“Trasformare il Dl Bollette nell’ennesimo provvedimento a favore delle fonti fossili è una scelta che non condividiamo e che produrrà effetti negativi per il sistema Paese. La proroga dell’uscita dal carbone va nella direzione opposta rispetto a quanto serve oggi: ridurre i costi dell’energia, rafforzare l’indipendenza energetica e accelerare con decisione sulla transizione ecologica. Insistere su impianti superati significa esporre cittadini e imprese a costi più alti e rallentare lo sviluppo di un modello energetico più sostenibile e competitivo.
Occorre cambiare rotta: puntare su rinnovabili, innovazione e semplificazioni, evitando scelte che guardano al passato invece che al futuro”. Così Marco Simiani capogruppo Pd in commissione e ambiente della camera.
"Non erano passate nemmeno 24 ore da un referendum che ha consegnato un messaggio molto chiaro, ovvero non si governa con l'arroganza con cui questa maggioranza ha portato avanti la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, che il governo riparte dalla riforma elettorale. Il messaggio sembra non essere stato recepito, perché si riparte esattamente da dove eravamo rimasti: ancora una volta chiusi dentro al palazzo. La legge elettorale riguarda le regole del gioco, quindi riguarda tutti e il testo dal quale stiamo partendo è frutto di un accordo tra i soli partiti di maggioranza, che noi respingiamo al mittente". Lo afferma la deputata Simona Bonafè, capogruppo in commissione Affari Costituzionali e vicepresidente vicaria del Gruppo Pd.
"Dopo le dimissioni nel governo – prosegue l’esponente dem - dopo il regolamento dei conti interno a Fratelli d'Italia, dopo aver dato la priorità alla legge elettorale, quando cominceranno ad affrontare i problemi veri del paese? Il caro carburanti è tornato sopra i due euro nonostante il decreto del governo, il potere d'acquisto delle famiglie si erode, le imprese sono in difficoltà, la sanità non funziona come dovrebbe".
"Se neanche quel risultato referendario ha consentito al governo una riflessione profonda sul suo operato, che cosa serve – conclude Bonafè - per svegliare la Presidente del Consiglio rispetto alle urgenze del Paese? L'agenda di questo governo non corrisponde alle esigenze reali dei cittadini".
"La bocciatura in Commissione Attività Produttive dell’emendamento al Decreto Bollette arriva al termine di un duro scontro politico e segna una scelta chiara del Governo Meloni: prorogare il rigassificatore di Piombino senza limiti temporali e senza riconoscere alcuna compensazione al territorio. Non è un incidente parlamentare, ma una decisione consapevole che separa i benefici nazionali dagli impatti locali, lasciando cittadini e imprese a sostenere costi economici e sociali senza contropartite": è quando dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente Marco Simiani sul quanto accaduto oggi, giovedì 26 marzo, a Montecitorio.
"In questo quadro viene poi completamente esautorato il sindaco di Piombino, da sempre contrario al rigassificatore, e colpisce il silenzio dei parlamentari di destra eletti nel territorio, dai quali non si è levata alcuna protesta. Il governo ha respinto l’unico strumento che rendeva quella scelta sostenibile: 870 milioni di euro per sviluppo, bonifiche, infrastrutture e riduzione del costo dell’energia del 50 per cento per famiglie e imprese. Si certifica così una linea politica netta: sì alla proroga, no agli impegni verso Piombino. Una posizione che scarica interamente sul territorio il peso delle decisioni energetiche nazionali e che rappresenta una responsabilità politica precisa dell’esecutivo": conclude Marco Simiani.
“La fotografia dell’Ocse sull’Italia è impietosa e conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che il governo non ha il timone della situazione e che il Paese naviga a vista. Le previsioni sulla crescita del Pil vengono ulteriormente tagliate anche a causa a causa del lievitare dei costi dell’energia provocati dalla folle guerra scatenata da Trump e Netanyahu. La manovra di bilancio è ormai morta e sepolta, a dimostrazione che il governo non ha una politica economica. Il decreto Bollette è ormai privo di senso perché incapace di affrontare le emergenze, con effetti negativi su occupazione e famiglie. La verità è che l’Italia affonda e il governo fa ammuina: venga subito in Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il parere favorevole della commissione Ambiente al DL 19/2026 è un atto di cinismo istituzionale. In un colpo solo si avvelenano i campi, si blindano bonifiche opache, si zittiscono i Sindaci e si affossa l'economia circolare. Non è semplificazione, è Far West normativo”.
Così la deputata e i deputati democratici, Francesca Viggiano, Marco Simiani e Augusto Curti, commentando il via libera della commissione Ambiente a un pacchetto di norme che “rappresenta il più grave arretramento ambientale degli ultimi decenni: dietro la maschera dell'efficienza per il Pnrr, si nasconde un'operazione di smantellamento dei presidi di sicurezza che tutelano i cittadini e il territorio. Il decreto compie un artificio giuridico pericoloso: le soglie di contaminazione per i terreni agricoli non dipenderanno più dall'uso reale del suolo, ma da un timbro sulla carta urbanistica”.
Secondo i deputati democratici “ci troviamo davanti a una follia che ignora sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Un terreno coltivato, se non formalmente registrato come agricolo, potrà contenere veleni oltre i limiti di sicurezza: stanno mettendo a rischio la filiera alimentare italiana”.
Con la modifica all'Art. 242 del Codice dell'Ambiente, i permessi per le bonifiche diventano “assegni in bianco”. Una volta ottenuti, restano validi per anni senza monitoraggi automatici o obblighi di revisione, nonostante i veleni nel sottosuolo si muovano e cambino.
Viggiano, Simiani e Curti sostengono che “la maggioranza ha scelto il silenzio-assenso sulla sicurezza dei siti inquinati. Così si cristallizzano autorizzazioni che diventano inadeguate nel tempo. Il comma 3 è il colpo di grazia alla prevenzione sanitaria locale. Esentare le industrie con autorizzazione ambientale dalla classificazione di ‘insalubri’ significa togliere ai Sindaci il potere di imporre distanze minime o misure di tutela per la popolazione. L’Aia certifica la tecnologia, non la salute delle persone. Confondere i due piani è un errore tecnico grossolano o, peggio, un favore consapevole alle grandi lobby industriali. Il sindaco - concludono - massima autorità sanitaria locale, viene ridotto a uno spettatore muto mentre le fabbriche operano a ridosso delle case”.
“Oggi è stato deciso di non inserire nessuna condizionalità sulla trasparenza salariale, confermando l’atteggiamento della Maggioranza di ignorare le nostre proposte per partito preso, anche là dove potrebbero davvero migliorare le condizioni di una norma che così come è ora non è a favore delle donne, dei giovani e dei contratti precari”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla trasparenza salariale, oggi discussa in Commissione Lavoro.
“Quando si devono preparare atti che incidono così tanto sulla vita delle persone, sarebbe utile ascoltare tutti, davvero, e recepire le audizioni che sono state critiche - prosegue la deputata dem - Invece ancora una volta in Commissione le nostre istanze non sono state minimamente prese in considerazione”.
“Volevamo includere tutti i lavoratori dipendenti e gli autonomi che lavorano per le imprese, un concetto più ampio di retribuzione e le voci dove si annidano le diseguaglianze, non hanno accolto nessuna delle proposte, lasciando un decreto che per diversi profili non raggiunge il livello richiesto dalla Direttiva Ue” conclude Gribaudo.
"I dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e delle Imprese certificano che il decreto sulle accise varato dal governo non solo è parziale e tardivo ma persino controproducente sul caro carburanti. Le cifre ad oggi sono chiare: solo il 60 per cento dei distributori ha ridotto i prezzi, mentre il 40 per cento non ha applicato alcun beneficio e oltre l’11 per cento li ha addirittura aumentati. Altro che misura efficace: siamo di fronte a un intervento che non funziona e che scarica sui cittadini ed imprese il peso dell’inefficienza": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
"È il segno evidente di un fallimento politico. Senza controlli preventivi e senza meccanismi obbligatori, il taglio delle accise resta sulla carta e alimenta comportamenti speculativi. Il governo smetta con la propaganda e intervenga seriamente: servono misure vere, non provvedimenti che si trasformano in un boomerang per famiglie e imprese": conclude.
“Le conclusioni del Consiglio europeo sono molto preoccupanti perché confermano, ancora una volta, la completa inadeguatezza del Governo Meloni, che si muove del tutto fuori da una strategia comunitaria proprio su un terreno decisivo come quello dell’energia. È particolarmente grave che, mentre l’Europa indica con chiarezza una direzione, il Governo italiano continui a sostenere posizioni prive di riscontro nei testi ufficiali. Il Consiglio europeo non ha dato alcun via libera alla sterilizzazione dell’ETS prevista dall’articolo 6 del decreto energia: sostenere il contrario è una forzatura politica priva di fondamento.
Al contrario, le conclusioni vanno in una direzione opposta: confermano il ruolo centrale dell’ETS, ribadiscono che eventuali modifiche devono avvenire a livello europeo e indicano come priorità interventi strutturali su rinnovabili, infrastrutture e funzionamento del mercato.
Il Governo ha scelto invece una strada diversa: una misura nazionale, unilaterale e selettiva che interviene solo sugli impianti a gas, riducendo artificialmente il prezzo del carbonio senza affrontare il vero nodo, che resta il costo del gas e il meccanismo di formazione del prezzo elettrico.
Parliamo di un intervento che, oltre a essere inefficace, rischia di essere incompatibile con le regole europee sugli aiuti di Stato e con la direttiva ETS.
La verità è semplice: il Consiglio europeo chiede più Europa e soluzioni strutturali. Il Governo risponde con una misura isolata, temporanea e tecnicamente debole. Non si abbassano le bollette indebolendo l’ETS, ma riducendo la dipendenza dal gas e riformando il mercato elettrico. Tutto il resto è propaganda.” Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera e deputato del Partito Democratico che parla di “sonora bocciatura per Meloni”.
“Un decreto ridicolo, che dura solo 20 giorni e non va a ridurre il prezzo di benzina e gasolio, che ora è alle stelle e grava su famiglie e imprese.
Inoltre si finanzia uno sconto temporaneo sui carburanti tagliando servizi essenziali e investimenti strategici. Non c’è una strategia chiara del Governo sul taglio delle accise nel lungo periodo, né una politica energetica. È un intervento di pura propaganda ma non va a risolvere la vera emergenza economica”. Così in una nota Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera.
“Il decreto carburanti approvato dal Governo è l’ennesimo intervento emergenziale che non affronta le cause strutturali del caro energia e si limita a produrre un effetto annuncio di brevissimo periodo.
Siamo di fronte al quarto decreto d’urgenza in materia energetica in questa legislatura, con un’impostazione identica ai provvedimenti già adottati nel 2023: stesse misure, stessi strumenti, stessi limiti. Cambia il contesto, ma non cambia l’incapacità del Governo di costruire una strategia credibile. La verità è semplice: questo decreto non risolve nulla.
La riduzione delle accise, che rappresenta il cuore del provvedimento, dura appena 20 giorni. Non è una misura per sostenere famiglie e imprese, ma un intervento pensato per costruire un titolo di giornale. Nessuno pianifica i consumi su un orizzonte così breve: il beneficio è temporaneo, incerto e dipende interamente dalla reale trasmissione dei prezzi alla pompa.
Ancora più grave è la totale assenza di misure strutturali, come la formazione dei prezzi o la struttura delle accise nel lungo periodo.
Sul fronte della trasparenza, il Governo ripropone norme già introdotte nel 2023 e già dimostratesi inefficaci, senza aver mai fornito al Parlamento una valutazione dei risultati ottenuti. È un fatto politicamente grave: si replicano strumenti falliti senza alcuna rendicontazione. Per questo chiediamo che il Governo presenti un report sull’applicazione del DL 5/2023 come condizione per una valutazione consapevole del nuovo provvedimento”. Così in una nota Vinicio Peluffo, vicepresidente Pd della commissione Attività produttive della Camera.
"L'ufficializzazione dei tagli ministeriali per coprire il decreto carburanti rivela un accanimento inaccettabile contro il sistema sanitario nazionale, che perde 86,053 milioni di euro in un colpo solo. Utilizzare fondi destinati alla salute dei cittadini per garantire un risparmio temporaneo e di appena 20 centesimi alla pompa è un'operazione di distrazione di massa che indebolisce i servizi essenziali: il Partito Democratico denuncia con forza questa gestione della spesa pubblica che sacrifica i bisogni fondamentali dei pazienti sull'altare di una propaganda governativa dalla durata di soli venti giorni”.
Così Gian Antonio Girelli, deputato Pd della Commissione Affari Sociali della Camera.
"Questo governo non ha una strategia energetica per il Paese. Non l'ha mai avuta. Da settimane famiglie e imprese pagano il prezzo pieno della crisi, con benzina e gasolio oltre i due euro al litro e aumenti di oltre trenta centesimi dall'inizio del conflitto. Il Partito Democratico ha proposto il taglio delle accise un minuto dopo lo scoppio della guerra in Iran. Il governo ha preferito stare alla finestra. Ora arriva un decreto che scade fra venti giorni. Nel frattempo il petrolio continua a salire. Il 7 aprile si torna al punto di partenza, senza nessuno strumento strutturale per contenere i prezzi. Non è una politica energetica. È un intervento di emergenza arrivato in ritardo, pensato per durare lo stretto necessario. L'Italia arriva a questa crisi già in difficoltà: salari fermi, inflazione che erode il potere d'acquisto, crescita tra le più deboli d'Europa. Servono risposte di lungo periodo. Un governo che naviga a vista, subisce gli eventi e tampona i disastri non è un governo che governa. È un governo che improvvisa".
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato del Partito Democratico e componente della
commissione Attività produttive.
"L'allarme lanciato dalle Regioni in Conferenza Stato-Regioni è inequivocabile: il trasporto pubblico locale e regionale rischia l'interruzione dei servizi per mancanza di risorse. La normativa è chiara — entro il 15 gennaio il Governo è tenuto a trasferire alle Regioni l'80% del Fondo nazionale TPL, pari a circa 4 miliardi di euro. Siamo a metà marzo e quel decreto non è ancora stato emanato. Un ritardo inaccettabile.
La situazione è aggravata dalla crisi energetica. Le associazioni di categoria AGENS, ANAV e ASSTRA hanno quantificato in oltre 30 milioni di euro al mese i maggiori costi che le aziende di trasporto stanno sostenendo dall'inizio dell'anno, con le quotazioni del gasolio in aumento di circa il 25% a causa della guerra voluta da Trump e Netanyahu. L'energia rappresenta già la seconda voce di costo del settore, con un'incidenza superiore al 15% della spesa complessiva: variazioni così marcate rischiano di compromettere la continuità stessa dei servizi.
È una contraddizione insostenibile: mentre il costo del trasporto privato sale e i cittadini avrebbero tutto l'interesse a spostarsi su mezzi pubblici, il Governo lascia le aziende di trasporto senza liquidità e senza risposte. Il trasporto pubblico locale non è una voce di bilancio negoziabile: è un diritto di mobilità, uno strumento di coesione sociale e una leva essenziale per la transizione ecologica.
Chiediamo al Governo di agire su due fronti in modo immediato: emanare il decreto di trasferimento dell'80% del Fondo TPL alle Regioni, come prescritto dalla legge; e raccogliere le proposte avanzate dalle associazioni di settore, a partire dall'estensione della riduzione dell'accisa sul gasolio commerciale a tutto il comparto del trasporto pubblico locale e dalla promozione in sede europea di un nuovo Temporary Framework per misure straordinarie a compensazione dei maggiori costi energetici. Non ci sono margini per ulteriori rinvii".
Lo dichiarano Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico, responsabile Economia della segreteria nazionale, e Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
“In soli 7 giorni, per il diesel abbiamo assistito al secondo maggiore rialzo di sempre e poco ci manca per il rincaro della benzina e del gasolio per riscaldamento. I prezzi dei carburanti e quelli dell’energia continuano ad aumentare a seguito dell’escalation militare in Medio Oriente, ma il governo italiano non prende posizione e non si muove a sostegno di famiglie e imprese”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati PD Vinicio Peluffo e Alberto Pandolfo, rispettivamente vicepresidente e capogruppo della commissione Attività produttive alla Camera.
“Oggi apprendiamo che il ministro Pichetto Fratin parla di sviluppo di nuovi motori e carburanti neutri, il ministro Salvini continua invece a fare da eco a Trump in chiave filo russa e la premier Meloni rimane in silenzio. Il problema è ora: l’azione del governo deve essere immediata e non può essere ipotetica o, come al solito, legata alla propaganda del ‘tutto va bene’. Se i prezzi continuano ad aumentare il governo non può continuare a vivere d’inerzia o a varare inutili pannicelli caldi come il decreto bollette”, concludono i deputati dem.
“Il Ministero della Cultura deve rispondere con urgenza alle interrogazioni del Partito democratico sulle nomine nei Consigli di amministrazione dei musei autonomi statali. La normativa prevede che i componenti dei Cda siano scelti tra personalità di chiara e comprovata fama, con competenze specifiche nella tutela e gestione del patrimonio culturale. Per questo chiediamo al ministro Alessandro Giuli di chiarire quali criteri siano stati adottati e se le scelte portante avanti con una strategia sistematica che appare premiare amici di partito siano coerenti con quanto stabilito dal decreto ministeriale sulla governance dei musei”. Lo dichiara la deputata dem Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera.
“Le nomine operate finora dal ministro Giuli - sottolinea la parlamentare democratica _ sollevano forti perplessità e rischiano di configurarsi come scelte fuori dal perimetro previsto dalla legge. È necessario rendere pubblici i curricula dei nominati e spiegare se si ritenga compatibile con i principi di imparzialità e autonomia la presenza nei Cda di figure con incarichi politici o di partito”, conclude. “La gestione dei musei dello Stato non può essere piegata a logiche politiche: è un giudizio negativo su un metodo che mette a rischio autonomia e credibilità delle nostre istituzioni culturali”.