“C'è un forte dispiacere del PD per come si sono conclusi i lavori sul decreto Milleproroghe. Con la fiducia che verrà posta dal governo troppe questioni rimangono aperte. È evidente che tutto questo è riconducibile alle forti difficoltà presenti all'interno della maggioranza. Siamo davanti al governo più anti-meridionalista della storia della Repubblica che prosegue sulla strada della differenziazione con la definizione dei Lep voluti dal ministro Calderoli che sanciscono la definitiva secessione tra il nord e il centro-sud e l'abbandono delle aree interne e montane completamente marginalizzate. Viene colpita anche la PA con i tanti errori come il taglia-idonei e la negazione della proroga delle graduatorie”. Lo dichiara il deputato PD, Andrea Casu intervenendo sulla discussione generale del decreto Milleproroghe.
“Delle tante questioni accantonate – continua il parlamentare - continueremo a chiedere al Governo di occuparsi assumendo atti concreti per la cancellazione dell’assurda tassa nazionale da 2 euro sui piccoli pacchi sotto i 150 euro provenienti da extra Ue che sta danneggiando la logistica italiana, per la proroga della validità delle graduatorie del personale negli asili nido, per le assunzioni che servono nella Pa e nella giustizia, e gli interventi necessari a scongiurare la chiusura di Radio Radicale, dopo il taglio delle risorse da 8 a 4 milioni prevista dal Milleproroghe”, conclude Casu.
“Il decreto bollette del governo è un provvedimento debole, privo di interventi strutturali e incapace di alleggerire in modo stabile i costi enormi che stanno gravando su famiglie e imprese. Siamo di fronte all’ennesimo decreto ‘fuffa’, fatto di misure frammentarie che non incidono sulle cause profonde del caro energia. Particolarmente preoccupanti sono le ricadute sulle filiere agroenergetiche e sull’economia circolare. Le modifiche ai Prezzi Minimi Garantiti rischiano di mettere in seria difficoltà centinaia di impianti di biogas agricolo, frutto di investimenti importanti realizzati negli anni da imprese e cooperative. Parliamo di una filiera che non solo produce energia rinnovabile, ma valorizza sottoprodotti agricoli e zootecnici, riduce le emissioni e contribuisce alla sostenibilità ambientale dei territori. Indebolirla significa fare un passo indietro sia sul piano economico sia su quello ambientale”.
Così il deputato PD della Commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Ancora più grave - aggiunge - è l’approccio al tema Ets, affrontato in modo unilaterale da un singolo Stato membro. Si tratta di una materia europea, che va discussa nella sede propria dell’Unione, come ha peraltro riconosciuto lo stesso ministro Pichetto Fratin. Agire diversamente significa creare incertezza e indebolire la credibilità del Paese oltre che determinare tensioni con gli altri partner comunitari. Ciliegina sulla torta è, con il carbone pricing, il rimborso indiretto ai fossili rendendo inefficace il principio di chi inquina paga. In Parlamento - conclude- lavoreremo per correggere un testo sbagliato che, così com’è, non offre risposte adeguate al sistema produttivo e ai cittadini".
“Dal 1° gennaio 2024 il sistema europeo di scambio delle quote di emissione è stato esteso al trasporto marittimo, generando un rilevante gettito per lo Stato. È doveroso sapere con chiarezza quante risorse siano entrate nelle casse pubbliche, dove siano confluite e come vengano utilizzate”.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta ai ministri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dell’Economia e delle Finanze e delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“L’applicazione dell’Ets al settore marittimo – prosegue Lai – sta determinando un aumento significativo dei costi di trasporto merci e passeggeri, con effetti particolarmente pesanti per le regioni insulari, che non dispongono di alternative infrastrutturali terrestri. A fronte di questi impatti, non risultano misure compensative specifiche né una rendicontazione pubblica disaggregata delle entrate derivanti dal comparto marittimo”.
L’interrogazione chiede al Governo di chiarire: l’ammontare complessivo dei proventi ETS attribuibili al settore marittimo per il 2024 e 2025, nonché le previsioni per il 2026; se esista una contabilità separata che distingua le entrate del marittimo da quelle di industria ed energia; in quali capitoli di bilancio siano confluite tali risorse e con quali destinazioni; se e in quale misura siano state utilizzate per coprire interventi previsti nel recente decreto-legge in materia di energia e bollette; se si ritenga coerente, rispetto ai principi di equità territoriale e all’articolo 119 della Costituzione, l’assenza di una destinazione specifica a favore dei territori maggiormente colpiti; se si intendano introdurre strumenti di tracciabilità e pubblicazione periodica dei proventi ETS per settore.
“Non si tratta di mettere in discussione gli obiettivi ambientali europei, che condividiamo – conclude Silvio Lai – ma di garantire trasparenza nell’utilizzo di risorse che derivano da oneri ambientali e che incidono in modo differenziato sui territori. Le regioni insulari non possono essere penalizzate due volte: dall’aumento dei costi e dall’assenza di una redistribuzione equa delle risorse generate proprio da quei costi. Serve chiarezza immediata e un meccanismo strutturale di compensazione”.
“Il decreto bollette del Governo è un’operazione di facciata. Dietro il balletto di cifre, 3 miliardi secondo Pichetto Fratin, 5 miliardi ha detto la Presidente Meloni, – e le stime ottimistiche che parlano di 7 miliardi nel biennio – non ci sono nuove risorse strutturali, ma redistribuzioni interne e stime di possibili effetti futuri legati alle dinamiche di mercato. Per il 2026 il bonus per le famiglie vulnerabili sale a 115 euro, ma le risorse restano 315 milioni. Nessun euro in più. E soprattutto il contributo del 2026 non si somma ai 200 euro del 2025, come inizialmente lasciato intendere: è una misura più debole rispetto allo scorso anno.
Per le imprese che consumano energia si riducono oneri e si rimodulano incentivi esistenti, ma non si interviene sulle cause strutturali del caro energia. Si sposta il peso dentro il sistema, senza cambiarne l’architettura e il conto viene portato in bolletta. Si riorganizza chi paga, non si cambia il modello. La BCE ha certificato che in Italia le famiglie pagano l’energia elettrica fino al doppio rispetto alle imprese energivore. Il decreto non affronta questa distorsione, non riforma il meccanismo che lega il prezzo dell’elettricità al gas e non mette in campo una strategia industriale pluriennale. Finché il prezzo resta agganciato al gas, basta una crisi internazionale per riportarci al punto di partenza. Questo decreto gestisce il presente, ma non costruisce il futuro. L’Italia ha bisogno di una riforma strutturale del mercato elettrico, di stabilità regolatoria e di un piano energetico industriale serio. Non di bonus una tantum e slogan”.
Così il vicepresidente della commissione attività produttive della Camera, il deputato democratico Vinicio Peluffo.
“È stato sventato il tentativo della destra di inserire nel decreto Milleproroghe un emendamento che avrebbe aperto alla permanenza della nave rigassificatrice nel porto di Piombino. Un vero e proprio colpo di mano che mirava a forzare le regole senza confronto istituzionale e senza rispetto per la comunità locale. Il Governo Meloni aveva garantito che Piombino non sarebbe stata lasciata sola: con questo tentativo ha invece dimostrato di voler imporre una decisione calata dall’alto. L’emendamento non è stato approvato soltanto grazie al pressing costante e alle denunce puntuali del Partito Democratico e di tutte le forze di opposizione, oltre che per l’evidente dilettantismo con cui la maggioranza ha gestito i lavori di Commissione”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Partito Democratico Emiliano Fossi, Simona Bonafè, Marco Simiani e il consigliere regionale Pd Alessandro Franchi.
“La Regione Toscana aveva fissato un limite chiaro di tre anni, legato a un sacrificio straordinario chiesto alla città in una fase di emergenza energetica. Il tentativo della maggioranza di superare quell’intesa senza accordi e senza compensazioni adeguate è stato fermato grazie all’azione ferma e responsabile dell’opposizione. Resta grave aver provato fino all’ultimo a cambiare le carte in tavola. Ancora più incomprensibile il silenzio del sindaco di Piombino si questi giorni, che avrebbe dovuto difendere con forza la posizione della città. Il Partito Democratico ribadisce una posizione netta: il territorio va rispettato, le compensazioni devono essere certe e garantite, e su scelte di questo peso non si decide sopra la testa dei cittadini”, conclude la nota.
“Come volevasi dimostrare, dopo giorni in cui le Commissioni si sono riunite senza riuscire ad andare oltre il voto di pochi emendamenti, oggi il Milleproroghe è stato chiuso senza nemmeno la possibilità di completare l’esame e votare nel merito. Siamo rimasti ostaggi per giorni delle scaramucce interne alla maggioranza e delle tensioni continue tra i partiti e il Governo. Un caos politico che ha paralizzato i lavori parlamentari e mortificato il ruolo delle Commissioni.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal confronto confuso e inconcludente della maggioranza esce un decreto debole, svuotato, incapace di dare risposte concrete a cittadini, imprese ed enti locali. Ancora una volta prevalgono gli equilibri interni alla coalizione rispetto agli interessi del Paese.
È inaccettabile che, per l’incapacità della maggioranza di trovare una sintesi politica, si producano ritardi, incertezze e un provvedimento che non affronta in modo serio le questioni aperte. Il Paese merita stabilità, chiarezza e scelte coraggiose, non un Governo diviso e un decreto privo di visione”.
Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del gruppo Pd alla Camera e capogruppo in Commissione Affari costituzionali, a margine dei lavori delle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Bilancio sul dl Milleproroghe.
“Il modo con cui il Governo sta affrontando il decreto Milleproroghe rappresenta l’ennesima mortificazione del ruolo del Parlamento”. Lo afferma Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, davanti all’ennesimo rinvio dell’inizio dei lavori della Commissione Affari Costituzionali.
“La Commissione è bloccata e gestita in modo caotico: i deputati non sono messi a conoscenza delle proposte, le sedute vengono rinviate e la maggioranza
litiga e viaggia a vista”, aggiunge.
“Ancora una volta il Parlamento è svilito e ridotto a un passacarte: non c’è discussione nel merito e temi fondamentali per il Paese restano senza risposta”. Braga chiede quindi al Governo “fermare questo ennesimo scempio del corretto lavoro parlamentare”.
“Il decreto bollette, dopo mesi di rinvii e proclami altisonanti, sembra l’ennesimo slogan di Giorgia Meloni. Dalle indiscrezioni di stampa appare infatti un intervento fragile, senza una strategia di fondo e del tutto sproporzionato rispetto alla portata dell’emergenza. Gli italiani non sono ingenui come vorrebbe la premier: alle famiglie viene destinato un contributo una tantum ancora più contenuto rispetto a quello previsto lo scorso anno e rivolto a una platea sensibilmente ridotta. Lo sconto per i vulnerabili è soltanto un palliativo che non incide sulle cause profonde del caro energia e che rischia di lasciare ai margini proprio il ceto medio, tra i più colpiti dall’impennata dei costi. Attendiamo il testo pubblicato per avanzare proposte concrete e migliorarlo nel corso del dibattito parlamentare”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani, sul provvedimento approvato oggi, mercoledì 18 febbraio, dal Consiglio dei Ministri.
“Tanto rumore per nulla. Del tanto agognato dl Energia alla fine il governo Meloni è riuscito a partorire l’ennesimo pannicello caldo. Da un decreto atteso da troppo tempo, ci si aspettava certo molto di più e invece siamo sempre agli stessi errori e all’immensa propaganda. Che fine hanno fatto le energie rinnovabili? E soprattutto quali sono le risorse per sostenere un comparto decisamente in crisi? La risposta è semplice: zero”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati Alberto Pandolfo e Vinicio Peluffo, rispettivamente capogruppo PD e Vice Presidente della Commissione Attività produttive alla Camera.
“Mentre il governo continua a giocare sulle spalle di famiglie e imprese, il processo di deindustrializzazione è sempre più preoccupante nel Paese. E anche quelle aziende che hanno voluto investire passando a fonti alternative rispetto a quelle fossili, ora si troveranno con le spalle al muro. Un clamoroso flop, l’ennesimo”, concludono i deputati dem.
“La maggioranza e il Governo hanno respinto gli emendamenti presentati dal Partito Democratico e da altri gruppi al decreto Milleproroghe per cancellare il taglio di 21,8 milioni di euro ai fondi destinati ai Centri di Assistenza Fiscale (Caf). Viene così confermato un intervento di fatto retroattivo che colpisce attività già svolte nel 2025, con costi di personale già sostenuti e bilanci in molti casi già chiusi.”
Lo denunciano i deputati Pd della commissione Bilancio, Lai, Guerra, Roggiani, Mancini e Viggiani.
“Il governo - aggiungono - agisce come la Banda Bassotti: riduce risorse già programmate e scarica il costo della propria scelta su Caf e cittadini. I Caf, che gestiscono oltre l’80% dei modelli 730, si vedono ridurre i rimborsi per milioni di dichiarazioni già elaborate e trasmesse. Questo significa mettere a rischio organici e sportelli territoriali e, soprattutto, far saltare equilibri economici già definiti: in molti casi i bilanci rischiano di chiudersi in passivo per una decisione assunta a posteriori”.
Secondo i parlamentari Pd, l’impatto non riguarderà solo le strutture: “I Caf sono un presidio di assistenza e di legalità fiscale. Se si tagliano le risorse, inevitabilmente aumenteranno i costi per gli utenti o si ridurrà l’accesso ai servizi. A pagare saranno soprattutto pensionati, famiglie e lavoratori privi di competenze digitali adeguate, in un sistema fiscale sempre più complesso. Abbiamo presentato emendamenti chiari e tecnicamente fondati per ripristinare le risorse e impedire effetti retroattivi che incidono sul principio di affidamento e sulla certezza del diritto. Il rifiuto da parte della maggioranza dimostra una chiusura politica che non possiamo accettare. Ai Caf - concludono - va la piena solidarietà del Pd. Continueremo a batterci in Parlamento per il ripristino delle risorse e per impedire che decisioni di bilancio, colpendo soggetti che svolgono un ruolo sociale essenziale, possano anche solo essere lette come strumenti di pressione politica nel clima del dibattito referendario”.
“Abbiamo votato contro in commissione difesa all’emendamento del decreto del governo che va ad aumentare il personale del gabinetto del ministro da 136 a 160 unità.
La maggioranza, invece di occuparsi delle pensioni, dei militari, degli alloggi, del reclutamento e di tutto quello che riguarda i militari e i loro reali problemi, pensa ad allargare il personale del gabinetto del ministro, aumentando la spesa di mezzo milione di euro.
Si pensa insomma, ad occupare poltrone piuttosto che ai bisogni reali della difesa”. Lo dichiarano in una nota congiunta, Stefano Graziano capogruppo Pd in Commissione difesa della Camera e Andrea De Maria componente Pd della medesima commissione.
Ritardi Salvini acclarati, subito i cantieri
“È stato finalmente approvato il progetto esecutivo della “Complanarina” di Modena con le modifiche e i finanziamenti necessari. I ritardi accumulati dal Ministero delle Infrastrutture tra prolungati silenzi, conflitti con Società Autostrade e i continui rinvii sono documentati. Oggi Salvini tenta di attribuirsi impropriamente meriti per un traguardo che, in realtà, è stato più volte sollecitato direttamente dal Sindaco Mezzetti, attraverso iniziative del Consiglio Comunale di Modena, nostre interrogazioni parlamentari, a sostegno della mobilitazione costante e determinata di cittadini, imprese e gli altri amministratori del territorio modenese”.
Così il deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Ora - aggiunge - attendiamo la firma e il testo del decreto, auspicando che l’annuncio non resti solo verbale e strumentale. Il completamento dell’opera, che collegherà direttamente la tangenziale sud al casello di Modena Sud sull’A1, rappresenta infatti un intervento strategico. Consentirà di alleggerire il traffico sulla Vignolese e su via Gherbella, intervenendo su snodi critici della viabilità e migliorando in modo concreto la qualità della circolazione.
Si tratta di un’infrastruttura attesa da tempo, che risponde a esigenze reali del territorio. Un risultato che non può essere ricondotto alla firma tardiva di un singolo decreto, ma che è frutto di un lavoro collettivo, tecnico e amministrativo, del gestore Società Autostrade, spesso silenzioso, ma determinato che ha coinvolto enti locali, progettisti, funzionari e rappresentanti istituzionali a ogni livello. Le opere pubbliche soprattutto quelle viarie non sono trofei da esibire. Per questo il nostro impegno continuerà a essere quello di vigilare affinché i cantieri vengano aperti e chiusi nei tempi previsti, le risorse siano utilizzate con trasparenza e l’intervento produca i benefici annunciati in termini di sicurezza, fluidità del traffico e qualità della vita. I modenesi - conclude - meritano infrastrutture efficienti, non narrazioni autocelebrative”.
“Nel testo iniziale del decreto Milleproroghe era stata eliminata la decontribuzione prevista per le aree ZES (Zone Economiche Speciali) e per le assunzioni di giovani e donne — un incentivo fondamentale per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Il Partito Democratico ha presentato un emendamento per reintrodurla in misura piena e fino al 31 dicembre 2026. Il governo ha accettato, ma riformulando la proposta: durata ridotta e percentuale di esonero contributivo abbassata.
Voteremo a favore della riformulazione, e consideriamo nostro merito aver costretto il governo ad affrontare il problema, perché salvaguardare anche una parte dell’incentivo è meglio di niente. Ma non possiamo tacere: questo ennesimo taglio al Mezzogiorno racconta molto di una destra che predica attenzione al Sud e nei fatti lo penalizza sistematicamente.
L’approssimazione con cui questo governo gestisce strumenti cruciali per le imprese meridionali — eliminandoli per distrazione o per scelta, salvo poi correre ai ripari sotto pressione — è inaccettabile.
Il governo Meloni si conferma, nei fatti, il più antimeridionalista della storia repubblicana”.
Così una nota dei deputati democratici, Marco Sarracino, Arturo Scotto, Simona Bonafè, Maria Cecilia Guerra e Silvia Roggiani.
“Altro che chiarimenti: dal Viceministro Rixi non è arrivata alcuna risposta nel merito e questo silenzio conferma tutte le nostre preoccupazioni su una riforma confusa e accentratrice, che riduce autonomia, risorse e funzioni delle Autorità di sistema portuale. Le rassicurazioni del Governo sono smentite dal testo approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede il trasferimento delle entrate da canoni e tasse portuali, con tagli stimati intorno al 40 per cento — circa 30 milioni per Genova, 13 per La Spezia, 20 per Trieste — e la sottrazione di competenze decisive come la pianificazione e la manutenzione straordinaria.
In più si delinea un modello opaco, con una nuova società sottratta ai controlli previsti per le partecipate pubbliche dal decreto 175 del 2016, mentre lo stesso Ministro ha messo in dubbio la capacità delle Autorità di gestire opere rilevanti. La verità è che questa riforma svilisce il ruolo dei territori e svuota gli enti che oggi rappresentano l’ossatura del sistema portuale nazionale.
Nessuna risposta concreta, inoltre, sul superamento o meno dei rilievi mossi alla riforma dalla Ragioneria dello Stato. Senza tempi certi sull’iter e con un impianto così sbilanciato, è evidente che qualcosa si è inceppato e che il Governo sta procedendo senza una visione chiara.
Se e quando il testo arriverà in Parlamento lo contrasteremo nel merito, perché il sistema portuale italiano ha bisogno sì di coordinamento e investimenti, non di centralismi confusi e strutture che, così delineate, hanno più la funzione di capo cantiere che di soggetto in grado di coordinare e semplificare lo sviluppo dei porti", dichiara la deputata del Partito Democratico Valentina Ghio, intervenuta oggi in Commissione Trasporti alla Camera durante il question time.
“Il Partito Democratico voterà a favore della conversione del decreto Ucraina per coerenza e responsabilità verso i valori democratici e la sicurezza europea, confermando il sostegno a Kyiv e la protezione dei profughi e dei giornalisti freelance. Per noi sostenere l’aggredito e lavorare per una pace giusta non sono opzioni alternative, ma parte della stessa missione politica. Tuttavia, non possiamo non denunciare come la scelta del governo di porre la fiducia sia una mossa squisitamente politica per nascondere le profonde crepe della maggioranza: la Premier Meloni usa uno strumento tecnico per mettere la museruola ai ‘mal di pancia’ della Lega e neutralizzare le pericolose fughe in avanti verso Mosca dell’eurodeputato Vannacci.
È paradossale che una questione di dignità internazionale venga ridotta a un regolamento di conti interno al centrodestra. La fiducia oggi non serve a blindare il provvedimento, che passerebbe comunque con il contributo del Pd, ma a nascondere che il re è nudo: Meloni non può stare a Kiev con il Ministro Crosetto e contemporaneamente tollerare chi strizza l’occhio al Cremlino nei corridoi del potere. La nostra è una scelta di serietà repubblicana che si contrappone al cinismo di una destra che trasforma il sostegno militare e l’iniziativa diplomatica in un terreno di posizionamento elettorale, sacrificando la trasparenza e il dibattito parlamentare sull'altare della propria tenuta interna.”
Così Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera, intervenendo durante la dichiarazione di voto in Aula.