schiacciate dalla crisi abitativa, persone che spesso devono lavorare per potersi permettere gli studi, non merita di rappresentarle in ruoli importanti come quello di Sindaco”.
“Dopo Venezia e Padova, oggi ho voluto portare solidarietà anche agli studenti di Verona, accampati in Università da giovedì. La protesta studentesca non si spegne, e hanno ragione: le Regioni e il Governo devono assumersi la responsabilità di agire in fretta, per evitare che lo studio, e con esso il diritto alla casa, diventi sempre di più una questione di classe”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico, Rachele Scarpa.
Ieri ero a Padova davanti al Bo' per sostenere la protesta degli studenti, oggi sono a Venezia, a San Basilio, dove gli studenti di Ca' Foscari e IUAV hanno piantato le tende e rimarranno la notte. La ministra Bernini parla di 70mila posti letto in residenze, ma sarebbero insufficienti perché ne servono almeno 100mila. E quel che è peggio è che la maggior parte riguarderanno studentati privati, con prezzi in linea col mercato attuale e pertanto inaccessibili. Serve un serio piano sulla casa, e gli studenti in tutta Italia ce lo stanno chiedendo a gran voce.
Così Rachele Scarpa, deputata del Pd.
“Il caro affitti, che riguarda purtroppo non soltanto gli studenti ma anche le famiglie, non è una tematica nuova ma è esplosa oggi nella sua drammaticità a causa della mancanza di risposte della destra: una maggioranza divisa e a cui non rimane altro, come sempre in questi mesi, di addossare ad altri la propria inadeguatezza. Il governo Meloni non ha infatti saputo contrastare con efficacia l’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto, ha tolto risorse alle politiche abitative (dal fondo morosità incolpevole, alla garanzia mutui giovani) proprio quando la Bce ha alzato i tassi di interesse, e non sta riuscendo a spendere le notevoli risorse del Pnrr sulla casa e sugli alloggi universitari”. Lo ha detto la deputata dem Simona Bonafè, nel corso della trasmissione “Omnibus” sul La 7.
Dichiarazione di Federico Gianassi, deputato Pd
"Le dichiarazioni del Ministro Valditara sul problema del caro affitto che riguarderebbe solo le città governate dal centrosinistra sono false, strumentali e sconcertanti, ma testimoniano ancora una volta come la destra sia incapace di governare e dare risposte concrete ai problemi dei cittadini. Quello che è palese è che il governo Meloni ha in pochi mesi smantellato tutte le politiche messe in atto dal Pd in questi anni, dal fondo affitti per morosità incolpevole alla garanzia giovani per i mutui prima casa. I sindaci di centrosinistra, oggi ingiustamente accusati, sono stati gli unici a sperimentare modelli innovativi per garantire il diritto all'abitazione": è quanto dichiara il deputato Pd Federico Gianassi.
“Negare il diritto alla casa significa negare il diritto allo studio. È assurdo e inaccettabile sentire le voci della maggioranza, che hanno votato il taglio di 330 milioni di euro del fondo affitti, scaricare le responsabilità sugli studenti che oggi giustamente protestano”. Lo scrive su Twitter il deputato dem Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale del Partito Democratico con delega ai diritti.
I ragazzi con le tende fuori dalle università sono nuovi poveri. Il Governo non si occupa di casa, azzera i fondi sugli affitti colpendo migliaia di famiglie. Ci vuole una gran faccia tosta a rifiutare fondi Pnrr e accusare i Sindaci
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Ascoltiamo gli studenti che protestano per il diritto alla casa, in difficoltà per aumento affitti e precariato dilagante. Servono risposte immediate. A partire dal #PNRR grazie ai 960mln € per nuovi alloggi universitari. Governo, meno chiacchiere su fondi UE, più concretezza”. Lo scrive su twitter il deputato del Pd, Enzo Amendola.
“La mobilitazione studentesca che per il diritto alla casa è giusta, va ascoltata e merita risposte immediate. In questi anni, nel Lazio abbiamo fatto di tutto e in parte recuperato il nulla che abbiamo ereditato sul diritto allo studio: sono in programmazione nuove aperture e nuovi investimenti. Ma certo non basta. L’aumento degli affitti e delle case e il calo del potere d’acquisto dei salari, la precarietà nel lavoro, negano di fatto a milioni di giovani il diritto allo studio. Nel Pnrr, che la destra sta buttando a mare, non a caso avevamo previsto risorse anche per gli alloggi dedicati al diritto allo studio: 960 milioni di euro e, per il Lazio, circa 30 milioni per altri 900 posti letto. Il governo ha il dovere di muoversi. Questa protesta è la conferma che l’agenda italiana non può che basarsi su maggiore giustizia per le persone, una giustizia che non c’è”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico, Nicola Zingaretti.
“Rifiuto la denominazione Decreto Cutro perché non rispettosa verso quel luogo e quei morti. Meglio chiamarlo, per la continuità che esprime, Decreto Sicurezza Ter: e sappiamo tutti che fine hanno fatto quei provvedimenti, demoliti dalla Corte Costituzionale. Andrà così anche stavolta, credo, ma nel frattempo qualcuno avrà esibito i muscoli, e forse avrà anche vinto altre elezioni ostentando un’inutile intransigenza securitaria. Infatti non impedirà a nessuno di salire su una barca fatiscente con qualcosa da cui scappare alle spalle. Con l’assurda decisione di eliminare la protezione speciale migliaia di migranti verranno esclusi da percorsi di integrazione, lavoro, costruzione di cittadinanza. Di dignità, in una parola. Perché togliere strumenti di regolarizzazione, anziché aggiungerne? Non me lo spiego e ho paura di quello che accadrà nei prossimi mesi”.
Così la deputata del Pd, Rachele Scarpa.
“Eppure - aggiunge - i modelli alternativi da perseguire ci sono, partiti proprio dal nostro territorio, da Treviso, e funzionano. Mi riferisco, ad esempio, alla famiglia Calò che nel 2015 ha accolto in casa sei ragazzi africani provenienti da Paesi diversi, e che li ha accompagnati tutti con successo all’autosufficienza economica e alla piena integrazione. E’ un modello che si chiama 6+6x6 e porta con sé l’idea che si gestisca l’accoglienza in nuclei autonomi di case-famiglia da sei persone ogni 5mila abitanti, con un’equipe di sei professionisti che segua gli accolti (6+6): un insegnante, un avvocato, un operatore culturale, un assistente sociale, uno psicologo e un medico. Questi sei professionisti non seguono solo un nucleo, ma sei nuclei (di qui il x6), per un totale di 36 persone accolte. È un modello sostenibile, economico, di successo e che si sta espandendo: nel 2020 ha ispirato il progetto Embracin del comune di Padova. Con una vera gestione dell’immigrazione - conclude - possiamo costruire insieme spazi di opportunità, e non spazi di criminalità e miseria. Basterebbe avere un po’ di sincera, vera, volontà politica”.
“Cambio del nome? Sembra una polpetta avvelenata per il Pd e la sua storia. Semmai occorre lavorare in Italia e in Europa per allargare la casa comune dei riformisti, degli ecologisti, dei progressisti e dei democratici. Il Pd non ho dubbi lavorerà in questa direzione”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico, Silvio Lai.
Una giornata ricca di significato, oggi a #Hiroshima, con le associazioni che si occupano di sensibilizzare l'opinione pubblica, e i giovani in particolare, in merito all’abolizione delle armi nucleari. Questa mattina, un percorso in cui abbiamo potuto vedere gli 'hibaku tree', 170 alberi che, all’epoca molto piccoli, riuscirono a sopravvivere e a non venire bruciati dalla bomba atomica. Dei simboli di speranza: nonostante il male, non hanno smesso di donare ossigeno alla città devastata. Siamo poi giunti a casa della ‘ ibakusha' Toshiko Tanaka, sopravvissuta alla catastrofe di Hiroshima. Aveva appena 6 anni quando venne lanciata la bomba. A causa del trauma, non è riuscita a parlarne per i 70 anni successivi fino a quando ha sentito forte la responsabilità che portava su di sé, come sopravvissuta, di far conoscere al mondo l’atrocità accaduta. Così ha trovato le parole per descrivere come quel giorno ha cambiato il corso della storia e la vita di centinaia di migliaia di persone. 'Guardai in alto e vidi un flash incredibile, era come un milione di luci insieme: tutto divenne bianco, e non vidi più nulla'. E poi un grande calore, che ha bruciato il suo viso, il collo e il braccio destro. Poi il buio, a causa di cenere e polvere che coprivano ogni cosa.
140mila morti solo a Hiroshima, tutti i suoi compagni e compagne di scuola morirono quel giorno, e dell’amica del cuore non trovarono mai il corpo. Fu la generazione che pagò il prezzo più alto, e Toshiko rimane una delle ultime testimoni di quella tragedia. Questa donna, oggi, si è messa al servizio della pace, e instancabilmente gira il mondo, nonostante gli 84 anni e i problemi di salute, conseguenza di quel terribile giorno, per sostenere la pace e l'abolizione delle armi nucleari. L’invito a casa di Toshiko è stato per me un onore. Abbiamo parlato molto, e mi ha raccontato la sua vita, e io ho il dovere di dare seguito alle parole facendo conoscere questa storia e adoperandomi nell’ambito del mio lavoro di parlamentare. Spero di poterla invitare a un'audizione in commissione Esteri e presso l'intergruppo per il disarmo nucleare, che istituirò al mio rientro in Italia”.
Lo scrive sui social Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico.
Con la riforma Cartabia e le risorse del Pnrr è stato reso operativo l’ufficio del processo. Personale qualificato che assiste i magistrati nella velocizzazione del processo, con risultati positivi messi in evidenza proprio dai dati diffusi dal Ministero della Giustizia nei giorni scorsi: meno 12% la durata del processo civile e meno 10% per il processo penale nel 2022 rispetto al 2019. Purtroppo arrivano segnali preoccupanti dal Governo circa la volontà di proseguire questa esperienza, con il rischio di lasciare a casa migliaia di persone formate e preparate e di riportare indietro le lancette dell’orologio sull’obiettivo della ragionevole durata dei processi. Si tratterebbe di una decisione ingiusta ed inspiegabile, destinata a creare nuovi disagi ai cittadini e per questo contrasteremo ogni tentativo di impedire che questa importante esperienza possa continuare.
Così Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd e Federico Gianassi, capogruppo in Commissione Giustizia alla Camera