“Sulla aree idonee per la geotermia si apre finalmente uno spiraglio: anche il governo e la destra, dopo aver respinto i nostri emendamenti al Dl Energia, sembrano aver preso atto che non si possono continuare a deturpare territori con trivellazioni impattanti che compromettono le scelte autonome di sviluppo e le vocazioni locali”. Così i deputati Pd Federico Gianassi e Marco Simiani sul loro ordine del giorno approvato da Montecitorio che impegna il governo a garantire alle Regioni la scelta delle aree idonee per la ricerca e lo sfruttamento della geotermia.
“Va colmato prima possibile un evidente vuoto normativo rimarcato anche da una sentenza della Corte Costituzionale: dove le Regioni hanno individuato territori non compatibili con lo sfruttamento geotermico, non possono essere rilasciati permessi. Ci auguriamo che il Governo Meloni concretizzi velocemente questo principio con una legge apposita”, concludono.
“Il protocollo Italia-Albania è inutile e costoso perché fa le stesse cose che avremmo potuto fare nel nostro Paese a un costo completamente diverso ed inferiore. Con questo provvedimento la maggioranza e il governo sottraggono 650 milioni di euro alla sanità, alla cultura, all’istruzione, e ai comuni per le politiche di accoglienza”. Così la vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Simona Bonafè, che aggiunge: “questo protocollo, che serve solo a fare propaganda elettorale, sarà peraltro sostanzialmente inapplicabile. Lo abbiamo detto più volte in commissione: è inapplicabile non solo perché ancora stiamo aspettando il parere della Corte costituzionale, ma perché ci sono tanti problemi di applicabilità concreta a partire da come e dove verrà fatto lo screening delle persone vulnerabili”.
“Sono diversi gli aspetti problematici e di illegittimità del Ddl sul protocollo Italia-Albania che ci portano a sollevare la questione pregiudiziale di merito. A partire dalle irragionevoli discriminazioni di trattamento che si produrranno tra le persone migranti che giungeranno in Italia e quelle trasportate nei centri albanesi: sia riguardo l’accoglienza, con la previsione di una detenzione generalizzata, che riguardo le garanzie fondamentali riconosciute dalle direttive europee. Occorre precisare che l’Italia ha l’obbligo di rispettare i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali anche nelle proprie azioni extra territoriali. Analoghe considerazioni valgono sul trattamento delle persone vulnerabili, che in nessun caso possono essere inviate nei centri in Albania, e sulle modalità di selezione di minori e donne incinte a bordo delle navi italiane”.
Così Paolo Ciani, della Presidenza del Gruppo Pd-Idp e segretario di Demos, intervenendo nell’Aula della Camera sulla questione pregiudiziale di costituzionalità del Ddl sul protocollo Italia-Albania.
“Occorre ricordare - ha aggiunto - che se i dieci Cpr su suolo italiano sono costati 52 milioni di euro in quattro anni, la trasformazione di Shengjin, e soprattutto Gjader in enclave italiane ne costerà almeno cinque volte tanto per i prossimi cinque anni. Secondo i dati riportati dalla Ragioneria generale dello Stato, infatti, il protocollo sottoscritto da Italia e Albania vale 230 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 75 milioni per esportare e collegare il sistema giudiziario italiano con l’Albania, fino ad un conto totale che va ben oltre i 300 milioni di euro. Va in ultimo ricordato che in Albania al momento è stato presentato ricorso alla Corte costituzionale per la violazione della Costituzione albanese circa le procedure di stipula e i contenuti del protocollo stesso. L’approvazione della legge di autorizzazione alla ratifica - ha concluso - pertanto appare del tutto inopportuna, oltreché inutile finché la Corte costituzionale albanese non si pronuncerà sul ricorso”.
“La Commissione di questa notte alla Camera sull'Accordo con l'Albania è stata l'ennesima tappa dell'operazione di propaganda di Giorgia Meloni sul tema dell'immigrazione.
In particolare un tassello della competizione tra FdI e Lega a chi si supera più a destra.
Un accordo che non regge da nessun punto di vista. E che soprattutto è utile solo al Governo albanese e che crea un danno notevole alle tasche delle italiane e degli italiani. Oltre al fatto che non avrà nessun effetto sul numero degli sbarchi e sull'integrazione di chi ha diritto ad essere accolto in Italia.
Basti pensare che è prevista una spesa di 653 milioni di euro per soli 5 anni e per al massimo 3.000 migranti al mese. Una spesa folle per fare le stesse cose che si fanno normalmente in Italia a costi immensamente minori. Cioè in sintesi un Accordo per fare cose inutili e costosissime.
È per evitare questo scempio e per denunciare il mancato rispetto di fondamentali principi umanitari che abbiamo dato battaglia in Commissione, come PD e come opposizioni unite.
La relazione del Governo e della maggioranza è stata sempre la stessa: un muro di gomma.
Hanno dato parere contrario agli emendamenti che abbiamo presentato. Compresi quelli che provavano semplicemente ad inserire nel testo della Legge i principi su cui il Viceministro Cirielli è venuto ufficialmente a dare garanzie in Commissione.
Un atteggiamento assurdo e inaccettabile per un provvedimento su cui il Governo ha voluto prevedere una procedura accelerata, che ha contribuito a strozzare la discussione in Commissione, quando siamo in attesa della sentenza della Corte costituzionale albanese che potrebbe anche annullare tutto.
La propaganda in vista delle prossime elezioni Europee e l'ansia da prestazione della Presidente Meloni sta superando ogni limite e sta producendo danni che pagherà l'Italia”. Lo dichiara Matteo Mauri, deputato Pd e vicepresidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio.
“Per colpa di questa destra pavida e succube delle multinazionali i territori continueranno con il rischio di essere sfruttati e deturpati dalle imprese energetiche in cerca di risorse. E’ stato infatti respinto il mio emendamento al Decreto Energia che avrebbe consentito alle Regioni di avere l’ultima parola sulla scelta delle aree idonee alla ricerca ed allo sfruttamento della geotermia, così come disposto dalla Corte Costituzionale. La maggioranza, che aveva presentato un emendamento identico al mio, non solo lo ha ritirato vigliaccamente poco prima del voto ma si è piegata al diktat del Governo Meloni ed ha espresso parere negativo”. Così il capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera su quanto accaduto oggi nella discussione del provvedimento.
“Purtroppo sugli interventi destinati alla ricerca geotermica rimane un vuoto normativo che rischia di deturpare il territorio e mortificare le sue peculiarità e gli autonomi indirizzi di sviluppo. Le Regioni sono infatti costrette a rilasciare permessi, spesso notevolmente impattanti su paesaggio, risorse naturali e aree agricole di pregio, anche in luoghi non idonei a sostenere questo tipo di operazioni”: conclude Marco Simiani.
"Il Governo ha chiesto la procedura d'urgenza per la ratifica dell'accordo che prevede l’apertura di centri di detenzione per richiedenti asilo in Albania. Una decisione davvero incomprensibile. Qual è l'urgenza di ratificare un accordo del genere? Cosa c'è di talmente urgente, specialmente se consideriamo che in Albania le opposizioni hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale albanese che l'ha sospeso?
Ancora una volta, una scelta propagandistica e priva di ogni logica e utilità. Oppure Meloni pensa di costruire i cpr in Albania prima che il parlamento albanese abbia votato?
Non solo questo governo manifesta fastidio per il ruolo del parlamento italiano, ma perfino per quello degli altri paesi. Pronti a tutto pur di nascondere i loro insuccessi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“Congratulazioni ed auguri di buon lavoro ad Augusto Barbera, eletto Presidente della Corte Costituzionale. Una personalità di altissimo profilo. Una garanzia di competenza ed equilibrio”.
Lo scrive sui suoi canali social il deputato del Partito democratico, Andrea De Maria.
“Con questo decreto sull’immigrazione siamo arrivati a quota quattro, uno a trimestre, come le vecchie pagelle di una volta. Avete introdotto la norma incivile sulla cauzione di 5mila euro per non finire in un centro di accoglienza, fino all'accordo con l’Albania che costerà molto, complicherà tanto e non risolverà nulla. La realtà è che non sapete come gestire quella che da molti anni oramai battezzate come un'emergenza, ma che emergenza non è. Perché fenomeno che appartiene a questo nostro tempo ed è per questo che chiede uno sguardo coerente sul piano umano con i nostri principi di civiltà. Noi pensiamo che queste norme calpestano la Costituzione”.
Lo ha detto il deputato democratico, Gianni Cuperlo, annunciando il voto contrario del Gruppo Pd al Dl Immigrazione.
“Viene cancellato lo Stato di diritto - ha aggiunto - quando si stabilisce, come fate in questo decreto, l’espulsione di persone che vivono in Italia e sono integrate nel lavoro. Da domani, infatti, si potrà venire espulsi a discrezione del ministro dell'Interno per supposti gravi motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato. In alcuni casi la misura sarà disposta direttamente dal prefetto, con misure più restrittive anche sul diritto di difesa. Violando tre sentenze della Corte Costituzionale e con una misura inedita decidete di colpire i più fragili, i minori stranieri non accompagnati, una terminologia che sa molto di polvere e burocrazia. Ma parliamo di sedicenni partiti spesso dal girone più infernale del mondo, lì dove si muore di fame o di guerra. Ragazzini che rischiano di essere collocati in un centro per adulti con una promiscuità vietata dalle stesse norme europee. Occorrerebbero risposte - ha concluso - guardando a quei 25mila corpi in fondo al Mediterraneo che mai vedranno una sepoltura e invece votate un decreto che peggiorerà le cose. Poi a marzo, con il primo caldo e il mare più clemente, tornerete qui in Parlamento per un quinto decreto per fermare l'emergenza che non c’è”.
“Quello che rischiava di essere solamente il primo doloroso giorno di udienze per decidere del destino degli atti di nascita dei 37 bambini nati da due madri, si è aperto con una grande novità: il pubblico ministero ha richiesto al tribunale di Padova di rimettere la questione alla Corte Costituzionale, inviando ad essa gli atti. Questa è una svolta fondamentale, coerente con quanto sostenuto dalle associazioni di difesa legale della comunità LGBTQIA+. Possiamo trasformare quello che nasceva come un attacco alle famiglie arcobaleno in un’occasione per sanare quei vuoti nella legge italiana, per prevenire discriminazioni future. Ci aspettiamo che il tribunale di Padova accolga questa richiesta: continueremo a batterci senza sosta per il diritto di tutte le famiglie a esistere e a vivere in pace anche di fronte alla Corte Costituzionale”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico, Rachele Scarpa.
“Il ricorso crescente alla decretazione d'urgenza è come noto una tendenza in atto dalle ultime legislature anche con governi e maggioranze diverse. A parziale giustificazione va ricordato che hanno dovuto agire in una situazione di emergenza dovuta alla pandemia. Ma questo governo, che si vanta di essere un governo politico e che dispone di una solida, in apparenza, maggioranza, ha già battuto ogni record nell'uso e abuso dei decreti e della fiducia. Si accentua un monocameralismo di fatto e alternato nel quale la possibilità di emendare un testo di un decreto legge in sede di conversione è riservato ad una sola delle due camere. In verità noi riteniamo che questo assiduo ricorso alla decretazione d'urgenza risponda alla necessità di superare o evitare divisioni in questa maggioranza, con l'uso complementare della richiesta della questione di fiducia. E corrisponda a un'idea del rapporto tra governo e Parlamento, che mira a spostare l'equilibrio dei poteri a favore dell'esecutivo. E vale ricordare qui i richiami del Presidente della Repubblica e le sentenze della Corte Costituzionale che già sono da tempo inascoltati”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia che il governo ha posto sul dl Bollette.
“l'idea da raggiungere – ha aggiunto l’esponente Pd - anche tentando la strada dei plebisciti referendari, è quella di negare la necessità di rafforzare la democrazia liberale, ma di affermare una democrazia affidata all'imperio della maggioranza. Come Partito Democratico non staremo a guardare questa deriva e questa direzione autoritaria. Siamo pronti a ricorrere a tutti gli strumenti parlamentari per reagire a questo attacco alle prerogative del Parlamento e per rispondere a un'idea di democrazia, molto simile alla democratura in atto in Ungheria e in Polonia, per fortuna, fino a poco fa. Quale fiducia si può dare a un governo che nega tutte le promesse fatte in campagna elettorale? Che non ha una visione, non ha una proposta strutturale di medio e lungo periodo con la quale affrontare i problemi di fondo, quelli del debito, quelli della crescita, quelli del sostegno adeguato ai lavoratori, ai pensionati, alle imprese”.
“Il Presidente del Consiglio – ha concluso Merola - rivolta ai lavoratori autonomi ha affermato di recente, tra virgolette, che il governo combatte l'evasione fiscale non quella presunta. Ma i governi di centrodestra e ora di destra, per rincorrere un consenso elettorale immediato e nocivo per l'etica pubblica del Paese e per le entrate complessive, non combattono sul serio l'evasione fiscale. Anche in questo decreto, all'articolo 4, si introduce una sanatoria sugli scontrini per chi non li ha fatti. Oggi vi accanite contro i sindacati perché scioperano contro le vostre scelte, con i partiti dell'opposizione anche i sindacati intralciano il vostro disegno. Votiamo ‘no’ alla fiducia perché rispettiamo la Costituzione e votiamo ‘no’ perché rispettiamo i lavoratori, le libere associazioni e il loro diritto di lottare e rivendicare. Votiamo ‘no’ perché un'alternativa c'è al vostro governo e sta crescendo nel Paese”.
“L’Italia è in drammatico ritardo anche sul fine vita, un ritardo che pesa sul dolore, sulla dignità e sulla libertà di tante persone e famiglie. Il caso di Sibilla Barbieri, che con estrema forza e dignità ha lanciato l’ennesima denuncia alla politica e alle istituzioni che esitano o addirittura si rifiutano di legiferare in materia, mostra chiaramente che questa è una battaglia di civiltà non può più essere rimandata.
Come oggi ben sottolinea Chiara Saraceno sulle pagine de La Stampa, la libertà di disporre della propria vita e, aggiungo, del proprio corpo è un principio costituzionale che sta al di sopra del dibattito politico, non negoziabile, che un complesso valoriale diverso non può comunque negare.
Nel solco tracciato dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2019 per il caso Antoniani/Cappato, il Legislatore ha il dovere, non più rinviabile, di intervenire affinché sia data piena applicazione alla sentenza con criteri certi, indifferibili e non interpretabili in modo diverso dalle singole aziende sanitarie o dai singoli tribunali.
Il Partito Democratico è in prima linea per garantire a tutti i livelli, dal Parlamento alle assemblee legislative regionali, la piena applicazione dei principi costituzionali, compreso quello all’autodeterminazione dell’individuo. Questa è una battaglia di civiltà per la libertà e la dignità di tutte le persone, fino alla fine, che non può diventare ideologica, i cui principi non possono diventare oggetto di negoziazione e speculazione politica.”
Così Alessandro Zan, deputato e responsabile diritti nella segreteria nazionale del Partito Democratico.
"Vedo inoltre che vi volete liberare del ministro Nordio, diteci se volete farlo diventare giudice della Corte costituzionale o se volete mandarlo in qualche Authority. Diteci se iniziate a considerare che l’attività sin qui svolta dal ministro non è all’altezza della storia e dei provvedimenti necessari". Lo ha detto la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani, nel suo intervento alla Camera durante la discussione delle pregiudiziali al Dl Caivano. Sul provvedimento, la parlamentare dem ha spiegato che "non solo salta la centralità del Parlamento, non solo avete deciso con decretazione d'urgenza senza nessuna condivisione parlamentare su temi così delicati come quelli della giustizia minorile, ma non mettete un euro sulla prevenzione, non un euro sull'educazione, né sull'istruzione ma c'è tanta, tanta repressione".
“Il reato di tortura va sempre perseguito. È quanto afferma la Corte Costituzionale che definisce come ‘non accettabile la paralisi sine die del processo per i delitti di tortura commessi da agenti pubblici, quale deriverebbe dall’impossibilità di notificare personalmente all’imputato gli atti di avvio del processo a causa della mancata cooperazione dello Stato di appartenenza’. Nella fattispecie del caso Regeni, su cui la Corte si è pronunciata ieri, l’impossibilità della notifica non può creare ‘un’immunità de facto’. Alla luce di questa sentenza sarebbe un’assurdità giuridica se il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene, proseguissero nei loro intenti di modifica e addirittura di abolizione del reato di tortura, che, come ci ricorda la Corte, lede, tra l’altro, i diritti inviolabili della vittima (articolo 2 della Costituzione) e il principio di ragionevolezza (articolo 3 della Costituzione)”. Lo dichiara in una nota la deputata dem Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Pieno sostegno e solidarietà a tutte le iniziative che i familiari delle vittime della Strage di Viareggio vorranno assumere per impedire che espedienti formali impediscano la prescrizione per il disastro ferroviario. Dopo oltre 14 anni e 32 vittime innocenti è impensabile che in un paese civile la difesa possa appellarsi alla sospensione del processo per incostituzionalità del reato soltanto per sfuggire alle loro appurate responsabilità: sperando quindi solo di prendere tempo per ottenere i benefici della prescrizione. La Corte Costituzionale è un organo supremo di libertà e giustizia e non può essere strumentalizzato”. Lo dichiarano i deputati Pd Marco Simiani e Marco Furfaro, a proposito dell’appello dell’associazione dei familiari della Vittime dell’incidente ferroviario del 29 giugno 2009.
“La bocciatura da parte del Consiglio Regionale della Lombardia della mozione di Fratelli d’Italia contro le carriere alias nelle scuole è un’ottima notizia. La crociata ideologica di FDI e Lega nei territori contro uno strumento di civiltà, che permette a tante studentesse e a tanti studenti di vivere più serenamente gli ambienti scolastici e universitari, oggi subisce una battuta d’arresto importante: la maggioranza di centro-destra si è sfaldata su un provvedimento oscurantista, che violava i diritti delle persone a vedere riconosciuta la propria identità di genere, come ha più volte sottolineato la Corte Costituzionale e il diritto europeo. Oggi in Consiglio Regionale della Lombardia ha prevalso il buonsenso su una destra che usa i diritti come clava ideologica su cui fare campagna elettorale."
Così Alessandro Zan, deputato e responsabile diritti nella segreteria nazionale PD.