14/04/2026 - 10:00

“Le segnalazioni su possibili sospensioni  nelle autorizzazioni e nei pagamenti delle pratiche sisma, che chiamerebbero in causa anche Cassa depositi e prestiti, destano forte preoccupazione, perché investono un passaggio decisivo per la continuità della ricostruzione”, dichiara il deputato del Partito Democratico Augusto Curti, che annuncia per le prossime ore un’iniziativa parlamentare.
“Qualora tali circostanze trovassero conferma, ci troveremmo di fronte a una situazione grave e pericolosa che non ha precedenti, il rallentamento dei flussi finanziari inciderebbe sull’avanzamento dei cantieri, sull’equilibrio economico di imprese e professionisti e sulla tenuta sociale di comunità che attendono risposte certe”, prosegue Curti.
“È quindi indispensabile che Meloni e il suo Governo chiariscano senza indugio se Cassa depositi e prestiti abbia disposto o richiesto sospensioni per ragioni normative, regolamentari o finanziarie, e quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire continuità alle erogazioni. Nei territori del cratere non sono ammissibili incertezze su un meccanismo essenziale per il regolare avanzamento della ricostruzione”, conclude.

10/04/2026 - 19:08

“Dal governo continuano i silenzi sulla carenza carburante. Martedì scorso abbiamo pure chiesto informativa urgente, ma nulla. Passano i giorni e la situazione peggiora: il Governo chiarisca immediatamente come intende affrontare le criticità legate alla disponibilità dei carburanti negli aeroporti italiani, in un contesto segnato dallo shock energetico e dalle tensioni in Medio Oriente”. Lo afferma Anthony Barbagallo, capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera.
“È indispensabile – prosegue – garantire certezze agli operatori di una filiera strategica, con particolare attenzione al trasporto aereo e alla piena operatività degli aeroporti italiani, che rappresentano un’infrastruttura essenziale per la mobilità del Paese”.
Barbagallo sottolinea come “le recenti tensioni sul fronte dell’approvvigionamento abbiano già evidenziato segnali di criticità nella disponibilità di carburante avio in alcuni scali, con conseguenti misure di gestione e attenzione operativa da parte della filiera, in un quadro che resta in evoluzione”.
“L’avvicinarsi del periodo estivo, con l’aumento della domanda legata alla mobilità e ai flussi di passeggeri, rende ancora più urgente un’azione coordinata e preventiva per evitare criticità nel sistema aeroportuale e nella gestione dei rifornimenti”.
“Serve una attenzione permanente da Palazzo Chigi – conclude – con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, per assicurare un monitoraggio costante, una regia unitaria e un confronto stabile.”.
Anthony Barbagallo, Capogruppo PD – Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.

 

03/04/2026 - 12:59

"Al netto dei proclami ‘siamo il paese più bello del mondo’, (che è vero peraltro) e dei distintivi che questo governo ha provato a mettersi, in questi tre anni, sul turismo, abbiamo assistito alla totale assenza di una politica industriale strutturata, ordinata, seria. Facciamo gli auguri di buon lavoro al ministro Gianmarco Mazzi, che certamente ha competenze musicali. Se serviranno a cosa, lo vedremo. Tuttavia, come abbiamo già visto in questa legislatura, per un tassello così importante per l'economia del Paese, non si intravede una scelta di merito, di conoscenza profonda del settore. Questa è una nomina dettata da logiche che nulla hanno a che fare con la valorizzazione di un settore strategico. Dopo anni di battute e schiamazzi sul turismo che hanno imbarazzato la Meloni al punto di congedare il ministro uscente, una scelta con competenze consolidate sarebbe stata auspicabile”. Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Andrea Gnassi, componente della commissione Attività Produttive ed ex Sindaco di Rimini.

“Il turismo - prosegue l’esponente dem - ha bisogno di investimenti. Serviva un piano nazionale degli aeroporti, il collegamento tra aerei e treni, un'azione sull'overtourism. Il 75% dei turisti si concentra su poche città d'arte come Firenze e Roma. Se le colleghi con mezzi elettrici e treni ai borghi della Toscana e del Lazio, decongestioni le città e distribuisci i flussi. Questo ha bisogno di una politica. Il turismo balneare, che vale il 30% del turismo complessivo, è stato completamente lasciato allo sbando, con le gare per le concessioni alla Bolkestein ignorate e non disciplinate".

"Il turismo - conclude Gnassi - cresce nel mondo, cresce in Europa, cresce anche in Italia negli arrivi. Ma gli arrivi internazionali in Spagna producono 159 miliardi di spesa, in Francia siamo nell'ordine di 78-80 miliardi, in Italia 70 miliardi. E la Germania ne fa ormai 67! Dobbiamo fare un salto e non avere un governo che fa sfilate e si mette distintivi sulle fatiche e i risultati di chi realmente lavora nel turismo. Abbiamo bisogno di far diventare seriamente il turismo un'industria strategica del Paese, che contribuisce all'11-12% del Pil e le proiezioni dicono può arrivare al 15-18. I contratti di sviluppo per riqualificare il sistema delle ospitalità e le aree in difficoltà vanno finanziati e non solo dedicati ad altre industrie. Il turismo ha bisogno di serietà, competenza e una politica industriale seria".

 

25/03/2026 - 11:32

“L’audizione odierna del direttore di AGEA non ha fatto altro che confermare le preoccupazioni che abbiamo sollevato in queste settimane. Dalle parole ascoltate emerge con chiarezza un cambio di impostazione: AGEA non è più soltanto l’ente che eroga gli aiuti, ma una struttura che concentra dati, rafforza i controlli e amplia progressivamente il proprio raggio d’azione.
Si è parlato di integrazione delle banche dati, di sistemi di monitoraggio avanzati, di un’infrastruttura sempre più capace di incrociare informazioni con altri soggetti pubblici e privati. Tutti elementi che, presi singolarmente, possono migliorare l’efficienza. Ma messi insieme delineano qualcosa di diverso. Stiamo assistendo alla costruzione di una struttura che non si limita più a gestire le politiche agricole, ma che tende a orientarle e condizionarle attraverso il controllo dei dati, delle procedure e dei flussi finanziari”. Lo scrivono in una nota le deputate e i deputati Pd della commissione Agricoltura.

“Il rischio – si legge nella nota - è evidente: la nascita di una sorta di ‘ministero parallelo’, che accumula potere amministrativo senza un corrispondente rafforzamento del controllo democratico e parlamentare. E mentre si investe nella macchina, tra digitalizzazione, intelligenza artificiale e rafforzamento dei controlli, le imprese agricole continuano a fare i conti con l’aumento dei costi energetici, dei fertilizzanti e con margini sempre più ridotti. Su questo punto, dall’audizione non è arrivata alcuna risposta concreta: non una parola su risorse aggiuntive per il reddito degli agricoltori. Restano inoltre aperte criticità rilevanti sul piano della trasparenza e della gestione del personale. Il percorso che ha portato all’inglobamento di SIN, le modifiche ai regolamenti interni e le modalità di selezione e assunzione continuano a sollevare dubbi che non possono essere ignorati”.

“Il punto, quindi – conclude la nota - non è essere contrari all’innovazione. Il punto è la direzione che si sta prendendo. Se AGEA si rafforza, deve farlo per semplificare la vita agli agricoltori, non per moltiplicare i livelli di controllo. Se si investono risorse pubbliche, queste devono tradursi in pagamenti più rapidi, meno burocrazia e maggiore certezza per le imprese. Per questo chiediamo con forza: maggiore trasparenza nelle scelte organizzative e nelle procedure di selezione; un rafforzamento del controllo parlamentare su AGEA; un vincolo chiaro: ogni investimento sull’Agenzia deve produrre benefici diretti e misurabili per le imprese agricole.
Altrimenti il rischio è chiaro: costruire una struttura sempre più potente, ma sempre più distante dai bisogni reali del settore. E a quel punto la domanda diventa inevitabile: a chi sta davvero servendo questo rafforzamento?”

 

24/03/2026 - 16:39

Alla Camera confronto tecnico su OdV, compliance e governance d’impresa

“Oggi più che mai le imprese hanno bisogno di regole chiare, controlli efficaci e strumenti moderni di prevenzione. Rafforzare gli assetti organizzativi e i flussi comunicativi tra le funzioni di controllo aziendale non è più un’opzione, ma una necessità per garantire legalità, trasparenza e competitività al nostro sistema produttivo”.

Lo ha dichiarato il deputato dem, Nicola Carè, patrocinatore dell’iniziativa, intervenendo all’incontro tecnico dal titolo “Adeguati assetti 231 e presidi di effettività: l’Organismo di Vigilanza nell’ecosistema dei controlli aziendali”, svoltosi presso la Sala Stampa della Camera e trasmesso in diretta streaming sul canale tv di Montecitorio.

L’iniziativa, coordinata da Alessandro Parrotta, componente della Commissione ministeriale di riforma al d.lgs. 231/01, ha riunito professionisti, imprese e rappresentanti istituzionali per un confronto sul ruolo dell’Organismo di Vigilanza all’interno del sistema dei controlli societari.

In apertura dei lavori, Carè ha sottolineato la crescente centralità degli assetti di compliance nella governance d’impresa, evidenziando anche la necessità di una riflessione legislativa volta a rafforzare modalità e tempistiche dei flussi informativi tra le diverse funzioni di controllo. “Il legislatore – ha aggiunto – deve accompagnare questa evoluzione, mettendo le aziende nelle condizioni di prevenire i rischi, tutelare il patrimonio e consolidare una cultura della responsabilità che sia fattore di sviluppo e non mero adempimento formale”.

Nel corso del dibattito è emersa l’esigenza di un maggiore coordinamento tra i diversi presidi di controllo societario. Valeria Raimondo, penalista e componente della Commissione di riforma al d.lgs. 231/01, ha richiamato l’importanza dell’integrazione tra OdV e collegio sindacale; Marcella Vulcano, professionista incaricata dall’Autorità giudiziaria della funzione di Commissario giudiziale nelle maxi-inchieste, ha evidenziato il ruolo dell’OdV nelle situazioni di crisi e nelle procedure concorsuali; Annalisa De Vivo del CNDCEC ha posto l’attenzione sul tema dei flussi informativi e sul rapporto tra imprenditore in crisi e assetti organizzativi. Dal confronto è emersa la necessità di collocare al centro l’Organismo di Vigilanza, indicato come perno del sistema integrato dei controlli aziendali e presidio essenziale di prevenzione e legalità.

 

04/03/2026 - 16:43

“Il ministro Salvini, anziché proseguire con la folle idea del Ponte sullo Stretto e sperperare soldi pubblici in un progetto che verosimilmente non si realizzerà nel breve periodo, potrebbe pensare alle infrastrutture esistenti e che non funzionano. La nostra ‘porta per l’Italia’, l’autostrada Savona-Ventimiglia, dopo il rinnovo della barriera e lavori durati anni costati 50 milioni, è inefficace, dannosa e non sicura”.

Così la vicepresidente del Partito Democratico Chiara Gribaudo e la deputata dem Valentina Ghio, che hanno presentato un’interrogazione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulle condizioni della tratta autostradale A10 Savona–Ventimiglia.

“Quali misure specifiche a breve termine il Ministero intende adottare per migliorare la gestione dei flussi di traffico e la sicurezza stradale in corrispondenza della barriera autostradale di Ventimiglia? - proseguono le deputate dem - Basta tentare di attraversare la tratta per riscontrare problemi, code, allungamenti dei tempi”.

“A nulla sono serviti i lavori di rifacimento, rinnovamento, efficientamento della barriera, che ha stravolto la vecchia viabilità: il sistema è andato in tilt e non funziona assolutamente. Chiediamo quindi un monitoraggio serio e, se presenti, le analisi comparative o dei report tra la configurazione precedente e quella attuale del casello” concludono Gribaudo e Ghio.

 

26/02/2026 - 18:42

"Il Governo Meloni ha fallito su tutta la linea: dalla gestione dei flussi regolari alle politiche di accoglienza. Le scelte adottate in questi mesi non hanno prodotto soluzioni, ma solo propaganda e decisioni che aggravano le condizioni di persone già provate, costrette a inutili e prolungate navigazioni prima di poter attraccare in un porto sicuro": è quanto dichiara una nota congiunta dei deputati Dem Emiliano Fossi e Marco Simiani sullo sbarco a Livorno dei 147 migranti giunti a bordo della nave Ocean Viking.

"Ancora una volta Livorno e la Toscana hanno risposto con serietà, umanità e capacità organizzativa. Il nostro ringraziamento va alla Protezione Civile, alle Forze dell’Ordine, alla Capitaneria, al personale sanitario, al Comune e alle associazioni di volontariato che hanno garantito un’accoglienza ordinata. I territori non si tirano indietro: davanti ai volti segnati di uomini, donne e minori, la politica deve ritrovare responsabilità e rispetto della dignità umana": concludono.
 

 

24/02/2026 - 16:10

“Il governo non può annunciare misure per il lavoro nel Mezzogiorno e poi lasciarle bloccate nei meandri amministrativi”.

 

Lo dichiarano i deputati PD, Silvio Lai e Arturo Scotto, che hanno presentato un’interrogazione in commissione Lavoro alla ministra Calderone.

“La decontribuzione prevista dalla legge n. 207 del 2024 e dalla legge n. 199 del 2025 - spiegano - rappresenta uno strumento importante per sostenere l’occupazione stabile e ridurre il divario territoriale. Per il 2026 sono stati stanziati oltre 1,5 miliardi di euro. Tuttavia, molte imprese del Sud, in particolare quelle di maggiori dimensioni, segnalano l’impossibilità di accedere concretamente al beneficio a causa del mancato sblocco dei flussi Uniemens e dell’attivazione dei codici di conguaglio da parte dell’Inps. Non si tratta di dettagli tecnici, ma di certezze per chi investe e assume. Il ritardo rischia di compromettere la programmazione aziendale, generare tensioni finanziarie e indebolire la credibilità delle politiche di decontribuzione. Il Mezzogiorno non ha bisogno di annunci, ma di strumenti pienamente operativi e tempestivi. Chiediamo al governo di assumersi le proprie responsabilità, chiarire immediatamente le ragioni del ritardo e intervenire con urgenza per garantire la piena operatività della misura, valutando anche modalità di recupero delle agevolazioni non fruite nel 2025. Se si vuole davvero sostenere il lavoro stabile nel Sud - concludono - occorre passare dalle dichiarazioni ai fatti, assicurando tempi certi e un’applicazione uniforme delle norme”.

 

10/02/2026 - 16:49

"Nel giorno in cui la cronaca ci racconta dell'ennesimo naufragio con 53 dispersi di cui 2 bambini e a una settimana dalla più grande strage di migranti del Mediterraneo con almeno 1000 morti in mare durante il ciclone Harry, avvenuta nella più totale indifferenza, il Parlamento europeo affonda il diritto d'asilo approvando la lista dei cosiddetti "paesi terzi sicuri" e dei "paesi d'origine sicuri".
Ma il diritto d'asilo è soggettivo, riguarda le singole persone: un paese può essere sicuro per alcuni e non per altri. E un’Europa che deve cercare "paesi terzi sicuri" a cui delegare la gestione delle procedure d’asilo e la sorte di chi cerca protezione dimostra tutto il suo declino.
Un colpo mortale inferto da una Ue ormai a trazione di nazionalisti e dell'ultradestra, che adotta politiche xenofobe e controproducenti che non servono né a limitare le partenze, né a regolare i flussi, né a impedire i morti in mare, né
l'arrivo di barche e barchine carice di persone in fuga da guerre, regimi dittatoriali o dalla povertà. Politiche che servono a rendere più fragili le nostre democrazie e a smantellare uno dei diritti fondamentali su cui si basava l'Ue e previsti dalla nostra Costituzione: il diritto d'asilo, appunto.
Una dimensione miope che festeggia l'Ue che si rende fortezza, che tradisce la sua identità, che minaccia "blocchi navali" e considera i richiedenti asilo e i rifugiati come nemici e minacce alla sicurezza.
Invece di prevedere corridoi umanitari e canali di ingresso legali si chiudono gli occhi davanti alla realtà e si seppelliscono i valori fondanti dell'Ue". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

11/01/2026 - 12:44

"La sicurezza dei trasporti non può più essere affrontata con norme frammentate e approcci emergenziali: serve una visione unica, moderna e fondata su dati scientifici. Per questo motivo abbiamo depositato una proposta di legge per definire in modo chiaro e trasparente i livelli di rischio accettabili per tutti i sistemi di trasporto e per le relative infrastrutture, superando l’attuale divisione per settori e allineando finalmente l’Italia agli standard europei e internazionali più avanzati in materia di sicurezza". Lo dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, Marco Simiani.

"L’aumento della complessità dei flussi di traffico, l’invecchiamento delle infrastrutture e l’ingresso massiccio di tecnologie digitali e di intelligenza artificiale impongono regole nuove e strumenti di controllo più efficaci. Questa riforma, elaborata grazie alla collaborazione con il professor Fabio Croccolo già dirigente del Mit e direttore di Ansfisa, introduce criteri uniformi di valutazione del rischio, rafforza il monitoraggio lungo l’intero ciclo di vita delle opere, razionalizza le investigazioni indipendenti e promuove una cultura della prevenzione e della responsabilità. Si tratta di una scelta necessaria per proteggere cittadini e operatori, garantire innovazione sicura e costruire un sistema di trasporti più affidabile e resiliente per il paese", conclude il dem.

 

16/12/2025 - 15:00

“Il rapporto Made in Immigritaly di Fai Cisl e Centro Studi Confronti, presentato su mia iniziativa oggi alla Camera, mette nero su bianco una verità che la politica, soprattutto al governo, continua a eludere: l’agroalimentare italiano si regge strutturalmente sul lavoro delle persone immigrate. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni. Nel settore agricolo lavorano circa 362mila persone straniere regolarmente occupate. Esse coprono il 31,7% delle giornate lavorative complessive: quasi un giorno di lavoro agricolo su tre è svolto da un lavoratore immigrato. Senza lavoro migrante intere filiere non funzionerebbero. Ma a questa verità economica non corrisponde una verità politica. È qui che entra in gioco la responsabilità del governo. Si moltiplicano gli annunci sulla ‘lotta al caporalato’, ma i risultati concreti restano drammaticamente insufficienti”.

Così Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura, intervenendo alla presentazione della ricerca “Made in Immigritaly” curata da Maurizio Ambrosini, Rando Devole e Paolo Naso, sotto la guida di Claudio Paravati, direttore del Centro Studi Confronti, dove hanno partecipato anche Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Alessio Mammi, assessore alle Politiche Agricole della Regione Emilia-Romagna, Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl Nazionale e Sauro Rossi, segretario confederale della Cisl.

“Oltre il 60% delle aziende agricole controllate - ha aggiunto Vaccari - presenta irregolarità. Si stima che circa 230mila lavoratori agricoli siano a rischio grave di sfruttamento, e nove su dieci sono persone di origine straniera. Il caporalato non è un residuo del passato. In questo contesto c'è da registrare anche il fallimento del sistema dei flussi e del click day, figlio di una impostazione ideologica e sbagliata. Occorrerebbe una scelta di responsabilità, a cominciare dalla difesa della dignità del lavoro agricolo che significa qualità del cibo, tenuta dei territori rurali, l’idea stessa di Made in Italy come eccellenza fondata sul lavoro giusto. Allora sì - ha concluso - che potremo valorizzare ulteriormente la cucina italiana quale patrimonio dell'Unesco, anche da un punto di vista etico e dei diritti”.

09/12/2025 - 13:15

«Quello che è avvenuto ieri al Consiglio dell’Unione Europea va spiegato bene, perché non coincide affatto con la narrazione trionfalistica del ministro Piantedosi.

Il Consiglio UE ha approvato due proposte: una definizione aggiornata di ‘Paese terzo sicuro’ e una lista europea di ‘Paesi di origine sicuri’. Lo ha fatto con il voto contrario di Francia, Spagna, Grecia e Portogallo, cioè quattro dei Paesi più esposti ai flussi migratori. E il testo approvato non è definitivo: si apre ora il negoziato con il Parlamento europeo.

In nessun passaggio l’Europa ha sdoganato, autorizzato o richiamato l’accordo Italia–Albania. Lo ha ricordato oggi anche Monsignor Perego, presidente della Commissione CEI per le migrazioni, definendo i centri in Albania “costosi, scandalosi e finora inutilizzati”. Le sue parole confermano che non c’è alcuna base giuridica per considerare l’intesa un modello europeo. La propaganda non può sostituire le norme.

Inoltre, la lista europea dei Paesi sicuri non conferma quella italiana: la restringe. La CEI ha parlato di un elenco “più che dimezzato” rispetto alle scelte del governo. E resta fermo un principio fondamentale: il diritto d’asilo riguarda sempre la persona e la sua situazione concreta, non la semplice provenienza da un Paese inserito in un elenco.

Il ministro parla di ‘svolta voluta dall’Italia’, ma i fatti dicono altro: l’UE non ha adottato il modello Meloni–Piantedosi, non ha avallato i centri in Albania, non ha modificato il Patto Asilo e Migrazione, e non ha cancellato la valutazione individuale delle domande.

Siamo di fronte all’ennesima operazione propagandistica del governo, che usa il tema della migrazione per rivendicare successi inesistenti invece di cercare soluzioni serie e condivise». Lo dichiara il deputato del Pd, Silvio Lai.

 

03/12/2025 - 11:36

Sottratti milioni a sanità e scuola

“I Cpr in Albania stanno sottraendo risorse alla sanità e alla scuola italiane mentre il governo continua a difendere un’operazione costosa, opaca e inutile. È un progetto costruito in deroga continua alle norme nazionali ed europee, più volte bloccato, che si regge su un’idea di ‘stato di eccezione’ diventato metodo politico”. Così il deputato Pd Matteo Orfini, commentando i dati dello studio realizzato da ActionAid e dall’Università di Bari e riportati oggi dal quotidiano Domani.

“Siamo davanti – prosegue l’esponente dem - a costi fuori controllo: 133 milioni solo per la parte italiana dell’appalto, affidamenti diretti, deroghe e procedure che l’Anac definisce tutt’altro che trasparenti. Per la costruzione dei centri risultano stanziati oltre 82 milioni, ma 10 milioni sono stati stanziati dal ‘fondo Difesa per costruzione di Cpr in Italia’; gli altri, ad eccezione di 15,8 milioni dal fondo per le esigenze indifferibili, sono stati sottratti a diversi ministeri: 3,2 milioni di euro al ministero della Salute 3,8 alla Cultura, quasi 3,6 all'Istruzione, 3,8 all'Università e ricerca. Il governo decide di investire in un’operazione che non affronta i flussi migratori e non porta alcun beneficio reale al Paese”.

“Questa vicenda – conclude Orfini - è un manuale di cattiva amministrazione: procedure in deroga, scarsa trasparenza, sprechi. Una scelta ideologica che produce solo danni e rischi contabili. Il governo rinunci a questo progetto fallimentare e riporti al centro le vere priorità: rafforzare i servizi pubblici, garantire legalità e costruire politiche serie sull’immigrazione. È tempo di smettere con la propaganda e di dire con chiarezza che i Cpr in Albania sono un errore costoso, inefficace e profondamente sbagliato”.

 

20/11/2025 - 13:23

“Questo governo parla, parla, ma poi non agisce concretamente”. Lo dichiara il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, commentando sui canali social dei deputati Pd quella che definisce “un’occasione persa” sul decreto flussi approvato alla Camera martedì scorso. “La presidente Meloni ha detto più volte che il decreto flussi crea illegalità, che servono controlli più rigorosi, che bisogna cambiare il modello. Ma quando hanno l’occasione per cambiare davvero il modello, non lo fanno”.

“La ragione – spiega l’esponente dem - è chiara: per cambiare il decreto flussi bisogna cambiare la legge. La legge si chiama Bossi-Fini. Una normativa sbagliata, ormai vecchissima, che era sbagliata anche allora, ma oggi è sicuramente superata dall’evoluzione dei tempi e da come si è trasformata l’immigrazione e il fenomeno migratorio”. E’ assolutamente necessario cambiarla, ma non per il Pd, per nell'interesse dell’Italia, perché tenere una legge così rigida impedisce un arrivo coordinato e ordinato dei lavoratori stranieri”.

“Abbiamo una legge sull’immigrazione – conclude Mauri - che spinge verso l’irregolarità. Crea un fenomeno che provoca problemi sia alle persone che vivono quella condizione, sia alle comunità ospitanti. Al contrario, tutti hanno da guadagnare aumentando il livello di regolarità, facendo pagare le tasse a chi lavora. Questa destra specula sull’immigrazione e in realtà fa leggi che producono irregolarità. Con i decreti voluti da Salvini hanno abolito prima la protezione umanitaria e poi quella speciale e hanno buttato nell’irregolarità decine e decine di migliaia di persone. Non è nell’interesse di nessuno, ma nonostante questo lo fanno. O forse lo fanno esattamente per questo”.

 

18/11/2025 - 19:35

“È inutile che la Presidente del Consiglio denunci pubblicamente che il meccanismo dei Flussi non funziona e crea illegalità se poi non fa niente per cambiarlo. Questa era l'occasione buona per iniziare a superare la Bossi-Fini, di cui i Flussi sono la logica conseguenza. E invece ancora una volta alle parole non sono seguiti i fatti”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, annunciando il voto contrario de Gruppo dem al decreto Flussi.

"Sono sempre più frequenti – ha proseguito l’esponente Pd - tra l'altro, i casi di persone arrivate in Italia legalmente per lavoro e finite senza contratto a causa di truffe o tempi amministrativi troppo lunghi. A chi è stato ingannato o si trova senza più il datore di lavoro, il governo non offre alcuna via d’uscita: li spinge direttamente nell’irregolarità. È un'assurdità che abbiamo provato a risolvere ma dall'altra parte non abbiamo trovato nessuna disponibilità al dialogo. E’ chiaro a tutti che la Lega continua ad usare il tema migratorio solo per costruire consenso sulla pelle delle persone, sostenendo una visione che riduce i lavoratori stranieri a una manodopera senza diritti. Non è politica migratoria: è la logica del nemico alle porte”.

Mauri ha inoltre stigmatizzato alcuni ordini del giorno approvati dalla maggioranza che hanno l'obiettivo di rendere più difficili i ricongiungimenti familiari: “Una decisione assurda e demagogica, perché i ricongiungimenti hanno una funzione sociale stabilizzante, favoriscono la coesione, riducono i conflitti e risponde anche ai problemi demografici del Paese. Come Italia abbiamo la necessità – ha concluso - di una politica migratoria rigorosa ma umana, che favorisca integrazione e legalità, ma il governo di fare esattamente l’opposto".

 

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