“Le elezioni europee segneranno un passaggio fondamentale e sono in ballo due visioni opposte di Europa e di futuro.
Noi vogliamo una grande Europa che sia l'Europa della pace e dobbiamo gridarlo forte. Il più grande progetto di pace della storia non può concepire la guerra come una possibilità per risolvere le controversie tra gli Stati. Non lo può fare: è tradire la sua natura, la sua origine, il suo stare insieme.
Noi vogliamo l'Europa del lavoro sano, dei salari dignitosi e della sanità universalistica: basta all'austerità. Noi vogliamo la lotta ai cambiamenti climatici perché salva il mondo e perché crea nuovi posti di lavoro. Noi non vogliamo la "fortezza Europa": vogliamo il rispetto del diritto d'asilo. Non devono mai più esistere "zone LGBT free" nel cuore dell'Europa. Noi vogliamo affermare la fruibilità dell'interruzione di gravidanza e vogliamo che venga implementata la convenzione di Istanbul ovunque.
L'8 e il 9 giugno si deciderà il futuro dell'Europa e non possiamo considerare la partita già persa perché le ultra destre hanno molto consenso. La partita, invece, è aperta. Ce lo hanno dimostrato la Spagna, dove sembrava che i neofranchisti di Vox avrebbero vinto, la Repubblica Ceca, con il successo dell'europeista Pavel, la Polonia dove Tusk l'ha spuntata dopo anni di oscurantismo del Pis.
E per noi donne è un'elezione fondamentale perché le destre considerano i diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+ un campo di battaglia.
Non permettiamogli di farci tornare indietro di 70 anni. Scegliamo l'Europa della pace, dei diritti, della convivenza, del lavoro e dell'ambiente. Le nostre candidature alle elezioni europee devono parlare questa lingua e devono rispettare questa idea di progresso e di futuro”. Così Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, al Coordinamento nazionale della Conferenza delle donne dem che si è tenuto oggi al Nazareno.
Chi ha speculato su vicenda l'ha fatto su bambini, famiglie, istituzioni.
"L'assoluzione definitiva per lo psicoterapeuta Foti, in sostanza mette la parola fine al presunto 'caso Bibbiano', con un colpo durissimo all'intero impianto accusatorio". Così, i deputati reggiani Pd, Ilenia Malavasi e Andrea Rossi, in merito alla sentenza che ha definitivamente assolto lo psicoteraputa Claudio Foti, accusato di essere la 'mente' del caso 'Angeli e demoni'. "Questa assoluzione non deve essere intesa come la vittoria di una parte, ma come la fine di un incubo per un'intera comunità. I contorni di questa vicenda hanno assunto toni di uno squallore unico, tramite l'evidente azione, condotta da una precisa parte politica, che fin dall'inizio era incentrata solo nello scardinare un sistema di tutela e protezione dei minori all'avanguardia. Parliamo di chi veniva a farsi i selfie sotto il cartello 'Bibbiano', una strumentalizzazione becera che non è possibile ignorare, ma che evidentemente ha pagato, nell'immediato, in termini elettorali", aggiungono. "E pazienza se tutto questo ha distrutto la credibilità della rete dei servizi, pazienza se questo è andato a danno dei bambini e delle famiglie affidatarie, pazienza se questo ha gettato fango su persone e amministratori innocenti, che hanno vissuto mesi tremendi, pazienza se il garantismo in questo Paese è solo sulla carta e mai nei fatti. Pazienza perché chi si è fatto forte di quella bandiera, ha ottenuto il consenso che cercava, anche e soprattutto a livello nazionale. Tutto questo, giocando sulla vita dei bambini, screditando l'istituto dell'affido, banalizzando la generosità della famiglie che accolgono, ridicolizzando le istituzioni, infangando il lavoro di tanti professionisti e professioniste, servizi sociali compresi, nel furore ideologico della difesa di presunti diritti di adulti maltrattanti, da difendere solo in quanto genitori o parenti prossimi", proseguono. "Ancora una volta, oggi, il nostro pensiero va a tutti coloro che hanno sofferto per questa situazione e alla comunità bibbianese, profondamente offesa e teatro di vere e proprie pagliacciate mediatiche. Certe ferite probabilmente non si rimargineranno mai in chi le ha subite, ma la speranza è che da questa terribile vicenda si riesca comunque a trarre la giusta considerazione rispetto a chi lavora per il bene di una comunità e a chi, invece, è capace solo di speculare per il proprio tornaconto elettorale", concludono Malavasi e Rossi.
Ho presentato una proposta di legge per normare il trattamento dei contenuti a carattere politico, sociale e civico da parte dei social media. Da mesi arrivano infatti segnali allarmanti da parte delle BigTech come Meta, che stanno operando un controllo a priori su tutta sull’informazione politica, alterandone arbitrariamente la visibilità secondo criteri sconosciuti e operando uno “shadow banning” (una cripto-censura) su autori che trattano questi argomenti. Tutto ciò è gravissimo: una multinazionale che rappresenta di fatto un monopolio dell’informazione social che decide per conto degli utenti cosa possono o non possono vedere è un vulnus enorme per la democrazia. Dall’informazione nasce il consenso, il voto democratico, e se si altera il primo fattore il secondo viene inesorabilmente inquinato. Servono chiarezza e trasparenza". Lo dichiara in una nota Marco Furfaro, deputato e responsabile delle iniziative politiche del Partito Democratico.
“Considerate che Bari è stata amministrata bene, con vasto consenso da Antonio De Caro. Registrate che il procuratore ha specificato che il Comune non c’entra con le attività di infiltrazione mafiosa. Eppure si vuole commissariare il Comune a ridosso delle elezioni. Non riescono a vincere le elezioni e provano così, contro un citta’ che non merita questa azione indegna di sopraffazione politica da parte di un governo di parte e fazioso” così il deputato democratico Virginio Merola.
Berruto, Abodi continua nella sua azione a tutela delle lobby della serie A
“È sbagliato, grave e ci opporremo alla possibilità di sponsorizzazione delle squadre di calcio e della pubblicità da parte delle società di scommesse sportive” così il responsabile sport del Pd, il deputato democratico, Mauro Berruto, interviene dopo l’approvazione definitiva del Consiglio dei ministri del decreto legislativo per il riordino del settore dei giochi online. Un provvedimento – sottolinea Berrutto – che presenta molte criticità tra cui la possibilità di destinare alle squadre di Serie A i proventi del fondo creato con la tassazione degli extraprofitti delle società di scommesse legate al calcio. Una soluzione sbagliata nel metodo e nel merito perché quei fondi dovevano essere destinati allo sport di base, bastava che il ministro Abodi desse parere favorevole a una proposta di legge che aveva raccolto consenso trasversale in Commissione. Purtroppo – conclude Berruto - il disegno era chiaro e oggi chiude il cerchio: il governo e il ministro Abodi continuano a eseguire la volontà delle lobby del calcio a danno di tutti gli altri sport”.
“Il comunicato stampa di Fdi sulla nomina al maggio fiorentino è la conferma che Sangiuliano non è autonomo e che i burattinai della cultura italiana sono a via della Scrofa”. Così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi, interviene sull’impasse della nomina del sovrintendente del maggio fiorentino che vede il ministro della cultura incapace di prendere una decisione. “È molto grave – sottolinea Manzi - che il ministro della cultura lavori esclusivamente per il consenso e gli interessi del suo partito quando, come ben sa, ha giurato nelle mani del Presidente delle Repubblica di esercitare le sue funzioni nel solo interesse della Nazione”.
“Si chiamano Città 30 ma non sono città dove si va solo a 30 km orari, ma dove si parte da una riduzione della velocità nelle strade con una maggiore incidenza di persone che camminano, per costruire una viabilità e una mobilità che funzionano meglio per tutti. Lo stanno già facendo a Parigi, Londra, Barcellona, Madrid, Amsterdam, Copenaghen e anche in Italia non lo sta facendo solo il Sindaco Lepore a Bologna, ma anche tante amministrazioni di centrodestra. Tra l’altro, sommessamente osservo nella settimana delle elezioni in Sardegna, che se c’è una città dove la destra ha vinto anche durante le ultime elezioni regionali è stata proprio Olbia, che è amministrata da Nizzi, che è un sindaco di Forza Italia che ha fatto da anni la Città 30, quindi tutto questo problema di consenso contro un’idea di mobilità che mette al centro la sicurezza e la vita delle persone probabilmente non c’è. Attenzione a seguire i propri follower e smettere di guardare la realtà. Devono essere le città, non il Ministro Salvini, a stabilire quale sia il limite più giusto e sicuro in ogni singola strada”.
Lo dichiara il deputato del Pd Andrea Casu.
“Il caos organizzativo creato dal ministro Sangiuliano sta bloccando gli investimenti previsti nel Pnrr Cultura”. Così la capogruppo democratica nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi che sottolinea come “i dati della Relazione presentata trionfalmente dal ministro Fitto destano molte preoccupazioni sull’operato del ministero della cultura che, va sottolineato, si trova nel mezzo di una profonda riorganizzazione che sta mettendo in discussione anche l’ordinaria amministrazione. E non è un caso che il Mic abbia sinora rendicontato solo il 3,4% dei 4,4 miliardi previsti dal Pnrr. Con alcuni interventi del tutto bloccati come gli zero euro spesi sui venti milioni previsti per le competenze digitali del personale, a meno di due anni dal termine del programma di interventi. Il Ministero sta viaggiando con il freno a mano tirato a causa della caotica gestione del ministro Sangiuliano attento solo a tagliare nastri, ad appropriarsi di interventi ereditati dalla precedente gestione e a cercare consenso e posizionamenti politici in vista delle prossime elezioni regionali in Campania. Perdere l’occasione del Recovery sarebbe veramente una grave responsabilità. Avevamo avvertito il ministro dei rischi a cui andava incontro nell’avviare una profonda riorganizzazione nel mezzo dell’attuazione del Pnrr – conclude Manzi - ma non ha voluto ascoltarci”.
"Questa mattina ho depositato una proposta di legge per introdurre nel nostro codice penale un principio semplice: il sesso senza consenso è stupro.
La mancanza di consenso "quale libera manifestazione della volontà della persona e che rimanga tale e immutato durante l’intero svolgersi dell’atto sessuale" è alla base del riconoscimento della violenza sessuale, come stabilito dalla Convenzione di Istanbul, ratificata sia dal parlamento UE sia dal parlamento italiano.
All'indomani del deludente compromesso al ribasso fatto dal Consiglio Europeo sulla Direttiva Ue sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, sta agli Stati membri fare quel passo in avanti che in Europa è stato bloccato da interessi nazionali e posizioni retrograde. Un vergognoso gioco fatto sulla sicurezza delle donne, sulla loro libertà e sulla loro dignità. E anche in sfregio alla volontà del Parlamento europeo che aveva approvato un testo molto più avanzato.
Mi auguro che la mia proposta di legge venga calendarizzata e discussa quanto prima, oltre che approvata con la più ampia maggioranza possibile. Altrimenti vorrà dire che il contrasto alla violenza sulle donne non è la priorità sbandierata da governo e maggioranza all'indomani degli stupri di gruppo di Palermo, Caivano e del più recente a Catania". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
Venti deputate e deputati dell'Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità, coordinato da Laura Boldrini, hanno inviato una lettera alla premier Giorgia Meloni per chiedere che dalla Direttiva UE contro la violenza sulle donne e la violenza domestica non venga stralciato il concetto del consenso.
"Le scriviamo per via delle preoccupanti notizie giunte dal Consiglio Europeo, che parlano dello stralcio dalla Direttiva UE contro la violenza sulle donne e la violenza domestica delle norme sullo stupro e di quelle sulle molestie sessuali nel mondo del lavoro - si legge nella lettera -. È a dir poco allarmante che venga cassato il concetto per cui il rapporto sessuale senza consenso è stupro, specie in un periodo storico come quello attuale, dove la violenza da parte degli uomini sulle donne continua a riempire le cronache a qualunque latitudine. Tale decisione può avere una portata devastante, poiché di fatto indebolisce l’applicazione della Convenzione di Istanbul – un trattato storico, recentemente ratificato dalla stessa Unione Europea – e riduce la protezione delle donne nell’intero territorio UE".
"Signora Presidente, lei è una delle poche donne a sedere nel Consiglio Europeo - concludono -; e poiché in diverse occasioni ha affermato di essere in prima linea nella battaglia contro la violenza di genere, la invitiamo ad adoperarsi affinché questa Direttiva non venga snaturata fino a divenire una scatola vuota, impegnandosi per il ripristino della formulazione iniziale". La lettera è firmata da Laura Boldrini, Stefania Ascari, Ouidad Bakkali, Elena Bonetti, Chiara Braga, Andrea Casu, Michela Di Biase, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Marco Furfaro, Valentina Ghio, Chiara Gribaudo, Marco Grimaldi, Ilenia Malavasi, Maria Stefania Marino, Emma Pavanelli, Silvia Roggiani, Rachele Scarpa, Debora Serracchiani, Luana Zanella.
"Al tempo del governo Draghi, approvammo un emendamento per il distretto tessile pratese che destinava 10 milioni alle aziende del territorio. Lo approvammo con il consenso del territorio e dei parlamentari, di destra e di centrosinistra, di Prato e provincia. Per questo motivo, oggi, a valle dei disastri dell'alluvione, abbiamo presentato un emendamento al dl energia per stanziare un contributo di 10 milioni per le aziende alluvionate, tenendo conto della specificità del distretto pratese. Abbiamo chiesto alla maggioranza di approvarlo insieme, di intestarselo loro, di fare un passo avanti perché c'è un ritardo sugli aiuti che mette a rischio un'intera comunità. Il risultato? Emendamento bocciato, con tanto di voto contrario dei parlamentari di destra pratesi. Una volta ancora, la destra chiacchera. Ci hanno accusato di tenerezza, diremmo che è sempre meglio che inconsistenza. Continueremo a batterci per Prato, contro una destra vergognosa che fa proclami sul territorio ma che poi a Roma se ne frega della propria gente, delle imprese alluvionate e scarica sulla Regione le proprie colpe" Lo dichiarano in una nota Marco Furfaro, deputato Pd e primo firmatario dell'emendamento, Christian Di Sanzo, deputato pratese eletto in Nord e Centro America, e Marco Biagioni, segretario del Pd Prato.
"Da anni lancio allarmi sulle dinamiche di odio online e sui social. Adesso che, purtroppo, piangiamo una donna morta ci si preoccupa delle gogne social e mediatiche, un fenomeno che avevamo già analizzato nel 2016 con la Commissione Jo Cox, che avevo istituito quando ero Presidente della Camera e a cui hanno lavorato parlamentari di tutti gli schieramenti, associazioni ed esperti come il professore Tullio de Mauro e la professoressa Chiara Saraceno. La relazione della Commissione accese un faro preoccupante che venne, purtroppo, sottovalutato. Ho anche presentato una proposta di legge, mutuata dal codice tedesco, per tentare di porre un freno a questa deriva violenta del dibattito pubblico che mi auguro adesso possa essere calendarizzata, discussa e approvata con un ampio consenso. Ma la cosa più incredibile di queste ore è sentire la Lega strumentalizzare la disgrazia successa a Sant'Angelo Lodigiano per dare addosso alla sinistra. Proprio loro il cui segretario, Matteo Salvini, con la sua "bestia", ha fatto delle gogne social basate su fake news, derisioni e messaggi sessisti una vera e propria arma politica per screditare la reputazione degli avversari. Soprattutto delle avversarie. Lo ha fatto per anni e ancora se ne pagano le conseguenze. Per non parlare di quando, da ministro dell'Interno, diede in pasto ai suoi follower ragazzine minorenni colpevoli solo di averlo contestato ad un comizio. E ora si indignano per quello che succede? Loro che sono tra i principali artefici della degenerazione del discorso pubblico e politico? Questa ennesima strumentalizzazione è inaccettabile e dimostra che non si fermano proprio davanti a niente". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“Siamo assolutamente insoddisfatti della risposta e per più questioni. La prima: i tempi sottosegretaria non tornano. Non è vero che tutta questa vicenda sarebbe intercorsa quando il ministro Salvini non era ministro delle Infrastrutture e sotto un altro governo, ministro che peraltro dovrebbe essere qui oggi a rispondere. Da quello che apprendiamo questi fatti sarebbero avvenuti, sì prima dell'insediamento di questo governo e del ministro Salvini, ma sarebbero anche accaduti dopo. Anzi sembrerebbe che proprio grazie all'insediamento del ministro, sia tornata con forza l’iniziativa di questa società, che definiamo ‘lobbistica’, che ha portato al procedimento giudiziario in oggetto, iniziativa che sarebbe andata avanti fino all’aprile 2023. In secondo luogo siamo assolutamente insoddisfatti della risposta, perché lei, sottosegretaria sta semplicemente dicendo che è tutta colpa dell'anticorruzione e fa riferimento a non meglio precisate iniziative che Anas avrebbe dovuto intraprendere al proprio interno. Scarica su Anac e non solo, ma è il ministero delle Infrastrutture l'ente di vigilanza e di controllo di Anas, ed è il ministero delle Infrastrutture che evidentemente ha fatto cortocircuito se qualcosa oggi non torna e nessuna risposta continua ad essere data, ne dal ministro Salvini, ne dalla Presidente del Consiglio visto che sembrerebbero essere coinvolti anche alcuni esponenti del governo”. Così la deputata dem Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, ha replicato oggi in Aula alla sottosegretaria di Stato al ministero dell’Interno, Wanda Ferro, la quale ha risposto a un’interpellanza urgente sull’inchiesta della Procura di Roma che coinvolge Anas S.p.a. a prima firma della presidente del Gruppo Pd Chiara Braga e sottoscritta dai deputati Serracchiani, Orlando, Simiani, Bonafè, Ciani, Ghio, Toni Ricciardi, De Luca, Ferrari, Morassut, Roggiani, Fornaro, Casu, De Maria, Di Biase, Gianassi, Lacarra, Zan, Curti, Scarpa.
“Però – ha aggiunto l’esponente Pd – viene data una risposta politica molto chiara. Se un treno arriva sempre in ritardo il modo migliore per farlo arrivare puntuale non è quello di far sparire gli orologi. Di fronte a vicende così gravi noi ci saremmo aspettati dal governo di destra una presa di posizione molto forte, molto incisiva, che dicesse interveniamo ed eliminiamo le mele marce. Vogliamo sapere perché il ministro delle Infrastrutture non ha controllato Anas, perché non si è accorto di quello che stava succedendo, perché non è intervenuto. Poi la vicenda giudiziaria avrà il suo corso e accerteremo anche le responsabilità, se ci sono penali, che sono sempre personali, ma qui la responsabilità politica a noi pare evidentissima”.
“Ci ha pensato Nordio – ha concluso Serracchiani – a far sparire gli orologi. Il primo a sparire è l'abuso d'ufficio, tipico reato sentinella, andando contro l'Europa che sta approvando la direttiva anticorruzione. L'altro orologio che sparisce è il traffico di influenze. Proprio per essere sicuri che gli orologi spariscano del tutto, reintroducete anche la prescrizione, così tanti di quei processi magari si prescriveranno. Restringendo il campo delle intercettazioni, voi state cercando di privare i cittadini di ogni informazione utile. Quindi, non solo fate sparire gli orologi, facendo sparire i reati, fate sparire anche le informazioni che possono far sapere ai cittadini se il proprio rappresentante si comporta bene oppure no. State rendendo questo Paese meno sicuro, meno certo e meno capace di reagire di fronte a quei comportamenti, che, invece, tutta la collettività dovrebbe respingere in massa, sia chi vi ha votato, ma anche chi non vi ha votato. Non è il modo migliore per andare alla ricerca di quel consenso che vi è tanto caro”.
“Chiediamo se i vertici Rai siano a conoscenza di quanto accaduto a proposito dello speciale di Rainews 24 su Messina Denaro realizzato dall’inviata Valeria Ferrante e quali iniziative intendano assumere al fine di tutelare il lavoro giornalistico della inviata Valeria Ferrante, considerata la delicatezza della questione. Vogliamo altresì esprimere la nostra più sentita solidarietà e vicinanza alla giornalista”. È quanto chiedono con un atto di sindacato ispettivo i componenti Pd della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai.
“La questione in particolare - spiegano i parlamentari- riguarderebbe la diffida della legale Lorenza Guttadauro, anche nipote del boss Matteo Messina Denaro, rispetto ad una registrazione di una sua conversazione telefonica già andata in onda pochi giorni dopo l'arresto del capo mafia negando di aver dato il consenso alla messa in onda della stessa. Suddetto atteggiamento da parte dell'avvocata Guttadauro - proseguono i componenti Pd della Vigilanza - sembrerebbe aver creato imbarazzo nella testata del servizio pubblico, con il serio rischio di mortificare il lavoro della giornalista e di esporla oggettivamente a pericoli ulteriori per quel che riguarda il suo lavoro”.
"Se ci troveremo di fronte a una cirsi bancaria l'Italia avra' bisogno di trovare risorse altrove, come detto anche dal presidente Abi. Il Patto di Stabilita' prevede margini di flessibilita' minimi e ipoteca la possibilita' di fare operazioni di crescita nei prossimi anni". Lo ha detto la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, a Start su Skytg24. "La manovra correttiva sara' di 15 miliardi e la maggioranza la fara' dopo le europee per massimizzare il consenso. Per la maggioranza quello che e' importante e' raccontare che va tutto bene, ma ha votato contro il Mes indebolendoci sempre di piu'", ha aggiunto Braga.