C’è ancora molto da fare e abbiamo idee chiare: una legge sul consenso, educazione all’affettività, parità salariale, asili nido e servizi, congedo paritario. E poi libertà, quella che chiediamo per le donne iraniane e per quelle di tutti i paesi in guerra. Buon 8 Marzo!
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"La pioggia non ha fermato la piazza di Roma, gremita di persone. Questo è un altro 8 marzo di lotta per la parità e i diritti delle donne. Abbiamo un governo, per la prima volta guidato da una donna, che boccia e ostacola qualsiasi provvedimento dell'opposizione che vada nella direzione dell'uguaglianza. Hanno bocciato il salario minimo quando la donne sono pagate il 20 per cento meno degli uomini, hanno affossato il congedo genitoriale paritario quando il gap occupazionale tra padri e madri è del 30 per cento, hanno tolto opzione donna e le consigliere di parità, hanno svuotato la legge sul consenso nei rapporti sessuali trasformandola nel suo contrario, hanno vietato l'educazione sessuale e affettiva nella scuola primaria e non l'hanno resa automatica in quella secondaria fingendo di dimenticare che senza cultura del rispetto non si cambia la mentalità. Si limitano a provvedimenti bandierina da potere usare l'8 marzo. Con quale coraggio Giorgia Meloni sostiene che con il suo governo le donne hanno fatto passi avanti? È esattamente il contrario e questa piazza, come le tante altre in tutta Italia, lo testimonia". Lo dichiara, dalla manifestazione di Roma, Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Mentre il Paese si prepara ad affrontare una crisi internazionale senza precedenti, la Presidente del Consiglio non si presenta in Parlamento, parla invece alla radio e prova a distrarre i cittadini con fake news e un’informazione completamente distorta sul referendum giustizia. Il quesito nulla ha a che vedere con la sicurezza degli italiani, nulla ha a che vedere con la sicurezza delle donne e nulla ha a che vedere con i rimpatri dei cittadini immigrati”, così denunciano le deputate democratiche rispetto al post pubblicato questa mattina sul profilo social del partito di FdI, col virgolettato della premier e la sua foto.
“È particolarmente grave - dichiarano - che Meloni utilizzi in modo così volgare e strumentale un tema drammatico come quello dei femminicidi e della violenza sessuale. Nel nostro Paese si registrano numeri altissimi di stupri e violenze, che avvengono soprattutto per mano di partner ed ex. Usare questo dramma per mistificare l’oggetto del referendum, che nulla c’entra con la violenza, significa mancare di rispetto alle tante vittime. Altro che ‘abbassare i toni’: qui siamo di fronte a un’evidente paura di perdere, che porta alla diffusione di falsità e a una volgare strumentalizzazione del dolore delle vittime. Ancora più grave è che la destra continui a negare alle donne strumenti fondamentali come una legge sul consenso che la stessa Presidente sta rinnegando”.
“Il buon 8 marzo la maggioranza lo ha dato con la proposta di legge per la cancellazione della figura delle consiglieri regionali di parità sul lavoro. E oggi, in Aula tra ricostruzioni fantasiose e non veritiere, si discute di una mozione che fotografa impietosamente la vita delle donne con un esecutivo capace solo di bocciare tutte le proposte delle opposizioni per migliorarla. Il governo cita solo da ti che gli fanno comodo e omette i dati oggettivi di una realtà drammatica così come descritta dal rendiconto di genere 2025 dell'Inps: dello sbandierato 53% di occupazione femminile, il governo omette il tanto lavoro precario delle donne e il divario del 30% di retribuzioni. La famosa decontribuzione ha prodotto contratti part-time intermittenti, aumentato solo l'occupazione fragile e la precarizzazione delle donne”. Lo dichiara la vice capogruppo PD, Valentina Ghio intervenendo alla Camera sulle mozioni per la parità di genere.
“Bocciando il salario minimo – sottolinea la parlamentare dem - il governo ha scelto di lasciare le donne nei lavori sottopagati; bocciando il congedo parentale obbligatorio ha chiuso gli occhi sul fatto che le donne, solo nel 2025, hanno utilizzato 15 milioni di giornate di congedo contro i 2,8 milioni degli uomini. Il governo Meloni porta avanti un sistema che continua a scaricare sulle donne il peso della cura”.
“Ha cancellato dalla nostra mozione consenso, educazione sessuale e mette in discussione un presidio per le donne come le consigliere regionali di parità. Servono riforme strutturali per superare il divario di genere e non i dannosi bonus spot. Invece continua l’accanimento della destra sui diritti delle donne.”, conclude Ghio.
Deriva preoccupante, da partito Meloni occupazione politica di istituti che dovrebbero restare terzi
“Non si ferma l’occupazione politica dei luoghi della cultura statali da parte del Ministro Giuli. Oggi è la volta dei musei e del Parco archeologico di Capri, dove viene nominata nel CdA Elena Proietti Trotti, componente dello staff del Ministro, nonché consigliera e figura politicamente attiva in Umbria per Fratelli d'Italia. Una scelta che solleva interrogativi gravi. Dalle informazioni disponibili, non risultano competenze riconducibili ai requisiti previsti dalla legge, che è chiara nell’individuare i componenti dei Consigli di amministrazione dei musei tra figure di chiara fama e comprovata esperienza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Dopo quanto già accaduto alla Reggia di Caserta — dove nel CdA è stato nominato il segretario cittadino di Fratelli d’Italia — prosegue quella che appare come una vera e propria occupazione politica delle istituzioni culturali. Un fatto scandaloso. Presenteremo anche in questo caso un’interrogazione parlamentare, come abbiamo già fatto dopo la nomina alla Reggia di Caserta, per fare piena luce sui criteri adottati e sul rispetto delle norme vigenti. I musei non possono diventare terreno di spartizione partitica né strumenti di consenso. Le istituzioni culturali devono restare autonome e indipendenti. La cultura appartiene ai cittadini, non ai partiti. Continueremo a vigilare e a contrastare con determinazione questa deriva inaccettabile”. Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e segretario regionale del PD Campania.
"Oggi di nuovo in piazza a Roma per dire no al ddl Bongiorno che ha trasformato la legge sul consenso nei rapporti sessuali nel suo opposto. Un tradimento non solo del patto fatto con l'opposizione che aveva portato al voto unanime alla Camera, ma soprattutto delle donne vittime di violenza.
Meloni non ha difeso l'accordo, nato sulla mia proposta di legge, che puntava a tutelare le donne che di fronte ad una violenza si immobilizzano, non riescono a reagire e per questo vengono ritenute consenzienti e dunque non ottengono giustizia. Ha preferito sottomettersi al volere di Salvini e alla parte più maschilista e misogina del suo elettorato. Oggi migliaia di persone, donne ma anche uomini, di tutte le età, con i centri antiviolenza, le associazioni, le realtà transfemministe dicono ancora una volta a gran voce che senza consenso è sempre stupro.
Non ci fermeremo finché il ddl Bongiorno non sarà ritirato: meglio nessuna legge che questa legge". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Oggi la maggioranza di destra affossa la legge sul congedo genitoriale paritario, voltando le spalle a milioni di famiglie, a milioni di donne e anche a milioni di padri che vorrebbero prendersi cura dei propri figli al pari delle loro compagne.
Non è la prima volta che davanti a una proposta di legge delle opposizioni la destra fa orecchie da mercante e si volta dall'altra parte. Lo hanno già fatto con il salario minimo, diventato lettera morta, e con la legge sul consenso, boicottata al Senato dopo il sì unanime alla Camera.
I dati ci dicono che è aumentata la disparità occupazionale tra uomini e donne. Se, infatti, la differenza è del 18 per cento, quando parliamo di padri e madri la differenza sale al 30 per cento a discapito delle donne. Ma questo per il primo governo con a capo una donna, non vale un investimento finanziario, come fatto in altri paesi europei, con ottimi risultati.
Come pensano, davanti a questo scenario critico, di incentivare le nascite e aiutare le famiglie se neanche vogliono sostenere il congedo paritario tra madri e padri?
La premier si affida allo slogan “Dio, patria e famiglia”, un motto che ha condannato generazioni di donne alla sottomissione e all’irrilevanza, non ha mai funzionato, non ha mai generato né giustizia, né parità né benessere. Tanto più oggi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Quanto accaduto è stato oggetto di una vergognosa strumentalizzazione politica da parte di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni.
Di fronte a una vicenda drammatica, con un’indagine ancora in corso e una comunità scossa, hanno scelto di usare quelle ore per raccogliere consenso, per piegare i fatti alla propaganda, per marcare una presunta superiorità nel sostegno alle forze dell’ordine o per alimentare una battaglia politica legata al referendum. Questo è inaccettabile. Le forze dell’ordine si difendono davvero sostenendo chi opera ogni giorno con dignità, professionalità e rispetto della legge. Non si difendono con la propaganda o presentando norme sbagliate come “scudo penale”, che rischiano invece di isolare proprio quegli operatori corretti che si vorrebbe tutelare.
Se c’è rispetto per le istituzioni e per il lavoro della magistratura, Salvini deve chiedere scusa e ritirare il decreto sicurezza e quelle norme che sono state utilizzate come bandiera ideologica. La sicurezza non si costruisce contrapponendo le istituzioni tra loro né mettendo in discussione l’equilibrio tra poteri dello Stato. Ancora una volta assistiamo a un governo che usa le istituzioni come palcoscenico elettorale, alimentando divisioni invece di rafforzare la coesione e la fiducia dei cittadini.”. Così Matteo Mauri Responsabile Sicurezza e deputato del Partito Democratico intervenendo in aula alla camera.
“Il commento del consigliere di Fratelli d’Italia rientra nel repertorio di tutte quelle frasi patriarcali che noi donne ci sentiamo dire da sempre. ‘Sei nervosa, hai il ciclo?’ o ‘Ma perché te la prendi, come sei sensibile’, per citarne due senza sfondo sessuale, perché in realtà siamo abituate a ben di peggio. Le donne domenica sono scese in piazza contro il Ddl Bongiorno, che è parte del problema: quanto prodotto da questa destra ha portato all’eliminazione della parola consenso dal testo, parlando invece di volontà contraria. Questa vicenda ci ricorda che le parole sono importanti, anche quelle di un consigliere in un commento sui social, e che sempre di più è evidente che, oltre alla necessità di rivedere il Ddl Stupri così come pattuito alla Camera, sarebbe necessario parlare seriamente di educazione sessuoaffettiva, a questo punto non solo per i e le giovani, ma anche e soprattutto per questi uomini fatti e finiti che di fronte alle rivendicazioni delle donne sentono la necessità di esprimere il loro becero maschilismo e paternalismo”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sul commento del consigliere di Collegno Fabio Fichera che ha scritto sui social, in merito alla manifestazione a favore della legge sul consenso e contro il Ddl Buongiorno, che chi vi ha preso parte vorrebbe avere “più considerazione affettiva del genere maschile”.
“Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE sull’attuazione della Missione Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) evidenzia un dato chiaro: al 31 dicembre 2025 le tre scadenze europee sulla digitalizzazione risultano formalmente rispettate per l’erogazione della nona rata. Un dato che, però, non può esaurire la valutazione politica e istituzionale.” Lo dichiara il deputato del PD Gian Antonio Girelli, vicepresidente della commissione d’inchiesta sul COVID.
«Raggiungere i target, infatti – prosegue Girelli – è necessario, ma non sufficiente. Il punto centrale è capire se gli investimenti stanno realmente migliorando la qualità dei servizi, riducendo le diseguaglianze territoriali e rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale».
Osserva ancora Girelli che se per quel che riguarda la telemedicina, il numero dei pazienti assistiti supera la soglia prevista, un segnale certamente positivo ma “ma senza dati pubblici disaggregati per Regione è difficile valutare se stiamo colmando i divari o se li stiamo semplicemente certificando”.
Molto complessa è la questione della digitalizzazione degli ospedali. Girelli ricorda che l’obiettivo originario prevedeva l’informatizzazione completa di 280 strutture sede di Dipartimento di Emergenza e Accettazione ma che la successiva rimodulazione ha ridimensionato il target, prevedendo un avanzamento di livello nella scala di maturità digitale. «Parliamo di oltre 1,4 miliardi di euro di investimento e dobbiamo essere certi che si traduca in ospedali realmente più efficienti, integrati e capaci di garantire continuità assistenziale, non solo in certificazioni formali».
Sul Fascicolo Sanitario Elettronico, il target dell’85% dei medici che lo alimentano è stato superato. «Ma il cuore dello strumento – il profilo sanitario sintetico costantemente aggiornato – non è ancora pienamente operativo in tutte le Regioni. Inoltre solo una parte dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione. Senza piena interoperabilità e senza fiducia dei cittadini, la digitalizzazione resta incompleta».
Per Girelli la digitalizzazione non è un obiettivo in sé, ma uno strumento per rafforzare prevenzione, presa in carico e medicina territoriale. «Il PNRR deve lasciare un’eredità strutturale: servizi più accessibili, meno frammentazione, più integrazione tra ospedale e territorio. La trasparenza dei dati non è un dettaglio tecnico, ma una garanzia democratica. Le risorse pubbliche devono produrre benefici misurabili per le persone». “Purtroppo – osserva ancora Girelli - molti obiettivi sono stati raggiunti solo sulla carta o tramite revisioni al ribasso dei target e senza che siano stati forniti dati pubblici sulla realizzazione concreta del PNRR”.
«Infine – conclude il deputato del Partito Democratico – l’assenza di dati pubblici e i criteri utilizzati per certificare il raggiungimento dei target sono estremamente preoccupanti e richiedono una rendicontazione dettagliata dei risultati. La trasparenza è fondamentale e i dati pubblici sono un bene comune che deve essere comunicato con chiarezza».
“Dal reato contro la persona alla cultura del consenso. Trent’anni dall’approvazione della legge contro la violenza sessuale” è il tema dell’incontro promosso dal Gruppo del Pd e dalla Fondazione Nilde Iotti che si terrà oggi - martedì 17 febbraio alle 14.30 presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati. Interverranno: Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, Livia Turco, Presidente Fondazione Nilde Iotti, Andrea Catizone, Presidente Fondazione Tina Lagostena Bassi, Anna Finocchiaro, Presidente Fondazione Italiadecide, Alberta De Simone, già Deputata Democratici di Sinistra, Michela Di Biase, Deputata Pd, Sara Ferrari, Deputata Pd, Valeria Valente, Senatrice Pd, e Roberta Mori, Portavoce Conferenza Donne Pd.
"Oggi saremo in piazza per dire no al ddl Bongiorno, un testo che rischia di peggiorare la legge esistente e di riportare indietro di trent’anni le conquiste delle donne nel nostro Paese”. Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase. “Nel giorno in cui ricordiamo l’anniversario della legge che ha finalmente riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona, non possiamo accettare passi indietro. La battaglia di allora fu chiara: affermare la centralità della libertà e dell’autodeterminazione delle donne. Oggi quella centralità va rafforzata, non indebolita” aggiunge la deputata.
“Chiediamo alla presidente del Consiglio Meloni di tornare sui suoi passi e di introdurre nell’ordinamento il principio del consenso libero e attuale, quel testo su cui avevamo trovato un accordo alla Camera. Senza consenso è violenza. È questo il punto fermo che deve guidare ogni riforma, senza ambiguità e senza arretramenti” conclude Di Biase, che sulla proposta è stata relatrice a Montecitorio.
“Dal reato contro la persona alla cultura del consenso. Trent’anni dall’approvazione della legge contro la violenza sessuale” è il tema dell’incontro promosso dal Gruppo del Pd e dalla Fondazione Nilde Iotti che si terrà martedì 17 febbraio alle 14.30 presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati. Interverranno: Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, Livia Turco, Presidente Fondazione Nilde Iotti, Andrea Catizone, Presidente Fondazione Tina Lagostena Bassi, Anna Finocchiaro, Presidente Fondazione Italiadecide, Alberta De Simone, già Deputata Democratici di Sinistra, Michela Di Biase, Deputata Pd, Sara Ferrari, Deputata Pd, Valeria Valente, Senatrice Pd, e Roberta Mori, Portavoce Conferenza Donne Pd.
“Le parole del ministro Nordio all’apertura della anno giudiziario confermano un attacco diretto a un principio fondamentale della Costituzione: l’indipendenza della magistratura. Con il referendum è in atto un tentativo di delegittimarla e di piegarla al controllo del potere politico”. Lo ha detto a Sky Chiara Braga, Capogruppo Pd al Camera dei deputati.
“Per questo - ha sottolineato l’esponente dem - votare no significa difendere la Costituzione e lo Stato di diritto. Questa riforma non migliora il funzionamento della giustizia né rende i processi più efficienti, ma vuole creare una nuova super casta di pm che inevitabilmente sarà poi assoggettata al controllo dell’esecutivo”.
Sulla frana di Niscemi Braga ha ribadito che “le parole del ministro Musumeci sono offensive verso le famiglie sfollate e ancora più gravi perché arrivano da chi ha avuto precise responsabilità, prima come presidente della e oggi come ministro”.
“La Sicilia - ha aggiunto - è un territorio fragile che, come tutto il Paese, avrebbe bisogno di un vero piano di messa in sicurezza. Invece il governo taglia le risorse per la prevenzione e il contrasto al dissesto idrogeologico e trova miliardi per il Ponte sullo Stretto, per accontentare Salvini. È uno schiaffo ai territori colpiti: 100 milioni per tre Regioni a fronte di danni per oltre 2 miliardi”. Chiediamo il blocco dei tributi e delle scadenze fiscali e interventi immediati. La nostra proposta di usare i fondi bloccati dai rilievi della Corte dei Conti per il Ponte sullo Stretto - 1,3 miliardi solo nel 2026 - per opere essenziali ha trovato consenso anche nel centrodestra siciliano".
"Basta tradire il Sud. Occorre fermare scelte dissennate, a partire dai condoni edilizi che aggravano i disastri e che la destra continua a proporre senza nessuna vergogna. Servono risposte immediate a chi ha perso tutto, responsabilità e prevenzione”, ha concluso Braga.
“L’energia è un tema centrale delle politiche pubbliche e una leva decisiva per la competitività del Paese, la coesione sociale e la sicurezza nazionale ed europea”. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo, intervenendo al summit organizzato dal gruppo parlamentare del Pd “Accendere il futuro – L’Italia e la sfida della transizione energetica” in corso a Milano.
Peluffo ha sottolineato che la transizione energetica va governata con scelte politiche chiare, perché “senza una vera strategia energetica e industriale il rischio è subirla, con costi economici, industriali e sociali”. Secondo l’esponente Pd, il Governo “continua a muoversi con misure temporanee, senza affrontare i nodi strutturali del prezzo dell’energia e della sicurezza energetica”.
“La sicurezza energetica è anche sicurezza industriale – ha aggiunto –: un Paese che paga l’energia più cara dei concorrenti europei perde competitività, investimenti e filiere produttive”.
Peluffo ha quindi ribadito che la transizione “non è un costo da contenere, ma una leva di sviluppo industriale, occupazionale e tecnologico”, a partire dalle rinnovabili, dalle filiere produttive nazionali e dalle comunità energetiche. “Senza equità economica e consenso sociale – ha concluso – la transizione si ferma. Accendere il futuro significa trasformarla in una grande politica industriale nazionale ed europea. Purtroppo questo tema è fuori dall’agenda del Governo”.