“47 anni fa Guido Rossa, operaio, sindacalista e comunista, veniva ucciso a Genova dalle Brigate Rosse per aver scelto di non voltarsi dall’altra parte, per aver difeso la democrazia, i diritti dei lavoratori e la legalità. Il suo rigore morale, il coraggio e il profondo senso di giustizia restano indelebili nella nostra memoria collettiva. Guido Rossa ha dimostrato che la lotta per i diritti e il bene comune non può mai essere separata dal rifiuto della violenza e del terrorismo”. Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari liguri del PD Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino e Lorenzo Basso presenti nella sede di Acciaierie d’Italia di Genova per la commemorazione dell’uccisione di Guido Rossa.
“La sua storia non sia solo memoria, ma sostanza e azione del presente. Guido Rossa difendeva il lavoro e la dignità del lavoro, proprio da questo stabilimento ex-Ilva che ora attende di capire quali investimenti e quale ruolo pubblico il Governo intende mettere in campo per sostenere la siderurgia italiana e l’occupazione di migliaia di lavoratori. Oggi è un giorno di ricordo, ma anche di responsabilità e impegno”, concludono i parlamentari dem.
Ora si passi dalle parole ai fatti: subito i fondi per la banchina Metinvest e compensazioni per il rigassificatore.
“Il governo Meloni ha riconosciuto finalmente il nesso strategico tra la continuità produttiva della siderurgia nazionale e il pieno rilancio del polo di Piombino, a partire dal potenziamento infrastrutturale del porto e dalla realizzazione della nuova banchina funzionale all’acciaieria. È un passaggio incoraggiante, che ribadisce anche la necessità di finanziare opere di reindustrializzazione come compensazioni per l’impatto del rigassificatore su un’area già segnata da una crisi industriale complessa. Era stato proprio questo il primo atto presentato alla Camera e al Senato da tutti i parlamentari toscani del Partito Democratico. Tuttavia il governo non può più limitarsi agli annunci: Piombino ha bisogno di atti concreti, risorse certe e tempi definiti, non di enunciazioni di principio”. Lo dichiarano i deputati Pd Emiliano Fossi, Marco Simiani, Simona Bonafè, Laura Boldrini e Federico Gianassi in merito al loro ordine del giorno approvato durante l'esame del Decreto ex-Ilva.
“E’ adesso necessario - concludono i deputati Pd - vigilare con la massima attenzione sull’attuazione degli impegni assunti. Un ordine del giorno sostanzialmente analogo era già stato infatti approvato mesi fa, senza che a quelle parole siano seguiti stanziamenti, cantieri o decisioni operative. Il tempo delle promesse è finito: il governo deve dimostrare con i fatti di voler davvero sostenere Piombino, onorando l’accordo di programma, superando le criticità autorizzative e garantendo le risorse necessarie. Il territorio, i lavoratori e le imprese non possono più permettersi rinvii o vuoti impegni”.
“Discutiamo dell’ennesimo decreto-legge sull’ex Ilva, il quarto del solo 2025, che ancora una volta non può essere separato da ciò che accade fuori da quest’Aula”. Così Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, annunciando il no del Partito Democratico al decreto sulla continuità operativa degli stabilimenti.
L’esponente dem ha ricordato la morte del lavoratore Claudio Salamida, di 47 anni, avvenuta pochi giorni fa nello stabilimento di Taranto. “Una tragedia che impone rispetto, responsabilità e verità. Alla famiglia va il nostro cordoglio, ai lavoratori e alle lavoratrici il nostro sostegno, così come alle organizzazioni sindacali che hanno scioperato”.
“La sicurezza sul lavoro – ha proseguito il deputato Pd - non è una variabile negoziabile, soprattutto in uno stabilimento che da anni vive in condizioni di precarietà produttiva, manutentiva e gestionale. I nostri emendamenti presentati per rafforzare la sicurezza degli impianti, la manutenzione e un vero piano di emergenza, sono stati tutti respinti dal governo e dalla maggioranza. In tre anni di gestione Meloni non è stata costruita alcuna strategia industriale credibile. La produzione è ai minimi storici, l’azienda perde milioni di euro al giorno, migliaia di lavoratori sono sospesi tra lavoro e cassa integrazione e l’indotto è allo stremo”.
“Questo decreto – ha concluso Pandolfo - non apre una prospettiva e non disegna un futuro: stanzia risorse pubbliche e proroga misure temporanee senza un piano industriale, senza una strategia di decarbonizzazione, senza garanzie occupazionali e senza risposte sul futuro ambientale e sanitario dei territori. Si rinvia ancora, si prende tempo. Ma il tempo per l’ex Ilva è finito da anni”. Per queste ragioni il voto del Partito Democratico è contrario, dalla parte dei lavoratori, delle comunità locali e di un futuro industriale che non può essere affidato all’improvvisazione”.
“Sosteniamo lo sciopero immediato convocato da Fim, Fiom e Uilm a seguito dell’incidente mortale che ha colpito un operaio all’ex Ilva di Taranto. Emergeranno nelle prossime ore le dinamiche di questa tragedia, ma in un momento così difficile della vita dello stabilimento è inconcepibile che la sicurezza di chi lavora non sia garantita”.
Così la deputata dem e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, e tutti i componenti del Pd della commissione Lavoro della Camera
“Questa mattina un operaio è morto all’Ex Ilva di Taranto: il 2026 è appena iniziato e le morti sul lavoro non si arrestano, dopo un 2025 che è stato una strage”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.
“L’anno scorso si contano almeno 1450 morti sui luoghi di lavoro secondo l’Osservatorio di Bologna e il 2026 parte senza cambiare direzione - prosegue la deputata dem - Aspetto che per questo ennesimo decesso si svolgano le dovute indagini ed esprimo le mie condoglianze ai famigliari della vittima, appoggiando lo sciopero indetto dai sindacati, ma non basta”.
“Invito quindi il Governo ad accelerare i tempi per mettere in pratica, con i decreti, le poche e insufficienti novità del Decreto Sicurezza sul Lavoro e a discutere insieme, in Parlamento e nelle sedi opportune, per un vero cambio di passo su un tema che, come giustamente detto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, necessita di un superamento delle divisioni politiche e di un lavoro bipartisan. Solo così potremo invertire la tendenza e rendere il 2026 un anno più sicuro” conclude Gribaudo.
“Questo pomeriggio, insieme al sindaco della città Rocchino Muliere, ho portato la solidarietà del Partito Democratico al presidio dei lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Novi Ligure.
Ho ribadito non solo la vicinanza del Pd alla lotta per la difesa dei posti di lavoro e dello dello stabilimento novese, ma anche il pieno sostegno alla richiesta dei sindacati di una pronta convocazione di un tavolo di crisi a Palazzo Chigi.
Nonostante le rassicurazioni del ministro Urso, infatti, restano ancora troppe incognite sul futuro del gruppo in assenza di un acquirente privato e di un piano strategico nazionale sull’acciaio
Gli impegni assunti per una stabilità produttiva fino a febbraio sono un fatto positivo, che lascia però inalterata l’incertezza per i mesi a seguire.
Servono idee chiare e investimenti e se necessario un intervento diretto dello Stato anche nella forma dell’azionista di maggioranza perché l’Italia non può permettersi di rinunciare al patrimonio rappresentato dalla produzione siderurgica del gruppo ex Ilva”.
Lo scrive in una nota il deputato del Pd Federico Fornaro, dell’Ufficio di Presidenza del gruppo alla Camera.
“Poche settimane fa il ministro Urso è venuto a Genova per annunciare un accordo che lui stesso ha definito 'storico' sul rilancio dell'ex Ilva ma l'annuncio si è dimostrato un bluff. Oggi i lavoratori di Genova sono in presidio permanente in strada, preoccupati per il loro futuro e la protesta è estesa anche ai dipendenti degli stabilimenti di Novi Ligure, Racconigi oltreché a Taranto. In Aula il ministro Urso continua a rispondere con parole vaghe e non dà certezza sulla ripresa della piena operatività degli stabilimenti ex Ilva e su come il governo voglia intervenire per garantire produzione e occupazione”. Così la deputata ligure e vicepresidente del Gruppo Pd, Valentina Ghio intervenendo durante il Question time con il ministro Urso.
“Lo stabilimento di Genova Cornigliano è da sempre un presidio strategico per la Liguria ma oggi gli impianti di zincatura sono sottoutilizzati, così come è assente un nuovo piano industriale. Gli scenari sono sempre più preoccupanti: si parla di 'ciclo corto' e tagli alla produzione. Rimane anche oscuro il passaggio in cui il Ministro durante l’intervento al Question time alla Camera dichiara che ci saranno nuove iniziative di reindustrializzazione nelle aree non più in uso e che ha programmato incontri sul territorio sul tema. Chiediamo che il Ministro precisi il significato delle sue parole. Cosa ha voluto dire? Che ci saranno aree sottratte a Ilva? Questo governo si decida a fare chiarezza e soprattutto a rilanciare la produzione siderurgica in Italia in modo serio e trasparente e dia risposte ai lavoratori e al territorio.
Perché’ anche oggi dal Governo Meloni non e’ arrivata alcuna risposta concreta”, conclude Ghio.
La risposta del ministro Urso è come sempre insufficiente e senza dati concreti a supporto. Sul futuro dell'ex Ilva in Liguria il tempo è scaduto e il ministro non è in grado di garantire nulla sull'attività produttiva. La promessa che l'attività dello stabilimento di Genova sulla zincatura è sospesa fino a febbraio è inutile e ingiustificata se non esiste un piano industriale vero. Oggi Urso certifica che non c'è futuro per gli stabilimenti di Cornigliano, Novi Ligure e di Racconigi. La manutenzione straordinaria è il rifugio dentro il quale il ministro si nasconde”. Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo in replica al ministro Urso durante il Question time alla Camera.
“A Genova – sottolinea il parlamentare dem - i lavoratori ex Ilva sono in presidio permanente e sanno bene che senza i coils provenienti da Taranto, senza nuovi investimenti e senza un cronoprogramma reale, la produzione si ferma. Le promesse fatte da Urso pochi giorni fa proprio a Genova non sono state mantenute: l'esito del bando di concorso è stato un fallimento con 8 offerte 'spezzatino' e 2 prive di carattere industriale”. “Oggi tutta Genova e non solo i lavoratori ex Ilva, è schiacciata dall'incertezza sul suo futuro industriale e l'inerzia del governo è la principale causa del problema”, conclude Pandolfo.
“Dal Governo arrivano solo chiacchiere, anche a fronte della mia interrogazione, il cui unico effetto positivo è che abbia costretto i ministeri a sentire la Regione Piemonte per risolvere la condizione dell’Ex Ilva”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che questo pomeriggio ha interrogato in Commissione Lavoro il ministro Urso sulla situazione dello stabilimento Ex Ilva di Racconigi.
“Mi auguro che da oggi ci sia un’attenzione e un’intenzione più utili di quelle utilizzate finora dal Governo, perché nello stabilimento di Racconigi il 92% su 85 lavoratori e lavoratrici è in cassa integrazione senza prospettive - ha proseguito la deputata dem - Il piano di sospensione dovrebbe coincidere con i piani di formazione retribuita per fornire a queste persone aggiornamenti. Bene, su 85 solamente tre sono stati destinati al piano di formazione e questo solleva non pochi dubbi”.
“Dobbiamo mantenere alta l’attenzione,
per preservare quel sito e soprattutto quelle persone che finora non sono state contemplate in un vero rilancio occupazionale. È lì che dobbiamo fare la differenza” ha concluso Gribaudo.
"Vicini ai lavoratori, condividiamo le ragioni della loro protesta. Siamo di fronte alla totale mancanza di azioni efficaci da parte del Ministro Urso e governo, che non fa altro che rimandare il problema spostandolo in avanti senza proporre alcuna vera soluzione. Basta procrastinare, la situazione è davvero preoccupante. Il governo si assuma la responsabilità di salvare ex Ilva e di non lasciare centinaia di famiglie e migliaia di lavoratori in questo limbo. Ad oggi le soluzioni proposte sono provvisorie e non garantiscono continuità alla produzione e danneggiano in particolare Genova. Il governo, con la presidente del consiglio Meloni in prima persona, si assuma le proprie responsabilità. Servono risposte concrete su Ilva e sullo stabilimento di Genova. Il governo dica quante risorse intende mettere e il ruolo che lo Stato intende assumersi in questa partita iniziando da una nazionalizzazione, che si rende sempre piu necessaria.
Basta scappare dalle proprie responsabilità non si può attendere oltre per avere risposte chiare", così i deputati PD Valentina Ghio e Alberto Pandolfo insieme al capogruppo del PD in Regione Liguria Armando Sanna, oggi insieme al presidio dei lavoratori di ex Ilva.
“Ormai è conclamato: la strategia del Governo e, in particolare, del Ministro Urso sull’ex Ilva è fallita in modo drammatico. Lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa è a un passo dalla chiusura, in una condizione di collasso industriale, sociale e ambientale che rischia di lasciare per strada migliaia di lavoratori e di trasformare Taranto in una nuova Bagnoli. Nonostante gli sforzi e la disponibilità dimostrata dalle istituzioni territoriali, dai sindacati e dalle comunità coinvolte, il Ministro Urso ha sbagliato ogni possibile mossa, con un pressappochismo disarmante. Ha inseguito per mesi una linea priva di visione e di strumenti adeguati, portando il sito in una situazione peggiore di quella che aveva trovato. L’Italia non può permettersi di perdere un asset strategico come la siderurgia nazionale, né di abbandonare un intero territorio alla desertificazione industriale. A questo punto è indispensabile che Palazzo Chigi si riappropri immediatamente del dossier, sottraendolo a una gestione dimostratasi disastrosa e conferendo finalmente alla Presidente Meloni la responsabilità di salvare l’acciaieria. Serve agire ora per salvare Taranto. In un Paese normale, un ministro che per tale manifesta incapacità porta un asset strategico ad un passo dalla chiusura si dimetterebbe.”
Così Claudio Stefanazzi, Deputato pugliese del Partito Democratico.
“Il Consiglio di Stato ha dato una boccata di ossigeno a un sistema in apnea: con la ‘riapertura’ si evita la paralisi produttiva, ma per l’Ex Ilva occorre un intervento che guardi al lungo periodo. Per questo ho depositato oggi un’interrogazione parlamentare alla ministra Calderone e al ministro Urso per sapere quali sono le iniziative urgenti che il Governo intende mettere in campo nello stabilimento di Racconigi”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che oggi ha presentato un’interrogazione parlamentare sullo stabilimento dell’Ex Ilva di Racconigi.“Quale sostegno economico immediato ai lavoratori e alle lavoratrici in cassa integrazione e alle loro famiglie? - prosegue la deputata piemontese - Ci sarà la convocazione del tavolo di crisi? Attendiamo risposte concrete per favorire un percorso di reindustrializzazione del sito, agevolando l'ingresso di nuovi investitori qualificati e tutelando le professionalità presenti”.
“Parliamo di oltre ottanta persone esposte a una condizione di grave precarietà economica. Nei mesi scorsi è stato avviato un tavolo di crisi dedicato alla vertenza: non si è arrivati a nessuna soluzione concreta e non è stato definito un piano industriale credibile, nonostante lo stabilimento abbia dimostrato negli anni elevati standard qualitativi e eccellenze professionali.
Il Governo intende elaborare una strategia complessiva per il comparto siderurgico nazionale che includa adeguatamente gli stabilimenti piemontesi nelle politiche industriali di settore? Attendiamo risposte” conclude Gribaudo.
“Il fallimento della gara per l’ex Ilva è la prova definitiva della sciatteria con cui il governo Meloni ha affrontato l'intera vicenda. Un mix di malafede e incapacità che, dopo mesi di annunci e promesse, ha partorito una gara dalla quale non emerge nessun acquirente credibile e nessuna prospettiva industriale. È solo l’ennesimo passo verso il declino di un sito produttivo strategico per l’Italia". Così in una nota Claudio Stefanazzi, deputato pugliese del Partito Democratico.
"Taranto - sottolinea il parlamentare dem - non può continuare a pagare l’improvvisazione di questo governo. Servono scelte chiare e coraggiose: una regia pubblica che coinvolga Cdp, Invitalia e i principali attori industriali del Paese, per garantire la continuità produttiva, la tutela dei lavoratori, la salvaguardia di salute e ambiente e l’avvio concreto della decarbonizzazione". "Il governo smetta di nascondersi dietro i rinvii e assuma finalmente la responsabilità politica di guidare questa transizione. Taranto non è una vertenza locale: è una sfida nazionale che riguarda il futuro dell’acciaio italiano”, conclude Stefanazzi.
“Ilva va nazionalizzata. È una scelta forte e indispensabile se si vuole salvare la produzione di acciaio italiano, la nostra industria e trasformare il processo produttivo degli impianti in una chiave di sostenibilità”. Lo scrive in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“È una scelta attuabile - continua l’ex sottosegretario all’Ambiente - solo attraverso lo Stato. L’Europa a certe condizioni non lo vieta. All’inizio dell’estate lo proposi tra tante prudenze e distinguo. Ma è in queste cose che la politica deve riscoprire il suo primato. Per Ilva di Taranto non ci sono alternative”.
“Condivido le paure dei sindacati e la necessità di chiarezza da parte del Governo: nella proposta di Bedrock ci sono briciole quando occorrerebbe un piano industriale serio”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla situazione dell’Ex Ilva.
“A rischio ci sono 7500 posti di lavoro e il silenzio del Governo è assordante - prosegue la deputata cuneese - Non è poi serio che le forze sociali abbiano appreso i contenuti delle offerte presentate per l'acquisto dell’Ex Ilva a mezzo stampa”.
“Appoggio quindi lo sciopero del 16 ottobre, con una particolare attenzione per la sede di Novi Ligure: dopo mesi e mesi di trattative e parole al vento, è ora di passare ai fatti, senza palliativi ma con soluzioni reali e nel rispetto di tutti i lavoratori e le lavoratrici” conclude Gribaudo.