“Mentre la Commissione Europea si prepara a reagire contro i dazi imposti da Trump, la presidente del Consiglio italiano invita alla calma e frena ogni iniziativa di difesa dell’economia europea. Giorgia Meloni sembra prigioniera di una sindrome di Stoccolma politica, incapace di distinguere tra chi attacca e chi si difende.
È grave che di fronte a una minaccia concreta per le nostre imprese, il governo italiano scelga l'immobilismo, mettendo a rischio interi settori del Made in Italy, proprio quelli di cui si vanta ogni giorno. Gli imprenditori che esportano all'estero sanno bene che non reagire significa subire danni pesantissimi.
Noi siamo molto preoccupati: serve un'Europa forte e compatta per difendere il nostro tessuto economico. La strategia dell’immobilismo non è un'opzione” così una nota del capogruppo democratico nella commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
"Tutti le chiedevano da giorni di scegliere tra Europa e Trump e finalmente Giorgia Meloni ha scelto, gettando la maschera. Nell'intervista al Financial Times la premier ha detto di essere 'd'accordo con J. D. Vance': il vicepresidente Usa che ha dato degli 'scrocconi' agli europei, che ha cercato di bullizzare Zelensky nella stanza Ovale, che visita la Groenlandia oggetto delle esplicite mire trumpiane, che insieme a Trump impone pesantissimi dazi alle nostre aziende. Giorgia Meloni dice di essere 'patriota', adesso abbiamo capito per quale patria tifa". Lo scrive sui social la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè.
L’atteggiamento di Meloni non è all’altezza della gravità della situazione innescata da Trump e rivendicare, come ha fatto in Parlamento, l’equidistanza tra il presidente Usa e l’Europa attesta che la presidente del consiglio ha più a cuore il rapporto con l’alleato sovranista rispetto agli interessi del paese. Sui dazi finora non abbiamo ascoltato nessuna presa significativa di distanza, forse preoccupata di non rompere definitivamente con Salvini e la Lega. L’Italia della destra guarda con fastidio a una Unione europea forte e unita. Cosa che è invece la premessa, come indicano anche le forze produttive del Paese. La sottovalutazione è la conseguenza di un atteggiamento arrendevole nei confronti di Trump e delle sue politiche sovraniste e separatiste. A Trump interessa governare gli equilibri mondiali per affermare i grandi interessi. Sta succedendo anche nei conflitti in atto, in Ucraina e a Gaza. L’idea predominante non è la pace duratura ma come con altri oligarchi ci si divide i bottini di guerra”.
Così Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Agricoltura, intervistato dal quotidiano “il manifesto”.
“È sempre più urgente che l'ambiguo ed evanescente ministro Urso venga in Aula a riferire sui rischi, sempre più concreti, che lo scontro commerciale tra Usa e Europa porterà al nostro Made in Italy. Le eccellenze italiane, che rappresentano un export pari a 67 miliardi, rischiano il tracollo e la posizione ondivaga e remissiva del governo non è un buon segnale per tutelare il Made in Italy dai dazi. Sono necessarie azioni concrete, l'inerzia dell'esecutivo fa molto male all'economia italiana”. Così in una nota il deputato dem Vinicio Peluffo, capogruppo PD in Commissione Attività produttive alla Camera.
“La moda è da sempre un'eccellenza del Made in Italy. Lo sanno tutti tranne l'evanescente e inadeguato ministro Urso che resta inerme davanti al perdurare della crisi di uno dei volani del sistema produttivo italiano. La preoccupazione è ancora maggiore se, oltre alla mancanza di azioni concrete per proteggere e dare nuova linfa alla moda italiana, a breve l'intero comparto potrebbe essere esposto all'imposizione dei dazi in arrivo dagli Stati Uniti. È giunto il momento che il ministro si assuma le sue responsabilità e venga in Aula a chiarire quali sono le politiche del governo per superare la crisi del settore moda e quali saranno le tutele contro i dazi americani”. Così in una nota la deputata dem Simona Bonafè, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera.
“La destra antieuropeista ormai è un disco rotto: attacca tutti i giorni il Sindaco Gualtieri, ma lo fa strumentalmente solo per colpire l’Europa e l’idea che le istituzioni italiane possano impiegare risorse per difendere e promuoverne i valori condivisi”.
Così una nota del deputato democratico, Andrea Casu, che aggiunge: “Comprendiamo la difficoltà politica di chi deve difendere insieme il record dei salari più bassi tra i grandi paesi UE, i dazi contro la produzione e il lavoro in Italia e l’operato del peggior ministro dei trasporti della storia, ma questa sterile campagna non basterà a nascondere agli occhi degli italiani le divisioni e i fallimenti del Governo” conclude Casu.
“Con i dazi sulle auto, le perdite stimate per il nostro Paese sono quasi tre miliardi e mezzo di euro. Se le minacce di Trump si concretizzassero sugli altri settori, per le nostre imprese e per l’economia nazionale sarebbe un disastro. In questo quadro quello che sconcerta è soprattutto l’atteggiamento del governo italiano le cui divisioni interne indeboliscono l’Europa e limitano una efficace risposta comunitaria: da un lato appoggia infatti senza convinzione l’azione Ue, sperando però, dall’altro, che ogni accordo fallisca per provare a contrattare direttamente con gli Stati Uniti misure meno restrittive. Questo doppiogiochismo della destra italiana avrà ripercussioni gravissime: alimenta incertezze che mettono in ginocchio l’export e pone il nostro Paese in un ruolo marginale”. Così Simona Bonafè, vicepresidente vicaria dei deputati Pd.
“Tanto tuonò che piovve. Dazi del 25% su tutte le auto importate. Trump mantiene le promesse: colpire i parassiti europei. Dal 2 aprile toccherà a legname, farmacia, prodotti enogastronomici. Molte aziende italiane pagheranno un caro prezzo, con il rischio di crisi irreversibili. Ci vuole ben altro che la diplomazia annunciata dalla Meloni che non riesce nemmeno a pronunciare una frase di condanna verso l'alleato Trump. È l'Europa unita che deve reagire con immediatezza ma Meloni non può alzare la voce, è fermata dal suo vice Salvini che vede nel Tycoon un faro luminare. Governo italiano allo sbando e diviso. L'Europa rialzi la testa, non può rimanere schiacciata dalle pretese nazionaliste dei potenti oligarchi che stanno trattando anche per dividersi i bottini di guerra”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Il governo e queste destre sferrano l’ennesimo attacco alla fauna selvatica e questa volta se la prendono con il lupo. Con il ddl montagna si crea ad arte un 'problema', un 'nemico' con il solo obiettivo di poter continuare a fare la solita becera propaganda e si da il via libera all’uccisione di questo meraviglioso animale, che svolge un ruolo essenziale come regolatore naturale dell’ecosistema e ne garantisce l’equilibrio. Invece di proteggere la biodiversità in forte crisi, questo governo, su basi del tutto antiscientifiche, imbraccia il fucile e consente i cosiddetti 'prelievi' ovvero quote annuali di animali da uccidere”. Così in una nota congiunta le deputate dem Eleonora Evi e Patrizia Prestipino sul cosiddetto Ddl montagna all’esame della commissione Bilancio alla Camera.
“Eppure – continuano le parlamentari PD – gli abbattimenti non diminuiscono la presenza del lupo e nemmeno i danni da predazione agli allevatori. Nel settembre scorso è stato pubblicato un rapporto del progetto Life Wolf Alps Eu che sottolinea l’efficacia quasi assoluta delle misure di prevenzione dalle predazioni del lupo e evidenzia una riduzione delle predazioni del 96,5% tra gli allevamenti coinvolti”. “Il Partito Democratico ha presentato numerosi emendamenti per ribadire l’importanza delle misure di prevenzione e di convivenza pacifica con i grandi carnivori e si batterà in Aula contro questo provvedimento”, concludono Evi e Prestipino.
Le dimissioni di Alberto Albergoni, non solo il direttore generale della Fondazione, ma uno dei padri del progetto Agrigento Capitale della Cultura, sono l’ennesimo colpo che segna il fallimento di una gestione che ha trasformato una grande occasione in terreno di conquista per poltrone e interessi politici di partito.
Agrigento meritava più rispetto e amore. Gli agrigentini e le realtà, che con mille difficoltà in questi anni avevano provato a costruire un’offerta culturale per la città, meritavano un riscatto e un’opportunità che giorno dopo giorno viene negata da una classe politica che, evidentemente, non era preparata e all’altezza della sfida.
A partire dal presidente Schifani, solerte nel garantire sostegno e a dispensare rassicurazioni, ma altrettanto pronto nello scaricare le responsabilità. Oggi rimangono le macerie di un progetto ambizioso fatto a pezzi per liti e beghe di potere.
Vorremmo sentire rivolgere le scuse alla città, ancora una volta usata, spremuta e poi gettata via. Scuse che pretendiamo oggi da chi gestisce il governo della città e dal presidente Schifani.
“Per Trump, che irride italiani ed europei, saremmo parassiti. Dimostra cosi assoluta consonanza di opinione con il suo vice Vance. Lo saremmo da anni ed ecco perché Trump conferma l'introduzione dei dazi. La presidente Meloni pensa ancora di rimanere equidistante tra gli Stati Uniti di Trump e l'Europa? Pensa insieme al suo vice Salvini di difendere le imprese italiane dal cappio dei dazi o rimarrà a guardare? Lollobrigida come pensa di salvaguardare le produzioni italiane di eccellenza? Domande che necessitano di immediate risposte”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai giornalisti dell’agenzia Dire, che da due mesi non ricevono lo stipendio e stanno affrontando una grave situazione di incertezza, non solo sul piano personale, ma anche per il futuro della loro professione. La mancata erogazione dei compensi e l’assenza di un piano di rilancio da parte della società editrice sono inaccettabili.
Chiediamo al governo di intervenire rapidamente per porre rimedio a questa situazione anomala e preoccupante, resa ancora più grave dal fatto che riguarda un soggetto che riceve fondi pubblici per la fornitura di servizi informativi, ma che adotta comportamenti penalizzanti nei confronti dei lavoratori.
Le agenzie di stampa rappresentano un pilastro fondamentale dell’informazione, soprattutto in un contesto sempre più dominato da fake news e fonti poco attendibili. Il loro ruolo è un vero e proprio servizio pubblico che deve essere tutelato. Per questo, ribadiamo la nostra vicinanza al Comitato di Redazione e a tutti i giornalisti della Dire, riconoscendo il valore del loro lavoro e la necessità di garantire loro dignità e certezze” così la nota della capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga.
“La strada maestra per contrastare il rigurgito nazionalista e corporativo di Trump sui dazi è rispondere unitariamente con l'Europa. Nessuno Stato può farlo da solo. Sarebbe una pia illusione se non una follia. Serve allora una strategia chiara che indichi nell'Europa il centro del nostro agire dentro una politica di commercializzazione diversa rispetto alla politica aggressiva che Trump ha voluto usare. Per l’Italia è il momento di uscire dall'ambiguità e prendere concrete decisioni fuori dalla logica della sudditanza verso l’attuale alleato americano. Rimanere immobili come gli opossum per ragioni di vicinanza politica significherebbe non fare gli interessi dell'Italia e tantomeno di quell'Europa nella quale la presidente Meloni non si riconosce, viste le vergognose parole utilizzate nei confronti del manifesto di Ventotene. Serve una proposta netta anche da parte dei socialisti europei che sia all’altezza della sfida che abbiamo davanti”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari, in un commento sull’Huffington Post.
“Per quanto riguarda i prodotti alimentari italiani per alcune nostre eccellenze - aggiunge - lo scenario è particolarmente grave. I numeri ce li dà un rapporto Nomisma presentato all’Assemblea nazionale della CIA: l'incidenza va dal 72% dell’export di sidro, al 57% di Pecorino Romano e Fiore Sardo Dop; dal 48% dei vini bianchi Dop del Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, al 40% di quelli rossi toscani Dop. Anche per l’olio extravergine di oliva italiano gli Usa hanno un peso significativo, pari al 32% del proprio export a valori, e così a scendere per il 30% nel caso degli aceti e il 28% per le acque minerali. Per il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano l'incidenza si attesta intorno al 17% del valore dell’export congiunto di questi due formaggi. I dazi sul vino, in particolare - conclude - rischiano di scatenare una guerra commerciale con impatti ingenti e irreparabili, coinvolgendo filiere produttive, decine di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di lavoratori”.
"Lo spettacolo indecoroso del dibattito sulle risoluzioni per il Consiglio europeo ha certificato la spaccatura enorme in maggioranza sui temi europei. La Premier è andata a Bruxelles senza un mandato a negoziare la costruzione della difesa europea e come arma di distrazione di massa ha deciso di sferrare un attacco vergognoso al Manifesto di Ventotene. Già qualche settimana fa, del resto, la maggioranza non era stata in grado di presentare una mozione comune sul Piano Draghi, perché divisi sul futuro dell'UE, sulla risposta ai dazi, e in generale sul rafforzamento dell'autonomia strategica del nostro continente. Oggi la conferma politica arriva dalle parole del sottosegretario Durigon che appaiono come un evidente commissariamento della Lega per il Ministro degli Esteri Tajani. La Premier Meloni prenda atto che non esiste più una maggioranza e ne tragga le conseguenze". Così in una nota il deputato dem Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee alla camera.
"Prendiamo atto con soddisfazione che anche i colleghi di Fratelli d'Italia abbiano seguito la nostra proposta e presentato un emendamento simile al Decreto Bollette per rimandare l'assicurazione obbligatoria delle imprese per gli eventi anticatastrofali. I cambiamenti climatici sono una realtà e non è francamente sostenibile addossare tutti gli oneri alle imprese già colpite dal caro vita, dall'aumento dei costi energetici e dai dazi annunciati da Trump. Ci aspettiamo ora che anche nel corso della discussione mantengano questa posizione senza fare marcia indietro". Lo dichiarano i deputati Marco Simiani e Ubaldo Pagano, rispettivamente capogruppo in Commissione Ambiente e Bilancio di Montecitorio.