“Il Partito Democratico voterà a favore della proposta di legge in memoria delle vittime della strage di Gorla perché rappresenta un atto di giustizia, di verità e di ricucitura della memoria collettiva”. Lo ha detto in Aula alla Camera la deputata milanese del Pd Lia Quartapelle, nel corso delle dichiarazioni di voto finale.
“Il 20 ottobre 1944 il bombardamento del quartiere milanese di Gorla colpì anche la scuola elementare ‘Francesco Crispi’ – ha aggiunto l’esponente dem - causando la morte di 198 persone, di cui 184 bambini e 14 insegnanti. Una storia rimasta a lungo scomoda e nascosta, segnata da errori tragici e da un riconoscimento arrivato troppo tardi, con le condoglianze ufficiali degli Stati Uniti giunte solo 75 anni dopo. La storia di Gorla è la storia dei fratelli e delle sorelle rimasti sotto le macerie, di chi è sopravvissuto per una coincidenza o per un minuto, portando per tutta la vita il peso di essere vivi. È anche la storia delle madri che hanno perso i figli, per le quali non esiste nemmeno una parola capace di nominare una perdita contro natura. Il dolore delle famiglie e del quartiere è un dolore così grande da rendere insopportabili persino le voci dei bambini sopravvissuti nei mesi successivi alla strage, come hanno raccontato tanti tanti anni dopo, Silvia Nucini e Mario Calabresi nel documentario ‘Finché sono al mondo’.
“Oggi – ha concluso Quartapelle - votiamo questa legge all’unanimità in una giornata simbolica, quella del ricordo della Shoah in tutta Europa. Questo provvedimento è un risarcimento morale e una ricucitura della memoria, rafforzata anche dalla recente visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Milano per l’80° anniversario della strage. Come Pd, abbiamo voluto estendere il senso di questo ricordo a tutte le piccole vittime della guerra. Ricordare Gorla restituisce la materialità della guerra dalle macerie di ieri a quelle di oggi, dai rifugi di Gaza a quelli di Kharkiv, fino ai conflitti dimenticati in Africa. Bambini che non hanno nulla a che fare con la guerra e che ne sono soltanto vittime”.
“Come è possibile che il patto stretto al vertice tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein venga calpestato in questo modo dalla volontà di Salvini, attraverso la presidente della Commissione Giustizia al Senato? Come è possibile che la volontà unanime di tutte e tutti i deputati di tutte le forze politiche, che alla Camera hanno votato il loro sì sul “consenso”, sia stata negata dai loro stessi colleghi e colleghe al Senato? Tutte e tutti al cospetto della misoginia salviniana? Dichiareranno di non sapere cosa avevano votato? O che si erano sbagliati e sbagliate? Lo hanno capito che stanno tradendo non solo un accordo politico, ma soprattutto le donne? Le vittime di violenza, che faranno più fatica di oggi ad essere credute? Perché stravolgere la nostra proposta di legge volta a introdurre nel diritto italiano il concetto di consenso libero e attuale nei rapporti sessuali, trasformandolo in dissenso da provare?
Ignorando la paura che paralizza, negando voce e credibilità alle esperienze vissute da migliaia di donne.
Cosi le deputate dem della Commissione femminicidio e violenza, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio: ci auguriamo che ci sia ancora spazio per un’assunzione di responsabilità e uno scatto di dignità, in primis delle donne parlamentari, nei confronti delle altre donne. Colleghe e colleghi, ascoltate e rispettate la voce dei centri anti violenza e delle associazioni che tutelano le donne, che oggi erano numerose davanti al Senato a chiedervi di non cancellare il consenso, di dare valore e attendibilità al racconto delle donne, perché “SOLO SÌ è SÌ”.
“Si tratta di una grande occasione persa, che farà compiere un grave passo indietro al nostro ordinamento”, dichiara Michela Di Biase (PD), relatrice del testo approvato all’unanimità a Montecitorio. “La Presidente della Commissione Giustizia del Senato, senatrice Giulia Bongiorno, ha presentato e anche votato — aspetto questo che non può passare inosservato — un emendamento che compromette totalmente la proposta di legge sul consenso, già approvata all’unanimità alla Camera e che, recependo la Convenzione di Istanbul, avrebbe rappresentato un salto in avanti per la legislazione italiana, adeguandola a quella di numerosi altri Paesi che lo hanno già fatto”.
“Il testo dell’emendamento è stato scritto da una donna ma dettato dal patriarcato”, aggiunge Di Biase, “lo giudico retrogrado e pericoloso, perché si allontana dal solco tracciato dalle sentenze della Corte di Cassazione, che riconoscono il consenso come elemento centrale. Con questo emendamento, il consenso scompare dall’ordinamento, rappresentando un arretramento inaccettabile per la tutela delle donne”.
“Il Partito Democratico sostiene la pdl per valorizzare e riconoscere le attività educative e ricreative non formali, non solo come scelta di equità e di pari opportunità, ma anche come investimento fondamentale per favorire il benessere dei ragazzi e delle ragazze in una fase segnata da forte fragilità sociale ed economica”. Lo ha detto in Aula alla Camera Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, esprimendo il voto favorevole del Partito Democratico al provvedimento.
“L’inizio del 2026 – ha ricordato l’esponente dem - è stato segnato da fatti drammatici che hanno coinvolto studenti e studentesse, imponendo una riflessione sulla sfida educativa del nostro Paese, caratterizzato da quasi 6 milioni di persone che vivono in povertà assoluta, di cui oltre un milione di minorenni. Una condizione che incide direttamente sull’accesso alle opportunità educative, con il rischio che l’uguaglianza formale dei diritti si trasformi in una disuguaglianza sostanziale e che la povertà venga trasmessa di generazione in generazione, diventando una condizione di non ritorno. Servono spazi di ascolto, luoghi di aggregazione, occasioni di crescita, relazioni sane e fiducia in un Paese dove povertà educativa, disagio giovanile e dispersione scolastica sono tra le più alte in Europa. Questa legge riconosce il protagonismo del terzo settore, degli oratori, degli enti di promozione sportiva e culturale, capaci di costruire reti territoriali e patti educativi di comunità in percorsi di coprogettazione virtuosi come solo una comunità educante può fare".
“Il Fondo istituito prevede – ha concluso Malavasi - risorse non sufficienti e la delega può essere un’opportunità o un’occasione persa. Chiediamo al governo di dare seguito rapidamente al mandato parlamentare, con risorse e strumenti stabili, perché per il Partito Democratico l’educazione resta il principale strumento di giustizia, coesione sociale e crescita del Paese”.
“Il Ddl Concorrenza è un provvedimento povero, privo di contenuti riformatori e incapace di incidere sugli ostacoli regolatori e amministrativi che frenano la concorrenza in Italia. Non solo ignora le raccomandazioni europee, le segnalazioni dell’Autorità garante della concorrenza e gli impegni del Pnrr, ma trascura anche le esigenze concrete di famiglie e imprese. La verità è che il governo Meloni ha paura di decidere, non vuole aprire, non vuole modernizzare. Preferisce la rendita alla competizione, l’attesa al cambiamento, la propaganda alle riforme. Il nostro giudizio è dunque severo. La concorrenza non è una parola astratta: è un diritto dei cittadini, è uno strumento di giustizia sociale ed economica, è un fattore di crescita e di innovazione”.
Così in una nota il deputato dem, Alberto Pandolfo, in cui spiega le ragioni del voto contrario del Gruppo Pd al Ddl Concorrenza.
“Le nostre proposte - aggiunge - avevano un tratto comune semplice ma essenziale: considerare la concorrenza come un impegno concreto di sviluppo, una promessa di libertà e progresso. Il nostro voto è contrario perché questa non è la legge che l’Italia merita, che le famiglie si aspettano, non è che le imprese chiedono e che servirebbe per attuare il Pnrr e per competere in Europa. Continueremo a proporre riforme vere, a difendere i consumatori, a batterci per mercati più aperti, trasparenti e giusti”.
“Il Partito Democratico riconosce i miglioramenti alla legge di Delegazione europea introdotti durante l’esame parlamentare, inclusa la delega sulla direttiva anti-Slapp, che però resta limitata alle sole controversie transfrontaliere, rischiando di produrre una disparità di tutela tra chi opera in Italia e chi è coinvolto in procedimenti in più Stati Ue. Accanto ai passi avanti, restano tuttavia elementi significativi di preoccupazione. Il nostro Paese conta oggi 68 procedure di infrazione aperte, 22 riguardano l’ambiente: qualità dell’aria, gestione dei rifiuti, tutela delle acque, biodiversità, emissioni industriali. In questo quadro, la mancata presentazione per il secondo anno consecutivo della Legge europea rappresenta un punto critico. Le mancanze in materia ambientale, i ritardi nella gestione delle infrazioni e l’assenza di una strategia europea realmente efficace non consentono l’espressione di un nostro voto favorevole. Dal Pd giungerà un’astensione responsabile per evidenziare le insufficienze del provvedimento, ma per affermare anche la nostra volontà di continuare a lavorare per un’Italia più credibile, più europea, più moderna, capace di trasformare la transizione ambientale e la tutela dei diritti democratici non in un peso, ma nella più grande occasione di sviluppo e giustizia sociale del nostro tempo”.
Così la deputata dem, Rosanna Filippin, intervenendo in Aula per annunciare il voto di astensione del Gruppo Pd sulla legge di Delegazione europea.
Serve scelta condivisa nell’interesse del Paese
“Il Partito Democratico nel sostenere in Aula al Senato le ragioni dell’approvazione del disegno di legge sulle disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani aveva dato seguito agli auspici del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida per una scelta condivisa nell’interesse del Paese. Oggi alla Camera chiediamo però che il governo introduca le parti mancanti generate dalla riforma Caselli. Ci riferiamo, ad esempio, alla riduzione del delitto di agropirateria a semplice aggravante della frode e all’esclusione delle prove sperimentali tra quelle direttamente ammissibili. A differenza del decreto Terra dei Fuochi, inoltre, si registra una sostanziale riduzione. La violazione del Made in Italy (vendita di prodotti con segni mendaci), infatti, è punita con la multa fino a 20mila euro e la reclusione da tre a 18 mesi e non si applicano le intercettazioni telefoniche almeno alle ipotesi citate di agropirateria. Possiamo risolvere velocemente queste integrazioni con una corsia preferenziale concordata tra tutti i gruppi e concludere dopo l’approvazione della legge di bilancio con la votazione definitiva del provvedimento. Chiediamo a Lollobrigida quell’atto di responsabilità che aveva chiesto a tutti i parlamentari e che sostanzialmente ha ricevuto vista l’assenza di voti contrari al Senato. Ci vuole solo un po’ di coraggio, ci auguriamo che il ministro e la maggioranza possano trovarlo qui alla Camera”.
Così i capigruppo Pd alla Camera, Stefano Vaccari (commissione Ecomafie), Antonella Forattini (commissione Agricoltura) e Federico Gianassi (commissione Giustizia), in una lettera aperta inviata al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
“Oggi in Aula ho replicato alla risposta del viceministro Sisto sul disegno di legge 978, dichiarandomi insoddisfatto. Il provvedimento, come denunciano la Consulta Nazionale Antiusura, il Centro Studi SoloAffitti, le associazioni dei debitori e perfino la Federazione Europea della Giustizia, rischia di accelerare sfratti ed esecuzioni, non di semplificare la giustizia. Togliere il controllo del giudice sull’ingiunzione di pagamento significa colpire soprattutto chi è più fragile. Già oggi il 20% delle esecuzioni delle prime case nasce da debiti condominiali, aggravati dall’aumento delle bollette e degli affitti: il Ddl 978 renderebbe questi processi ancora più rapidi e incontrollati. Con il pretesto della semplificazione, il governo arriva a cancellare garanzie fondamentali di difesa e giustizia sociale. Non a caso in Senato sono già stati presentati emendamenti (da una senatrice della stessa maggioranza) per correggere un impianto che rischia di trasformare la giustizia civile in un terreno di caccia per chi ha maggiore potere economico. Continueremo a opporci con forza a questo disegno di legge, chiedendo soluzioni che tutelino davvero cittadini e famiglie in difficoltà, che sono sempre di più, come i dati ogni giorno ci confermano”.
Così il deputato dem, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e capogruppo in commissione Ecoreati.
“Siamo però di fronte ad un fatto inoppugnabile. È stata sfiduciata la Presidente del Consiglio ed è stata sfiduciata la ministra Roccella ed è stato sfiduciato il ministro Nordio, proprio da Fratelli d'Italia e dalla Lega, perché non si capisce, se l'accordo è ancora in piedi, perché sia stata fatta questa scelta al Senato. Quindi se quell'accordo c’è ancora e se sono in buona fede coloro che quell'accordo lo hanno portato avanti, evidentemente c'è qualcuno che li ha sfiduciati e questo qualcuno siede da quella parte dell'emiciclo. Questa è un’evidente sfiducia nei confronti della Presidente del Consiglio. Penso che i colleghi ne debbano trarre le conseguenze”. Lo ha detto in Aula alla Camera, la deputata Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico, dopo che la maggioranza, al Senato, ha bloccato la proposta di legge sul consenso libero e attuale nei casi di violenza sessuale, rinviando l’esame sine die.
“Riteniamo che questo comportamento – ha aggiunto l’esponente dem - sia inaccettabile. Non tiene conto di un accordo politico fatto nell’interesse delle donne, nell’interesse di chi soffre e che da questi due provvedimenti aveva e ha la possibilità di avere una risposta e un quadro normativo chiaro. Mi appello alla Presidenza della Camera affinché si sottolinei quanto sia inopportuno ciò che sta accadendo al Senato”.
“Quando un provvedimento passa all’unanimità – conclude Serracchiani - con un accordo politico chiaro, con la volontà delle leader di approvarlo, e lo approviamo tutti insieme, è inaccettabile che al Senato si fermi questa volontà. Ci auguriamo che nel più breve tempo possibile si possa approvare anche il provvedimento sul consenso libero e attuale, perché serve alle donne contro la violenza”.
"Il tribunale assolve un uomo che nel suo ufficio, chiusa la porta, tocca e bacia una donna senza il suo consenso e anche se lei chiede di smettere lui continua; lo assolve perché non c'erano state né violenza, né minaccia, così come invece prescrive l’articolo 609 bis- del codice penale in materia di violenza sessuale.
Noi oggi cambiamo il codice penale e diciamo con chiarezza che è stupro se non c’è consenso, colmando un vuoto della normativa nazionale.
Arriviamo là dove alcuni anni fa era arrivata la Convenzione di Istanbul, che all'articolo 36 aveva stabilito che lo stupro è un atto sessuale senza consenso. Arriviamo la’ dove erano arrivati Paesi europei come il Belgio, la Danimarca, la Svezia, l'Irlanda, la Germania e in queste settimane anche la Francia.
Arriviamo dove erano arrivati i giudici della nostra corte di cassazione.
È, dunque, un passo molto importante ed è stato ottenuto perché vi è chi vi ha lavorato con serietà, con impegno, con passione e con dedizione superando divisioni e appartenenze. Tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione hanno lavorato insieme per ottenere un risultato davvero importante." Lo ha detto Federico Gianassi, deputato e capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio, sulla pdl di modifica del 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale.
“Oggi assistiamo ad un cambio di paradigma. Per cui, sarà violenza sessuale non soltanto quell'atto compiuto, che viene fatto compiere o che si induce a compiere, con minaccia, violenza, costrizione, approfittando dell'inferiorità fisica o psichica e abusando del proprio potere, sarà violenza sessuale quella violenza che avviene senza un consenso libero e attuale. "Libero" e "attuale" sono due termini davvero molto importanti, che contengono in sé anche il filone giurisprudenziale, che negli anni si è formato, della Corte di cassazione, che ha voluto appunto precisare che cosa significa libertà, nell'espressione del proprio consenso, e attualità del consenso, che deve esserci durante tutto l'atto sessuale. E lavoreremo quotidianamente perché si faccia un passo in più, che non è stato possibile avere con questo provvedimento, ma che sarà - ne sono certa e lo spero - lavoro, anche questo, comune. Manca tutta la parte relativa alla prevenzione; manca un investimento serio sull'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, un aiuto alle famiglie; manca la prevenzione, perché, quando ci occupiamo del neo-reato di femminicidio o di questa riforma della violenza sessuale, non possiamo dimenticare che interveniamo comunque, sempre, nella fase cosiddetta patologica, cioè quando il fatto è già avvenuto. Noi dobbiamo prevenirlo, investendo sulla cultura e sull'educazione. Per questo auspichiamo che oggi si faccia questo intervento di natura penalistica, ma che domani si sia pronti davvero ad intervenire tutti insieme sulla prevenzione, sull'educazione e sulla formazione.
Credo davvero che si sia scritta una bella pagina. Credo che davvero si sia data una risposta preziosa e credo anche che il nostro lavoro, che è stato un lavoro quotidiano e fatto tutti insieme, abbia dato un segnale positivo ai nostri cittadini e alle nostre cittadine, abbia dato anche un segnale positivo alla nostra possibilità di fare ancora di più e meglio". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, a proposito della pdl di modifica del 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale.
Oggi in Commissione Giustizia alla Camera si è compiuto un passo avanti importante. Con l’emendamento approvato all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari alla pdl proposta del Partito Democratico si introduce il concetto fondamentale di consenso nel reato di violenza sessuale. Grazie a chi ha lavorato per questo risultato, frutto di un confronto costruttivo che rafforza la tutela delle troppe donne ancora vittime di violenza nel nostro Paese.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Sul Decreto Sicurezza attendiamo di avere il testo approvato dal Cdm per fare le opportune valutazioni sul merito ma i proclami della destra in un paese come l’Italia dove si sono registrati nei primi nove mesi del 2025, 791 morti sul lavoro (con un aumento del 7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024 e con cifre molto superiori rispetto alla media europea) ci lasciano però perlomeno perplessi. Da quanto emerge dai media sarebbero state finalmente recepite alcune indicazioni del Pd delle associazioni sindacati come l’introduzione del badge digitale nei cantieri e l’aumento di personale preposto ai controlli. Rimarrebbero però escluse norme fondamentali per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro come lo stop ai subappalti selvaggi, la verifica della competenza della manodopera impiegata e l’istituzione di una Procura nazionale per i reati sul lavoro, capace di assicurare giustizia rapida e uniforme. Quello che appare certo è che le risorse, annunciate da mesi da Giorgia Meloni, slitteranno almeno al 2026. L’obiettivo del Partito Democratico sarà adesso quello di migliorare questo decreto in Parlamento”. Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato dem in commissione Lavoro e segretario Pd della Toscana.
“Con la scusa della semplificazione e dei ritardi causati dalla carenza di assunzioni e dalla precarietà del lavoro dei giudici di pace, delegati a trattare le cause di importo minore, questo governo cancella tutte le garanzie di giustizia e di difesa dei cittadini impoveriti. Il Ddl 978, in discussione al Senato, è inaccettabile. Un provvedimento vergognoso che consentirebbe di fatto all’avvocato del creditore di emettere un’ingiunzione di pagamento senza il minimo controllo e supervisione del giudice. È una pericolosa scorciatoia che rischia di trasformare la giustizia civile in un terreno di caccia per chi ha più potere economico e legale”.
Così il capogruppo Pd in commissione Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Già oggi - aggiunge - nonostante il controllo giudiziario, abbiamo visto abusi clamorosi, dove sono stati chiesti fallimenti su debiti inesistenti. Senza il vaglio del magistrato, questi episodi potrebbero moltiplicarsi, colpendo soprattutto famiglie, piccoli proprietari e persone fragili. Ci stiamo avvicinando al dato pericolosissimo per cui Il 20% delle esecuzioni immobiliari riguarda prime case pignorate per debiti condominiali, È un fenomeno in fortissima crescita per l'aumento dei costi energetici e la difficoltà delle famiglie più fragili nel far fronte a questi aumenti. Togliere il filtro del giudice significa spianare la strada a un sistema ormai consolidato di predatori a caccia di prede. Nessuna efficienza può giustificare la perdita delle garanzie di difesa. Invece di colpire ancora una volta le fasce più deboli della popolazione italiana - conclude - il governo sostenga e stabilizzi l'istituto dei giudici di pace”.
“Quella del collega Mauro Berruto per l’utilizzo degli impianti sportivi scolastici da parte delle associazioni e delle società sportive non è solo una proposta di buon senso: è una scelta politica chiara che mette al centro i bambini e le bambine in un’ottica di opportunità e giustizia sociale”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, durante il discorso alla Camera in sostegno della Pdl che vorrebbe aprire le palestre scolastiche anche in orario extrascolastico.
“Servono strutture disponibili per tutte e tutti - ha proseguito la deputata dem - In un momento storico in cui purtroppo le famiglie sono spesso in difficoltà economica questo è un modo per pensare realmente alle loro esigenze, promuovendo il lo sport come opportunità educativa, sociale, per la salute”.
“Questa proposta di legge offre una risposta concreta ai bisogni di chi fa fatica per i costi troppo elevati. Noi pensiamo che lo sport sia un diritto, non un lusso, e debba essere accessibile a tutte e tutti, anche nei piccoli comuni, nelle periferie, nei quartieri meno serviti. Il provvedimento discusso oggi incoraggia la corresponsabilità tra pubblico e privato sociale, mantenendo la centralità della scuola e la tutela della sua funzione educativa ed è, in fondo, un atto di fiducia: nei dirigenti scolastici, negli amministratori locali, nei volontari e nei dirigenti delle associazioni sportive, nelle famiglie e nei cittadini che riconoscono nello sport un valore educativo e civile” ha concluso Gribaudo.